Luglio 10th, 2015 Riccardo Fucile
NEW YORK TIMES RIVELA: “TECNICI DI PARIGI HANNO CONTRIBUITO ALLA STESURA”
Dietro al piano di riforme proposto dal premier greco Alexis Tsipras ai creditori potrebbe esserci lo ‘zampino’ del presidente francese Franà§ois Hollande.
Lo rivela il New York Times, secondo cui il governo francese avrebbe dato un contributo più che sostanziale al pacchetto di riforme appena sottoposto ai creditori dal primo ministro ellenico.
Parigi avrebbe contribuito inviando ad Atene uno staff di tecnici che supervisionasse la stesura del piano.
“C’è un gruppo di persone che è stato mandato ad aiutare i greci a trasformare le parole in fatti”, ha confidato un funzionario dell’esecutivo transalpino al New York Times.
La Francia è stata il Paese europeo che più si è speso per trovare un accordo che impedisca l’uscita della Grecia dell’Eurozona, una prospettiva che molti membri dell’unione monetaria negli ultimi giorni avevano iniziato a considerare non solo un male a cui rassegnarsi ma addirittura una chance di rilancio per la moneta unica.
“La Grecia ha ricevuto un sostegno politico e tecnico vitale da Parigi, un sostegno che ha messo in luce gli approcci contrastanti tra le due grandi potenze dell’Eurozona: la Germania ha svolto il ruolo del poliziotto cattivo, la Francia si è gettata anima e corpo nell’obiettivo di trovare un’intesa”, scrive il quotidiano statunitense, “l’assistenza francese è parsa uno sforzo per assicurare che le proposte greche, consegnate poco prima la scadenza di mezzanotte, fossero il più possibile accurate e accettabili per i creditori”.
(da “Huffingtonpost“)
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Luglio 10th, 2015 Riccardo Fucile
MIGLIAIA DI DONAZIONI PERMETTONO A DANIEL DI REALIZZARE IL SUO SOGNO
La foto di Daniel che studia sotto alla luce di un lampione ha girato il mondo e commosso milioni di
persone.
La sera del 23 giugno Joyce Gilos Torrefranca, una studentessa dell’università di Cebu, l’aveva fotografato e messo su Facebook con la didascalia: “Un bambino mi ha ispirata”.
Il bambino a casa non aveva l’energia elettrica e pur di studiare si era adattato a farlo per strada.
Ed ora lo rivediamo, sempre alle prese coi libri, ma seduto comodamente a un banco di scuola della città di Mandaje.
Daniel ha ricevuto abbastanza donazioni per realizzare il suo sogno: studiare per indossare un giorno l’uniforme della polizia.
La madre ha reso noto che gli è stata affidata anche una borsa di studio universitaria.
(da “La Repubblica”)
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Luglio 10th, 2015 Riccardo Fucile
GERMANIA E FRANCIA DISPOSTE A FARE OSPITALITA’ A 21.000 RIFUGIATI
La strada verso un accordo completo sull’immigrazione ancora non è conclusa, ma è aperta: al vertice informale di Lussemburgo i ministri degli Interni hanno concordato un primo “via libera” alla redistribuzione dei profughi sui paesi dell’Unione, rinviando però l’accordo definitivo al un nuovo incontro, previsto per il 20 luglio.
Che l’emergenza sia conclamata non lo dimostrano solo gli allarmi dell’Alto commissariato Onu per i rifugiati – che anche ieri ha chiesto “una risposta forte dall’Europa” – o le grida d’aiuto delle Organizzazioni non governative: lo dimostra prima di tutto la cronaca, con lo stillicidio di tragedie del mare.
Anche ieri i mezzi della Guardia costiera sono intervenuti in soccorso di quattro gommoni, uno dei quali semi affondato, 40 miglia a nord della costa libica.
I militari italiani sono riusciti a portare in salvo 393 persone, ma hanno contato almeno dodici vittime.
Un altro gommone è stato intercettato dalle motovedette a poca distanza da Lampedusa: a bordo c’erano 106 migranti, che sono stati portati in salvo.
Per i primi soccorsi il ruolo della Marina è insostituibile, anche Amnesty International sottolinea che “le operazioni di ricerca e soccorso stanno salvando migliaia di vite” e parla di “marcata diminuzione del numero dei morti in mare”.
Ma su quello che succede “dopo” serve un’intesa globale europea.
Germania e Francia danno l’esempio: Berlino ha accettato di accogliere 12100 fra rifugiati e richiedenti asilo, compresi novemila oggi ospiti delle strutture italiane o greche.
Anche Parigi ha aperto le sue porte e accoglierà circa novemila persone, fra cui 6752 già presenti in Italia o Grecia.
Gli altri Paesi, invece, per ora non hanno comunicato la loro disponibilità , ma il percorso è avviato.
Anzi, a sentire il ministro lussemburghese degli Esteri e dell’Immigrazione Jean Asselborn, che presiedeva la riunione, “siamo vicini all’obiettivo” e il 20 luglio “saranno necessarie solo due o tre ore” per definire gli ultimi dettagli dell’accordo finale.
Per i reinsediamenti, sottolinea Asselborn “c’è un’eccedenza di offerte”.
In più l’Unione ha incassato anche la disponibilità di tre Paesi extra-Ue: Svizzera, Liechtestein e Norvegia, che hanno espresso l’intenzione di dare una mano.
Prima dell’accordo totale, però, l’Ue dovrà vincere le perplessità di Paesi come Spagna e Austria, che al vertice di Lussemburgo hanno “frenato” e per ora non hanno comunicato quanti rifugiati sono disposte ad accogliere.
Ancora più dura è la posizione della Slovacchia, che si è espressa apertamente contro il sistema dell’accoglienza su base volontaria.
Giampalo Cadalanu
(da “la Repubblica”)
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Luglio 10th, 2015 Riccardo Fucile
FU ANCHE CANDIDATO ALL’OSCAR PER “LAWRENCE D’ARABIA”
Addio all’attore Omar Sharif, l’attore egiziano diventato la “leggenda araba” di Hollywood come
protagonista e co-protagonista di grandi classici come Lawrence d’Arabia e Il Dottor Zivago.
Sharif aveva 83 anni e da poco il figlio Tarek aveva reso noto che soffriva di Alzheimer.
La notizia è stata data dai siti egiziani e poi rilanciata dalla BBC.
Nato nel 1932 ad Alessandria, in Egitto, per il suo ruolo in Lawrence d’Arabia era stato candidato all’Oscar.
Sharif (il cui vero nome era Michel Dimitri Shalhoub), figlio di genitori libanesi, era nato ad Alessandria d’Egitto.
Diplomato all’inglese Victoria College, laureato in matematica e fisica al Cairo, scoprì il cinema quasi per caso nel 1953 grazie al regista Youssef Chahine, che lo scelse per Lotta sul fiume.
In otto anni interpretò oltre 20 film in Egitto, tra cui La castellana del Libano e I giorni dell’amore, che vennero distribuiti anche in Italia.
Per sposare l’attrice Faten Hamama si convertì all’Islam e scelse il nome che lo accompagnerà per la vita, Omar El Sharif.
Omar Sharif inizia la sua carriera d’attore con un ruolo nel film egiziano “The Blazing Sun” nel 1953; il primo film in inglese arriva però solo nel 1962. quando Sharif è chiamato a interpretare Shar?f ‘Ali ibn al-Khar?sh in “Lawrence d’Arabia”. Ecco una delle scene tratte dal film di David Lean
Così si presentò a David Lean che stava scegliendo il cast per Lawrence d’Arabia nel 1961: Lean gli affidò il ruolo dello Sceriffo Alì, tra Peter O’Toole, Anthony Quinn e altri grandi nomi del cinema anglosassone.
La nomination all’Oscar del ’63 fu la naturale conseguenza e gli aprì le porte di Hollywood.
In Italia prestò il suo fascino esotico a film come La caduta dell’impero romano, Marco Polo e Gengis Khan. Poi Lean lo travestì da russo per l’adattamento del Dottor Zivago (1965).
Il successo fu planetario, accompagnato da un Golden Globe che a sorpresa non andò di pari passo con la candidatura all’Oscar.
Tra le sue successive interpretazioni vanno ricordate C’era una volta di Francesco Rosi, La notte dei generali di Anatole Litvak e Funny Girl a fianco di Barbra Streisand, della quale si innamorò subito.
Nell’immaginario collettivo ha incarnato la figura di un uomo ricco, bello, famoso, adorato dalle masse e conteso dalle donne più affascinanti del pianeta.
Oltre al francese e all’inglese imparò l’italiano, il greco e il turco.
Appassionato di bridge, su cui ha pubblicato anche un manuale, era entrato nella lista dei ‘top players’ del gioco.
“Finisci a fare una vita – ha raccontato nella sua autobiografia – in totale solitudine: alberghi, valigie, cene senza nessuno che ti metta in discussione. L’attrazione del tavolo verde per me diventò irresistibile. E ci ho sperperato delle fortune. A un certo momento ho capito e ho deciso di smettere anche con il bridge per non sentirmi prigioniero delle mie passioni. Facevo film per pagare debiti – ricordava ancora – e alla fine mi sono stufato”.
Nel 2005 era stato oggetto di una fatwa in occasione della sua interpretazione di San Pietro in una fiction italiana.
Dopo la quale Sharif ha deciso di tornare a vivere in Egitto insieme al suo unico figlio, Tarek, e i suoi due nipoti, di cui uno – che si chiama come lui – è a sua volta attore.
(da “La Repubblica”)
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Luglio 10th, 2015 Riccardo Fucile
LA MAGGIORANZA AL PD, A SCELTA CIVICA I PIU’ RICCHI
Duecentomila euro al Partito Democratico, 28.140 alla Lega Nord, 24.712 al Movimento Politico Forza Italia.
E’ questo il podio dei contributi girati ai partiti dai contribuenti italiani, attraverso la scelta del 2 per mille.
A partire dal 2014, con riferimento ai redditi dell’anno precedente, ciascun contribuente sceglie se destinare il due per mille della propria imposta sul reddito Irpef al finanziamento di un partito politico, quando compila la dichiarazione.
Ebbene, i politici hanno di che riflettere se è vero che su 40 milioni e 989 mila contribuenti potenziali, il Tesoro ha censito soltanto 16.518 scelte valide.
La base imponibile da cui attingere i fondi ha superato di poco i 162 milioni di euro, per un’erogazione complessiva di soli 325.711 euro.
L’abbinamento della compilazione della dichiarazione dei redditi alla richiesta di finanziamento della politica – verrebbe da dire – è quantomeno infelice (per i partiti). Volendo ridefinire la classica ‘vittoria dell’astensionismo’ che emerge sempre più dalle urne, si può dire che in questo caso il tasso di partecipazione all’erogazione dei contributi è allo 0,04% e quindi il partito del ‘non assegno i soldi’ arriva alla quasi totalità degli elettori/contribuenti.
A Scelta Civica i voti di maggior peso (economico).
Lo spaccato emerge dai dati pubblicati dal Tesoro, Dipartimento delle Finanze.
Una ulteriore curiosità emerge se si divide l’erogato per il numero di contribuenti che hanno scelto un partito, in modo da ottenere l’assegnazione “pro capite”, che ovviamente rispecchia anche il reddito di quel particolare elettorato. In questa graduatoria, Scelta Civica ha incassato la bellezza di 45,5 euro per elettore/erogatore, più del doppio della media di 19,7 euro. In linea il partito democratico, mentre valori superiori si trovano per il Sudtiroler Volkspartei (32,5 euro a testa) e Forza Italia (29,8 euro).
L’Otto per mille, dominio chiesa.
Le Finanze hanno anche pubblicato l’aggiornamento della situazione relativa all’8 per mille.
In questo caso, mostrano le tabelle delle Finanze, le scelte sono state operate da 18.929.945 contribuenti (si fa riferimento ai redditi del 2011 ripartiti nel 2015): è il 45,8% dei contribuenti, che ha disposto un’erogazione di 1,245 miliardi.
Guardando alle scelte fatte dai contribuenti, la maggior parte delle risorse e cioè oltre 1 miliardo sono andate alla Chiesa cattolica selezionata dal 36,75% dei contribuenti (l’80% sul totale delle scelte).
Il 7% ha preferito invece lo Stato (195,6 milioni), seguito dalla Chiesa Evangelica valdese (1,46%) per 40,2 milioni. L’Unione Comunità Ebraiche italiane ha ricevuto 5,8 milioni dallo 0,21% dei contribuenti; la Chiesa Evangelica Luterana 4,1 milioni(dallo 0,15%), le Assemblee di Dio in Italia 1,5 mln (dallo 0,12%).
Poco più di 2,3 mln sono andati all’Unione Chiese cristiane avventiste del 7 giorno (lo 0,08%).
In un confronto con gli anni precedenti, le percentuali restano più o meno invariate e così pure gli importi.
Raffaele Ricciardi
(da “la Repubblica”)
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Luglio 10th, 2015 Riccardo Fucile
“BLOCCHEREMO GLI ISTITUTI”
Stefano D’Errico, segretario dell’Unicobas, una delle sigle più agguerrite contro la Buona Scuola, e
anche quella che ha il maggior numero di aderenti nella scuola della moglie di Renzi: in che modo questa riforma non migliorerà le scuole italiane?
«Per tutti i motivi per cui è incostituzionale. Per la disparità di trattamento sulla titolarità d’istituto tra docenti e personale Ata, per la violazione dell’obbligo della parità di trattamento nei confronti degli amministrati. Tutti hanno un posto fisso, anche chi è impiegato su di una linea di autobus, mentre con questa riforma della scuola gli insegnanti verrebbero inseriti in un organico funzionale, senza scuola fissa, per coprire le assenze dei colleghi o per piccole supplenze. E saranno a disposizione su un territorio che nei casi delle scuole superiori di molte zone d’Italia, potranno essere anche di oltre venti chilometri di ampiezza».
Quali insegnanti saranno a disposizione dei presidi?
«Innanzitutto i neo-assunti, con un incarico triennale: costoro moriranno davvero di “supplentite” e saranno licenziabili in questa fase (dopo essere stati reclutati tramite il sistema pubblico, potrebbero quindi venire liquidati secondo la mera discrezionalità del dirigente). Ma in realtà saranno sottoposti a questo trattamento tutti quelli che faranno domanda di trasferimento».
Avete promesso di bloccare le scuole dal prossimo anno scolastico: come pensate di riuscirci?
«La scuola si regge sul volontarismo e la buona fede dei docenti. A questo punto diciamo basta: abbiamo già dato indicazione di prendere tutti le ferie da subito, così mancherà il numero legale nei Collegi dei Docenti che verranno presto chiamati a votare sul nuovo organico funzionale. E, poi, nessuna collaborazione con i nuovi dirigenti: non è obbligatorio assumere ruoli come quello di vicepreside o di collaboratore. Non parteciperemo ad attività aggiuntive, ai progetti, non sostituiremo i colleghi assenti, non parteciperemo alle gite e non adotteremo testi dell’industria libraria».
Flavia Amabile
(da “La Stampa”)
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Luglio 10th, 2015 Riccardo Fucile
LE BORSE SCOMMETTONO SULL’ACCORDO, OGGI IL VOTO IN PARLAMENTO
Le proposte greche prevedono una manovra da 12 miliardi di euro, con un aumento dell’iva in alcuni settori, una riforma delle pensioni e dell’amministrazione pubblica, in cambio di un aiuto finanziario su tre anni di circa 53 miliardi.
A sua volta il parlamento greco si pronuncerà venerdì con un voto su queste proposte così da permettere o da impedire al governo di Tsipras di negoziare il pacchetto di riforme. Il dibattito in parlamento inizierà alle 13 ora italiana.
Le proposte contenute nel documento saranno immediatamente esaminate dalla ex troika prima di essere sottoposte ai ministri delle finanze dell’Eurozona.
Una riunione dell’Eurogruppo è convocata per sabato alle 15 e potrebbe concludere la trattativa, rendendo inutile il summit straordinario di domenica.
Ma lo scoglio potrebbe essere Syriza, il partito del premier greco, diviso tra progressisti e radicali. Il ministro della Salute rassicura: “Nessuno si prenderà la responsabilità di far cadere un governo che ha 4 mesi”.
In mattinata ci sarà la riunione dei parlamentari della formazione politica in vista del voto del Parlamento.
Il presidente dell’Eurogruppo Jerome Dijsselbloem ha dichiarato che la nuova proposta di Alexis Tsipras per l’accordo con la ex Troika è “completa”.
Un parere ottimista e favorevole che si aggiunge a quello di Hollande.
Per il momento il governo tedesco ha espresso scetticismo.
“La Grecia è più vicina a restare nell’area dell’euro piuttosto che ad uscirne. Il pacchetto di misure presentate dal Governo greco è più elaborato, più dettagliato rispetto alle proposte precedenti. Le misure per la lotta alla corruzione, ad esempio, sono più concrete rispetto alle precedenti”. Ad affermarlo, ai microfoni della radio francese ‘Europe 1’, è l’ex primo ministro belga e leader dei liberali all’Europarlamento, Guy Verhofstadt.
Il presidente francese Francois Hollande promuove la Grecia. Le proposte presentate dal governo di Alexis Tsipras sono “serie” e “credibili” ha detto Hollande sottolineando che “le prossime ore saranno determinanti. Ancora nulla è stato deciso”.
(da “Huffingtonpost”)
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Luglio 10th, 2015 Riccardo Fucile
PROTESTE DAVANTI ALLA PROVINCIA PER LA MANCANZA DI LAVORO
Prima giunta regionale a Taranto per il neogovernatore Michele Emiliano. 
Amara, dato che non è cominciata nel migliore dei modi.
Arrivato davanti alla Provincia in orario, era atteso da qualche decina di persone.
Sostenitori pronti ad applaudire, certo, ma anche qualche contestatore.
“Lavoro, lavoro”, è stato il grido che si è levato più spesso dalla folla, prima che un uomo decidesse di smarcarsi e di aggredire il presidente della Regione dandogli un calcio.
E’ stato subito allontanato dalle forze dell’ordine.
Nessuna conseguenza per il governatore, che ha glissato con un “non me ne sono accorto”.
Resta un clima di tensione sociale nella città pugliese, gravemente provata dalla vicenda Ilva e dall’aumento della disoccupazione.
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Luglio 10th, 2015 Riccardo Fucile
IL GOVERNO DELLE CHIACCHIERE PENALIZZA I PIU’ DEBOLI
Il ddl sull’autismo approvato definitivamente l’8 luglio alla Camera apre una sfida.
Sei articoli, facili e concisi, che promettono interventi efficaci nella diagnosi, cura e trattamento al disturbo senza aggiungere un euro in più al budget sanitario.
“È comunque un passo in avanti — commenta Liana Baroni, presidente nazionale Angsa (Associazione nazionale genitori soggetti autistici) -. Con questo provvedimento per la prima volta l’autismo viene riconosciuto ufficialmente dallo Stato. Fino al 2011, anno in cui l’Istituto superiore di sanità ha pubblicato le prime linee guida, le famiglie erano disorientate, non sapevano come fare valere i diritti dei figli malati. Oggi è diverso, c’è più consapevolezza, ma le regioni finora non hanno messo in pratica le raccomandazioni. La legge serve a renderle obbligatorie”.
Formazione del personale sanitario, progetti a sostegno delle famiglie, centri di assistenza qualificati, promozione dell’informazione: tutti obiettivi che il provvedimento si prefigge e inserisce nei nuovi Livelli essenziali di assistenza. Ecco la novità , appunto.
Poi nell’ultimo articolo si legge: “Dall’attuazione della presente legge non devono derivare nuovi o maggiori oneri per la finanza pubblica”.
Ma i nuovi Lea (che includono epidurale, ludopatia, fecondazione eterologa, screening neonatale per la sordità ), annunciati oltre un anno fa, a che punto stanno?
Dovevano essere pronti per il 31 dicembre 2014.
Stato e Regioni si sono accordati per spostare la scadenza al 30 giugno 2015. Oggi siamo ancora in attesa.
Un piano del ministero da 470 milioni di euro, anche se per le Regioni potrebbero essere di più.
Nel frattempo è stato azzerato l’aumento del fondo per la sanità di 2,3 miliardi di euro previsto per il 2015, e più di quattro miliardi sono stati tagliati dalla legge di Stabilità .
In pratica, con la spending review tra il 2011 e il 2015 il fondo sanitario nazionale è stato ridotto di oltre 31 miliardi.
Continua Baroni: “Un soggetto affetto da autismo costa in media 40/50mila euro l’anno se si considerano cure sanitarie, riabilitazione e sostegno scolastico. Fino adesso — sottolinea — chi voleva interventi ad alta professionalità e percorsi individualizzati ha dovuto pagarseli. E poi dopo i 18 anni la persona autistica diventa un disabile qualsiasi e perde tutti i servizi specifici di cui ha bisogno”.
Gianluca Nicoletti, giornalista di Radio24 e scrittore, papà di Tommy, un ragazzo autistico di 17 anni, e da sempre in prima linea nella battaglia per la patologia non grida vittoria: “Una legge senza soldi a cosa serve? Spero almeno a spendere meglio le risorse pubbliche e a non sprecarle. C’è chi è ancora convinto di mandare in analisi la madre, di prescrivere diete disintossicanti all’autistico o terapie psicodinamiche ormai superate”.
Il ddl (che è a prima firma di Paola Binetti, Pd) lascia aperto un interrogativo.
Quando i genitori vengono a mancare o sono troppo anziani per badare al figlio malato chi ci pensa a lui?
In realtà esiste una proposta di legge sul “Dopo di noi”, voluta dalla deputata dem Ileana Argentin, ancora ferma a Montecitorio però.
Nicoletti aggiunge: “Io da tempo propongo i ‘trust familiari’ e nel mio piccolo li sto sperimentando. Si tratta di mettersi d’accordo con altre famiglie con figli autistici per aiutarsi a vicenda, soprattutto durante le vacanze estive, a turno chi ha la casa al mare o in montagna ospita gli altri”.
Un altro buco nero riguarda i numeri. Di ufficiali sul fenomeno non ne esistono.
I medici si limitano a fare un’ipotesi di quasi 600mila pazienti. Cifre molto approssimative comunque.
Gli unici dati certi arrivano dagli Stati Uniti. Secondo il Center for disease control and prevention (Cdc), un bambino americano su 68 nati rientra tra i disturbi dello spettro autistico.
Con una frequenza quattro volte maggiore nei maschi rispetto alle femmine.
Il totale, calcola il Cdc, è di tre milioni di persone affette negli Usa e di circa 60 milioni nel mondo. Il 2 aprile scorso Miur e ministero della Salute hanno firmato un protocollo d’intesa per tutelare i soggetti autistici nelle scuole e nelle strutture sanitarie.
Sul tavolo finalmente c’è anche una stima degli alunni autistici e la distinzione delle diverse tipologie del disturbo di cui soffrono.
Le difficoltà delle famiglie — Oggi tante famiglie navigano a vista. “I centri di riabilitazione delle Asl non possono prendersi cura di mio figlio, ho ricevuto 17 risposte negative. L’unica soluzione sono le associazioni private a mie spese”, racconta Maria Marassi, madre di Matteo che ha 35 anni e soffre di autismo.
Vive a Roma, è vedova, e campa con la pensione del marito (1600 euro) e l’assegno di invalidità totale del figlio da 250 euro.
Fino a due anni fa Matteo, diplomato in agraria, seguiva il progetto Filippide, finanziato dal comune, che cura la sindrome autistica attraverso lo sport.
“Noi abitiamo in zona Eur, dovevo attraversare tutta la città , non ce la facevo più. Così ho iscritto mio figlio al centro riabilitativo dell’Asl vicino a casa, lo hanno tenuto un anno, poi il 27 aprile mi hanno detto che non avrebbero più rinnovato l’iscrizione e che avrei dovuto portarlo in una rsa (residenza sanitaria assistenziale, ndr). Mi sono rifiutata, quelle strutture non sono specializzate per i problemi di Matteo”.
La signora Maria allora si è rivolta alla onlus “L’erba cresce”.
“Costa 80 euro al giorno, per risparmiare lo vado a prendere nel primo pomeriggio oppure lo mando a giorni alterni. Sono da sola, non posso permettermi di offrirgli l’assistenza che merita”.
Paola Quatrini, presidente della onlus, e mamma di Valerio, ragazzo autistico di 25 anni, confessa: “Io ho chiesto la liquidazione del lavoro quando mio figlio aveva 11 anni per sostenere le terapie cognitive. Hanno dato dei risultati, per fortuna”.
Chiara Daina
(da “Il Fatto Quotidiano”)
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