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GARANTISTI DA PRIMARIE: SENZA MANETTE E’ TUTTO OK

Gennaio 18th, 2015 Riccardo Fucile

A RENZI NON INTERESSA SE LE CONSULTAZIONI INTERNE SONO TRUCCATE… VIGE LA REGOLA ORFINI: “HAI VISTO? IN PIEMONTE NIENTE CONDANNE”

“Ho parlato troppo presto? È già  uscita la notizia?”. No, i garanti del Pd non avevano mai comunicato che la candidata ufficiale del partito in Liguria fosse la signora Paita. Anzi avevano appena registrato l’annullamento per brogli di 13 seggi alle primarie appena svoltesi.
Bruscolini per Matteo Renzi. Che non essendo Tafazzi, proprio così ha detto, ha avanzato la nomination prima che le verifiche fossero state concluse.
E raccomandato l’unità  e tanti bei selfie alla candidata vittoriosa. Evviva!     Ammesso che le verifiche fossero state serie le ha fatte passare per fasulle.
Come ha trasformato in bugiardo il suo proposito, almeno teoricamente sincero, di risanare il partito, liberarlo dagli impresentabili, restituirgli credibilità  e un po’ di onore, qualunque latitudine fosse ad essere teatro di queste scene di malapolitica.
La reazione a Roma dopo     l’inchiesta per Mafia Capitale
Altro giorno e altro Matteo. Giovedì sera in televisione Orfini, presidente del Pd rivolto a Marco Travaglio durante Servizio Pubblico: “Ha visto in Piemonte? Tutti assolti”.
L’ha pronunciata la parolina magica — assoluzione — con l’aria soddisfatta, con la malizia di chi dice, e adesso tiè.
Con l’animo di chi è convinto che se il fatto non costituisce reato smette di essere schifoso, inopportuno o eticamente riprovevole.
Semplicemente smette di esistere.     Sono eventi frequenti di un fenomeno conosciuto come scambio di ruolo. Colui che si professa garantista attende come fosse Zeus la mano della Procura e si attiva solo se sente il tintinnìo di manette.
È la Procura che timbra il lasciapassare. E la soglia della buona creanza raggiunge quella della cella. Se la sopravanza è illecita. Ma se si ferma a un passo dalle sbarre diviene rispettabile, pulita, dunque potabile.
Infatti il primo Matteo, cioè Renzi, ha nominato un secondo Matteo, cioè Orfini, commissario alla ripulitura del Pd romano solo perchè il procuratore della Repubblica gli ha arrestato alcuni amici sostenitori tipo Buzzi, e rinviato a giudizio altri amici, consiglieri comunali di fascia alta.
Non si fosse mosso il dottor Pignatone, Orfini sarebbe ancora a giocherellare nel clubbino dei giovani turchi, la grandiosa corrente della sinistra che l’ha visto prima adagiarsi nella poltrona offertagli da Bersani al tempo della sua segreteria e oggi accettare, ma a malincuore!, lo scranno presidenziale del Pd predisposto da Renzi.
Un combattente, e si vede. Questa teoria illustra la prova inconfutabile dell’inesistenza della realtà  se non è accompagnata dai Carabinieri.
Si deduce che tutti gli intrallazzi e le sporcizie e i traffici di tessere e di circoli di cui lo stesso Orfini dice di dover eliminare da Roma, non essendo fatti penalmente rilevanti, non esistono.
Ed è bellissimo, perchè effettivamente il mercimonio di tessere sarebbe un atto riprovevole solo se la Suprema Corte fosse chiamata a deliberarlo.
E qui di nuovo la conferma di una consapevolezza nuova dei socialisti del terzo millennio: le manette sono il sol dell’avvenire.
Questo è un Paese, pensate un po’, in cui la figlia di Silvio Berlusconi ha dovuto ricordare che la Costituzione impone a chi ha responsabilità  di governo di comportarsi con onore, testimoniandolo in ogni atteggiamento sia privato che pubblico. Evidentemente anche questo articolo verrà  emendato nella grande riforma costituzionale che dovrà  modernizzare le Istituzioni.
Il Pd, oggi retto da garantisti non più ossessionati dalle Procure, avanza placido e tranquillo.
In Campania, per esempio, per la terza volta non si potranno svolgere le primarie. C’è mica un problema? I magistrati non hanno mosso un dito e la convinzione comune è che se non si terranno non lo alzeranno in futuro. Infatti silenzio.
Chi vorrà , trafficherà  al momento opportuno e saranno fatti suoi. Siamo tutti garantisti, e Renzi garantirà  presto il nome dell’unico candidato, scelto naturalmente da lui. Sarà  Gennaro Migliore. Il nome dice tutto.
Più garanzia di così? Hanno rottamato anche     la questione morale   Siamo finalmente alla terza via agognata nel secolo scorso da Enrico Berlinguer. Entri, esci o stai di lato a seconda che la Digos abbia fatto visita in casa.
Tutto ciò che non è scritto nel certificato penale non esiste. Non esistono, per fare un ultimissimo esempio, le tangenti dell’Eni, perchè Scaroni le avrebbe confessate solo sotto voce a Corrado Passera e lui, altro gran garantista, non ci ha creduto e non ha neanche fiatato.

Antonello Caporale
(da “Il Fatto Quotidiano”)

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JE SUIS DEMI-VIÈRGE

Gennaio 18th, 2015 Riccardo Fucile

RENZI E LA MODICA QUANTITA’

Le primarie del Pd in Liguria sono valide perchè i brogli scoperti riguardano “soltanto” 13 seggi e mille voti, e la Paita ha superato Cofferati di 4mila.
Dunque chissenefrega se la Commissione di garanzia sta ancora facendo accertamenti e se due Procure (tra cui una antimafia) hanno appena iniziato a indagare.
L’ha detto Renzi: siccome il voto è truccato ma solo un po’, è tutto regolare, ha vinto la Burlanda, “il caso è chiuso” prim’ancora di aprirsi.
E pazienza se a Napoli nel 2011 lo stesso Pd annullò le primarie per appena 3 seggi contestati: sarà  l’inflazione.
Ovvio che cinesi, nordafricani, ecuadoregni, alfanidi e scajoliani sono corsi a votare spontaneamente e disinteressatamente, spinti da una irrefrenabile sintonia programmatica, mica perchè li ha arruolati qualcuno.
La frode e l’evasione fiscale sono brutte bestie, ma sotto il 3% dell’imponibile diventano minuscoli errori, sviste innocenti.
Ora magari escludiamo la frode per non salvare B. e lasciamo la soglia solo per l’evasione, così salviamo tutti quelli come B..
Del resto mica si può pretendere che l’Eni si accorga di evadere fino a 419 milioni l’anno, Allianz 290, Siemens 226, Enel 216, Axa 187, Unicredit 130, Intesa 105, Generali 72, Snam 48, Poste 46, Unipol 42, Luxottica 28, Mediolanum 16, Telecom 16.
Con tutto quello che hanno da fare i nostri imprenditori-eroi.
E, già  che ci siamo, depenalizziamo pure la “dichiarazione infedele” fino a 150mila euro (triplicando la soglia Tremonti, noto giustizialista), l’“omessa dichiarazione fraudolenta mediante artifici” fino a 30mila euro di imposta evasa e 1,5 milioni di imponibile sottratto al fisco o 5% di elementi attivi indicati, e le fatture false fino a 1000 euro.
Ok la lotta all’evasione, ma senza esagerare: evadere un po’ alla volta si può, anzi si deve, sennò dove li chiudiamo 11 milioni di evasori? Su con la vita, pensiamo alla salute.
E il falso in bilancio? Brutto, per carità : suona proprio male. Ma un trucchetto ogni tanto fa bene alla pelle.
Soglie di impunità  anche lì. Quali? Inutile sforzare la fantasia, chè poi a Orlando viene l’ernia al cervello: copiamole da B., che ci aveva lavorato tanto.
Buon peso: chi trucca la contabilità  sotto il 5% del risultato di esercizio o l’1% del patrimonio netto non si processa più, anzi magari lo premiamo, almeno finchè il falso in bilancio non diventa obbligatorio. Più sei ricco, più puoi rubare.
L’importante è farlo un po’ per volta, senza dare troppo nell’occhio.
Però poi — dirà  qualche ingenuo — se ti beccano e ti condannano, non puoi più entrare in Parlamento. C’è la terribile Severino.
Sì, ma l’accesso è vietato solo oltre i 2 anni di pena: sotto, ingresso libero. Pregiudicati, ma solo un po’: averne!
Ora, fra l’altro, non saranno più neanche condannati: Orlando depenalizza 157 reati se commessi “in forma tenue”.
Oltre alle specialità  della casa, ci son pure gli “atti di terrorismo con ordigni micidiali o esplosivi”, la “fabbricazione o detenzione di materie esplodenti”, l’“istigazione alla pedofilia” e l’“occultamento di cadavere”: se un terroristello fa esplodere una bombetta tenue tenue, o un eversorino fabbrica o detiene un esplosivetto, o un pedofiluccio molesta un bimbo lievemente, non è più reato.
Idem se uno paga o incassa una mazzettina, architetta una truffetta, occulta appena appena il cadavericchio di un nano.
Il riscatto ai terroristi? Poco, 6milioni non di più. Il favorito al Quirinale? Amato, già  vice del pregiudicato latitante, ora candidato del pregiudicato ai servizi sociali. Lui però niente.
È la regola di Giolitti — “un sarto che deve tagliare un abito per un gobbo deve fare la gobba anche all’abito”- elevata all’ennesima potenza.
Siccome l’illegalità  dilaga, combatterla è inutile: meglio legalizzarla in modica quantità , come per le droghe leggere, riabilitando le tanto vituperate demi-vièrges per le quali l’illibatezza è questione di centimetri.
Nella Prima Repubblica un ministro alzò il livello lecito di atrazina nell’acqua e un altro voleva arruolare i contrabbandieri nella Guardia di Finanza.
Però che strano: ci avevano detto che questa era la Terza, di Repubblica.

Marco Travaglio
(da “il Fatto Quotidiano“)

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SONDAGGIO IPSOS: PD 34,8% M5S 20,6% FORZA ITALIA 14,8% LEGA 12,8% SEL 3,8% NCD 3,5% FDI 3,2%

Gennaio 18th, 2015 Riccardo Fucile

IL PD PERDE SEI PUNTI DALLE EUROPEE

Lo scenario politico ad inizio gennaio presenta alcuni interessanti cambiamenti rispetto non soltanto alle elezioni europee ma anche all’ultimo sondaggio sulle intenzioni di voto pubblicato da questo giornale a metà  novembre.
Il Pd, pur mantenendo il primato, fa segnare una flessione sia rispetto alle europee (-6%) sia rispetto all’autunno (-3,5%) mentre la Lega risulta più che raddoppiata rispetto alla consultazione elettorale del maggio scorso. Va peraltro ricordato che nella sua storia ultraventennale la Lega ha già  superato il 10% dei consensi in due occasioni (politiche 1996 e europee 2009).
Gli altri partiti si mantengono su livelli sostanzialmente stabili: il Movimento 5 Stelle si conferma la seconda forza politica nonostante i deludenti risultati alle elezioni regionali in Emilia-Romagna e in Calabria, l’espulsione dal movimento o la defezione di alcuni parlamentari e la nomina del direttorio che ha suscitato preoccupazione per un possibile disimpegno del leader e perplessità  per il metodo adottato per la nomina. L’inchiesta Mafia capitale, tuttavia, consolida il posizionamento e la diversità  del movimento di Grillo rispetto ai partiti tradizionali.
Al terzo posto si conferma Forza Italia, in flessione rispetto alle europee, probabilmente indebolita dalle tensioni interne, dalle difficoltà  nel definire una strategia politica e dall’ambivalenza nei confronti del governo (si colloca all’opposizione ma dialoga con Renzi per la definizione delle riforme istituzionali e l’elezione del presidente della Repubblica).
A seguire Ncd e Udc che sommati superano il 5%, Sel, sostanzialmente stabile, e in calo Fratelli d’Italia.
Anche il dato dell’astensione si mantiene stabile e riguarda un elettore su tre.
Le perdite del Pd sembrano essere sostanzialmente correlate a quelle aree che avevano aperto il credito a Renzi con le elezioni europee e adesso sono in parte rientrate.
In sostanza si tratta di tre segmenti: ceti professionalizzati che dopo aver investito sul premier, tendono a tornare nell’area di centrodestra (in particolare Forza Italia); i bassi titoli di studio, le persone di età  medio/ alta, le casalinghe, da un lato più esposti alla crisi, dall’altro più delusi nelle attese (qualche volta messianiche) verso il governo, che si orientano maggiormente verso la destra (Lega e FdI); infine giovani e studenti.
Il Pd sembra quindi almeno in parte perdere il tratto di partito «pigliatutti» che era emerso con le elezioni europee.
La Lega evidenzia una capacità  attrattiva molto trasversale, con la parziale eccezione dei ceti più scolarizzati e professionalizzati.
I sondaggi sulle intenzioni di voto inducono spesso a fare simulazioni per stimare il peso elettorale delle coalizioni.
Si tratta di un esercizio puramente teorico, dato che i comportamenti di voto possono variare in relazione alle alleanze e ai leader che le guidano.
Ad esempio non è affatto scontato che Forza Italia, Lega, Ncd-Udc e Fratelli d’Italia si possano alleare (appare infatti difficile trovare un denominatore comune tra forze politiche molto più distanti oggi che in passato) e riescano a definire un leader senza scontentare una parte dell’elettorato di provenienza dei singoli partiti alleati.
Pur con queste riserve, sulla base dei dati del sondaggio odierno il centrosinistra (Pd e Sel) prevale sul centrodestra «allargato» di poco più del 2%.
E il governo? La flessione di consenso registrata tra settembre e dicembre sembra essersi stabilizzata.
Le vicende avvenute a cavallo del nuovo anno non hanno inciso particolarmente: il clamore suscitato dal decreto fiscale e dal sospetto di aver voluto favorire Berlusconi non ha penalizzato l’esecutivo e l’attentato parigino sebbene abbia suscitato grande emozione nel nostro Paese non ha determinato la crescita di consenso per il governo e per le istituzioni che solitamente accompagna gli eventi drammatici.
In questi mesi è la crisi economica a guidare le opinioni. L’inversione di tendenza nella popolarità  del governo dipenderà  più dall’andamento dell’economia che dalle pur auspicate riforme istituzionali o dalla scelta del nuovo presidente della Repubblica.

Nando Pagnoncelli
(da “il Corriere della Sera“)

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COFFERATI, ADDIO AL PD MA NON ALLE REGIONALI: ESPOSTO IN PROCURA SU VITTORIA PAITA

Gennaio 18th, 2015 Riccardo Fucile

LA PARTITA NON E’ CHIUSA: LO SBOCCO GIUDIZIARIO PUO’ CAMBIARE   TUTTO…E I FEDELISSIMI PREPARANO LA CONTROFFENSIVA

“Ai cittadini che mi hanno votato dico che non me ne vado. Resto qui a lottare per cambiare le cose. Un’altra storia si può scrivere”.
E’ la promessa con la quale Sergio Cofferati ha apposto il sigillo alla sua decisione di lasciare il Partito democratico che con altri 44 esponenti politici di diversa ispirazione aveva contribuito a fondare.
Nessuna fuga in avanti, nessuna adesione ad un altro partito o alle liste civiche delle quali si parla da giorni.
“Un passo alla volta” è il motto dell’ex segretario della Cgil, l’uomo che nel 2003 portò due milioni di italiani al Circo Massimo in difesa dell’articolo 18 che Berlusconi voleva cancellare e che Renzi adesso è riuscito a manomettere.
Lo strappo è di per sè già  abbastanza profondo e doloroso, non è il caso di condurre una battaglia a tuttocampo contro un partito che resta pur sempre la casa nella quale Cofferati e altri come lui hanno svolto attività  politica.
Tuttavia il dissenso è insanabile.
Per dirla con Carlo Repetti, ex direttore del teatro Stabile e fraterno amico di Cofferati, “le primarie sono state una vicenda senza vergogna. Mi chiedo come le avrebbe commentate, se fosse vivo, Enrico Berlinguer che della questione morale aveva fatto la propria bandiera”.
Cofferati per ora proseguirà  la propria carriera a Bruxelles e a Strasburgo (era stato eletto nel Nord-Ovest) e darà  vita ad una fondazione culturale a sostegno delle sue tesi politiche.
Ma l’obiettivo di tornare in pista non è affatto uscito dal suo orizzonte politico. Cofferati ritiene ci siano margini per tornare in corsa per la Regione, anche a prescindere dagli aspetti politici, estremamente gravi, sollevati dalle primarie.
Ovvero la partecipazione conclamata al voto del centrodestra e persino di ex fascisti non pentiti come Eugenio Minasso, che hanno indirizzato la vittoria verso Raffaella Paita.
Nonchè le troppe ombre che hanno percorso la consultazione elettorale, i gruppi di stranieri condotti al seggio e retribuiti cash, le irregolarità  riscontrate qua e là , ben oltre i 13 seggi cancellati, secondo Cofferati.
“Lunedì riceverò le motivazioni con le quali la Commissione di garanzia del partito ha cancellato il risultato di 13 seggi — ha detto — Sarà  mia cura trasmettere gli atti alla Procura della Repubblica. Non spetta alla commissione di garanzia rilevare eventuali aspetti penali, tocca alla magistratura penale e mi auguro che lo faccia”.
L’ex sindaco di Bologna quindi non considera affatto chiusa la partita.
Ritiene che l’”inquinamento” del voto alla Primarie, così lo definisce, possa trovare uno sbocco giudiziario tale da sovvertire il risultato acquisito da Raffaella Paita, peraltro già  benedetto pubblicamente dal segretario Matteo Renzi.
Si è già  attivata la Procura della repubblica di Savona che ha acquisito documentazione sul voto di Albenga, dove Paita ha ottenuto 1300 dei 1600 voti espressi una percentuale bulgare mai riscontrata prima.
Mentre la Dda di Genova indaga sul voto della sezione di Certosa, quartiere ad alta densità  di immigrati siciliani da Riesi, in alcuni casi ritenuti vicini alle cosche mafiose.
Non sarà  solo nell’attraversata del deserto che si è spalancato davanti alla sinistra del partito.
In sala c’erano gli esponenti liguri che lo accompagneranno in questa avventura a sinistra.
L’europarlamentare Renata Briano, ex assessore della giunta Burlando spedita a Bruxelles anche per divergenze politiche col governatore.
Luca Pastorino, deputato e sindaco di Bogliasco, già  fedelissimo di Burlando, civatiano. La mette giù dura, Pastorino: “In Federazione ci sono parecchi pompieri ma a questo punto è giusto dare anche qualche schiaffo. E prendere atto di come si sono messe le cose”.
C’era anche Ezio Armando Capurro, eletto in Regione nel listino di Burlando, ma difficilmente omologabile alla sinistra.
Andrea Ranieri, ex senatore, ex sindacalista, ex assessore della giunta Vincenzi, spezzino come Paita, racconta dei mal di pancia della Direzione Nazionale del partito di venerdì: “Il ministro Roberta Pinotti ha detto che le contestazioni si erano concluse per 8 a 5 come se nelle 13 sezioni contestate in cui il voto è stato annullato (riducendo lo scarto fra i due a tremila voti, ndr) fossero emerse irregolarità  a carico di entrambi i candidati. Non è così. La commissione ha annullato quei voti perchè Cofferati aveva segnalato le irregolarità  della rivale”.
Figlio di un comandante partigiano, Ranieri interpreta perfettamente i sentimenti che — al di là  delle divergenza politiche — hanno provocato la scissione.
Ranieri predica prudenza. “Abbiamo di fronte l’elezione del presidente della Repubblica. Dobbiamo evitare passi falsi”.
La consegna dunque è chiara. Nessun colpo di testa. Restare vigili e attendere il momento buono per uscire tutti allo scoperto.
Solo allora scoccherà  l’ora delle alleanze.
A sinistra, ovviamente.

Renzo Parodi
(da “il Fatto Quotidiano”)

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UN NAZARENO E’ PER SEMPRE, BERLUSCONI ATTACCA BRUNETTA: “BASTA ATTACCHI A RENZI”

Gennaio 17th, 2015 Riccardo Fucile

IL CAPOGRUPPO CHE AVEVA CRITICATO LA DECISIONE DEL PREMIER DI ATTENDERE IL 20 FEBBRAIO PER I DECRETI FISCALI REPLICA: “SILVIO ERA D’ACCORDO”

“Renzi fannullone“, attacca Renato Brunetta rispolverando uno dei suoi vecchi cavalli di battaglia.
“Non sono d’accordo, basta attacchi personali“, risponde Silvio Berlusconi.
Accade anche questo in tempi di patto del Nazareno: l’ex ministro della Funzione pubblica e irriducibile sostenitore del Cav si scaglia contro il presidente del Consiglio e il leader di Forza Italia interviene in sua difesa.
Pacta sunt servanda recita l’antico adagio latino, così si invertono i fattori, si superano gli steccati dettati dalle appartenenze politiche nel nome del bene supremo, ovvero la stabilità  dell’accordo sul cammino delle riforme raggiunto il 18 gennaio 2014 tra il segretario del Partito Democratico e il leader di Forza Italia.
Che pur di rispettare l’accordo sceglie di sacrificare, anche soltanto sul piano della dialettica politica, uno dei suoi uomini più fedeli.
Cos’è accaduto?
“Leggo un’ultima agenzia con dichiarazioni dell’onorevole Brunetta che, a suo dire, io condividerei. E’ esattamente il contrario. Non sono d’accordo sui giudizi espressi da Brunetta e neppure sulla sua abitudine di attaccare personalmente gli avversari politici. Chiedo a Brunetta di cambiare atteggiamento”, si legge nella nota firmata da Berlusconi.
A scatenare le ire del leader di Forza Italia era stato il capogruppo alla Camera del suo stesso partito, reo di aver dato del “fannullone” al premier Matteo Renzi che ha deciso di “aspettare il 20 di febbraio per fare i decreti legge fiscali che tutti gli italiani aspettano, perchè stanno morendo di tasse”.
Il presidente dei deputati azzurri, intervistato dal Gr1 su Radio Rai, ha sottolineato poi che Renzi “blocca nel contempo il Parlamento per fare due riforme che io considero del tutto inutili, che comunque entreranno in vigore nel 2016 o nel 2018″.
E ha ricordato che il presidente del Consiglio “non è il padrone del Parlamento. Non lo è nemmeno della sua maggioranza, che ha molti problemi. Renzi faccia il leader, se ne è capace”.
Ma a scatenare l’ira dell’ex Cavaliere è stata la risposta alla domanda se Berlusconi, secondo Brunetta, fosse d’accordo con queste sue tesi.
“Assolutamente sì”, ha replicato lo sventurato. Evidentemente però la ricerca di un accordo sul prossimo inquilino del Quirinale suggerisce di evitare frizioni con il segretario del Pd.
E quegli “attacchi personali” che, pure, in passato Berlusconi non ha certo lesinato.
Di qui la decisione di bacchettare pubblicamente l’ex ministro.
“Per antica consuetudine tutte le mie analisi e le mie dichiarazioni sono sempre state concordate con il presidente Berlusconi, anche quando Berlusconi cambiava parere”.
Così Brunetta risponde alla nota del Cav che lo “riprendeva” e aggiunge di non aver fatto nessun attacco ma di aver risposto solo “a una battuta inconsistente di Renzi”.

(da “il Fatto Quotidiano”)

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LA ZAMPATA DEL VECCHIO LEONE SCUOTE IL PD, MINORANZA IN SUBBUGLIO

Gennaio 17th, 2015 Riccardo Fucile

LO STRAPPO DI COFFERATI E’ UNA MINA IN PIU’ PER RENZI IN VISTA DEL VOTO PER IL QUIRINALE

Tra tanti giovani colonnelli Pd insofferenti al renzismo, alla fine la zampata al premier-segretario l’ha tirata un vecchio leone come Sergio Cofferati che, dopo la parentesi da sindaco di Bologna, sembrava avviato verso una tranquilla pensione a Strasburgo.
E invece no, dalla periferia della Liguria (terra che nei palazzi romani conta da sempre pochino) l’ex leader Cgil ha scatenato una perturbazione che rischia di alluvionare questa vigilia di votazioni per il Quirinale.
Il Pd, a dire il vero, era già  parecchio terremotato di suo, ma Renzi alla direzione di venerdì 16 gennaio ha usato l’arma del sorriso, del tono bonario, per cancellare le nuvole che già  si profilavano all’orizzonte: le divisioni sulla legge elettorale e il caso Liguria, su cui il premier è stato tranchant: “Discussione chiusa”.
E invece la discussione era appena cominciata, perchè Cofferati già  da venerdì sera, dopo il responso dei garanti che avevano annullato il voto in 13 seggi su 300, ha maturato lo strappo.
Giocando su due fondamentali della sinistra: la questione morale e l’antifascismo, e cioè la presenza ai seggi di “arnesi della destra ligure”, “fascisti mai pentiti”, che hanno sostenuto la vincitrice Raffaella Paita.
“A Napoli le primarie sono state annullate per problemi in 3 seggi, da noi erano 13, senza contare quelli su cui indaga la procura. Io ho segnalato questi problemi ai vertici nazionali del Pd”, ha spiegato Cofferati in conferenza stampa a Genova, “ma nessuno ha detto niente”. Anzi, “Renzi si è affrettato a proclamare subito la vittoria di Paita”.
In Liguria il centrosinistra vive ore di tensione durissima.
L’auspicio di Renzi di avere un Pd unito nel sostegno a Paita non si realizzerà .
I civatiani, guidati dal deputato Luca Pastorino, sono tentati dal costruire una lista di sinistra con Sel, sponsorizzata dallo stesso Cofferati (e magari con un nome forte della società  civile come candidato a governatore).
Gli altri pezzi della sinistra Pd, a partire dal segretario regionale Giovanni Lunardon, non hanno intenzione di strappare, ma è chiaro che il clima dentro il Pd è più che compromesso.
Ma il punto vero sono i riflessi nazionali del caso Cofferati.
Non tanto per i numeri, perchè nessun parlamentare sembra pronto a seguirlo nell’immediato, neppure Civati, che pure veniva dato da tempo come il primo big in uscita dal partito.
Per capire l’impatto della vicenda genovese, basta scorrere le dichiarazioni del pomeriggio. Due partiti in uno.
I renziani fanno muro contro Cofferati, con Ernesto Carbone che gli twitta il brano dei Rokes “Bisogna saper perdere”, il senatore Andrea Marcucci che lo accusa di volersi portare via il pallone e la deputata Alessia Morani che gli intima di dimettersi anche da eurodeputato. “Sei stato eletto con i voti del Pd”.
Lorenzo Guerini, al solito, è il più morbido e parla di una “scelta che mi addolora, che rispetto ma ritengo inspiegabile”.
L’altra vice, Debora Serracchiani, ricorda invece al Cinese che “è grazie ai voti Pd che ora siede all’Europarlamento”, concetto su cui torna anche l’europarlamentare Simona Bonafè, che evoca le dimissioni del Cinese dal seggio europeo.
Le reazioni delle minoranze Pd sono di segno completamente diverso.
Tutti, da Civati a Cuperlo a Fassina puntano il dito contro il nuovo Pd che, dice il bersaniano Davide Zoggia, “non è più capace di essere una comunità ”.
Pippo Civati parla di “metamorfosi quasi completa del Pd, dentro la destra e fuori la sinistra. C’è una sofferenza molto forte in un’area vasta del partito, ma Renzi dice che non c’è nessun problema. Buon per lui”.
Civati si dice sicuro che la sua area in Liguria “non sosterrà  Raffaella Paita”, ma sulle sue mosse future resta cauto.
Stefano Fassina parla di un “malessere profondo in larga parte del nostro popolo per un Pd che non rappresenta più gli interessi che dovrebbe rappresentare”.
“In Liguria non è solo questione di brogli, ma di un patto con la destra fatto fuori da ogni decisione presa dagli organismi del partito”.
Per Fassina dunque l’addio al Pd “non è un capriccio dello sconfitto Cofferati, ma la reazione a un cambio di linea politica assecondato dai vertici nazionali. Dopo la delega lavoro e un decreto fiscale che premia i grandi evasori, è la conferma di un spostamento del Pd dal suo mondo di riferimento”.
Non è dunque ”un caso locale”, ma lo stesso fenomeno che “già  ci ha fatto perdere 700mila voti in Emilia Romagna. Renzi ha sbagliato a liquidare questo problema in direzione, spero che ora parli con Cofferati”.
Gianni Cuperlo parla di una “ferita” e di una “mutazione di identità  del Pd”.
“È sbagliato e offensivo liquidare la decisione di Sergio come una reazione stizzita all’esito delle primarie in Liguria. E farebbero bene i vertici del mio partito a tacitare reazioni improntate a questo tenore”.
Sul tavolo anche il tema di come affrontare le prossime primarie. “Noi abbiamo sempre detto che bisognava fare un albo degli elettori”, dice Zoggia.
“È inammissibile che si teorizzi che gli elettori di destra devono scegliere i nostri candidati, le primarie vanno normate per salvaguardarle, non cancellate con un tratto di penna come qualcuno sta pensando di fare in Campania”.
Lo scontro nel Pd dunque si è riacceso. E ora, alla vigilia del voto greco atteso per il 25 gennaio, sembra prendere corpo un fronte Tsipras italiano che vede insieme Sel e pezzi del Pd.
Non a caso Arturo Scotto, capogruppo di Sel alla Camera, saluta lo strappo di Cofferati: “È un fatto politico enorme, perchè richiama i fondamentali della sinistra: antifascismo e questione morale. Ora la campana suona per tutti”.
Per tutti si intendono in primo luogo Fassina e Civati, che faranno parte della delegazione italiana che andrà  ad Atene da Tsipras e saranno ospiti il 23 gennaio a Milano di Human Factor, la convention programmatica di Sel.
La settimana prossima è atteso un nuovo round in Senato sulla legge elettorale.
Dopo che Renzi in direzione venerdì ha lodato il nuovo Italicum ed escluso ulteriori modifiche, i ribelli Pd comunicano che loro non hanno intenzione di fare retromarcia. “Quella dei capilista bloccati» nell’Italicum “è una questione dirimente per la democrazia”, spiega il bersaniano Miguel Gotor.
Per questa ragione “noi 30 senatori Pd firmatari degli emendamenti per ridurre la quota di nominati, non arretriamo di un millimetro e voteremo le nostre proposte di modifica”.
Cofferati, dal canto suo, per il momento si prepara a dar vita ad una associazione, e a sostenere l’ipotesi di una lista civica per le regionali in Liguria.
“Io resto qui per cambiare, non me ne vado, non lascerò solo i cittadini che mi hanno votato”, ha assicurato il Cinese. “Non fondo un partito e non entro in un altro partito”. Ancora non è deciso se sarà  lui il candidato del fronte gauchista.
Ma lo sguardo dell’ex leader Cgil va ben oltre la Liguria. Si spinge verso l’ipotesi di costruire qualcosa a sinistra del Pd. “Un’altra storia si può e si deve scrivere”.
Per Renzi, sulla strada del Colle, è una mina in più. Anche se su nomi di alto profilo come Mattarella e Amato (e certamente anche Prodi), i bersaniani sono pronti a dare una mano al leader.
“Dipende da Renzi, noi vogliamo una personalità  autonoma che non sia figlia del patto del Nazareno”, spiega un bersaniano doc. “Se Matteo punta su un nome del genere non saremo certamente noi a fare i monelli…”.

(da “Huffingtonpost“)

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PdLELLA TRA COWBOY E TEARDIANI

Gennaio 17th, 2015 Riccardo Fucile

LO ZOCCOLO DURO DELLA RENZIANA PAITA

Nonno Cofferati lascia indispettito il Pd accorgendosi, dopo appena sei anni, che il sistema di potere di Claudio Burlando – che ha fatto vincere alle primarie Raffaella Paita – non è esattamente la cena di natale dei sostenitori Emergency.
Meglio tardi che mai, ciao Sergio curati la spalla e goditi la pensione.
Intanto il PdLella benedetto da Matteo Renzi, procede dritto verso la vittoria.
E si fa chiaro anche quale sia il materiale umano che concorre a formare lo zoccolo duro di Lella Paita.
Del suo portavoce Simone Regazzoni ex socialista, filosofo che presenta i suoi libri a Casa Pound (niente di male se fai l’intellettuale, ma ci sta che qualcuno possa stupirsi se fai il portavoce di un candidato del Pd) e vorrebbe negare, come i cowboy Usa, i diritti del codice ai terroristi ( e perchè no la castrazione di piazza dei pedofili?) potete leggere Qui.
Ma oltre ai Franco Orsi, Eugenio Minasso, Alessio Saso, insomma agli ex berlusconiani/scajoliani che hanno sostenuto la Paita, va annotato anche un reduce degli anni teardiani, quel Mauro Testa, ex sindaco socialista di Albenga, arrestato nel 1983 per lo scandalo Teardo dal quale ne uscì con assoluzioni per i reati più gravi e con una prescrizione per uno minore.
Niente di imperdonabile. E’ giusto che chiunque, anche un terrorista (Regazzoni permettendo), possa rifarsi una vita, figuriamoci il Testa.
Magari, però, sarebbe opportuno che non partecipasse più attivamente alla vita pubblica.
Invece Testa fu dirigente dell’Arte qualche anno fa, ed è passato alla storia per aver creato una società  mista con l’imprenditore Nucera, oggi latitante a Dubai.
Con Nucera volevano abbattere il vecchio ospedale di Albenga e innalzarvi al suo posto due grattacieli.
Insomma, un curriculum non esattamente prestigioso, ma Testa ha fatto campagna pro Paita e infatti compare nelle foto delle cene (ne hanno parlato solo i siti della Casa della Legalità  e Ninin) della vittoria accanto a Franco Vazio, deputato Pd e avvocato nonchè storico amico e difensore di Marco Melgrati ex sindaco di Alassio e consigliere regionale Forza Italia.
E domani, cosa ci riserverà  il PdLella?

Marco Preve
(da “la Repubblica”)

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QUELLO CHE COFFERATI NON DICE: NON SOLO CENTRODESTRA, MA VOTO PRIMARIE INQUINATO DA CRIMINALITA’ ORGANIZZATA

Gennaio 17th, 2015 Riccardo Fucile

A CERTOSA E NEL SAVONESE LA PRESENZA AL VOTO DI TRUPPE CAMMELLATE SU CUI INDAGANO DUE PROCURE E LA DDIA

Vediamo di fare un po’ di chiarezza sul caos primarie liguri, proprio mentre due Procure stanno indagando. E   non si tratta di investigatori qualunque, ma di quelli che si occupano di mafia, perchè sulle primarie Pd si allunga anche l’ombra della criminalità  organizzata.
Facciamo parlare i fatti.
Il caso emblematico è il voto nella provincia di Savona, rivelatasi determinante per il successo della Paita: un sondaggio attendibile di appena un mese fa dava nel savonese Cofferati al 62% e la Paita al 34%.
Alle primarie improvvisamente la Paita prende invece 7583 voti e Cofferati appena 3519, ribaltando ogni previsione.
Cosa è successo negli ultimi 30 giorni?
La Procura sta studiando quanto acquisito ad Albenga e Pietra Ligure, dove Paita ha sgominato Cofferati sfiorando il 90%.
Due comuni dove il rapporto tra politica, affari e figure al centro di inchieste è noto.
“Ad Albenga abbiamo fotografie di incontri tra esponenti del centrosinistra e soggetti condannati per reati gravissimi”, punta il dito Christian Abbondanza della Casa della Legalità .
Ricordiamo che Paita e il marito — il presidente del Porto di Genova, Luigi Merlo — sono già  stati in passato al centro di polemiche sui loro rapporti con personaggi al centro di inchieste.
Paita nelle settimane precedenti alle primarie ha ricevuto l’appoggio di quell’Alessio Saso, oggi Ncd, così definito dagli stessi vertici Pd: “Oltre a essere un ex esponente di An, Saso è indagato per voto di scambio nell’inchiesta Maglio 3 sulle infiltrazioni della criminalità  organizzata nel Ponente.
Un altro ex An anche lui sponsor della Paita è Eugenio Minasso, anche lui Ncd, in passato fotografato mentre festeggia l’elezione in Regione con famiglie calabresi al centro di inchieste.
Non solo.
Due anni fa la stampa riportò le intercettazioni di colloqui avvenuti tra Luigi Merlo (il marito della candidata Pd) e un imprenditore calabrese che in Liguria ha il monopolio degli appalti pubblici in materia di scavi e movimenti terra.
Parliamo di quel Gino Mamone che nelle intercettazioni dice: “Noi ci siamo con quei settemila voti, non uno, noi tutti i calabresi, qua a Genova ce li gestiamo noi”.
Un avvenimento singolare accade alle primarie anche nel quartiere di Certosa a Genova.
Riportiamo la dichiarazione di Walter Rapetti, il presidente di seggio: “Ho visto arrivare una quarantina di persone in gruppo. Erano tutti siciliani, tra i 50 e 70 anni. Sembravano spaesati, non sapevano nemmeno cosa fossero le primarie. Mi hanno chiesto ‘è qui che si paga?’. La scena era surreale”.
E’ evidente che il voto è stato inquinato persino con extracomunitari che avrebbero ricevuto un compenso in denaro (confermato da testimoni).
E non c’entra nulla che la Paita sia in testa per 3.500 voti, i voti inquinati potrebbero essere migliaia.
Ma stranamente Renzi tace e incorona ugualmente la Paita: lui, il probo rottamatore, non ha nulla da eccepire su questo scandalo, forse perchè sa fin troppo sulla sua protetta Paita.
Mentre la ministra Pinotti regge lo strascico alla futura governatrice e con la Seracchiani che straparla: “Cofferati non sa perdere”.
Forse l’ex sindacalista   non ama semplicemente perdere a causa dei voti della ‘ndrangheta…
Ma per Renzi queste sono quisquilie.

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COFFERATI ATTACCA RENZI: “VERGOGNA, SILENZIO INACCETTABILE, NON POSSO PIU’ RESTARE, SE EMERGONO REATI LI DENUNCIO”

Gennaio 17th, 2015 Riccardo Fucile

“RENZI HA PROCLAMATO PAITA CANDIDATA SENZA NEANCHE ASPETTARE LE RISULTANZE DELLA COMMISSIONE”

“Di fronte a fatti di questo genere io non posso più restare. Ho trovato inaccettabile il silenzio del mio partito, lo considero una vergogna”.
Parole di fuoco quelle di Sergio Cofferati, che nel corso di una conferenza stampa a Genova ha annunciato la sua uscita dal Partito democratico dopo quanto avvenuto nelle primarie liguri vinte dall’ex assessore regionale Raffaella Paita.
All’indomani del voto, l’ex sindaco di Bologna aveva denunciato gravi irregolarità , circostanza peraltro confermata dal collegio dei garanti del Pd, che aveva annullato i voti in 13 seggi.
Una vicenda che ha destato non solo grande clamore, ma anche l’attenzione di due procure e della Direzione distrettuale antimafia, che vuole vederci chiaro su quanto accaduto ai seggi domenica scorsa.
Per il premier Matteo Renzi, tuttavia, la vicenda era già  chiusa: per lui e per il partito Raffaella Paita rimaneva e rimane la candidata del centrosinistra alle prossime elezioni regionali in Liguria.
Un aspetto che non è andato giù all’ex sindacalista: “Ieri, durante la direzione del Pd, il premier ha immediatamente proclamato Raffaella Paita candidata. Non ha avuto neanche il garbo di aspettare la conclusione dei lavori della commissione” ha attaccato.
Da qui la presa di posizione dell’ex segretario della Cgil. Che ha bocciato il Pd (“In una situazione di questo genere, dove nel mio partito un grande tema etico non viene affrontato, in un partito che non dice nulla, in questa situazione io non posso più restare” ha detto), non il metodo per scegliere il candidato governatore.
Le primarie sono “uno strumento che ha delle pecche e che è da rivedere alla radice — ha detto Cofferati — ma continuo a pensare che debbano essere conservate. Bisognerà  però cambiare in profondità  le modalità  con cui vengono attuate”.
L’ex primo cittadino bolognese, tuttavia, ha anche precisato alcuni aspetti e smentito le indiscrezioni circolate nelle ultime ore, come ad esempio quella che lo vorrebbe fondatore di un nuovo soggetto politico.
“Esco dal Pd e non lo faccio per fondare un altro partito” ha detto Cofferati ai giornalisti, non risparmiando parole di fuoco anche nei confronti degli avversari degli altri schieramenti.
“La sostanza della mia contrarietà  è l’inquinamento delle primarie attraverso il voto sollecitato e ottenuto dal centrodestra” ha specificato l’esponente politico, specificando che “il centrodestra si è mobilitato per votare alle primarie del centrosinistra. E’ un problema politico e morale. Le primarie, così, praticamente non ci sono più”.
Da sottolineare, poi, il parallelismo con quanto accadde a Napoli nel 2011, “dove le primarie sono state invalidate per problemi in 3 seggi. E c’è un comportamento diverso in Liguria dove sono state annullate in 13 seggi”.
“Non capisco che cosa sia successo — ha continuato Cofferati — Resta la partecipazione anomala di povere persone straniere guidate in gruppo e istruite su come votare. Viene anche indicato l’uso di denaro per stimolarne il voto. Ma la sostanza politica è l’inquinamento attraverso il voto sollecitato e ottenuto del centrodestra”.
Cofferati, poi, ha fatto i nomi di Saso, Minasso e Orsi, esponenti di partiti che nulla hanno a che vedere con lo schieramento di centrosinistra.
Eppure sono andati alle urne. L’obiettivo? Governare con il Pd.
L’ex segretario Cgil lo ha spiegato senza mezzi termini: “Un ministro come Pinotti ha teorizzato l’opportunità  di fare nascere qui un governo con il centrodestra, secondo lo schema nazionale. E non è stata mai smentita da nessuno — ha attaccato — Che un fascista mai pentito venga a votare alle primarie del mio partito senza che nessuno obietti nulla credo sia inaccettabile”.
“Quando le carte della commissione di garanzia del Pd saranno pronte, sarà  mia cura portarle alla procura della Repubblica. Se nel mancato rispetto delle regole emergeranno anche elementi che configurano un reato non lo deve dire la commissione ma lo deve dire la magistratura”, ha concluso l’europarlamentare.
La dura presa di posizione dell’ex sindacalista ovviamente non ha mancato di suscitare reazioni, favorevoli e contrarie. Tra i primi ad intervenire è Nicola Fratoianni, coordinatore nazionale di Sel: “Sosterremmo convintamente Cofferati, ma non intendiamo tirarlo per la giacchetta. Certo se lui vorrà , saremmo entusiasti di portare avanti la sua candidatura“.
Durissima la posizione di Pippo Civati: “Il Pd imbarca con orgoglio la destra (ligure e non solo) e perde molti elettori, tra i quali Sergio Cofferati. Diciamo che si tratta di un voto di scambio, come tanti in questi giorni: dentro la destra, fuori la sinistra”.
“Sono cambiati i nasi, diciamo, rispetto alle primarie napoletane di qualche anno fa” ha scritto il deputato democratico sul suo blog.

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