Marzo 25th, 2015 Riccardo Fucile
L’ATTORE E LA LITE SU TWITTER
“Ero d’accordo con quello che Matteo Renzi diceva da sindaco di Firenze, non condivido niente di
quello che fa da presidente del Consiglio”. Alessandro Gassmann, professione attore, si toglie qualche sassolino dalle scarpe.
Ma non perchè sia diretto interessato: “Non faccio politica, la leggo e l’ascolto”. L’occasione è una lite via Twitter con la sottosegretaria Francesca Barracciu, indagata per peculato.
Lei è andato giù senza mezze misure con la sottosegretaria Barracciu. Le ha chiesto di dimettersi su Twitter. Voleva dirle che è una ladra?
No, non mi permetterei mai in assenza di una condanna definitiva. Che però aspettasse l’esito dell’indagine e nel frattempo si autosospendesse dalla carica che ricopre. Sarebbe stato grave rimanere in silenzio. Barracciu chiarisca la sua posizione poi rientri nella squadra di governo.
Difficile: Barracciu è diventata sottosegretaria perchè l’indagine era ingombrante, altrimenti sarebbe stata governatore in Sardegna, comunque candidata. Non lo sapeva?
Sì, lo sapevo. Per quello le ho scritto. Ma ho ottenuto il risultato.
Nel senso?
Che la sottosegretaria con delega ai Beni culturali, e sottolineo la carica che ricopre, nella risposta ha dimostrato tutta la sua arroganza. Ma è quello che volevo. Ha risposto che avrei dovuto imparare a fare l’attore prima di chiedere il biglietto agli spettatori.
Ce l’aveva solo con Barracciu o con l’intero mondo renziano?
No, in realtà chi mi legge ha capito benissimo: io ce l’ho con tutti, senza distinzione. Questo Paese sta morendo di corruzione, ce ne rendiamo conto? Penso di sì. E allora è arrivato il momento di far sentire la nostra voce. Io lo faccio attraverso il blog che ho sul fattoquotidiano.it   e in tutte le occasioni che mi si presentano. Anche su Twitter. Le ho dato un consiglio intelligente, lei ha risposto da arrogante. È indagata per peculato, 80 mila euro che avrebbe speso in benzina per i suoi giri in Sardegna. Forse là girava su uno yacht, non in auto, perchè 80 mila euro sono soldi.
Renzi gira in elicottero.
Lì volevo arrivare. Non è moralmente corretto. Il Paese si spegne e il presidente del Consiglio si sposta in elicottero. La cultura, quello che doveva essere il fiore all’occhiello di questo governo, nelle promesse, ha preso il volo.
Ha visto che la Barracciu si è scusata? Ha detto di aver risposto in maniera affrettata. Ha dato la colpa alla frenesia di Twitter.
Mi fa piacere, perchè ne usciva davvero male. Al tempo stesso però non cambio idea: tutte le persone che ricoprono un ruolo di responsabilità e sono indagate devono farsi da parte. Quando avranno chiarito le loro posizioni torneranno ai loro ruoli. Adesso no.
Emiliano Liuzzi
(da “Il Fatto Quotidiano”)
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Marzo 25th, 2015 Riccardo Fucile
LA SOTTOSEGRETARIA E LO STRAFALCIONE IN 140 CARATTERI
Una nuova stella brilla all’orizzonte: si chiama Francesca Barracciu.
In realtà non è proprio nuovissima. Se ne parla da tempo (ovviamente) non per meriti particolari, ma poichè indagata per peculato nell’ambito della maxi-inchiesta della Procura di Cagliari sui fondi ai gruppi regionali.
L’avviso di garanzia le è costato la candidatura alle Regionali, ma le è anche valso un posto da sottosegretario ai Beni Culturali: rottamazione vera.
Degna espressione del renzismo, pensiero debole e saccenza sbarazzina, la simpatica Barracciu ha tuonato ieri — su Twitter, il parco-giochi preferito dai renziani — contro Alessandro Gassmann.
L’attore aveva osato chiederne le dimissioni, come milioni di italiani.
Lei però non ha gradito e ha risposto piccata.
Così piccata che nessuno ha capito granchè del suo strano idioma.
Testuale: “chiarirò tutto a fondo. lei intanto che impara a fare l’attore, può evitare far pagare biglietto cinema per i suoi “film”? grazie”.
Forse un grammelot, forse il solito post-paninarismo. O magari un complotto del T9.
Tanti, in Rete, hanno infierito sulla Barracciu.
Tra questi Luca Bizzarri: “Ma è sottosegretaria ai beni culturali di che Paese? Dalla prosa non si capisce”.
La Barracciu è adusa a tali performance: lo scorso dicembre, nell’ambito delle celebrazioni per il centenario della morte del poeta Sebastiano Satta, lo confuse ripetutamente con Salvatore.
E sì che erano entrambi sardi, proprio come la 49enne Barracciu. La quale, al tempo, incolpò l’entourage: “Una leggerezza del mio staff”.
Lo stesso elegantissimo — e credibilissimo — scaricabile adottato da Mary Star Gelmini dopo il tunnel dei neutrini e dal totemico Francesco Boccia dopo aver sostenuto che gli F35 sono “elicotteri” che “spengono incendi, trasportano malati, salvano vite umane”.
È però probabile che, stavolta, la Barracciu non accamperà scuse ma si intesterà il tweet: poichè privo di senso compiuto e al contempo saturo di arroganza, Renzi le farà quasi sicuramente i complimenti.
Andrea Scanzi
(da “il Fatto Quotidiano”)
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Marzo 25th, 2015 Riccardo Fucile
CALTAGIRONE, L’INCHIESTA SUL “CARA” DI MINEO
E dire che non lo volevano. E pensare che quando nel 2011 l’allora premier Berlusconi e l’allora
ministro dell’Interno Maroni vennero a visitarlo e annunciarono che quella mega struttura di Mineo, ormai abbandonata dagli americani di Sigonella, sarebbe diventata il Cara (Centro accoglienza per richiedenti asilo), più grande d’Italia, poco ci volle che alzassero le barricate: «Qui non vogliamo migranti – dissero gli amministratori dei comuni della zona – potrebbero portare malattie e causare problemi di ordine pubblico».
E invece, man mano che le procure di Catania e Caltagirone vanno avanti con le rispettive inchieste, dal Cara di Mineo, che ospita oltre tremila richiedenti asilo, l’unica malattia emersa è quella del malaffare: non dei migranti ma di chi li dovrebbe assistere
Le risorse
Una delle due inchieste della procura di Caltagirone sull’«affare Cara» riguarda l’uso di risorse destinate al centro e usate invece per sagre e manifestazioni locali e per l’assunzione, sia nel Cara sia nelle strutture del Sistema di protezione richiedenti asilo e rifugiati (Sprar) della zona, di decine, forse centinaia di persone, imparentate con politici e amministratori dei 9 comuni che aderiscono al Consorzio «Calatino Terra d’Accoglienza»
Il Consorzio gestisce il Cara e il ricco budget; l’ultima gara d’appalto, 97 milioni in tre anni, è stata giudicata «illegittima» dal presidente dell’autorità anticorruzione Cantone ed è da mesi sotto la lente della Dda di Catania, che ha avviato l’indagine dopo aver ricevuto dalla procura di Roma atti dell’inchiesta su “Mafia Capitale” con, al centro, il ruolo di Luca Odevaine, il quale aveva un incarico anche al Cara di Mineo.
E’ in questa inchiesta che sarebbe indagato anche l’attuale sottosegretario all’agricoltura Giuseppe Castiglione (Ncd), ai tempi in cui da presidente della provincia di Catania fu soggetto attuatore della gestione del Cara (Castiglione nega di aver ricevuto un avviso di garanzia).
La procura di Caltagirone ha aperto questa seconda indagine, al momento «contro ignoti», dopo una serie di esposti anonimi e di denunce e dopo l’acquisizione di atti: il procuratore Giuseppe Verzera deve far luce sull’uso di una parte dei fondi per l’assistenza ai migranti, usati invece per contribuire all’organizzazione di manifestazioni come una sagra dell’uva a Licodia Eubea, la festa di Santa Lucia a San Cono, il Natale di Mirabella Imbaccari, il presepe vivente di Vizzini: solo nell’ultimo anno 200mila euro destinati a “progetti di integrazione” dei migranti, in minima parte utilizzati per i richiedenti asilo, «in scena» come partecipanti o spettatori.
L’occupazione
C’è poi il capitolo assunzioni. Attorno al business Cara-Sprar, controllato dal Consorzio, ruotano un migliaio di posti di lavoro.
Molti occupati sono imparentati con sindaci, assessori ed ex assessori di tutti gli schieramenti.
Posti di lavoro che, in comuni piccoli come questi, possono spostare i voti sufficienti a fare eleggere un candidato o un altro.
Fabio Albanese
(da “la Stampa”)
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Marzo 25th, 2015 Riccardo Fucile
NEI QUARTIERI EST DELLA CITTA’ LE GIOVANI RONDE DEI CLAN TERRORIZZANO GLI ABITANTI
Accade spesso che realtà rincorra, superandola, la creazione cinematografica.
Vedendo il video diffuso dai carabinieri della compagnia di Torre del Greco si resta talmente increduli da credere di stare guardando un mafia-movie.
I commenti che in pochi minuti sono giunti sui social network ovunque tracciavano un’interpretazione: «Sembra Gomorra ». L’espressione “sembra un film” descrive qualcosa di straordinario e spettacolare. Talmente spettacolare da ricordare l’esagerazione filmica, da non poter essere considerata un evento reale.
Questa espressione nasce da un equivoco, la differenza tra film e realtà è solo questione di diottrie.
La vicinanza al dettaglio spesso è possibile solo in una costruzione scenica e per questo motivo quando un evento, che sia un terremoto o un omicidio, viene ripreso nei suoi dettagli immediatamente fa pensare a un film.
Perchè la realtà la immaginiamo antagonista della tv o del cinema, la pensiamo distante o non catturabile. La realtà che percepiamo è fluida e, accade sempre, distante. La immaginiamo possibile da registrare solo nella memoria.
La ricostruzione invece la sentiamo lenta, vicinissima e rassicurante. La realtà ci spaventa, la ricostruzione ci incuriosisce.
Questi sono i vecchi codici ma sempre più non è così. Le telecamere nascoste e la capacità degli obiettivi rendono possibile raccontare la realtà nel dettaglio talmente preciso che spinge spesso a far credere alla messa in scena dinanzi a un fatto reale osservato.
La precisione con cui la realtà viene narrata ribalta i canoni che abbiamo descritto prima e crea immediatamente un effetto cospirazione in molti osservatori.
Pensiamo: la cronaca non può esser descritta e ripresa così bene. Immaginiamo che la realtà sia diversa e crediamo quindi che sia stata costruita o ricostruita.
La tendenza a considerare tutte le immagini dei “falsi” costruiti nasce dalla diversa percezione che abbiamo della realtà che immaginiamo confusa, non scenica. Anche questo è falso.
La realtà spesso è assai più scenica della sua ricostruzione fantasiosa ma non solo, sta cambiando la dialettica tra schermo e realtà .
La presenza disseminata di telecamere, cimici; la diffusione di dispositivi in grado di riprendere tutto con precisione riscrive l’immaginario a cui si appella il cinema.
Si vive e si recita alla stessa maniera, ci si influenza vicendevolmente e spesso inconsapevolmente.
Non c’è bisogno di possedere talento registico o cinematografico, gli smartphone hanno la capacità di catturare foto di qualità o video raramente sfocati, quindi anche sul piano della qualità realtà e finzione iniziano a essere immagini identiche.
Quindi bisognerebbe ribaltare il commento, quando si guarda la tv o un film al cinema bisognerebbe dire “sembra la realtà ”.
Il rapporto tra film e realtà è lo stesso che passa tra una tela e una fotografia, certo dipende dallo stile del pittore e del fotografo ma nell’obiettivo della ricostruzione sceni- ca non c’è un calco della realtà ma la realizzazione di una profondità .
Guardando questo video si ha la sensazione di una sorta di prova scientifica di quanto si era raccontato nella serie Gomorra.
Il video dei carabinieri mostra una tipica scena di inseguimento sugli scooter, uno dei camorristi al posto del passeggero spara in aria, poi spunta sulla destra una sentinella che spara correndo, persone che stanno scappando e un bambino alla sua sinistra. Lungo la traiettoria dello sparo c’è una persona che fugge terrorizzata.
Scappano tutti, uomini e animali, si vede un cane, forse un gatto, fuggire. “Sembra Gomorra”, titolano i primi siti mentre scrivo. In realtà ci si è accorti di tutto questo attraverso il racconto, ma scene come queste ci sono sempre state, ma non avevano cittadinanza nell’attenzione nazionale.
Il video mostra come dopo la sparatoria la vita torni normale, come se si mettesse in conto che per le strade di Ponticelli ci si può imbattere uno scontro tra bande e che, nel caso, bisogna semplicemente accelerare il passo.
Non vedete una somiglianza con l’abitudine di chi vive sotto il tiro dei cecchini? Alcune scene di “Gomorra, la serie” del resto, sono girate a Ponticelli.
Questa è la guerra dimenticata del paese che qualche volta viene ripresa dalle telecamere nascoste e costringe quindi per un attimo a non voltarsi. Una guerra che abbiamo deciso di narrare oltre l’emergenza e con lo strumento dell’arte.
D’istinto mi verrebbe da dire: ma non ero io ad aver inventato queste cose? Non eravamo stati noi con la serie ad aver esagerato, sporcato la città ? È la realtà che ora in molti tenderanno a liquidare dicendo che succede ovunque, che ci sono più reati in Belgio che in Italia, che in fondo lo stesso sta accadendo anche a Buenos Aires o Parigi ma che si insiste su Napoli per mangiarci sopra.
È quell’omertà alleata dell’impotenza (o forse della codardia) che genera questi commenti. Qui non c’è da sottovalutare questi episodi, qui c’è solo da ribadire che il Sud vive un abbandono, assenza di progetto, assenza di risorse, assenza di visione, assenza di attenzione.
Il lamento del Mezzogiorno verrà descritto come se fosse soltanto un languido lamento e un’infantile richiesta d’attenzione e assistenza.
Qui si consuma un dramma che abbiamo iniziato a sopportare come il più ordinario dei modi di vivere. Naturalmente queste cose accadono, ma quel meccanismo che fa immaginare una realtà spaventosa e la trasforma in una ricostruzione curiosa crea una pericolosa distanza.
Queste immagini rischiano di essere percepite come messa in scena di una guerra lontana che non interessa, tutto diventa sopportabile e al massimo attira la curiosità di un video visto come decine di altri sullo smartphone postato da qualche amico.
La realtà non è peggiorata dal suo racconto ma, al contrario, la sua rappresentazione ne restituisce i codici e prova a darle un senso.
Il punto è un altro: se si rimane solo spettatori hanno fallito sia l’arte del cinema e della fiction sia il video diffuso dai carabinieri di Napoli.
Roberto Saviano
(da “La Repubblica”)
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Marzo 25th, 2015 Riccardo Fucile
UN ESEMPIO DI COERENZA MELONIANA: IL SI’ ALLA NUOVA LEGGE SULLA PRESCRIZIONE DOPO AVER VOTATO IN PASSATO LA TESI OPPOSTA
Partiamo dal disegno di legge che è passato oggi alla Camera: cosa prevede?
Una prescrizione più lunga per tutti i reati e in particolare per quelli di corruzione.
L’aula della Camera ha approvato la riforma della ex Cirielli con 274 sì, 26 no, 121 astenuti.
Hanno votato a favore Pd, Fratelli d’Italia, Per l’Italia-Centro democratico e Scelta civica.
Pollice verso, invece, da Lega, Forza Italia e Psi.
M5s, Sel e Area popolare (Ncd-Udc) si sono astenuti.
Ora il testo passerà all’esame del Senato, dove il ministro Andrea Orlando non ha escluso modifiche dopo il pressing (e l’ira) degli alfaniani.
Che cosa prevedeva la vecchia normativa per dover essere modificata?
La ex Cirielli tagliava i termini di prescrizione per la gran parte dei reati.
Si tratta della contestata riforma del 2005, che venne approvata dall’allora maggioranza di centro-destra, dopo quattro letture tra Camera e Senato e le proteste dell’opposizione, dei magistrati e degli avvocati penalisti.
Era stata battezzata “salva-Previti”, perchè sembrava tagliata su misura per l’allora senatore azzurro alle prese con il processo Imi-Sir.
Ma all’ultimo momento fu approvata una norma transitoria che escludeva l’applicazione delle nuove norme ai processi in corso (anche se poi Previti ottenne gli arresti domiciliari per effetto di un’altra norma della ex Cirielli che escludeva il carcere per un ultrasettantenne, in presenza di precise condizioni).
La riforma Cirielli aveva cambiato il sistema di calcolo della prescrizione: mentre prima esisteva un termine di prescrizione base per fasce di reati (uguale per esempio per tutti i reati a cui dovesse essere applicata una pena tra i 5 e i 10 anni), con le norme introdotte nel 2005 il termine doveva corrispondere al limite massimo della pena edittale prevista per il singolo tipo di reato.
Si era poi ridotto dalla metà a un quarto l’aumento della prescrizione che ricorre per le varie interruzioni (per esempio dopo la sentenza di primo grado).
Il risultato complessivo è stato che mentre per i reati gravi che hanno pene elevatissime la prescrizione e’ diventata lunghissima, era stata invece drasticamente ridotta per la maggior parte degli altri illeciti penali.
Alcuni esempi: la ricettazione e’ passata da 15 a 10 anni; la calunnia e la falsa testimonianza da 15 a 7 anni e mezzo, una soglia bassa condivisa allora anche dai reati di corruzione (poi la legge Severino ha cambiato la materia aumentando le pene). Numeri che fecero parlare l’allora presidente della Cassazione, Nicola Marvulli, di un’amnistia mascherata e il Csm di una riforma “dagli effetti devastanti”.
Ma l’aspetto più divertente della vicenda è che l’intestatario della legge che porta il suo nome, l’on. Cirielli, e che allora aveva sostenuto quelle norme per delega del Pdl, oggi ha sostenuto l’esatto contrario per conto di Fratelli d’Italia.
Un caso unico di chi vota per abrogare se stesso.
Non ci credete?
Ecco cosa ha detto oggi in aula il “fratello d’Italia”: “Noi siamo sostanzialmente favorevoli a questo provvedimento e anzi ringraziamo il ministro Orlando perchè nelle condizioni politiche in cui opera sta cercando di fare passi in avanti. Bisogna riconoscere che nel panorama di questi ultimi venti anni è l’unico ministro che sta facendo dei passi avanti anche rispetto ai ministri di centrodestra che non hanno operato nessuna riforma concreta e hanno fatto battaglie mediatiche per evidenti fini secondari”.
In pratica parlava di stesso, ma non era certo l’unico “fratello” ad aver fatto un triplo salto carpiato: nel 2005 erano tutti schierati per ridurre la prescrizione secondo gli imput berlusconiani, oggi, in cerca di una nuova verginità , eccoli pronti a votare per la prescrizione lunga nei casi di corruzione.
Fino all’estremo sacrificio di perdere la faccia.
Forse per rimediare e non farsi riconoscere contano su photoshop.
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