Gennaio 14th, 2015 Riccardo Fucile
“NO AGLI SPOCCHIOSI”… SULL’ITALICUM IL PROBLEMA RESTA IL PREMIO DI LISTA
Dal punto di vista renziano Berlusconi è un non problema.
Secondo il premier, il Cavaliere è pronto ad accettare qualunque candidato per il Quirinale purchè non rappresenti due dita negli occhi.
Non ha intenzione di incontrarlo subito perchè dargli la precedenza creerebbe malumori nel Pd, però (è sempre la vulgata renziana) i contatti ci sono, anche diretti, tanto è vero che i due si sarebbero sentiti al telefono per rammentarsi le reciproche promesse.
Sul versante berlusconiano hanno giudicato «improvvida» la presenza di Berlusconi oggi pomeriggio alla manifestazione forzista dei Club convocata nella periferia romana, in un istituto religioso, proprio lì dove si è celebrato l’estremo addio a Pino Daniele.
Il timore è che a Silvio possa scappare la frizione, appalesando i propri dubbi privati (che ci sono) sulla lealtà del premier.
Come se non bastasse stasera parlerà pure ai senatori azzurri tra i quali si annidano tanti fittiani (ormai una ventina) e personaggi sul piede di guerra in quanto difficilmente verranno rieletti: una arena infuocata, insomma.
Che tale resterà alla luce dei 4 emendamenti presentati ieri sera dall governo sulla legge elettorale.
I no di Forza Italia riguarderanno la soglia del 3%, che Berlusconi avrebbe voluto al 5 per strangolare i piccoli, il premio di maggioranza alla lista (FI lo esige alla coalizione) e la delega al governo per la definizione dei 100 collegi.
Il sì “azzurro” riguarderà invece tutte le altre materie su cui Fi è d’accordo, in particolare a Forza Italia per tenersi unita serve un candidato avvicinabile.
“No agli spocchiosi”.
Sull’Italicum il problema resta il premio di lista, la clausola di salvaguardia che fissa l’entrata in vigore dell’Italucim al 1 luglio del 2016.
Ciò nonostante stasera basta una battuta berlusconiana fuori posto a mandare all’aria il lavoro di mediatori che non poco hanno dovuto penare per venire a capo delle resistenze opposte dal capigruppo Brunetta e molto dovranno battersi per domare la truppa.
La grande incognita sono proprio i peones, gli stessi che sull’elezione dei giudici costituzionali hanno dato vita a una silenziosa rivolta silurando uno dopo l’altro, nel segreto dell’urna, tutti i candidati indicati dall’alto.
Con un accanimento speciale nei confronti di coloro che nonhanno mai messo piede in Parlamento.
«Uno di noi».
È del tutto escluso che il grande elettore medio berlusconiano possa votare, nonostante gli ordini di scuderia, per qualche giurista o economista che non conosce di persona, non gli risponde al telefono o si mostra altezzoso.
Confida uno dei più stretti collaboratori dell’ex Cav.: «In quel caso ci troveremmo a votarlo, se va bene, in 15 su 150. Nè basterebbe a imporlo un atto di fede o l’amicizia con Gianni Letta…».
La Mattina e Magri
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Gennaio 14th, 2015 Riccardo Fucile
IL POVERETTO E’ ASSURTO A DIMENSIONE NAZIONALE PERCHE’ I COMMENTATORI DI QUOTIDIANI AVEVANO BISOGNO DI QUALCUNO DISPOSTO A DIRE LE COSE CHE DICE SALVINI
Ciò che c’è da dire su Salvini è già stato detto, se non altro riportando negli anni le sue incredibili
dichiarazioni da parlamentare europeo.
È stato a lungo considerato un personaggio minore della banda della Lega, persino minore di Belsito (ricordate il tesoriere della Lega che investiva in Tanzania?).
Improvvisamente è assurto a dimensioni nazionali non a causa di una sua speciale svolta di vita e di attività politica.
Ma per una ricerca affannosa delle televisioni, dei talk show, e della parte spiritosa (e crescente) dei commentatori di quotidiani che avevano disperatamente bisogno di qualcuno disposto a dire le cose che dice Salvini.
Però l’improvvisa e forte esposizione del ragazzo Salvini gli ha giovato, e la Lega, nel vuoto in cui viviamo, con la saldatura sinistra-destra, l’invasione dei renziani (escluso, finora, solo il bollettino meteorologico) e dominatori della scena come Angelino Alfano, ha cominciato a crescere.
Infatti Salvini è sempre in onda, facendo credere che lo è perchè la Lega cresce.
Ma la Lega cresce perchè lui è in onda. E non perchè l’ha fatta risorgere la formidabile guida di Salvini.
C’è chi ci cascherà anche al momento del voto, data la ferrea disciplina del Pd che resta strenuamente fedele a Berlusconi.
E così il vero beneficiario del pasticcio che ha fatto fuori il partito dei lavoratori finisce per essere la peggiore aggregazione politica che l’Italia abbia conosciuto dal 1945, manipoli che tentano di spingere l’Italia a compiere due delitti: affogare i migranti (ci hanno già provato in grandi numeri, quando si utilizzavano per il respingimento in mare motovedette italiane affidate al comando di gente di Gheddafi).
E dichiarare guerra agli islamici, trasformando alcuni nuclei di nemici pericolosi in un universo (in Italia e nel mondo) di umiliati e offesi che diventano nemici per forza.
Ecco spiegato il fenomeno Salvini. Finisce per apparire autorevole grazie a stampa e tv (del resto, ricordate quando i quotidiani più seri trattavano il povero Bossi come il fatto nuovo della vita italiana?) e dà l’impressione a molti italiani abbandonati o disorientati, che sia nato un nuovo leader.
È triste, ma ancora una volta bisogna ripetere (però con tristezza) la famosa frase di Humphrey Bogart, ricordata da Eco nel suo ultimo romanzo “Numero Zero”: “È la stampa, bellezza. E tu non puoi farci niente.”
Furio Colombo
(da “il Fatto Quotidiano”)
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Gennaio 14th, 2015 Riccardo Fucile
L’EX MINISTRO GIOVANNNI: “CON LA STESSA SOMMA SI SAREBBE POTUTA AZZERARE LA POVERTA’ ASSOLUTA IN ITALIA”
Se non ci fosse stato l’eccidio di Parigi, le prime pagine dei giornali in questi giorni sarebbero andate al flop degli 80 euro, ora definitivamente certificato dall’Istat e ammesso dal ministero del Tesoro.
Il 9 gennaio l’Istituto di statistica ha pubblicato il documento “Reddito e risparmio delle famiglie e profitti delle società ”.
La parte importante è questa: tra il secondo e il terzo trimestre 2016 (cioè luglio-settembre confrontato con aprile-giugno) il reddito lordo delle famiglie è aumentato dell’1,8 per cento.
Grazie ai prezzi stabili o in calo, il potere d’acquisto (cioè il reddito al netto dell’inflazione) è salito addirittura dell’1,9.
Il merito è del bonus da 80 euro che Renzi ha fatto trovare in busta paga ai lavoratori dipendenti a reddito medio-basso da maggio.
Di quanto è aumentata la spesa per consumi finali, cioè la cosiddetta “domanda interna”? Zero. Anzi: “0,0”.
C’è un piccolo aumento dello 0,4 per cento tra terzo trimestre 2014 e terzo 2013, ma per definire un successo la scelta del governo l’aumento doveva essere rispetto ai mesi precedenti.
Qualche settimana fa, in un’intervista al Fatto, lo psicologo Paolo Legrenzi aveva spiegato bene il problema: in questa crisi gli italiani hanno visto ridursi i risparmi (crolli di Borsa), intaccati anche per compensare il calo dei redditi dovuti alla perdita di lavoro, e perfino le case hanno iniziato a scendere di valore.
Le ricerche sulla psicologia degli investitori dimostrano che le perdite sono percepite molto più dei guadagni.
Appena possibile, gli italiani hanno cercato di ricostruire quel cuscinetto di risparmi che considerano prioritario rispetto all’aumento dei consumi.
Il Tesoro, con un comunicato, non solo ammette questo meccanismo, ma specifica che “non sorprende”.
Si legge che “il ministro Padoan ha più volte sostenuto che le famiglie tendono a ricostruire lo stock di risparmio intaccato durante la crisi prima di riprendere il livello adeguato di consumi e investimenti”.
Ma se Padoan lo sapeva, perchè ha avallato una misura che costa 10 miliardi all’anno e il cui unico scopo (a parte far vincere le europee al Pd) è stimolare i consumi interni?
L’ex ministro Enrico Giovannini ha spiegato che con la somma spesa per il bonus da 80 euro si sarebbe potuta azzerare la povertà assoluta in Italia (la soglia varia dagli 820 euro per una persona nelle grandi città ai 549 del Sud), cioè permettere un livello di consumi dignitoso a chi oggi non può affrontarlo.
Magari l’impatto politico sarebbe stato minore, ma quello economico superiore: i poveri, per definizione, non possono risparmiare.
Renzi però ha scelto un’altra strada e Padoan, pur sapendo evidentemente che era sbagliata, ha applicato la scelta.
Stefano Feltri
(da “Il Fatto Quotidiano“)
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Gennaio 14th, 2015 Riccardo Fucile
LA SOCIETA’ DEL PADRE TIZIANO PASSATA ALLA MOGLIE E ALLE FIGLIE PER OTTENERE LA GARANZIA REGONALE, MA DOPO POCHI MESI VIENE TRASFERITA A GENOVA E VENDUTA
Una questione di famiglia. 
Non solo il padre Tiziano, ma anche la madre Laura Bovoli e le sorelle del premier Benedetta e Matilde hanno partecipato alla richiesta di garanzia che ha portato il ministero del Tesoro del governo guidato da Matteo a pagare un mutuo insoluto della società Chil Post, nel frattempo fallita.
E proprio grazie al coinvolgimento delle donne di casa la copertura è stata superiore del 20%.
Incrociando inoltre la documentazione della Regione relativa alla garanzia con gli atti della Procura di Genova — che ha indagato Tiziano Renzi per bancarotta fraudolenta — si scopre che madre e sorelle del premier lasciano la Chil Post per entrare nella Eventi 6 e con questa ricevere la parte sana della loro ex società , poi trasferita a Genova e ceduta
Andiamo con ordine.
Lo Stato nell’ottobre 2014 ha versato 236.803 euro dal fondo centrale di garanzia a Fidi Toscana, la finanziaria controllata dalla Regione creata nel febbraio 2009 per aiutare le aziende.
La società di casa Renzi aveva presentato domanda a Fidi come “pmi femminile” ottenendo la copertura dell’80% del mutuo stipulato con il Credito cooperativo di Pontassieve.
Il regolamento per accedere alla garanzia, infatti, all’articolo 4 specifica che il beneficio è rilasciato “per un importo massimo garantito non superiore al 60%” del finanziamento “elevabile all’80%” in caso di prestiti a “pmi femminili”.
Nel marzo 2009 la Chil Post ha tre soci: Laura Bovoli, Matilde e Benedetta Renzi.
A loro, infatti, aveva ceduto le proprie quote Tiziano.
Fidi Toscana accoglie la richiesta coprendo l’80% del finanziamento e lo comunica alla banca.
Il 22 luglio 2009 l’istituto di credito delibera il mutuo e appena una settimana dopo, il 29 luglio, le tre donne rivendono tutte le loro quote a Tiziano Renzi che ritorna a essere proprietario della società .
Una variazione dell’assetto societario che il padre del premier avrebbe dovuto comunicare a Fidi Toscana, come impone l’articolo 19 del regolamento sottoscritto dalla Chil, parte integrante dal decreto 266 del 2009 della Regione.
Ma tant’è: la società gode di ottima salute e farà sicuramente fronte al mutuo.
E di fatto viene pagato fino al novembre 2011 quando si registra la prima rata insoluta.
Ma la società nel frattempo ha subito una vera e propria rivoluzione.
L’8 ottobre 2010 cede quella che i magistrati di Genova indicano come “parte sana della società ” alla Chil Promozioni Srl (che dal 22 settembre 2011 cambierà nome in Eventi 6) di proprietà di Laura Bovoli, Benedetta e Matilde Renzi.
Auto, contratti in essere, il tfr di Matteo: circa due milioni di euro ceduti dietro corrispettivo di 3.878,67 euro.
Dopo sei giorni, il 14 ottobre 2010 Tiziano Renzi trasferisce la sede legale della società da Firenze a Genova, cambia lo statuto sociale, cede il ruolo di amministratore e vende la Chil Post, gravata da oltre due milioni di debiti, a Gianfranco Massone. Variazioni che a Fidi Toscana non vengono comunicate.
Eppure l’articolo 19 del regolamento impone ai “soggetti finanziatori, per ogni operazione ammessa, di comunicare le informazioni in loro possesso relative: all’assetto proprietario delle pmi; alle garanzie prestate a favore del soggetto finanziatore; alla titolarità del credito a seguito di cessioni”.
Mentre le pmi “beneficiarie della garanzia devono comunicare a Fidi ogni fatto ritenuto rilevante inerente all’operazione garantita, ivi comprese le informazioni di cui al presente articolo”.
Nonostante il fallimento della società e l’omissione delle comunicazioni, Fidi ha onorato il proprio impegno e ricevuto la contro garanzia da parte del Tesoro.
Oggi la vicenda arriva in aula regionale.
Il capogruppo di Fratelli d’Italia, Giovanni Donzelli, ha presentato un’interrogazione alla quale il governatore Enrico Rossi e la sua giunta dovranno dare risposta.
“Per molto meno hanno condannato altri per truffa”, dice al Fatto Donzelli.
“Finora potevamo considerare questa vicenda politicamente immorale, ma i nuovi documenti dicono chiaramente che l’azienda della famiglia Renzi non ha rispettato le regole previste per la garanzia dell’80% sul debito, che è stata concessa da Fidi perchè era un’azienda femminile e toscana. Invece, alla fine, il debito non è stato onorato e la garanzia è stata erogata e garantita nelle scorse settimane dal governo Renzi per un’azienda maschile e ligure. Non bisogna essere un esperto fiscalista per capire che questa vicenda è tutto meno che trasparente”.
Davide Vecchi
(da “il Fatto Quotidiano”)
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Gennaio 14th, 2015 Riccardo Fucile
IPOTESI DI REATO: “VIOLAZIONE DELLE NORME IN TEMA DI CANDIDATURA”… ACQUISITO UN FILMATO IN CUI UN POLITICO DI FORZA ITALIA AD ALBENGA AVREBBE PAGATO STRANIERI PER ANDARE A VOTARE
Le primarie Pd in Liguria finiscono sotto inchiesta.
La Procura di Savona ha aperto un fascicolo per violazione delle norme in materia di candidature. Mentre è atteso per venerdì il responso del collegio Garanti Pd sui casi di irregolarità segnalati da alcuni esponenti del Pd tra i quali lo sconfitto Sergio Cofferati.
I casi da esaminare sono circa 25 e riguardano diversi seggi.
Secondo Cofferati, che ha perso di soli tre mila voti sulla burlandian-renziana Raffaella Paita, in alcuni seggi ci sarebbe stato un afflusso anomalo di cinesi e marocchini. E a tal proposito ha sottolineato le percentuali “bulgare” riscontrate in alcune zone.
Il collegio dei garanti dovrebbe completare oggi, 14 gennaio, l’acquisizione dei documenti e l’esame preparatorio ma a causa di “impegni pregressi di alcuni componenti” del collegio, la riunione sarà aggiornata a venerdì.
Intanto però si è attivata la Procura.
L’ipotesi di reato è stata formulata a partire dalla testimonianza dell’ex sindaco di Albenga, Rosy Guarnieri, che sostiene di avere le prove di voti comprati. Secondo Guarnieri a pagare alcune persone, indirizzandone il voto, sarebbe stato un politico ex Forza Italia in virtù della promessa di un posto sicuro nella lista di Raffaella Paita, vincitrice delle primarie.
Ufficialmente il video che proverebbe le accuse sarebbe stato distrutto dalla stessa Guarnieri, ma altri sostengono che è stato consegnato all’autorità giudiziaria.
La procura avrebbe già individuato il politico che elargiva cinque euro a chi andava a votare: secondo l’ex sindaco avrebbe agito in base a un accordo con la Paita che gli avrebbe garantito un posto nel listino alle prossime regionali.
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Gennaio 14th, 2015 Riccardo Fucile
GRASSO SUPPLENTE CON PIENI POTERI… IL 29 GENNAIO INIZIANO LE VOTAZIONI
Giorgio Napolitano si è dimesso. Come annunciato nell’ultimo discorso di fine anno e negli ultimi
appuntamenti istituzionali, il presidente ha deciso di attendere la conclusione del semestre europeo di presidenza italiana per lasciare il Quirinale. L’addio è stato formalizzato in una lettera al presidente del Consiglio, Matteo Renzi, e ai due presidenti di Camera e Senato, Laura Boldrini e Pietro Grasso.
Quest’ultimo assumerà la supplenza con pieni poteri fino alla nomina del nuovo capo dello Stato.
IL COMUNICATO DEL QUIRINALE
Il presidente della Repubblica, Giorgio Napolitano, ha firmato questa mattina, alle ore 10.35, l’atto di dimissioni dalla carica. Il segretario Generale della Presidenza della Repubblica, Donato Marra, sta provvedendo a darne ufficiale comunicazione ai presidenti del Senato della Repubblica e della Camera dei Deputati e al presidente del Consiglio dei Ministri
Si apre quindi ufficialmente la corsa al Colle.
Laura Boldrini dovrà convocare la capigruppo durante la quale darà comunicazione delle dimissioni di Napolitano e, sentito il presidente del Senato, comunicherà la data di convocazione del Parlamento in seduta comune.
In seguito Boldrini andrà in Aula alla Camera per comunicare le dimissioni di Napolitano.
La data prevista per l’inizio delle votazioni è il 29 gennaio.
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Gennaio 14th, 2015 Riccardo Fucile
LA CORTE ACCETTA IL RINVIO MA HA CHIESTO IMPEGNO SCRITTO DEL NOSTRO GOVERNO: NULLA DI NUOVO SOTTO IL SOLE
Tre mesi di permanenza per motivi di salute.
La Corte suprema indiana ha concesso al fuciliere della Marina Massimiliano Latorre di restare in Italia per curarsi dopo l’intervento al cuore per un difetto congenito.
Le autorità di Nuova Delhi gli avevano concesso un primo permesso di quattro mesi per consentirgli di curarsi dopo che il marò era stato colpito da un ictus nell’agosto scorso.
Quella concessione era scaduta a mezzanotte del 12 gennaio. Poi il ricovero e l’intervento al Policlinico di San Donato Milanese.
La sezione numero 3 presieduta dal giudice Anil R.Dave, come riporta l’Ansa, ha disposto l’estensione del permesso dopo aver ascoltato la posizione del pubblico ministero indiano (additional solicitor general P.L. Narasimha) e dell’avvocato di Latorre, Soli Sarabjee.
La seduta è stata particolarmente breve poichè Narasimha ha consegnato alla Corte una lettera di istruzione da parte del governo indiano in cui si accettava la possibilità che il fuciliere continuasse la sua convalescenza in Italia per tre mesi. Contestualmente la Difesa ha presentato ai giudici una garanzia scritta firmato dall’ambasciatore d’Italia in India Daniele Mancini in cui c’è un impegno a rispettare la nuova scadenza fissata dalla Corte per il rientro.
“Una notizia positiva” dice il ministro degli Esteri Paolo Gentiloni, prima di partire per l’Etiopia, ricordando che si trattava di una “richiesta basata su ragioni umanitarie. Ora bisogna lavorare a una soluzione definitiva. È molto positivo che queste ragioni umanitarie siano state riconosciute anche dal rappresentante del governo indiano”. L’altro giorno c’era stato un inatteso rinvio sulla decisioni perchè il giudice che doveva esaminare l’istanza dei legali di Latorre aveva assegnato il caso ad un altro collega perchè aveva “già espresso riserve e fatto osservazioni su questo tema in passato”.
Il magistrato si riferiva a quando, il 16 dicembre scorso, gli furono presentate parallelamente due istanze in cui si chiedevano permessi per Latorre e Girone, che furono da lui severamente criticate, tanto da spingere gli avvocati a ritirarle immediatamente.
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Gennaio 14th, 2015 Riccardo Fucile
PADELLARO SPIEGA LA SCELTA DI PUBBLICARE CHARLIE HEBDO, TRA UNA PORTA BLINDATA E UNA PATTUGLIA DAVANTI AL PORTONE
“Sa qual è la cosa più bella di questa storia? È che io, il direttore, avevo mille dubbi se pubblicare o
meno il numero di Charlie Hebdo. Dubbi che però sono stati azzerati dall’entusiasmo e dal calore della mia redazione. Sono stati loro, i miei giornalisti, a voler dar voce anche in Italia a quel che resta dei disegnatori e redattori del giornale satirico”.
Sono le venti, poche ore prima della chiusura di una edizione che per il Fatto Quotidiano sarà storica.
Storica perchè avrà come inserto il nuovo numero di Charlie Hebdo: tre milioni di copie, stampate in cinque lingue, la risposta al massacro del 7 gennaio.
Il direttore Antonio Padellaro è indaffarato ma riesce molto gentilmente a trovare dieci minuti per parlare al telefono con l’HuffPost.
E a spiegare dubbi e timori che ancora lo accompagnano. “Non posso nasconderlo, tranquillo nei prossimi giorni non sarò. Però non ho paura. Il calore della mia redazione me l’ha fatta passare”.
Certo è che una prima conseguenza pratica nella vita di tutti i giorni dei colleghi del Fatto c’è già , anzi due: una porta blindata all’ingresso e una pattuglia di sorveglianza fissa davanti al portone.
Direttore, come è nata la decisione di pubblicare Charlie Hebdo?
È nata quasi naturalmente da una considerazione: è molto bello dire “Je suis Charlie” ma non basta, c’è bisogno di fare qualcosa di più concreto. E cosa c’è di più concreto per un giornale che farsi veicolo della libertà di espressione quando questa è in pericolo?
Ci dica la verità : sono tutti d’accordo? O c’è anche chi comprensibilmente ha dei dubbi?
L’unica persona che aveva dei dubbi ero io. Non nascondo che sono partito col freno a mano tirato. Prima di tutto ero perplesso su quello che stavamo per pubblicare. La decisione infatti doveva essere presa al buio, senza sapere il contenuto di articoli e vignette che la parte rimanente della redazione francese avrebbe fatto. Insomma, ci dovevamo fidare. E poi la sicurezza. Lascio l’ipocrisia ad altri: c’è sempre il rischio di emulatori, anche in Italia. E il direttore è sempre responsabile per le conseguenze delle scelte editoriali.
Quindi mi par di capire che lei non avrebbe pubblicato
Mi ha stupito la granitica compattezza della redazione: tutti mi hanno detto di andare avanti, un entusiasmo che mi ha travolto. A questo punto mi son detto: la decisione non può che essere giusta. I miei giornalisti sono stati più bravi del direttore.
E i dubbi sono caduti?
Quello sui contenuti è venuto meno oggi quando ho visto vignette ed editoriali e ho tirato un sospiro di sollievo. Si tratta di contenuti intelligenti, a partire dalla copertina. Perfida e ironica ma non greve o offensiva. Per quanto riguarda la sicurezza, è anche vero che un certo livello di rischio appartiene al mestiere. Non puoi fermarti. Ho vissuto gli anni di piombo al Corriere, è una lezione che mi porto dietro ancora oggi.
Lei parla di sicurezza. Da oggi però qualcosa è già cambiato al Fatto.
Sì, adesso abbiamo una porta blindata all’ingresso. In realtà è una cosa che dovevamo fare da un po’ di tempo, questa decisione ha accelerato i tempi. E poi una pattuglia di polizia in strada: il Viminale ci ha mandato degli agenti davanti al portone. Un deterrente che però ci fa piacere.
Tante altre testate, come Nyt, Bbc o Washington Post, hanno deciso invece di non pubblicare le vignette. Codardi?
Esistono sensibilità diverse, non ci sono eroi e vigliacchi. Quello che so è che noi alla fine noi pubblichiamo solamente per un motivo.
Quale?
Non si può zittire la libertà di espressione con i kalashnikov.
(da “Huffingtonpost“)
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Gennaio 14th, 2015 Riccardo Fucile
IN FRANCIA E’ GIA’ ESAURITO IN MOLTE EDICOLE
La tiratura del nuovo numero di Charlie Hebdo, uscito stamani a una settimana dalla strage che ne ha decimato la redazione, sarà aumentata a cinque da tre milioni di copie.
Lo ha annunciato il distributore del settimanale satirico francese dopo che la pubblicazione è andata esaurita in molte edicole francesi già nella prime ore della mattinata.
Sono moltissime le persone in fila davanti ai punti vendita. In Italia, il settimanale è uscito come inserto gratuito del Fatto Quotidiano.
Charlie Hebdo torna in edicola con Maometto in prima pagina che piange per gli attentati terroristici in Francia.
Una prima pagina che non è piaciuta a tutto il mondo musulmano: al Azhar, la prestigiosa istituzione dell’islam sunnita in Egitto, ha ammonito sul rischio che possa scatenare quei gruppi musulmani che ritengono blasfema la sola raffigurazione del profeta.
Una settimana dopo la strage compiuta dai fratelli Kouachi nella redazione del settimanale satirico, costata la vita a 12 persone, il giornale è uscito con una tiratura record di tre milioni di copie ed è stato tradotto in diverse lingue, tra cui l’arabo.
In prima pagina il profeta Maometto che mostra un cartello con su scritto “Je suis Charlie”, lo slogan adottato da milioni di persone in tutto il mondo dopo l’attacco di mercoledì scorso.
Secondo al Azhar, le vignette “non aiutano la coesistenza pacifica tra i popoli e ostacolano l’integrazione dei musulmani nelle società europee e occidentali”.
Anche l’autorità islamica egiziana, Dar al Ifta, ha denunciato la prima pagina di Charlie Hebdo come “una provocazione ingiustificata contro i sentimenti di 1,5 miliardo di musulmani”, aggiungendo che “questo numero porterà a una nuova ondata di odio nella società francese e occidentale”.
Parte del numero odierno di Charlie Hebdo sarà distribuita in Turchia insieme al quotidiano Cumhuriyet; in passato, diversi ministri turchi avevano denunciato le “provocazioni” del settimanale francese.
In Francia, le principali organizzazioni musulmane hanno invitato la comunità “a mantenere la calma” e “a rispettare la libertà di opinione”, mentre il più grande giornale satirico francese, le Canard Enchaà®nè, ha rivelato ieri di aver ricevuto minacce dopo il massacro a Charlie Hebdo.
(da “Huffingtonpost“)
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