Marzo 5th, 2015 Riccardo Fucile
PENNACCHI: “ERAVATE IN POCHI IN PIAZZA DEL POPOLO”…SCANZI: “SALVINI IL NUOVO? MA SE FA POLITICA DA 22 ANNI E NON HA MAI LAVORATO”
Scontro incandescente tra Andrea Scanzi e l’ex direttore de La Padania, Aurora Lussana, a Otto e
mezzo, su La7.
Il tema focale è la Lega e la manifestazione romana con Casapound, movimento elogiato dalla Lussana.
Scanzi analizza il cosmo leghista, definendolo un accrocchio bizzarro ed elencandone i fallimenti. E su Salvini osserva: “E’ un furbacchione, fa politica da 22 anni, non ha mai lavorato in vita sua, è uno dei politici più vecchi della Seconda Repubblica. La Lega non ha niente di nuovo ed è uno dei massimi responsabili del disastro del centrodestra”.
Gli animi si scaldano quando lo scrittore Antonio Pennacchi e Scanzi sottolineano che la piazza leghista a Roma era popolata da pochissime persone.
Insorge la Lussana, che accusa i suoi interlocutori di essere “indignati di professione” e affetti dal “conformismo dei professionisti dell’antirazzismo”.
E spiega: “Un anti-immigrazionista non è un razzista, ma non vuole che i popoli vengano sradicati dalla loro terra e non vuole assoggettarli a logiche neo-colonialiste e turbo-capitaliste”. “Ah, quindi affondiamo gli immigrati per il bene loro“, replica Pennacchi.
“I vostri” — controbatte la Lussana — “sono solo strumenti per tentare di abbattere a livello antropologico e disumanizzare un progetto politico“.
“Non sono io a doppiare Buonanno quando va in tv” — replica Scanzi — “non ce l’ho io nel mio partito gente come Borghezio o Gentilini o Calderoli. La storia della Lega è una storia di xenofobi.
‘La feccia della società ‘ sono parole inaccettabili per cui in un Paese normale vai subito dritto in galera“.
L’ex direttore de La Padania replica: “Allora denuncia Buonanno. Intanto a Piazzapulita ha preso un botto di applausi“.
“Ah, beh, vantiamocene” — afferma Scanzi — “Inseguiamo l’applauso e cavalchiamo il peggio di questo Paese. Sei un genio, Lussana“
(da “il Fatto Quotidiano”)
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Marzo 5th, 2015 Riccardo Fucile
LA ASL CHE AFFIDA IL CORSO ANTI-CORRUZIONE A UN CONDANNATO PER ABUSO D’UFFICIO
Una delle regole auree del giornalismo è che fa notizia l’uomo che morde il cane, non il cane che morde l’uomo.
Se però tutti i cani smettono di mordere gli uomini e tutti gli uomini iniziano a mordere i cani, la regola va ribaltata.
Leggete questa piccola notizia di provincia e ditemi voi se non è venuto il momento di pensarci seriamente.
L’Asl di Prato organizza un corso anti-corruzione per i suoi 150 dipendenti e affida le cinque lezioni a S. S., ex direttore generale dell’Asl di Pistoia, appena condannato dalla Corte dei Conti a restituire all’Erario 60 mila euro per consulenze esterne inutili e anzi dannose per le finanze pubbliche, e perciò pure indagato dalla Procura per abuso d’ufficio.
Alcuni dipendenti-studenti della Cgil protestano con una lettera in cui contestano anche la nomina di S. S. nell’“organismo indipendente di valutazione del personale”: “Che esempio dà la nostra Asl?”.
Ma il direttore amministrativo dell’Asl pratese che ha organizzato i corsi e li ha affidati al condannato replica testualmente: “La scelta è ricaduta su S. S. per le sue indubbie capacità nella materia: non è un caso che tuttora collabori con Il Sole 24 Ore in qualità di esperto. Il fatto che sia stato condannato dalla Corte dei Conti perchè ha firmato una delibera su un incarico esterno per noi significa veramente poco. Io stesso firmo centinaia di quelle delibere, solo ieri ho messo 2-300 firme. Anche altri direttori generali toscani sono finiti nel mirino della Corte dei Conti e lo stesso presidente del Consiglio ha avuto problemi da sindaco di Firenze. Incappare in incidenti di percorso perchè si firma una delibera che poi si rivela sbagliata fra centinaia non mi sembra così scandaloso”.
Qual è la notizia?
Che un dirigente pubblico condannato per danno erariale e indagato per abuso tenga corsi anti-corruzione a dipendenti pubblici?
Che venga per questo — e per la sua collaborazione al giornale della Confindustria (nota culla di legalità ) — ritenuto “un esperto”?
Che una sentenza che lo dipinge come uno scialacquatore di denaro pubblico venga ritenuta da un collega una quisquilia, quasi un titolo di merito, perchè così fan tutti, compreso il premier?
Che alcuni discepoli si siano ribellati a cotanto maestro?
Oppure la notizia, semplicemente, non esiste perchè è così in tutta Italia?
In Sicilia, nel breve volgere di un mese, il consigliere comunale di Palermo Giuseppe Faraone, primo dei non eletti in Regione nella lista dell’antimafioso Rosario Crocetta e ultimamente passato alla Lega Nord, finisce in galera per estorsione mafiosa.
Il simbolo della Confindustria antimafia, Antonello Montante, viene indagato per mafia.
E il presidente della Camera di commercio e vicepresidente dell’aeroporto di Palermo, Roberto Helg, alfiere della battaglia anti-racket, viene arrestato mentre incassa una mazzetta di 100 mila euro e, quando lo acchiappano, dichiara sereno: “Ne avevo bisogno , ho la casa pignorata”.
In Calabria il neogovernatore Pd Mario Oliverio fa una giunta di quattro assessori, tutti indagati (uno anche per ‘ndrangheta).
In Veneto il governatore leghista Luca Zaia, appena ricandidato da Salvini a furor di popolo padano, nomina alla Commissione anti-corruzione regionale due dirigenti già finiti in manette, uno per turbativa d’asta e l’altro per peculato e malversazione.
In Campania il candidato del Pd a governatore è il sindaco di Salerno Vincenzo De Luca, che ha vinto le primarie col 52% (80 mila voti): purtroppo, avendo una condanna in primo grado per abuso d’ufficio, non potrà mai sedersi sulla poltrona più alta della Regione perchè per la legge Severino è già decaduto prim’ancora di essere eletto.
Ergo, corsa contro il tempo in Parlamento per modificare la Severino: fra una legge dello Stato e il consenso popolare — dicono i giuristi per caso — prevale il secondo.
E meno male che Riina e Provenzano negli anni 80 non pensarono di candidarsi a Corleone, sennò altro che 52%.
Tutto ciò avviene perchè gli italiani hanno la classe politica che si meritano, o perchè la classe politica, a furia di insistere, ha finalmente i cittadini che si merita?
Le classi dirigenti degli ultimi 30-40 anni hanno lavorato scientificamente per cancellare ogni traccia di cittadinanza, opinione pubblica e società civile, sostituendole con greggi sempre più belanti di disoccupati, analfabetizzati, disperati, pronti a tutto pur di strappare un posto nella società , o semplicemente un posto, punto: non più cittadini, ma sudditi adusi a chiedere in ginocchio come favore ciò che spetterebbe loro come diritto.
E ora che hanno ottenuto il loro scopo, mentre porgono l’anello da baciare ai propri clientes, fanno pure gli spiritosi con le primarie e le elezioni che non hanno più neppure bisogno di truccare:
“Che sarà mai una condanna, i cittadini mi hanno scelto, è il bello della democrazia”. Sì, la democrazia di Miseria e nobiltà , la farsa di Edoardo Scarpetta.
La democrazia di quelli che “a casa nostra nel caffellatte non ci mettiamo niente: nè il caffè, nè il latte”.
Quelli che “io non faccio il cascamorto: se casco, casco morto per la fame”.
Quelli che “l’ho detto io: sposatevi il cuoco! Cuoco: che bella parola, cuoco!”.
Quelli che “torno nella miseria, però non mi lamento: mi basta di sapere che il pubblico è contento”.
Quelli che “Vincenzo m’è padre a me”.
Quelli che “Peppinie’, tu mi devi chiamare papà ”.
Quelli che “Don Vince’, basta che mi fate mangiare e io vi chiamo pure mamma”.
E non avevano ancora conosciuto Vincenzo De Luca.
Marco Travaglio
(da “Il Fatto Quotidiano”)
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Marzo 5th, 2015 Riccardo Fucile
PD SPACCATO, CATTOLICI IN FESTA… 400 MILIONI ALLE PRIVATE MENTRE NELLE PUBBLICHE MANCA ANCHE LA CARTA IGIENICA
Se l’assunzione di una parte dei pre cari è ancora a rischio, le scuole pari ta rie e cat to li che quasi esul tano. 
Il governo Renzi ha con fer mato di volere inse rire nel dise gno di legge le detra zioni fiscali promesse dal sot to se gre ta rio all’Istruzione Toc ca fondi, con fer mate dal mini stro Gian nini, e riven di cate da 44 par la men tari del Pd insieme a quelli dell’Ncd.
Ma avreb bero voluto da Renzi un decreto legge, così da incas sare il bonus fino a 4 mila euro a fami glia e il 5 per mille subito.
Così non è stato e ieri Fami glia Cri stiana ha ini ziato a dubi tare del pro getto del governo: «Quello di Renzi è un bluff o è #lavol ta buona?».
Toc ca fondi ha ras si cu rato: «Il governo sta attuando una pic cola riforma cul tu rale e sta supe rando con il rea li smo un pre giu di zio per chè auto no mia e parità riguar dano la scuola nella sua tota lità , sta tale e non statale».
L’operazione ideo lo gica è vasta, tra sver sale e ben con ge gnata.
A riprova c’è l’appello pub bli cato da Avve nire fir mato da 37 par la men tari e due euro de pu tati di Forza Ita lia: «Ci uniamo alla let tera indi riz zata da 44 col le ghi depu tati — hanno scritto – per chie dere che nel ddl per la “buona scuola” trovi piena rea liz za zione la garan zia del diritto alla libertà di scelta edu ca tiva della fami glia».
A con fer mare l’avanzata del fronte che intende aumen tare le risorse pub bli che per i pri vati è sceso in campo l’ex mini stro dell’istruzione Luigi Ber lin guer: «È con l’autonomia che si afferma, in pra tica, il plu ra li smo edu ca tivo», ha detto.
Le destre sono schie rate con la Chiesa cat to lica.
Il Pd è spac cato come una mela.
È uno degli effetti pro dotti dall’approvazione della legge sulle pari ta rie del 2000 voluta dal centro-sinistra.
Un vul nus costi tu zio nale che da allora ha pro dotto nume rose pole mi che. Ieri la segre ta ria Cgil Susanna Camusso ha attac cato anche que sta deci sione del governo sulla scuola: «Siamo di nuovo di fronte ad annunci ripe tuti senza avere chiari gli obiet tivi, men tre si con ti nuano a con ce dere risorse alle scuole pari ta rie e pri vate che è esat ta mente l’opposto del det tato costi tu zio nale che garan ti sce il diritto allo stu dio e assume la respon sa bi lità pub blica della garan zia dell’istruzione».
Di «scon vol gi mento dei prin cipi e dei valori della Costi tu zione» parla anche la Flc Cgil, men tre il movi mento 5 Stelle attacca: «Gli sgravi fiscali per gli isti tuti pari tari, che coste ranno 400 milioni di euro ogni anno — sostiene Ric cardo Frac caro – sono uno schiaffo alle fami glie, agli stu denti e agli inse gnanti costretti a fare i conti con le enormi cri ti cità che minano il diritto allo stu dio».
La defi sca liz za zione fino a quat tro mila euro per alunno in favore delle scuole non sta tali vio lano inol tre l’articolo 33 della costi tu zione («senza oneri per lo Stato»).
«Le scuole pri vate pren dono già tanti soldi da Stato, Regioni e Comuni — ha detto a Radio Citta Fujiko Gio vanni Coc chi del coor di na mento per la legge popo lare sulla scuola Lip – Sarebbe una cosa impro po ni bile, soprat tutto se si trat tasse di soldi aggiun tivi. Sono già aumen tati i fondi alle pri vate quest’anno, è un ulte riore modo per favo rire il pri vato quando nella scuola pub blica manca anche la carta igienica».
Roberto Ciccarelli
(da “La Repubblica“)
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Marzo 5th, 2015 Riccardo Fucile
“NON DOVEVA REAGIRE, LE BRAVE RAGAZZE NON ESCONO LA SERA”: LE PAROLE DELLA MERDA UMANA… E IN PARLAMENTO PARLANO DI “COSPIRAZIONE CONTRO IL NOSTRO PAESE”… LA MADRE DELLA VITTIMA: “A MORTE L’ASSASSINO”
Le donne devono stare a casa e si ha il diritto di violentarle se escono la sera.
Davanti a una telecamera della Bbc non ha usato parole diverse da queste uno dei quattro assassini della giovane indiana stuprata nel dicembre del 2012 a bordo di un bus nelle strade del centro di Delhi.
Non è un caso se ora il documentario anticipato dalla rete inglese con la cinica e spavalda testimonianza dell’autista di quella notte brava, Mukesh Singh, sta sollevando in India un’ondata emotiva paragonabile solo a quella del giorno del delitto.
Il governo ha subito vietato a ogni tv di mandare in onda «in India e all’estero» il trailer e il film intitolato Figlia d’India , realizzati dalla regista Leslee Udwin, «profondamente rattristata» dai tentativi di bloccare la sua opera in uscita l’8 marzo per la festa della donna, quando sarà trasmessa in parecchi Paesi seguita da una campagna globale per i diritti femminili e la solidarietà di star del cinema internazionale come Meryl Streep e Freida Pinto.
Intanto la magistratura sta indagando per il reato di «oltraggio alla modestia femminile» e «disturbo della quiete pubblica» causato dalle parole del detenuto, mentre i responsabili del carcere di Tihar che hanno permesso l’intervista, sotto pressione dal governo, accusano la tv di aver violato gli accordi.
Il ministro dell’Interno non è riuscito a capacitarsi di «come sia potuto accadere», e ha annunciato che da ora in poi sarà vietato l’ingresso nelle prigioni a qualsiasi troupe. Un altro ministro si è spinto a definire il documentario «una cospirazione contro l’India ».
Molti però si sono detti sconvolti dalle censure di dichiarazioni che fanno in fondo «emergere una mentalità malata e senza rimorso », come si è espressa ieri la madre della giovane studentessa di medicina.
Gli autori si sono anche rivolti al premier Modi perchè, in nome della libertà di informazione, faccia conoscere a tutti le frasi sconvolgenti pronunciate dall’imputato: «Non avrebbe dovuto reagire, e accettare ciò che le facevamo – aveva dichiarato tra l’altro Mukesh – Avevamo il diritto di dargli una lezione, una brava ragazza non va in giro alle 9 di sera».
E ancora: «Una ragazza è molto più responsabile dello stupro di un ragazzo. Ragazzo e ragazza non sono uguali. I lavori di casa e le pulizie sono per le ragazze, non girare in discoteche e bar di notte a fare cose sbagliate, con addosso vestiti sbagliati».
Frasi folli dette fuori e dentro l’India, dove però la mentalità dell’autista stupratore è piuttosto comune e gli stessi partiti politici trattano con cautela le frange estreme che portano voti.
La madre della vittima, dopo aver ascoltato le parole del killer, ha voluto condannare la lunghezza del processo.
«Queste persone sono una minaccia per la società – ha detto – e si deve eseguire la loro pena di morte e renderci giustizia. Vogliamo giustizia e la sicurezza delle donne». Ma per la decisione di trasmettere o meno il documentario si è rimessa alla scelta del governo.
Di certo la polemica non si placherà presto perchè, secondo giornali e commentatori, il caso dello stupro sul bus ha messo allo scoperto una volta per tutte lo scontro finora represso tra le due anime dell’India, divise sul ruolo della donna e sui suoi diritti. Santoni venerati da milioni di fedeli ed esponenti del partito ultrareligioso al potere, il Bjp, avevano usato più o meno le stesse parole dell’autista violentatore all’indomani dello stupro di Nirbhaya – vero nome Jyoty – e uno di loro giunse a dire che la ragazza avrebbe dovuto lasciarsi prendere e chiedere solo a Dio di aiutarla: «Così avrebbe salvato la vita».
Raimondo Buldrini
(da “La Repubblica”)
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Marzo 5th, 2015 Riccardo Fucile
ALTRO CHE TRASPARENZA: CHI CONTROLLA RENZI E’ LO STESSO RENZI
Un dato sensibile, come se fosse nascosto da segreto di Stato. 
A poco sono servite le interrogazioni parlamentari, le richieste di chiarimento, gli appelli alla cosiddetta trasparenza: i taxi con le ali restano coperti da un grande segreto.
E non si capisce quali siano i motivi di sicurezza, visto che per quello che riguarda alcuni ministri, successivamente, l’ufficio voli provvede a pubblicare l’elenco.
Ma solo per alcuni di loro.
Poco si può sapere, anche a volo avvenuto, su dove, quando e perchè si sia recato il presidente del Consiglio dei ministri o quello della Repubblica. Questione di sicurezza. E di interpretazione del regolamento.
Il Fatto Quotidiano, attraverso l’Icsa, fondazione guidata dall’ex capo di stato maggiore dell’Aeronautica, il generale Leonardo Tricarico, è riuscito comunque a ricostruire, dal 2010 a oggi, quante ore hanno volato gli aerei di Stato gestiti dal 31 esimo stormo.
Così scopriamo che nel 2010, l’allora presidente del consiglio Silvio Berlusconi, ben aiutato da uno staff di ministri, ha volato 10.640 ore.
L’anno successivo, in piena decadenza politica e con le foto che fecero il giro d’Europa di lui che arrivava a Olbia con l’Airbus accompagnato da ragazze e cantanti di corte, scese a 8.540.
Ma ormai era la fine di quello che è considerato un benefit e, come ha detto Tricarico al Fatto, poco ha a che vedere con la sicurezza.
E per volare, nonostante i tagli, le leggi sugli esodati, la spending review, la sobrietà in loden, le 6.069 ore di volo le fece anche il governo guidato dal senatore a vita Mario Monti.
Il presidente del Consiglio preferiva il treno, i suoi ministri no.
L’unico che ne ha fatto un uso parsimonioso è stato Enrico Letta, nella sua breve parentesi (1.877 ore di volo in un anno).
Poi è arrivato Matteo Renzi e le ore di volo sono tornate ai livelli dei governi Berlusconi: il 2014 si è chiuso con 6.141 ore di volo, in questo caso moltissime sue, poco lasciato ai ministri e con un 2015 che è iniziato ben oltre la media.
C’è qualche viaggio a lungo raggio del ministro della Sanità Beatrice Lorenzin prima di scoprire di essere in dolce attesa di due gemelli e pochi altri.
Vola soprattutto lui, l’ex sindaco di Firenze.
E vola ovunque: va in vacanza, si fa accompagnare a casa a Firenze in elicottero, lo vanno a riprendere, va a sciare e, come accaduto per le elezioni europee, anche a fare comizi in giro per l’Italia. Lui non se ne cura.
Dice che il protocollo di sicurezza va rispettato. E, in passato, erano avanzate proposte di riduzione della flotta, ma è rimasta una promessa: gli aerei sono tutti negli hangar. E costano milioni di euro. 53 milioni nel 2010, 42 milioni e 700 mila euro l’anno successivo, 31 milioni nel 2012, 19 milioni e 300 mila euro nel 2013 per tornare ai 40 milioni nel corso del 2014.
Anche il protocollo di sicurezza in realtà non esiste.
Lo dicono i servizi segreti, ogni sei mesi, cosa è opportuno fare.
Mentre Berlusconi volava in Sardegna, il suo rivale storico, Romano Prodi, preferiva spostarsi in treno tra Bologna e Roma. Tutte le settimane.
Il treno, spesso e volentieri, lo usava per le sue visite anche il presidente della Repubblica Carlo Azeglio Ciampi.
Cosa che invece non ha fatto il suo successore, Giorgio Napolitano.
Eppure, a essere fiscali, il regolamento parla molto chiaro. “Il trasporto aereo di Stato”, si legge nella direttiva del 23 settembre 2011, “concorre alla protezione di soggetti sottoposti a minaccia”. Inoltre è sottolineato come l’uso del volo blu sia alternativo, e soprattutto “non è ammessa la concessione del trasporto aereo di Stato per le tratte sulle quali sia presente il trasporto ferroviario”.
Ma chi controlla sull’applicazione della direttiva? La presidenza del consiglio. Dunque è Renzi che controlla se stesso.
Deve chiedersi l’autorizzazione. È un paradosso, ma funziona così.
Così sale chiunque abbia un incarico di governo, anche l’ultimo dei sottosegretari. Quando nel 1984 a Padova morì Enrico Berlinguer, l’allora presidente della Repubblica Sandro Pertini volle riportare a casa la bara con l’aereo di Stato.
Ma nel Pci ci fu un ampio dibattito, la segreteria era contraria.
Pertini la spuntò quando disse “lo riporto a casa come un amico fraterno, come un figlio”.
Altri tempi. Diverse epoche.
Emiliano Liuzzi
(da “Il Fatto Quotidiano”)
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Marzo 5th, 2015 Riccardo Fucile
SALVINI NON PUO’ PERMETTERSI UNA SCONFITTA DI ZAIA IN VENETO E CERCA UN’INTESA… GLI UNICI A NON CAPIRE CHE E’ QUESTO IL MOMENTO PER RIDIMENSIONARLO SONO I VERTICI DI FORZA ITALIA
“Penso che con Tosi un accordo di buon senso si troverà . Noi non siamo una caserma ognuno ha diverse sensibilità ma l’obiettivo è proseguire con l’esperienza di Luca Zaia”.
Lo dice il segretario della Lega Nord Matteo Salvini che ha partecipato questa mattina a Omnibus su La7.
“Ho ben chiaro qual è la strada per continuare con il buongoverno di Luca Zaia, sono disposto a cedere qualcosina, ma la Lega non è una caserma”.
Timide aperture in vista dell’incontro con Flavio Tosi di oggi, il sindaco di Verona che ha minacciato lo strappo nei giorni scorsi e contro il quale, appena qualche giorno fa, erano state lanciate durissime accuse.
I due, a quanto sembra, si sederanno al tavolo in un clima più disteso rispetto a quanto successo appena ieri, quando in Regione i tosiani hanno consumato lo strappo costituendo un gruppo autonomo.
Salvini ha dismesso i toni da bullo e cerca un accordo perchè non può permettersi una sconfitta di Zaia in Veneto, da cui deriverebbe una sua messa in discussione.
Se Forza Italia avesse un minimo di lucidità politica si sarebbe già accordata con Tosi per mettere su un cartello alternativo alla deriva estremista della Lega: una occasione unica per ridimensionare Salvini e ritornare al centro della scena politica.
Ma è chiedere troppo a chi pensa solo alla poltrona locale.
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Marzo 5th, 2015 Riccardo Fucile
DIALOGO PER RILANCIARE IL PROGRAMMA DEI CINQUESTELLE IN VISTA DELLE REGIONALI
“Caro Renzi, serve un reddito di cittadinanza per chi è rimasto indietro o ai margini”. Non sono le parole
di un esponente del Movimento 5 stelle, ma quelle di Gianni Cuperlo, in una lettera aperta pubblicata sul sito di SinistraDem la scorsa settimana. “Ho letto la lettera di Cuperlo a Renzi — si affrettò a twittare Beppe Grillo – Ora in Aula al più presto un disegno di legge M5S sul reddito di cittadinanza”.
Poi ci sono quelle di Roberto Fico, intervistato su queste pagine: “Sulla riforma della Rai noi ci stiamo, siamo disponibili, mi appello a Grasso e alla Boldrini perchè pensino a una corsia preferenziale per portare avanti la discussione”.
Apertura confermata il giorno dopo dal capo politico del Movimento, che innescarono un valzer di dichiarazioni.
“Trovo molto interessante l’apertura di Grillo sulla Rai — spiegò Renzi – Non dimentico che lui dalla Rai fu cacciato. Se c’è un argomento sul quale lo ascolterei, è proprio questo”.
“Dialogo al 100 per cento — rispose ancora Fico – anche con il Pd. Dialoghiamo fino a ultimo giorno disponibile, dialogo a oltranza”.
Reddito e Rai, Rai e reddito. Prove tecniche di dialogo.
Proprio i due temi, guarda caso, sui quali l’ex comico ha aperto, con i suoi modi un po’ guasconi, con un’intervista al Corriere della Sera.
Sul fronte dell’assegno universale il tentativo è quello di fare sponda con la minoranza del Pd cogliendo l’apertura di Cuperlo (seguito oggi da Roberto Speranza e Pippo Civati, tra gli altri), anche se dagli ambienti renziani iniziano a filtrare segnali d’interesse.
L’asse sulla Rai, invece, guarda direttamente a Palazzo Chigi.
I due temi si mescolano e si intersecano, ma i binari sui quali andranno avanti hanno diverse direzioni e diverse velocità .
Gli uomini di Grillo in Parlamento ne sono consapevoli, ma non importa.
Perchè quello che è importante è cambiare lo schema di gioco. Lo dice uno dei fedelissimi: “La strategia della rottura non ha pagato, proviamo a portare a casa qualcosa di importante, e per farlo dobbiamo aprire più tavoli”.
Daniele Del Grosso è diretto: “La verità è che è ora di ottenere qualcosa di pesante”. Massimo Baroni: “Ci siamo accorti dell’apertura di Cuperlo, vogliamo coglierla”.
Il punto è tutto politico.
A maggio ci sono le elezioni regionali, e un’altra Caporetto mediatica rischia di indebolire ulteriormente l’incidenza parlamentare dei 5 stelle.
Oltre a questo, dopo l’elezioni di Sergio Mattarella si è preso consapevolezza che il pericolo dell’irrilevanza è dietro l’angolo.
Per questo qualcosa deve cambiare. Si ritorna in tv, ci si appella al presidente della Repubblica sempre e comunque (anche ieri gli europarlamentari stellati hanno chiesto, tramite Giulia Moi, che “si faccia garante presso Martin Schulz dei diritti delle opposizioni a Bruxelles”), e, in ultimo ci si prova a sedere ai tavoli là dove si decide qualcosa.
Al punto che, nel corso della giornata, arriva un’altra pesantissima apertura: “”Rispetto al reclutamento dei docenti siamo pronti alla collaborazione con le altre forze politiche, al fine di rendere celere l’iter parlamentare”.
Portare a casa qualcosa, dimostrare alla propria gente che il tanto lavoro fatto in questi mesi, spesso a vuoto, può incidere sul futuro del paese.
I custodi dell’ortodossia spiegano che nulla è cambiato “Grillo apre al Pd? Quando siamo entrati in Parlamento il nostro primo comandamento era: valuteremo nel merito la bontà di ogni proposta, nostra o altrui — scrive su Facebook Danilo Toninelli – L’interesse collettivo è il nostro obiettivo unico. La stessa cosa vale oggi”.
“Ci sono i presupposti per collaborare — riconosce Luigi Di Maio – se si parlamentarizza il dialogo. L’importante è stare in Parlamento e trovare una proposta di mediazione valida”.
Ai microfoni di RadioRadio, emittente romana, ha aggiunto: “Noi abbiamo un programma elettorale, annunciato prima delle elezioni, e lo vogliamo realizzare in questa legislatura, nonostante oggi siamo all’opposizione”.
Si sa che nel M5s le stagioni politiche si aprono e si chiudono in un batter d’occhi.
Ma mai come oggi il leader era intervenuto per spargere miele sulla strada che separa i suoi uomini da quelli di Matteo Renzi.
Al punto che il fedelissimo del premier, Michele Anzaldi, esperto di servizio pubblico, ha accolto in un battibaleno l’apertura sulla riforma della Rai.
E che i parlamentari del Pd della commissione di Vigilanza stanno valutando di organizzare un momento di confronto con Fico, per valutare le rispettive posizioni e i punti di contatto.
Portare a casa qualcosa, portarlo a casa subito.
Quanto la linea tenga nel medio periodo non è dato saperlo. Qualora non evaporasse, saremmo in presenza da quel definitivo scongelamento prefigurato, in epoca politicamente preistorica, da Enrico Letta.
(da “Huffingtonpost”)
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