Marzo 30th, 2015 Riccardo Fucile
A LIVORNO, CREMONA E LA SPEZIA IL TASSO PIU’ ALTO DI “PRECARIETA’ SOCIALE”…AL SUD VA MEGLIO
Cioma l’ha scritto sulla sua pagina Facebook: «Fiera di essere una livornese nera».
Alla faccia dei razzisti. Uno e ottantacinque, gambe mozzafiato, sorriso tenero da sedicenne.
Molti non hanno digerito l’anno scorso l’elezione a Miss cittadina d’una figlia di immigrati nigeriani (papà disoccupato, mamma dipendente di una casa di riposo).
E hanno infiammato il web col solito mantra truffaldino, «l’Italia agli italiani», sparso come veleno da mille manine solerti.
Il sindaco Filippo Nogarin s’è schierato con Cioma, ammonendo: «Questo episodio gravissimo non rappresenta Livorno». Certo.
Città di mare a misura d’uomo, difficile immaginare nelle sue strade cappucci del KKK. Ma su 116 capoluoghi di provincia, Livorno è anche in testa alla classifica della «precarietà sociale», quella dei comuni italiani dove l’integrazione è più in pericolo. Seguita da Cremona (teatro a gennaio di pesanti tafferugli tra antagonisti e fascisti) e da La Spezia.
Ecco dunque l’ultima graduatoria elaborata dalla Fondazione Leone Moressa, che già nel 2014 aveva preso in considerazione i capoluoghi di regione, rivelando il paradosso secondo cui il «rischio banlieue» è più elevato nella ricca Bologna che nella povera Reggio Calabria (in realtà il capoluogo calabrese sarebbe Catanzaro), a testimoniare un modello di sviluppo metropolitano miope ed egoista.
Meno integrazione al Centro-Nord che al Sud
Adesso, per il Corriere , la Fondazione mette sotto esame l’intera Penisola con un’indagine molto più capillare e un campione molto più vasto.
Incrociando indicatori come il tasso d’acquisizione della cittadinanza, quello della disoccupazione straniera, il differenziale Irpef tra autoctoni e non, le percentuali straniere sui delitti e sui detenuti, i livelli di servizi e interventi dedicati, si delineano quattro aree: inclusione sociale, integrazione economica, criminalità , spesa pubblica per l’immigrazione.
Elaborandone i valori ne deriva un numero-spia: il tasso di precarietà sociale, appunto. Fatta 100 la media d’Italia, Livorno è a 130,9. Bologna a 124 e Reggio Emilia a 122. Trieste e Trento a 123. Napoli a 76,7. Reggio Calabria, ancora in coda, a 65,3.
La classifica delinea picchi di mancata integrazione al centro-nord e nelle cittadine medio piccole.
Il modello emiliano e la retorica dei mille campanili sono da rivedere, forse, ammoniscono i sociologi cui chiediamo di commentare la ricerca.
La “sorpresa” di Bologna, Trento e Trieste
«Il dato strutturale dell’Irpef ovviamente pesa molto, col suo delta tra nord e sud, tremila a Bologna, mille e rotti a Reggio Calabria», premette Mario Abis, partner di Renzo Piano nel gruppo G124 inventato dal grande architetto per «rammendare» le periferie italiane: «Ma c’è un secondo dato di rilievo. Fino a tutti gli anni Ottanta venivano dall’estero a studiare l’Emilia Romagna, rossa e aperta. Ora scopriamo che lì c’è il conflitto. L’abitudine all’integrazione sociale è tutta interna. Di fronte alla pressione esterna dell’immigrazione, questo mondo diventa chiuso e conservatore. Il terzo dato è che le città più “smart”, come Trento e Trieste, hanno molta precarietà sociale».
Città «smart», intelligenti, sarebbero quelle capaci di sguardo lungo sul futuro, di miscele felici tra ambiente, tecnologie, servizi e governo locale: un altro paradosso, dunque. «Queste città sono molto “densificate” – spiega Abis – molto legate alla cultura d’appartenenza. Entrano in difficoltà di fronte ai flussi esterni. Nelle aree metropolitane il fenomeno sfuma un po’, c’è un cosmopolitismo di necessità e, spesso, un’immigrazione già di seconda o terza generazione, già in parte assorbita: questo spiega perchè Milano, con i suoi cinesi e filippini, sia in una posizione intermedia nella classifica».
Più integrazione dove ci sono più donne
«Significativo, e confortante, è che c’è più integrazione dove più alta è la percentuale delle donne», dice il sociologo Domenico De Masi: «L’elemento ovvio è che l’immigrato al Sud si integra non perchè sta meglio ma perchè i meridionali stanno peggio, è povero fra i poveri. In un’economia marginale lo sfruttamento diventa poi la sua integrazione, come a Castel Volturno, dove gli stranieri sono trattati come schiavi nelle piantagioni razziste».
Al centro colpisce Rieti, «l’ombelico d’Italia», cinquantamila anime nel cuore della paciosa Sabina, eppure al quarto posto nella classifica di precarietà sociale a causa degli alti tassi di disoccupazione degli stranieri (16 per cento contro il 13,9 nazionale) e della loro forte incidenza sul numero dei detenuti (67,2 contro il 32,6 di media nazionale).
«La ricerca è fatta bene e prende anche le “isole” – sostiene De Masi – nessuna microarea può dirsi immune. Il paradosso è che le zone più rischiose sono spesso quelle più civiche. L’egoismo nazionale taglia le spese sui migranti, decurtate anche dai vari Buzzi, perchè abbiamo visto a Roma che quei pochi soldi spesso vengono rubati. Già si sapeva che i ricchi sono più escludenti dei poveri. Ci illudevamo che, essendoci formati su matrici cristiane e marxiste, fossimo più accoglienti: ma spesso è l’opposto».
Scuola, educazione, spesa pubblica per l’integrazione
Abis ci sta lavorando su. Collabora col governo a una delibera-cornice per i piani strategici delle nostre dodici città metropolitane (a Londra esiste da tempo un piano che guarda fino al 2065, noi fatichiamo a immaginare il futuro): «Se questa precarietà sociale non la inseriamo nei modelli strategici, la vediamo solo quando c’è già . Noi dobbiamo prevedere, prevenire».
Come? «La risposta sta nell’ultima colonna della ricerca: con la spesa», sbotta De Masi. «Scuola, educazione, spesa pubblica per l’integrazione», dice Abis.
Spesa pubblica di questi tempi è una parolaccia. Ma in ballo ci sono fondi europei, a saperseli guadagnare. E c’è l’onore d’Italia.
Perchè italiani come Cioma non debbano vergognarsi della loro patria.
Goffredo Buccini
(da “il Corriere della Sera”)
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Marzo 30th, 2015 Riccardo Fucile
I PARTITI DI CENTROSINISTRA NON DIFENDONO PIU’ I CETI POPOLARI
Perchè le classi popolari voltano sempre più le spalle ai partiti di Governo
E perchè voltano le spalle in particolare ai partiti di centrosinistra che sostengono di difenderle? Molto semplicemente perchè i partiti di centrosinistra non le difendono più ormai da tempo. Negli ultimi decenni le classi popolari hanno subito l’equivalente di una doppia condanna, prima economica e poi politica.
Le trasformazioni dell’economia non sono andate a vantaggio dei gruppi sociali più sfavoriti dei Paesi sviluppati: la fine dei trent’anni di crescita eccezionale seguita alla seconda guerra mondiale, la deindustrializzazione, l’ascesa dei Paesi emergenti, la distruzione di posti di lavoro poco o mediamente qualificati nel Nord del pianeta.
I gruppi meglio provvisti di capitale finanziario e culturale, al contrario, hanno beneficiato appieno della globalizzazione.
Il secondo problema è che le trasformazioni politiche non hanno fatto che accentuare ancora di più queste tendenze.
Ci si sarebbe potuti immaginare che le istituzioni pubbliche, i sistemi di protezione sociale, in generale le politiche seguite dai Governi si sarebbero adattati alla nuova realtà , pretendendo di più dai principali beneficiari delle trasformazioni in corso per concentrarsi maggiormente sui gruppi più penalizzati.
Invece è successo il contrario.
Anche a causa dell’intensificarsi della concorrenza fra Paesi, i Governi nazionali si sono concentrati sempre di più sui contribuenti più mobili (lavoratori dipendenti altamente qualificati e globalizzati, detentori di capitali) a scapito dei gruppi percepiti come “imprigionati” (le classi popolari e i ceti medi).
Tutto questo riguarda un insieme di politiche sociali e servizi pubblici: investimenti nei treni ad alta velocità contro pauperizzazione delle ferrovie regionali, filiere dell’istruzione per le èlite contro abbandono di scuole e università , e via discorrendo.
E riguarda naturalmente anche il finanziamento di tutto quanto: dagli anni 80 in poi, la progressività dei sistemi fiscali si è drasticamente ridotta, con una riduzione su vasta scala delle imposte applicabili ai redditi più elevati e un graduale aumento delle tasse indirette, che colpiscono i più poveri.
La deregolamentazione finanziaria e la liberalizzazione dei flussi di capitali, senza la minima contropartita, hanno accentuato queste evoluzioni.
Anche le istituzioni europee, consacrate interamente al principio di una concorrenza sempre più pura e sempre più perfetta fra territori e fra Paesi, senza una base fiscale e sociale comune, hanno rafforzato queste tendenze.
Lo si vede con estrema chiarezza nel caso dell’imposta sugli utili delle società , che in Europa si è dimezzata rispetto agli anni 80.
Inoltre, bisogna sottolineare che le società più grandi spesso riescono a eludere il tasso di imposizione ufficiale, com’è stato rivelato dal recente scandalo LuxLeaks.
In pratica, le piccole e medie imprese si ritrovano a pagare imposte sugli utili nettamente superiori a quelle che pagano i grandi gruppi con sede nelle capitali.
Più tasse e meno servizi pubblici: non c’è da stupirsi che le popolazioni colpite si sentano abbandonate.
Questo sentimento di abbandono alimenta il consenso per l’estrema destra e l’ascesa del tripartitismo, sia all’interno che all’esterno dell’Eurozona (per esempio in Svezia).
Che fare, allora?
Innanzitutto bisogna riconoscere che senza una rifondazione sociale e democratica radicale, la costruzione europea diventerà sempre più indifendibile agli occhi delle classi popolari.
La lettura del rapporto che i «quattro presidenti» (della Commissione, della Bce, del Consiglio e dell’Eurogruppo) hanno recentemente dedicato all’avvenire della zona euro è particolarmente deprimente in quest’ottica.
L’idea generale è che si sa già quali sono le «riforme strutturali» (meno rigidità sul mercato del lavoro e dei beni) che permetteranno di risolvere tutto, bisogna solo trovare gli strumenti per imporle.
La diagnosi è assurda: se la disoccupazione è schizzata alle stelle negli ultimi anni, mentre negli Stati Uniti diminuiva, è innanzitutto perchè gli Stati Uniti hanno dato prova di una maggiore flessibilità di bilancio per rilanciare la macchina economica.
Quello che blocca l’Europa sono soprattutto le pastoie antidemocratiche: la rigidità dei criteri di bilancio, la regola dell’unanimità sulle questioni fiscali.
E sopra ogni altra cosa l’assenza di investimenti nel futuro.
Esempio emblematico: il programma Erasmus ha il merito di esistere, ma è ridicolmente sottofinanziato (2 miliardi di euro l’anno contro 200 miliardi dedicati al pagamento degli interessi sul debito), mentre l’Europa dovrebbe investire massicciamente nell’innovazione, nei giovani e nelle università .
Se non si troverà nessun compromesso per rifondare l’Europa, i rischi di esplosione sono reali. Riguardo alla Grecia, è evidente che alcuni dirigenti cercano di spingere il Paese ellenico fuori dall’euro: tutti sanno benissimo che gli accordi del 2012 sono inapplicabili (passeranno decenni prima che la Grecia possa avere un avanzo primario del 4 per cento del Pil da destinare al rimborso del debito), eppure si rifiutano di rinegoziarli.
Thomas Piketty
(da “La Repubblica“)
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Marzo 30th, 2015 Riccardo Fucile
“SERVE UNA POLIZIA AMBIENTALE E AGROALIMENTARE”
Un assedio pacifico ai palazzi del Potere per dire no ai tagli sulla sicurezza ambientale, perchè penalizza soltanto il Corpo forestale dello Stato.
Sì alla trasformazione del Corpo in una nuova e moderna Polizia ambientale ed agroalimentare, come dice Marco Moroni, Segretario Generale del Sapaf ad AgenParl.
Domani a Roma, dalle 9.30 alle 13 in piazza delle Cinque Lune nei pressi del Senato e dalle 14.30 alle 18 in piazza Montecitorio, sei sigle sindacali del Corpo Forestale dello Stato si riuniranno per protestare contro il progetto di accorpamento di varie forze di polizia.
Oltre ai sindacati del corpo forestale dello stato Ugl, Sapaf, Snf, Cisl, Cgil, Uil-Dirfor e Unione Piloti Forestale, hanno manifestato apertamente la condivisione della protesta e parteciperanno ai sit-in, rappresentanti del personale dei Corpi Forestali regionali di Sicilia, Sardegna e Friuli, delle polizie provinciali, l’associazione Libera, Federparchi, Greenpeace, Lipu, Wwf, Legambiente, Lav, Leidaa, Enpa, Fare Verde, le principali associazioni venatorie Fidc, Arcicaccia, Anuu Migratoristi, Eps e Cncn, oltre a numerosi esponenti politici di maggioranza e opposizione, tra i quali gli ex ministri delle Politiche agricole Pecoraro Scanio, Mario Catania e Paolo de Castro, attuale presidente della Commissione Agricoltura e sviluppo rurale del Parlamento europeo.
Nel volantino che accompagna la manifestazione si chiede una vera riforma e non semplici scorciatoie mediatiche governative.
Spiega Danilo Scipio, segretario Ugl Cfs: “Le ipotesi di accorpamenti sono di fatto semplificazioni che non vanno nella direzione di valorizzare i servizi e creare chiare sinergie tra i vari corpi e amministrazioni, ma avranno invece il solo effetto di eliminare funzioni ed abbassare il livello e la diffusione dei controlli di legalità sul territorio del paese”.
L’appello è a tutti i cittadini e alle associazioni ambientaliste a far sentire la propria voce in difesa della Forestale.
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Marzo 30th, 2015 Riccardo Fucile
L’INCHIESTA NATA DAL SACCHEGGIO DELLA STRUTTURA DEI GIROLAMINI DI NAPOLI
Ventimila libri antichi e documenti datati tra il 1400 e il 1800. 
Ancora una volta la passione per i volumi storici mette nei guai Marcello Dell’Utri, ex senatore del Pdl e ora in carcere per concorso esterno in associazione mafiosa.
Il patrimonio è stato sequestrato dai carabinieri del nucleo di tutela del patrimonio culturale di Monza.
Dell’Utri è ora indagato per ricettazione e esportazione illecita all’estero di opere d’arte.
Il sequestro è avvenuto in parte nella biblioteca della sua Fondazione, in via Senato, attualmente chiusa, e in parte in un magazzino di deposito, l’Opencare in via Piranesi. Dei ventimila volumi, circa 3mila farebbero parte del “Sancta Sanctorum”, la collezione privata di Dell’Utri, tenuta nelle sue pertinenze con libri rari anche del XV secolo.
Le indagini, tuttora in corso, hanno consentito di accertare la presenza “di opere asportate, in epoca e con modalità ancora ignote, da biblioteche pubbliche ed ecclesiastiche insistenti sull’intero territorio nazionale”.
L’operazione parte da un’indagine condotta oltre un anno fa dai carabinieri che in questi mesi hanno compiuto accertamenti sulla provenienza dei volumi.
L’indagine è nata dalla vicenda del saccheggio della storica biblioteca dei Girolamini, nel centro antico di Napoli, dalla quale furono sottratti migliaia di libri, molti dei quali di inestimabile valore.
Secondo il pm di Milano che ha coordinato l’inchiesta, Luigi Luzi, non sono però stati trovati collegamenti con i volumi sequestrati all’ex senatore.
(da “il Fatto Quotidiano“)
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Marzo 30th, 2015 Riccardo Fucile
LI AVEVA ACCUDITI CON AMORE: RICONOSCENTI, NON L’HANNO ABBANDONATA IL GIORNO DEL SUO FUNERALE
Per anni, ogni mattina, Margarita Suarez ha aperto la porta della sua casa a Merida, in Messico, per dare da mangiare ai cani randagi che pazientemente l’aspettavano fuori.
Riconoscenti per essersi presa cura di loro, gli animali hanno deciso di non abbandonarla il giorno del funerale e si sono presentati, in massa, alla camera ardente, per vegliare il corpo.
Sono stati i parenti della donna, pur sorpresi della loro comparsa, a farli entrare nella stanza: gli animali sono stati per molto tempo sdraiati e accovacciati sul pavimento, senza far rumore. Quando il carro funebre è partito poi i cani lo hanno seguito formando una specie di “processione”: hanno abbandonato la loro amata Margarita solo quando è stata portata via per essere cremata.
“È stato inspiegabile e meraviglioso – ha raccontato la figlia Patricia Urritia – quando il corpo è stato cremato si sono riattivati e quasi saltavano dalla gioia. Sembrava una festa”.
Il giornale locale “Misiones Online” ricorda la generosità della donna verso tutti gli animali: non usciva mai di casa senza una busta piena di cibo che distribuiva ai tanti cani e gatti randagi incontrati durante il suo tragitto quotidiano.
Gesti che le hanno fatto guadagnare un affetto incondizionato.
(da “Huffingtonpost”)
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Marzo 30th, 2015 Riccardo Fucile
SILVIO VUOLE LA ROTTAMAZIONE E ALZA LA POSTA CON SALVINI… LA ROSSI: “BASTA CON CHI E’ IN PARLAMENTO DA 20 ANNI”
Spira il vento della rottamazione, dentro Forza Italia. La calma apparente non illude la vecchia
guardia che infatti dà segni di grande nervosismo.
In un partito per altro dilaniato dalle minacce di scissione (Fitto, Verdini) e dalle tensioni ancora irrisolte con la Lega, è bastata una circolare (della tesoriera Maria Rosaria Rossi), che imponesse il limite di 65 anni e delle tre legislature o consiliature, per far scattare una mezza insurrezione.
In ballo ci sono le ricandidature, ma soprattutto la gestione del potere sulle liste e sul simbolo, ormai delegato da Arcore alla Rossi e davvero pochi altri.
L’ora X scatterà dopo le regionali del 31 maggio, Silvio Berlusconi non si fa illusioni sul risultato – Campania a parte – e all’indomani si prepara a mettere mano al partito in cui, dice, «deve cambiare tutto».
Non si sa ancora se il nome – magari anche quello, per lasciare la vecchia sigla e il suo cumulo di debiti – di certo, ci saranno altri volti da mandare in tv, dirigenti fidati per i ruoli chiave, aperture ai giovani.
Per il repulisti definitivo invece, quello della squadra parlamentare, bisognerà attendere le prossime politiche.
Al duro j’accuse di Paolo Romani («Non c’è nulla che vada bene»), che ha incassato il sostegno di Altero Matteoli, Daniela Santanchè e tanti altri, l’ex Cavaliere non ha fatto nemmeno cenno nella telefonata di ieri alla manifestazione dell’Ergife organizzata da Tajani.
Ma le fibrillazioni non sono piaciute affatto, ad Arcore.
La sala dell’hotel Ergife è gremita, nonostante la domenica delle Palme, età media piuttosto alta, Maria Rosaria Rossi in prima fila, tra un selfie e una battuta al veleno sui veterani, Giovanni Toti e Deborah Bergamini a dettare la linea dal palco. Berlusconi prende le distanze da «partiti che fanno della protesta, dell’estremismo, dello sfascio e dell’antieuropeismo la loro bandiera », con chiaro riferimento alla Lega, pur non citandola.
«Noi invece rappresentiamo quella maggioranza di buon senso e tranquilla, ma coraggiosa, che non è portatrice di estremismi e disfattismi».
È la conferma della nuova filosofia in salsa Ump francese.
Linea alla Sarkozy (vincente) anti Le Pen.
Quel che è certo è che nonostante le aperture di sabato di Salvini («Con Fi nessun problema»), fino a ieri sera i due leader non si sono nemmeno risentiti.
La spiegazione data dall’ex Cavaliere ai suoi è semplice: «Matteo ha il vento in poppa e pensa che gli sia tutto dovuto, ma se vorrà fare l’accordo con noi dovrà mettersi in testa che deve cedere qualcosa».
Sottinteso, rinunci ai suoi uomini in Toscana e Liguria, se vuole il sostegno in Veneto, per esempio. Partita ancora aperta.
L’attacco a Renzi dal collegamento audio è più scontato: «Dopo tre governi non eletti dal popolo, ci troviamo di fronte a una non democrazia, che ci sottopone a una oppressione giudiziaria, fiscale e burocratica e che porta a dire al 51 per cento degli italiani che preferirebbero cambiare Paese. Noi invece vogliamo cambiarlo». Applausi in sala.
Ma giù dal palco è dello sfogo di Romani, della richiesta di «cessione di sovranità », del rischio scissioni che si parla. Toti lo sa e alza il tiro.
«Romani è un amico e ha posto temi rilevanti, ma sto assistendo a un dibattito surreale nel partito – dice dalla tribunetta – Circa un anno e mezzo fa, Berlusconi ha chiesto ai dirigenti di aprire le porte al nuovo e sono cominciate le barricate. Oggi amministratori e dirigenti che per vent’anni hanno fatto da tappo si ergono a paladini del cambiamento ».
Poi l’affondo con chiaro riferimento a Fitto: «dirigenti che hanno governato e spesso devastato le regioni, come satrapi orientali, ora si ergono a paladini della democrazia: cercano l’ultimo giro di giostra, ma se continua così gli elettori chiuderanno il Luna Park».
Fitto? Di lui viene chiesto sottopalco all’amministratrice Rossi, e lei: «Si candidasse, del resto la candidatura gliel’avevamo proposta noi tempo fa. Se ora si candida saremmo contenti».
Ma è sulla vecchia guardia che l’amministratrice non lesina fendenti. «Il limite delle tre legislature? Forse sono poche, di certo nove sono troppe. Vuol dire che c’è qualcuno che sta in Parlamento da oltre trent’anni, Se tutti facessero così, non ci sarebbe più rinnovamento».
Riferimento non tanto a Romani (capogruppo, con sei legislature, la prima nel ’94), ma per esempio ad Altero Matteoli, che ne ha proprio nove, la prima nell’83, da 32 anni in Parlamento. La rottamazione insomma è cominciata.
Per il momento la vera grana resta la Puglia.
Fitto non parla e ordina ai suoi di «non replicare alle provocazioni». Ma parla il candidato ufficiale di Fi Francesco Schittulli che pretende di sapere entro pochi giorni dai vertici del partito se i fittiani saranno epurati o troveranno spazio nelle liste: «Ho diritto di sapere subito se qualcuno gioca a perdere», avverte.
Se non avverrà , lui getterà la spugna. E la candidatura di Fitto sarà conseguente.
Ma è un territorio in cui il partito è in guerra, si moltiplicano assemblee autoconvocate di forzisti (tutti vicini all’eurodeputato) e da Roma una nota del partito fa sapere che «non hanno alcun valore”.
Carmelo Lopapa
(da “La Repubblica“)
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Marzo 30th, 2015 Riccardo Fucile
DOPPIO BINARIO: ATTENZIONE AL DISAGIO SOCIALE E RIFORMARE IL SINDACATO PER SCALARNE LA LEADERSHIP
Prenderà forma entro la fine di maggio la Coalizione sociale.
Prima verrà stilata quella che Maurizio Landini chiama la Carta d’identità del movimento, con i valori di riferimento e gli obiettivi da perseguire; poi sarà creato una sorta di Coordinamento dell’alleanza con gli esponenti delle associazioni promotrici. E nel Coordinamento non sarà comunque Landini a rappresentare la Fiom, per evitare le polemiche sul suo doppio ruolo.
Questa struttura di governo sarà poi replicata nei vari territori. Un’organizzazione leggera, ma pur sempre un’organizzazione.
«La vera novità – dice il leader dei metalmeccanici della Cgil – è proprio questa: noi partiremo dai territori dove c’è una maggiore domanda di coalizione».
Spiega: «Può non esserci il sindacato nelle lotte per la casa? Può non essere accanto ai medici di Emergency che in Italia, non in Africa, hanno messo in piedi strutture per l’assistenza sanitaria gratuita a favore delle persone più bisognose? Se non pensiamo di rappresentare questa socialità cosa pensiamo di rappresentare? ».
È questo il nuovo sindacato (o il vecchio, perchè è quasi un ritorno alle origini) che ha in mente Landini.
Dunque è su un doppio binario che si muove il leader di fatto della Coalizione sociale: aggregare le associazioni intorno a un progetto politico, attento soprattutto alle aree di maggiore disagio sociale, alternativo oggi al programma del governo Renzi; riformare il sindacato fino a puntare alla scalata della stessa Cgil.
Progetto «ambiguo», secondo Cesare Damiano, ex metalmeccanico, esponente delle minoranze del Pd che anche su Landini si sono divise.
Perchè, per esempio, Stefano Fassina in piazza sabato ci è andato e che ieri è tornato a sostenere «che molti iscritti e militanti hanno mollato il Pd e hanno manifestato con la Fiom».
Resta il fatto che Landini continua a ripetere che non ha mai pensato alla formazione di un altro partito o partitino della sinistra.
Sembra un progetto più complesso il suo, e forse anche più complicato. In attesa che si cominci a concretizzare nei prossimi due mesi, Landini, non a caso, continua ad alzare il tono dello scontro con Renzi.
Ieri, a margine di un convegno a Medicina nel bolognese, ha spiegato perchè sulle politiche del lavoro considera Renzi peggiore di Berlusconi.
«Berlusconi – ha detto – si è confrontato, ha avuto scontri e anche accordi: qui siamo di fronte ad un governo che sta rifiutando di confrontarsi con i sindacati e che ha addirittura cancellato l’articolo 18 e rende possibili i licenziamenti. Quello che sta facendo il governo Renzi non era mai successo nella storia del nostro Paese: si mettono in discussione principi della Costituzione, con una regressione pericolosa e grave». In questa interpretazione dell’azione di un governo definita «padronale» ci sarebbe proprio la spinta ulteriore all’aggregazione sociale.
Dopo Pasqua ci sarà il secondo appuntamento delle associazioni che porterà a definire appunto la Carta d’identità .
Accanto ai movimenti sociali, Landini dice che c’è un forte interesse da parte delle organizzazioni del lavoro autonomo: giovani avvocati, i farmacisti delle para-farmacie, addirittura i notai.
Si mescolerebbero così i lavori senza più le barriere, anche culturali e ideologiche, tra lavoro subordinato e lavoro autonomo.
Anche questa è una novità per la Fiom, sindacato degli impiegati e degli operai metalmeccanici.
Scrive significativamente sul sito della Fiom Gabriele Polo, oggi spin doctor di Landini dopo essere stato per anni il direttore del Manifesto: «I metalmeccanici della Fiom di manifestazioni ne hanno fatte tante, ma non ne avevano mai fatta una confederale, così intenzionata a rappresentare e contrattare tutte le forme del lavoro e, persino, tutti gli aspetti della vita sociale; coalizzando ciò che è frammentato, cercando gli elementi e i punti di vista comuni per costruire “un mondo”».
È l’ammissione di una Fiom che ha deciso di scavalcare la Cgil, di farsi confederazione, di diventare Unions, come recitava lo slogan della manifestazione di sabato.
Un altro sindacato, appunto. Una sfida per Landini.
Però «se la sua coalizione sociale – sostiene Giuseppe Berta, bocconiano, storico dell’industria – non produrrà risultati in un certo periodo di tempo, il tentativo di prendere la guida dalla Cgil minaccia di andare a vuoto».
E questo è il doppio rischio di Landini.
Roberto Mania
(da “La Repubblica”)
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Marzo 30th, 2015 Riccardo Fucile
ANCHE BONIFICI ALLA FONDAZIONE, I REGALI DELLA COOP ROSSA A D’ALEMA CHE REPLICA: “NESSUN ILLECITO O BENEFICIO”
In una delle intercettazioni agli atti dell’inchiesta sulle tangenti a Ischia, Francesco Simone, dirigente
della Cpl arrestato, chiama in causa Massimo D’Alema sottolineando la necessità di “investire negli Italiani Europei dove D’Alema sta per diventare Commissario Europeo” in quanto “…D’Alema mette le mani nella merda come ha già fatto con noi ci ha dato delle cose”.
Nell’ordinanza di custodia cautelare il gip Amelia Primavera sottolinea, tra l’altro, che “per comprendere fino in fondo e per delineare in maniera completa il sistema affaristico organizzato e gestito dalla Cpl Concordia, appare rilevante soffermarsi sui rapporti intrattenuti tra i vertici della cooperativa e l’esponente politico che è stato per anni il leader dello schieramento politico di riferimento per la stessa Cpl Concordia, che è tra le più antiche cosiddette ‘cooperative rosse’, ovvero l’On. Massimo D’Alema”.
L’intercettazione ambientale in cui Francesco Simone parla di D’Alema con Nicola Verrini, responsabile commerciale di area della Cpl Concordia, risale all’11 marzo 2014.
Per il gip questa conversazione “appare di estremo rilievo”, “oltre che per il riferimento a D’Alema” e “ad alcuni appartenenti alle forze di polizia”, anche “per il modo in cui gli interlocutori distinguono i politici e le Istituzioni loro referenti, operando la netta ma significativa distinzione tra quelli che al momento debito si sporcano le mani, ‘mettono le mani nella merda’ e quelli che non le mettono, distinzione che appunto dice tutto a proposito del modus operandi della Cpl e dei suoi uomini”.
Secondo il giudice, il termine “investire” utilizzato da Simone (“…investire negli Italiani europei…”) “rende più che mai l’idea dell’approccio di Simone e della Concordia rispetto a tale mondo”.
In un passaggio successivo e relativo ad un’altra vicenda Simone afferma, “in riferimento sempre alla quota associativa da pagare ad un’altra fondazione (della quale , per ragioni investigative, si omette la denominazione): ‘…dobbiamo pagarlo perchè ci porta questo e chiudiamo questo, no venti ma anche duecento..'”.
La Cpl Concordia acquistò “alcune centinaia di copie dell’ultimo libro” di Massimo D’Alema “nonchè alcune migliaia di bottiglie del vino prodotto da una azienda agricola riconducibile allo stesso D’Alema”.
Lo sottolinea il gip, nell’ordinanza di custodia cautelare, definendo questa vicenda “significativa” La Cpl, emerge dagli atti dell’inchiesta, ha anche sponsorizzato la presentazione del volume “Non solo euro” dell’ex leader del Pd a Ischia, l’11 maggio 2014, con l’interessamento del sindaco Giosi Ferrandino, oggi arrestato. Francesco Simone, parlando al telefono con il sindaco, candidato Pd alle elezioni europee (risulterà primo dei non eletti con oltre 80 mila preferenze – ndr) sottolinea l’importanza dell’evento: “…sotto la campagna elettorale faremo una cosa…” e poi “..questo pure è un segnale forte che ti appoggia tutto il partito…”. “Ferrandino – scrive il gip – si mostra molto entusiasta”.
Il giorno precedente, sempre a Ischia, “la moglie di D’Alema ha presentato la sua produzione di vini”.
Di questo vino, la Cpl ne ha acquistate 2.000 bottiglie. È lo stesso Simone ad ammetterlo. “Confermo – dice agli inquirenti – che la Cpl ha acquistato 2.000 bottiglie di vino prodotte dall’azienda della moglie di D’Alema, tuttavia posso rappresentarvi che fu Massimo D’Alema in persona, in occasione di un incontro casuale tra me, lui, il suo autista e il presidente (della Cpl – ndr) Casari, a proporre l’acquisto dei suoi vini”.
Il gip – facendo riferimento ad una intercettazione in cui Simone, parlando con tale Virginia della Fondazione Italianieuropei, diceva che l’acquisto dei libri da parte della cooperativa “è un’eccezione” – annota: “visto il prezzo pagato dalla Cpl Concordia per ciascuna delle 2.000 bottiglie di vino acquistate (non si trattata sicuramente di un prodotto da somministrare in una mensa aziendale), si tratta evidentemente di un’altra delle ‘eccezioni’ cui faceva riferimento lo stesso Simone nel parlare dell’acquisto di libri”.
Il 20 novembre 2014, in una perquisizione presso la Cpl Concordia, gli inquirenti hanno sequestrato tre dispositivi di bonifici effettuati dalla cooperativa in favore della Fondazione Italinieuropei, ciascuno per l’importo di 20 mila euro; nonchè un ulteriore bonifico per l’importo di 4.800 euro per l’acquisto di 500 libri di “Non solo euro” di D’Alema.
Gli investigatori hanno recuperato anche due fatture per l’acquisto da parte della Cpl di due diversi libri scritti dall’ex ministro Giulio Tremonti, rispettivamente di 7.440 e 4.464 euro.
D’Alema: “Nessun illecito o beneficio”.
“Certamente ho rapporti con Cpl Concordia” ma “è un rapporto del tutto trasparente, che non ha comportato nè la richiesta da parte loro nè la messa in opera da parte mia di illeciti di nessun genere”: “non ho avuto alcun regalo” e “nessun beneficio personale”.
Così Massimo D’Alema, in relazione all’inchiesta della procura di Napoli.
“Dalla Cpl – continua l’ex premier – non ho avuto alcun regalo ed è ridicolo definire l’acquisto di 2000 bottiglie di vino in tre anni come un ‘mega ordine’, peraltro fatturato e pagato con bonifici a quattro mesi. Quanto ai libri, nessun beneficio personale, ma un’attività editoriale legittima, che rientra nel normale e quotidiano lavoro della Fondazione Italianieuropei. Inoltre, i libri furono acquistati per una manifestazione elettorale dedicata ai temi europei, alla quale fui invitato dal sindaco di Ischia, che era candidato del Pd”.
“La diffusione di notizie e intercettazioni – aggiunge D’Alema – che non hanno alcuna attinenza con le vicende giudiziarie di cui si occupa la procura di Napoli è scandalosa e offensiva. Ho dato mandato all’avvocato Gianluca Luongo di difendere la mia reputazione in ogni sede”.
(da “il Fatto Quotidiano”)
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Marzo 30th, 2015 Riccardo Fucile
LA CARRIERA BIPARTISAN DI GIOSI FERRANDINO
Nel bene e nel male, il verde e l’ambiente sono sempre protagonisti nella vicenda politica di Giuseppe “Giosi” Ferrandino, soprannominato “il sindaco dei fiori” nella sua Ischia, dove governa ininterrottamente dal 2007.
E nel secondo mandato ha inaugurato una stagione bipartisan portandosi il Pdl in giunta con ruoli di peso a partire dal vicesindaco.
Tutto nasce dal patto di ferro con un altro isolano di Lacco Ameno, Domenico De Siano, ora coordinatore regionale di Forza Italia.
“Il nostro è un progetto unico, ambizioso e straordinario” spiegava Ferrandino a fine 2011. “Da qui potrebbe partire un’idea destinata a fare proseliti anche altrove. Bisogna mettere da parte personalismi e vecchi contrasti e lavorare uniti per lo sviluppo dell’isola creando politiche comuni su temi come trasporti, rifiuti, urbanistica”.
Classe 1963, una laurea in Ingegneria, Ferrandino esordisce come amministratore nel 2001 a Casamicciola, di cui diventa rapidamente sindaco.
Grazie al lavoro compiuto, che nella sua biografia è descritto come il “rinascimento casamicciolese”, viene rapidamente promosso al Comune di Ischia, il più grande dell’isola. Dove viene riconfermato nel 2012 con oltre il 70%.
Ma Ischia sta stretta a Ferrandino, che nel 2009 diventa consigliere provinciale e nel 2014 si candida alle europee, totalizzando 82mila preferenze e risultando il primo dei non eletti.
Di origine popolare, il suo percorso politico è legato a quello di altri notabili del Pd napoletano: il capogruppo in Regione Lello Topo, il senatore Enzo Cuomo e il deputato Salvatore Piccolo. Dai popolari alla Margherita, dunque al Pd.
Più volte candidato alla guida di Anci Campania, la spunta solo a febbraio 2015, quando riesce a sfilare la poltrona a Franco Iannuzzi di Forza Italia, grazie a un patto tra De Siano (Fi) e il segretario napoletano del Pd Venanzio Carpentieri.
Popolare di tendenza bindiana, Ferrandino sostiene per una lunga fase la segreteria Bersani, alle primarie 2013 passa a Renzi diventandone uno dei più forti sostenitori nel napoletano.
Alle primarie per la Regione di poche settimane fa, invece, sceglie con forza Andrea Cozzolino, che sull’isola di Ischia raggiunge l’80% dei consensi.
I maligni sostengono che la scelta sia dettata anche da ragioni di bottega. Cozzolino, infatti, aveva fatto sapere che in caso di vittoria alle primarie avrebbe lasciato in ogni caso lo scranno europeo per dedicarsi alla Campania a tempo pieno.
E quel posto sarebbe stato riempito dal primo dei non eletti. Giosi Ferrandino.
Si diceva dell’ambiente.
Al netto dell’inchiesta che lo ha portato in carcere, Ferrandino nel luglio 2014 è stato rinviato a giudizio per una vicenda che riguarda la costruzione della caserma del Corpo forestale a Ischia, che causò l’abbattimento di circa 100 alberi della pineta del Castiglione a Casamicciola.
Le accuse sono di falso ideologico e distruzione del patrimonio ambientale.
I pm della Procura di Napoli hanno ipotizzato che i soggetti coinvolti, per aggirare i divieti di edificazione sull’isola d’Ischia sottoposta a severi vincoli paesaggistici, avrebbero dato inizio ai lavori di costruzione della caserma su una particella catastale diversa da quella che era stata originariamente destinata dal Comune.
I lavori della caserma vennero sequestrati su input dell’allora Procuratore aggiunto di Napoli Aldo De Chiara.
Un’accusa particolarmente sgradevole per il “sindaco dei fiori”. Che tuttavia non gli ha impedito, nel maggio 2014, e con una richiesta di rinvio a giudizio già sulle spalle, di ottenere 82mila preferenze alle europee.
Ora, dopo la tegola giudiziaria e l’arresto, l’agognato sbarco a Strasburgo, che sembrava vicinissimo, appare lontano anni luce.
Per Ischia, che a Pasqua ospiterà come ogni anno la cancelliera tedesca Angela Merkel, una bruttissima botta di immagine.
(da “Huffingtonpost”)
argomento: Giustizia | Commenta »