Gennaio 18th, 2015 Riccardo Fucile
A RENZI NON INTERESSA SE LE CONSULTAZIONI INTERNE SONO TRUCCATE… VIGE LA REGOLA ORFINI: “HAI VISTO? IN PIEMONTE NIENTE CONDANNE”
“Ho parlato troppo presto? È già uscita la notizia?”. No, i garanti del Pd non avevano mai comunicato che la candidata ufficiale del partito in Liguria fosse la signora Paita. Anzi avevano appena registrato l’annullamento per brogli di 13 seggi alle primarie appena svoltesi.
Bruscolini per Matteo Renzi. Che non essendo Tafazzi, proprio così ha detto, ha avanzato la nomination prima che le verifiche fossero state concluse.
E raccomandato l’unità e tanti bei selfie alla candidata vittoriosa. Evviva! Ammesso che le verifiche fossero state serie le ha fatte passare per fasulle.
Come ha trasformato in bugiardo il suo proposito, almeno teoricamente sincero, di risanare il partito, liberarlo dagli impresentabili, restituirgli credibilità e un po’ di onore, qualunque latitudine fosse ad essere teatro di queste scene di malapolitica.
La reazione a Roma dopo l’inchiesta per Mafia Capitale
Altro giorno e altro Matteo. Giovedì sera in televisione Orfini, presidente del Pd rivolto a Marco Travaglio durante Servizio Pubblico: “Ha visto in Piemonte? Tutti assolti”.
L’ha pronunciata la parolina magica — assoluzione — con l’aria soddisfatta, con la malizia di chi dice, e adesso tiè.
Con l’animo di chi è convinto che se il fatto non costituisce reato smette di essere schifoso, inopportuno o eticamente riprovevole.
Semplicemente smette di esistere. Sono eventi frequenti di un fenomeno conosciuto come scambio di ruolo. Colui che si professa garantista attende come fosse Zeus la mano della Procura e si attiva solo se sente il tintinnìo di manette.
È la Procura che timbra il lasciapassare. E la soglia della buona creanza raggiunge quella della cella. Se la sopravanza è illecita. Ma se si ferma a un passo dalle sbarre diviene rispettabile, pulita, dunque potabile.
Infatti il primo Matteo, cioè Renzi, ha nominato un secondo Matteo, cioè Orfini, commissario alla ripulitura del Pd romano solo perchè il procuratore della Repubblica gli ha arrestato alcuni amici sostenitori tipo Buzzi, e rinviato a giudizio altri amici, consiglieri comunali di fascia alta.
Non si fosse mosso il dottor Pignatone, Orfini sarebbe ancora a giocherellare nel clubbino dei giovani turchi, la grandiosa corrente della sinistra che l’ha visto prima adagiarsi nella poltrona offertagli da Bersani al tempo della sua segreteria e oggi accettare, ma a malincuore!, lo scranno presidenziale del Pd predisposto da Renzi.
Un combattente, e si vede. Questa teoria illustra la prova inconfutabile dell’inesistenza della realtà se non è accompagnata dai Carabinieri.
Si deduce che tutti gli intrallazzi e le sporcizie e i traffici di tessere e di circoli di cui lo stesso Orfini dice di dover eliminare da Roma, non essendo fatti penalmente rilevanti, non esistono.
Ed è bellissimo, perchè effettivamente il mercimonio di tessere sarebbe un atto riprovevole solo se la Suprema Corte fosse chiamata a deliberarlo.
E qui di nuovo la conferma di una consapevolezza nuova dei socialisti del terzo millennio: le manette sono il sol dell’avvenire.
Questo è un Paese, pensate un po’, in cui la figlia di Silvio Berlusconi ha dovuto ricordare che la Costituzione impone a chi ha responsabilità di governo di comportarsi con onore, testimoniandolo in ogni atteggiamento sia privato che pubblico. Evidentemente anche questo articolo verrà emendato nella grande riforma costituzionale che dovrà modernizzare le Istituzioni.
Il Pd, oggi retto da garantisti non più ossessionati dalle Procure, avanza placido e tranquillo.
In Campania, per esempio, per la terza volta non si potranno svolgere le primarie. C’è mica un problema? I magistrati non hanno mosso un dito e la convinzione comune è che se non si terranno non lo alzeranno in futuro. Infatti silenzio.
Chi vorrà , trafficherà al momento opportuno e saranno fatti suoi. Siamo tutti garantisti, e Renzi garantirà presto il nome dell’unico candidato, scelto naturalmente da lui. Sarà Gennaro Migliore. Il nome dice tutto.
Più garanzia di così? Hanno rottamato anche la questione morale Siamo finalmente alla terza via agognata nel secolo scorso da Enrico Berlinguer. Entri, esci o stai di lato a seconda che la Digos abbia fatto visita in casa.
Tutto ciò che non è scritto nel certificato penale non esiste. Non esistono, per fare un ultimissimo esempio, le tangenti dell’Eni, perchè Scaroni le avrebbe confessate solo sotto voce a Corrado Passera e lui, altro gran garantista, non ci ha creduto e non ha neanche fiatato.
Antonello Caporale
(da “Il Fatto Quotidiano”)
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Gennaio 18th, 2015 Riccardo Fucile
RENZI E LA MODICA QUANTITA’
Le primarie del Pd in Liguria sono valide perchè i brogli scoperti riguardano “soltanto” 13 seggi e
mille voti, e la Paita ha superato Cofferati di 4mila.
Dunque chissenefrega se la Commissione di garanzia sta ancora facendo accertamenti e se due Procure (tra cui una antimafia) hanno appena iniziato a indagare.
L’ha detto Renzi: siccome il voto è truccato ma solo un po’, è tutto regolare, ha vinto la Burlanda, “il caso è chiuso” prim’ancora di aprirsi.
E pazienza se a Napoli nel 2011 lo stesso Pd annullò le primarie per appena 3 seggi contestati: sarà l’inflazione.
Ovvio che cinesi, nordafricani, ecuadoregni, alfanidi e scajoliani sono corsi a votare spontaneamente e disinteressatamente, spinti da una irrefrenabile sintonia programmatica, mica perchè li ha arruolati qualcuno.
La frode e l’evasione fiscale sono brutte bestie, ma sotto il 3% dell’imponibile diventano minuscoli errori, sviste innocenti.
Ora magari escludiamo la frode per non salvare B. e lasciamo la soglia solo per l’evasione, così salviamo tutti quelli come B..
Del resto mica si può pretendere che l’Eni si accorga di evadere fino a 419 milioni l’anno, Allianz 290, Siemens 226, Enel 216, Axa 187, Unicredit 130, Intesa 105, Generali 72, Snam 48, Poste 46, Unipol 42, Luxottica 28, Mediolanum 16, Telecom 16.
Con tutto quello che hanno da fare i nostri imprenditori-eroi.
E, già che ci siamo, depenalizziamo pure la “dichiarazione infedele” fino a 150mila euro (triplicando la soglia Tremonti, noto giustizialista), l’“omessa dichiarazione fraudolenta mediante artifici” fino a 30mila euro di imposta evasa e 1,5 milioni di imponibile sottratto al fisco o 5% di elementi attivi indicati, e le fatture false fino a 1000 euro.
Ok la lotta all’evasione, ma senza esagerare: evadere un po’ alla volta si può, anzi si deve, sennò dove li chiudiamo 11 milioni di evasori? Su con la vita, pensiamo alla salute.
E il falso in bilancio? Brutto, per carità : suona proprio male. Ma un trucchetto ogni tanto fa bene alla pelle.
Soglie di impunità anche lì. Quali? Inutile sforzare la fantasia, chè poi a Orlando viene l’ernia al cervello: copiamole da B., che ci aveva lavorato tanto.
Buon peso: chi trucca la contabilità sotto il 5% del risultato di esercizio o l’1% del patrimonio netto non si processa più, anzi magari lo premiamo, almeno finchè il falso in bilancio non diventa obbligatorio. Più sei ricco, più puoi rubare.
L’importante è farlo un po’ per volta, senza dare troppo nell’occhio.
Però poi — dirà qualche ingenuo — se ti beccano e ti condannano, non puoi più entrare in Parlamento. C’è la terribile Severino.
Sì, ma l’accesso è vietato solo oltre i 2 anni di pena: sotto, ingresso libero. Pregiudicati, ma solo un po’: averne!
Ora, fra l’altro, non saranno più neanche condannati: Orlando depenalizza 157 reati se commessi “in forma tenue”.
Oltre alle specialità della casa, ci son pure gli “atti di terrorismo con ordigni micidiali o esplosivi”, la “fabbricazione o detenzione di materie esplodenti”, l’“istigazione alla pedofilia” e l’“occultamento di cadavere”: se un terroristello fa esplodere una bombetta tenue tenue, o un eversorino fabbrica o detiene un esplosivetto, o un pedofiluccio molesta un bimbo lievemente, non è più reato.
Idem se uno paga o incassa una mazzettina, architetta una truffetta, occulta appena appena il cadavericchio di un nano.
Il riscatto ai terroristi? Poco, 6milioni non di più. Il favorito al Quirinale? Amato, già vice del pregiudicato latitante, ora candidato del pregiudicato ai servizi sociali. Lui però niente.
È la regola di Giolitti — “un sarto che deve tagliare un abito per un gobbo deve fare la gobba anche all’abito”- elevata all’ennesima potenza.
Siccome l’illegalità dilaga, combatterla è inutile: meglio legalizzarla in modica quantità , come per le droghe leggere, riabilitando le tanto vituperate demi-vièrges per le quali l’illibatezza è questione di centimetri.
Nella Prima Repubblica un ministro alzò il livello lecito di atrazina nell’acqua e un altro voleva arruolare i contrabbandieri nella Guardia di Finanza.
Però che strano: ci avevano detto che questa era la Terza, di Repubblica.
Marco Travaglio
(da “il Fatto Quotidiano“)
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Gennaio 18th, 2015 Riccardo Fucile
IL PD PERDE SEI PUNTI DALLE EUROPEE
Lo scenario politico ad inizio gennaio presenta alcuni interessanti cambiamenti rispetto non soltanto alle elezioni europee ma anche all’ultimo sondaggio sulle intenzioni di voto pubblicato da questo giornale a metà novembre.
Il Pd, pur mantenendo il primato, fa segnare una flessione sia rispetto alle europee (-6%) sia rispetto all’autunno (-3,5%) mentre la Lega risulta più che raddoppiata rispetto alla consultazione elettorale del maggio scorso. Va peraltro ricordato che nella sua storia ultraventennale la Lega ha già superato il 10% dei consensi in due occasioni (politiche 1996 e europee 2009).
Gli altri partiti si mantengono su livelli sostanzialmente stabili: il Movimento 5 Stelle si conferma la seconda forza politica nonostante i deludenti risultati alle elezioni regionali in Emilia-Romagna e in Calabria, l’espulsione dal movimento o la defezione di alcuni parlamentari e la nomina del direttorio che ha suscitato preoccupazione per un possibile disimpegno del leader e perplessità per il metodo adottato per la nomina. L’inchiesta Mafia capitale, tuttavia, consolida il posizionamento e la diversità del
movimento di Grillo rispetto ai partiti tradizionali.
Al terzo posto si conferma Forza Italia, in flessione rispetto alle europee, probabilmente indebolita dalle tensioni interne, dalle difficoltà nel definire una strategia politica e dall’ambivalenza nei confronti del governo (si colloca all’opposizione ma dialoga con Renzi per la definizione delle riforme istituzionali e l’elezione del presidente della Repubblica).
A seguire Ncd e Udc che sommati superano il 5%, Sel, sostanzialmente stabile, e in calo Fratelli d’Italia.
Anche il dato dell’astensione si mantiene stabile e riguarda un elettore su tre.
Le perdite del Pd sembrano essere sostanzialmente correlate a quelle aree che avevano aperto il credito a Renzi con le elezioni europee e adesso sono in parte rientrate.
In sostanza si tratta di tre segmenti: ceti professionalizzati che dopo aver investito sul premier, tendono a tornare nell’area di centrodestra (in particolare Forza Italia); i bassi titoli di studio, le persone di età medio/ alta, le casalinghe, da un lato più esposti alla crisi, dall’altro più delusi nelle attese (qualche volta messianiche) verso il governo, che si orientano maggiormente verso la destra (Lega e FdI); infine giovani e studenti.
Il Pd sembra quindi almeno in parte perdere il tratto di partito «pigliatutti» che era emerso con le elezioni europee.
La Lega evidenzia una capacità attrattiva molto trasversale, con la parziale eccezione dei ceti più scolarizzati e professionalizzati.
I sondaggi sulle intenzioni di voto inducono spesso a fare simulazioni per stimare il peso elettorale delle coalizioni.
Si tratta di un esercizio puramente teorico, dato che i comportamenti di voto possono variare in relazione alle alleanze e ai leader che le guidano.
Ad esempio non è affatto scontato che Forza Italia, Lega, Ncd-Udc e Fratelli d’Italia si possano alleare (appare infatti difficile trovare un denominatore comune tra forze politiche molto più distanti oggi che in passato) e riescano a definire un leader senza scontentare una parte dell’elettorato di provenienza dei singoli partiti alleati.
Pur con queste riserve, sulla base dei dati del sondaggio odierno il centrosinistra (Pd e Sel) prevale sul centrodestra «allargato» di poco più del 2%.
E il governo? La flessione di consenso registrata tra settembre e dicembre sembra essersi stabilizzata.
Le vicende avvenute a cavallo del nuovo anno non hanno inciso particolarmente: il clamore suscitato dal decreto fiscale e dal sospetto di aver voluto favorire Berlusconi non ha penalizzato l’esecutivo e l’attentato parigino sebbene abbia suscitato grande emozione nel nostro Paese non ha determinato la crescita di consenso per il governo e per le istituzioni che solitamente accompagna gli eventi drammatici.
In questi mesi è la crisi economica a guidare le opinioni. L’inversione di tendenza nella popolarità del governo dipenderà più dall’andamento dell’economia che dalle pur auspicate riforme istituzionali o dalla scelta del nuovo presidente della Repubblica.
Nando Pagnoncelli
(da “il Corriere della Sera“)
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Gennaio 18th, 2015 Riccardo Fucile
LA PARTITA NON E’ CHIUSA: LO SBOCCO GIUDIZIARIO PUO’ CAMBIARE TUTTO…E I FEDELISSIMI PREPARANO LA CONTROFFENSIVA
“Ai cittadini che mi hanno votato dico che non me ne vado. Resto qui a lottare per cambiare le cose. Un’altra storia si può scrivere”.
E’ la promessa con la quale Sergio Cofferati ha apposto il sigillo alla sua decisione di lasciare il Partito democratico che con altri 44 esponenti politici di diversa ispirazione aveva contribuito a fondare.
Nessuna fuga in avanti, nessuna adesione ad un altro partito o alle liste civiche delle quali si parla da giorni.
“Un passo alla volta” è il motto dell’ex segretario della Cgil, l’uomo che nel 2003 portò due milioni di italiani al Circo Massimo in difesa dell’articolo 18 che Berlusconi voleva cancellare e che Renzi adesso è riuscito a manomettere.
Lo strappo è di per sè già abbastanza profondo e doloroso, non è il caso di condurre una battaglia a tuttocampo contro un partito che resta pur sempre la casa nella quale Cofferati e altri come lui hanno svolto attività politica.
Tuttavia il dissenso è insanabile.
Per dirla con Carlo Repetti, ex direttore del teatro Stabile e fraterno amico di Cofferati, “le primarie sono state una vicenda senza vergogna. Mi chiedo come le avrebbe commentate, se fosse vivo, Enrico Berlinguer che della questione morale aveva fatto la propria bandiera”.
Cofferati per ora proseguirà la propria carriera a Bruxelles e a Strasburgo (era stato eletto nel Nord-Ovest) e darà vita ad una fondazione culturale a sostegno delle sue tesi politiche.
Ma l’obiettivo di tornare in pista non è affatto uscito dal suo orizzonte politico. Cofferati ritiene ci siano margini per tornare in corsa per la Regione, anche a prescindere dagli aspetti politici, estremamente gravi, sollevati dalle primarie.
Ovvero la partecipazione conclamata al voto del centrodestra e persino di ex fascisti non pentiti come Eugenio Minasso, che hanno indirizzato la vittoria verso Raffaella Paita.
Nonchè le troppe ombre che hanno percorso la consultazione elettorale, i gruppi di stranieri condotti al seggio e retribuiti cash, le irregolarità riscontrate qua e là , ben oltre i 13 seggi cancellati, secondo Cofferati.
“Lunedì riceverò le motivazioni con le quali la Commissione di garanzia del partito ha cancellato il risultato di 13 seggi — ha detto — Sarà mia cura trasmettere gli atti alla Procura della Repubblica. Non spetta alla commissione di garanzia rilevare eventuali aspetti penali, tocca alla magistratura penale e mi auguro che lo faccia”.
L’ex sindaco di Bologna quindi non considera affatto chiusa la partita.
Ritiene che l’”inquinamento” del voto alla Primarie, così lo definisce, possa trovare uno sbocco giudiziario tale da sovvertire il risultato acquisito da Raffaella Paita, peraltro già benedetto pubblicamente dal segretario Matteo Renzi.
Si è già attivata la Procura della repubblica di Savona che ha acquisito documentazione sul voto di Albenga, dove Paita ha ottenuto 1300 dei 1600 voti espressi una percentuale bulgare mai riscontrata prima.
Mentre la Dda di Genova indaga sul voto della sezione di Certosa, quartiere ad alta densità di immigrati siciliani da Riesi, in alcuni casi ritenuti vicini alle cosche mafiose.
Non sarà solo nell’attraversata del deserto che si è spalancato davanti alla sinistra del partito.
In sala c’erano gli esponenti liguri che lo accompagneranno in questa avventura a sinistra.
L’europarlamentare Renata Briano, ex assessore della giunta Burlando spedita a Bruxelles anche per divergenze politiche col governatore.
Luca Pastorino, deputato e sindaco di Bogliasco, già fedelissimo di Burlando, civatiano. La mette giù dura, Pastorino: “In Federazione ci sono parecchi pompieri ma a questo punto è giusto dare anche qualche schiaffo. E prendere atto di come si sono messe le cose”.
C’era anche Ezio Armando Capurro, eletto in Regione nel listino di Burlando, ma difficilmente omologabile alla sinistra.
Andrea Ranieri, ex senatore, ex sindacalista, ex assessore della giunta Vincenzi, spezzino come Paita, racconta dei mal di pancia della Direzione Nazionale del partito di venerdì: “Il ministro Roberta Pinotti ha detto che le contestazioni si erano concluse per 8 a 5 come se nelle 13 sezioni contestate in cui il voto è stato annullato (riducendo lo scarto fra i due a tremila voti, ndr) fossero emerse irregolarità a carico di entrambi i candidati. Non è così. La commissione ha annullato quei voti perchè Cofferati aveva segnalato le irregolarità della rivale”.
Figlio di un comandante partigiano, Ranieri interpreta perfettamente i sentimenti che — al di là delle divergenza politiche — hanno provocato la scissione.
Ranieri predica prudenza. “Abbiamo di fronte l’elezione del presidente della Repubblica. Dobbiamo evitare passi falsi”.
La consegna dunque è chiara. Nessun colpo di testa. Restare vigili e attendere il momento buono per uscire tutti allo scoperto.
Solo allora scoccherà l’ora delle alleanze.
A sinistra, ovviamente.
Renzo Parodi
(da “il Fatto Quotidiano”)
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