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BERLUSCONI, L’ULTIMO GIORNO AI SERVIZI SOCIALI

Marzo 6th, 2015 Riccardo Fucile

L’8 MARZO TERMINERA’ DI SCONTARE LA PENA

L’ex premier Silvio Berlusconi è giunto alla Sacra Famiglia di Cesano Boscone per il suo ultimo giorno di affidamento ai servizi sociali nella struttura per anziani. Berlusconi è entrato direttamente alla Sacra Famiglia in auto.
“Silvio Berlusconi è arrivato alla Sacra Famiglia puntuale, verso le 9. Oggi sarà  il suo ultimo giorno da noi ma non cambia nulla per quanto riguarda la sua attività ” ha affermato Generoso Simeone, portavoce dell’istituto Sacra Famiglia, dove ogni venerdì da 10 mesi l’ex Cavaliere svolge 4 ore di servizi sociali.
Oggi è l’ultimo giorno di attività  per Berlusconi, che domenica 8 marzo terminerà  di scontare la sua pena e da lunedì sarà  libero.
“È entrato in auto dal cancello, come sempre – dice il portavoce – e non si è fermato con i giornalisti e le telecamere che lo attendevano all’ingresso”.
C’è anche la signora milanese, tra le fan più devote a Silvio Berlusconi in attesa, davanti alla fondazione Sacra Famiglia.
La pasionaria, che non è mai mancata alle visite di Berlusconi, è con un altro estimatore dell’ex Cavaliere.
Entrambi indossano una maglietta con la scritta: “Sempre nel core, uomo di Arcore”.
“L’incontro con la Sacra Famiglia di Cesano Boscone, il tempo passato con i malati, con i volontari, con gli operatori sanitari e sociali è stata un’esperienza toccante e ha rappresentato una pausa di serenità . Per questo intendo continuare questa esperienza e questo impegno” dice Silvio Berlusconi.
La fondazione Istituto Sacra Famiglia onlus è nata a Cesano Boscone, nel milanese, nel 1896 con il nome Ospizio Sacra Famiglia, quando il parroco del paese, Don Domenico Pogliani, del quale è in corso la causa di beatificazione, accoglie in casa sua cinque bisognosi.
Oggi, spiega il sito della Onlus, assiste ogni giorno oltre duemila utenti – disabili ed anziani non autosufficienti – in forma residenziale, diurna, ambulatoriale e domiciliare, operando in diverse sedi non solo in Lombardia, ma anche in Piemonte e Liguria.

(da “Huffingtonpost”)

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IL NAZARENO RISORGE IN BORSA: SERRA E DORIS SOCI IN AFFARI

Marzo 6th, 2015 Riccardo Fucile

MEDIOLANUM PIAZZERA’ AI CLIENTI IL FONDO ALGEBRIS DEL FINANZIERE RENZIANO

Il nuovo patto del Nazareno? È finanziario.
A stringerlo con il giglio magico renziano non è stavolta Silvio Berlusconi ma il suo amico (nonchè socio in Fininvest) Ennio Doris.
Il patron di Mediolanum ha infatti organizzato la mega convention del suo gruppo all’Adriatic Arena di Pesaro: in mezzo alla platea di 4.500 family banker provenienti da tutta Italia sono spuntati anche alcuni prestigiosi ospiti.
Come Oscar Farinetti, mister Eataly assai vicino al premier, e soprattutto il finanziere Davide Serra arrivato da Londra con tanto di stampelle dopo un brutto incidente sugli sci che nei giorni scorsi gli ha imposto di rimandare l’audizione in Consob sulle ipotesi di insider trading legate alla riforma delle Popolari
La presenza del fondatore di Algebris non è però casuale perchè Serra e Doris — a quest’ultimo il fisco ha contestato 500 milioni di euro a fine 2014 tra imposte non versate e sanzioni — hanno deciso di fare affari insieme.
Banca Mediolanum ha infatti avviato una collaborazione con Algebris per la distribuzione ai clienti di un fondo che investe in azioni e obbligazioni denominato “Financial Income Strategy”.
L’annuncio è stato dato ieri proprio dal palco della convention da Massimo Doris, vicepresidente del gruppo e figlio di Ennio.
Una “partnership strategica”, l’ha definita Serra che non ha voluto far commenti su altri temi come le Popolari e si è limitato a ricordare che di Mediolanum si era occupato ai tempi della quotazione in Borsa del gruppo milanese, quando lavorava per Morgan Stanley
Quanto a Doris jr, ha tenuto a precisare che la decisione di avere Algebris come partner per uno dei nuovi fondi da proporre ai clienti “è una scelta tecnica, non per la visibilità  di Davide Serra”.
Nè quindi per i rapporti fra il finanziere e il presidente del Consiglio.
Rapporti che continuano a far discutere.
Secondo un articolo apparso sul Messaggero, Serra ha deciso di rilanciare su Banca Etruria. Dopo una prima lettera inviata all’istituto aretino all’inizio di febbraio e dopo il commissariamento della banca deciso da Bankitalia l’11 febbraio, il patron del fondo Algebris è tornato alla carica con un’altra lettera, datata 19 febbraio, indirizzata ai due commissari Riccardo Sora e Antonio Pironti e, per conoscenza a via Nazionale. Nella missiva — secondo quanto scrive il quotidiano romano — il finanziere ha formulato “una proposta di cooperazione, risanamento e rilancio di Banca Etruria”.
La proposta avrebbe una portata più ampia di quella precedente con cui si era fatto avanti per acquisire i cosiddetti non performing loans (npl), ovvero le sofferenze. Serra è infatti disposto a farsi carico di 20 dipendenti dell’istituto basandoli ad Arezzo e di 40 di Etruria Informatica.
E sarebbe infine pronto a reclutare partner che possano ricapitalizzare l’Etruria facendola uscire dalle secche. Non solo.
Invece di attendere come accade in questi casi, che i commissari completino l’indagine prima di farsi avanti con un’offerta, Serra si è dunque mosso solo otto giorni dopo l’avvio della gestione straordinaria
La notizia ha riacceso subito le polemiche sul fronte politico: “Scopriamo che Serra avrebbe già  sottoposto ai commissari di Bankitalia che governano Popolare dell’Etruria una proposta di cooperazione, risanamento e rilancio. E questo avviene insolitamente prima ancora che sia stata completata dai commissari un’indagine sulla reale situazione della banca e quindi al buio, a meno che non si disponga di altre informazioni”, ha sottolineato il capogruppo di Sel in commissione Finanze a Montecitorio, Giovanni Paglia.
Aggiungendo che “Consob, Bankitalia e Tesoro non possono restare inerti in un quadro simile, pena la perdita di credibilità  del Paese, e per questo chiederemo – conclude Paglia – che la commissione Finanze di Montecitorio abbia da loro un supplemento di informazioni e valutazioni”.
Intanto, sul palco dell’evento di Mediolanum ieri è salito un altro supporter renziano della prima ora, Oscar Farinetti, che ha addirittura tenuto una lezione per motivare la rete di vendita.
Dietro il patron di Eataly veniva proiettato a caratteri cubitali lo slogan della convention, anch’esso molto renziano: “Io cambio”.
Il Nazareno è vivo e lotta insieme a Doris.

Camilla Conti
(da “il Fatto Quotidiano”)

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INTERVISTA ALLA MORETTI: “I LEGHISTI LITIGANO? E IO MI PRENDO IL VENETO”

Marzo 6th, 2015 Riccardo Fucile

LA CANDIDATA DEL CENTROSINISTRA VISITA OTTO PAESI AL GIORNO…. E SI E’ DIMESSA GIA’ DAL PARLAMENTO EUROPEO

E chi l’ha detto che in Veneto sono tutti tesi in vista delle Regionali?
Alessandra Moretti, per esempio, è serena. Serenissima.
Le possibilità  di successo per la candidata del centrosinistra sono direttamente proporzionali alle crepe che si stanno creando nella Lega. «Loro litigano e io mi prendo il Veneto».
Quanto le piace questo scontro Tosi-Zaia?  
«Sono problemi loro, io sono concentrata sul Veneto».
Dai, dica la verità …
«Guardi, mentre loro litigano e manifestano con i neofascisti io giro tutta la regione. Voglio andare in ognuno dei 579 Comuni. Ne ho già  visitati 236: mercati, piazze, ospedali, aziende…».
Sicuramente lei fa il tifo per la candidatura di Tosi…  
«Non sono interessata al tema. Non vincerò sulle macerie della Lega, ma per le mie proposte. Perchè io ascolto i problemi della gente: lavoro, sanità , corruzione, sicurezza…».
Ha chiesto al governo più uomini delle forze dell’ordine. Come un leghista qualsiasi.  
«Siamo sicuri? La giunta Zaia ha azzerato i fondi per la sicurezza. Facile parlare…”.
Anche lei, come Salvini, ha difeso Stacchio, il benzinaio, che ha ucciso un rapinatore…  
«Ma non si risolve il problema indossando una maglietta con slogan banali. Cosa vuol dire “io sto con Stacchio”? È ovvio che tutti stiamo con lui, con chi si difende…”.
Quindi ha fatto bene? E hanno fatto bene quei cittadini di Oderzo che l’altra sera hanno cacciato i ladri sparando con i loro fucili da caccia?  
«Capisco questi cittadini, ma non capisco chi istiga alla giustizia fai-da-te.
L’errore è a monte: non si può arrivare a questo punto, coi cittadini che si devono difendere da soli».
Un sindaco si è rifiutato di incontrarla e le ha fatto avere un buono da 20 euro da spendere dall’estetista: quel «LadyLike» la perseguita…  
«Del folklore mi interessa poco. I cittadini che incontro apprezzano una cosa della sottoscritta: per candidarmi mi sono dimessa dal Parlamento Ue. Il resto sono dettagli».
Non è un dettaglio la questione autonomista: lei che dice?
«Che da 20 anni Lega e centrodestra prendono in giro i veneti su questo tema, senza mai concludere nulla. Io credo che il Veneto debba avere, in certi settori, la stessa autonomia delle sue regioni confinanti, il Friuli Venezia Giulia e il Trentino Alto Adige».

Marco Bresolin
(da “La Stampa“)

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SALVINI PENSA DI ESSERE PUTIN: “FUORI CHI DISSENTE”. TOSI REPLICA: “SONO STATO FIN TROPPO LEALE, ALLORA LIBERI TUTTI E MI CANDIDO”

Marzo 6th, 2015 Riccardo Fucile

“SALVINI VIOLA LO STATUTO, LE LISTE SPETTA DECIDERLE AL VENETO”… MARONI PREOCCUPATO: “SI RISCHIA DI PERDERE IL VENETO”

“Basta, si lavora con Zaia. Abbiamo un patrimonio che è Zaia e per me il riferimento è Zaia”. Lo ha detto un nervoso Matteo Salvini, a SkyTg24, parlando dello scontro in Veneto tra Luca Zaia e il sindaco di Verona Flavio Tosi.
“Per me la vicenda è chiusa. Ho finito di parlare di questioni interne, l’ultima delle mie preoccupazioni sono le questioni interne al partito”.
Poi, intervenendo a Radio Padania, il leader del Carroccio ha rincarato la dose: “Non ho più tempo per litigi e beghe, chi sceglie questa via si mette automaticamente fuori”.
La risposta di un determinato Tosi arriva a stretto gito su Radio 24: “Se il consiglio federale della Lega mantenesse la posizione del commissariamento, valuterei le dimissioni da segretario della Liga Veneta. Poi a quel punto liberi tutti. Se venisse portata avanti la linea del commissariamento la frattura sarebbe irreparabile. Spero che loro rivedano questa decisione presa, una decisione sbagliata”.
Sull’ipotesi di candidarsi a governare il Veneto il sindaco di Verona afferma: “Io sono stato da sempre fin troppo leale e corretto, quindi ho sempre sostenuto la candidatura di Zaia. L’ho fatto anche lunedì scorso, salvo poi essere commissariato. Ora, se ci fosse una frattura ognuno poi deciderebbe liberamente. Ma se così fosse non avremmo certo provocato noi la situazione, noi abbiamo chiesto solo un diritto scritto nell’articolo 39 dello statuto della Lega, cioè fare le liste. Se loro portano avanti questa frattura, allora ognuno può fare quel che vuole. Posso rimanere sindaco, ritirarmi in seminario o anche candidarmi a governatore”.
Interviene anche un preoccupato Maroni: “Non credo faccia l’errore di lasciare la Lega. Anzitutto per lui, perchè chi si mette fuori dalla Lega non va da nessuna parte e poi perchè rischia far perdere Zaia alle elezioni regionali ed è incredibile”.

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SONDAGGIO IXE’: SALVINI PAGA IL FLOP DI PIAZZA DEL POPOLO, FERMO AL 14,2%, CRESCONO M5S E FORZA ITALIA

Marzo 6th, 2015 Riccardo Fucile

LEGGERO CALO DEL PD… SOLO META’ DEGLI ELETTORI LEGHISTI APPROVA L’ALLEANZA CON CASAPOUND

Il flop di piazza del Popolo non aiuta la Lega Nord.
Secondo un sondaggio Ixè-Agorà , il movimento di Matteo Salvini non cresce nei consensi dopo la manifestazione a Roma del 28 febbraio scorso e rimane inchiodato al 14,2 per cento.
Da rilvare che che solo il 53 per cento, ha condiviso la scelta del segretario leghista di aprire la manifestazione nella Capitale anche a CasaPound.
Non approva l’iniziativa il 35 per cento, non si esprime il 12 per cento.
Per quanto riguarda le altre forze politiche, il Partito Democratico perde lo 0,2 per cento, passando dal 38,5 per cento al 38,3 per cento.
Mentre il Movimento 5 Stelle e Forza Italia crescono rispettivamente dello 0,2 e 0,3 per cento (attestandosi al 18,5% per cento e 12,9 per cento).
Il dato sull’affluenza alle urne segna, invece, una flessione dal 61,2 per cento al 59,8 per cento.
In una recente intervista il neo-presidente dell’Inps, Tito Boeri, ha lanciato la proposta di un reddito minimo per contrastare la povertà .
L’idea piace al 61 per cento degli italiani.

(da “Huffingtonpost”)

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E’ FRATTURA, LA LIGA VENETA CON TOSI: “NON ACCETTIAMO IL COMMISSARIAMENTO IMPOSTO DA MILANO”

Marzo 6th, 2015 Riccardo Fucile

TERMINATO IL CONSIGLIO FEDERALE CON LA MOSSA DI TOSI: NON FA APPROVARE LISTE PROPRIE, VUOLE CHE SIA SALVINI AD ASSUMERSI LA RESPONSABILITA’ DELLA ROTTURA

La Liga Veneta di Flavio Tosi dice “no al commissariamento” imposto dal consiglio federale della Lega Nord di Matteo Salvini.
E’ l’ultimo atto dello scontro tra il sindaco di Verona e il segretario del Carroccio che duellano sempre sull’orlo dello strappo definitivo.
Ma la decisione di Tosi di non fare approvare dal consiglio “lighista” liste proprie – che a via Bellerio avrebbero letto come un atto di sfida – può essere interpretata come una mossa interlocutoria per tornare al tavolo della trattativa.
E lo si capisce dalle parole del “commissario” Giampaolo Dozzo, voluto da Salvini, al termine del consiglio della Liga Veneta: “Lo spazio per ricucire potrebbe esserci”. Uno spazio in ogni caso limitato in quanto, secondo fonti interne al partito, “la pazienza di Matteo non andrà  oltre domenica”.
La decisione del consiglio della Liga arriva in tarda serata, al termine di una giornata convulsa.
Il tentativo di riconciliazione, organizzato in gran segreto a pranzo in un ristorantino a Milano, è fallito: Salvini e Tosi non trovano quell’accordo in extremis che avrebbe dovuto ricucire la “spaccatura profondissima” che li separa sulla formazione delle liste della Lega in Veneto a sostegno del governatore uscente Luca Zaia.
Insomma, un tentativo di far slittare la questione. Anche se a Milano si guarda con sospetto all’ennesimo rinvio. È questo il tempo che avranno a disposizione i pontieri per trovare una mediazione tra Salvini e Zaia. Il ruolo di «ambasciatori» lo ricoprono il capogruppo al Senato Gian Marco Centinaio e la deputata Patrizia Bisinella: è a loro – il primo vicino a Salvini, la seconda a Tosi – che si deve il pranzo di oggi a Milano. La via d’uscita, ferma restando l’opposizione del segretario della Lega ad una lista Tosi in una larga coalizione pro-Zaia, potrebbe essere l’inserimento di candidati tosiani nella lista della Lega Nord.
Ipotesi, quest’ultima, che non piace al governatore uscente.
La sfida, a questo punto, si consumerebbe nelle urne.

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ESCORT, LE INTERCETTAZIONI DI BERLUSCONI: “A TEMPO PERSO FACCIO IL PREMIER”

Marzo 5th, 2015 Riccardo Fucile

“STASERA HO DUE BAMBINE, UNA GIORNALISTA E UNA BRASILIANA”…”LE RAGAZZE SANNO DI ESSERE CON UOMINI CHE POSSONO DECIDERE IL LORO DESTINO”

Migliaia di pagine, ore di conversazioni.
Due protagonisti: l’allora presidente del Consiglio Silvio Berlusconi e Gianpi Tarantini.
Sono state depositate a Bari le trascrizioni delle intercettazioni fiume effettuate dai magistrati nell’ambito del processo sulle escort portate nelle residenze dell’ex premier dall’imprenditore pugliese.
I dirigenti di Rai e Mediaset dovevano servire a dare un altro sapore alle «cene eleganti».   Nelle telefonate, si sente in viva voce il presidente Berlusconi. Che parla di politica e tv. E fa capire a Belen di averle dato un programma da condurre.
“HO DUE BAMBINE”
Voce (Tarantini G.): .. Presidente, mi scusi se l’ho richiamata..; no, solo per dirle che mi ha chiamato Francesca, e chiedeva se poteva portare 2 amiche molto carine, amiche sue..
Voce (Berlusconi S.): .. molto?
Voce (Tarantini G.): .. carine, mi ha detto..
Voce (Berlusconi S.): .. molto belle?
Voce (Tarantini G.): .. molto belle..; sta in palestra con queste due, dice che poi usciva e veniva..
Voce (Berlusconi S.): .. io penso di sì.., noi siamo messi così, come uomini..
Voce (Tarantini G.): .. sì..
Voce (Berlusconi S.): ..   tu, io..
Voce (Tarantini G.): .. sì..
Voce (Berlusconi S.): .. poi, Carlo Rossella, Presidente di Medusa..
Voce (Tarantini G.): .. sì..
Voce (Berlusconi S.): .. ehh Fabrizio Del Noce, ehh.. direttore di RaiUno, e un Responsabile di tutta la fiction Rai..
Voce (Tarantini G.): .. benissimo..
(Berlusconi S.): .. sono persone che possono far lavorare chi vogliono..
Voce (Tarantini G.): .. va bene..
Voce (Berlusconi S.): .. ecco, quindi, le ragazze hanno l’idea di essere di fronte a uomini che possono decidere..
Voce (Tarantini G.): .. perfetto..
Voce (Berlusconi S.): .. del loro destino, quindi (incomprensibile); ecco, l’unico ragazzo sei tu, gli altri sono dei vecchietti..
Voce (Tarantini G.): .. (ride)
Voce (Berlusconi S.): .. però hanno molto potere..
Voce (Tarantini G.): .. (ride) va bene..
Voce (Berlusconi S.): .. eh? allora gli dici..
Voce (Tarantini G.): .. gli dico di sì..
Voce (Berlusconi S.): .. io, io, io, anch’io non avevo voglia..; io c’ho due bambine piccole, che è tanto che non vedo.., per cui, una fa.. la, la, la.., la giornalista in Rai.. ehh.. in Mediaset.., allo sport, è una napoletana molto simpatica, molto dolce.., e un’altra bambina di 21 anni, brasiliana, che un po’ mi ha.., che mi ha pianto al telefono, dicendomi che l’avevo dimenticata, e allora la faccio venire..; ma insomma, senza.., senza peso..
IL MAL DI SCHIENA
Il 23 settembre 2008 Silvio Berlusconi confida a Gianpaolo Tarantini di avere mal di schiena, “il colpo così detto della strega..” e l’imprenditore barese gli dice “le mando un angioletto, così le faccio passare il colpo della strega..”.
Proposta alla quale Berlusconi risponde con un “appunto”, convinto che “la strega non prevarrà “.
L’ex premier elenca allora a Gianpaolo Tarantini tutti i suoi impegni della giornata. “Ho fatto il consiglio dei ministri, io ed Elvira – dice – con cui ho approvato, niente, in un tempo abbastanza ristretto, la Finanziaria per 3 anni.., che presenteremo in Parlamento, senza l’assalto alla diligenza che si è sempre verificato nella storia della Repubblica..;quindi, una cosa epocale..;”.
Ma subito il Cavaliere cambia argomento. “Allora, stasera? Porterei una, 2, 3 ragazze, da parte mia..”.
IL SIPARIETTO CON LA MERKEL
Quasi quotidiane le proposte di Gianpaolo Tarantini per serate con ragazze in compagnia con Silvio Berlusconi, ma l’ex premier è spesso impegnato. “Mi fanno lavorare troppo” dice.
In un’intercettazione del 16 novembre 2008, registrata dagli investigatori baresi nell’ambito dell’inchiesta ‘escort’, il Cav declina l’invito di Tarantini per una cena da organizzare.
“Martedì – dice Berlusconi – è il turno degli imprenditori della moda.., e quindi, purtroppo, faccio un bilaterale con la Merkel, a Trieste.., mercoledì mattina e il pomeriggio, e poi prendo l’aereo, vengo a Roma, e a Villa Madama, ho questi 70, 80 imprenditori.., a cena… e quindi sono assolutamente fregato..”
Alcuni giorni dopo, il 20 novembre, Tarantini commenta “il siparietto con la Merkel…è stato bellissimo…bellissimo veramente”.
Il riferimento è al ‘cucù’ fatto in piazza da Berlusconi alla cancelliera tedesca. “Eh…quando fai un bilaterale – spiega Berlusconi – bisogna studiare 2 o 3 ore almeno, per prepararsi, hai capito?”.
LE VELINE IN LISTA
“Queste due bufale (incomprensibile) messe in giro veramente è una cosa pazzesca.., vedo su tutte le agenzie internazionali sono accusato di frequentare delle ragazze minori, roba da matti”.
E continua: “Non c’è una velina nelle mie liste…i prototipi a cui (incomprensibile) si chiamano Carfagna, si chiamano Gelmini.., si chiamano Prestigiacomo, si chiamano Ravezzo.., si chiamano Bergamini..si chiamano coso.., tutte le mie parlamentari sono le migliori della Camera.., 98.8% di presenza al voto..; cioè”.
Silvio Berlusconi parla al telefono con Gianpaolo Tarantini e commenta le notizie di stampa degli ultimi giorni che lo riguardano. E’ il 3 maggio 2009. Il telefono di Tarantini è intercettato nell’ambito dell’indagine della Procura di Bari sulle escort portate a casa dell’ex premier.
IL MIO PROBLEMA SONO LE DONNE INNAMORATE
È la sera del 4 novembre 2008. Silvio Berlusconi sta per rientrare nella sua residenza romana. Riceve una telefonata dal numero di Gianpaolo Tarantini, all’epoca intercettato dalla magistratura barese.
Dall’altra parte della cornetta, però, c’è una donna.
DONNA: “Pronto.., presidente?”
BERLUSCONI: “Gianpaolo?”
D: “sono Barbara, non sono Gianpaolo.., presidente.., noi la stiamo aspettando..”.
B: “.. e dove siete?” D: “noi stiamo già  a tavola..”
B: “.. da me?”
D: “.. sì, manca solo lei”.
B: “..allora.., sto arrivando..
D: “.. va bene.., l’aspettiamo..”
B: “.. mangiate il gelato..” Segue una risata.
All’indomani Berlusconi chiama Tarantini per un feedback della serata.
“Non hai avuto ritorni?” chiede l’ex premier. “Ho avuto, sì.., – risponde Tarantini – ho pranzato, e chiaramente c’erano le altre ragazze..; ma che cosa gli fa.., che rimangono tutte entusiaste?! (ride)”.
“Mi creda, presidente, – continua l’imprenditore barese – lo dicono veramente.., mi ha detto, ‘Gianpaolo, non ho mai incontrato una persona così dolce, nella mia vita..perchè poi si innamorano.., questo è un problema..(ride)”.
Ed ecco che Berlusconi gli risponde: “questo è sempre stato il mio problema .. è una cosa che mi perseguita tutta la vita”.
“LA BINDI FA SCHIFO”
“Dicono – aggiunge il Cav – che per rinnovare la classe politica dobbiamo mettere delle donne, e quando uno fa un timido accenno a mettere delle donne, 3 donne.., su 72 deputati..eh.., 3..; poi le altre fanno schifo perchè si chiamano.., sono come la Rosy Bindi.., no?”.
La trascrizione delle intercettazioni telefoniche, centinaia di file e di pagine di conversazioni, è stata depositata oggi dal perito nominato dal Tribunale di Bari ed è ora agli atti del processo in corso per favoreggiamento della prostituzione in cui Gianpaolo Tarantini è imputato insieme con altre sei persone, tra le quali la tedesca Sabina Beganovic, la cosiddetta ‘ape regina’ delle feste di Berlusconi.”
“OGNI TANTO DEVO FARE IL PREMIER”
In un’altra telefonata Mariselle Polanco si lamenta perchè in due volte che è venuta a Roma, non è mai riuscita a incontrare Silvio Berlusconi.
L’ex premier, giustificandosi, ammette che ogni tanto deve fare il primo ministro.
Il 10 ottobre 2008 Silvio Berlusconi e Gianpaolo Tarantini parlano a ruota libera di soldi e patonza.
“Le Borse purtroppo vanno giù, ma insomma..”, dice Berlusconi a Tarantini, che gli risponde: “Non vendiamo, Presidente, allora.., aspettiamo?”. “No..”, dice Berlusconi, “è il momento di comperare..ci sono in giro Aziende che prendono il 23, 14, 15%.., è il momento di comperare.. io compero…”.
“LA PATONZA DEVE GIRARE”
Però Berlusconi, con Gianpi, si sente in debito: “Comunque, ieri sera bene mi sembra, no? Forse … così tante, sono troppe.. al massimo averne 2 a testa, però adesso voglio che tu abbia anche tu.. quelle tue, perchè se no, mi sento sempre in debito, io, no? .. ehh., e scusa, portatele per te, e poi io mi.. porto le mie.. poi ce le prestiamo, insomma.., la patonza deve girare..”

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I RETROSCENA DEL CONFRONTO DI FUOCO TRA TOSI E SALVINI

Marzo 5th, 2015 Riccardo Fucile

IL SINDACO DI VERONA GLI GETTA ADDOSSO ANNI DI PATTI TRADITI.. MARONI E GIORGETTI PREOCCUPATI; “SALVINI NON SI RENDE CONTO CHE RISCHIAMO DI PERDERE IL VENETO”

Quel filetto coi carciofi non l’ha neanche finito.
Troppa la foga con cui in un’ora di pranzo Flavio Tosi ha vomitato addosso a Matteo Salvini anni di patti traditi, promesse mancate, passi indietro che non hanno ricevuto adeguate ricompense.
C’è una differenza di fondo tra i due leader leghisti che ieri si sono visti a pranzo a Milano, in un ristorante alla moda vicino al cenacolo di Leonardo: il primo è in rapida ascesa, il secondo vede franare sotto i piedi la propria carriera politica, costruita negli anni con prudenza e passione.
Per questo Tosi è così aggressivo, tanto da definirsi “incazzato” all’uscita dal ristorante.
Se uno dice “incazzato” ai cronisti, dentro il locale è stato furioso.
Salvini all’inizio incassa lo sfogo di Tosi, poi prova a rispondere, ma non entra più di tanto nel merito. “Io di posti in lista o di simboli non discuto”, spiega ad Huffpost dopo il pranzo.
“Se uno vuole litigare non ci sono, la prossima settimana inizio la campagna elettorale in Veneto, voglio spiegare a tutti i cittadini quello che Zaia ha fatto di buono. Io parto, il Veneto è il mio orgoglio, più siamo meglio è…io voglio dialogare, adesso la palla è nelle mani di altri”.
Un modo per scaricare integralmente sul sindaco di Verona la responsabilità  dell’eventuale strappo.
Del resto, Tosi ha già  fatto capire che non sta scherzando.
Che lui il duro lo sa fare. Salvini, mentre mangia la sua frittura di pesce, ripete che “tanto Zaia vince in ogni modo”.
Forse ci crede davvero, soprattutto nella sua capacità  di fare una grande campagna elettorale contro Renzi e la sua candidata Alessandra Moretti.
Ma nella Lega in tanti tremano.
A partire da molti parlamentari veneti, e poi Roberto Maroni, Giancarlo Giorgetti, vera eminenza grigia del Carroccio e ascoltato da tutti.
Hanno paura di perdere il Veneto.
Per questo insistono con Salvini tutto mercoledì per spingerlo a “parlare con Flavio”. Temono che l’autostima di Salvini, stavolta, lo stia spingendo a portare la Lega in un burrone.
L’altro Matteo accetta controvoglia, poi però si lascia scappare un dispetto.
Mercoledì sera dalla Bignardi spiffera tutto sul vertice che doveva restare segreto. Così Tosi arriva a ora di pranzo a Milano ancora più furioso.
Costretto ad andare solo per non fare la parte di quello che vuole rompere. Tradito ancora una volta, dopo che Matteo gli ha soffiato il ruolo di candidato premier. Quando Maroni si dimise da segretario nel 2013, i due vice erano Tosi e Salvini.
Ci fu il famoso patto a tre, Salvini al partito e Tosi candidato alle primarie del centrodestra. Erano poco meno di due anni fa, la Lega al minimo storico.
Sembra un’altra era geologica. E ora Salvini vuole prendersi tutto.
Tosi si dimena, chiede di poter dire la sua almeno in Veneto. Di avere una sua lista civica. Salvini concede un contentino, “i nomi nella lista della Lega li scegli anche tu, fidati di Dozzo, l’abbiamo mandato per mediare, non è un commissariamento”.
Non basta. Anche perchè Tosi vuole una sua lista. E Zaia pure.
Il governatore vuole anche avere il veto sui nomi della lista del Carroccio.
Una faida infinita per chi decide davvero le sorti della regione. Sul tavolo di questo avvelenato pranzo milanese c’è anche l’onta del commissariamento della Liga veneta deciso lunedì dal Consiglio federale a Milano su input di Salvini.
Tosi pretende di lavare almeno questo sfregio, ma niente da fare.
Esce per primo dal ristorante, parla di una “frattura profondissima”, aggiunge che “in Veneto può succedere di tutto”. “Incazzato ma lucido”, mette a verbale il sindaco.
Che poi spiega a Un giorno da Pecora: “Per fortuna che le liste per le regionali non si presentano ora. Vediamo se c’è margine per ricomporre oppure no”.
Nel pomeriggio partono due operazioni: da un lato i pompieri come Giorgetti e Gianluca Pini cercano di riavvicinare i due duellanti, mentre Tosi chiama uno a uno i suoi fedelissimi nel Consiglio nazionale della Liga veneta, che si riunisce poche ore dopo.
Sulla carta conta su almeno 15 consiglieri su 20, ma non tutti i “suoi” lo seguirebbero in uno strappo finale dalla Lega.
Soprattutto in un momento in cui il Carroccio ha il vento in poppa.
Nelle ultime settimane, anche in consiglio regionale, la truppa dei fedelissimi si è assottigliata, due assessori tosiani hanno già  fatto sapere che “tra Flavio e la Lega scegliamo la Lega”.
E così un altro drappello di consiglieri. Altri storici tosiani, come Caner e Coletto, hanno già  preso le distanze da tempo.
Non a caso, solo due consiglieri leghisti, Toscani e Baggio, mercoledì hanno lasciato il gruppo leghista in regione per costruirne uno nuovo.
Tosi, dal canto suo, vuole che almeno il 60-70 del Consiglio lo segua, per mettere in chiaro che non è una questione personale, ma “il Veneto che si ribella ai diktat di Milano”.
Nel pomeriggio perde quota l’idea che giovedì sera Tosi metta subito al voto un ordine del giorno che preluda alla scissione. Si parla di una riunione in cui “annusare l’aria”.
Per poi prendersi almeno un paio di giorni in più per riflettere. Il sindaco di Verona passa per un duro, ma stavolta si gioca l’osso del collo.
Maroni insiste a intimargli di fermarsi “per non fare un danno a sè e alla Lega”.
Chi ha parlato col sindaco veronese racconta che “ha molti dubbi”.
“Vediamo quali idee emergono stasera nel Consiglio della Liga veneta”, spiega Tosi a metà  pomeriggio. “Poi decidiamo”.
La telenovela leghista dunque continua. L’unica cosa certa è che, nel pranzo del rancore, Salvini ha capito che “Tosi non sta scherzando”.
È in gioco la sua stessa sopravvivenza politica.

(da “Huffingtonpost”)

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VERDINI PRONTO A STRAPPARE IL NAZARENO A SILVIO

Marzo 5th, 2015 Riccardo Fucile

AD ARCORE E’ DELIRIO GIUDIZIARIO, DENIS PRONTO ALLO STRAPPO DA SILVIO: VOTO ALLE RIFORME E GRUPPI AUTONOMI

È in un clima da cupio dissolvi che Denis Verdini prepara la sua scialuppa chiamata Nazareno mentre la nave berlusconiana pare affondare: “Martedì — dice una fonte vicinissima a Verdini — quando si voteranno le riforme alla Camera vedrete che usciranno dei voti favorevoli”.
È l’inizio di percorso che porta a gruppi autonomi.
Alla Camera il pallottoliere segna 20-25 parlamentari. Un po’ meno al Senato.
A meno che Berlusconi non cambi idea sul Nazareno. Al momento pare impossibile. Pure l’aria fa le scintille ad Arcore. È fuori di sè Silvio Berlusconi.
L’ira è verso Renzi. Verso le procure. Verso il suo partito.
Alla vigilia dell’ultimo giorno a Cesano Boscone, già  si intravedono le tappe finali del calvario.
Escono le intercettazioni di Bari, a pochi giorni dalla Cassazione sul processo Ruby. Da Milano filtrano notizie ugualmente allarmanti sulle prove dei pagamenti alle olgettine testimoni dei processi.
Le procure, viste da Arcore, sembrano degli arsenali pronti ad esplodere. Pare di essere tornati indietro di anni. Intercettazioni su donnine pronte a soddisfare i riti lussuriosi del bunga bunga in cambio di ricompensa.
Quelle frasi sulle “bambine” che evocano la giovane età  delle ragazze: “Stasera — dice Berlusconi a Tarantini — ho due bambine, una giornalista e una brasialiana”.
Un quadro complessivo che evoca quella dipendenza psicologica di cui parlò Veronica, quando pronunciò la frase che squarciò il velo del silenzio: “Mio marito è un uomo malato”.
Colpo dopo colpo, Berlusconi pare un pugile che mena i pugni al vento.
Ai suoi ha dato ordine di votare no alle riforme e di seguire la linea della rottura totale.
Fosse stato per lui avrebbe anche fatto un nuovo Aventino. È stato ricondotto a miti consigli solo dopo la riunione di mercoledì con venti parlamentari.
Romani, Gelmini, hanno provato a farlo ragionare, ma chissà  quanto dura.
Ormai l’ex premier parla di Renzi come di un “dittatorello” e di un “pericolo” che va fermato.
È in questo quadro che Denis prepara il suo strappo. I suoi martedì sono pronti a votare a favore delle riforme del Nazareno.
È la “mossa” che fa il paio con le parole di Renzi all’Espresso.
Nella sua lunga intervista il premier ha rivendicato la bontà  del dialogo con Berlusconi sulle riforme, ha duramente criticato il “cerchio magico” che lo ha portato alla rottura, ha attaccato duramente Bersani difendendo le liste bloccate.
E soprattutto, ha messo a verbale: “Verdini è un pragmatico, che conosce la prima regola della politica: i rapporti di forza. Sa che abbiamo i numeri anche da soli. Io l’ho sempre detto a Berlusconi: il patto con te lo faccio per un atto politico, non per una necessità  numerica. Lui ha cambiato idea. Ora mi auguro che Forza Italia torni alla ragionevolezza”.
È l’ultimatum congiunto Renzi-Verdini: se Silvio non torna indietro allora si va avanti comunque con la pattuglia di Denis.
La verità  è Berlusconi ha perso il controllo del partito. Il cupio dissolvi è iniziato. Maria Stella Gelmini, vicecapogruppo alla Camera, sul suo blog c’è andata giù dura sulla linea di Brunetta: “Trovo sbagliati i toni sommari e liquidatori con cui “Il Mattinale” affronta il tema delle riforme. Non penso che Forza Italia abbia votato per quasi un anno riforme “mostruose”.
I fittiani, oltre quaranta tra Camera e Senato, ormai si muovono come un partito nel partito. I verdiniani si organizzano.
Il cerchio magico attorno a Berlusconi si sente rassicurato dalla prospettiva di una lista Forza Silvio dove trovare un seggio sicuro.
Dell’operazione se ne è parlato ad Arcore, anche se — appena qualcuno la scrive come Carmelo Lopapa su Repubblica — parte la smentita d’ufficio.
I critici la chiamano l’operazione la “Repubblica del Salotto” perchè rispetto a Salò è fatta da gente che ama la vita comoda.
Da giorni l’ex premier lancia strali verso quegli ingrati del partito che non lo seguono del momento del bisogno.
Minaccia pure la chiusura delle sedi del partito: “Non servono più. Mica Cinque stelle ha la sede di partito. Sono roba vecchia”.
Chi lo sente non capisce se quando evoca una nuova discesa in campo ci creda davvero o sia solo un modo per esorcizzare la grande paura.
L’ultima idea che ha confidato è creare anche una lista denominata “vittime del fisco e della giustizia”.
Fuori dal cerchio magico, a microfoni spenti, è sdoganata la parola “delirio”.

(da “Huffingtonpost”)

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