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CENTRO DI ROMA DEVASTATO DA TEPPISTI OLANDESI UBRIACHI: DANNEGGIATA LA FONTANA DEL BERNINI

Febbraio 19th, 2015 Riccardo Fucile

SCONTRI IN PIAZZA DI SPAGNA TRA GLI HOOLIGANS DEL FEYENOORD E POLIZIA

Guerriglia in piazza di Spagna. Dopo tre ore di tensione, poco prima delle 16.30, nel centro di Roma si è scatenata la battaglia.
Gli hooligans del Feyenoord, che oggi alle 19 affronta la squadra giallorossa in una partita di Europa League, hanno lanciato fumogeni contro gli agenti che, schierati sulla scalinata di Trinità  dei Monti, hanno reagito con una carica fin dentro via di San Sebastianello.
I tifosi hanno risposto tirando bottiglie e oggetti contro i poliziotti. Poi hanno anche cominciato a devastare auto, motorini, cestini della spazzatura.
Almeno tre supporter sono rimasti feriti, lesioni anche per dieci poliziotti e per un fotografo, tutti medicati sul posto.
Le forze dell’ordine stanno esaminando le posizioni di alcune delle persone bloccate durante i tafferugli: sarebbero almeno una ventina.
La piazza è stata sotto assedio per ore, già  dalla mattinata completamente invasa da supporter olandesi che hanno esploso qualche petardo, bevuto birre, spaccato bottiglie e gettato vetri nella fontana della Barcaccia appena restaurata.
Un frammento della fontana è stato divelto ed è visibile in fondo all’acqua tra lattine e cartoni di birra. A terra un tappeto di rifiuti.
Molti negozi sono stati costretti a chiudere: “Abbiamo paura – ha detto un negoziante – è stata una guerriglia”.
Poi, sotto la scalinata, il clima è tornato più calmo ma piazza di Spagna è ridotta a una sorta di campo di battaglia. E l’allerta resta alta: ora i tifosi ospiti stanno raggiungendo a gruppi lo stadio Olimpico attraversando la città .
Altre cariche di alleggerimento ci sono invece state a Villa Borghese.
Dopo il caos in piazza di Spagna, centinaia di tifosi del Feyenoord si sono infatti riuniti in piazzale delle Canestre, vicino alla Terrazza del Pincio, controllati da decine di poliziotti in tenuta antisommossa, venti blindati e agenti della Digos.
Nuova tensione, manganellate e lanci sporadici di bottiglie al momento di salire sugli autobus dell’Atac che porteranno i tifosi all’Olimpico dove la normale viabilità  è stata chiusa già  dalle 16. Cori e fumogeni anche sui bus.
Gruppi di supporter sono stati notati in altre zone del centro, come Fontana di Trevi, mentre camminavano intonando cori da stadio con buste piene di bottiglie di birra nonostante il divieto di vendita e somministrazione di alcolici in vigore da ieri sera alle 20 nei municipi I, II e XV.
Lo stop, stabilito con un’ordinanza emessa dal prefetto di Roma, è valido fino alle 24 di stasera. Anche se la Confesercenti, che protesta per le modalità  e la frettolosa comunicazione del provvedimento, denuncia che “i venditori abusivi continuano a vendere bottiglie di birra attorno agli assembramenti di tifosi, ma nessuno dice nulla”.
Marino: “Città  devastata”.
“Roma devastata e ferita. In contatto con Prefetto, Questore e Ambasciatore d’Olanda. Non finisce qui” ha scritto intanto su twitter il sindaco di Roma Ignazio Marino.
“Ho protestato e chiesto spiegazioni a chi ha la responsabilità  dell’ordine pubblico in questa città , consentendo che monumenti preziosi e recentemente restaurati come la Barcaccia, diventassero bersaglio di gesti violenti”.
Il governatore del Lazio Nicola Zingaretti parla di “Sfregio a Roma ad opera di incivili. Ora pene esemplari e nessuna indulgenza. Solidarietà  alle forze dell’ordine”.
I tecnici della Soprintendenza si sono recati per un sopralluogo alla Barcaccia e gli uffici del Campidoglio stanno intanto studiando l’ipotesi di chiedere un risarcimento danni al club del Feyenoord.
Olimpico blindato.
All’Olimpico intanto si respira aria tesa. Dopo i disordini sono state moltiplicate le misure di sicurezza attorno e all’interno dello stadio, per evitare ulteriori incidenti.
A farne le spese, parzialmente, gli automobilisti che hanno visto l’intera zona attorno all’Olimpico chiusa al traffico (da Largo Maresciallo Giardino a Ponte Milvio) e quelli ‘bloccati’ per diversi minuti al semaforo di Corso Francia, a ridosso della Tangenziale, per permettere il passaggio dei tifosi del Feyenoord diretti verso lo stadio.
Ad attenderli, centinaia di agenti di polizia in assetto antisommossa. Le forze dell’ordine scorteranno gli olandesi fin dentro lo stadio per evitare contatti con i giallorossi. I cancelli dello stadio sono stati aperti intorno alle 16.
L’Uefa vigilerà  la situazione dentro e fuori l’Olimpico e “ovviamente, in caso di incidenti durante la gara o nei pressi dello stadio, un’inchiesta verrebbe aperta”. Questa la puntualizzazione del servizio stampa del massimo organo calcistico europeo dopo gli incidenti scoppiati nel centro di Roma.
Tensioni a Campo de’ Fiori.
Le tensioni erano iniziate ieri sera, in una città  presidiata da 1300 agenti: intorno alle 22 decine di tifosi della squadra ospite, dopo aver bevuto birre e altri alcolici, hanno iniziato un fitto lancio di bottiglie e oggetti vari contro le forze dell’ordine, presenti in piazza Campo de’ Fiori proprio per impedire che i contatti con i tifosi della squadra di casa. Trentatrè le persone fermate, tutti olandesi tifosi del Feyenoord, 16 delle quali poi arrestate dalla polizia di Stato e sette dai carabinieri. E’ il bilancio dei disordini avvenuti nella notte.
I 500 tifosi olandesi senza biglietto. A Roma sono giunti circa 5mila i tifosi olandesi. Ma altri 500 sarebbero arrivati nella capitale senza biglietto e per aggirare i normali controlli sarebbero passati per il Belgio.
Il club di Rotterdam
Pochi minuti dopo gli scontri, ieri sera, sul sito della squadra olandese Feyenoord è stato pubblicato un comunicato: “Siamo sorpresi dalle decisioni della questura di Roma”. Il club di Rotterdam, nonostante le scene di Campo dè Fiori e i 33 fermati tra i suoi supporter, ha deciso di far sentire la sua voce, criticando le disposizioni della polizia: “Siamo rimasti spiacevolmente sorpresi – si legge nella nota – dalla decisione unilaterale della polizia di cambiare le disposizioni concordate per i nostri tifosi. Mercoledì ci è stato comunicato che i nostri sostenitori in possesso di regolare biglietto si dovevano ritrovare in un punto di ritrovo per raggiungere lo stadio a bordo di navette e non più all’interno dello stesso impianto, come precedentemente deciso in piena intesa con le forze dell’ordine. La comunicazione da parte della polizia è particolarmente inaspettata, perchè il Feyenoord ha iniziato a preparare con cura questa gara dall’inizio di gennaio e gli accordi presi con la Roma e la questura sono stati confermati per iscritto”.
Il comunicato continua con toni polemici: “Il Feyenoord ha violentemente protestato contro questa decisione improvvisa e dichiara che i sostenitori del club sono già  ampiamente informati del programma precedentemente stabilito. La polizia sostiene tuttavia la sua decisione, senza darci altre scelte”.
Il team olandese si dice insoddisfatto anche per il numero di biglietti riservati ai suoi supporter: “Le autorità  hanno deciso lo scorso giovedì la vendita libera dei tagliandi per il match, anche per il settore ospiti. Il Feyenoord, invece, è stato costretto a vendere i biglietti diverso tempo fa. Inoltre, il club dall’inizio delle consultazioni con As Roma e le autorità  ha esortato a vendere la piena capacità  del settore per i tifosi in trasferta. Ci sono stati messi a disposizione solo 5.000 posti, mentre quello spicchio di stadio Olimpico ha una capienza di circa 5.800 posti”.
I commercianti romani.
“Quello che è successo ieri notte a Campo dè Fiori ha dell’inverosimile – ha detto il presidente di Confcommercio Roma, Rosario Cerra – Gli esercenti sono stati costretti, da un’ordinanza emanata in ritardo e ancora peggio comunicata, a non vendere bevande alcoliche e a barricarsi dentro i propri negozi, mentre nella piazza è accaduto di tutto. Gli abusivi – ha proseguito Cerra – hanno avuto campo libero e così centinaia di bottiglie di alcolici sono state vendute ai tifosi del Feyenoord e le immagini di questa mancanza di coordinamento oggi stanno facendo il giro d’Europa, dando della nostra città  un’immagine che non merita. Non basta emanare ordinanze se poi non gli si dà  seguito con un adeguato presidio del territorio: così facendo viene solo penalizzato chi, ogni giorno, onestamente fa il proprio lavoro, favorendo, al contrario, l’illegalità  e gli abusivi”, ha concluso.
L’ambasciata olandese in Italia: ci sono “black block” della tifoseria.
Per Aart Heering, addetto stampa dell’ambasciata olandese in Italia, il caos a Campo dei Fiori è stato causato da “un gruppo che potremmo definire i Black block della tifoseria, che si sono ubriacati in modo vergognoso e hanno avuto un comportamento disdicevole”, ma “la polizia italiana ha saputo gestire la situazione e noi ci fidiamo delle autorità  italiane”.
Per fortuna, ha proseguito Heering, “non ci sono stati feriti, ma bloccare le tifoserie estreme non è semplice”. La tifoseria ‘sana’ viene scortata nel viaggio verso Roma, “ma se poi c’è chi, pur non avendo il biglietto o essendo sottoposto al Daspo, prende la macchina e parte, è davvero difficile intercettarli”. Si tratta, secondo l’Ambasciata, di 100-200 persone, che “la polizia italiana ha saputo tenere a bada”. Heering ha aggiunto che stasera l’ambasciatore sarà  allo stadio per seguire la partita e si è augurato che vada tutto bene.
“Certo, purtroppo in mezzo ai tifosi c’è anche chi va allo stadio per battersi”, ha ammesso Heering, assicurando che l’ambasciata dà  tutta l’assistenza necessaria, “anche per evitare che quanto accaduto ieri possa ripetersi”. Oggi i Black Bloc della tifoseria dovrebbero stare più calmi, secondo l’ambasciata, “perchè non vogliono perdersi la partita”. L’augurio, ha concluso Heering, è di poter vedere “una bella partita”.

(da “La Repubblica”)

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LE COMICHE SICILIANE, IL LEGHISTA CALO’: “IO MI DISSOCIO DA TUTTI, NON SONO BERGOZIO”

Febbraio 19th, 2015 Riccardo Fucile

DEBUTTO ALLA CONSULTA MIGRANTI DELL’UOMO DI SALVINI A PALERMO… AL TAVOLO DI CONFRONTO CAMBIA LA LINEA E SI DISSOCIA

Prove tecniche in Sicilia di una Lega, da nord a sud, alla ricerca del consenso anche attraverso le sfondamento nelle amministrazioni locali.
Dopo la contestata prima riunione del nuovo movimento “Noi con Salvini” a Palermo, in cui era presente anche il leader del Carroccio, ecco la prima uscita ufficiale del nuovo movimento meridionalista, nella Consulta delle Culture del comune di Palermo. Il risultato? Uno scontro di fuoco.
Di certo l’impresa è ardua perchè il terreno dove si tenta l’integrazione non è un consiglio comunale qualsiasi, ma un organo voluto dal sindaco Leoluca Orlando per coadiuvare l’amministrazione nella promozione dell’immigrazione.
A sedere al tavolo con i rappresentanti di razze e culture diverse, ci stanno anche tre consiglieri comunali.
Tra cui Giorgio Calì. Neo attivista della Lega.
Il politico palermitano ha uno spiccata propensione per il cambio di casacca. Eletto con Idv, passato poi al Megafono, ha infine sposato le idee del movimento “Noi con Salvini”.
Un passaggio, questo, piuttosto indigesto per gli altri consiglieri della Consulta, a cui non è bastata la scritta “Sicilia” sulla felpa di Salvini, vederlo mangiare i cannoli o ascoltare le sue scuse qualche giorno fa a Palermo per dimenticare o perdonare le sue frasi di offesa che da anni sfodera verso migranti e meridionali. “Oramai Matteo è cambiato. Ha chiesto scusa” afferma il consigliere Calì.
Ma le rassicurazioni di Cali non bastano a placare gli animi.
L’incontro scontro che si è tenuto lo scorso 17 febbraio in Consulta è la prova che la partita che la Lega si gioca in Sicilia è tutt’altro che facile.
Se da un lato c’è il tentativo di riconquistare quel Sud offeso, dall’altro c’è l’immigrazione, tema caro al partito, che sempre di più sta infuocando le coste siciliane, ma su cui fino ad ora non sembrano esserci state proposte concrete.
E proprio sul tema dell’immigrazione si surriscalda la Consulta.
Perchè Lega e immigrati, come dice il presidente dell’organo amministrativo, il palestinese Adham Darawsha: “Sono due rette che non si incontreranno mai”.
Ma Calì non si perde d’animo.
E se da un lato, al tavolo con i migranti, nega che il movimento di Salvini sia contro i migranti, e si dissocia “da tutto e da tutti, e in particolare da Borghezio” (da cui si dissocia a tal punto da chiamarlo Bergozio), nell’intervista sfodera il credo leghista: “E’ un’invasione quella dei migranti che qui non possono far altro che delinquere. In Sicilia dovrebbero venire solo in vacanza”.
Quale sia la linea è tutta da capire.

(da “Huffingtonpost”)

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L’INCUBO DI SILVIO, IL CROLLO TOTALE: FORZA ITALIA NON TIENE PIU’

Febbraio 19th, 2015 Riccardo Fucile

LE REGIONALI E I PROCESSI TOLGONO IL SONNO A BERLUSCONI E I SONDAGGI SONO ALLARMANTI, ALLE REGIONALI RISCHIO CAPPOTTO

La grande disgregazione è iniziata: “Qua crolla tutto, non teniamo più assieme il partito. Non teniamo più assieme nulla. Le regionali saranno un bagno di sangue. I giudici si preparano a una nuova esecuzione”.
Chi ha parlato con Berlusconi stamattina lascia trapelare l’ansia da incubo. Politico. Giudiziario.
Un combinato disposto che rischia di essere fatale.
Perchè per la prima volta di fronte ai tribunali l’ex premier si presenta con dietro di sè un partito allo sbando. Gli episodi accadono ormai ad horas.
A partire dal capogruppo al Senato Paolo Romani che si scaglia su Repubblica contro il capogruppo alla Camera: “Nel documento che Brunetta ha portato al Quirinale si leggono espressioni sbagliate. Non è stato votato e condiviso dai gruppi parlamentari”.
Ma soprattutto la Puglia pare una Vandea.
Dopo che Berlusconi ha spedito l’ex senatore Luigi Vitali a commissariare il partito in Puglia si sono dimessi in massa i nove coordinatori locali del partito. Tutti.
Gente con ventimila preferenze: “Il commissariamento — si legge nella nota congiunta – è un grave errore. Rimettiamo il nostro mandato, rassegnando dunque le dimissioni dai rispettivi incarichi”.
Non era mai successo nella storia di Forza Italia un episodio del genere.
Raffaele Fitto ci va giù durissimo contro Berlusconi, in un’intervista a Repubblica Tv: “La situazione è un po’ paradossale. Aver avuto ragione viene considerato il principale torto. Ora che abbiamo avuto ragione, parte un tentativo di epurazione”.
Già , epurazioni, dimissioni di massa.
Nel paradosso c’è pure che Berlusconi ha provato a capire se ha in mano gli strumenti per “cacciare” Raffaele Fitto: espulsioni, sospensioni, provvedimenti disciplinari.
Ma pure lo statuto è “farlocco”, mai ratificato da un congresso. E allora ha spedito un commissario in Puglia.
È solo un capitolo, l’ennesimo, di un gioco al massacro. Perchè, fanno notare i ribelli, senza Fitto Berlusconi ha messo la firma sula sconfitta elettorale.
Non che con Fitto fosse certa la vittoria: “Ma — spiegano — Raffele è uno che faceva le liste di Forza Italia e organizzava liste civiche che prendevano il 15 per cento. Ora vuole fare Berlusconi? Faccia. Ma se perde, perde lui, non Raffaele”.
È presumibile, a sentire gli umori, che a questo punto “Raffaele” non accenderà  i motori in campagna elettorale, per poi tentare una marcia sule maceria di Forza Italia il minuto dopo.
Le macerie sembrano annunciate.
Forza Italia rischia il cappotto: sette a zero.
Secondo l’ultimo sondaggio piombato sulla scrivania di Arcore in Veneto, complice la popolarità  di Zaia e il crollo del “sistema Mose”, gli azzurri sono sotto il dieci.
E l’alleanza con la Lega non è affatto scontata dopo che, due giorni fa, Berlusconi ha chiuso l’accordo con Alfano in Campania. Il che compromette tutto.
Perchè l’aut aut di Salvini è inscalfibile: “O noi o Alfano”. E a questo punto sta organizzando le sue liste anche nel sud, a partire appunto dalla Campania: “C’è la fila” raccontano i leghisti a lavoro sull’operazione.
Per la nuova Lega del Sud si offre parecchio ceto politico anche azzurro che sente l’odore della fine di un epoca.
Ecco, se va bene Berlusconi perde sei a uno, se va male sette a zero.
Ed è in questo clima che Fitto prepara l’ennesima resa dei conti. Mentre i mediatori tentano nuovi contatti con Renzi. Sia Gianni Letta sia Denis Verdini nei giorni scorsi hanno avuto abboccamenti con Lorenzo Guerini e Luca Lotti, ma non hanno sortito grandi effetti perchè Berlusconi ha scelto lo spartito belligerante con palazzo Chigi. Tanto che nel palazzo si rincorrono le voci di un possibile approdo di Verdini al misto, voci che quelli attorno all’interessato smentiscono.
È questo l’esercito che Berlusconi ha dietro le spalle in vista dell’assalto finale delle procure.
Ad oggi in pochi marcerebbero come due anni fa sulla procura di Milano. E sale ad Arcore il livello di paura: “Si sono rimessi in moto, vogliono farmi fuori”.
L’ex premier è “terrorizzato” per le ultime mosse attorno al processo Ruby. Perchè sul Ruby ter le perquisizioni alle olgettine hanno prodotto una “svolta”.
Sono cioè stati acquisiti elementi che dimostrano che Berlusconi avrebbe continuato a pagare le ragazze per paura che dicessero la verità .
È una svolta che investe il Ruby ter dove rischia, tra un mese, il rinvio a giudizio per corruzione in atti giudiziari.
Ma anche il Ruby 1. Perchè se è così — e cioè che le ragazze sono state pagate per mentire — allora il Ruby 1 è falsato nelle testimonianze e nelle prove.
Eccolo l’incubo di queste ore. Questa questione di legittimità  arriva all’attenzione della Cassazione che, proprio sul Ruby 1, si pronuncerà  il 10 marzo.
La paura degli avvocati di Berlusconi è che, alla fine, l’Alta corte possa optare per il rinvio in Appello del processo.
Altro che libertà  riconquistata il 9 marzo, con la fine dei servizi sociali.

(da “Huffingtonpost”)

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IL FAN RAZZISTA DEL CHELSEA NEL METRO DI PARIGI E’ COMPAGNO DI BEVUTE DI NIGEL FARAGE

Febbraio 19th, 2015 Riccardo Fucile

LA FECCIA RAZZISTA AVEVA PRIMA IMPEDITO A UN UOMO DI COLORE DI SALIRE SUL METRO, ORA DIVERSI SONO STATI IDENTIFICATI

Ieri sera a Parigi un gruppo di supporter del Chelsea ha intonato cori razzisti e impedito ad un uomo di colore di utilizzare la metropolitana: oggi uno degli autori del gesto è stato identificato grazie a un video girato da un passante che ha assistito alla scena.
Il nome del ragazzo è Josh Parsons (20), ex-studente della prestigiosa scuola privata Millfield School di Somerset (UK).
Josh è un sostenitore dell’UKIP, noto partito euroscettico britannico il cui leader è Nigel Farage; il politico inglese, tra l’altro, è stato ritratto in una foto mentre beveva una birra proprio in compagnia di Josh.
In visita a Parigi in occasione del match di Champions League PSG – Chelsea i tifosi hanno offerto uno spettacolo indegno, come riportato dal IBTimes UK: dopo aver impedito di salire sulla metro a Souleymane S. (33) a causa del colore della sua pelle hanno iniziato a intonare un coro che recitava: “Siamo razzisti, siamo razzisti, ci piace così!”
Souleymane, padre di tre bambini originario della Repubblica di Mauritius, ha dichiarato che “Questi tifosi devono essere trovati, identificati e puniti”; l’uomo esporrà  oggi una denuncia formale alle autorità  parigine.
Parsons frequenta il corso di business della londinese Regent’s University; attualmente è impiegato presso il Business and Commercial Finance Club di Londra.
Nonostante più fonti lo considerino un sostenitore dell’UKIP il partito ha escluso ogni connessione con Parsons, dichiarando che la foto scattata con Farange era stata immortalata durante un incontro casuale in un bar londinese.
La sua datrice di lavoro, Miranda Khadr, ha dichiarato: “Al momento è molto spaventato, quindi oggi non verrà  a lavorare. Non è affatto il tipo di persona che si lascia andare a comportamenti razzisti: lavora con me e io non sono inglese. Josh è un ragazzo di 21 anni che si è trovato nel posto sbagliato al momento sbagliato”.
Oltre a Parsons è stato identificato un secondo individuo nel vagone della metro.
I pubblici ministeri hanno lanciato l’accusa di comportamento razzista sui mezzi pubblici, reato penale punibile col carcere fino a tre anni e una pena pecuniaria fino a 33mila sterline.
Paul Nolanm, autore del video che ha permesso di identificare Parsons, ha dichiarato: “Era (Souleymane) visibilmente scioccato. Non credo comprendesse appieno chi fossero quelli lì. Per me è stato uno shock culturale. Ho sentito alcuni ragazzi francesi dire che non potevano credere a ciò a cui stavano assistendo”.

(da”Huffingtonpost“)

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SONDAGGIO PIEPOLI: AVANZA IL PD, CALANO LEGA E FORZA ITALIA

Febbraio 19th, 2015 Riccardo Fucile

LA CRISI DEL NAZARENO AVVANTAGGIA SOLO IL PARTITO DEMOCRATICO

La crisi del patto del Nazareno e l’elezione di Mattarella sembramo avvantaggiare il Pd (sale di un punto e passa al 38%) mentre Forza Italia resta ferma all’11,5%. Flessione per la Lega nord che piega su il 15,5% dei consensi (-0,5%) come pure il movimento di Grillo registra una nuova leggera flessione e si attesta al 17,0.
Stabili gli altri partiti
E’ quanto emerge dal sondaggio condotto dall’Istituto Piepoli per l’agenzia Ansa
Questo il quadro complessivo (tra parentesi la variazione percentuale rispetto alla settimana precedente)
Pd 37,0% (+1 ).
Sel 4,5% ( = ).
Altri centrosinistra 1,0% ( = ).
Fi 11,5% ( = ).
Ncd-Udc 4,5% (-0,5).
Fdi-An 3,5% ( = ).
Lega Nord 15,5% (-0,5).
Altri centrodestra 0,5% ( = ).
M5S 17,0% (-0,5).
Altri partiti 4,0% (-0,5).
La forbice tra centrosinistra (42,5%) e centrodestra (compreso Ncd   35,5% ) rimane molto ampia. Va inoltre considerato che, con la nuova legge elettorale che prevede il premio al maggior partito e non più alla coalizione, per il centrodestra, a causa delle divisioni internem risulterebbe ancor più difficile creare un unico soggetto politico, mentre il Pd, da solo, rimane al di sopra della soglia di sicurezza.

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RIVOLTA IN FORZA ITALIA: DIMISSIONI IN MASSA CONTRO SILVIO IN PUGLIA

Febbraio 19th, 2015 Riccardo Fucile

SI DIMETTONO I COORDINATORI DOPO IL COMMISSARIAMENTO…. FITTO: “VOGLIONO EPURARCI”

Il primo segnale lo aveva lanciato ieri Raffaele Fitto: “Volevamo fermare gli scempi sull’Italicum, e hanno commissariato la Puglia”.
Oggi scoppia la rivolta in Forza Italia. Perchè i ribelli guidati dall’europarlamentare pugliese reagiscono all’ultimo schiaffo di Silvio Berlusconi al loro leader di corrente. Dopo la nomina di Luigi Vitali commissario del partito in Regione, i coordinatori pugliesi hanno annunciato le loro dimissioni in dissenso con una decisione calata dall’alto e appresa dalla stampa.
“A seguito di quanto irritualmente appreso dagli organi di informazione circa il commissariamento di Forza Italia in Puglia – scrivono – e ritenendo tale provvedimento un nuovo grave errore, che allontana ulteriormente il Partito dalla sua base, rimettiamo il nostro mandato, rassegnando dunque le dimissioni dai rispettivi incarichi. Con ciò liberiamo il commissario incaricato dall’onere di valutare il nostro livello di allineamento ‘al nuovo corso’, sgombrando il campo da qualunque equivoco circa la nostra coerente battaglia, al fianco di Raffaele Fitto, per una reale ricostruzione del Partito e del Paese. Un atto, il nostro, di doveroso rispetto degli elettori e dei militanti di Forza Italia, ancora una volta ignorati e traditi da decisioni calate dall’alto”.
“Continuiamo tuttavia – si legge ancora nella nota – ad attenderci un cambio di rotta che si manifesti innanzitutto con l’azzeramento dei vertici nazionali e l’avvio di un libero confronto interno, allo stato di fatto impedito. In particolare la imminente scadenza elettorale che riguarda il rinnovo del consiglio regionale in Puglia, impone che ciò avvenga con immediatezza”.
“Resta inteso, per quanto scontato, il nostro massimo impegno a sostegno di Forza Italia e della candidatura di Francesco Schittulli, essendo la difesa dei valori e delle idee del centrodestra, nonchè le attese del popolo dei moderati pugliesi, il nostro obiettivo prioritario ed assoluto”, concludono.
Guerra Cav-Fitto.
E’ l’atto di guerra tra Fitto e Berlusconi. Il leader dei frondisti di Forza Italia e soprattutto guida del fortino azzurro sul territorio pugliese, vero bacino di voti dei fittiani, ha attaccato duramente Berlusconi parlando al videoforum di Repubblica.it: le decisioni assunte dai vertici di Forza Italia in Puglia rispondono ad “un’idea verticistica del partito, viene punita la regione che dà  più consensi a Forza Italia, e non si interviene su quelle dove il partito è ai minimi storici.
Temo che il nostro partito da liberale di massa si stia trasformando in un partito poco liberale che perde la massa. Considero le scelte fatte da Berlusconi nelle ultime ore atti di clamorosa debolezza. Noi – ha proseguito Fitto – vogliamo ricostruire Forza Italia, proprio perchè riteniamo gli atti di Berlusconi un atto di debolezza, ma non vogliamo contrapporci a nessuno”.
“Il Patto del Nazareno è stata la linea politica dell’ultimo anno dove Berlusconi ha commesso errori clamorosi – ha aggiunto Fitto -. Noi l’abbiamo denunciato e ora vogliono epurarci, ma la nostra battaglia sarà  dentro forza italia, se ne facciano una ragione”.

(da “Huffingtonpost”)

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POLETTI GATTOPARDO: ADDIO CO.CO.PRO? NO, CAMBIA SOLO IL NOME

Febbraio 19th, 2015 Riccardo Fucile

IL CONTRATTO A PROGETTO SARà€ RIVISTO MA LA SOSTANZA RESTA… SINDACATI DELUSI

Il governo punta al superamento dei Contratti a progetto, i famigerati co.co.pro.
Ma non del tutto. Anzi, per niente.
L’esito dell’incontro avuto ieri al ministero del Lavoro tra Giuliano Poletti e i rappresentanti di sindacati e imprese ha confermato gli schieramenti di partenza.
“La montagna ha partorito il topolino” ha chiosato, ricorrendo al tradizionale proverbio, il segretario della Uil, Carmelo Barbagallo.
“Delusa” la Cgil, contente le imprese anche se qualche distinguo lo hanno voluto rimarcare anch’esse.
L’incontro serviva a illustrare alle parti sociali il terzo decreto attuativo del Jobs Act, dopo i due già  approvati dal governo e passati al vaglio delle Commissioni parlamentari (quello sul contratto a tutele crescenti e quello sull’Aspi).
In questo caso si tratta del riordino delle varie tipologie contrattuali, l’occasione, secondo molti, di “disboscare” la precarietà  introdotta dalle norme degli ultimi venti anni, dal “pacchetto Treu” alla “legge Biagi”.
Precarietà  che il ministro ha puntato a circoscrivere già  nella sua introduzione all’incontro.
Non ci sono 45 forme di contratti precari, ha contestato alla Cgil, ma non più di 10-15 secondo la ricognizione del suo ministero.
Di questi, il governo punta ad abolirne solo due: l’associazione in partecipazione e il job sharing.
Un contratto, quest’ultimo, quasi per nulla utilizzato mentre l’associazione è ampiamente usata nel commercio per mascherare il lavoro dipendente con l’associazione all’impresa esercente.
È stata la Cisl a richiedere nei mesi scorsi la soppressione di questa tipologia e non a caso, ieri, il sindacato di Annamaria Furlan si è detto soddisfatto della decisione di Poletti.
Il ministro, però, ha confermato la durata del contratto a tempo determinato in 36 mesi, misura in contraddizione con l’esistenza del contratto a tutele crescenti.
Su questo punto, però, qualsiasi rimodulazione     – si era pensato a ridurre la durata a 24 mesi — ha visto la netta contrarietà  delle imprese.
Per quanto riguarda l’aspetto simbolicamente più rilevante dell’incontro, i co.co.pro., si è scelto di rinviare il problema puntando a una ridefinizione delle norme.
“Il governo — ha spiegato Poletti — intende bloccare l’utilizzo dei contratti di collaborazione aprogetto”. Ma non li ha aboliti.
Quelli nuovi saranno sospesi “per chiarire meglio i confini tra lavoro subordinato e lavoro autonomo”.
Intenzione questa, vista con sospetto dalle imprese che infatti l’hanno criticata: “Si rischia di reintrodurre forme di lavoro dipendente” ha puntualizzato Rete Imprese.
In ogni caso si tratterà  di una riforma della tipologia esistente: “Una manutenzione e non un disboscamento” ha commentato la segretaria Cgil Serena Sorrentino presente all’incontro.
Per i rapporti in essere, invece, ha spiegato ancora Poletti, “occorrerà  trovare una modalità  di gestione transitoria”.
Sui co.co.co., invece, l’esecutivo procederà  valutando “ogni specificità , sia per quelli pubblici che per quelli privati”.
Anche qui, quindi, nessuna abolizione o superamento. Sarà  ritoccato anche l’apprendistato, in particolare con la riduzione della quota di formazione a carico delle imprese.
Poletti l’aveva già  ridotta al 30% ma si potrebbe scendere ancora al 10. Infine, il ministro ha ventilato una sorta di appendice al decreto in relazione all’ipotesi di demansionamento unilaterale da parte delle aziende.
Una misura vista con molto allarme dai sindacati ma non del tutto chiarita.
I testi si vedranno domani, dopo il Consiglio dei ministri che varerà  formalmente i decreti e che approverà  definitivamente quelli già  emanati.
Se il governo accoglierà  o meno le riformulazioni sul licenziamento collettivo stabilite dalle commissioni parlamentari non è ancora chiaro: “Non posso anticipare nulla” ha detto Poletti, “deciderà  il Consiglio dei ministri”. Cioè, Matteo Renzi.
Sul fronte sindacale la Cgil ha riunito ieri il suo comitato direttivo per decidere come proseguire la mobilitazione contro il Jobs Act.
L’obiettivo di Susanna Camusso, definito da un documento approvato a larghissima maggioranza, è quello di definire un “nuovo Statuto dei lavoratori” da trasformare poi in una legge di iniziativa popolare su cui avviare la raccolta delle firme a partire dal 19 marzo.
La Cgil, però, “non esclude” il ricorso a un referendum abrogativo.
E per dimostrare che potrebbe fare sul serio prenderà  questa decisione dopo una “inedita” consultazione dei suoi iscritti chiamando il corpo della Cgil alla più ampia partecipazione.
Avvertendo, tuttavia, che questa ipotesi non potrà  essere utilizzata per ambizioni politiche di vecchi e nuovi partiti.

Salvatore Cannavò
(da “Il Fatto Quotidiano”)

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“SI E’ UCCISO? BENE UNO DI MENO”

Febbraio 19th, 2015 Riccardo Fucile

RENDERE CIVILI LE CARCERI NON PORTA VOTI: LE RESPONSABILITA’ SONO DELLA POLITICA

Un ergastolano si suicida in prigione e sulla pagina Facebook di un sindacato di polizia penitenziaria compaiono commenti di tenebra: «un rumeno di meno», «mi chiedo cosa aspettino gli altri a seguirne l’esempio».
Stupore, scandalo, indignazione. E il solito carico insopportabile di ipocrisia.
Come se molti secondini non avessero mai formulato questi pensieri anche prima che la tecnologia permettesse loro di farli conoscere a tutti.
Come se, oltre a pensarli, non li avessero già  espressi fin troppe volte in pestaggi e torture.
Ma, soprattutto, come se si trattasse di qualche malapianta cresciuta in un giardino di rose anzichè dell’ovvia conseguenza di un sistema in cui carcerieri e carcerati condividono le stesse brutture e combattono l’ennesima guerra tra poveri.
La galera in Italia non è un centro di recupero, ma una soffitta orrenda dove stipare rifiuti umani che almeno metà  della popolazione vorrebbe vedere sparire per sempre, non fosse altro perchè teme che qualche garbuglio legale riesca a rimetterli in libertà  molto prima del meritato e del dovuto.
Le statistiche urlano che il carcere riesce a cambiare soltanto chi lavora, possibilmente in un luogo sano.
Eppure nella pratica comune i condannati vivono da parassiti e la pena viene espiata in ambienti fetidi e brutali, tranne per chi è abbastanza ricco e mafioso da potersi permettere un trattamento privilegiato.
Rendere civili le carceri e dare un senso alla galera non porta voti, quindi è considerato uno spreco.
La politica ci risparmi almeno la sua indignazione per la beceraggine di certi immondi carcerieri.
È lei ad averli disegnati così.

Massimo Gramellini
(da “La Stampa”)

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EQUITALIA, VOLA LA RATEIZZAZIONE: TASSE IN 10 ANNI E STOP AL PIGNORAMENTO DELLA CASA

Febbraio 19th, 2015 Riccardo Fucile

IMPORTO SPALMATO SU 72 RATE E POSSIBILITA’ DI UN PIANO STRAORDINARIO FINO A 120 RATE

Lo sconto di 75mila euro sulle tasse arretrate ottenuto da Rossella Stucchi grazie alla decisione di un giudice che ha applicato per la prima volta la legge del 2012 sul sovraindebitamento (una sorta di fallimento personale) non fermerà  certamente la macchina della riscossione.
Lo scorso anno Equitalia ha incassato più di 7,4 miliardi di euro per conto dei vari enti pubblici creditori come l’Agenzia delle Entrate, l’Inps e gli enti locali.
Con un incremento del 4% rispetto al 2013.
Del resto, nonostante i ripetuti appelli alla fiducia, gli anni difficili della crisi si fanno sentire e le tasse da pagare continuano ad accumularsi.
E così, più si stravolge la vita dei contribuenti, più le casse di Equitalia inesorabilmente si riempiono.
Un dramma a cui la politica, dopo i gesti estremi compiuti da decine di imprenditori che hanno saldato con la vita stessa questo debito con lo Stato e le rivolte fiscali che si sono verificate un po’ in tutta Italia, ha deciso di mettere un freno.
Bocciato il tanto discusso disegno di legge presentato la scorsa estate dal M5S per abolire la società  di riscossione (sotto accusa il complesso meccanismo di calcolo delle somme dovute tra aggio, interessi di mora e spese di esecuzione e notifica), si sono invece ammorbidite le modalità  di pagamento di tributi, sanzioni e contributi arretrati.
In questo quadro, Equitalia ha deciso di iniziare a notificare — dal primo gennaio 2015 — le cartelle esattoriali con allegati già  i piani di rateizzazione del debito precompilati. In pratica una volta ricevuta la comunicazione, se non si è in grado di versare l’intera somma tutta in una volta si può fare richiesta di pagarla a rate in un orizzonte massimo di 10 anni.
In casi estremi, poi, si può chiedere la sospensione del pagamento rivolgendosi al giudice,   come accaduto nel caso della signora Stucchi.
Ma anche la procedura del pagamento a rate è stata semplificata.
Tanto che attualmente sono 2,4 milioni le persone che hanno accettato di pagare le tasse dilazionate per un controvalore di 26,6 miliardi.
Come funziona la rateizzazione
Si può accedere a un piano ordinario che consente di spalmare l’importo fino a un massimo di 72 rate.
Se, invece, non si è in grado di pagare entro i 6 anni concessi, si può richiedere un piano straordinario fino a un massimo di 10 anni (120 rate).
In questo caso si deve dimostrare di avere una grave situazione di difficoltà  legata alla crisi o, comunque, l’importo della singola rata deve risultare superiore al 20% del reddito mensile.
Se il debito è inferiore a 50mila euro la richiesta di rateizzazione si può presentare con una domanda semplice, senza aggiungere alcuna documentazione e direttamente online sul sito di Equitalia.
Mentre per importi superiori è necessario presentare alcuni documenti che attestino lo stato di difficoltà  economica e la situazione della famiglia, in primis l’Isee.
Si può, inoltre, scegliere tra rate fisse o crescenti, nel caso si voglia pagare meno all’inizio nella prospettiva di un miglioramento della condizioni economiche.
E finchè i pagamenti sono regolari, il contribuente non è più considerato inadempiente e può ottenere il Durc, cioè il certificato di regolarità  fiscale, che permette di lavorare con le pubbliche amministrazioni.
Inoltre chi paga a rate è al riparo da eventuali azioni cautelari o esecutive, come fermi di auto e moto, ipoteche e pignoramenti.
Tra i segnali di distensione da parte di Equitalia nei confronti dei contribuenti c’è anche la procedura che scatta quando si decade dalla possibilità  di rateizzazione: prima lo stop scattava automaticamente con il mancato pagamento di due rate consecutive, ora il contribuente decade solo se non paga otto rate, anche non consecutive.
Cosa accade in questi casi?
Con una rateizzazione in corso, se le condizioni economiche sono peggiorate si può nuovamente chiedere di allungare i tempi di pagamento delle rate con una proroga ordinaria (fino a un massimo di ulteriori 72 rate) o straordinaria (massimo 120 rate). Chance che il fisco concede, però, una sola volta e a condizione che non sia mai intervenuta la decadenza. Cioè che si siano sempre pagate le rate regolarmente.
Inoltre il decreto legge Milleproroghe conferma la possibilità  di ottenere, entro il 31 luglio 2015, un nuovo piano di rateazione dei debiti fiscali per quanti sono decaduti dal beneficio fino al 31 dicembre 2014.
La riammissione è su richiesta del contribuente e l’istanza blocca la possibilità  di azioni esecutive.
Ci sono poi una serie di garanzie ulteriori a favore dei contribuenti: Equitalia non può procedere al pignoramento della prima casa se è l’unico immobile di proprietà  del debitore che vi risiede anagraficamente, tranne per le abitazioni di lusso.
Negli altri casi, i pignoramenti immobiliari sono consentiti se l’importo del debito iscritto a ruolo è superiore a 120mila euro e, comunque, non prima di sei mesi dall’iscrizione di ipoteca.
Questo “nuovo corso” tra Equitalia e i contribuenti, basato in teoria sul dialogo e la comunicazione, ha visto sbarcare la società  di riscossione anche su Twitter.
Peccato che gli utenti, più che apprezzare il servizio, abbiano dato libero sfogo agli insulti.

Patrizia De Rubertis
(da “il Fatto Quotidiano”)

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