Maggio 16th, 2014 Riccardo Fucile
LA LETTERA PUBBLICA DELL’ESPONENTE PD CHE METTE ALLE CORDE L’INCAUTO VICEPRESIDENTE DELLA CAMERA
Gentile vicepresidente della Camera Di Maio,
Prima di entrare nel vivo della mia lettera le rivolgo ancora la domanda che le ho fatto ieri sera, cui però non ha voluto rispondere: come mai lei fa campagna elettorale usando la sua carica istituzionale?
Essere “casta” le ha abbassato di un grado la vista (e la coscienza) per non vedere che stava scrivendo una bella letterina alla ricerca del voto degli imprenditori con un diretto invito al suo sito personale?
Solo una domanda, Di Maio: se, prendiamo una a caso, la presidente Boldrini, avesse fatto propaganda per la lista Tsipras su carta intestata cosa le avreste scatenato contro?
Alle domande rispondete con insulti, lanciate hashtag violenti, insinuate mezze verità lasciando intendere altro, rendete le acque torbide e preferite che siano i vostri seguaci a scatenare ondate di odio nei confronti della “casta”.
Facciamo il caso di ieri sera: nella sua evidente difficoltà si è scatenato contro una persona che non era in studio per potersi difendere, accusandolo di un reato gravissimo come il riciclaggio per cui è previsto il carcere da 4 a 12 anni: non sono passati pochi minuti da quella frase, che Renato Soru ha annunciato querela. Oggi lei ha pubblicato una lettera di scuse ma questo non basta, non si può infangare così la reputazione delle persone.
Perchè, veda, Di Maio, quando uno dice bugie ci vuole poco a smentirle.
Bugia numero 1.
Dite che sul mio sito web non ci sono le rendicontazioni. La verità è che il sito è crashato per i troppi contatti di ieri, ed è tornato attivo dopo qualche ora. Lì trovate il rendiconto delle spese sin qui sostenute durante le campagna elettorale che, per evitare nuovi inconvenienti, pubblicherò anche su Facebook. I cittadini possono farmi i conti in tasca: posso dire altrettanto di voi? Come mai il vostro sito tirendiconto.it è fermo a dicembre 2013
Bugia numero 2.
Dite che i bilanci del Pd non sono certificati e disponibili. La verità è che il bilancio del 2013 è ancora in fase di approvazione e sarà pubblico entro i termini previsti dalla legge (metà luglio). In ogni caso invito tutti i cittadini a visitare la pagina del Pd per verificare da soli quanto dettagliata sia la nostra rendicontazione: siamo il solo partito che fa certificare il proprio bilancio da società esterna.
Che mi dite invece del bilancio del M5S che non solo non è pubblico nè rendicontato ma non esiste?
Ma soprattutto: ci fate sapere a quanto ammontano gli introiti pubblicitari del blog di Grillo così che possiamo capire qual è il giro d’affari del M5S?
Bugia numero 3.
Avete restituito i rimborsi elettorali. La verità è che non li avete mai incassati perchè semplicemente non ne avevate diritto, visto che il vostro statuto non rispetta i principi di democrazia interna stabiliti dalla legge (del resto per statuto gli unici amministratori del movimento sono Grillo, suo nipote e il suo commercialista).
Un’ultima cosa: come mai invece non avete rinunciato ai rimborsi dei gruppi parlamentari di Camera e Senato che vi fruttano circa 10 milioni di euro l’anno?
E come mai i suoi integerrimi colleghi, difensori della pubblica moralità , hanno assunto fidanzate e parenti come collaboratori e portaborse?
Bugia numero 4.
Ha detto che le vostre consultazioni on line, quelle che avete usato ad esempio per scegliere i candidati al parlamento europeo (a proposito quando avremo il piacere di conoscerli??) sono certificate, ma invece il vostro Grande Fratello Casaleggio la smentisce ponendo molti dubbi sulla trasparenza del vostro esercizio democratico in rete.
Concludo con una citazione: “Raccontare deliberatamente menzogne e nello stesso tempo crederci davvero, dimenticare ogni atto che nel frattempo sia divenuto sconveniente e poi, una volta che ciò si renda di nuovo necessario, richiamarlo in vita dall’oblio per tutto il tempo che serva, negare l’esistenza di una realtà oggettiva e al tempo stesso prendere atto di quella stessa realtà che si nega”.
Alessandra Moretti
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Maggio 16th, 2014 Riccardo Fucile
“ERA CON DUE- TRE SENATORI PD E UN MINISTRO O SOTTOSEGRETARIO”
Lucio Barani è un craxiano dichiarato, nonchè orgoglioso, del gruppo autonomista, il Gal. È senatore.
Gira con un garofano all’occhiello e, in genere, visita i politici che finiscono in carcere.
L’ultimo è Primo Greganti, il Compagno G.
Ieri al Corsera, Barani ha rivelato di aver visto Greganti anche in Senato
Lei è l’avvistatore ufficiale del Compagno G.
Non credo di avere avuto un’allucinazione. Anche perchè non ero da solo, c’erano i miei collaboratori e tanti altri colleghi. Com’è possibile che l’abbia visto solo io…
Lei osserva e ricorda.
Domenica sono andato a trovarlo nel carcere di Opera, a Milano. Sono stato cinque minuti e gliel’ho detto: “Era meglio quando ci siamo visti al Senato”.
Greganti al Senato è come il Fantasma dell’Opera.
Era alla buvette. Pensi che a un certo punto è arrivato un senatore grillino e ha ordinato un caffè. Ricordo perfettamente la battuta di Greganti: “Ma allora voi lo prendete il caffè”. Ha capito il senso?
Sono uomini, non marziani. E magari fanno pure pipì.
Il Compagno G. era solo?
No
Chi c’era con lui?
Due o tre colleghi del Pd, sicuramente.
Non è preciso.
Guardi non è omertà , è la memoria che ha dei flash che vanno e vengono. Lì per lì non ci avevo fatto caso. Poi, dopo l’arresto, ho ricordato.
C’era Sposetti, l’ex tesoriere ds?
No. Sono amico di Ugo, ci rivolgiamo battute piccanti, ci avrei parlato. Poi la scena si è allargata.
In che senso?
A Greganti e ai senatori del Pd si è aggiunto qualcun altro.
Chi?
Un componente del governo. Un ministro o un sottosegretario, non lo escludo.
Lei semina indizi e allusioni. E non fa nomi.
La scena è questa: Greganti, due o tre senatori del Pd, un ministro o un sottosegretario. Non credo sia un reato parlare con Greganti
Non lo è, ma adesso il Compagno G. è come se non fosse mai esistito per il Pd. Perdipiù non lascia tracce in Senato.
Questo non vuol dire niente
Cosa?
La questione delle tracce.
Può spiegare?
Se io entro con un ospite questi lascia solo un documento, senza essere registrato. Diversamente se io telefono e dico che attendo una persona , il nome rimane scritto. Sono segretario di presidenza, so come funzionano gli ingressi qui.
Ergo, Greganti è entrato a Palazzo Madama con un senatore del Pd.
Esatto, ma se la volpe volesse nascondere qualcosa non credo si avvicinerebbe alla porta del cacciatore.
È una parabola craxiana?
È una riflessione che mi viene per dire che Greganti avrebbe potuto scegliere altri posti per i suoi incontri segreti. Se ha scelto di venire qui…
Tanto volpe non è.
Ecco.
Fabrizio d’Esposito
(da “il Fatto Quotidiano”)
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Maggio 16th, 2014 Riccardo Fucile
E IL MAGISTRATO ANTICORRUZIONE LANCIA UN MONITO SULL’EXPO: “POTERI SPECIALI O NON VADO IN GITA A MILANO”
Raffaele Cantone, il magistrato che Renzi ha scelto affinchè vigilasse sull’Expo dopo il recente scandalo degli appalti, si scaglia contro quelle che definisce “leggi spot”. «Quello che sta accadendo in Parlamento è un fatto gravissimo – dice il pm – si prova a legiferare sull’onda dell’emergenza e alla fine avremo l’ennesima legge spot».
Un duro monito che il presidente dell’Autorità anticorruzione sceglie di lanciare parlando a Napoli in occasione della cerimonia di chiusura del master di criminologia della Facoltà di Giurisprudenza della Federico II, a proposito del ddl Grasso, che verte su una materia «sulla quale bisognerebbe riuscire a trovare il giusto equilibrio».
Per il magistrato della Cassazione il provvedimento sarà comunque approvato perchè «ormai c’è un gruppo politico in grado di stabilire che quella legge dovrà passare, però non avrà alcuna efficacia sul piano concreto, perchè se non troviamo i meccanismi per individuare la corruzione possiamo fare delle mere manifestazioni di principio che non avranno effetto».
«È più facile l’antimafia dell’ anticorruzione perchè nel primo caso, a controlli approfonditi risultano infiltrazioni, mentre nel secondo caso è impossibile perchè c’è uno scambio alla pari” ha precisato Cantone.
Spesso «corrotto e corruttore non lasciamo elementi sintomatici. Sul piano penale era da investire su altri meccanismi – afferma – Sarebbe scandaloso usare degli agenti provocatori? Gli Stati Uniti lo fanno».
«Mai come in questo settore repressione e prevenzione vanno di pari passo – dice – oggi la politica di prevenzione e corruzione non hanno nulla a che vedere con la scoperta del fatto. Prevenire significa cercare elementi sintomatici, ma la corruzione a volte non c’è perchè soggetti implicato non lasciano sintomi”
Entrando nel merito, Cantone ricorda che si modifica “per l’ennesima volta la norma sulla concussione, si prova a intervenire sulla prescrizione e si pensa a un falso in bilancio che non ha alcuna efficacia nè efficienza”.
Mentre la norma sull’antiriciclaggio, “così come scritta in Senato, è inapplicabile perchè prevede che ci sia nocumento all’economia, meccanismo assolutamente vago”. La strada giusta, osserva, sarebbe quella di “occuparsi della corruzione quotidianamente e non quando si verificano fatti come quelli dell’Expo”.
Quanto all’Expo, su cui indaga anche la Corte dei Conti, il magistrato ripete la sua posizione, ribadendo la necessità di poteri speciali.
“Non ho intenzione di fare gite milanesi – continua – e allo stato dell’arte non c’è possibilità che l’Autorità si occupi delle vicende relative all’Expo”.
Il tema, aggiunge, è “provare a individuare poteri specifici transitori e che riguardino solo quell’evento. Questi poteri servono – conclude – e dovranno essere tali da lasciare indipendente l’Autorità “.
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Maggio 16th, 2014 Riccardo Fucile
IRREALISTICI I NUMERI DI RENZI, IN AUTUNNO C’E’ LA MANOVRA
Cominciamo coi fatti. 
Il Pil italiano nel primo trimestre 2014 ha già cumulato una variazione negativa dello 0,2%. Lo dice l’Istat.
Questo fa sballare tutti i conti su cui il governo ha basato la sua politica economica: il +0,8% inserito da Matteo Renzi e Pier Carlo Padoan nel loro Documento di economia e finanza (Def) rischia di essere solo un sogno e persino il +0,6% previsto dalla Commissione Ue sembra ottimistico.
L’istituto fondato da Romano Prodi, Nomisma, sostiene ad esempio che anche “scontando rialzi nei prossimi trimestri l’incremento del Pil nel 2014 è dello 0,2-03%”.
Insomma, almeno mezzo punto meno rispetto alle stime dell’esecutivo: ne consegue che anche gli altri numeri — rapporto deficit/Pil e debito/Pil su tutti — sono scritti sulla sabbia.
Il governo ieri ha fatto una sorta di gara a sminuire la cosa.
“Ovviamente il dato ci preoccupa, ma ci stimola a fare di più”, ha sostenuto ad esempio il sottosegretario all’Economia Giovanni Legnini: “Il rallentamento, come è noto, è su scala europea, il nostro paese ne ha risentito di più, ma è arbitrario e pretestuoso attribuire questa notizia al governo”.
Più colorito il viceministro Enrico Morando: “Colpa del governo? È un’evidente cazzata”.
Il punto, però, non è che sia colpa del governo, ma quanto questi numeri mettano in crisi il teatrino messo in piedi da Matteo Renzi in queste settimane: i 10 miliardi di euro l’anno di sgravi Irpef da confermare per il 2015 e estendere anche a incapienti e partite Iva, più un’operazione (finora un po’ fumosa) per aumentare le pensioni minime.
Il tutto condito col dogmatico rispetto dei vincoli di bilancio del Fiscal Compact accennato ancora ieri da Padoan via Twitter.
Troppa roba se il Pil italiano, alla fine, sarà mezzo punto meno di quello stimato: in quel caso servirebbe recuperare una cifra compresa tra i 4 e i 5 miliardi con tagli e/o tasse solo per rispettare gli impegni presi sul pareggio strutturale di bilancio.
Al momento, piuttosto che affrontare la realtà , al Tesoro e a palazzo Chigi preferiscono la vecchia cara rimozione e sembrano nutrire una fiducia messianica nei famosi 80 euro al mese in busta paga.
“Questo dato non è affatto sorprendente, il motivo per cui il governo ha accelerato è perchè sapeva che la crisi non era finita, ma il Paese sta reagendo, vediamo la tendenza della ripresa e abbiamo fiducia nelle misure che abbiamo messo in campo”, spande ottimismo Graziano Delrio, braccio destro di Renzi.
Sorridono al futuro pure al ministero dell’Economia: “Ci aspettiamo che il taglio dell’Irpef abbia un effetto positivo sull’andamento dell’economia con la ripresa dei consumi e, allo stesso tempo, siamo sicuri che, durante la presidenza italiana, l’Ue darà una svolta alle politiche per la crescita e l’occupazione”.
A parole, insomma, sono tutti rassicuranti, quando scrivono un po’ meno: secondo lo stesso governo infatti — lo si legge proprio nella relazione tecnica all’ultimo decreto — l’impatto degli sgravi Irpef da 80 euro al mese sulla crescita per il 2014 è zero.
C’è scritto proprio così: zero.
Anche il decreto lavoro appena approvato, in una crisi di domanda come la nostra, ha poche speranze di ottenere effetti, mentre vanno calcolati invece quelli dei tre miliardi di tagli di spesa pubblica previsti per quest’anno (2,1 miliardi dei quali di acquisti, cioè di domanda diretta alle imprese), che diventeranno addirittura 17 l’anno prossimo e 32 miliardi nel 2016.
“Bella domanda, ma non lo sappiamo”, hanno risposto tempo fa al ministero dell’Economia (eppure, applicando i moltiplicatori che usano tanto il Fmi di Carlo Cottarelli che l’Ocse di Padoan si saprebbe che si tratta di una manovra incredibilmente recessiva).
Insomma, passate le Europee, archiviati i dati del secondo trimestre, tra agosto e settembre il governo dovrà ufficializzare il fatto che i conti non tornano: è probabile, ammettono fonti di maggioranza, che con la Legge di Stabilità , a ottobre, arriverà la manovra correttiva per rimettere sul giusto binario il bilancio dello Stato.
Usare la leva della tassazione è escluso tanto per volontà politica che per le decine di mine già inglobate nei conti pubblici sotto forma di “clausole di salvaguardia” (dall’aumento delle accise a quello della fiscalità locale).
La cosa più probabile, insieme a un’accelerazione della spending review, è la vendita accelerata di pezzi del patrimonio pubblico (il decreto sulle società quotate è in arrivo), per mettere almeno una pezza sul 2014, Bruxelles permettendo.
Sempre che il Servizio Bilancio del Senato non abbia ragione sulle coperture degli 80 euro: la faccenda, a quel punto, si farebbe davvero complicata.
(da “Il Fatto Quotidiano”)
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Maggio 16th, 2014 Riccardo Fucile
BERLUSCONI ORA SPERA NEL SORPASSO DEI CINQUESTELLE O NEL TESTA A TESTA CON IL PD: “COSI’ RENZI DOVRA’ ALLARGARE LA MAGGIORANZA”
“Sta per saltare tutto per aria, se le proiezioni elettorali sono confermate dobbiamo tenerci pronti, anche a un ingresso al governo dopo il 25 maggio”. Silvio Berlusconi nelle ultime 24 ore romane, tra una intervista tv e l’altra, non ha fatto altro che rigirarsi tra le mani le tabelle dei sondaggi con gittata al rush finale della campagna.
C’è il dato da allarme rosso di Forza Italia, in trend nuovamente negativo dopo il ciclone Expo e Scajola (nonostante la maratona tv del leader), ma a stravolgere il quadro sarebbero i numeri altrettanto sorprendenti, raccontano, del M5s e del Pd.
Ai dirigenti che sono andati a trovarlo e a quelli sentiti, Berlusconi la spiega così: «Se c’è il sorpasso di Grillo su Renzi o se finiscono a un’incollatura, allora tutto sarà messo in discussione».
È lo scenario «fine di mondo» in cui spera di ribaltare l’eventuale disfatta personale (Fi sotto il 20) in un mezzo successo: il ritorno al governo.
«Renzi sarebbe costretto ad allargare la maggioranza, noi possiamo starci ma a quel punto le regole per le riforme le dettiamo noi» è la previsione luci e ombre che fa Berlusconi con lo stato maggiore.
E intanto, addio al ballottaggio nella legge elettorale.
Scenari da incubo per il presidente del Consiglio. Già il 6 maggio scorso, intervenendo a Radio Anch’io, il leader di Forza Italia non aveva escluso un ritorno al governo («Non escludo, per il bene del Paese, di stare tutti insieme »), pur smentendo poi la sortita.
Morbido nei confronti dell’esecutivo è stato ieri anche il braccio destro e capolista Giovanni Toti. «L’Italia ce la farà , ma il governo deve cambiare completamente ricetta – dice – noi siamo una opposizione responsabile e voteremo le riforme, se buone, come i provvedimenti economici». A cominciare proprio dal decreto sugli 80 euro.
Stamattina Berlusconi tornerà al centro anziani di Cesano Boscone, prima di tuffarsi nell’ultima settimana di campagna.
Il timore è che sia segnata da un’altra tegola: le immagini tv di Marcello Dell’Utri rimpatriato a giorni in manette (decide oggi il governo libanese, poi la palla passerà al ministro dell’Interno Alfano).
Uno dei temi sui quali continuerà a martellare è il presunto «golpe» del 2011, sul quale è tornato alla carica ieri mattina a Coffee Break su La7, replicando alla nota del Colle.
La decisione di dimettersi nel novembre 2011, spiega il leader forzista, «fu una scelta dettata dalla responsabilità , ma non certo libera» come sostenuto da Napolitano. Ecco perchè invoca anche lui, come i suoi, una «commissione parlamentare di inchiesta».
E rincara: tra gli officals europei che fecero pressioni perchè lasciasse il governo «ci sono alti livelli della burocrazia di Bruxelles stimolati da alcuni Stati ed è possibile che tra loro ci sia anche il presidente dell’Ecofin » butta lì con riferimento al vertice di allora, Jean Claude Junker, oggi candidato Ppe alla presidenza Ue.
Ripete come un tormentone che in Italia si voterà tra un anno, un anno e mezzo, e dice: «Io non sarò più leader ».
La figlia Marina allora?, gli chiedono intervistato a Telecamere? «Farò di tutto per dissuadere i miei figli dall’entrare nella politica che fa venir fuori il peggio degli uomini».
In mattinata si sfiora ma non si incontra con Angelino Alfano, che usciva da un’altra trasmissione negli studi La7.
Al contrario Nunzia De Girolamo, capogruppo Ncd, ospite anche lei in un altro piano, chiede e ottiene di poterlo raggiungere in camerino.
Carmelo Lopapa
(da “La Repubblica”)
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Maggio 16th, 2014 Riccardo Fucile
LA GUARDIA DI FINANZA DI MILANO HA LA PROVA IN UNA INTERCETTAZIONE… PIERO GRASSO CHIEDE A BRUTI LIBERATI LE DATE DEGLI INGRESSI
Se Palazzo Madama smentisce, la Finanza di Milano conferma e risolve il giallo della presenza di Primo
Greganti in Senato.
I militari, titolari dell’indagine sulla cupola degli appalti Expo 2015, sostengono che il compagno G, già condannato per Tangentopoli, si recasse in Parlamento ogni mercoledì.
Ma fanno di più: in un’annotazione messa agli atti svelano la pistola fumante in grado di risolvere il mistero. Per capire bisogna tornare al 19 febbraio scorso.
In quel momento il telefono dell’ex comunista è intercettato. Mancano due minuti alle undici di mattina. Greganti riceve una telefonata da Sergio Cattozzo, l’ex segretario generale ligure dell’Udc, ritenuto uno dei capi dell’associazione a delinquere ricostruita dai pm Claudio Gittardi e Antonio D’Alessio.
Si legge: “Cattozzo chiama Greganti per evidenziare che l’aereo per Roma (dove si sarebbero dovuti incontrare, ndr) ha accumulato due ore di ritardo”.
A quel punto, viene scritto, “Greganti dice di avere appena finito una riunione al Senato”. Non certo una millanteria. Tanto che, spiegano gli investigatori, “la cella di localizzazione a cui si appoggia il cellulare in uso allo stesso, a titolo di esempio, alle ore 10,58 è ubicata in via dei Cestari, nei pressi di corso Rinascimento/Palazzo Madama”.
Ieri il presidente del Senato Pietro Grasso ha chiesto al procuratore Bruti Liberati date e orari degli ingressi di Greganti. E così, mentre l’interrogatorio di Enrico Maltauro conferma l’esistenza della cupola, le informative della Finanza svelano nuovi contatti e particolari inediti.
Su tutti, la presenza di Greganti in Senato. Presenza della quale i vecchi amici del Pd non si sono mai accorti.
Oltre a questo, colpiscono i 25 mila euro di pensione all’anno che, stando alla dichiarazione dei redditi, sarebbero l’unica fonte di sussistenza di Greganti.
Poco, anzi pochissimo. E decisamente non credibile se solo si pensa che in un anno, lo stesso Maltauro ha dichiarato di aver versato alla cupola una maxi-stecca da 1,2 milioni di euro.
Un cortocircuito segnalato dalla stessa Finanza che, descrivendo la figura di Greganti, spiega: “Basta considerare, quale sintomatico punto di partenza, che le interrogazioni eseguite presso l’Anagrafe tributaria hanno evidenziato, quale unica fonte reddituale per le ultime tre annualità di imposta” dal 2009 al 2011 “redditi di pensione per un importo di circa 25 mila euro netti” all’anno e che “non risultano dichiarate altre tipologie di reddito”.
Non solo: Greganti non è intestatario di quote di società , nè di immobili. Tanto che il suo cellulare e la sua auto sono intestati al gruppo Seinco di cui sono socie le figlie. Ecco, allora, la conclusione dei militari per i quali il dato appare “oltremodo significativo” se lo si studia “alla luce delle considerazioni svolte circa la fervente attività di consulenze posta in essere da Greganti a fronte della totale insussistenza di qualsivoglia giustificazione formale delle dazioni percepite”.
Nel mazzettificio bipartisan così Greganti copre la parte del centrosinistra.
Tre mesi fa, infatti, a Roma vede Francesco Riccio ex tesoriere nazionale Ds. L’incontro viene registrato dalla Guardia di finanza.
Il resto, vale a dire il centrodestra, è competenza dell’ex dc Gianstefano Frigerio, anche lui vecchia conoscenza di Mani Pulite.
Perchè contatti e rapporti sono essenziali per gestire al meglio gli affari. E così i finanzieri, in un’altra annotazione, rivelano che nel 2013 Frigerio avrebbe preparato per Berlusconi un “elenco” di nomi di politici “essenziali, soprattutto se c’è una seduta alla Camera o al Senato”.
Si tratta di un’intercettazione con Cattozzo definita “molto importante”.
Scrive la Finanza: “Frigerio chiede a Cattozzo cosa farà adesso Gigi”. Il riferimento è all’ex senatore Luigi Grillo (arrestato).
A quel punto Cattozzo “dice che Gasparri e Quagliariello avevano portato a Berlusconi un elenco di sei nomi dove il primo dei sei era Gigi (Grillo) e il secondo era Bruno”.
Frigerio “dice che è lo stesso elenco che aveva fatto lui a Berlusconi e dice che gli aveva messo Gigi (Grillo) e Donato Bruno e poi aveva aggiunto la Casellati, Roberto Rosso che sono suoi amici”.
Frigerio poi specifica e dice che i primi due sono essenziali, soprattutto se c’è una seduta alla Camera o al Senato da fare, perchè sono quelli che hanno più mestiere”. Insomma, la cupola vuole tutto e soprattutto punta in alto.
Come dimostra l’intercettazione tra Cattozzo e Frigerio dove i due discutono di “un commissariamento” della Sogin e per questo intendono (senza riuscirci) agganciare l’attuale ministro dell’Ambiente e il portavoce del Pd Lorenzo Guerini, il quale, sentito dal Fatto, è stato categorico: “Mai visto e conosciuto questi personaggi”.
Davide Milosa
(da “Il Fatto Quotidiano”)
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Maggio 16th, 2014 Riccardo Fucile
IN CORSO L’INTERROGATORIO DELL’EX MINISTRO
E’ cominciato poco dopo le 10 nel carcere di Regina Coeli l’interrogatorio di Claudio Scajola: l’ex ministro dovrà difendersi di fronte ai pm di Reggio Calabria dall’accusa di aver favorito la latitanza dell’ex parlamentare del Pdl Amedeo Matacena e dalla contestazione più grave di concorso esterno in associazione mafiosa.
«Chiarirò tutto, non c’è neanche un indizio che possa collegarmi alla ‘ndrangheta», ha detto ai suoi legali Giorgio Perroni ed Elisabetta Busuito.
Ma le indiscrezioni assicurano che i magistrati siano pronti a contestargli nuovi elementi oltre alle circostanze elencate nell’ordinanza di arresto.
Il procuratore Federico Cafiero De Raho, il sostituto Giuseppe Lombardo e il sostituto nazionale antimafia Francesco Curcio paiono convinti che Scajola faccia parte di una rete più vasta di esponenti di Forza Italia e personaggi legati a quel partito che possa aver avuto un interesse economico e politico a favorire Matacena e i suoi referenti criminali.
Vincenzo Speziali il «mediatore» con i libanesi amico di Scajola era in contatto con Giampaolo Tarantini, l’imprenditore pugliese che portava le donne alle feste di Silvio Berlusconi.
Agli investigatori della Dia è stato affidato il compito di indagare sui partecipanti agli incontri organizzati da Matacena a bordo di uno yacht di 40 metri ormeggiato a Porto Venere intestato a una società di leasing.
Riunioni pianificate con Bruno Mafrici, consulente calabrese con studio in via Durini a Milano e già indagato nel filone d’inchiesta sull’ex tesoriere della Lega Francesco Belsito, accusato di riciclaggio aggravato per conto della cosca di ‘ndrangheta dei De Stefano.
Scajola dovrà chiarire gli affari che aveva avviato con lo stesso Matacena attraverso il legame stretto che aveva con la moglie Chiara Rizzo.
La donna, tuttora detenuta in Francia con l’accusa di aver messo in piedi un sistema di occultamento del patrimonio del marito attraverso intestazioni fittizie di società e di aver riciclato i proventi, potrebbe essere trasferita in Italia entro qualche giorno. Tracce di tutto questo sono già emerse da un primo esame del suo immenso archivio custodito a Villa Ninina, lussuosa dimora ligure, e negli studi di Milano e Roma.
Così come i rapporti con l’ex presidente libanese Amin Gemayel che si sarebbe impegnato ad aiutarlo per far spostare Matacena da Dubai a Beirut fornendogli anche un falso documento di identità .
(da “il Corriere della Sera”)
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Maggio 16th, 2014 Riccardo Fucile
CONDANNATO A SEI ANNI PER LO SCANDALO IMI-SIR, L’EX MINISTRO APPOGGIA NCD NEL CENTRO ITALIA
Scajola chi? Berlusconi ne parla come se dovesse frugare nei ricordi. Acqua passata, vorrebbe
convincerci.
Fa il paio con Dell’Utri: i due «da tempo non partecipano alla vita del partito», di qui i vuoti di memoria.
Ma c’è un terzo antico sodale che l’ex Cavaliere potrebbe tranquillamente aggiungere alla lista dei «desaparecidos»: Cesare Previti. Nemmeno lui interviene più alle riunioni forziste.
Tantomeno si fa vivo ad Arcore o a Palazzo Grazioli. E non solo «Cesarone» latita, ma l’intero mondo previtiano brilla per la propria assenza dalle adunanze forziste. L’altro ieri, ad esempio, Tajani ha riempito l’Hotel Parco dei Principi con signore inguainate e attempati esponenti del «generone» romano per la gioia di Berlusconi, che non si aspettava tutta quella gente disposta a sorbirsi le sue disgrazie.
Ma dell’ex ministro, ras della Roma «pariola», nemmeno l’ombra.
Trapela notizia che pure lui se n’è andato. Senza pubblici proclami, ha detto ciao a Forza Italia e al suo leader: ora gravita dalle parti di Alfano, dove la circostanza viene confermata, in verità con un certo pudore: Previti non è, specie in campagna elettorale, il miglior biglietto da visita per un partito che voglia puntare sulla legalità (6 anni di carcere incassati per la vicenda Imi-Sir, e uno «stage» ai servizi sociali per il «Lodo Mondadori»).
Però contano i fatti. E questi fatti documentano il nuovo traumatico congedo dal giro stretto berlusconiano dopo il licenziamento della storica segretaria Marinella, dopo l’addio tormentato del portavoce Bonaiuti, dopo lo strappo politicamente doloroso di Bondi.
Primo: già da novembre il cognato di Previti, onorevole Sammarco, si era unito alle «stampelle della sinistra» (amabile definizione che Berlusconi dà degli alfaniani).
La circostanza non sfuggì al «Foglio» e a Berlusconi medesimo.
Secondo, l’intero clan previtiano si sta battendo con molta energia per un’affermazione Ncd nel Centro Italia, dove capolista è la ministra Lorenzin. Terzo, nella fitta rete dei colloqui privati il capo-clan non lesina critiche anche severe al suo amico Silvio. Gli rimprovera errori da matita blu.
Anzitutto Previti contesta l’intera linea difensiva adottata da Ghedini e da Longo nei confronti del loro assistito: troppa inutile conflittualità coi magistrati che tanto, come si è visto, hanno il coltello dalla parte del manico.
Ciò detto, l’ex ministro della Difesa non vede un costrutto logico nella scelta di andare all’opposizione.
Al posto del Cav, lui mai si sarebbe sfilato dal governo Letta, avrebbe continuato a tenere le mani in pasta perchè contare poco (nella sua visione molto pragmatica) è sempre meglio che contare nulla.
Cose dette personalmente a Berlusconi nell’ultima rimpatriata, presente Dell’Utri, che risale a fine ottobre.
Non risulta che da allora si siano più confrontati. Oggi sarebbe impossibile, in quanto Previti è pregiudicato, dunque appartiene esattamente a quella categoria di soggetti che Berlusconi non deve frequentare, per ordine del Tribunale di sorveglianza.
Nel frattempo, le rispettive strade si sono separate.
Ugo Magri
(da “La Stampa”)
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Maggio 16th, 2014 Riccardo Fucile
MAI METTERE LIMITI ALLA PREVIDENZA
L’ingegnere Ivan Pescarin è il presidente dell’Aeg, la potente cooperativa dell’energia e del gas di Ivrea.
Giunto al dodicesimo anno di mandato e al settantanovesimo di età , si è chiesto se fosse il caso di cedere il passo alle nuove leve. E si è risposto di no. La forza fisica c’è, la voglia pure. Quanto all’esperienza, il suo punto debole, non può che crescere con il numero delle primavere. Perciò lo statuto in via di approvazione prevede che il presidente della società possa continuare a presiedere fino a novant’anni.
A quel punto si vedrà : perchè mettere limiti alla Provvidenza?
Accontentiamoci di averli messi alla Previdenza.
La novità è stata criticata da una parte minoritaria del consiglio di amministrazione. C’era da immaginarselo: i settantenni mordono il freno, avanzano pretese. Portate pazienza, ragazzi, arriverà anche il vostro turno.
L’importante è la salute: conservarla, intendo, in attesa del tempo delle responsabilità , che con il prolungamento dell’età media potrebbe slittare per voi al secondo secolo di vita.
Rimane intatto il dramma dell’adolescenza, la fase esistenziale più difficile, che ormai si estende dai sedici ai sessant’anni ed è contraddistinta da sbalzi d’umore, amori infelici, lavori precari. Sarà invece risolto a breve il problema del ricambio generazionale.
Nel giorno del suo centocinquantesimo compleanno, ritenendo esaurito il suo mandato, l’ingegnere Ivan Pescarin accetterà con un sospiro la presidenza onoraria.
Massimo Gramellini
(da “La Stampa“)
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