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PER AMORE E PER GELOSIA, SCAJOLA CONFESSA

Maggio 30th, 2014 Riccardo Fucile

PIAZZO’ LADY MATACENA COME TESORIERE DEL PDL E LA FECE PEDINARE PER GELOSIA

Arrivano le primi ammissioni dal carcere romano di Regina Coeli.
L’ex ministro dell’Interno Claudio Scajola avrebbe confessato ai pm – in un interrogatorio il cui contenuto è stato secretato – di essersi informato sulle procedure per il riconoscimento dell’asilo politico in Libano.
Come scrive Fiorenza Sarzanini sul Corriere l’ex ministro avrebbe poi confessato di aver aiutato Chiara Rizzo, la moglie di Matacena, a trovare lavoro: “La feci lavorare con il tesoriere del Pdl Ignazio Abrignani” avrebbe detto Scajola ai pm.
Le affermazioni sulle ricerche di asilo politico secondo gli inquirenti si riferiscono ad Amedeo Matacena anche se Scajola avrebbe evitato di farne esplicitamente il nome. L’ex ministro dell’Interno aveva già  fatto un’affermazione simile in una telefonata intercettata dalla Dia con l’imprenditore catanzarese Vincenzo Speziali, l’uomo che si accreditava come il mediatore con l’ex presidente libanese Gemayel e che ora risulta indagato nella stessa inchiesta che ha portato all’arresto di Scajola.
Nella conservazione, che è agli atti dell’inchiesta, Scajola dice: “Ho fatto già  predisporre dai suoi avvocati una richiesta motivata di asilo. Tu pensi che riusciamo a farla accogliere?”.
Scajola fece pedinare Chiara Rizzo Secondo quanto riferito ai pm dalla segretaria di Matacena, Maria Grazia Fiordalisi, anche lei in carcere.
Particolare che trova riscontro nelle intercettazioni e nei pedinamenti affidati agli investigatori della Dia, secondo i quali il “controllo” esercitato dall’ex ministro sarebbe frutto di gelosia.
Scajola avrebbe infatto mal digerito la relazione tra Caltagirone e la Rizzo. Quest’ultima intanto, interrogata nel carcere reggino di Arghillà , avrebbe risposto in maniera precisa e puntuale alle domande dei pm.

(da “Huffingtonpost”)

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M5S, LO STAFF ATTACCA GRILLO: “ABBIAMO SBAGLIATO NOI”.,, PER CASALEGGIO SONO “SABOTATORI”

Maggio 30th, 2014 Riccardo Fucile

A RISCHIO L’INTESA CON FARAGE, RISSA ALL’ASSEMBLEA DEI DEPUTATI

Il virus della disgregazione si è impossessato del Movimento cinque stelle.
Non è più un duello tra falchi e colombe, ormai è una guerra tra bande. Un dossier molto critico con i vertici dei Cinquestelle travolge lo staff della comunicazione della Camera, mentre gli ortodossi si spaccano in assemblea.
E la furia di Gianroberto Casaleggio è incontenibile: «Ora basta con i sabotatori. Ora basta con queste follie». E così tutto torna in discussione, dall’unità  dei gruppi all’intesa con l’Ukip.
Manca soprattutto un timoniere.
Rinchiuso nella villa di Marina di Bibbona, Beppe Grillo prova a metabolizzare la sconfitta elettorale.
Il guru, invece, si barrica sconvolto nel suo studio della Casaleggio associati. Quando lo informano che lo staff della comunicazione ha presentato ai deputati un documento che sconfessa tutte le scelte degli ultimi mesi, Casaleggio sbotta.
In quel testo – al paragrafo “Non siamo da governo” – si offre una fotografia imbarazzante dei parlamentari del Movimento: «Non sono ancora percepiti come affidabili. Si ritengono poco concreti e la battaglia sul 138 l’hanno capita ben poche persone. Mancano di umiltà  e a volte sono percepiti come saccenti. Se non si ha una soluzione a un problema, non lo si può denunciare». Desolante, appunto.
Non è tutto. Nel report si critica apertamente anche la linea del guru, convinto di dover limitare le presenze pentastellate sul piccolo schermo: «Se si decide di voler raggiungere il 51% – scrive invece lo staff della Camera – allora bisogna adeguare il messaggio e far ricorso a strumenti appropriati (tv in prima istanza)».
Per disintegrare definitivamente la linea dei due cofondatori, la comunicazione di Montecitorio giudica «paradossale» lo sbandierato «vinciamo noi» di Grillo: «Una vittoria percepita come sicura potrebbe aver demotivato qualcuno dei nostri che non è andato a votare».
Ciliegina sulla torta, un parallelo da brivido: «Gli italiani hanno dimostrato di aver bisogno di affidarsi a un uomo forte, fattore che ciclicamente torna nella storia, da Mussolini a Berlusconi. Renzi ha saputo trasmettere serenità  ».
«Sono pazzi», urla Casaleggio. A caldo, insieme a Grillo, valuta addirittura un reset degli assetti della comunicazione della Camera.
E in un baleno finisce sul banco degli imputati il capo della comunicazione Nicola Biondo che, già  in passato, si è scontrato con lo staff del Senato.
Non a caso, da Palazzo Madama Claudio Messora fa sapere: «Noi della comunicazione del Senato apprendiamo con stupore dell’esistenza di questo documento, che non abbiamo visionato, getta ombre irragionevoli sulle figure di Grillo e Casaleggio e ci sembra molto lontano dalla realtà ».
Tutti contro tutti, insomma.
Grillo, basito, osserva l’harakiri del Movimento.
Su Facebook si fa sentire solo per replicare a chi, come Tommaso Currò, aveva sollecitato un suo passo indietro: «C’è chi ha chiesto le mie “dimissioni” (non si sa da cosa). Il tempo è dalla nostra parte».
Eppure, il comico è costretto a fare i conti con un’altra mina che rischia di esplodergli tra le mani: la collocazione dei grillini tra i banchi dell’Europarlamento.
Tanti, tantissimi pentastellati rabbrividiscono pensando a un’intesa con la destra euroscettica britannica di Nigel Farage .
A pianificare la trattativa continentale è proprio Messora, mentre a Montecitorio molti deputati contestano l’alleanza con l’Ukip.
Ecco allora che i veleni si sprigionano veloci, fino a immaginare addirittura uno sgambetto studiato dallo staff della comunicazione di Montecitorio.
Di certo c’è che Casaleggio è preoccupato: «Non possiamo far saltare l’intesa, perderemmo la faccia».
Non a caso, il guru ha convocato gli eurodeputati a cinquestelle.
Si vedranno già  oggi a Milano e il cofondatore cercherà  di superare le resistenze dei neoeletti. Non è affatto detto che riesca nell’impresa, però, perchè i Verdi europei – al di là  delle dichiarazioni pubbliche – hanno avviato una mediazione sotterranea con i grillini approdati a Bruxelles.
Come se non bastasse, tutti i rancori del Movimento trovano sfogo a sera in un infinito summit tra deputati.
Tutti, o quasi, si scagliano contro la comunicazione, contestano le strategie parlamentari. Finisce nel tritacarne anche la “tv coach” Silvia Virgulti.
La colpa? Aver sottolineato l’effetto boomerang del cappellino indossato da Casaleggio a “In mezz’ora”, bollando il fotogramma come «inquietante e non rassicurante ».
Una sortita «villana», la boccia Walter Rizzetto. In un attimo, parte il processo.
L’incontro si trasforma in uno sfogatoio. Luigi Di Maio, tra gli “ortodossi” messi sotto accusa, dà  uno sguardo alla riunione e subito se ne va dopo aver fiutato l’aria.
Alessandro Di Battista ammette «alcuni errori », mentre un moderato come Massimo Artini non risparmia i decibel: «Dobbiamo cambiare la comunicazione e abbassare i toni».
«Vogliamo continuare a far finta di nulla o diciamo che qualcosa non funziona? – domanda Mimmo Pisano – Signori, siamo calati di quattro punti. Dovevamo crescere, abbiamo perso».
L’ira contro il cerchio magico si salda ai dubbi sul futuro.
«Non abbiamo realizzato le nostre promesse – si accende Rizzetto – non abbiamo portato a casa nulla. Ma siamo stati bravissimi ad arrampicarci sui tetti… ».
Per ordine del capogruppo – così giura lo staff – i cronisti vengono tenuti a un paio di rampe di scale di distanza.
Eppure, gli spettri continuano a circondare i falchi. L’effetto è paradossale.
Un deputato chiede a un dipendente del gruppo di avvicinarsi a uno scantinato buio a due passi dalla sala.
Dentro c’è solo il quadro elettrico, nessun giornalista. Ma una voce ribadisce: «Eppure ho sentito un rumore…». «Il problema — gli risponde un altro — non sono i rumori che arrivano da fuori, ma che qui non c’è più una guida».

Tommaso Ciriaco
(da “La Repubblica”)

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DETENUTI AL LAVORO NEI PARCHI NAZIONALI

Maggio 30th, 2014 Riccardo Fucile

ACCORDO TRA I DICASTERI DELLA GIUSTIZIA E DELL’AMBIENTE…IL PRIMO PROGETTO A PARTIRE DOVREBBE ESSERE QUELLO DELLE CINQUE TERRE

Detenuti al lavoro nei parchi nazionali per realizzare le finalità  della rieducazione e del reinserimento sociale con quelle della tutela della natura.
È stato firmato giovedì 29 maggio il protocollo d’intesa (dal ministro della Giustizia Andrea Orlando e dal ministro dell’Ambiente Gian Luca Galletti) del progetto che si pone come obiettivo la promozione e l’agevolazione dell’attività  lavorativa dei condannati nei parchi nazionali italiani.
Le modalità  del progetto saranno definite con accordi operativi tra i singoli parchi e l’amministrazione penitenziaria.
Le attività  saranno volontarie per quei detenuti che hanno le caratteristiche idonee per poter partecipare al progetto.
Il primo a partire dovrebbe essere quello delle Cinque Terre.
«Con questo protocollo», osserva Orlando, «affrontiamo il tema dei detenuti che potranno lavorare all’esterno. Nei parchi potranno anche acquisire una specificità  con i cosiddetti green jobs. Si potrà  in futuro fare anche un ragionamento per occupare i detenuti nella manutenzione del suolo», prosegue il ministro.
«I lavori di pubblica utilità  vanno nella direzione che vorrei si prendesse non solo per le emergenze ma in chiave strutturale. Iniziative come queste possono essere un prototipo».«Mettiamo a disposizione 24 parchi nazionali», ha aggiunto il collega di governo Galletti.
«Tra gli altri fini dell’inclusione sociale ci può essere anche la tutela della natura: e i parchi sono una leva straordinaria. Inoltre credo che ci sia anche un’utilità  vera per il mantenimento dell’ambiente e che questa ‘accoppiata’ anomala ma vincente possa essere l’inizio di un proficuo lavoro anche in altri settori».

(da “il Corriere della Sera”)

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TOTI E TAJANI AVVISANO SILVIO: “IL PPE NON TOLLERA PATTI CON LA LEGA”, SALTA LA FOTO CON SALVINI

Maggio 30th, 2014 Riccardo Fucile

“TRADITORI COME ALFANO VOGLIONO ESAUTORARMI” BERLUSCONI GELA FITTO E I TIFOSI DELLE PRIMARIE

Fallisce ogni tentativo di far rientrare la fronda di Fitto, e di tutti quelli che con lui invocano primarie.
Silvio Berlusconi dopo l’ufficio di presidenza ad alta tensione di mercoledì tiene a rapporto la cerchia più stretta dei fedelissimi e prima di rientrare a Milano si abbandona allo sfogo più amaro.
L’eurodeputato pugliese da 284 mila voti finisce sotto accusa. «Lui e gli altri non hanno avuto alcun rispetto per la mia storia, per il mio ruolo » è una delle considerazioni affidate ai suoi ospiti, Maria Rosaria Rossi e la Pascale, Giovanni Toti e Mariastella Gelmini, Paolo Romani e Renato Brunetta.
Quella magra figura davanti a decine di coordinatori regionali, oltre ai dirigenti e ai parlamentari riuniti nella direzione di San Lorenzo in Lucina, l’ex Cavaliere se la sarebbe volentieri risparmiata.
E ora medita vendetta. «Quella di Fitto è stata una vera e propria aggressione. Lui e gli altri si sono comportati come squali pronti a colpire la preda nel momento di maggiore debolezza».
E quando dice gli altri, il leader forzista si riferisce a chi si è schierato con Fitto e ora lo segue, dalla Polverini alla Carfagna, da Capezzone a Saverio Romano a Galati. L’accusa è di lesa maestà . «Si stanno comportando come Angelino Alfano e gli altri traditori, ma dove pensano di andare? Sono minoranza, non hanno i numeri».
La proposta di primarie è destinata a questo punto a naufragare.
E il ragionamento fatto da Berlusconi ieri incontrando i dirigenti più vicini è proiettato, come sempre, alla difesa della sua leadership: «Vogliono introdurre primarie per decidere tutte le cariche. A quel punto cosa faccio io? Ratifico? La verità  è che mi vogliono esautorare nella maniera più subdola».
È panico da ghigliottina per il “sovrano” che ha ormai perso ogni potere, in declino e abbandonato dai sudditi
L’ex premier è un fiume in piena, schiumante rabbia dopo la sconfitta elettorale e lo scontro interno. Con un partito-polveriera sul quale si ritrova seduto e che non promette nulla di buono per le prossime settimane.
Si dice in ogni caso certo che gli oppositori non avranno i numeri per imporsi. Verdini, i capigruppo, Toti, le “erinni” di Arcore, Rossi-Pascale, stanno tutti sull’altra sponda del fiume, propongono la convocazione di congressi, anzichè primarie.
Un escamotage, hanno spiegato al capo, per mettere anche una pezza alla disastrosa situazione finanziaria, dato che i tesserati porterebbero quote per l’iscrizione.
«Ben poca cosa» ribattono gli altri.
Di primarie e congressi si tornerà  a parlare nel prossimo ufficio di presidenza tra due settimane, meglio rinviare a dopo i ballottaggi, è stato deciso due giorni fa.
Sebbene Laura Ravetto sia stata incaricata pubblicamente da Berlusconi di redigere il regolamento delle primarie.
Lei l’ha presa sul serio e già  annuncia: «Tra due settimane, il presidente avrà  sul suo tavolo il mio testo, una cosa chiara e sintetica, quattro paginette, ci ispireremo al modello Usa. I congressi locali li vuole Verdini, ma sono stati la morte dell’ultima Dc».
Giovanni Toti in serata a Matrix conferma al contrario la linea sua e del capo: «Primarie di coalizione quando ci sarà  una coalizione e quando si andrà  a votare».
La frattura insomma resta verticale. Il leader lascia così Roma in preda allo sconforto e rientra a Milano prima di sera, come prescrive l’ordinanza dei giudici: questa mattina lo attende la quarta puntata al centro sociale di Cesano Boscone.
Ma sa di sfida proprio a Raffaele Fitto quanto avvenuto ieri pomeriggio. Berlusconi invia proprio il braccio destro Toti, assieme ai capigruppo Romani e Brunetta, alla conferenza stampa tenuta nel pomeriggio a Montecitorio con il leader leghista Matteo Salvini.
C’è da siglare l’accordo per sostenere almeno due dei sei referendum del Carroccio (ripristino del reato di immigrazione clandestina e abrogazione della riforma Fornero). Ma soprattutto, c’è da abbozzare una riedizione dell’alleanza elettorale.
All’ex Cavaliere premono i ballottaggi nelle città  del Nord, da Cremona a Pavia a Padova, anche quelli pericolosamente in bilico per il centrodestra.
Berlusconi in persona aveva promesso di firmare quei referendum. E invece ieri il dietrofront. Tutt’altro che casuale.
Raccontano che siano stati l’ex commissario Ue Antonio Tajani, Mariastella Gelmini e l’eurodeputato Toti a suggerirgli di non esporsi in prima persona al fianco di Salvini nella solenne sala Aldo Moro di Montecitorio.
Soprattutto, all’indomani della photo opportunity scattata mercoledì a Bruxelles dallo stesso leghista al fianco di Marine Le Pen, neo alleata.
La triangolazione con il Fronte nazionale francese sarebbe deleteria per Forza Italia, in grado di peggiorare i rapporti già  precari con Merkel e gli altri leader Ppe.
Berlusconi chiama di persona Salvini, si scusa, spiega. La conferenza stampa fila liscia. Ma Toti stesso frena sull’intesa col Carroccio: «Con loro condividiamo alleanze sui territori e diagnosi su molti mali dell’Europa, ma sulle cure abbiamo opinioni diverse ».
Il fatto è che in Forza Italia in parecchi hanno mal digerito la svolta a destra.
Ma anche questo secondo abbraccio con la Lega. Piace poco ancora una volta a Fitto e agli altri big meridionali, convinti che sono più i voti che si perderebbero a Sud che quelli conquistati a Nord.
Per Angelino Alfano tutta questa storia è un invito a nozze: «Una Forza Italia lepenista ci apre praterie».

Carmelo Lopapa
(da “La Repubblica“)

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GAY, IMMIGRATI, STUPRI: L’ALFABETO DA BRIVIDI DEI NUOVI ALLEATI EUROPEI DI GRILLO

Maggio 30th, 2014 Riccardo Fucile

LE TESI DEI POPULISTI DELL’UKIP DI FARAGE CHE ORA I MILITANTI GRILLINI DOVRANNO CONDIVIDERE

Siete d’accordo con questa affermazione? «Non vorrei dei romeni come vicini di casa». E con questa? «Gli omosessuali sono dei pervertiti». E con questa? «Non dovremmo dare aiuti economici ai paesi del bongo bongo».
Se siete elettori di Beppe Grillo e rispondete di sì a tutte e tre le domande, la possibile alleanza a Strasburgo del Movimento 5 Stelle con l’Ukip, il partito populista che ha vinto le europee in Gran Bretagna, non deve turbarvi.
Altrimenti potreste avere qualche preoccupazione.
E ne avreste ancora di più ascoltando quello che dice di Farage e del suo partito chi li conosce da vicino.
Come il primo ministro e leader conservatore David Cameron, secondo cui l’Ukip è un partito di «picchiatelli, gente stramba e razzisti mascherati».
O come l’ex-ministro laburista Barbara Roche, che ha coniato un termine apposta: «Euracism».
O come Alan Skudd, che ha fondato l’Ukip nel 1993 ma se n’è andato sostenendo che è diventato «un partito anti-Islam, antiimmigrati e razzista».
Tale è anche l’opinione (sondaggio di Yougov) del 27% dei britannici, che lo considerano «un movimento razzista» (per il 35 per cento «non è razzista, ma attira le simpatie di molti razzisti»).
Farage assicura: «L’Ukip non tollera il razzismo». Coloro che espongono idee razziste o contrarie alle posizioni del partito vengono espulsi.
«In ogni partito c’è qualche pazzo», minimizza. Ma nel suo ce ne sono parecchi.
E le loro intemperanze, chiamiamole così, non si limitano al razzismo, come si evince da un mini “alfabeto dell’Ukip”, tratto dalle dichiarazioni più scandalose di militanti oltre che dal programma del partito.
ANIMALI
«Certi omosessuali preferiscono fare sesso con gli animali» (Julia Gasper si è dimessa)
BAMBINI
«I musulmani si moltiplicano dieci volte più veloci di noi, un giorno non riusciremo più a resistere alle loro richieste» (Lord Pearson)
CAMMELLI
«I musulmani fanno sesso anche con i cammelli» (Maggie Chapman)
DISOCCUPATI
«E’ pericoloso permettere di votare a chi è senza lavoro, perchè finisce per decidere come usare denaro altrui» (Alexander Swann-ha lasciato il partito considerandolo troppo anti-immigrati)
ELTON JOHN
«Mi rifiuto di definire gay quei pervertiti come Elton John, invece di permettergli di sposarsi dovrebbero tornare a chiudersi nell’armadio» (Dave Small-espulso)
FUMO
«L’Ukip è contrario al divieto di fumo» (programma del partito)
GAY
«Quello che mi disgusta degli omosessuali è la loro pretesa di essere considerati normali» (Douglas Denny)
HITLER
«E’ stata la Polonia a incitare la Germania a invaderla nella seconda guerra mondiale e Churchill ammirava Hitler» (Hugh Williams)
ISTINTO
«Certe persone hanno una tendenza naturale ad essere soggiogate fin dalla nascita» (David Griffith — riferito ai neri)
MOGLI
«Non è possibile che un uomo stupri la propria moglie, una volta che una donna accetta, accetta» (Demetri Marchessini)
MOSCHEE
«Bisognerebbe vietare di costruire moschee nel nostro paese» (Gerard Batten)
NERI
«Il comico nero Lenny Henry dovrebbe emigrare in un paese nero, non deve vivere con i bianchi» (William Henwood-si è dimesso)
OLIMPIADI
«A Londra nel 2012 i polacchi hanno fatto un buon bottino, si sono portati a casa bronzo, argento, oro, tutto quello su cui potevano mettere le mani » (Paul Estwood, alla cena di gala del congresso del partito).
PEDOFILIA
«Il legame tra omosessualità  e pedofilia è così evidente che non vale neanche la pena di discuterne» (Julia Gasper-si è dimessa)
PUTIN
«Ammiro Putin come leader politico» (Nigel Farage)
RISERVE
«Anche gli indiani d’America non davano importanza all’immigrazione e poi sono finiti a vivere nelle riserve» (volantino elettorale dell’Ukip)
SCUOLA
«Lo studente Nigel Farage professa idee razziste e neo-fasciste ed è stato visto cantare canzoni che inneggiano a Hitler» (rapporto del 1981 della scuola frequentata dal futuro leader dell’Ukip)
SVILUPPO
«La Gran Bretagna non dovrebbe dare aiuti economici alle terre del bongo bongo» (Geoffrey Bloom)
TRENO
«Non mi piace quando in treno sento parlare solo lingue straniere intorno a me» (Nigel Farage)
VICINI
«Non vorrei avere dei rumeni come vicini di casa» (Nigel Farage)
VOLPE
«L’Ukip è contrario al bando alla caccia alla volpe» (dal programma del partito)
WELFARE
«Il nostro paese è diventato un immondezzaio pieno di scrocconi stranieri che vengono qui a farsi mantenere» (Dave Small-espulso)

Enrico Franceschini

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