Marzo 3rd, 2015 Riccardo Fucile
LA SENATRICE, MOGLIE DI SANDRO BONDI, MOTIVA AL “CORRIERE DELLA SERA” LE RAGIONI DEL SUO ADDIO
Desidero spiegare in maniera pubblica e sincera le ragioni del mio dissenso politico nei confronti del partito a cui appartengo.
Da tempo, purtroppo, Forza Italia sta vivendo una profonda crisi per diversi motivi. Elenco i principali: l’azzoppamento del nostro leader, il presidente Silvio Berlusconi, con la conseguenza di un centrodestra senza più un punto di riferimento; l’arrivo di Renzi a capo del Pd, ma con una personalità politica ricca di sfumature e difficilmente incasellabile a sinistra riuscendo dunque ad attirare consenso anche al centrodestra; una vera e propria guerra interna a Forza Italia per la successione.
È soprattutto quest’ultimo punto che mi ha spinto a una seria riflessione.
Ciò che sta avvenendo, infatti, è una vera e propria distruzione, con faide interne il cui unico fine è quello di spartire l’eredità politica di Berlusconi, a cominciare da coloro che gli stanno accanto e che dicono a parole di voler tutelare la sua leadership.
Pur non essendo schierata con nessuno, ritengo che la serie di commissariamenti sia solo il risultato di rese di conti che daranno ancora altri frutti amari.
Cose che, a mio avviso, nulla hanno a che vedere con il movimento liberale che Silvio Berlusconi ha fondato e che lui stesso non avrebbe mai consentito accadessero.
A questo si aggiunge che Forza Italia, fondata dal presidente Berlusconi per realizzare quella rivoluzione liberale tanto necessaria per modernizzare il nostro Paese, nel tempo è cambiata.
Infatti quella rivoluzione liberale è stata intrapresa solo in parte e per questo abbiamo perso consenso.
Alla base di questo fallimento vi sono diverse cause, non ultima – per dovere di obiettività – l’azione di una parte della magistratura che spesso ha agito secondo finalità politiche con un accanimento nei confronti del presidente Berlusconi, compromettendo un solido equilibrio dei poteri, necessario in ogni sana democrazia.
E purtroppo nemmeno i nostri governi sono mai riusciti a realizzare una riforma della giustizia equa, non contro la magistratura, ma a favore della giustizia, dei magistrati onesti e indipendenti e di tutti i cittadini.
Un’altra ragione del fallimento sono stati i condizionamenti degli alleati che, tuttavia, continuiamo a inseguire nonostante ci siano evidenti, abissali diversità .
Forza Italia è cambiata anche sul piano programmatico; assistiamo infatti a posizioni contraddittorie, spesso caratterizzate da un’accentuata difesa di interessi corporativi che nulla hanno a che fare con un programma liberale.
Per non parlare dei diritti civili, dove si registrano atteggiamenti di chiusura e perfino oscurantisti.
Per finire, è ormai difficile per me riconoscermi in una classe dirigente che di fatto oggi controlla Forza Italia.
Per tutte queste ragioni, pur ringraziando il presidente Silvio Berlusconi, a cui va tutta la mia riconoscenza e il mio affetto, per la possibilità che mi ha offerto di diventare membro del Parlamento e di partecipare a un’avventura politica che è stata per me importante, ho deciso di lasciare il gruppo parlamentare di Forza Italia e di iscrivermi al Gruppo misto del Senato.
(da “il Corriere della Sera”)
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Marzo 3rd, 2015 Riccardo Fucile
IL MINISTRO GIANNINI “BASITA”, NON NE SAPEVA NULLA….RENZI DIVENTA “DEMOCRATICO” SOLO PER DANNEGGIARE I PIU’ DEBOLI
La “buona scuola” di Renzi dovrà fare a meno del decreto. 
Alla vigilia del Consiglio dei ministri, il Governo ha fatto sapere che l’atteso decreto non ci sarà , mentre sarà varato il disegno di legge.
La mossa ha colto tutti alla sprovvista, in particolari i 150mila precari a cui è stata promessa l’assunzione e che ora, con i tempi molto più lunghi del disegno di legge, vedono a rischio la loro regolarizzazione entro settembre.
Ma da Palazzo Chigi, quello che per i diretti interessati, i docenti, potrebbe essere visto come un pasticcio, il mancato decreto è invece considerato un messaggio per il Parlamento: un invito a coinvolgere le opposizioni, liberandosi così dalle critiche che gli sono state mosse rispetto all’abuso della decretazione d’urgenza.
Una scelta che però rischia di ricadere sulle spalle dei più deboli, i precari della scuola.
Andiamo con ordine. In prima battuta, il Cdm di oggi avrebbe dovuto varare un decreto: un testo su cui al ministero dell’Istruzione stanno lavorando da settimane, con la bozza ormai ultimata. Tutto pronto.
Poi in serata il dietro-front: Renzi, spiegano ambienti vicini alpresidente del Consiglio, è stufo per l’accusa di “dittatorelli” mossa al governo dai leghisti e dal capogruppo azzurro Renato Brunetta.
Il governo, è la convinzione del premier, sta lavorando ad un cambiamento radicale ma vuole coinvolgere le opposizioni.
Per questo il Consiglio dei ministri rinuncia al decreto proponendo un ddl, chiedendo tuttavia tempi certi al lavoro parlamentare.
Se tutti saranno rispettosi, dice Renzi ai suoi, e attenti, se non ci sarà ostruzionismo, allora le ragioni dell’urgenza saranno rispettate dal normale dibattito parlamentare. Una sfida in positivo, si spiega nell’entourage del premier, sui contenuti e sul metodo e si vedrà come reagiranno le opposizioni.
La mossa del premier, arrivata a poche ore dal Cdm, ha lasciato basita il ministro dell’Istruzione Stefania Giannini, scrive Repubblica.
Per questo ministro e premier si vedranno in mattinata per definire i dettagli degli interventi dedicati alla scuola.
(da “Huffingtonpost“)
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Marzo 3rd, 2015 Riccardo Fucile
LA PROSSIMA VOLTA POTREBBE USARE UN BALDACCHINO: I PORTATORI SERVILI IN ITALIA NON MANCANO MAI
Un atterraggio d’emergenza imposto dal maltempo ha rivelato improvvisamente agli italiani che per andare da Firenze a Roma il granduca Matteo usa l’elicottero di Stato. Lui, il campione dell’Anti Casta che da sindaco impazzava per la città gigliata al volante di una macchinina elettrica e da segretario del Pd si faceva immortalare sul Frecciarossa come un Draghi qualunque.
L’opinione pubblica si è subito spaccata.
La maggioranza, composta da pendolari e sardine d’auto o di metrò, invoca per Messer Renzi un mezzo di trasporto più sobrio ed economico (non sottovaluterei il baldacchino, è ecologico e in Italia i portatori non mancano mai).
Ma esiste anche una minoranza, fiera della propria impopolarità , convinta che fare viaggiare il capo del governo tra i cittadini significherebbe esporlo alla mercè del primo squilibrato e che la sua scorta sarebbe fonte di disagio per gli altri passeggeri.
L’elicottero rimane una scelta infelice perchè è lo scooter dei miliardari e la metafora di una distanza abissale dalla gente comune.
E comunque in democrazia il problema è sempre la trasparenza.
Obama sale e scende dagli elicotteri senza dare scandalo, dato che in America tutti sanno che quei velivoli fanno parte del corredo presidenziale.
Che Renzi ne usasse uno, invece, noi lo abbiamo scoperto ieri per caso.
Come ogni caduta di stile, anche questa fa girare le eliche.
Ma sostenere un condannato in primo grado alla presidenza della Regione Campania le fa girare ancora di più.
Massimo Gramellini
(da “La Stampa”)
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Marzo 3rd, 2015 Riccardo Fucile
NOI AVEVAMO PARLATO DI 15.000 PRESENZE… ORA ANCHE ALTRI MEDIA DICONO LA VERITA’: TRA 12.000 E 20.000
Da due giorni la romana Piazza del Popolo di Matteo Salvini viene descritta come “piena” e “gremita” dalla
gran parte dei quotidiani (a eccezione di Messaggero e Avvenire) che però non danno i numeri.
Bene.
I numeri sono questi: si va da un minimo di 12 mila a un massimo, forse, di 20 mila. Significa che la piazza era vuota a metà .
Scrivere o affermare il contrario è un falso giornalistico destinato a diventare un falso storico.
Alle 14 e 40, quando mancavano venti minuti alla manifestazione, la folla, a partire dal palco sotto al Pincio, non arrivava all’obelisco.
Poi sono calati un paio di migliaia di fascisti di Casa Pound. A dimostrare il flop del sabato fascista è il confronto con altre piazze del Popolo.
Quella di Grillo, era il maggio del 2013, fu la più piena tra quelle convocate per la chiusura della campagna elettorale del Campidoglio (e si parlò di 10mila).
In centomila arrivarono per le donne di “Se non ora quando” nel febbraio 2011.
E lo stesso Berlusconi, il grande ignorato di sabato scorso, riuscì a radunare la stessa cifra nel marzo del 2013.
Per Salvini non c’è solo l’overdose tv, ma anche quella di piazza.
(da “Il Fatto Quotidiano“)
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Marzo 3rd, 2015 Riccardo Fucile
UN CENTRODESTRA DA RISERVA INDIANA SERVE SOLO AI POLTRONISTI… LA VERA DESTRA INCENDIARIA SAREBBE ANDATA IN PIAZZA DEL POPOLO PER DEMOLIRE IL PALCO
Iniziamo questa analisi da un semplice confronto: alle ultime elezioni (quelle europee) il centrodestra ha avuto complessivamente il 26,7%, composto dal 16,8% di Forza Italia, dal 6,2% della Lega e dal 3,7% di Fratelli d’Italia.
A distanza di un anno la media di dieci sondaggisti, pubblicata oggi da Termometro politico, certifica che il centrodestra avrebbe il 30,6%, composto dal 14,1% della Lega, dal 13,4% di Forza Italia e dal 3,1% di Fratelli d’Italia.
Pur in circostanze favorevoli, quindi, un aumento contenuto del 3,9%.
Il centrosinistra che alla europee aveva visto il boom del Pd con un 40,8% e con la Lista Tsipras al 4%, ora è dato al 42% (con il Pd al 38,7% e Sel al 3,3%), in leggero calo di 2,8 punti.
Giusto per completezza segnaliamo che il M5S è passato dal 21,1% al 18,2% di media.
Questo prima visione d’insieme dimostra due cose: in primis che il divario tra questo centrosinistra e “questo” centrodestra è di oltre 11 punti, in secondo luogo che questo centrodestra a trazione leghista al massimo vincerà la coppa del nonno a Topolinia.
Ovvero servirà allo scopo di assicurare qualche bella poltrona di deputato a qualche congiunto di Salvini e cognato d’Italia, non certo a scalzare Renzi e il Pd da palazzo Chigi per i prossimi dieci anni.
Non solo infatti non si recupera il popolo dei moderati, ma neanche si scalfisce l’elettorato deluso di destra, visto che la percentuale di astensionisti rimane la stessa.
Risulta evidente a qualsiasi cervello funzionante che andare dietro ai deliri xenofobi di Salvini è solo una perdita di tempo e un favore a Renzi che, in una campagna elettorale futuribile nel 2018, asfalterà il “sistemamogli” in un amen, sempre che il padano sia ancora a piede libero.
Chi si stupisce di tale ipotesi farebbe bene a ricordare che medesimo stupore hanno provato anni fa i nostri lettori quando dicevamo cose analoghe sulle abitudini di Bossi e compagni di merende e sui maneggi di Belsito.
Ma veniamo a quell’operazione in corso, a cura di Fratelli d’Italia per interposta signora Alemanno, che si chiama “Prima l’Italia”.
Le ultime news in proposito sono contenute in un’analisi che la signora Alemanno ha diffuso in un comunicato stampa, peraltro intelligente e insinuante, dopo la manifestazione flop di Piazza del Popolo.
Da un lato infatti si prendono le distanze dalle corbellerie di Salvini, dall’altro si invita ad allearsi lo stesso con la Lega.
Per la prima parte si legge: “Quella di ieri era una bella piazza, ma non nostra. Ci ha colpito l’assenza di bandiere nazionali, salvo quelle portate da Casapound; la visione di un palco in cui c’erano più tricolori russi che italiani; l’insistenza di Salvini nel parlare di “Italie” al plurale e non di “Italia” unita e indivisibile, Ma, soprattutto, ci ha colpito la riedizione della polemica del “cittadino” contro lo “Stato”, confondendo ancora una volta lo Stato nazionale con lo statalismo e l’oppressione fiscale. Come si fa a difendere la sovranità nazionale di fronte a Bruxelles e di fronte alla globalizzazione senza uno Stato-Nazione che la incarni e la eserciti?“.
Considerazioni scontate per cui non sarebbe stato necessario attendere il verbo di Salvini in piazza del Popolo e sufficienti per recarvisi solo allo scopo di demolire il palco e inseguire coi forconi fino ad Ostia Lido i pataccari padani.
Ma questa prima parte ha lo scopo di “ammorbidire” chi non vuole morire in camicia verde, dopo aver evitato il decesso da democristiani.
Ecco la seconda parte che riporta all’ordine: “la piazza di ieri ci ha dimostrato che Matteo Salvini può e deve essere un alleato, ma la Lega e i suoi affiliati non possono essere la nostra Casa comune. Possiamo e dobbiamo essere complementari con l’amalgama che si sta creando attorno a Matteo Salvini”.
Fino a sbulaccare completamente nell’umorismo: “di Matteo Salvini ci piace la forza con cui mette in discussione il “politicamente corretto”, il coraggio con cui sfida l’eurocrazia di Bruxelles e i poteri forti della globalizzazione”.
Come quando è scappato a gambe levate a Bologna?
Insomma un gran rivoluzionario della pagnotta.
E poi la marchetta: “ci sono persone e comunità di destra che si sono rifugiate nel limbo del non voto e del rifiuto della politica. Dobbiamo richiamarle a noi senza trascurare di difendere fino in fondo le insegne di Fdi-An alle ormai prossime elezioni regionali“.
In pratica, al di là delle sparate demagogiche, si rendono conto che il progetto di vendere la destra a Salvini non convince milioni di elettori di area, come non li convince una destra razzista e anti-europea, la classica becero destra contro la quale Pino Rauti (e non solo) spese una vita.
E cercano di aggregare quache ingenuo per poi presentarsi a Salvini con un portafoglio clienti ingrossato.
Alla faccia della tanto declamata “sovranità “,
Qua siamo ai saldi di stagione, all’accattonaggio molesto e ai travisamenti ideologici.
Lunga vita a Renzi? No grazie, la destra sociale del futuro è altra cosa.
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