Destra di Popolo.net

E’ VESPA L’EROE DELLA SERATA: UN RISULTATO MEMORABILE, PRONOSTICATO DA NESSUNO

Maggio 20th, 2014 Riccardo Fucile

L’ITALIA ANTI-GRILLO HA IL SUO EROE: IL VECCHIO MARPIONE E IL COMMEDIANTE

Va così, nel cortocircuito che si mangia tutti i precedenti, va così in una seconda serata in cui tutti guardano e tutti commentano Raiuno.
Va così perchè Vespa fa il marpione che non ha avuto nemmeno bisogno di prepararsi per il match con l’esagitato a caccia di pubblico moderato: ha solo seguito l’istinto, che contrariamente a quasi sempre lo vedeva avversario del politico di fronte.
Ma anche Grillo per tutta la sera fa il suo mestiere, che è quello dello slalom tra gli argomenti per portare ogni risposta su uno slogan preconfezionato e che, tre volte su quattro, parla d’altro rispetto a quello che c’era effettivamente nel quesito.
Il tutto a ritmi infernali di parlato. Se dopo dieci minuti o forse dieci secondi tutti stanno commentando quanto è bravo Vespa o quanto si sta adattando alla situazione Grillo, da improvvisatore non privo di emozione qui e là , vuol dire che ovviamente la sostanza delle cose è del tutto ininfluente — sarebbe clamoroso il contrario.
Sfilano canoe e dentiere in 3D (ma due ore prima, su Rete4, le dentiere le hanno consegnate davvero agli anziani, con Berlusconi in studio), Eni in fallimento e referendum come se piovesse, Grillo vende il suo baraccone emotivo per un’ora e Vespa se lo fa scivolare addosso opponendogli soprattutto il tono di voce delle domande, in grado di ammansire o almeno tenere lontano qualunque leone infuriato.
Ci tocca pure questo, appunto, il Vespa eroe della situazione, in una sera in cui solo a gioco lungo, ma nemmeno troppo, sarà  possibile proclamare vincitori e vinti.
A meno di non deciderlo subito, fissando in un fermo immagine quella scena finale, con la sigla già  partita, Grillo che tende la mano aperta all’interlocutore — non viceversa – e quello che ricambia di cortesia e vita vissuta.
E’ un “cinque” o quello che è, alla fine è segno di soddisfazione collettiva, il Grande Pareggio, Grillo soddisfatto per non essere caduto alla fine in alcun trappolone, Vespa perchè potrà  vantarsi di questa serata per anni al bar con gli amici.
Ci sarebbero poi ovvie considerazioni sull’inconsistenza dimostrata dal leader M5S e dal ricorso continuo al mestieraccio da entertainer per incantare senza dire, ma bisognerebbe avere ancora un minimo di fiducia nel meccanismo razionale di reazione del pubblico alla tv (per altri confronti, dare un’occhiata oggi pomeriggio a Renzi ospite da Barbara D’Urso).
Fiducia che se n’è andata da anni, per non dire della difficoltà  — ma davvero tanta — di contrapporre a Grillo esempi meritevoli di politici o simili che in tv, e altrove, convincono appieno e funzionano.
Tranne Bruno Vespa, s’intende, in certe sere che nascono un po’ così.

Antonio Dipollina
(da “La Repubblica“)

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IL “PIANO B” DI SILVIO: SE SI SCENDE SOTTO IL 20% SUBITO IL POTERE A MARINA

Maggio 20th, 2014 Riccardo Fucile

IL PARTITO TREMA: “SCOMPARSI DALLA CAMPAGNA ELETTORALE”… L’ADDIO DI BONDI CONGELATO A DOPO LE EUROPEE

Un predellino-bis, stavolta per Marina.
È il colpo di scena che Berlusconi sta immaginando in questi giorni, di fronte ai sondaggi che segnalano lo stallo del partito.
«Se andiamo sotto il 20 per cento – ha confidato – potrei lasciare subito e lanciare la sua candidatura ».
Chi gli sta vicino prevede già  una conferenza stampa, all’indomani del voto, con padre e figlia fianco a fianco per annunciare il cambio al vertice di Forza Italia.
Come Renzi per il Pd, anche Marina sarebbe l’ultima carta per ridare slancio a un partito che, al di là  della propaganda, appare sempre più smarrito.
«Per la prima volta – riflette uno dei dirigenti impegnati in campagna elettorale – a Berlusconi non è riuscito lo schema di trasformare le elezioni in un referendum pro o contro di sè.
“La campagna è bipolarizzata tra Grillo e Renzi e noi, semplicemente, non ci siamo». Da qui il timore sul risultato, benchè Denis Verdini continui a dirsi fiducioso su quota «venti per cento ».
In verità  i report segnalano un arretramento al Nord, dove prevale il voto di opinione. E soltanto grazie alla circoscrizione meridionale Forza Italia riuscirebbe a evitare un vero e proprio tracollo.
Se fossero veri i sondaggi, la nottata del 25 maggio potrebbe essere una delle più lunghe per gli azzurri. Da qui l’ipotesi di un repentino cambio di cavallo, anticipando la «discesa in campo» della figlia, destinata in realtà  alla successione solo dopo l’estate.
Un’accelerazione che l’ex Cavaliere sta valutando anche in base allo scenario post-elettorale.
«Tutti sanno – osserva Daniela Santanchè – che, se Grillo sfonda, salta il banco e Renzi se ne va casa».
A quel punto il voto anticipato, magari già  ad ottobre, sarebbe inevitabile. Da qui la necessità  di “costruire” con un certo anticipo la candidatura di Marina Berlusconi. Sull’esito del voto il pessimismo tra gli azzurri è diffuso. Anche perchè il partito, di fatto, è stato smobilitato e i famosi Club, che ne avrebbero dovuto raccogliere il testimone, non hanno avuto il successo immaginato.
Senza arrivare ai forzisti più drastici, che li stimano intorno a un migliaio, l’opinione prevalente dei dirigenti di San Lorenzo in Lucina è che quelli «veri» siano circa la metà  dei 12 mila previsti.
Raccontano di un Marcello Fiori «nel panico» per il rischio di finire come capro espiatorio del flop.
Soprattutto per la mancanza di scrutatori nelle 60 mila sezioni elettorali. E visto che il ruolo dei Club sarebbe dovuto essere soprattutto quello di formare un esercito di decine di migliaia di «sentinelle del voto», la loro eventuale assenza non passerà  inosservata.
Ma c’è dell’altro. Berlusconi infatti in questi giorni sembra sia rimasto piuttosto sorpreso per non essere riuscito, come nelle altre occasioni, a «prosciugare» i partiti più piccoli del centrodestra.
Stavolta la dispersione è alta, il nuovo centrodestra di Alfano e Lega sono ben oltre la soglia del quattro per cento e anche Fratelli d’Italia ci si avvicina.
Insomma, non c’è più quella situazione in cui Forza Italia era il sole e gli altri piccoli satelliti ruotavano intorno.
Nel centrodestra si sta verificando un big bang. Epitome di questa crisi di consensi – che è anche una crisi di identità  di un partito che non è abbastanza opposizione come il M5S, ma nemmeno pienamente al governo come l’Ncd – è la vicenda personale
di Sandro Bondi. Amministratore e commissario unico di Forza Italia, Bondi da mesi è lontano dal partito e dal Senato.
Non vuole vedere nessuno e non firma più alcun documento. L’ex braccio destro del leader avrebbe anche scritto una lettera di dimissioni, una sorta di addio dal partito, ma Berlusconi lo avrebbe pregato di soprassedere fino a dopo le europee per non far scoppiare lo scandalo.
È già  convocato per il 28 maggio un ufficio di presidenza per sostituire Bondi, ma le cose non sembrano affatto facili.
Perchè sta iniziando a girare la voce che, al posto di Bondi, Berlusconi vorrebbe nominare Maria Rosaria Rossi, la sua onnipresente (e qualcuno dice anche onnipotente) assistente personale.
Se così fosse c’è da giurare che scoppierà  un altro putiferio tra il cerchio magico e la vecchia guardia.
Come se non bastasse ci sono anche rumors che parlano di una mini-scissione del gruppo al Senato all’indomani del voto.
Un gruppo di “responsabili” pronto a uscire per dare una mano a Renzi sulle riforme e assicurare il proseguimento della legislatura.

Francesco Bei
(da “La Repubblica“)

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TASI, UN’INCREDIBILE E MOLTO SALATA TASSA DELLE BEFFE

Maggio 20th, 2014 Riccardo Fucile

CI HANNO RACCONTATO TANTE BUGIE DALLE GAMBE CORTE

Ci avevano detto – governo Letta – che non avremmo più pagato l’Imu sulla prima casa. E non è vero.
Anzi, una parte dei proprietari pagherà  di più.
E anche gli inquilini dovranno far fronte a una nuova tassa, la Tasi, sui servizi indivisibili: illuminazione pubblica, polizia municipale, eccetera. Ma le salate addizionali Irpef che cosa le paghiamo a fare?
Ci avevano detto, anzi è scritto nella legge di Stabilità , che per il pagamento della Iuc (Tasi, Imu e Tari) i Comuni avrebbero inviato a casa dei contribuenti i bollettini precompilati. E non è vero.
I tecnici del ministero dell’Economia avevano preparato il relativo provvedimento, che però è rimasto, chissà  perchè, nel cassetto.
Forse si sono resi conto che tantissimi Comuni non sarebbero stati in grado di fare i calcoli e spedirli in tempo, col rischio di una montagna di ricorsi.
Eppoi dovremmo credere che dal 2015 il Fisco ci manderà  a casa addirittura la dichiarazione dei redditi precompilata?
Ci avevano detto che il nuovo sistema sarebbe stato all’insegna della semplificazione e del federalismo. E non è vero.
Il governo Letta, estenuato da un pressing di mesi dell’allora Pdl che pretendeva l’abolizione dell’Imu sulla prima casa, si inventò una nuova tassa, la Iuc (imposta unica comunale) che ne nasconde tre: due vecchie, l’Imu e la Tari (tassa sui rifiuti) e una nuova, la Tasi appunto.
Un gioco delle tre carte che cela un aumento del prelievo complessivo. Tanto è vero che mentre nel 2013 il gettito Imu era stato di 20 miliardi, per il 2014 quello di Imu+Tasi oscillerà  tra i 24 e i 27 miliardi (ipotesi più probabile, visto che la gran parte dei Comuni imporrà  le aliquote massime).
L’ufficio studi della Uil ha calcolato che in 12 città  capoluogo delle 32 che hanno fissato le aliquote si pagherà  in media per la Tasi sulla prima casa più di quanto si pagava per l’Imu: dai 2 euro di Palermo agli 89 di Mantova, passando per i 64 di Milano.
Quanto alla semplificazione, nessun passo avanti. Basti pensare che c’è chi pagherà  quattro tasse diverse.
Si tratta di coloro che hanno una seconda casa nel Comune di residenza sfitta: verseranno l’Imu, la Tasi, la Tari e infine l’Irpef nella dichiarazione dei redditi. Ovviamente con scadenze diverse, tra acconti, rate e saldi, ognuno secondo aliquote diverse e districandosi in un groviglio di detrazioni.
Si calcola che per la sola Tasi si possono avere fino a 8.092 modalità  di applicazione diverse e 75mila combinazioni di aliquote e detrazioni (per reddito, per rendita catastale, per nucleo familiare e così via).
Morale: i calcoli uno non se li può fare da solo, ma deve mettersi in fila al caf o da un consulente. E lo deve fare all’ultimo minuto.
E già , perchè come è sempre accaduto negli ultimi anni, i Comuni mica decidono per tempo. Un po’ perchè devono aspettare gli adempimenti del governo. Un po’ perchè sperano che alla fine ci sia qualche proroga.
Quest’anno poi ci sono pure le elezioni: domenica si vota per le europee, ma anche per le comunali in ben 3.900 municipi. Dove si vota, le amministrazioni hanno preferito non deliberare le aliquote odiate dagli elettori. Degli altri 4mila e passa Comuni meno di mille si sono assunti la responsabilità  di decidere. Il resto non lo ha fatto e non si capisce perchè.
A questo punto, sulla prima casa, parte dei cittadini, quelli dei Comuni che hanno deciso, deve pagare la prima rata della Tasi entro il 16 giugno, come prevede la legge. Il resto, la maggior parte, avrebbe dovuto versare tutto a saldo il 16 dicembre. Normale, si direbbe seguendo la logica federalista che, ci hanno spiegato, ispira la riforma: i Comuni che hanno fatto i compiti a casa incassano il dovuto a giugno, gli altri niente fino a dicembre, così imparano. E invece no.
E’ montata negli ultimi giorni la richiesta al governo della proroga della prima rata per i Comuni inadempienti.
Richiesta che è stata accolta, con lo spostamento del termine al 16 settembre. Alla faccia del federalismo che dovrebbe responsabilizzare gli enti locali.
Con l’aggravante che i cittadini dei Comuni che hanno fatto il loro dovere pagheranno subito mentre quelli dei Comuni inadempienti potranno comodamente aspettare fino a
settembre.
Non solo. I municipi ritardatari, spiega l’Anci, associazione dei Comuni, riceveranno dal governo un anticipo sul mancato gettito di giugno. Insomma, non ci rimetteranno nulla: ritardare ha pagato. Una beffa, invece, per chi ha rispettato i termini di legge.
Il governo Renzi ha ereditato l’impianto di questa tassazione dal precedente esecutivo. Ma non se ne può disinteressare.
Che senso avrebbe, appunto, lavorare per mandare a casa la dichiarazione dei redditi precompilata se contemporaneamente restasse in piedi questo sistema sgangherato di prelievo sugli immobili?
Una proroga, per di più fatta così, non serve.
Tranne che a premiare i furbi.

Enrico Marro
(da “il Fatto Quotidiano”)

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E IN RETE IMPAZZANO I SONDAGGI CAMUFFATI PER AGGIRARE I DIVIETI

Maggio 20th, 2014 Riccardo Fucile

DAL GRAN PRIX D’EUROPA AL CONCISTORO, I LEADER CAMUFFATI DA PULEDRI E CAMERLENGHI

Non risultano trascorsi da fantino per Matteo Renzi.
Nè ha mai indossato la porpora cardinalizia Silvio Berlusconi, pur azzardando paralleli lunari con Papa Bergoglio.
Eppure in questo si trasformano i leader — cavalieri o alti prelati — nei sondaggi “camuffati” che circolano alla vigilia delle Europee.
Da una settimana è vietato, vietatissimo pubblicare gli umori dell’elettorato. Nessuno, però, può proibire di giocare con i numeri.
Si diverte parecchio a far correre il Grand Prix d’Europa, ad esempio, il sito “Notapolitica.it” .
E non è difficile scorgere in Igor Brick la silhouette di Beppe Grillo, oppure quella del premier nel fantino fiorentino Fan Faròn, al galoppo con il puledro Schulz.
I tempi ottenuti misurano naturalmente le rispettive percentuali.
Non manca neanche FI — in arte Varenne — «sempre alle prese con la latitanza di Burlesque a Chà¢teau de Boscòn».
Ogni riferimento al Cavaliere e a Cesano Boscone sembra voluto.
Corre pure la Lega del «nordico Groom de Bootz», il Ncd di «Ipson de Scipiòn» e il «meticcio allevato dalla scuderia Petit Jean-Ipson de la Boccòn», alias Mario Monti.
A chi non fossero gradite le corse dei cavalli, il sito Youtrend regala invece un parallelo con il concistoro.
C’è il «giovane e iperattivo cardinale di Firenze», il «riccioluto camerlengo di Genova» e il «prelato pelato di Monza e Brianza».
E i dati da chi arrivano?
«Dall’affascinante madre Gilda Sleri, studiosa fra le più apprezzate dall’anziano cardinale brianzolo».

Tommaso Ciriaco
(da “La Repubblica“)

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L’ULTIMO PICCOLO SQUADRISMO: SALVINI (E COTA) SOTTO CASA DELLA FORNERO

Maggio 20th, 2014 Riccardo Fucile

PRIVI DEL SENSO DELLA VERGOGNA: UN PARTITO TRAVOLTO DAGLI SCANDALI CHE SI ERGE A DIFENSORE DEL POPOLO

La spedizione condotta ieri dalla Lega, guidata dal suo ducetto Salvini, sotto casa di Elsa Fornero (dopo analoga performance a Bologna sotto l’abitazione di Romano Prodi) si distingue per una violenza che supera i limiti anche della più cruda e legittima contestazione politica perchè colpisce uno spazio privato e dunque fisicamente — seppur nel simbolo — l’avversario.
Ed è così vero che Salvini stesso dice: «Per fortuna il ministro non è in casa, perchè mi prudono lemani…».
Per nostra sfortuna, però, tutto questo ha un nome: squadrismo.La politica può essere cruda nelle parole, ha il diritto di colpire sotto la cintura e insieme sfruculiare la pancia degli elettori.
Si può mentire, esagerare, caricaturare. Sarà  il popolo a giudicare mentitori, fanfaroni e caricaturisti.
Ci sono però dei limiti non scritti che appartengono all’educazione personale prima che al galateo pubblico. Ma anche, eccome, al costume politico che la campagna elettorale attualmente in corso sta piegando al grottesco per iperboli dei soggetti evocati (Hitler, Stalin) e per la violenza delle immagini che vengono usate: la lupara bianca…
Un ultimo limite, poi, dovrebbe essere rappresentato dal senso della vergogna e del ridicolo. Con quale faccia, un partito trascinato negli scandali più goffi e grotteschi della Seconda Repubblica — in un tourbillon di lauree comprate e rimborsi spese tarocchi — osa ergersi a difensore del popolo contro un establishment di cui ha ampiamente dimostrato in questi anni di fare parte?
Nella visita a casa Fornero, accanto al Salvini si agitava nientemeno che Cota, cha sarebbe ancora governatore del Piemonte in carica, ma che con quest’ultima uscita sarà  davvero ricordato soltanto per un per un paio di mutande verdi.

Cesare Martinetti
(da “La Stampa“)

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POSSIBILE CHE IN ITALIA L’ALTERNATIVA SIA SOLO FRA VENDITORI DI PENTOLE?

Maggio 20th, 2014 Riccardo Fucile

DA VESPA EMERGE IL VUOTO DI GRILLO: SE INTERROMPI I SUOI MONOLOGHI STRAMPALATI E GLI PONI DOMANDE CONCRETE NON SA RISPONDERE

Ho fatto lo sforzo di seguire per 60 minuti il presunto show di Beppe Grillo a “Porta a Porta”: a differenza di chi ce l’ha mandato (e non parlo di Casaleggio) ero convinto che non sarebbe stata questa la strada per tentare il sorpasso al Pd.
E quei 60 minuti mi hanno dato ragione.
Perchè nella battaglia tra venditori di pentole avariate, il pubblico del mercato rionale sceglie sia per convinzione che per interesse.
Insomma deve fiutare l’affare.
Non a caso Berlusconi vinse con la promessa dell’Imu (e oggi si trova a pagare la Tasi ancora più alta) e Renzi vincerà  grazie agli 80 euro senza coperture (e gli italiani se ne accorgeranno in ritardo, come sempre, l’anno prossimo).
Ma mentre costoro avevano a fianco economisti-battitori che davano credibilità  alle loro panzane, Grillo non ha nessuno, se togli la nefasta presenza dell’allampanato Casaleggio.
E di suo, comicità  a parte, Grillo è solo in grado di produrre monologhi incasinati per una platea di incazzati, quindi potenzialmente sensibili al “mandare tutti a casa”.
Nella parte “destruens” ripete, da buon orecchiante, quello che tanti movimenti anticasta dicono da molti anni prima di lui.
Ma nella parte propositiva è un disastro e si vede che recita.
Se poi lo mandi fuori dal copione con una semplice osservazione (e Vespa non ha certo infierito) , si perde, annaspa, beve per prendere tempo, diventa evasivo.
Qualche esempio?
Gli chiedi se è per il proporzionale e ti risponde che “abbiamo presentato una nostra proposta”, ma non sa neanche dire quale e cambia discorso.
Gli chiedi dell’immigrazione e ti parla di satelliti.
Gli chiedi: ” ma non raggiungerai mai il 51%, come puoi governare senza alleanze?” e bonfonchia “poi vedremo”.
Gli parli della mancanza di democrazia interna e ti risponde da comico: “non decido io”.
E a fronte di 10 milioni di elettori dovrebbero poi decidere quando va bene in 20.000 iscritti al Movimento? Silenzio.
Unica arma da usare era il reddito di cittadinanza, ma non sa giocarsela: “costa minimo 19 miliardi” osserva Vespa “se per Renzi è stato un problema trovare 6 miliardi, come ne trovi 19?”
E qua Grillo sprofonda : prima parla di tagli ai rimborsi elettorali, peccato si dimentichi che già  sono stati eliminati, poi di tagli all’editoria (pochi milioni) , quindi misteriose misure sul gioco d’azzardo on line (invece di eliminarli vuole incentivarli, così raddoppiano i suicidi dei disperati?).
Quando non sa più come uscirne si aggrappa alle spese militari, dimenticando che se tagli la produzione crei anche disoccupazione.
Alla fine tutti quelli in buona fede hanno capito che il reddito di cittadinanza non avrebbe coperture e l’unico argomento capace di fare presa viene mandato a puttane.
Rimangono le dentiere fatte col riciclo delle stampanti, lo svilimento di teorie ambientaliste che avrebbero meritato spiegazioni all’altezza, qualche battuta da cabaret, un approccio reazionario al problema immigrazione, “la crescita felice” e la redistribuzione del debito (perchè non comincia lui?), un referendum sull’euro che non si potrà  fare mai perchè è vietato e lui lo sa bene.
Mi fermo qua.
Avrà  anche portato in dono a Vespa un castello con politici e giornalisti dietro le sbarre, ma il vero castello di carta stasera è caduto a lui.

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BIDONE TASI: LA TASSA SARA’ PIU’ CARA DELL’IMU A MILANO, GENOVA, PALERMO E ALTRE NOVE GRANDI CITTA’

Maggio 19th, 2014 Riccardo Fucile

SECONDO UNO STUDIO DELLA UIL, CHI SI ERA ILLUSO DI NON PAGARE PIU’ L’IMU SI RITROVERA’ UNA TASSA MAGGIORE

Rischia di non essere un buon affare per gli italiani il passaggio dall’Imu alla Tasi.
Lo mostra uno studio del Servizio Politiche territoriali della Uil, secondo cui in 12 grandi città  capoluogo di provincia, su 32 che hanno deliberato già  le nuove aliquote, la nuova imposta sarà  più cara della precedente.
Tra queste, ci sono Milano (+ 34 euro), Genova (+67), Bergamo (+21) e Palermo (+2).
Ma l’elenco potrebbe essere destinato ad allungarsi visto che, come riferisce lo stesso sindacato, solo 832 degli oltre 8000 comuni italiani hanno comunicato le nuove aliquote, e solo 514 le hanno pubblicate sul sito del Ministero dell’Economia.
In prospettiva, quindi, il conto potrebbe essere più salato per molti italiani.
Anche perchè oltre alle aliquote differenziate a seconda dei vari tipi di immobili i comuni devono anche scegliere la varie detrazioni previste a seconda di redditi e rendite catastali.
In totale, così, sarebbero circa 75.000 secondo la Uil le possibili combinazioni previste nella penisola per pagare l’imposta.
A Bologna ad esempio, spiega lo studio, ci sono “ci sono 23 detrazioni diverse in base alla rendita catastale dell’immobile, decrescenti con il crescere della rendita: si parte da 175 euro per gli immobili con rendita catastale fino a 327 euro fino ad arrivare a 5 euro per una casa con rendita catastale di 1.637 euro”.
I dati resi disponibili fino ad ora mostrano comunque come molti comuni abbiano spinto al massimo l’asticella dell’aliquota fino al massimo del 3,3 per mille previsto (2,5 di aliquota base +0,8 per le detrazioni).
Scelta che non sempre comporta un’imposta media automaticamente più alta.
A Milano, ad esempio, dove si rischia di pagare di più, l’aliquota è rimasta fissata al 2,5 e più bassa di quello della vecchia Imu l’effetto detrazioni è complessivamente più scarso e i proprietari di prima casa si troveranno a pagare in media 430 euro, contro i 396.
Tra i più penalizzati, secondo la Uil. i genovesi, la cui imposta dovrebbe essere in media di 439 euro, rispetto ai 372 della vecchia Imu.
Ma, simulazioni a parte, il vero nodo riguarda i ritardi nella deliberazione delle aliquote visto che è proprio questa la ragione all’origine dello stallo di questi giorni. La grande maggioranza delle amministrazioni, complici soprattutto le elezioni in arrivo, non ha ancora provveduto a stabilire le nuove aliquote, creando un vero e proprio caos per la riscossione del tributo.
Dal vertice oggi a Palazzo Chigi tra i tecnici del Tesoro e Anci non è ancora arrivata una decisione, dopo che questa mattina il presidente dei sindaci Piero Fassino aveva indicato una soluzione: lasciare la scadenza al 16 giugno per il versamento della prima rata solo ai comuni che hanno già  deliberato le aliquote, e concedendo un rinvio a settembre per tutti gli altri, a patto di anticipare ai comuni l’equivalente gettito previsto, circa due miliardi.

(da “Huffingtonpost“)

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ADELMO, NIPOTE DEI FRATELLI CERVI, GRILLINO A SUA INSAPUTA

Maggio 19th, 2014 Riccardo Fucile

VIENE CELEBRATO SUL BLOG DI GRILLO, MA VOTERA’ PER TSIPRAS

Il blog di Beppegrillo pubblica una foto nella quale Adelmo Cervi – figlio di Aldo e nipote degli altri sei fratelli fucilati dai fascisti il 28 dicembre 1943 – consegna a Beppe Grillo una copia con dedica del suo libro appena uscito.
Seguono parole di ringraziamento e i commenti di numerosi fans di Beppegrillo che arruolano Adelmo (a sua insaputa) nel loro partito.
Gli entusiasti commentatori che scambiano la consegna di un libro per una adesione saranno molto delusi di sapere che Adelmo, pochi giorni prima, aveva già  fatto il medesimo omaggio a Nichi Vendola.
Addirittura, Adelmo ha consegnato il libro anche a Pierluigi Bersani ed ha intenzione fare la stessa cosa con altri leader politici, con buona pace di chi ritiene che tutti siano Casta, tranne ovviamente Beppegrillo.
Ma per gli entusiasti commentatori è in arrivo una delusione anche maggiore.
Perchè Adelmo è ostinatamente di sinistra, non ha mai votato Beppegrillo e non lo voterà  nemmeno alle prossime elezioni.
Una fonte presumibilmente bene informata – Adelmo stesso – mi ha anticipato quale sarà  la sua scelta alle elezioni europee.
Per mantenere la suspence, mi limiterò a dire che la lista fa riferimento a un greco che di nome si chiama Alexis e che lunedì prossimo parlerà  in piazza Maggiore a Bologna.
Ma non ditelo ai commentatori entusiasti del blog di Grillo. Altrimenti anche Adelmo Cervi rischia di finire dritto filato nella Casta.

Stefano Morselli
(da “Reggioemilianews”)

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SELEZIONE A CINQUESTELLE: IL GRILLINO E’ INDAGATO MA TIENE TUTTO NASCOSTO

Maggio 19th, 2014 Riccardo Fucile

DAVIDE BERTOLETTI, CANDIDATO A CESANO BOSCONE, E’ ACCUSATO DI ASSOCIAZIONE A DELINQUERE

«Tutte le persone in lista hanno dovuto presentare il casellario giudiziario e i carichi pendenti: questo è sinonimo di legalità ».
Così tuonava in una intervista il leader (anche se poi specificava che «nel nostro gruppo non ci sono nè capi e nè leader») del Movimento 5 Stelle di Cesano Boscone, popoloso comune dell’hinterland milanese.
Aveva chiesto a tutti il certificato, ma evidentemente non a se stesso: perchè altrimenti sarebbe saltato fuori il guaio giudiziario non da poco in cui l’esponente grillino si trova coinvolto.
Un guaio particolarmente fastidioso per il militante di un movimento che fa del rapporto diretto con la gente il suo punto di forza: proprio dal rapporto con la gente, e in particolare con dei cittadini sprovveduti, il candidato grillino è accusato di essersi approfittato, per organizzare truffe da centinaia di migliaia di euro, scaricandone poi le conseguenze sui malcapitati
La cittadina di Cesano Boscone è divenuta nota recentemente in tutta Italia per la presenza della Sacra Famiglia, l’istituto dove Silvio Berlusconi fa il suo volontariato per i servizi sociali.
Per chi la conosce, Cesano è – come altri comuni della periferia milanese – un laboratorio politico vivace, dove spesso i politici passano da una parte all’altra senza troppi patemi.
E lo stesso è accaduto con i grillini.
Tra gli esponenti di punta dei Cinque Stelle, c’è infatti anche il protagonista di questa storia, che si chiama Davide Bertoletti, e proprio una verginella politicamente parlando non è: è passato dalle file di An a quelle del Pdl, infine è approdato tra le schiere dei fan di Beppe Grillo.
E da questa sponda lancia proclami contro la casta, «mandiamoli tutti a casa», dice nell’intervista rilasciata a un sito locale, in vista della presentazione dei candidati grillini (tra cui lui medesimo) alle elezioni comunali del 25 maggio.
La contraddizione tra i proclami e la realtà  è così clamorosa da pensare a una omonimia: invece coincidono anche data e luogo di nascita. E così bisogna rassegnarsi al fatto che il Davide Bertoletti candidato del Cinque Stelle è lo stesso Bertoletti che è sotto processo a Busto Arsizio per associazione a delinquere finalizzata alla truffa.
È una costola di un processo analogo celebrato a Milano: sul banco degli imputati capi e gregari di una banda che assoldava sprovveduti che convinceva a chiedere mutui alle banche, con la complicità  di funzionari degli istituti di credito.
Poi i soldi sparivano, e a fare i conti con le cartelle esattoriali restavano i poveretti coinvolti nel gioco.
Bertoletti è accusato di far parte della banda come uno degli «intermediari stabili con il compito di reclutare clienti/prestanome a cui intestare i mutui oggetto delle truffe». Il processo ha avuto vita tormentata, e tutti gli imputati ormai hanno a portata di mano la possibilità  di cavarsela con la prescrizione.
Ma cosa farà  Bertoletti, seguace di un leader che la prescrizione vuole abolirla?
Luca Fazzo

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