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L’EX COMPAGNO DI RUBY: “SILVIO BERLUSCONI E’ UN BUGIARDO. DEVONO STARE ATTENTI, NON TUTTI STANNO ZITTI”

Febbraio 20th, 2015 Riccardo Fucile

SUL SOCIAL NETWORK LE FRASI SIBILLINE DI LUCA RISSO: “POSSO DIRGLIELO IN FACCIA E STAREBBE ZITTO”…”SONO STATO RICATTATO, MINACCIATO, MI HANNO PROMESSO COSE CHE UOMINI DI MERDA NON HANNO MANTENUTO”

“Silvio Berlusconi è un bugiardo“. Luca Risso, ormai da tempo ex compagno di Ruby, è arrabbiato e su un post su Facebook, scrive cinque righe che per raccontare agli amici il suo disagio di padre della bimba avuta dalla giovane marocchina che partecipava alle cene eleganti di Arcore quando aveva 17 anni. “devo tornare…. sistemare la situazione di mia figlia che dopo 3 anni di amore dei nonni deve stare con una tata marocchina che non parla neanche italiano… in condizioni di vita non idonee alla sua età … dove l unico insegnamento è lo sperpero di denaro… dove chi deve educarla ha bisogno dello psichiatra ….e io ho le mie colpe… e devo tornare per dire sulla faccia a Silvio Berlusconi che è un bugiardo …” scrive Risso.
A pochi giorni dalle perquisizioni alle Olgettine e alla stessa Ruby nell’ambito del terzo filone del caso, quello per cui cui si indaga per corruzione in atti giudiziari, le parole dell’imprenditore genovese suonano come una profezia o quasi.
Di questo “sperpero di denaro” è convinta anche la procura di Milano che ha accertato che Ruby negli ultimi tempi avrebbe fatto “spese folli”, molto al di là  dei redditi dichiarati da lei e dall’ex compagno.
E infatti per gli inquirenti milanesi il leader di Forza Italia elargisce ancora “14-15 mila euro al mese” alla giovane donna spacciata invano per la nipote dell’ex presidente dell’Egitto Hosni Mubarak.
Del resto solo pochi giorni fa i giudici d’appello nelle motivazioni della sentenza di secondo grado per il processo Ruby bis (quello in cui Fede, Mora e Minetti sono stati condannati) scrivevano che l’ex premier aveva pagato Karima per il suo silenzio.
Una generosità , a quanto emerge dall’inchiesta ter, che non si sarebbe mai arrestata.
Il fattoquotidiano.it ha provato a chiedere, tramite un messaggio, cosa volesse dire, ma Risso ha rifiutato di rilasciare un’intervista.
A chi gli chiedeva spiegazioni di quel post l’uomo però aveva risposto: “…. Posso anche dirglielo in faccia…e ti posso promettere che starà  zitto… e neanche gli passerà  l’idea di denunciarmi”.
L’uomo punta il dito anche contro l’entourage dell’ex premier: “….a quanti che girano intorno a lui posso dire sulla faccia che sono dei falsi bugiardi… che finchè gli servi ti usano, e dopo ti buttano… ma devono stare attenti perchè non tutti poi stanno zitti…”.
Più avanti parlando dell’impossibilità  di occuparsi della figlia aggiunge: “… sono stato ricattato, minacciato… e poi mi hanno promesso cose che uomini di merda non hanno mantenuto … se dovessi aprire il libro cambierei la storia di molte persone… Ma forse anche la mia e quella di mia figlia… E di questo si fanno forti”
Risso ne avrebbe di cose da raccontare.
Entrato in scena a scandalo già  esploso, aveva per esempio atteso Ruby che veniva interrogata da un “avvocato” (Luca Giuliante finito indagato nell’inchiesta ter, ndr) e “un emissario di lui” la notte tra il 6 e il 7 ottobre 2010, 20 giorni prima che l’inchiesta venisse rivelata con un articolo del Fatto Quotidiano e prima che ufficialmente gli avvocati dell’ex premier cominciassero le loro indagini difensive datate 3 novembre.
Risso, che dopo le annunciate nozze non ha sposato Ruby, a una amica aveva scritto diversi sms “Sono nel mezzo di un interrogatorio allucinante… Ti racconterò ma è pazzesco!”. Alla donna che lo invitava a ricordarsi “il grano” Risso rispondeva “io sono ancora qui… È sempre peggio, quando ti racconterò (se potrò…) ti renderai conto… Siamo solo a gennaio 2010 e in mezzo ci sono pezzi da novanta“.
“C’è Lele, l’avvocato, Ruby, un emissario di Lui, una che verbalizza. Sono qui perchè pensano che io sappia tutto”.
Risso poi telefona “Eccomi, sono ancora qua. Ora sono sceso un attimino sotto, a far due passi… Lei è su, che si son fermati un attimino perchè siamo alle scene hard con il pr… con la persona“.
Intanto l’uomo è diventato imprenditore in Messico, dove in passato Ruby ha trascorso molto tempo. La Procura di Milano è pronta a eseguire una rogatoria in Messico per cercare elementi utili su alcune proprietà  riconducibili a Ruby e che si trovano a Playa del Carmen: un ristorante, un pastificio e un paio di palazzine con appartamenti da affittare.
L’ex premier in secondo grado è stato assolto dall’accusa di concussione e da quella di prostituzione minorile.
Per quest’ultimo reato in motivazione i giudici avevano scritto: “Ci fu prostituzione ma conoscenza età  non assistita da adeguato supporto probatorio”.
Nuove prospettive e nuove testimonianze sul caso potrebbero far rischiare all’ex Cavaliere un destino giudiziario diverso in Cassazione rispetto al verdetto di assoluzione incassato il 18 luglio 2014.

Giovanna Trinchella
(da “il Fatto Quotidiano”)

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“NICOLE MINETTI RICEVE ANCORA DA BERLUSCONI UN BONIFICO DI 15.000 EURO OGNI MESE”

Febbraio 20th, 2015 Riccardo Fucile

L’EX CONSIGLIERA REGIONALE, CONDANNATA IN APPELLO A TRE ANNI NEL RUBY BIS, FIGURA ANCORA TRA LE BENEFICIARIE DEI BONIFICI DI SILVIO: LA CONFERMA DAL RAG. SPINELLI

L’ex consigliera regionale Nicole Minetti riceverebbe ogni mese da Silvio Berlusconi un bonifico da 15mila euro. E’ quanto risulta dagli accertamenti dell’inchiesta cosiddetta ‘Ruby ter’ che ha al centro l’accusa di corruzione in atti giudiziari (un filone nel quale l’ex showgirl non è comunque indagata).
Riscontri ai versamenti mensili dall’ex premier a Minetti sarebbero arrivati anche dalla testimonianza del tesoriere di fiducia di Berlusconi, Giuseppe Spinelli.
Nicole Minetti non è indagata nel caso ‘Ruby ter’, che riguarda principalmente i presunti versamenti da parte dell’ex premier alle ragazze che sono state ospiti alle serate di Arcore e che avrebbero poi detto il falso come testimoni nel corso dei processi.
L’ex igienista dentale di Berlusconi, invece, è stata condannata in appello a tre anni per favoreggiamento della prostituzione nel processo cosiddetto ‘Ruby 2’ assieme a Emilio Fede e Lele Mora.
Gli investigatori della sezione di polizia giudiziaria, però, avrebbero accertato nelle scorse settimane che la giovane ex consigliera riceve un bonifico di 15mila euro al mese dal leader di Forza Italia.
I riscontri sarebbero anche arrivati dalla testimonianza del ragioniere Spinelli, l’uomo addetto ai versamenti alle ragazze, sentito nei giorni scorsi per circa sette ore e ascoltato anche in mattinata dai pm Tiziana Siciliano e Luca Gaglio.
Nell’ultima deposizione Spinelli ha proseguito nella ricostruzione davanti agli inquirenti dei soldi dati, prevalentemente in contanti, alle 20 ragazze perquisite martedì scorso.

(da agenzie)

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SONDAGGIO IXE’: SALGONO PD E FORZA ITALIA, SCENDONO LEGA, MELONI E M5S

Febbraio 20th, 2015 Riccardo Fucile

IL 72% TEME ATTENTATI ISIS… STABILE LA FIDUCIA IN RENZI, SCENDE IL GOVERNO… FITTO VALE TRA IL 2,5% E IL 4%

Il 72% degli italiani teme attentati dell’Isis in Italia.
Lo sostiene un sondaggio Ixè per Agorà  (Raitre). Di fronte all’ipotesi di un intervento militare in Libia, invece, il 63% si dichiara contrario.
A non temere attentati è il 25% degli intervistati, a favore di un’azione militare è il 27% con un 10% che “non sa”.
Partiti
Il Pd sale dal 37,5% al 37,8%, il M5S scenda dal 19,1% al 18,7%, la Lega scende dal 13,9% al 13,8%, Forza Italia sale dal 12,8% al 13%, Sel scende dal 3,8% al 3,6%, NCD sale dal 2,8% al 3%, Fratelli d’Italia cala invece dal 3,1% al 2,9%
Fiducia nel governo.
Stabile nell’ultima settimana la fiducia in Matteo Renzi al 40%. Lo certifica l’Istituto Roberto Weber per Agorà  (Raitre).
Il leader più apprezzato si conferma il Presidente della Repubblica, Sergio Mattarella, la cui fiducia cresce fino al 68% (+2%). Pressochè stabili gli altri leader politici. Scende invece la fiducia nel governo, oggi al 33% contro il 35% della rilevazione della scorsa settimana, con un calo di due punti.
Ixè ha anche “valutato” il bacino elettorale di Raffaele Fitto, che Berlusconi aveva collocato all’1,3%: secondo il sondaggio sarebbe invece tra il 2,5% e il 4%.
Calo di apprezzamento al Sud per Matteo Salvini, registrando un calo nelle intenzioni di voto: la forbice è tra il 6,5% e il 9,5% mentre il 13 febbraio era tra 7,8% e 10,8%.

(da “Huffingtonpost”)

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VANDALI OLANDESI, LA DENUNCIA DEL SINDACATO DI POLIZIA: “SERVIVANO ALTRE MODALITA’ DI CONTROLLO”

Febbraio 20th, 2015 Riccardo Fucile

“NUMERO E ORGANIZZAZIONE DEGLI ULTRAS ERANO ARCINOTI, GLI AGENTI ERANO SUFFICIENTI, MA BISOGNAVA AGIRE IN MODO PIU’ DINAMICO E PIU’ AMPIO”

A nemmeno un anno dalla finale di Coppa Italia tra Napoli e Fiorentina e dalla morte di Ciro Esposito, la scena si ripete: Roma in mano a chiunque e a nessuno. Da oltre due mesi, dice una nota del Viminale, le forze dell’ordine dei due paesi si sono scambiate decine di informative.
C’era quindi tutto il tempo per organizzare il contenimento non tanto delle frange pericolose (che hanno raggiunto autonomamente lo stadio) ma dei tifosi olandesi in generale. Ma qualcosa è andato storto, e a farne le spese è stata l’immagine della città  e del paese.
“Alla luce dei fatti di ieri, e proprio conoscendo i comportamenti abituali di questi tifosi — spiega Daniele Tissone del Sip -, bisognava riflettere su nuove modalità  di controllo, più dinamico e più ampio sull’intero territorio cittadino. Pur sapendo che si tratta di un fenomeno difficile da monitorare”.
E invece si è arrivati al balletto delle responsabilità . Con il sindaco Marino che lamenta l’assenza di Alfano (a Washington per il vertice sul terrorismo) e l’incompetenza del prefetto Pecoraro (a marzo andrà  in pensione) e del questore D’Angelo.
Dalla Prefettura rispondono che indicazioni su come agire sarebbero state concertate con la polizia olandese, presente a Roma da alcuni giorni, che   aveva suggerito di non caricare per non accendere gli animi.
E il Questore replica che, in quanto cittadini olandesi, bisognava salvaguardare la loro libertà  di movimento.
Ma chi sono questi tifosi olandesi che hanno tenuto in scacco la città  nonostante un ingente dispiegamento di forze dell’ordine, oltre 1600, “più che adeguato numericamente a fronteggiare e contenere il migliaio scarso di tifosi che ha bivaccato in centro città ” come spiega Tissone.
Molto si è scritto sull’estrazione borghese e di estrema destra degli Scf (Sport Club Feyenoord) e delle Het Legionen.
Così come sono stati ricordati i precedenti: dal morto nel match contro gli arcirivali dell’Ajax nel 1997 fino alle scorribande in Germania, dalla squalifica del club da parte della Uefa nel 2005 dopo gli scontri a Nancy fino ai disordini di ottobre contro i tifosi del Besiktas, di estrema sinistra. Ma prima della condanna, è necessario sottolineare un paio di cose
Innanzitutto i tifosi più hardcore del Feyenoord, quelli che potevano essere considerati più pericolosi, come si poteva notare tranquillamente ieri scorrendo i loro social network hanno raggiunto immediatamente lo stadio per fare entrare anche quelli senza biglietto, con un minicorteo monitorato dall’alto e dal basso.
Nessun problema quindi. Non erano loro in Piazza di Spagna a giocare a calcio con le lattine e le bottiglie di birra usando i monumenti come porta.
La seconda è che tra le due tifoserie di Roma e Feyenoord era stato fatto un gemellaggio, o comunque un patto di non aggressione, quindi si sapeva che non ci sarebbero stati incidenti.
Eppure ai tifosi è stato permesso per ore di scorrazzare ubriachi (ma non c’era il divieto di somministrazione degli alcolici?) per ore per il centro città , lasciando che si accanissero tranquillamente contro la Barcaccia finita di restaurare lo scorso settembre.
Fino a che intorno alle quattro è partita la prima carica che ha surriscaldato gli animi, seguita poi da una seconda carica sulla terrazza del Pincio, quando li si stava indirizzando verso le navette dell’Atac che da Villa Borghese li avrebbero portati allo stadio Olimpico, dove poi non si è verificato nessun incidente.
Finita la partita i tifosi olandesi sono stati scortati a Termini da dove poi hanno preso il treno per Fiumicino.
Il bilancio finale parla essere di 28 arresti (23 per gli scontri della sera prima a Campo de’ Fiori, 19 condannati per direttissima), 5 tifosi e 13 agenti contusi.
Il problema quindi è che si sapeva benissimo in quanti sarebbero arrivati e che il numero di agenti impiegati era “più che sufficiente”.
Come si doveva sapere fin dall’inizio, e questo è il punto, che i tifosi del Feyenoord come i loro omologhi del Nord e dell’Est Europa si ritrovano in gruppo a bere per tutta la giornata prima della partita.
Poi, se hanno particolare astio verso la tifoseria di casa o la polizia li aggredisce, diventano violenti, altrimenti fanno danni ‘relativamente tenui’ come insozzare il territorio e distruggere un paio di cose.
Per questo servono quelle “nuove strategie” invocate da Tissone. Invece, se le sempre meno numerose “famiglie allo stadio” e i tifosi normali sono sottoposti a ogni tipo di controllo e restrizioni, in nome del libero movimento di Schengen si permette a un migliaio di tifosi olandesi di bivaccare per ore in Piazza di Spagna. E non li si porta altrove.
Data la stretta interazione con le autorità  olandesi, sbandierata da più parti, non sarebbe poi stato così difficile organizzare per loro un luogo di ritrovo alternativo, dove al massimo sarebbe stato scheggiato un cassonetto della spazzatura. E non la Barcaccia del Bernini.

Luca Pisapia
(da “il Fatto Quotidiano”)

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FORZA ITALIA NEL CAOS: REDDE RATIONEM CON FITTO

Febbraio 20th, 2015 Riccardo Fucile

LA PAURA DI BERLUSCONI: “I PM VOGLIONO VENDICARSI”…. VERDINI E LETTA ISOLATI

C’era una volta Forza Italia, la «monarchia anarchica» come amava definirla Giulio Tremonti. Ora è rimasta solo l’anarchia.
Per Toti si tratta solo di «sensibilità  diverse », ma la verità  è che il movimento di Berlusconi è investito in pieno dal terremoto causato dalla rottura del patto del Nazareno. E ognuno va per la sua strada
Per il leader un problema in più, che si aggiunge al vero assillo di questi giorni trascorsi ad Arcore con Ghedini e Longo: il riattivarsi dei pm contro le “olgettine”, in concomitanza con la pronuncia della Cassazione sul processo Ruby 1.
Due spade di Damocle che potrebbero cadergli entrambe sul capo.
Con lo spettro di una revoca dei servizi sociali e gli arresti domiciliari. E il rinvio del Ruby 1 ai magistrati d’appello per un nuovo processo. «Questi vogliono vendicarsi, è evidente l’accanimento».
L’epicentro delle scosse nel partito è la Puglia, regione commissariata due giorni fa da Berlusconi nel tentativo di mettere Raffaele Fitto fuori gioco.
A due mesi dal voto, in solidarietà  al ribelle, ieri ci sono state clamorose dimissioni di massa di tutti i vertici forzisti.
Tutti i coordinatori e i vicecoordinatori provinciali, con una nota congiunta, hanno lasciato i loro posti in polemica con Berlusconi e «l’ineffabile» commissario Vitali. Denunciando anche un tentativo di intimidazione verso i fittiani intenzionati a partecipare alla manifestazione proposta domani dal dissidente a Roma sotto lo slogan dei “Ricostruttori”.
L’sms di Vitali, con la diffida a prendere l’aereo per Roma a sostegno di Fitto, è arrivato direttamente sul cellulare del capogruppo forzista in Regione, Ignazio Sullo.
Ma la lotta contro Fitto e i pugliesi è solo una parte del racconto.
Perchè il partito si sta sbriciolando anche in alto.
Lo dimostra il duello ormai aperto tra i due capigruppo Paolo Romani e Renato Brunetta. Dopo l’intervista di Romani a Repubblica, la replica di Brunetta è tagliente: «Umana comprensione verso Romani, perchè è rimasto orfano del Nazareno. Lo capisco, perchè d’ora in poi non avrà  più incontri privilegiati con la deliziosa Maria Elena Boschi».
Basta? Non basta.
Un capitolo a parte lo merita Denis Verdini, sempre più chiuso nel silenzio dopo la sconfessione del suo lavoro.
Raccontano che «Denis» sia molto arrabbiato con il capo forzista. «Temo che la ferita non si possa rimarginare», l’hanno sentito dire. «Ora voglio proprio vedere i risultati del partito, visto che il nostro problema era il patto del Nazareno».
Un accenno alle prossime regionali, che rischiano di essere il de profundis di Forza Italia. Dopo la decisione di accordarsi con Area popolare, su Forza Italia è caduto infatti l’anatema di Salvini.
«Per noi l’intesa con Ncd resta un architrave», ribadisce Deborah Bergamini. Stessa determinazione in Maria Rosaria Rossi: «Salvini non fa accordi? Vorrà  dire che saremo liberi anche di noi». Un riferimento a una possibile candidatura autonoma di Flavio Tosi in Veneto sostenuta, appunto, anche da Berlusconi e Alfano.
Tornando a Verdini, pare che nell’ultimo incontro con il leader abbia sfogato tutta la sua amarezza per essere stato scaricato: «Io ho sempre lavorato alla luce del sole seguendo le tue indicazioni. Ora chiamo Renzi e ti faccio fare da lui l’elenco di quelli che lo hanno cercato di nascosto. Sono gli stessi che ti parlano male di me».
Il fil rouge tra Verdini e palazzo Chigi sembra comunque ancora integro.
Tanto che mercoledì ci sarebbe stato un incontro a quattro tra Verdini, Gianni Letta, Lotti e Guerini per provare a ricucire lo strappo e consentire a Berlusconi di tornare in partita.
Unica nota positiva, il ministero del lavoro ha dato ieri luce verde per la cassa integrazione agli 81 dipendenti di Forza Italia.

Francesco Bei
(da “La Repubblica”)

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LA GUERRA A PAROLE: SALVATE IL SOLDATO RENZI

Febbraio 20th, 2015 Riccardo Fucile

TAGLIATO FUORI DALLA PARTITA UCRAINA, IL PREMIER (CON I SUOI) CERCA UN “RUOLO GUIDA” NELLA CRISI LIBICA…. SEMINANDO PANICO

È stata una settimana turbolenta sul fronte della Libia.
A un certo punto sembrava che l’Italia stesse per essere invasa dall’Isis e che, per questo motivo, dovesse prepararsi alla guerra.
L’escalation si è nutrita di dichiarazioni troppo improvvisate per essere solo degli svarioni.
Il governo ha giocato una partita delicata in cui, per raggiungere un obiettivo di visibilità  internazionale, non ha esitato a seminare panico e confusione nel paese.
Gentiloni: l’Italia è minacciata
Il 13 febbraio è il ministro degli Esteri a lanciare l’allarme: “L’Italia è minacciata dalla situazione in Libia, a 200 miglia marine di distanza”.
C’è chi sostiene che dopo la scomparsa dell’Italia dalla crisi ucraina abbia voluto guadagnare visibilità .
Nonostante la nomina di Lady Pesc, cioè Federica Mogherini alla politica estera europea, quando si è trattato di mediare tra Vladimir Putin e Petro Poroschenko, si sono mossi i due azionisti di maggioranza della Ue, Merkel e Hollande.
Renzi: è necessario un tentativo più forte
Gentiloni si è però mosso sulla scia della dichiarazione rilasciata il giorno prima da Renzi: “La Libia è un grande problema dell’Europa da risolvere con decisione e determinazione”, dice il premier dopo il vertice Ue.
E sostiene che il tentativo dell’inviato speciale per la Libia Bernardino Leon “non è stato sufficiente”, e quindi “c’è bisogno di un tentativo più forte: l’Italia è pronta a fare la sua parte”. Si intravede l’obiettivo politico della sortita.
Pinotti: siamo pronti con 5 mila uomini
A rincarare la dose interviene la ministra alla Difesa, Roberta Pinotti: “L’Italia è pronta a guidare in Libia una coalizione di paesi dell’area, europei e dell’Africa del Nord, per fermare l’avanzata del Califfato che è arrivato a 350 chilometri dalle nostre coste.
Se in Afghanistan abbiamo mandato fino a 5 mila uomini, aggiunge Pinotti, in un paese come la Libia che ci riguarda molto più da vicino e in cui il rischio di deterioramento è molto piu’ preoccupante per l’Italia, la nostra missione può essere significativa e impegnativa, anche numericamente”.
L’Isis: siamo a sud di Roma
A questo punto, come riporta ancora l’Ansa, “il governo italiano entra ufficialmente nella lista dei nemici dell’Isis, che definisce Paolo Gentiloni “ministro dell’Italia crociata”. In un video del 15 febbraio, dimostrando grande capacità  di comunicazione, l’Isis conia anche l’espressione di maggiore impatto della settimana: “Prima ci avete visti su una collina della Siria. Oggi siamo a sud di Roma… in Libia”.
Nel paese si diffonde un sottile panico.Silvio Berlusconi:   pronti alla guerra
Il clima guerresco suggerisce a Silvio Berlusconi di rilanciare l’ipotesi di una nuova unità  nazionale per rientrare nei giochi politici: “Accogliamo con favore — dice il leader di Forza Italia — l’intento del governo di non abdicare alle responsabilità  che ci derivano dal ruolo che il nostro paese deve avere nel Mediterraneo”.
“Un intervento di forze militari internazionali deve essere oggi una opzione da prendere in seria considerazione”.
Il presidente Obama ferma tutti
Il 16 febbraio arriva il comunicato della Casa Bianca che invita tutti a lavorare “per una soluzione politica del conflitto in Libia”. “Continuiamo a sostenere gli sforzi del rappresentante speciale per il segretario generale dell’Onu, Bernardino Leon, per facilitare la formazione di un governo di unità  e aiutare al perseguimento di una soluzione politica in Libia”.
Renzi sente anche il presidente francese. Franà§ois Hollande.
Renzi cambia verso: nessun intervento
Finalmente il presidente del Consiglio fa marcia indietro: “Non è il momento per l’intervento militare dice il 16 febbraio al Tg5. La parola prescelta, ora, è “comunità  internazionale”. Si aggiusta il tiro anche sull’analisi della situazione: “In Libia non c’è un’invasione dello Stato islamico, ma alcune milizie che combattevano lì hanno iniziato a fare riferimento allo Stato islamico”. La posizione iniziale viene ribaltata.
Il dilemma: Prodi o non Prodi?
Ora l’Italia punta a un “ruolo guida” per stabilizzare la Libia. Chi meglio di Prodi per farlo? Il Professore si propone da solo: “Non so perchè sulla richiesta del governo libico di essere io il mediatore con la comunità  internazionale, non sia stato effettivamente coinvolto” ma “io sono sempre stato a disposizione del mio Paese e della pace”.
Il nome viene però avanzato dalla ministra Pinotti, che rettifica con un tweet e poi fatto dalla giornalista del Corriere della Sera, Maria Teresa Meli, cui segue smentita dello stesso Prodi. Sembra quasi che l’Italia voglia incassare un risultato concreto sul campo ma non sappia come fare.
A mettere il sale sulla ferita interviene un protagonista dimenticato, D’Alema: “Prodi è uomo di grande prestigio internazionale ma un inviato dell’Onu c’è già ”.
La guerra per ora è rinviata.
Per il ruolo-guida dell’Italia si vedrà .

Salvatore Cannavò
(da “Il Fatto Quotidiano”)

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LE VERRINE

Febbraio 20th, 2015 Riccardo Fucile

LE POLEMICHE DOPO LA PUBBLICAZIONE DELLA “LETTERA BULGARA” SULLE APPARIZIONI IN TV

Avremmo commentato volentieri le reazioni del presidente della Rai Anna Maria Tarantola, del direttore generale Luigi Gubitosi e degli altri sei consiglieri di amministrazione sulla lettera inviata il 25 agosto 2010 dal settimo, il forzista Antonio Verro, all’allora premier B., per adottare l’“unico rimedio ipotizzabile” contro otto “trasmissioni che mi preoccupano” per i loro “teoremi pregiudizialmente antigovernativi”: “paletti relativi a composizione del pubblico, strettoie organizzative e scelta di ospiti politici (e non) tramite i Direttori rete”, nonchè l’immediata “nomina di Susanna Petruni a direttore di Raidue”.
Ma purtroppo i suddetti (“suindicati”, direbbe Verro affezionatissimo per motivi anagrafici al prefisso “suin”) non hanno avuto reazione alcuna, a riprova dell’assoluta unicità  della Rai: la sola azienda al mondo dove un amministratore può trescare sottobanco col capo del governo e della concorrenza per sabotare i propri prodotti di punta, senza che i vertici trovino nulla da ridire.
Hanno parlato invece vari esponenti Pd, Sel e 5Stelle.
Ma soprattutto Il Mattinale, organo dello “staff del gruppo Forza Italia alla Camera” capitanato nientepopodimenochè da Renato Brunetta.
“La prima pagina de Il Fatto quotidiano — si legge — è l’ennesimo esempio di macchina del fango ad orologeria e basata sul nulla”.
Tre balle in due righe. 1) Abbiamo pubblicato un documento autentico, a firma Antonio Verro, anzi “un grosso abbraccio, Antonio”, rimasto impresso nel “rapporto conferma messaggi” del fax del Cda Rai, prima di “tre pagine totali” scritte al computer e inviate “all’on. Pres. Silvio Berlusconi” al fax di villa San Martino, Arcore. Invio durato 32 secondi. L’unica macchina dunque è il fax della Rai, e l’unico fango è quello eventualmente contenuto nella sapida prosa verrina.
2) Quanto all’“orologeria”, non si vede a quale coincidenza temporale si alluda(non ci sono elezioni, compleanni, onomastici, matrimonio funerali alle viste): anzi, il fax è di cinque anni fa e l’abbiamo pubblicato appena ne siamo entrati in possesso, dopo averne verificata l’autenticità  anche con l’autore, piuttosto imbarazzato.
3) “Basata sul nulla” appare in lievissima contraddizione con “macchina del fango”, essendo improbabile che il nulla produca quel materiale bagnaticcio e sporchiccio.
Il Verro è poi dipinto come “unica voce fuori dal coro all’interno del Cda Rai”: strano, a noi risulta che il centrodestra nel Cda abbia tuttora la maggioranza, grazie al contributo degli altri due berlusconiani, Rositani e Pilati, e del casiniano convertito De Laurentiis.
Un po’ di gratitudine verso i tre non guasterebbe.
Ma, colpo di scena, il messaggio di Verro — che in Viale Mazzini è un segreto di Pulcinella — diventa “la fantomatica lettera tutta da verificare nella sua autenticità ”.
Il che, vista la firma autografa e la conferma d’invio del fax, lascia supporre che la missiva si sia scritta e trasmessa da sola.
Anzi, no, perchè qui, con triplo salto logico carpiato con avvitamento, il Mattinale brunettesco passa a difenderne il contenuto, come se la ritenesse autentica: “Non fa altro che ipotizzare la presenza in studio di un pubblico semplicemente bipartisan e cioè equilibrato, invece che composto dalla solita claque di amici ‘de sinistra’”.
Veramente Verro suggerisce anche d’imporre “ospiti politici (e non)” e di inventare “strettoie organizzative” per boicottare i conduttori, alcuni dei quali poi prematuramente scomparsi dalla Rai.
Ma questa dev’essere la parte apocrifa.
Strepitosa la denuncia contro la “pubblicazione di corrispondenza privata che non ha alcun tipo di rilevanza”: ma come, non fu proprio B. a Sofia nel 2002, a definire la Rai “servizio pubblico pagato con i soldi di tutti” quando ordinò di espellerne Biagi, Luttazzi e Santoro?
E ora le sue brunette invocano la privacy?
Il finale è da standing ovation: “Beh, allora chapeau a Verro!”.
Quindi la lettera è “fantomatica”, ma Verro ha fatto benissimo a spedirla.
Applausi.

Marco Travaglio
(da “Il Fatto Quotidiano”)

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“LA BARCACCIA DEL BERNINI NON TORNERA’ PIU’ COME PRIMA” E L’AMBASCIATORE OLANDESE NON INTENDE PAGARE I DANNI

Febbraio 20th, 2015 Riccardo Fucile

INCAPACI DI FILTRARE UNA FECCIA DI UBRIACONI… IL PATRIMONIO ARTISTICO DELL’ITALIA ALLA MERCE’ DI RIFIUTI UMANI

La fontana della Barcaccia, presa a bottigliate dai tifosi del Feyenoord, ha subìto “un danno rilevante, grave e permanente”.
La celebre opera di Gian Lorenzo Bernini “non tornerà  mai più come prima”.
A certificarlo, non senza indignazione, è Annamaria Cerioni, la responsabile del servizio restauri della Soprintendenza Capitolina ai Beni Culturali.
Cerioni sottolinea: “Si tratta anche di un oltraggio a un’opera d’arte straordinaria”.
I rilevamenti sono in corso, ma per gli esperti della Soprintendenza appare chiaro che il danneggiamento è gravissimo e che il bacino di marmo ai piedi di Trinità  dei Monti, restaurato e inaugurato soltanto lo scorso settembre, non potrà  mai essere riparato davvero: “Si tratta per lo più di scheggiature provocate da vetri, e poi c’è quel pezzo rotto – ha continuato Cerioni – Un danno grave anche perchè permanente, dal momento che quando un’opera come questo viene danneggiata non tornerà  più come prima”.
A scheggiare in più punti la fontana sono state proprio le bottigliate: “Abbiamo potuto constatare che in realtà  gli urti di queste bottigliette hanno causato molti più danni di quanti fossero visibili ad occhio nudo ieri sera” ha ammesso sconsolato il sovrintendente capitolino Claudio Parisi.
In una intervista al quotidiano Il Messaggero il sindaco Ignazio Marino rivela: “Agli olandesi ho detto: pagherete i danni”. Dopo il sopralluogo a Piazza di Spagna, ha nuovamente attaccato il prefetto e il questore della Capitale: “Roma merita una gestione della sicurezza all’altezza di un Paese del G8”. In giornata il primo cittadino della Capitale incontrerà  il ministro dell’Interno Angelino Alfano, che questa mattina ha visto il presidente della Repubblica Sergio Mattarella.
I tecnici che stanno quantificando i danni alla Barcaccia hanno trovato molti frammenti. Uno di questi è un frammento di travertino di 10 centimetri appartenente all’orlo del candelabro centrale della vasca.
L’assessora alla cultura e turismo di Roma, Giovanna Marinelli, avverte: soltanto in serata si potrà  fare una stima complessiva delle “scheggiature diffuse”. Parole che mettono i brividi.
Nel frattempo sono sei gli hooligans del Feyenoord detenuti nel carcere romano di Regina Coeli. Sono stati arrestati durante gli scontri di Piazza di Spagna e ora sono accusati di lesioni e resistenza a pubblico ufficiale. Per i disordini a Campo de’ Fiori hanno già  affrontato un processo per direttissima 19 tifosi olandesi. Per il momento, però, nessuno appare indagato per aver provocato danni alla fontana del Bernini.
La notizia della devastazione di Piazza di Spagna da parte degli hooligans del Feyenoord occupa grande spazio nella stampa olandese. Sia il sito del De Telegraaf, sia quello del de Volkskrant pubblicano con grande evidenza le foto della Barcaccia piena di rifiuti e danneggiata.
Oltre ad altre scene di scontri e cariche. In particolare, De Telegraaf pubblica le prime pagine del Tempo, che titola a nove colonne in olandese “Olandesi animali” e della Gazzetta dello Sport, “Barbari”.
“L’ambasciatore olandese mi ha detto che non si sentono responsabili dell’esborso economico per riparare la fontana del Bernini. Ne prendo atto”. Lo ha detto il sindaco di Roma Ignazio Marino parlando dei danni arrecati dagli ultrà  del Feyenoord nel centro della Capitale.

(da “Hufingtonpost”)

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PD, TESSERE FINTE E FAZIONI A ROMA: FALSO 1 ISCRITTO SU 5

Febbraio 20th, 2015 Riccardo Fucile

IL COMMISSARIO ORFINI MANDA IL TORINESE ESPOSITO A CONTROLLARE OSTIA… IN PARLAMENTO NASCE IL CORRENTONE DI DELRIO, GUERINI, RICHETTI E RUGHETTI

A Roma una tessera su cinque è falsa, il 20% dei circoli (circa 130) apriva solo in occasione dei congressi, tra le sezioni e le federazioni i debiti Dem ammontano a circa 2 milioni di euro.
Matteo Orfini è commissario ormai da due mesi e mezzo (da quando il Pd romano è stato affondato da Mafia Capitale) e l’indagine su circa il 35% dei circoli evidenzia una realtà  sconsolante.
Tanto che Orfini ha deciso di nominare due sub commissari.
Il primo l’ha chiamato lui direttamente ieri, per informarlo. È Stefano Esposito, senatore torinese, membro della Commissione Antimafia, da poco arruolatosi attivamente nel renzismo.
Dovrà  occuparsi di Ostia, territorio di forti infiltrazioni mafiose. Ci sarà  presto un altro sub commissario per Tor Bella Monaca.
Per adesso, Orfini e i suoi stanno controllando il tesseramento e stanno lavorando sui circoli.
Ufficialmente, non si punta il dito su nessuno. Nei mesi scorsi, però, alcuni sono balzati ai disonori della cronaca: per accuse di tesseramenti gonfiati furono segnalati alla Commissione di Garanzia nel 2013, oltre a Tor Bella Monaca, Cassia/Tomba di Nerone, Casal Bertone.
Anche a Testaccio ci fu un caso di tesseramento insolitamente alto, come a Corso Lanciani.
Che il Pd a Roma sia letteralmente a pezzi ormai non è un mistero per nessuno. Ma non gode di ottima salute neanche in giro per l’Italia: le primarie in Emilia Romagna sono passate alla storia per la bassissima partecipazione.
Quelle liguri si sono concluse con l’addio al partito di Sergio Cofferati, dopo la vittoria della Paita.
Per quelle campane i vertici del partito fanno una riunione al giorno. E spostano continuamente la data.
Tanto per citare alcuni dei casi più eclatanti.
Matteo Renzi, da segretario-premier, quella che lascia più indietro è proprio la gestione del partito. Una prova su tutte, le ormai famose cene di autofinanziamento del Pd: entrarono ospiti controllati e incontrollati (vedi Salvatore Buzzi) e un elenco dei partecipanti ancora non c’è.
Se sul territorio la questione è delicata, in Parlamento non è molto più facile. L’elezione di Mattarella è stato un “capolavoro” politico, riconosciuto da oppositori e sostenitori. Ma l’effetto benefico è durato poco: le riforme costituzionali alla Camera il Pd se l’è votate da solo, con la minoranza fortemente critica nei confronti della maggioranza. E che annuncia battaglia sull’Italicum in arrivo.
Non solo: il lavoro parlamentare si svolge tra fiducie, sedute fiume, nottate in Commissione. Con il gruppo dem che sbanda: le decisioni sono tutte a Palazzo Chigi e la gestione parlamentare è spesso e volentieri improvvisata.
Situazione difficile, che molti soffrono. E allora, intorno al Sottosegretario alla presidenza del Consiglio, Graziano Delrio sta nascendo quella che a Montecitorio già  definiscono la più grande corrente del Pd.
Una corrente di maggioranza, certo, ma che vede tra i promotori i renziani, non solo fedeli, ma pure autonomi.
Ruolo di punta, quello di Matteo Richetti, deputato emiliano tra i primi a passare con il premier, poi più lontano, adesso di nuovo vicino.
Nelle ultime settimane ha avuto spesso il compito di tenere insieme il gruppo alla Camera. Poi, c’è Angelo Rughetti, Sottosegretario alla Pa, un passato nell’Anci con Delrio.
Ma c’è anche uno come Lorenzo Guerini, che da vice segretario sa come sia difficile gestire il Pd.
“Prima del partito della nazione, facciamo la corrente della nazione”, era la battuta che circolava ieri in Transatlantico: e in effetti ad essere coinvolti sono molti vicini a Renzi, ma meno vicini al cosiddetto “Giglio magico”.
Come Andrea Romano e Gennaro Migliore. Come i veltroniani (da Verini in giù) e i lettiani. Come Alfredo Bazoli, Alessia Morani, Simona Malpezzi, Roger De Menech. Il premier non sembra contrario.
È stato lui a lasciar libero ciascuno di organizzarsi: evidentemente anche lui sa di aver bisogno di una mano.
Più in difficoltà  sono i “fiorentini”: Luca Lotti e Maria Elena Boschi, che in questo nuovo assetto rischiano di dover contare le rispettive truppe (tra loro vicine, ma non unite).
Nel frattempo, Area Dem è sostanzialmente deflagrata, con alcuni pezzi grossi (come Ettore Rosato) ormai più vicini alla Boschi che a Franceschini e la minoranza è un insieme di correntine non omologabili.
E poi ci sono i Giovani Turchi di Orfini. Azionisti di maggioranza, che più che altro cercano di conquistare posti di rilievo nelle realtà  locali che contano.
Come impatterà  sul Pd la nuova corrente? Resta da vedere.
Per ora il progetto è ambizioso e comprende anche la scelta di fare politica sul territorio: Richetti ha già  in testa un tour per l’Italia.
Oltre a giornate di lavoro per i parlamentari.

Wanda Marra
(da “Il Fatto Quotidiano“)

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