Marzo 4th, 2015 Riccardo Fucile
SONDAGGIO LORIEN, LA META’ DEGLI ITALIANI CI VEDE MEGLIO DEI GIORNALI COMPIACENTI: PER LORO SALVINI IN PIAZZA HA FATTO FLOP
Nonostante la grancassa dei media compiacenti, per la metà degli italiani intervistati da Lorien Consulting l’appuntamento di piazza del Popolo non è stato affatto un successo per Matteo Salvini.
Secondo il sondaggio dell’istituto solo il 18% condivide i contenuti della manifestazione, giusto la somma degli elettori di Lega e Fratelli d’Italia.
Ma è significativo che la manifestazione di Piazza del Popolo ha determinato appena un leggero aumento dello 0,5% della Lega, ma ha fatto perdere la stessa percentuale a Fratelli d’Italia, la cui base non ha gradito l’abbinamento, e addirittura l’1% a Forza Italia.
Alla fine con la Lega che va dal 14,5% al 15%, Forza Italia che scende dal 13,5% al 12,5% e Fratelli d’Italia che passa dal 3% al 2,5%, il centrodestra nel suo complesso perde l’ 1% secco.
E scende dal 31% al 30% nel suo insieme.
Non solo, fa aumentare pure il centrosinistra: torna a quota 39 per cento il Pd che incrementa il proprio bacino di voti dell’1 per cento.
Nel centrosinistra supererebbe la soglia di sbarramento solo Sel (4%, stabile), gli altri partiti di sinistra e i Verdi insieme raccoglierebbero oggi l’1,5%, mentre Scelta Civica non andrebbe oltre lo 0,5 per cento.
Totale della sinistra intorno al 45%
Il Movimento Cinque Stelle registra una lieve flessione: dal 18 al 17,5%.
Continua a salire la popolarità del governo dopo aver toccato il suo punto più basso a inizio febbraio (43%).
Ora il giudizio positivo sull’operato dell’esecutivo è espresso dal 46% degli intervistati, come a fine gennaio, anche se sono cifre che non hanno niente a che vedere con la “luna di miele” durata più o meno fino alla fine dell’estate scorsa.
(da “il Fatto Quotidiano”)
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Marzo 3rd, 2015 Riccardo Fucile
DOVEVA ESSERE LA GIORNATA DELLE RIFORME E SI E’ DISCUSSO SOLO DI PIANI E LINEE GUIDA… E SULLA BANDA LARGA SOLO UN PIANO GENERICO
Nemmeno il consiglio dei ministri di questa sera partorisce un testo di riforma della scuola. 
Non c’è un decreto legge, come già anticipato dal premier Matteo Renzi ieri sera e confermato oggi dal ministro Maria Elena Boschi.
Ma non c’è nemmeno un disegno di legge, lo strumento che il capo del governo aveva invece indicato ieri sera come quello più adatto anche per superare le critiche dell’opposizione e i rilievi del presidente della Repubblica Sergio Mattarella sull’abuso della decretazione d’urgenza.
Un nulla di fatto perchè ci sono ancora problemi tecnici da studiare, soprattutto sull’assunzione dei precari: tanto che stasera vengono varate solo delle linee guida mentre le decisioni sulla riforma verranno prese in un prossimo consiglio dei ministri, probabilmente la prossima settimana.
Ma quello sulla scuola, pur inaspettato, non è l’unico nulla di fatto di questo consiglio dei ministri: come annunciato già da giorni, anche sulla banda larga stasera il governo non partorisce un testo pronto bensì un piano guida.
Sulla ‘Buona scuola’, il nome con cui Renzi ha battezzato la sua riforma, il governo si prende ancora del tempo, un 15-20 giorni, spiegano fonti del Pd.
I problemi tecnici riscontrati negli ultimi giorni, gli stessi che hanno fatto sfumare l’idea di agire per decreto, non sono roba da niente.
Da un lato, il governo deve eseguire la sentenza della Corte di giustizia europea sull’assunzione a tempo indeterminato del personale precario con più di 36 mesi di servizio.
Dall’altro, deve combinare questa esigenza con i posti effettivamente disponibili per materia — scienze piuttosto che italiano, matematica piuttosto che latino, per fare qualche esempio – e allo stesso tempo guardarsi dai ricorsi dei precari che non verranno assunti.
E’ un rebus non da poco, visto che pone il governo davanti alla responsabilità anche politica di stabilire chi verrà assunto e chi invece resterà a casa.
Si tratta di precari che aspettano da tempo, più volte hanno ascoltato gli annunci su provvedimenti sulla scuola che alla fine sono slittati. Come stasera.
Esclusi con rammarico, s’intende. Ma la linea è: “Se ci sono dei problemi, meglio risolverli per bene prima di andare avanti”. Che poi è la linea che più volte Renzi ha adottato ogni qual volta da premier ha incontrato ostacoli imprevisti sulla via dei provvedimenti da adottare.
Sul fronte delle telecomunicazioni sul tavolo del consiglio dei ministri è arrivato il corposo piano sulla banda ultralarga.
Nessun provvedimento specifico, ma una sorta di grande cornice all’interno della quale il governo vuole promuovere lo sviluppo della rete veloce nel vostro Paese.
Non menzionando, in linea con le rassicurazioni fornite alla viglia dal sottosegretario alle Telecomunicazioni Antonello Giacomelli, il nodo più delicato di tutto il documento, quello sull’ipotetico “switch off” della rete in rame entro una data prefissata.
Uno spegnimento che, se programmato – o ancora peggio imposto per decreto come paventato la scorsa settimana — avrebbe rappresentato un intervento a gamba tesa su Telecom, ex monopolista pubblico e proprietario della rete, che avrebbe così visto uno dei suoi asset principali fortemente svalutato.
Il governo non ha affatto messo in cantiere l’idea di sviluppare una rete ad alta velocità , a regia pubblica, lungo tutto il territorio nazionale, anche se per il momento si è limitato a presentare un piano che nelle intenzioni dovrebbe mobilitare 12,5 miliardi di euro, a partire da un investimento pubblico di 6,5 miliardi, grazie all’utilizzo di fondi europei e nazionali che dovrebbe fare da magnete anche agli investimenti degli operatori privati.
L’obiettivo fissato dal piano: portare nelle case del 50% della popolazione la rete a 100 Megabit.
La strada, per il momento, dovrebbe essere quella delle agevolazioni per il passaggio dal rame alla fibra ottica grazie a un sistema di incentivi alle imprese e di sgravi fiscali per gli operatori che investono nelle zone a fallimento di mercato.
Misura questa, che dovrebbe arrivare con un decreto attuativo del decreto “Sblocca Italia”.
(da “Huffingtonpost”)
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Marzo 3rd, 2015 Riccardo Fucile
USHAKOV, CONSIGLIERE DEL CREMLINO: “GLI ITALIANI CHIEDONO CHE I GIORNALISTI NON PONGANO QUESITI”
Nessuna domanda durante la conferenza stampa alla fine del vertice tra Matteo Renzi e Vladimir Putin di giovedì a Mosca.
“La parte italiana ha chiesto che non ci siano domande da parte dei giornalisti”, ha spiegato Iuri Ushakov, consigliere diplomatico del Cremlino.
Fonti di Palazzo Chigi la mettono come una scelta logistica: il formato della conferenza stampa era stato concordato con il Cremlino sulla base di dichiarazioni dei due leader al termine dell’incontro, anche in considerazione del rientro rapido a Roma della delegazione italiana.
Però, la prima volta al Cremlino di Renzi si preannuncia spinosa, tra omicidio Nemtsov e crisi ucraina.
Il premier vuol cercare di giocare un ruolo nello scacchiere diplomatico internazionale, coinvolgendo “lo Zar” nella questione libica.
Per la quale, lo ritiene centrale. Eppure la chiave dell’imbarazzo preventivo di Renzi è tutta nelle parole di Ushakov: “Enfasi, ovviamente, sarà posta sulla situazione di crisi in Ucraina”.
Perchè la posizione di Renzi “ha le sue sfumature, e ci saranno sostanziali e utili conversazioni in merito”.
Il premier non vuole trovarsi nella situazione di dover avallare o condannare pubblicamente il suo ospite. Quindi, le domande sono da evitare.
Sull’Ucraina, la posizione italiana è più sfaccettata di quella di Usa e Gran Bretagna (che a breve manderanno truppe a Kiev): la via diplomatica, innanzitutto.
E altre sanzioni se la Russia dovesse ulteriormente esagerare.
Non a caso, la visita — lampo al presidente Petro Poroshenko, a Kiev, è stata decisa dal premier più che altro per chiarire che andare da Putin non vuol dire sconfessare gli accordi di Minsk.
A Mosca, Renzi incontrerà anche il primo ministro russo Dmitry Medvedev. L’incontro con Putin avrà diversi formati, prima un incontro a due e poi con i membri delle delegazioni in un formato allargato, di pranzo di lavoro.
Renzi andrà anche a deporre un fiore sul luogo dell’agguato a Nemtsov (lì dovrebbe parlare con la stampa).
Un gesto politico che vuole confermare la condanna dell’omicidio di uno dei leader dell’opposizione russa, anche se il governo italiano ha confermato la visita, nonostante i sospetti su Putin.
Nei circoli renziani raccontano che a Mosca questa scelta non è stata accolta troppo bene.
I negoziati affronteranno anche “lo sviluppo di legami bilaterali, tra cui il commercio e la cooperazione economica e investimento cooperazione e interazione in ambito culturale e umanitario”.
Renzi dovrebbe incontrare poi la comunità italiana.
Sullo sfondo, ci sono gli affari: il gas, gli interessi di Fiat. Ma anche la moda. Un’agenda ufficiale, una nota diplomatica è arrivata soltanto ieri sera.
Wanda Marra
(da “il Fatto Quotidiano“)
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Marzo 3rd, 2015 Riccardo Fucile
VICIENZ, COLUI CHE CHIEDE IL RISPETTO DELLE REGOLE, MA PER SE’ DISPONE UNA DEROGA
Non è soltanto un cortocircuito etico e politico a rendere la candidatura a governatore di un condannato un
atto — pur se formalmente legittimo — tecnicamente sovversivo. Dimostra ancora una volta che chi ha i voti non ha bisogno di rispettare la legge, nella conferma eterna che la sovversione, specialmente a Sud, è pratica comune e assai apprezzata.
Vincenzo De Luca, che di anni ne ha sessantasei, da oggi è non solo la personalità del Pd campano più votata, ma anche il leader della rottamazione, del “cambiaverso”. Tempo poche settimane e sarà lui — non altri — il capopopolo che chiamerà tutto il Mezzogiorno alla riscossa
In effetti De Luca è avanti a Renzi di molti passi.
Trent’anni fa, quando Matteo era ragazzino di parrocchia, Vincenzo (Vicienz, secondo il registro popolare) iniziò a rottamare la lingua italiana.
Le parole colte di una sinistra che lui già intravedeva come minoritaria e perdente furono collocate nell’albo della memoria.
Si era accorto che per interpretare una società schiettamente clientelare, allergica alle regole, ai doveri (e alla cultura), doveva utilizzare un frasario contiguo e omogeneo. L’antipolitica nasce con lui. Giunto alla poltrona di sindaco di Salerno, amministra attraverso un colloquio televisivo con i cittadini. Parla, accusa, decide, incita, oltraggia o ingiuria via etere.
Cafone diviene la parola clou del vocabolario.
Cafone è colui che imbratta e colui che contesta.
Cafone è il diverso, cafone è chi non rispetta le regole e — cafoni o figli delle chiancarelle (figli di puttana, cioè) — coloro che invece esigono il rispetto delle regole.
In una città abituata all’anarchia dei comportamenti, alla radice clientelare della propria carriera, la proposta di De Luca di scambiare quel po’ di democrazia che rimane con più efficienza pubblica è accolta immediatamente con grida di giubilo.
Ieri su facebook la signora Rubina, sua sostenitrice, ha commentato: “Grande sindaco De Luca, da sempre votato a Salerno da destra e da sinistra. Perchè chi lavora bene, nel segno del fare, chi è concreto e propositivo e — perchè no! – sapientemente autoritario, ha preferenze trasversali. Detrattori invidiosi, mi dispiace: stasera zittitevi”.
La signora coglie nel segno: De Luca è uomo del fare.
Salerno è zeppa di opere pubbliche. Ed è autoritario, come una società cieca e con una inclinazione intimamente fascista ha voglia di immaginare il suo leader.
“Detrattori invidiosi, zittitevi! ”. Visto? Come i gufi di Renzi.
A Salerno le strade sono pulite, i marciapiedi in ordine, il lungomare uno splendore. Ma Salerno è anche la città delle ingiustizie, delle camarille dei potenti, degli affaristi di sempre.
Città che ha visto edificare un mostro urbanistico, il cosiddetto Crescent, nel silenzio connivente.
Il vergognoso mutismo della Sopritendenza, la sonnolenta presa d’atto di una magistratura spesso distratta, la coscienza sporca dei cittadini che al mercato nero della politica avevano delegato al sindaco ogni potere in cambio di favori ha fatto erigere un monumento degno di una democrazia sudamericana.
De Luca dunque è stato proclamato oggi il rottamatore più anziano in attività . Come Matteo, uomo del fare. E come lui nè di destra nè di sinistra. Al centro del centro.
La Campania degli indifferenti (quando non dei collusi) affiderà il suo riscatto a chi chiede il rispetto delle regole ma per sè dispone una deroga.
A chi sbraita contro il clientelismo ma avanza davanti una corte di cortigiani.
A chi discorre di civiltà e dignità , ma poi urla e dileggia.
De Luca è un ultras del paternalismo e infatti gli ultras lo amano.
Tra un po’ a Scampia diranno quel che dicono i ragazzi salernitani: Vicienz è patr a me. Vincenzo è mio padre.
Antonello Caporale
(da “il Fatto Quotidiano“)
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Marzo 3rd, 2015 Riccardo Fucile
CI VORRA’ MOLTO TEMPO, VISTO I QUATTRO RICORSI POSSIBILI SECONDO LA LEGGE BRASILIANA… DESTINAZIONE MESSICO, FRANCIA O PAESE DISPONIBILE
L’ex terrorista dei Proletari armati per il comunismo, Cesare Battisti, sarà espulso dal Brasile. Lo ha annunciato per primo il sito Estadao, citando fonti giudiziarie.
“Siamo stati informati della decisione ma ancora non c’è una data”, ha detto l’avvocato di Battisti Igor Sant’Anna Tamasauskas citato dal sito.
Il governo federale brasiliano gli aveva concesso lo status di rifugiato politico nel 2009.
Il legale ha sottolineato come con questa sentenza si cerchi di “modificare una decisione del Tribunale Supremo federale e del presidente della Repubblica”.
Fu nell’ultimo giorno del suo mandato che il presidente Lula rifiutò la richiesta di estradizione presentata dall’Italia.
Secondo quanto scrivono anche altri quotidiani, tra cui O globo, il giudice federale di Brasilia, Adverci Rates Mendes de Abreu, ha accolto una richiesta della Procura federale per considerare nullo l’atto del governo per la concessione del soggiorno a Battisti.
“Si tratta del caso di un cittadino straniero con una situazione irregolare che, in quanto condannato per crimini nel suo Paese di origine, non ha diritto a rimanere in Brasile. Pertanto annullo l’atto di concessione della residenza di Cesare Battisti in Brasile e chiedo che venga applicato il procedimento di espulsione”, ha sentenziato il giudice federale.
“Gli istituti di espulsione e estradizione sono ben distinti.
L’espulsione non contraddice la decisione del presidente della Repubblica di non estradare, visto che non è necessaria la consegna del cittadino straniero al suo Paese di origine, in questo caso l’Italia, potendo essere espulso verso un altro Paese disposto ad accoglierlo”, ha precisato.
Il magistrato ha deciso che si può iniziare la procedura di espulsione verso la Francia o il Messico, i Paesi attraverso i quali l’ex terrorista passò dopo la fuga in Italia e dove visse prima di arrivare in Brasile.
La sentenza non è stata ancora pubblicata, ma, dopo la pubblicazione, sarà possibile presentare ricorso.
I legali di Battisti, Pierpaolo Cruz Bottini e Igor Sant’Anna Tamasauskas, però possono ricorerre in quattro istanze, fino al Tribunale supremo e hanno detto che presenteranno appello.
I tempi per una decisione definitiva potrebbero quindi essere lunghissimi.
(da “La Repubblica”)
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Marzo 3rd, 2015 Riccardo Fucile
TUTTI ALL’EVENTO “RUSSIA CRIMEA” PRONI AL NUOVO ZAR PUTIN… COME UN AGENTE SEGRETO COMUNISTA DEL KGB DIVENTA “IL BALUARDO DELL’OCCIDENTE” NEL REPARTO TSO DI VIA BELLERIO
Dopo l’estrema destra di Casa Pound in piazza a Roma , il convegno filo-Russia a Milano con l’avvocato
neonazista.
L’appuntamento con il governatore lombardo Roberto Maroni e il segretario della Lega Nord Matteo Salvini è per venerdì 6 marzo all’Hotel dei Cavalieri per il convegno “Russia Crimea. Due grandi opportunità per le nostre imprese”.
Tra i relatori ecco spuntare l’avvocato Stefano Sutti, esperto dei rapporti commerciali con quell’area e autore, con lo pseudonimo di Stefano Vaj, del pamphlet razzista “Per l’autodifesa etnica totale”.
La scoperta è di Sinistra Ecologia e Libertà della Lombardia che attacca: «Sutti-Vaj, il cui logo dello studio è quello delle SS, è anche il segretario nazionale di un movimento pagano-transumanista, una forma di superomismo di nazista memoria e collaboratore di due riviste di estrema destra. Chiediamo a Maroni se, dopo aver amoreggiato con omofobi e preti pedofili, ha deciso di sostenere e andare a braccetto con i nazisti di casa nostra?».
Nessun imbarazzo per i due leader del Carroccio che hanno sponsorizzato anche la nascita dell’associazione “Lombardia Russa”, organizzatrice dell’evento insieme alla Lega Nord e al ministero degli affari della regione sul Mar Nero.
Dopo la scissione dall’Ucraina e il passaggio sotto la protezione di Mosca, la “Repubblica di Crimea” ora punta infatti sugli affari, nonostante il Governo italiano non abbia ancora riconosciuto il suo nuovo status di territorio russo.
Una politica internazionale parallela, in salsa leghista, che mira a rimuovere le sanzioni internazionali per Putin decise dall’Unione Europea e dagli Stati Uniti dopo l’aggressione all’Ucraina.
Salvini era volato in Russia e Crimea lo scorso ottobre: ««Mosca non può essere considerata un nemico ma un alleato con cui riprendere i rapporti commerciali e culturali».
Per presidiare gli interessi di chi produce ed esportata verso Est ecco le sigle filoleghiste unite nella lotta con la madre Russia: l’associazione “Lombardia Russia”, con lo stesso format “Liguria Russia” e il movimento dei giovani Italo-Russi, tutte presenti in piazza a Roma sotto un unico slogan: «No sanzioni e vogliamo verità sulla guerra nel Donbass».
A capo di “Lombardia Russia” è stato piazzato Gianluca Savoini, braccio destro e portavoce di Matteo Salvini, l’uomo che più di altri nell’entourage del segretario si è dato da fare nell’ultimo anno per rinsaldare i legami tra il Carroccio e Mosca.
Le parole d’ordine per lo strano asse via Bellerio-Cremlino sono quelle pronunciate da Vladimir Putin al meeting di Valdai: identità , sovranità e tradizione.
Di mperialismo, negazione dei diritti umani, affari sporchi, eliminazione degli avversari politici e oligarchia miliardaria con interessi privati in Gazprom invece non se parla.
Una visione del mondo che, sostiene Savoini, vede la Russia come «l’unico baluardo e l’unico faro verso cui guardare con speranza».
Convertirsi in fretta, camerati: fate ancora in tempo a diventare comunisti padani.
(da “L’Espresso”)
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Marzo 3rd, 2015 Riccardo Fucile
L’ADDIO DELLA REPETTI E’ SOLO LA PUNTA DI UN ICEBERG… LA FUGA DELLE OLGETTINE E IL RISCHIO DELLA CORRUZIONE DI TESTIMONI
La grande fuga da Silvio Berlusconi ha il volto dolce e garbato di Manuela Repetti, una delle parlamentari più fedeli.
In una lettera al Corriere annuncia che passerà al gruppo misto. Ogni rigo è intriso nell’inchiostro della delusione: “Ciò che sta avvenendo (dentro Forza Italia, ndr) – scrive – è una vera e propria distruzione, con faide interne il cui unico fine è quello di spartire l`eredità politica di Berlusconi, a cominciare da coloro che gli stanno accanto”.
Parla di un clima da caccia all’uomo, di repressione del dissenso, all’interno del più grande fallimento storico sulla rivoluzione liberale e gli obiettivi della discesa in campo.
Prima Bonaiuti, ora la Repetti. Sandro Bondi qualche giorno fa ha mosso critiche analoghe prima di chiudersi nel silenzio.
Tutta gente che, fino a poco fa, era di casa ad Arcore e mandava report al Capo.
Sotto i big la grande fuga silenziosa nei territori.
Consiglieri provinciali siciliani si sono fatti vedere alla Leopolda di Faraone lo scorso fine settimana.
Salvini ha la fila di gente di ex Forza Italia che vorrebbe entrare nella Lega, soprattutto nel Sud. Silvio Berlusconi chiuso ad Arcore col gesso al malleolo e le stampelle è il simbolo di un partito azzoppato. Ripiegato nelle sue convulsioni.
Chi lo ha sentito in questi giorni racconta che “su un’ora di conversazione parla quindici minuti di politica e 45 di giustizia”.
La grande fuga avviene mentre ad Arcore torna la psicosi giudiziaria.
Mancano pochi giorni alla sentenza della Cassazione su Ruby e dalla procura di Milano filtrano spifferi sinistri.
Perchè c’è un’altra fuga fuori controllo, quella delle olgettine. Alcune si pentono, altre accusano. È stato “devastante” — dicono fonti azzurre informate — l’interrogatorio della grande accusatrice Imane Fadiel, rimasta lunedì quattro ore in procura a confermare precedenti dichiarazioni ma anche a confermare elementi usciti dalle perquisizioni delle olgettine di due settimane fa.
Su Repubblica, Emilio Randacio dà conto di un elemento cruciale della deposizione della grande accusatrice: “È stata lei a raccontare delle feste, dei video girati ad Arcore, ma soprattutto di un tentativo di metterla a tacere da parte di un misterioso cittadino siriano, presunto emissario di Berlusconi: ‘Se parli ci saranno conseguenza’ aveva detto a Fadil, spiegando che in cambio del suo silenzio, sarebbe stata ben ricompensata”.
Ecco, pare che il cerchio si stia stringendo davvero.
Le perquisizioni avrebbero cioè fornito gli elementi che mancavano all’accusa sul Ruby ter, dove Berlusconi è indagato per corruzione di testimoni.
E sarebbero tali che impatterebbero anche sulla decisione della Cassazione sul Ruby 1: di fronte a un processo falsato da falsa testimonianza ci sarebbero tutti gli elementi per farlo tornare in appello.
“Ottimismo” è la parola che filtra dalla procura. “Incubo” da Arcore.
Serve qualche altro giorno, forse qualche settimana per tutti i riscontri in merito alle perquisizioni di due settimane fa, ma l’accusa è convinta che il quadro si va chiarendo.
Tanto che, e questa è una novità , potrebbero addirittura non servire le deposizioni delle nuove “olgettine pentite”, a partire dalla Polanco.
Ovvero ci sarebbero già tutti gli elementi sufficienti a carico di Berlusconi. Queste sono le notizie che arrivano ad Arcore in giorni segnati dall’ennesimo countdown giudiziario in attesa della Cassazione su Ruby.
E la paura resta lì, avvinghiata all’ex premier. Non fugge.
(da “Huffingtonpost“)
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Marzo 3rd, 2015 Riccardo Fucile
LA PIAZZA DI SALVINI SI PROPONE COME IL NUOVO, MA E’ GIA’ STANTIA… TRA I 12.000 IN PIAZZA VECCHIE FIGURE DELLA DESTRA ANCIEN REGIME
Non c’è nulla di più stantìo del sabato leghista di piazza del Popolo, di stantìo e contraddittorio. 
Premesso che i dodicimila di piazza del Popolo non sono un fenomeno nemmeno dal punto di vista dei numeri, è la stessa Lega dell’altro “Matteo” il primo partito a essere vecchio.
La faccia del quarantenne Salvini (peraltro in politica già dal 1993) è il feticcio del Carroccio poltronista sopravvissuto alla stagione del cerchio magico di bossiana memoria.
Il governatore lombardo Roberto Maroni e l’ex ministro Roberto Calderoli, bene in vista sul palco dell’ultimo sabato di febbraio, e poi il sempre silenzioso Giancarlo Giorgetti, ex delfino del Senatùr oggi riciclatosi come consigliere filo berlusconiano di “Matteo”.
Uno dei casi più emblematici di questo vecchio che avanza è rappresentato da Alberto Arrighi. Ex Fronte della Gioventù, ex missino, poi parlamentare di An, anche con responsabilità importanti di partito, infine nella Destra di Francesco Storace.
Ecco, Arrighi è rispuntato sabato accanto a Simone Di Stefano, quando il vicecapo mussoliniano di Casa Pound ha preso la parola sul palco blu, modello Marine Le Pen.
Di Stefano comiziava e Arrighi con altri tre camerati reggeva il vessillo blu con tre spighe di grano del movimento “Sovranità ”.
Un dettaglio rivelatore: Casa Pound nel momento del suo sdoganamento ufficiale ha optato per una bandiera meno fascista e più recente della propria, quella con la tartaruga.
In ogni caso resta un mistero l’attrazione salviniana per i fascisti del Terzo Millennio di Casa Pound guidati da Gianluca Iannone.
I loro numeri alle elezioni sono irrisori: 26mila voti alle ultime Regionali del Lazio, poco più di 47mila alle politiche (Camera) del 2013.
Sono cifre da “ghetto”, tipiche di quella microdestra estremista che si è sempre contata sui decimali e non ha mai raggiunto, per la sua irrilevanza, palcoscenici di livello.
Non a caso, lo stesso Di Stefano si è scusato coi suoi camerati, successivamente, per non aver citato i Marò. Colpa, ha scritto su Twitter, dell’emozione. Appunto.
Dalla microdestra mussoliniana a quella postmissina, disintegrata dall’esplosione e dalla fine di An.
Un’altra sigla che ha fatto da “apri-concerto” all’intervento conclusivo di Salvini è quella dei Fratelli d’Italia, partitino che detiene la maggioranza nella fondazione di An (quella che amministra soldi e immobili).
Anche qui nulla di nuovo sotto il sole delle Alpi e degli Appennini: Giorgia Meloni, che ha abdicato obtorto collo al ruolo di Marine Le Pen italiana (i numeri sono numeri: meno del 4 per cento alle Europee del 2014), seguita da altri ex missini, ex an, ex pdl.
Come Ignazio La Russa, Fabio Rampelli, Massimo Corsaro.
Non solo, la Meloni è salita sul palco in compagnia di Isabella Rauti, figlia di Pino, che con il marito Gianni Alemanno ha fondato un cantiere per riunire la diaspora della destra postfascista.
In campo anche Barbara Saltamartini, ex Ncd.
Mancava solo Storace, comunque attento sia ai movimenti di Salvini, sia a quelli del forzista ribelle Fitto.
A proposito dell’ex governatore del Lazio: nel marzo di tre anni fa portò in piazza a Roma ventimila persone reali a manifestare contro Monti.
Almeno ottomila in più di sabato scorso.
Fra tante facce note e riciclate l’unica apparentemente nuova è stata quella di Armando Siri, che ha fondato il Pin, Partito Italia Nuova, ed è il teorico della flat tax al 15 per cento, cavallo di battaglia salviniano.
Un ex craxiano con militanza giovanile nel Psi, tanto nuovo non è neanche lui.
Fabrizio d’Esposito
(da “il Fatto Quotidiano”)
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Marzo 3rd, 2015 Riccardo Fucile
MA FORSE NON E’ IL CASO DI DI IMPEGNARSI AD AGEVOLARLI
Dice la ministra Marianna Madia che in Italia “c’è un’attenzione morbosa verso le donne e verso noi ministre — me e Maria Elena Boschi — che non c’è verso gli uomini”, a causa del “sessismo latente”.
Una cosa brutta, specie alla vigilia dell’8 marzo, se fosse vera.
Di “Maria Elena” sappiamo tutto grazie a lei, che per evitare il gossip si fa intervistare da tutti, anche da Chi: la madonna nel presepe vivente, la solitudine senza un fidanzato, la notte al ministero anzichè in discoteca, i 2 chili di troppo, un disastro signora mia.
La Madia invece è più riservata: ancora risuona nell’aria la sua intemerata ai giornalisti che la inseguivano all’ultima Leopolda renziana per domandarle dell’attualità politica: “Sapete perchè non rispondo alle vostre domande? Perchè questo secondo me non è giornalismo di rinnovamento”.
Del resto, la sua comunicazione sobria, schiva e di rinnovamento parla per lei.
I giornali la scoprono nel 2008, quando a 27 anni si candida la prima volta alla Camera, capolista nel Lazio. Sponsor Veltroni, tutor Bettini.
“Sono stata dappertutto, anche a Frosinone! Mi sono persa due volte sul raccordo anulare, ma mi sono divertita molto”.
Tipico itinerario di rinnovamento.
“Vado a letto presto e mi alzo prestissimo. Mangio di tutto, pure la pajata!”.
Dieta di rinnovamento.
Nipote di un deputato missino, figlia di un consigliere Pds, già fidanzata di Giulio Napolitano, collaboratrice di Minoli a Rai2 di Letta jr. in Arel, si dipinge “precaria: ho dovuto lasciare l’appartamento a Prati, vivo a Fregene con la mamma, eppure mi dipingono come l’amica dei potenti”.
Amicizie di rinnovamento.
In tv “mi piace Ferrara e seguo Ballarò”. Tv di rinnovamento.
“A De Mita chiederò consigli”. Di rinnovamento.
Entra a Montecitorio e annuncia: “Porto in dote la mia straordinaria inesperienza”. Risate di rinnovamento.
Alla Camera siede accanto a D’Alema, che la porta nella redazione di Italianieuropei. Intervistata da Radio Luiss, risponde solo a domande di rinnovamento.
Jeans o tailleur? “Non posseggo un tailleur. Forse me lo compro col primo stipendio da parlamentare”. Trucco leggero o pesante? “Non mi trucco mai, non sono capace”. Scarpe da ginnastica o tacchi a spillo? “Stivaletti”. Mise di rinnovamento.
Politico preferito? “L’intelligenza politica di D’Alema è già storia”. Di rinnovamento. A Sette-Corriere racconta la vacanza della vita, a Medjugorje: “Quando sei lì, in realtà non ti interessa capire se è vero o no quel che si racconta. Non cerchi le esperienze sensazionali. Entri in una dimensione di consapevolezza profonda”.
Miracoli di rinnovamento.
Tramontato Max, la Marianna si schiera con Bersani contro Renzi: “Pier Luigi è il miglior premier che l’Italia possa avere. Solo lui ha statura”. Di rinnovamento.
Così viene rieletta deputata, previe primarie dove scorge nel Pd romano “un’associazione a delinquere”. Ma di rinnovamento.
Poi fa un giretto con Civati e infine approda a Renzi. Che subito la promuove responsabile Pd per il lavoro.
Lei per impratichirsi incontra il ministro Flavio Zanonato: gli illustra per venti minuti le sue strategie contro la piaga della disoccupazione giovanile.
Poi, con un filo d’imbarazzo, il titolare dello Sviluppo economico si congratula per il suo entusiasmo, ma le fa presente che forse è meglio parlarne col ministro del Lavoro, Enrico Giovannini.
Lei: “Ma scusa, non sei tu che ti occupi di lavoro?”. Lui la prende sottobraccio con fare paterno e le indica il ministero del Lavoro dall’altra parte della strada: “È laggiù, Marianna, hai sbagliato indirizzo”.
Nessuno saprà mai se avesse sbagliato ministro o ministero.
Il talento va premiato, infatti Renzi la promuove subito ministro della Pubblica amministrazione e Semplificazione.
Lei, a botta calda, commenta: “Sono molto contenta, anche se non ho avuto ancora il tempo di rendermene conto. L’ho saputo mentre guardavo in tv Peppa Pig”.
Cartoon di rinnovamento.
Poi entra subito nei contenuti: “L’articolo 18 non è un problema. Se una cosa deve dividere, tanto vale non dividersi. Se si potesse risolvere il dramma del lavoro cancellando l’art.18 l’avremmo già fatto. Ma non è così”.
Infatti il suo governo cancella l’articolo 18.
Ma il problema, per lei, “è l’opposizione fine a se stessa, non propositiva”: non di rinnovamento, ecco, insomma quella che si oppone.
Il nuovo Senato dei nominati, per esempio, “finirà nei libri di storia”.
L’estate scorsa impazza la moda dell’“Ice Bucket Challenge”, i Vip che si rovesciano un secchio di ghiaccio in testa e nominano altre persone per la catena umana a sostegno della ricerca contro la Sla.
Lei si inonda d’acqua senza ghiaccio, al posto del secchio usa un pentolino, non nomina altre persone e non spiccica una parola per spiegare che intende fare il suo governo (che ha mantenuto i tagli alla ricerca, Sla inclusa) per sostenere la nobile causa. Come se non sapesse proprio cosa sta facendo.
Gavettone di rinnovamento.
Due settimane fa è dalla Bignardi alle Invasioni barbariche. Domande e risposte di rinnovamento come se piovesse: “Non so quando, ma arriveremo al matrimonio tra persone dello stesso sesso”, “Sono cattolica praticante, amo la vita di Gesù”, “Con Di Battista abbiamo fatto i catechisti a 20 anni in parrocchia, poi lui se n’è andato nelle Ande”, “I 5Stelle sono strani, ma singolarmente sono più normali di come appaiono”, “Sono stata in discoteca solo una volta e ho avuto pure uno choc acustico”, “La storia passava in quel momento e io ho scelto profondamente di farlo”, “I miei funzionari ridono sempre” (e non stentiamo a crederlo).
Ora, per carità , i sessisti sono brutte bestie, specie se latenti.
Ma perchè la Marianna e la Maria Elena s’impegnano tanto ad aiutarli?
Marco Travaglio
(da “Il Fatto Quotidiano”)
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