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QUELLA FECCIA BORGHESE DEL “PERCHE’ NON SE NE STANNO A CASA”

Gennaio 16th, 2015 Riccardo Fucile

MAI IN PRIMA FILA, MAI A RISCHIARE BENESSERE, REPUTAZIONE E VITA PER UN IDEALE: CHIUSI NEI CESSI IN ATTESA CHE LA RIVOLUZIONE PASSI

Il caso Vanessa e Greta, le due cooperanti in missione umanitaria in Siria, ha riaperto la conduttura di quella fogna mediatica rappresentata dal buon borghese perbenista (inteso come categoria mentale, non come ceto sociale).
Quelli per capirci che magari vedi a Messa la domenica in nome dei valori della famiglia del Mulino Bianco o che senti al bar indignarsi per l’indegno spettacolo delle prostitute sotto casa, salvo poi la sera andare con la lingua di fuori alla ricerca di travestiti nei viali periferici o alla caccia di lolite minorenni.
Quelli dell’ “occorre cacciare tutti gli immigrati”, salvo poi lucrare sulla badante in nero.
Quelli insomma del “perchè non se ne stanno a casa”.
Li conosciamo da quando avevamo 16 anni e abbiamo iniziato a fare politica.
Mentre diversi ragazzi, a destra e a sinistra, della mia generazione rischiavano ogni giorno la pelle per difendere, giusti o sbagliati che fossero, ideali e valori, loro erano quelli che al massimo venivano ad ascoltare il comizio di Almirante nascosti sotto i portici o all’interno dei grandi magazzini, in modo da poter sembrare “casualmente di passaggio”.
La maggioranza   “più silenziosa che non si può” preferiva emettere giudizi dai loro ovattati salotti borghesi bisbigliando contro “i comunisti” come ora, salvo che allora almeno c’erano.
D’altronde nei tempi in cui se avevi qualche problema giudiziario risultavi “mai iscritto al partito”, che si vuole pretendere da questi eterni “fasci da operetta” che tenevano ben nascosti in terza fila i libri del duce nel timore che potessero essere intravisti?
E’ sempre stato così: c’è chi ci mette la faccia e chi nasconde il culo, anzi spesso i due concetti si compenetrano dando vita alle facce da culo.
Erano mesi che aspettavano di vedere Vanessa e Greta sgozzate in diretta per poter strillare “siamo (siete) in guerra” o in alternativa contro il pagamento del riscatto, in caso di loro liberazione.
Si sono dovuti accontentare dell’ipotesi meno cruenta, pazienza, ma ora possono mugolare “come si è permesso il governo di spendere 12 milioni che sono miei?”.
Ma di che si lamentano?
Se anche il governo (come tutti quelli che lo hanno preceduto) avesse optato per una scelta “vigliacca”, non avrebbe fatto altro che ben rappresentarli.
O forse speravano in un blitz armato per liberare gli ostaggi?
Ma, anche laddove fosse stato “militarmente” possibile, queste sono cose da “gente con le palle”, non per loro.
Ma, diciamola tutta, il buon borghese è pervaso soprattutto da un disprezzo per queste due ragazze che, pur con tutta la loro ingenuità , almeno hanno fatto qualcosa per un ideale che lui non può ammettere: che non si vive solo per se stessi e per accumulare denaro, tra ipocrisie e compromessi.
Per questo “dovevano starsene a casa” come noi militanti negli anni di piombo.
Per non sporcare di sangue i marciapiedi durante il loro shopping del sabato.
Saluti col dito medio per tutta la vita.

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GRETA E VANESSA MOLTO PROVATE: VISITE MEDICHE E L’ABBRACCIO COI GENITORI

Gennaio 16th, 2015 Riccardo Fucile

SONO ARRIVATE A CIAMPINO ALLE 4, OGGI SARANNO SENTITE DAI GIUDICI

È atterrato alle 4 in punto all’aeroporto di Ciampino l’aereo che ha riportato in Italia Greta Ramelli e Vanessa Marzullo, le due volontarie italiane di 20 e 21 anni sequestrate nel nord della Siria alla fine di luglio.
Le ragazze sono scese dal Falcon dell’ Aeronautica militare alle 4.20, dopo un volo di tre ore dalla Turchia.
Ad accoglierle sulla pista, il ministro degli Esteri, Paolo Gentiloni.
Entrambe le ragazze indossavano giubbotti scuri con il cappuccio tirato sul capo, pantaloni neri e scarpe da ginnastica bianche e rosse.
Apparivano molto provate e non hanno salutato la folla di giornalisti e cameraman che le attendeva. Sono subito entrate con il ministro nell’edificio dell’aeroporto militare.
Visite mediche
Subito dopo Vanessa e Greta sono state condotte all’ospedale militare del Celio per un controllo medico.
In giornata saranno sentite dalla Procura di Roma che ha aperto un inchiesta sul loro rapimento.
I genitori delle due volontarie sono già  arrivati a Roma per incontrarle ma non sono stati visti all’aeroporto. Vanessa Marzullo, 21 anni, di Brembate, in provincia di Bergamo, è una studentessa di Mediazione linguistica.
È stata lei ad organizzare il progetto Horryaty, che riuniva varie associazioni di volontariato per portare medicine in Siria e tenere corsi di formazione di primo soccorso.
Greta Ramelli, 20 anni, di Gavirate (Varese), è una studentessa di scienze infermieristiche e volontaria della Organizzazione internazionale di Soccorso.
Ha svolto esperienze di cooperazione in Zambia e a Calcutta. Le due giovani erano state rapite il 31 luglio del 2014 nel nord della Siria, fra Aleppo e Idlib. In seguito, erano state cedute dai rapitori al fronte Al Nusra, il ramo siriano di al Qaida.
Il 31 dicembre era stato diffuso un video in cui le due ragazze, vestite con un chador nero, chiedevano aiuto dal governo italiano e dicevano di rischiare di essere uccise.
Il governo italiano, come d’uso, nega di avere pagato un riscatto. Il ministro degli Esteri Paolo Gentiloni riferirà  oggi alle 13 alla Camera sulla vicenda.
Abbraccio coi genitori
Un lungo e commosso abbraccio quello di Greta Ramelli e Vanessa Marzullo con i rispettivi genitori, parenti ed amici giunti dalla Lombardia, avvenuto in una saletta dell’aeroporto di Ciampino, lontano da giornalisti, fotografi e telecamere.
Le famiglie delle due ragazze sono giunte in auto, un po’ in ritardo a causa di una foratura: per Vanessa i genitori e il fratello; per Greta, oltre ai genitori, il fratello e la sua fidanzata, anche due amiche, compagne delle scuole medie, volontarie anche loro. Lacrime di gioia e abbracci per Greta e Vanessa che, nonostante la stanchezza hanno poi scambiato con parenti ed amici qualche frase, prima di concludere le procedure di rito e lasciare l’aeroporto.

(da “il Corriere della Sera”)

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LA PROPOSTA DI SILVIO A MATTEO: AGIBILITA’ POLITICA E MEDIOLANUM IN CAMBIO DEI VOTI PER IL COLLE

Gennaio 16th, 2015 Riccardo Fucile

CHI DARA’ GARANZIE AVRA’ I VOTI, ANCHE SE SI CHIAMA GIUSEPPE STALIN

I nomi c’entrano poco, almeno per ora.
Per Silvio Berlusconi il “costo” dei suoi voti sul Quirinale è legato all’Interesse.
È questo il “metodo” che l’ex premier ha in mente e che ha confidato alla cerchia ristrettissima: appoggiare il candidato che dà  garanzie suoi dossier che considera cruciali, agibilità  politica e tutela dell’Impero, in particolare sull’affaire Mediolanum.
Chi dà  garanzie, avrà  i voti. Anche se si chiama Giuseppe Stalin.
Ecco, il Quirinale come supremo intreccio di quel conflitto che ha accompagnato l’intera storia berlusconiana, dal ’94 in poi.
Per la prima volta, col Nazareno, l’ex premier sente che l’obiettivo è possibile.
Che cioè è possibile ciò che è sembrato “proibito” con Scalfaro, Ciampi, e Napolitano.
L’idea, su cui sono a lavoro gli ambasciatori berlusconiani, è di iniziare la trattativa con un incontro “a tre” – Renzi, Alfano e Berlusconi – già  la prossima settimana per arrivare a un patto di sistema di qui all’apertura delle urne presidenziali .
Il “nome” deve essere l’attuatore del patto. Per Berlusconi sono due garanzie che chiederà  a Renzi (e ad Alfano).
Da mettere nero su bianco.
L’agibilità  politica è la prima. Si chiami “salva-Silvio” o “grazia” è la richiesta di una norma che annulli gli effetti della Severino e gli consenta di ricandidarsi.
E non è solo un fatto di rivincita morale e di “riabilitazione” agli occhi del mondo.
Nel corso dell’incontro di ieri con i leghisti l’ex premier si è detto convinto che le elezioni in primavera sono inevitabili.
Prospettiva che non lo spaventa neanche più di tanto visto che, come Renzi, ha una gran voglia di mandare al massacro un gruppo parlamentare che considera una zavorra.
A patto di poter essere candidato però. Perchè il brand Berlusconi, secondo l’ultimo report della fedelissima Ghisleri, tira ancora.
E con l’ex premier in campo, è possibile, sempre secondo gli stessi report, che Forza Italia possa raggiungere il 20 per cento.
Ecco la prima garanzia: il nuovo capo dello Stato deve essere il garante della “agibilità  politica”. In nome di questo, per dirla con una battuta ad effetto di una gola profonda di Grazioli, “il presidente è pronto pure a votare Stalin cantando bandiera rossa”.
Per la seconda “garanzia” che Berlusconi vuole follow the money.
La traccia dei soldi dice che l’Impero non gode più della salute di una volta. Fininvest è in rosso, Mediaset in passivo e alle prese con un difficile mercato pubblicitario, Forza Italia travolta dai debiti a garanzia dei quali, presso le banche, c’è solo il nome di Silvio Berlusconi.
Ed è ancora tutta da giocare la partita per conferire Mediaset Premium a Telecom in cambio di una quota nel gruppo delle telecomunicazioni.
Anzi, la partita pare essersi messa male, stando agli spifferi di ambienti informati. Mentre c’è da resistere all’offensiva di Murdoch.
Insomma, l’Impero è in sofferenza. E questo potrebbe essere tutelato dal Nazareno di governo, senza tirare in ballo il Quirinale.
Follow the money: nel quadro di sofferenza dell’Impero è caduta la tegola di Bankitalia che obbliga Fininvest a vendere in Mediolanum le quote che superano il 9,9 per cento.
Ancora ieri, nella riunione con i senatori, Berlusconi ha pronunciato parole di fuoco sulla vicenda. Perchè Mediolanum, nell’ambito dell’Impero in crisi, è una delle poche cose che rendono.
Ed è legata a questo la partita del Quirinale.
Ricapitolando. Come effetto della condanna per frode fiscale e della Severino, il condannato Berlusconi oltre alla “candidabilità ” ha perso l’onorabilità .
E Bankitalia aveva dato tre mesi di tempo o per vendere o per creare un trust nel quale dirottare la partecipazione nel gruppo eccedente il 9,9 per cento in vista della vendita.
Al termine della scadenza dei tre mesi di tempo, a inizio gennaio, sono state le profonde divergenze con gli uomini di Ignazio Visco su strutture e poteri del trust a spingere gli avvocati di Berlusconi a fare ricorso al Consiglio di Stato per prendere tempo.
E qui si registra una prima criticità  sulla questione Quirinale.
Perchè è chiaro che il nome di Ignazio Visco, che pure circola in ambienti renziani, è semplicemente impotabile per l’ex premier.
Il governatore di Bankitalia è stato, nelle ultime settimane, oggetto di numerosi sfoghi perchè ha dimostrato ben poca gratitudine visto che fu nominato proprio dal governo Berlusconi per superare la contrapposizione tra Grilli e Saccomanni.
Una ingratitudine che, per dirla con un vecchio amico del Cavaliere, fa precedente: “Uno che non gli dà  Mediolanum gli darebbe l’agibilità ?”.
Già , tutto si lega nella fase suprema del conflitto di Interesse. Ma la vicenda non porta solo a un veto su Visco come candidato al Colle.
Porta a una richiesta per il chicchessia che sarà  individuato.
Perchè, nell’ottica di Berlusconi, la partita non è finita ora che c’è il ricorso. In queste settimane, raccontano fonti del Tesoro di alto livello, ha provato pure con qualche “ghedinata” attraverso la Consob, una forzatura sul tema del trust ma anche Giuseppe Vegas si è guadagnato una certo disappunto dalle parti di Arcore.
Dunque, la risoluzione della questione sarà  materia per il prossimo inquilino del Colle.
Agibilità  politica e onorabilità  sono due facce dello stesso conflitto di Interesse.
In cambio i voti. Ed è per tenere aperta la trattativa che Berlusconi ha dato mandato a Brunetta di disturbare i lavori sulle riforme, rallentandoli di capigruppo in capigruppo all’insegna del “prima il capo dello Stato poi le riforme”.
Ed è invece per provare a tenere compatte le truppe in vista delle votazioni sul Quirinale che ha aperto la trattativa interna con Raffaele Fitto.
Nella testa di Berlusconi il nome per il Colle è del tutto secondario.
Tocca a Renzi proporlo. Sarà  votato se darà  garanzie sull’Interesse.

(da “Huffingtonpost”)

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LA RABBIA DELL’ITALIA SENZA CASA

Gennaio 16th, 2015 Riccardo Fucile

IL MANCATO RINNOVO DEL BLOCCO DEGLI SFRATTI CREA UNA SITUAZIONE ESPLOSIVA…DECINE DI MIGLIAIA DI APPARTAMENTI PUBBLICI NON ANCORA ASSEGNATI

Un paese di case in proprietà , ma anche di sfratti e occupazioni abusive.
L’80 per cento degli italiani è padrone delle quattro mura in cui abita, ma per chi un tetto non ce l’ha trovarne uno può diventare un incubo.
La crisi economica ha visto esplodere l’emergenza abitativa, aggravata dalla mancanza decennale di una politica dell’abitare.
L’ultimo corposo intervento pubblico è stato quello avviato nel dopoguerra e arrivato fino agli anni Sessanta: le cosiddette “case Fanfani”, costruite per dare una abitazione alle famiglie a basso reddito.
Poi dagli anni del boom dell’edilizia privata e dei piani regolatori spregiudicati si è arrivati a quelli, attuali, dell’invenduto.
Da una parte sono crollate le compravendite, dall’altra la perdita di redditi ha fatto lievitare il tasso di morosità  degli inquilini.
Niente blocco.
Oggi un pezzo del Paese è a rischio: per la prima volta dopo oltre trent’anni la legge di Stabilità  varata a fine dicembre non ha rinnovato il blocco degli sfratti per finita locazione.
Un diritto riconosciuto ai nuclei familiari con determinati limiti di reddito (27mila euro lordi l’anno) e con a carico persone malate, minori o anziani.
L’ultima proroga è scaduta a fine anno, fra l’esultanza di Confedilizia – l’associazione dei proprietari che chiede al governo di non scaricare sui privati il problema abitativo – e la disperazione dei sindacati degli inquilini, secondo i quali ci sono fra le 30 e le 50mila famiglie a rischio.
Non esistono cifre ufficiali invece per l’altro tragico effetto dell’emergenza abitativa: quella degli immobili violati e occupati.
Fenomeno che riguarda soprattutto le case popolari (stime parziali parlano di 15mila illeciti solo fra Roma e Milano), dove si entra abusivamente approfittando di una momentanea assenza del legittino inquilino o per le quali si punta ad una sanatoria (o al comodato, come avvenuto a Parma tra mille polemiche), contando sulle lentezze dei bandi comunali che ne determineranno le assegnazioni e la vendita.
I dati sugli sfratti.
Sugli sfratti il Codacons tiene i conti aggiornati: “Nel 2013 sono stati 31.399, con un incremento del 7,7 per cento rispetto all’anno precedente. Negli ultimi 5 anni il totale ha raggiunto quota 332.169, di cui 288.934 per morosità . E nel 2014 il ritmo è proseguito a circa 150 sfratti al giorno”.
La mancata proroga rischia devastanti effetti sociali, annunciano le associazioni degli inquilini e i comuni sono d’accordo.
Ma il governo assicura di non voler tornare indietro. Palazzo Chigi snocciola gli investimenti stanziati nell’ultimo anno sul settore e messi in fila in quel Piano Casa operativo, sulla carta, dal maggio scorso, ma di fatto lì rimasto in buona parte.
Si tratta di 200 milioni per un fondo di sostegno alla locazione e 266 per la morosità  incolpevole destinati a chi, per via della crisi, si trova in difficoltà  economiche temporanee.
Più 400 milioni volti alle ristrutturazione delle case popolari. Il viceministro alle Infrastrutture Riccardo Nencini parla di “19 provvedimenti per un totale di 2,3 miliardi” e assicura che ciò permetterà  ai Comuni di cavarsela senza ricorrere al blocco.
Pubblico e privato poca chiarezza.
Il fatto è che, sempre ammesso che i soldi entrino in tempo nelle loro casse, ed emergenza sfratti a parte, il problema abitativo resta tutto da risolvere: sia nel settore privato, dove le case restano vuote e gli affitti languono, che nel settore pubblico, dove i meccanismi di assegnazione sono poco chiari. Per Guido Piran, segretario generale del Sicet, sindacato degli inquilini, l’emergenza attuale si risolve solo rilanciando l’edilizia pubblica e ristrutturando in primis il patrimionio esistente.
“Ma l’edilizia pubblica, come la sanità , costa”.
La gravità  attuale, assicura, “nasce dal fatto che gli affitti privati sono troppo alti e la locazione concordata non esiste più. Puntare sul taglio delle tasse a carico del locatore, la famosa cedolare secca, è stato un errore. Quella misura non ha funzionato, non ha prodotto una riduzione degli affitti”.
Quanto all’edilizia pubblica, per Piran è essenziale “ridefinire la norma di alloggio sociale: oggi è equivoca. Serve una legge quadro sull’edilizia pubblica che chiarisca chi ha diritto ad usufruirne e in base a quali criteri: ora ogni Regione va per proprio conto, decide da sola anche i limiti di reddito e le iniquità  sono evidenti”.
E soprattutto servono più risorse: “Vanno coinvolti i privati, va studiata una politica fiscale d’appoggio, ma le cifre di cui parla il governo arrivano tardi e coprono più anni. In Europa si fa molto di più, il solo Regno Unito spende 2 miliardi di sterline l’anno”.

(da “La Repubblica”)

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DAL 2008 BRUCIATI 1,2 MILIONI DI POSTI DI LAVORO, SOLO LA SPAGNA HA FATTO PEGGIO

Gennaio 15th, 2015 Riccardo Fucile

IN GERMANIA GLI OCCUPATI SONO AUMENTATI NELLO STESSO PERIODO DI 1,8 MILIONI… ALLARME GIOVANI CHE NON STUDIANO NE’ LAVORANO E PERSONE A RISCHIO ESCLUSIONE SOCIALE

Tra il 2008 e metà  2014, in Italia sono stati persi 1,2 milioni di posti di lavoro: si tratta del secondo paese della Unione europea nel quale sono stati persi più posti di lavoro.
E’ quanto emerge dal rapporto sull’occupazione e sviluppo della società  redatto dalla Commissione Ue.
Solo la Spagna ha fatto peggio, bruciando 3,4 milioni di posti di lavoro.
Dopo l’Italia, la commissione cita la Grecia che ha perso un milione di posti di lavoro su una popolazione complessiva, però, molto più piccola.
In Germania i posti di lavoro sono aumentati di 1,8 milioni, nel Regno Unito di novecentomila.
La Commissione nota che “i paesi che offrono posti di lavoro di elevata qualità  e un’efficace protezione sociale, oltre ad investire nel capitale umano, si sono dimostrati quelli maggiormente capaci di reagire alla crisi economica”.
Il rapporto presentato oggi a Bruxelles sottolinea che l’impatto negativo della recessione sull’occupazione e sui redditi “è stato più contenuto nei paesi con mercati del lavoro più aperti e meno segmentati, e dove erano maggiori gli investimenti nella formazione permanente”, si legge nel comunicato stampa che accompagna il rapporto. Il documento indica come esempi positivi in particolare i paesi dove “le prestazioni di disoccupazione tendono a coprire un gran numero di disoccupati, sono correlate all’attivazione e reattive al ciclo economico”.
Tornando ai numeri, il rapporto ricorda che dal 2008 – sebbene la disoccupazione sia sotto i picchi della crisi – ci sono ancora 9 milioni di persone fuori dall’occupazione. L’Italia è di nuovo citata quando si tratta di parlare di povertà  ed esclusione sociale: insieme a Grecia, Irlanda e Spagna il Belpaese è indicato come esempio di grande crescita delle persone in difficoltà  da livelli già  ragguardevoli.
Un problema peculiare che divide l’Europa in Nord e Sud è quello dei Neet, cioè dei giovani che non studiano nè lavorano.
Il rapporto spiega che sono meno del 10% in Lussemburgo, Olanda, Danimarca, Austria e Germania, mentre superano il 25% in Italia, questa volta con Croazia, Bulgaria, Spagna, Cipro e Grecia.
La Commissione ha messo in anche dal rischio di riduzione del numero di laureati, e dal possibile calo del Pil, derivante da politiche di sussidi per l’occupazione giovanile.
Nel capitolo dedicato all’Italia, il rapporto ribadisce le raccomandazioni fatte nel 2014 dalla Commissione, in cui si esortava Roma a prendere misure per aumentare l’occupazione giovanile.
Simulando in Italia uno schema di sussidi ai giovani (in età  tra i 15 e i 24 anni) sotto forma di riduzioni dei contributi, finanziato da un aumento dell’Iva, la Commissione prevede un effetto positivo sull’occupazione giovanile, ma non manca di sottolineare che tali misure ridurrebbero il numero di laureati e avrebbero un effetto negativo sulla crescita economica.
“Le paghe più elevate renderebbero l’impiego per i giovani più attraente rispetto a un investimento nell’istruzione terziaria,” si legge nel rapporto.
Questo determinerebbe un aumento dei lavoratori meno istruiti, “con una conseguente riduzione degli investimenti, e quindi del Pil,” si legge nel rapporto, basato su una simulazione.
Tali effetti negativi potrebbero essere ridotti da un investimento congiunto dell’Italia nei sussidi di disoccupazione per i giovai e nell’istruzione terziaria, conclude la Commissione.

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PREPARAVANO ATTACCO A BRUXELLES: DUE TERRORISTI UCCISI IN BELGIO

Gennaio 15th, 2015 Riccardo Fucile

CI SAREBBE UN LEGAME CON COULIBALY

Due persone sono morte e una è stata gravemente ferita in un’operazione antiterrorismo della polizia a Verviers, quasi al confine con la Germania.
Le persone sorprese a Verviers “hanno aperto il fuoco a lungo con armi da guerra”. Armi automatiche e kalashnikov sulle forze speciali della polizia ma non hanno provocato vittime nè feriti.
Due di loro sono invece stati uccisi dalla risposta degli agenti, mentre il terzo è stato arrestato.
L’obiettivo dei terroristi era la polizia, ma al riguardo non sono stati forniti ulteriori dettagli perchè le indagini sono in corso.
Secondo la Procura, “erano sul punto di realizzare attentati di ampia portata in tempi imminenti”. Infine, la Procura ha confermato l’innalzamento al livello 3 su 4 dell’allerta antiterrorismo per il Belgio.
L’operazione, hanno detto al Palazzo di Giustizia, riguarda un’indagine molto delicata e per questa ragione gli inquirenti non hanno voluto fornire più informazioni, ma hanno convocato una nuova conferenza stampa per domani mattina.
I tre presunti jihadisti erano sotto sorveglianza, appena rientrati dalla Siria dove si erano radicalizzati e si erano formati.
La polizia ha fatto irruzione nell’edificio di Verviers mentre all’esterno erano appostati tiratori scelti sui tetti.
A quanto riferisce la rete televisiva francese France 1, c’è un legame fra l’operazione antiterrorismo in Belgio e la rete di sostegno ad Amedy Coulibaly, l’autore della presa d’ostaggi al minimarket kosher di Parigi.
Si tratterebbe di un gruppo che si occupava dell’invio di jihadisti in Siria e di fornire armi a criminali comuni e gruppi estremisti musulmani.
Coulibaly si era rifornito di armi a Bruxelles. Ma la Procura non conferma. Nessun legame è stato stabilito al momento “tra l’operazione antiterrorismo in Beglio e gli attentati di Parigi”, ha detto il sostituto procuratore belga, Eric Van Der Sijpt.
Le indagini sulla cellula belga erano iniziate prima degli attentati di Parigi, sottolineano alla Procura federale.
Ma la rete è ampia. Secondo quanto riporta la tv fiamminga le operazioni contro la jihad si stanno svolgendo in Belgio ma anche in altri sette Paesi europei e nello Yemen. Sempre oggi la polizia belga ha trovato dei materiali esplosivi in una casa ad Anderlecht, un quartiere a sud di Bruxelles.
Le testimonianze.
I media nazionali riportano il racconto di alcuni testimoni che parlano di esplosioni nei pressi di rue du Palais.
Un testimone ha raccontato che gli scontri hanno avuto luogo al 16 di rue de la Colline, sopra rue des Ecoles, in un’ex panetteria, all’incrocio erano stati bloccati un furgone blu e una macchina.
Sul posto sono arrivate le forze dell’ordine poi si sono sentite tre o quattro esplosioni, decine di spari. Le persone che vivono nell’area sono state evacuate e la strada occupata da veicoli della polizia.
Anche il sito del quotidiano belga Le Soir riporta il racconto di un testimone: “Erano le 17.45 e stavo guidando quando ho sentito due spari. Mi sono fermato. Era solo in strada e ho visto due giovani di 25-30 anni, di origine magrebina, vestiti di nero e con una borsa dello stesso colore”.
“Stavamo risalendo rue des Ecole e volevamo attraversare alle strisce pedonali di rue de la Colline, quando un uomo vestito di blu scuro e col passamontagna sul volto ci ha spinto alle spalle e ci ha detto ‘correte'”, è invece la testimonianza di una donna che si trovava per strada con i figli quando è iniziata l’operazione, raccolta dall’emittente tv Rtl.
“Abbiamo guardato rue de la Colline ed abbiamo visto una camionetta blu scura ferma in mezzo alla strada e due persone col passamontagna e poi che c’era un dispiegamento di numerosi poliziotti – ha detto -. Ci siamo messi a correre e in due secondi c’è stata una grossa esplosione e dei colpi di arma da fuoco a raffica. I miei bambini si sono messi a piangere. Li ho spinti ed abbiamo continuato a correre”.

(da “la Repubblica”)

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FINITA L’ODISSEA DI GRETA E VANESSA, STANOTTE RIENTRO IN ITALIA

Gennaio 15th, 2015 Riccardo Fucile

SOLITA POLEMICA SE SIA STATO O MENO PAGATO UN RISCATTO, COME NON SI SAPESSE CHE L’ITALIA LO PAGHEREBBE PERSINO PER UNO COME SALVINI

Sono libere Greta Ramelli e Vanessa Marzullo, le due volontarie italiane rapite il 31 luglio scorso in Siria, nella provincia di Aleppo, dove erano arrivate con la loro ong Horryaty per aiutare la popolazione della parte settentrionale del Paese sconvolto dalla guerra.
Il rilascio è stato annunciato via Twitter da account vicini alla resistenza anti-Assad.
Per qualche minuto si è rimasti in uno stato di sospensione, con l’intelligence italiana che non smentiva e la Farnesina che non commentava.
A togliere il condizionale, un liberatorio tweet diramato da Palazzo Chigi.
Secondo fonti governative, Greta e Vanessa arriveranno in Italia nella notte, l’atterraggio all’aeroporto di Ciampino è previsto intorno all’una, anche se, precisano le fonti, l’orario è suscettibile di modifiche e potrebbe slittare.
Ad attenderle troveranno il ministro degli Esteri Paolo Gentiloni.
Matteo Ramelli, fratello di Greta, ha detto che “la Farnesina ha fatto un lavoro fantastico, li ringrazio e ringrazio anche i nostri concittadini che sono stati meravigliosi. E’ l’ora della gioia, ora aspettiamo Greta a casa”.
Il sindaco di Gavirate (Varese), che ha avuto un breve colloquio telefonico con la donna, riporta le parole della mamma: “Siamo felicissimi, non vediamo l’ora di riabbracciare nostra figlia”. Intorno alle 20,40, i genitori di Greta sono usciti in auto dalla loro villetta alla periferia del paese e si sono allontanati senza fermarsi, mentre i concittadini, passando in auto davanti all’abitazione, suonano il clacson in segno di giubilo.
Il papà  di Vanessa: “Come rinascere”.
Campane a festa a Brembate (Bergamo), il paese di Vanessa Marzullo. Il papà  Salvatore a Rainews24: “Quella che sto vivendo è una gioia grande, mi sembra di rinascere. La notizia ufficiale l’ho ricevuta un’ora fa. Con l’ufficialità  posso dire che finalmente è tutto risolto. Quando la vedrò le darò un grande abbraccio.”
Presto interrogate dalla Procura di Roma.
Vanessa e Greta saranno ascoltate dagli inquirenti della Procura di Roma non appena faranno ritorno in Italia. I magistrati, che sulla vicenda delle due volontarie avevano aperto un’inchiesta per sequestro di persona a scopo di terrorismo, sono in attesa di una informativa del Ros dei carabinieri e della Digos della polizia. Intanto la Farnesina su Twitter parla del rilascio come frutto di un “intenso lavoro di squadra”.
Media arabi: pagato riscatto di 12 milioni di dollari.
Secondo la tv satellitare araba Al Aan, sede a Dubai, negli Emirati Arabi, il fronte Al Nusra avrebbe liberato Greta e Vanessa in cambio di un riscatto da 12 milioni di dollari. E spiega in un tweet di aver appreso la notizia da una fonte, senza precisarla.
Applausi e scontro alla Camera.
Un grande applauso della Camera ha accolto la notizia, comunicata all’Aula dal ministro delle Riforme Maria Elena Boschi. “Una bella, bellissima notizia che ci ha fatto tutti felici”, ha aggiunto la presidente di turno Marina Sereni.
Salvini: “Riscatto sarebbe vergogna”.
“Presenteremo oggi stesso un’interrogazione al ministro degli Esteri per appurare se sia stato pagato un solo euro per la liberazione delle due signorine”.
Il solito ipocrita che non rischierebbe certo la vita per aiutare il prossimo finge di non sapere che lo Stato italiano ha sempre pagato il riscatto per liberare i propri prigionieri di gruppi terroristi, compreso quando la Lega era al governo.
Da uno che scappa a gambe levate di fronte a quattro scalzacani non ci può aspettare altro: fa pensare piuttosto che il governo pagherebbe il riscatto anche per liberare uno come lui.
La rabbia dell’Is.
Ma su Twitter corre anche la rabbia sugli account riconducibili allo Stato Islamico. “Questi cani del fronte Al Nusra rilasciano le donne crociate italiane e uccidono i simpatizzanti dello Stato Islamico”, scrive Muahhed al Khilafa sul suo account, dove si firma con l’hashtag dell’Is. “Forse le hanno liberate in cambio di donne musulmane detenute in Italia”, osserva Saad al Homeidi, altro islamista nel suo account.

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SIRIA, FONTI DEI RIBELLI: LIBERE VANESSA E GRETA

Gennaio 15th, 2015 Riccardo Fucile

I SERVIZI NON SMENTISCONO

Sarebbero state liberate Greta Ramelli e Vanessa Marzullo, le due volontarie italiane rapite il 31 luglio scorso in Siria, dove erano arrivate con la loro ong Horryaty per aiutare la popolazione della parte settentrionale del paese sconvolto dalla guerra. Secondo fonti legate ai ribelli siriani le due giovani cooperanti lombarde sono state rilasciate, secondo quanto riferisce l’agenzia Agi.
Diversi tweet riferibili a account dei ribelli riferiscono del rilascio.
Uno, in particolare, scrive che la notizia proviene da fonti giornalistiche siriane, aggiungendo che le due ragazze saranno in Turchia domani mattina.
La notizia del rilascio è stata rilanciata anche da Al Jazeera, che cita fonti del gruppo Al Nusra.
Dall’intelligence italiana non è giunta una smentita: le due ragazze potrebbero dunque essere state rilasciate, ma non essere ancora in zona di sicurezza.
La Farnesina non commenta, mentre una fonte diplomatica a Beirut ha dichiarato all’Ansa che “sono in corso verifiche”.

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ULTIMA ORA: PRIMARIE, LA DIGOS NELLA SEDE PD DI GENOVA

Gennaio 15th, 2015 Riccardo Fucile

E A SAVONA PARTE UN ESPOSTO DEL SEGRETARIO PD

Gli agenti della Digos e della Squadra Mobile hanno acquisito nel pomeriggio alcuni documenti nella sede regionale del Pd in via Maragliano.
Prima Albenga, ora Genova.
E anche Savona, dove il segretario provinciale del Pd savonese, Fulvio Briano, ha presentato un esposto orale al procuratore Francantonio Granero in merito ai presunti brogli alle primarie del partito.
Sergio Cofferati aveva evocato “episodi da Procura” subito dopo il voto di domenica delle primarie del centrosinistra, che ha incoronato Raffaella Paita.
Era stato facile profeta: nel giro di pochi giorni prima è stata la Procura savonese ad aprire un’inchiesta sul voto di Albenga per presunti pagamenti a chi andava a votare.
E ora si apprende che anche su un seggio genovese si sono mossi gli investigatori.
Il presidente del seggio di Certosa, che aveva denunciato al partito “possibili infiltrazioni malavitose” e un’anomala partecipazione della comunità  riesina, è stato ascoltato dalle forze dell’ordine, dagli uomini dello Servizio centrale operativo (Sco), sezione criminalità  organizzata.
L’atto è coperto dal massimo riserbo, anche nella sede del Pd le bocche sono cucite.
Il segretario provinciale del Pd savonese, Fulvio Briano, ha invece presentato un esposto orale al procuratore Francantonio Granero in merito ai presunti brogli alle primarie del partito che hanno visto Raffaella Paita sovrastare Sergio Cofferati.
L’iniziativa è stata valutata in seguito alla notizia dell’apertura di un’inchiesta conoscitiva (modello 45) da parte della magistratura savonese di fronte all’anomalo flusso di extracomunitari e minorenni alle votazioni svoltesi domenica.
Al vaglio della magistratura c’è anche l’ipotesi di un eventuale versamento di denaro a coloro che si sarebbero recati al voto.
Il segretario Briano ha già  consegnato al procuratore la lista e i verbali delle votazioni effettuate nei seggi del capoluogo.
La Procura di Savona aveva aperto un fascicolo per violazione delle norme in materia di candidature.
Altri accertamenti sono in corso su presunte minacce ricevute da Rosalia Guarnieri, l’ex sindaco di Albenga che sosteneva di avere le prove video e fotografiche di persone che distribuivano denaro all’esterno del seggio allestito a Albenga, video e foto che sarebbero poi state cancellate dalla stessa Guarnieri dopo le minacce.

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