Gennaio 20th, 2015 Riccardo Fucile
I VERBALI DEI GARANTI CHE HANNO ANNULLATO IL VOTO IN 13 SEGGI PER VIOLAZIONI PALESI… E SONO SOLO I CASI EVIDENTI
E’ arrivato il verbale dei Garanti che hanno deciso di annullare i voti di 13 seggi della regione. 
C’è chi ha fotografato la scheda nell’urna; chi accompagnava stranieri che neppure conoscevano l’italiano e pagava per loro i due euro necessari per votare; chi ancora addirittura minacciava i votanti e voleva verificare come avessero votato perchè “non voglio farmi prendere in giro”.
Alle primarie del Pd in Liguria è successo anche questo.
Le segnalazioni avanzate da Sergio Cofferati alla commissione dei garanti sono state tutte verificate confrontando i verbali dei seggi e ascoltando le testimonianza degli elettori.
Tredici sono stati i seggi in cui le votazioni sono state annullate. L’ufficio stampa del Pd Liguria ha diffuso i verbali dei garanti.
A cominciare dall’analisi sul seggio 8 di La Spezia, quello dove un gruppetto di cinesi si è presentato per votare.
E’ stato accertato che un interprete “spiegava ai soggetti non italiani quello che dovevano fare e provvedeva per loro a versare i due euro dovuti”.
Lo stesso seggio dove un elettore ha scattato la foto alla scheda.
E poi c’è stata “l’interferenza” o il voto di persone del centrodestra, uno dei motivi principali invocati dai Garanti per giustificare l’annullamento delle votazioni nei tredici dei 29 seggi contestati.
Nel seggio di Lavagna una elettrice ha dichiarato che qualcuno gli ha donato gli euro necessari per votare prima di entrare nel seggio.
O nel seggio di Santo Stefano al Mare dove i garanti hanno annullano il voto perchè “una scrutatrice ha lamentato la presenza di un assessore comunale di Pompeiana che “chiedeva ripetutamente l’elenco dei votanti per verificare che tutte le persone da lui mandate a votare lo avessero fatto, aggiungendo che in caso contrario avrebbe dovuto ‘saldare i conti e non voleva essere preso in giro'”.
Simili pressioni anche nel seggio di Moconesi dove il voto è stato annullato perchè “persone estranee al seggio, appartenenti a liste contrapposte al centrosinistra, addirittura minacciavano i votanti”.
Tra i seggi dichiarati nulli anche quello Deiva Marina, nello spezzino, a causa del “voto di persone esponenti di lista di centrodestra” che “risulta dal verbale del seggio, così come risulta che da alcuni veniva data indicazione esplicita di voto all’interno del seggio” riscontrando quindi un “tentativo di condizionamento”; i seggi di Millesimo e di Lavagnola, entrambi nel savonese, dove “alcuni votanti non hanno versato il contributo, non avendo quindi diritto al voto”.
Il Collegio ha riscontrato anche altre irregolarità come la presenza di schede non vidimate all’interno delle urne: nel seggio di Sarzana 48-San Lazzaro (“nell’urna sono state poste 72 schede non vidimate”), nel seggio di Badalucco, nell’imperiese, (“25 schede non vidimate nell’urna prima dell’ora prevista per l’apertura del seggio”) e in quello di Perinaldo, sempre nell’estremo ponente ligure (“risultano non vidimate 12 schede tra quelle scrutinate”).
(da “La Repubblica”)
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Gennaio 20th, 2015 Riccardo Fucile
ALTRO CHE “CHI PERDE NON SCAPPA VIA CON IL PALLONE” RIVOLTO A COFFERATI: NON HAI NEANCHE LE PALLE PER PRENDERE LE DISTANZE DA UN VOTO CONDIZIONATO DALLA CRIMINALITA’ ORGANIZZATA ?… ACCUSI COFFERATI DI NON DIMETTERSI DAL PARLAMENTO EUROPEO: PERCHE’ NON LO DICI A MIGLIORE CHE, ELETTO IN SEL, HAI ACCOLTO A BRACCIA APERTE NEL PD?
Siamo tra i pochi a destra che hanno sempre ritenuto Renzi un cialtrone, sia per le idee che rappresenta, sia per i poteri forti che l’hanno portato alla segreteria del Pd, sia per l’intemerata gaglioffaggine del personaggio: cinico, senza valori, narcisista, spudorato.
Solo una sinistra che mira esclusivamente al potere e alle poltrone poteva generare un soggetto del genere: in altri tempi non gli avrebbero nemmeno dato la tessera e lo avrebbero scaraventato giù dalle scale della sezione.
Ha vinto le primarie perchè il popolo della sinistra, eternamente perdente, si è affidata a un venditore di pentole e di illusioni, e perchè palesemente aiutato dal popolo della destra borghese che ha devoluto due euro per far vincere la brutta copia del loro amato cavaliere disarcionato dal palo della lap dance.
Ma quello che è avvenuto in Liguria e che abbiamo potuto seguire da vicino va ben oltre, anche se non tutti hanno afferrato l’iter degli eventi.
E dato che il popolo di centrodestra in parte segue distrattamente le vicende altrui, in parte non capisce mai una mazza, di fronte a una contesa tra “un vecchio arnese della Cgil” e una “cheselatiradafiga” a chi potevano andare le simpatie del moderato elettore di area?
Ma le cose non stanno così, forse tra un paio di mesi lo capiranno anche i rincoglioniti che pullulano a destra.
“Non è che se uno perde va via col pallone”: così, poche ore fa, Renzi, a Quinta Colonna, ha liquidato il clamoroso addio di Sergio Cofferati al partito, in polemica con il “silenzio” che ha circondato le irregolarità durante le primarie liguri vinte dall’ex assessore regionale Raffaella Paita.
Ma Renzi dimentica un piccolo dettaglio: Cofferati non ha perso una partita regolare, ma un incontro truccato su cui stanno indagando due procure e la Direzione distrettuale antimafia, una partita dove qualcuno ha giocato sporco comprando arbitri e guardialinee, giocando in tredici contro undici, facendo giocare atleti di altre squadre, facendo entrare in campo “uomini di panza”.
Si chiama “voto condizionato dalla criminalità organizzata”, si chiama ‘ndrangheta quello su cui stanno indagando, capito “boccaperta” ?
E quando in Tv ti rammarichi perchè “è spiacevole che si cerchi di buttare all’aria il sistema”, a quale sistema ti riferisci ? A quello mafioso?
E’ quello che Cofferati avrebbe dovuto difendere e non denunciare?
E ancora quando affermi ” se aveva problemi sui valori poteva dirlo sei mesi prima quando l’ho candidato alle Europee”. intendi dire che Cofferati avrebbe dovuto sottoscrivere un impegno di collaborazione con la ‘ndrangheta?
E quando lo inviti a dimettersi dal parlamento europeo viene naturale risponderti: perchè non lo chiedi prima a Migliore, eletto con Sel e che hai accolto a braccia aperte nel Pd, tanto da essere il candidato “renziano” per le primarie in Campania?
O la coerenza vale solo per gli altri e mai per te e i tuoi compagni di merende?
Caro Renzi, capisco che ti sembri strano, ma non tutti a destra sono disposti a farsi prendere per il culo.
Quanto a quelli di sinistra sono problemi loro, magari a loro piace.
Baciamo le mani.
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Gennaio 19th, 2015 Riccardo Fucile
BERLUSCONI HA INCONTRATO ALFANO PER STANARE RENZI: L’IDEA DI UNA ROSA DI NOMI TRA CUI AMATO E CASINI
È con un “patto” di unità d’azione con Angelino Alfano che Silvio Berlusconi entrerà a palazzo
Chigi alle nove per aprire la trattativa sul Quirinale con Matteo Renzi.
E offrire il grande scambio tra il sostegno totale a tutto il pacchetto di riforme, compresa la legge elettorale e un candidato “moderato” che offra garanzie al centrodestra.
Da scegliere all’interno di una “rosa”.
È questo il “prezzo” che il premier deve pagare per il sostegno (da parte del centrodestra) a quelle riforme sgradite a un pezzo del suo partito.
E per non avere problemi sul Quirinale: un candidato concordato prima con Berlusconi. Già , prima.
E c’è nel timing della girandola di incontri tutto il programma della trattativa sul Colle. Prima Berlusconi vede Alfano.
Poi, a nome di tutto il centrodestra vede Renzi. Il quale, solo per ultimo incontra Bersani: “Un’agenda che la dice lunga — sussurra un big della minoranza Pd — perchè di fatto prima c’è il Nazareno, poi il Nazareno incontra Bersani”.
E all’incontro con Renzi, l’ex premier si presenta con la forza dei numeri.
Per questo, dopo mesi di lontananza e freddezza, Silvio Berlusconi e Angelino Alfano si incontrano nella Prefettura di Milano con le rispettive delegazioni.
Assieme, i due partiti contano ben 250 grandi elettori. Da un lato ci sono Lorenzo Cesa, Maurizio Lupi e Gaetano Quagliariello per Area Popolare.
Dall’altro Niccolò Ghedini e Giovanni Toti per Forza Italia.
Scelta che in parecchi hanno letto come un modo per non coinvolgere Renato Brunetta, i cui rapporti con Berlusconi negli ultimi giorni vengono catalogati alla voce: “pessimi”.
Alla fine dell’incontro è affidato alle dichiarazioni di Alfano il senso del patto e di una strategia comune: “Con Berlusconi abbiamo deciso di unire le forze del Ppe per condividere la scelta di un candidato presidente della Repubblica di area moderata e non del Pd”.
Parole pesanti, che non solo sanciscono la riconciliazione tra Berlusconi e Alfano, ma che danno a Berlusconi più potere contrattuale nel rapporto con Renzi.
Chi ha sentito l’ex premier in giornata spiega: “A questo punto col patto tra Forza Italia e Area popolare, Renzi non ha più i numeri per eleggere un capo dello Stato a maggioranza ed è costretto a trattare. È finita la fase dei due forni in cui usava ora noi, ora Alfano. Ora o scopre le carte e concorda un nome o noi ricompattiamo l’area moderata e andiamo con un nostro come”
Ed è successo qualcosa, nella testa di Silvio Berlusconi, passato dal Nazareno acritico al Nazareno muscolare.
Ecco, al netto delle rassicurazioni di Verdini sulla buona fede di Renzi, ad Arcore è l’ora del sospetto verso l’inquilino di palazzo Chigi.
L’ex premier sente tutto il peso di una partita in cui “Matteo” pare il Milan dei bei tempi, d’attacco e in ogni gioco del campo, con gli altri che tentato qualche contropiede.
Nasce da qui l’idea di cambiare schema, dal momento che Forza Italia e Area Popolare, unite, contano quasi 250 grandi elettori.
E di mettere da parte mesi di attacchi, lotte, incomprensioni, urla al tradimento.
L’ex Cavaliere e il suo ex delfino sanno che la partita del Quirinale non si gioca nè con i sentimenti nè con i risentimenti, ma soprattutto con i numeri.
L’obiettivo di Renzi, come gli ha detto più volte Alfano, anche in un incontro a dicembre riservatissimo, è tenerli divisi, in modo da trattare, sempre, da una posizione di forza.
Per questo l’ex premier si è convinto a mettersi a giocare pure lui con due forni, lasciando a Verdini il pane del Nazareno e al tempo stesso facendo vedere che può fare fronte comune con Alfano.
E allora, eccola la strategia dei due forni dell’ex Cavaliere e dell’ex delfino. Formalmente, come ha spiegato Alfano al temine dell’incontro, il centrodestra sosterrà un candidato moderato.
Ma è un modo per “stanare” Renzi.
Se il premier si mostrerà aperto alla trattativa la proposta vera di Berlusconi è una “rosa di nomi” tra cui scegliere.
Sennò il centrodestra si voterà il suo: “Se non ce la presenta lui – dice un azzurro vicino al dossier – la presentiamo noi, ma un confronto sui nomi prima del 28 ci deve essere”.
Già dal lavoro preliminare filtra che nella “rosa” ci saranno i nomi di Giuliano Amato e di Pier Ferdinando Casini, prima scelta di Alfano che attorno a Pier sogna la ricomposizione dell’area moderata all’ombra del Quirinale, quel famoso Ppe in Italia che non riuscì, di fatto, a costruire nella sostanza da segretario dell’allora Pdl.
Chissà . Questo riguarda il futuro. Il presente, per dirla con un Ncd di peso, “è che finalmente non si muove solo Renzi, ma anche gli altri”.
(da “Huffingtonpost”)
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Gennaio 19th, 2015 Riccardo Fucile
RENZI INFURIATO: “SIETE UN PARTITO DENTRO AL PARTITO”
“Siamo una trentina e se il governo non fa marcia indietro sui capilista bloccati non votiamo l’Italicum”. “Non sono sotto il ricatto di nessuno”.
Matteo Renzi contro la minoranza Pd, nuovo capitolo.
L’ultimo scontro tra il premier e la frangia dei cosiddetti “dissidenti” si consuma in Senato, durante l’assemblea di gruppo in vista dell’approdo in Aula della legge elettorale.
Da una parte Miguel Gotor, firmatario di un emendamento in cui si riduce la quota dei “nominati” previsti dal testo del governo.
Dall’altra il presidente del Consiglio, già alle prese con l’ennesimo movimento tellurico registrato all’interno del Partito Democratico, scosso nei giorni scorsi dal polemico addio di Sergio Cofferati, che ha lasciato il partito sbattendo la porta dopo il caso dei brogli nelle primarie in Liguria.
Il modo in cui si sono salutati pochi minuti prima dell’inizio dell’assemblea faceva presagire l’arrivo della tempesta: “Saluto il mio nemico preferito“, sorrideva teso Renzi stringendo la mano al bersaniano.
Ma la bufera era nell’aria da giorni.
Il 13 gennaio 37 senatori dem, tra cui alcuni della maggioranza interna, presentavano una proposta di modifica che prevede le preferenze per tutti i candidati nei collegi, e dei listini bloccati su base regionale in cui verrebbero eletti il 30% dei deputati. L’emendamento ha come primo firmatario il bersaniano Gotor, che il giorno successivo lanciava il primo avvertimento: “La permanenza nella legge elettorale dei capilista bloccati impedirebbe di votare” la riforma.
Il motivo: con i capilista bloccati, le preferenze varrebbero solo per il partito che vince l’elezione e ottiene il premio di maggioranza, mentre gli altri partiti eleggerebbero solo i capilista bloccati.
La conseguenza sarebbe, ha aggiunto Gotor, che il 60% dei deputati sarebbero “nominati da tre-quattro grandi nominatori”.
“Per quanto mi riguarda, posso affermare che non voterò l’Italicum” se questo aspetto dell’Italicum resterà invariato”, rincarava la dose il 17 gennaio.
L’ultimo avvertimento arriva pochi minuti prima dell’assemblea in Senato: “Vedremo quello che dirà Renzi, ma se mai non avremmo nessuna difficoltà a votare l’emendamento”.
Quanti sono i dissidenti questa volta? “Siamo una trentina del Pd, ma poi in aula si vedrà . Renzi ha concesso tutto a tutti — prosegue Gotor con i cronisti — il diritto veto a Forza Italia, al Nuovo Centrodestra il 3%, al Movimento 5 Stelle tra la vendita di un tappeto e un altro ha prospettato qualcosa, ignora solo un terzo dei senatori del Pd. Renzi ha fatto il giro delle sette Chiese e non si è fermato alla parrocchia del Pd di cui dovrebbe essere il curato”.
La risposta di Matteo Renzi non si fa attendere. Ed è durissima: “Siamo di fronte a una battaglia delicatissima: non ci sono alternative all’Italicum. Sia chiaro: io cerco accordi con tutti fino all’ultimo, ma non sono sotto ricatto di nessuno”, ha detto il premier ai senatori Pd durante l’assemblea.
Quindi si è rivolto al firmatario dell’emendamento: “Caro Gotor, le tue parole di oggi contro di me sono ingiuste e ingenerose. Non si può usare un gruppo minoritario come un partito nel partito”.
“Vi do disponibilità a discutere fino all’ultimo, rimandiamo l’inizio del voto a domani pomeriggio. Ma domani si chiude”, ha detto ancora il premier proponendo di tornare a vedersi martedì alle 12 con un conseguente slittamento dell’avvio del voto in aula al Senato “per evitare rotture” ma ha sottolineato con decisione che “adesso dobbiamo decidere e chiudere, se no c’è il Consultellum“.
Proprio in chiusura di assemblea arriva il contro-avvertimento: “Domani alle 12″ si decide “la linea del partito e basta. Diversamente non si va contro il Pd, ma certamente contro la sua segreteria. Atto stupefacente a una settimana dall’elezione del presidente della Repubblica“.
(da “il Fatto Quotidiano”)
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Gennaio 19th, 2015 Riccardo Fucile
IL SUO CURRICULUM E’ COSTELLATO DA FLOP: DA ITALO ALLA POLTRONA FRAU, PASSANDO PER GLI APPALTI DI ITALIA ’90
Matteo Renzi vuole Luca Cordero di Montezemolo come consigliere strategico per l’attrazione
degli investimenti in Italia e la promozione del made in Italy.
A scriverlo è il Corriere della Sera, secondo cui il presidente del Consiglio, che martedì presenterà un decreto con norme per favorire gli investimenti nella Penisola di grandi gruppi e fondi sovrani stranieri, intende chiedere all’ex presidente di Fiat e Ferrari nonchè di Confindustria, di fare da “punto di riferimento e raccordo con il mondo imprenditoriale e finanziario italiano ed estero”.
Una decisione che, se confermata, promette di suscitare non poche polemiche.
Perchè, al contrario dell’ex numero uno di Luxottica Andrea Guerra, nominato a dicembre consulente economico personale di Renzi, Montezemolo siede ancora oggi su molte poltrone di peso.
E’ presidente della nuova Alitalia Sai post fusione con Etihad, di cui proprio oggi è in corso il primo consiglio di amministrazione, fondatore e azionista di maggioranza di Ntv, la società dei treni ad alta velocità Italo, vicepresidente di Unicredit e azionista del fondo lussemburghese di private equity Charme Investments.
Ed è pure il lizza per il comitato promotore delle Olimpiadi 2024, a cui Renzi ha deciso di candidare Roma.
Di conseguenza il conflitto di interessi, se diventasse consigliere del premier, sarebbe una certezza più che un rischio.
Ma a far sorgere più di un interrogativo sull’opportunità della nomina è soprattutto il bilancio dei vari affari e interessi del manager defenestrato in settembre da Sergio Marchionne (con una liquidazione da quasi 27 milioni di euro).
Infatti, anche lasciando da parte gli insuccessi della casa di Maranello in Formula 1 e la fallimentare parentesi politica con Italia Futura, i suoi business non godono affatto di buona salute.
La Ntv, fondata con il patron di Tod’s Diego Della Valle, Gianni Punzo e Giuseppe Sciarrone per fare concorrenza ai Frecciarossa, è affossata dai debiti e ha annunciato 248 esuberi, pari al 25% dei dipendenti, confermati nonostante l’Autorità dei trasporti le abbia accordato uno “sconto” del 37% sulla tariffa per l’uso della rete ad alta velocità .
Veniamo a Charme, fondo specializzato in investimenti nel lusso, controllato da Montezemolo e dal figlio Matteo attraverso Charme management e partecipato anche da Della Valle e dal presidente e amministratore delegato di Technogym Nerio Alessandri.
Gli esiti di quest’avventura imprenditoriale rappresentano un pessimo biglietto da visita per colui che Renzi vorrebbe come consigliere in virtù del suo curriculum da “alfiere del made in Italy”: poco meno di un anno fa, infatti, il fondo ha ceduto il glorioso marchio Poltrona Frau, a cui fanno capo anche Cassina e Cappellini, agli americani di Haworth, incassando una plusvalenza di oltre 160 milioni.
E ha venduto pure il produttore di scatole nere Octo Telematics, passato ai russi di Renova.
A fine 2013 era invece stata messa in liquidazione un’altra partecipata, la società del cachemire Ballantyne
Guardando al passato, poi, nel cv di Montezemolo spiccano il flop dell’acquisizione di Carolco Pictures da parte di Rcs Video, di cui a inizio anni 90 era amministratore delegato, la disastrosa quotazione in Borsa del gruppo Sole 24 Ore e la debacle degli appalti per Italia 90.
Dallo stadio Delle Alpi a Torino — nel frattempo demolito per far posto al Juventus Stadium — alla ristrutturazione dell’Olimpico di Roma e del Dall’Ara di Bologna, i costi delle opere lievitarono in media, stando alla relazione presentata dall’allora ministro delle Aree urbane Carmelo Conte, dell’84 per cento rispetto al budget previsto.
Per non parlare di sprechi come quello dell’Air terminal di Ostiense, che dopo la fine del campionato mondiale è rimasto abbandonato per oltre 20 anni prima di essere recuperato come sede di Eataly e, per coincidenza, stazione di partenza dei treni Italo.
(da “il Fatto Quotidiano”)
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Gennaio 19th, 2015 Riccardo Fucile
E SU VIA BELLERIO SCENTOLA LA BANDIERA DELLA CGIL: LA PROTESTA DEI 71 LAVORATORI
“Siamo diventati invisibili, dei fantasmi che lavoravano in via Bellerio”: i dipendenti della sede milanese della Lega Nord scrivono a parlamentari e consiglieri regionali leghisti del Carroccio per informarli — come se non ne fossero a conoscenza — della loro situazione lavorativa.
Nella mail inviata a 60 contatti, che ilfattoquotidiano.it ha potuto leggere, i lavoratori definiscono “la procedura di licenziamento collettivo è arrivata come un fulmine a ciel sereno. Fino a qualche mese prima Salvini ci aveva più volte personalmente rassicurato sul fatto che nessun dipendente sarebbe stato licenziato”.
Il riferimento è alla manifestazione contro “Mare Nostrum” che ha riempito piazza Duomo il 18 ottobre.
Bandiere e striscioni come ai tempi d’oro di Pontida e una macchina organizzativa per cui i 71 dipendenti del partito erano essenziali e non andavano ‘allarmati’.
Solo dopo, il segretario federale della Lega, incassati gli applausi sul palco, ha iniziato a lamentare i primi problemi legati allo stop al finanziamento pubblico ai partiti e alla liquidità del movimento.
“Ogni porta ci è stata improvvisamente sbarrata, dopo aver — nel caso di molti di noi — vissuto con i dirigenti del partito oltre 20 anni, fianco a fianco — scrivono i dipendenti — Nessuno rispondeva alle nostre domande, nessuno ci riceveva, nessuno ci parlava”. Insomma, la solitudine del militante-dipendente leghista sta tutta in queste ultime parole.
Alcuni di loro si sono tesserati anche a Cgil, Cisl e Uil, ed è il sindacato di Susanna Camusso a riscuotere più successo in via Bellerio.
E così da qualche giorno, le bandiere della Triplice (come li chiamano anche in via Bellerio) sventolano a fianco di quella della Lega Nord.
I dipendenti della principale sede del partito danno così il benvenuto ai simpatizzanti che entrano a chiedere informazioni sulla Lega o ai lavoratori che bussano alla porta di Salvini.
Come gli esodati delle principali aziende milanesi che lunedì scorso si sono trovati inaspettatamente il presidio dei dipendenti del Carroccio, che accusano il partito di “avere gestito l’intera vicenda con scarsa umanità e sensibilità ”.
L’appuntamento decisivo è tra due giorni, quando sindacati e vertici della Lega si confronteranno al ministero.
L’appello ai parlamentari leghisti è comunque alla pacificazione: “Abbiamo pochissimo tempo per provare a ricomporre la frattura e tornare a far regnare l’armonia in quella che tutti noi abbiamo sempre considerato qualcosa di molto simile a una Famiglia”.
Lo scrivono con la “f” maiuscola, perchè in fin dei conti —e Bossi insegna — nella Lega la ‘famiglia’ ha sempre contato tanto.
Francesca Martelli
(da “il Fatto Quotidiano”)
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Gennaio 19th, 2015 Riccardo Fucile
SARANNO MEMORIZZATI PER TRE ANNI DATI E SPOSTAMENTI DI CHI VIAGGIA IN AEREO
L’Europa si americanizza, e la privacy cede il passo alla sicurezza. 
Così entro il 2015, questo è l’obbiettivo più realistico, entrerà in vigore la nuova normativa europea sul pnr, il personal number record, la “scheda” individuale di ogni passeggero che le compagnie aeree dal momento in cui entrerà in vigore dovranno mettere a disposizione delle forze dell’ordine.
Il pnr, per capire la portata della novità , raccoglie tutti i dati relativi al passeggero e può dunque dire moltissimo della sua storia e della sua personalità .
Oltre all’anagrafica (nome, cognome, indirizzo ecc) e alle informazioni di viaggio (data, luogo di partenza e destinazione) raccoglie elementi personali potenzialmente “sensibili”, come le preferenze sul pasto consumato a bordo (da cui si potrebbero desumere informazioni di tipo religioso), eventuali esigenze sanitarie o semplicemente il metodo di pagamento del biglietto.
Dati che correttamente analizzati e incrociati tra di loro potrebbero essere molto utili sia per la prevenzione sia per le eventuali indagini.
Se li avessero avuti a disposizione, i servizi segreti francesi avrebbero potuto comprendere il pericolo che la Francia stava per correre, leggendolo attraverso gli spostamenti in Yemen e in Siria dei fratelli Said e Cherif Kouachi, gli autori del blitz al Charlie Hebdo ( 12 morti).
Negli Stati Uniti, una normativa molto simile era entrata in vigore dopo gli attacchi alle torri gemelle.
Ma anche in Canada e Australia ci sono leggi del genere.
Nel 2013 la commissione Libertà civili del Parlamento europeo aveva bocciato, per una manciata di voti, una proposta di direttiva del 2011.
Da allora il dibattito sul punto è molto acceso e a fine agosto è intervenuto il consiglio europeo invitando il parlamento a concludere i lavori. La procedura sembrava comunque destinata rimanere a lungo nella palude burocratica
Il nuovo picco della lotta al terrorismo ha di colpo sbloccato tutto.
Dopo l’incontro dei ministri dell’Interno europei a Place Beauvau la scorsa settimana, i contatti tra i vari Stati e il parlamento si sono intensificati e le parti sono arrivate a un accordo di massima.
Accordo che si regge sul compromesso intorno al tempo di conservazione dei dati. La direttiva, nella sua stesura originaria, parla di cinque anni.
Nella forma in cui dovrebbe essere approvata, saranno solo tre. La rivoluzione è comunque storica.
L’Europa rinuncia a un valore che, almeno fino ai fatti di Parigi, aveva ritenuto inviolabile: la privacy dei cittadini.
«La disputa tra sicurezza e privacy – è la posizione del ministro del’Interno Angelino Alfano, da sempre un grande sostenitore dell’utilità di questa legge – è un conflitto tipico di questo tempo. In passato c’è stata una tutela molto accentuata della privacy. In questo momento occorre valutare molto bene il tema della sicurezza».
Il prossimo passaggio è l’incontro tra i ministri dell’Interno e della Giustizia, il 29 gennaio a Riga. L’ordine del giorno è già stato modificato per inserire anche il tema del pnr. Poi si dovrebbe passare a una fase più operativa
La Francia, ovviamente la maggiore interessata, ha già dichiarato di avere pronta la piattaforma tecnologica per la raccolta, l’analisi, la condivisione e la conservazione delle informazioni.
Del resto, dicono da Parigi, non c’è tempo da perdere.
Come dimostrano anche i numeri elencati ieri dal ministro Alfano. I foreign fighters sono un problema continentale.
Il dato parla di un numero compreso tra i tre e i 5mila combattenti partiti dall’Europa per gli scenari di guerra mediorientali.Partiti ed, eventualmente, pronti a tornare, e a rappresentare un pericolo reale e imprevedibile.
In Italia, dove l’allerta è stata elevata al massimo grado, il numero è teoricamente più gestibile: si parla di 59 persone (nell’ultima rilevazione il dato era 53) che sono transitate passando per l’Italia.
Cinque di questi sono italiani di nascita.
Marco Mensurati
(da “La Repubblica”)
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Gennaio 19th, 2015 Riccardo Fucile
PRESENTATO A BENEVENTO “POPOLARI DEL SUD”
Clemente Mastella ci riprova con un nuovo partito: i Popolari del sud.
Dopo le indiscrezioni circolate per settimane l’ex ministro della Giustizia ha presentato il suo movimento politico con il quale è pronto a partecipare alle elezioni regionali di maggio in Campania, a sostegno del candidato governatore di Fi, Stefano Caldoro, quindi all’interno del centrodestra.
Nell’arco di un ventennio l’ex Guardasigilli ha messo la firma alla fondazione di cinque partiti. Infatti, attraversare la Seconda Repubblica seguendo le tracce di Mastella significa passare dal Ccd (Centro cristiano democratico) al Cdr (Cristiani democratici per la Repubblica), dall’Udr (Unione democratica per la Repubblica) all’Udeur (Unione dei democratici europei).
Un continuo pellegrinaggio tra centro, destra e sinistra.
E per finire l’ultima creatura, i Popolari del Sud. Perchè oggi “si avverte l’esigenza di un partito territoriale che dialoghi con la gente e che rappresenti un punto di riferimento certo nella crisi dei partiti”.
Sabato a Benevento, nella sede del nuovo partito c’erano la moglie Sandra Lonardo, l’assessore regionale al Commercio e all’artigianato Vittorio Fucci, l’ex eurodeputato di Forza Italia Giuseppe Gargani, più una quindicina di sindaci del Sannio che lo seguono in ogni suo spostamento.
Ci teneva un sacco, Mastella, a presentare il nuovo progetto politico.
Per lui fare politica è tessere rapporti, costruire alleanze, allacciare nuove amicizie. E “mai stare fermi”. Non perdendo di vista la realtà locale: “Prima che ai mercati internazionali — ha giurato in più occasioni — io guardo alle realtà locali”.
Da Ceppoloni fino a Roma la carriera politica di Clemente Mastella accompagna le sorti della Prima e della Seconda Repubblica.
Il battesimo della prima creatura, il Ccd, risale al collasso della Prima Repubblica, ed è un contenitore che traghetta gli ex democristiani verso la galassia di Silvio Berlusconi.
Dura pochissimo, però, la liason con Pierferdinando Casini, anche lui fondatore del Ccd. Perchè nell’aprile del 1998 Mastella si propone come socio-fondatore della nuova creatura di Francesco Cossiga, l’Udr, lo stesso che trascinerà , per la prima volta nella storia della Repubblica italiana, un ex comunista come Massimo D’Alema a Palazzo Chigi.
Nasce così l’Udr, “un soggetto politico autonomo, di centro, alternativo alla sinistra di governo e distinto e distante dalla destra”.
Memorabile fu il suo racconto all’indomani della scissione dall’amico Casini: “Ho fatto una cosa incredibile: ho isolato Casini, ci uniremo al Cdu e ora quello che rimane è solo un piccolo striminzito Ccd”.
Dopo circa un anno il progetto iniziale si trasforma in Udeur (Unione democratici per l’Europa) che diventa una sorta di vagone per scontenti, sempre di matrice democristiana, nel lungo convoglio dell’Ulivo prima, e dell’Unione dopo.
I voti raggranellati nelle regioni del sud consentiranno all’Udeur di essere l’ago della bilancio dell’ultimo governo di Romano Prodi.
Il quale, anche in virtù dei numeri risicati in Parlamento, gli affiderà il ministero della Giustizia.
Ma nel bel mezzo dell’esperienza da Guardasigilli Mastella viene travolto da un’inchiesta giudiziaria che porta alla sua uscita di scena e alla fine del governo Prodi. A questo punto quale strada gli rimane?
Ritornare fra le braccia di Silvio Berlusconi, il quale lo premierà con un seggio a Strasburgo in quota Pdl.
Ma con il centrodestra i rapporti non sono idilliaci. Dunque, matura l’idea di fondare un nuovo partito: i Popolari del sud.
E chissà se l’ultima creatura di Clemente Mastella non serva a compiere l’ennesima piroetta della carriera.
Giuseppe Alberto Falci
(da “il Fatto Quotidiano”)
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Gennaio 19th, 2015 Riccardo Fucile
L’INVIATO DE “LA STAMPA” PRIGIONIERO PER 5 MESI IN SIRIA: “L’ENORME ARSENALE MILITARE PROVIENE DA ARABIA SAUDITA E QATAR, ALTRO CHE RISCATTI”
“L’unica cosa che mi interessa sono le vittime. Le vittime sono innocenti per definizione e
hanno il diritto di ricevere e accettare la mano che viene loro tesa”.
Lo ha detto, a proposito delle polemiche sorte intorno alla liberazione di Greta e Vanessa, l’inviato de La Stampa Domenico Quirico, liberato nel settembre 2013 dopo 5 mesi di prigionia in Siria.
“Trovo del tutto osceno, anzi immorale – ha aggiunto a margine di un incontro con esponenti Kurdi – assimilare la vita umana, anche solo come concetto se si vuole proprio fare i filosofi, al denaro, al soldo”.
E circa il fatto che gli ipotetici pagamenti di riscatti, vadano ad arricchire i terroristi, Quirico ha aggiunto: “l’enorme arsenale militare che l’Isis ha ormai a disposizione, non l’hanno certo pagato con i soldi dei riscatti, ci sono Paesi dai nomi ben riconosciuti come Arabia Saudita e Qatar che li armano e per svariate ragioni. E’ da lì che l’Occidente deve partire”.
(da “Huffingtonpost“)
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