Destra di Popolo.net

COMICHE PUGLIESI: EMILIANO NOMINA TRE CINQUESTELLE A LORO INSAPUTA E GRILLO GLI DA’ DEL SATANASSO

Luglio 7th, 2015 Riccardo Fucile

IL GOVERNATORE DIMENTICA CHE SAREBBE USO PRIMA CHIEDERE SE UNA ACCETTA L’INCARICO, ALTRIMENTO TUTTO SA DI FARSA

“Adempiere a questa chiamata è un dovere. Spero che accettino”.
E invece no, le donne del M5S dicono no a Michele Emiliano: rifiutano le tre poltrone da assessore nella nuova giunta pugliese.
Sdegnate. Rosa Barone, Viviana Guadini e Antonella Laricchia gridano alla “violenza inaudita” e accusano Emiliano di essere “un grande attore”.
“La paura di essere controllato dalla principale forza di opposizione – dicono con una nota – lo ha portato a compiere quello che è un atto di una violenza istituzionale inaudita nei confronti di tutti i pugliesi. Ci chiediamo come si possa immaginare un atto di violenza tale – continuano i consiglieri pentastellati – proprio nel giorno in cui, nonostante queste ‘finte aperture mediatiche’ avevamo raccolto il suo terzo no ad un nostro concreto tentativo di collaborazione (il primo lo avevamo incassato quando gli abbiamo chiesto un incontro sulle trivellazioni e ha rifiutato, il secondo quando si è rifiutato di incontrarci concedendoci solo qualche ora di slittamento dell’incontro), dopo aver lavorato e fatto al posto suo un esercizio di vera democrazia diretta raccogliendo 160 curricula di pugliesi di qualsiasi orientamento politico che il governatore si è rifiutato anche solo di valutare. Oggi arriva questa notizia che, come se fosse normale apprendiamo dalla stampa a riprova del fatto che si tratta solo di un banale ‘fuoco d’artificio mediatico’ che da un lato ci fa sorridere e dall’altro ci preoccupa molto e forse dovrebbe preoccupare tutti i pugliesi”.
I consiglieri del M5S si tirano indietro, come già  fatto in passato, addirittura a poche ore dal voto quando Emiliano aveva offerto ad Antonella Laricchia la delega all’Ambiente.
E attaccano: “È chiaro che, non esercitando la professione di magistrato da un po’, ha totalmente dimenticato tutto quello che ci auguriamo almeno un tempo sapesse e cioè il principio basilare della democrazia per cui dal risultato elettorale vien fuori una maggioranza e un’opposizione. Entrambe sono importantissime e meritano il massimo rispetto di tutte le istituzioni: rispetto che oggi è andato a farsi benedire”.
“Emiliano satanasso: no a incarichi politici nella giunta, sì a incarichi di garanzia (peraltro dovuti) al Movimento 5 Stelle”. Lo twitta Beppe Grillo, che rimanda a un lungo post pubblicato sul suo blog, dal titolo ‘Emiliano satanasso’, in cui ribadisce il secco ‘no’ del Movimento pugliese al presidente della Regione Puglia, che ha nominato tre grilline come assessori “contro la loro volontà “.
Sul blog Grillo aggiunge: “No a incarichi politici nella giunta, sì a incarichi di garanzia (peraltro dovuti). Gli assessorati Emiliano li dia ai suoi pari nel Pd, il M5S farà  un’opposizione durissima. Questa è politica, Emiliano, non i tuoi giochetti di palazzo”.
Il partito di Grillo aveva già  rifiutato le nomine sostenendo che si era trattato di “un atto di violenza” da parte del governatore.
Che replica così ai Cinque Stelle: “Con il gesto di offrire degli assessorati ho chiesto aiuto al movimento di Grillo per risolvere un problema di parità  di generi, anche se naturalmente sono interessato anche alla qualità  dei loro esponenti M5S”. E poi: “Addirittura qualcuno ha parlato,di un atto di violenza, ma non è così. “Ho sentito di voci relative a una diffida nei miei confronti, come se il mio fosse un gesto di stalking politico, ma naturalmente non era questa la mia intenzione”.
Sulla vicenda interviene anche il coportavoce nazionale dei Verdi, Angelo Bonelli, che dice: ‘Spero che il M5S ci ripensi e accetti proposta di entrare in giunta in Puglia. Io penso che rifiutando gli incarichi il M5S abbia commesso un errore perchè quella sarebbe stata un’occasione per affrontare le gravissime emergenze ambientali e dell’agricoltura come Taranto, Brindisi o la Xylella nel Salento”.

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INGRESSI EXPO, IL FLOP ARRIVA IN COMUNE, NUMERI TAROCCATI

Luglio 7th, 2015 Riccardo Fucile

CONTESTATO IL NUMERO DI 6 MILIONI DI TURISTI, SONO LA META’… SALA IN DIFFICOLTA’

I numeri di Expo? Ora sono diventati un problema politico.
Posto a muso duro dal presidente del consiglio comunale di Milano, Basilio Rizzo, che ha mostrato di non credere alle cifre sui visitatori diffuse dal commissario Expo Giuseppe Sala.
Non si tratta più soltanto dello scostamento tra previsioni e realtà  già  segnalato dal Fatto Quotidiano: Sala ha dichiarato che nei primi   due mesi dell’esposizione gli ingressi sono stati 6 milioni (2,7 a maggio e 3,3 a giugno), quindi 2,8 milioni in meno di quanto previsto nei documenti di Expo Spa (8,8 milioni, 4,1 a maggio e 4,7 a giugno), pari al -30 per cento.
No, sono le stesse cifre di Sala a essere ora messe in dubbio: sono irragionevoli, troppo alte rispetto ai dati dei trasporti.
Il ragionamento è semplice.
Sala sostiene che gli ingressi sono in media 100 mila al giorno, per fare 6 milioni in due mesi.
Ma l’Atm (l’azienda dei trasporti milanesi) porta ad Expo 30 mila persone il sabato e circa 25 mila gli altri giorni.
“Le altre come arrivano?”, si chiede Rizzo. Poche in auto: i parcheggi sono in gran parte vuoti, tanto che i vertici Expo si stanno ponendo il problema di come evitare il pagamento di una penale di 3 milioni alla società  che li gestisce, Arriva/Deutsche Bahn, se nei sei mesi non saranno raggiunti gli 11 mila euro d’incassi.
Poche in pullman e poche in treno, tanto che alla società  regionale Trenord sono preoccupati per aver rafforzato il servizio per avere le carrozze semivuote.
I conti dunque non tornano.
Anche raddoppiando generosamente i numeri Atm, si arriva a 3,5 milioni di visitatori nei primi due mesi.
Si fatica a ipotizzare che possano arrivare a 4 milioni.
Sala si è inventato oltre 2 milioni di ingressi in più?
Il commissario continua a esibire un incrollabile ottimismo: “La gente viene perchè si è divertita e interessata ed il passaparola sta funzionando”.
Lo sostiene il presidente del Consiglio Matteo Renzi, che però ha smesso di sparare cifre: “Expo sta andando benissimo, ci sono tanti leader ma anche tanti cittadini e turisti”.
Basilio Rizzo, implacabile, replica: “Se i parcheggi sono vuoti, se i dati di trasporto pubblico di Atm e Trenord sono sotto le attese, tutta ‘sta gente che ci dicono, da dove arriva?”.
A questo punto la risposta la dovrà  dare il sindaco Giuliano Pisapia, a cui Sala si è appellato: “Nei prossimi giorni faremo il punto con il sindaco”.
Ecco il nodo: Pisapia da una parte non vuole passare per quello che smorza gli ottimismi su Expo, dall’altra non può avallare eventuali numeri falsi.
Diffusi per di più da chi potrebbe diventare, tra qualche settimana, il candidato a succedergli a Palazzo Marino.
I manager di Expo intanto mettono le mani avanti sui prossimi mesi: “Ci sarà  un momento di minori ingressi in agosto. Abbiamo però grandi aspettative per settembre e ottobre”.
Sul successo di Expo, Sala si gioca la candidatura a sindaco di Milano.
Ma se risultasse che mente sui numeri, la sua campagna elettorale avrebbe un pessimo inizio.

Gianni Barbacetto
(da “il Fatto Quotidiano”)

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RENZI NON BLOCCA I PIGNORAMENTI SULLE PRIME CASE

Luglio 7th, 2015 Riccardo Fucile

NON LO RIGUARDANO: ALLA DISPERATA LUI VA A CASA DI CARRAI A SCROCCO

Sì dell’Aula della Camera alle mozioni di maggioranza sulle iniziative volte a sospendere gli espropri delle prime case.
Non passano tuttavia le diverse mozioni presentate dalle opposizioni (M5S, Area popolare, Fratelli d’Italia, Sel) che impegnavano il Governo a procedere a definire con chiarezza impignorabile la prima casa.
I testi approvati sono invece abbastanza blandi: sostanzialmente impegnano il governo solo a “a valutare l’opportunità  di adottare iniziative di rango normativo volte ad individuare misure di natura economica per la gestione dei mutui ipotecari per la prima casa in sofferenza, con particolare riferimento ai nuclei familiari, soprattutto quelli numerosi, che si trovano in situazione di temporanea insolvenza”.
Un ulteriore impegno, previsto dalla mozione Pd, impegna il governo “a valutare l’opportunità  di effettuare un’analisi approfondita ed aggiornata al fine di definire le misure da mettere in campo per arginare il fenomeno dei pignoramenti degli immobili adibiti ad abitazione principale”.
Non passano invece i documenti presentati in Aula alla Camera dalle opposizioni, che chiedevano di bloccare il pignoramento delle prime case.
Nel dettaglio, la mozione M5S prevedeva “la sospensione per 36 mesi della procedura espropriativa immobiliare” al ricorrere di determinate condizioni – fra cui ad esempio che “l’immobile non sia sottoposto a sequestro e a confisca in attuazione della legislazione contro la criminalità  organizzata” – e ad “assumere iniziative per prevedere, al contempo, l’istituzione di un fondo, con dotazione annua di almeno dieci milioni di euro, per la remunerazione degli interessi ai creditori”.
La mozione di Area Popolare prevedeva invece di “sospendere gli espropri relativi alla prima casa” e di “affrontare con misure adeguate lo stato di estrema indigenza” delle famiglie italiane.
La mozione di Sel richiedeva inoltre “una sospensione di 12 mesi dei procedimenti di esecuzione immobiliare esecutivi a carico degli immobili adibiti ad abitazione principale”.
La mozione di Fratelli d’Italia impegnava invece il Governo a “iniziative urgenti volte a sospendere le procedure espropriative relative ad immobili adibiti ad abitazione principale e a stanziare le risorse necessarie al finanziamento di tutti gli strumenti atti a sostenere i soggetti e i nuclei familiari che versino in una condizione di temporanea sofferenza finanziaria”.
Protestano le opposizioni.
Per il Movimento 5 Stelle è “vergognoso il voto contrario alla mozione sulla sospensione dell’espropriazione della prima casa”, che si potrebbe “cancellare se ci fosse il reddito di cittadinanza, un aiuto concreto a chi è in momentanea difficoltà . In Italia non c’è solidarietà  verso chi è in difficoltà , il voto contrario di tutta la maggioranza permette da oggi di perdere la prima casa anche per un piccolo debito, diciamo grazie a Renzi, è lui che porta via il bene primario degli italiani”.
Sorpresa anche Paola Binetti (Ap), la quale ricorda che “la prima casa costituisce un elemento fondamentale del patrimonio delle famiglie italiane e il fatto che sia aumentato in modo elevato il numero dei pignoramenti registrati in Italia in questi ultimi anni accentua in modo significativo la sensazione di ansia e di precarietà  in cui vivono molte famiglie. Sorprende che il Governo per fare parere favorevole alla mozione chieda che venga tolto proprio il primo punto: quello che parla di impignorabilità  della prima casa. Ciò in flagrante contraddizione con quanto disposto sia dal decreto-legge ‘del fare’, in cui all’articolo 52 si dice chiaramente che l’agente della riscossione non può dare corso all’espropriazione se la casa è l’unico immobile di proprietà  del debitore. E con la sentenza della Corte di cassazione, del 12 settembre 2014, che stabilisce l’impignorabilità  da parte di Equitalia e ne estende la validità  anche per i procedimenti in corso. Sorprendente- conclude la Parlamentare- quindi il parere del sottosegretario ma essenziale la tutela del diritto dei cittadini alla prima casa”.

(da “Huffingtonpost“)

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TSIPRAS CHIEDERA’ UN PRESTITO PONTE DI 7 MILIARDI, JUNCKER CERCA DI MEDIARE

Luglio 7th, 2015 Riccardo Fucile

LA GRECIA PRESENTA UN PIANO AI CREDITORI

Il premier Alexis Tsipras si appresta a chiedere agli altri leader Ue un prestito ponte da 7 miliardi di euro “al più presto”, possibilmente “entro le prossime 48 ore”, per fare fronte all’emergenza, cioè i futuri debiti in scadenza.
A riferirlo sono state fonti europee, nel giorno in cui si riuniscono, per la prima volta dopo la vittoria del no al referendum, l’Eurogruppo e l’Eurosummit.
Durante il quale il leader di Syriza avanzerà  appunto nuove proposte ai creditori. Secondo la Sueddeutsche Zeitung, Atene sarebbe pronta a presentare “proposte che sostanzialmente coprono il piano di riforme rifiutato attraverso il referendum”, chiedendo però eccezioni sull’Iva, tagli più moderati alle spese militari e un rallentamento della riforma delle pensioni.
In pratica, richieste identiche a quelle avanzate martedì scorso in una lettera inviata alla ex troika .
Quel giorno, l’Eurogruppo aveva deciso di non decidere e aspettare il risultato della consultazione “prima di ogni nuovo negoziato“, congelando i contatti con il governo ellenico.
Ora, dunque, quelle stesse proposte e concessioni tornano sul tavolo. Con la differenza che ora il Paese ha bisogno immediato di ossigeno finanziario: le banche sono chiuse da dieci giorni e lo rimarranno almeno fino a mercoledì, così come la borsa, e lunedì sera la Bce ha congelato a 89 miliardi di euro la liquidità  messa a disposizione degli istituti, riducendo in più il valore attribuito ai titoli forniti come garanzia.
In mattinata il presidente della Commissione europea Jean Claude Juncker, intervenuto alla plenaria del Parlamento europeo a Strasburgo, aveva detto che “l’Unione europea e la Commissione sono pronte a fare di tutto per arrivare in un arco di tempo ragionevole a un accordo con la Grecia: dobbiamo trovare una soluzione e oggi cerchiamo di mettere ordine, di ristabilire la fiducia, di riaprire il dialogo e di comprendere le posizioni reciproche”.
Per il presidente Ue, però, non si può trovare un accordo se “il governo greco non spiega come districarci da questa situazione”.
Ma il lussemburghese ha attaccato anche Berlino, che dopo la vittoria del no alle proposte della ex troika ha assunto posizioni dure solo in parte ammorbidite lunedì sera: “Il ruolo della Commissione Ue rispetto alla Grecia viene molto criticato, in alcuni Stati specialmente dove si parla tedesco“, ha detto Juncker. Ma “io sono un politico: è sorprendente che riguardo alla Grecia si possano esprimere tutti tranne il sottoscritto non mi lascio mettere museruola, sono stato eletto. Lo stesso vale per il presidente del Parlamento Ue che non è una tigre di carta e può esprimersi”.
Il riferimento è al tedesco Martin Schulz, che la scorsa settimana ha fatto (come Juncker) campagna per il sì al referendum e domenica è stato il primo a parlare della necessità  di un piano di aiuti umanitari per la Grecia.
Idea ribadita lunedì dal vice cancelliere Sigmar Gabriel e fatta propria dallo stesso Juncker, che ha promesso che la commissione Ue farà  “di tutto per aiutare i cittadini greci, di cui molti si trovano in miseria, ma senza dimenticare il resto d’Europa”.
Ora, secondo il lussemburghese, occorre voltare pagina e puntare solo all’obiettivo di mantenere la Grecia nell’Eurozona.
Prima di Juncker, era stato il primo ministro francese Manuel Valls, in attesa dell’Eurosummit delle 18, a chiarire che contrariamente a quanto sostiene Berlino “le basi di un accordo per il salvataggio finanziario della Grecia esistono”, aveva detto Valls intervistato da Rtl, assicurando che per la Francia non ci sono “tabù” sulla ristrutturazione del debito pubblico greco.
Nel frattempo dal Cremlino fanno sapere che Vladimir Putin ha parlato al telefono con il presidente francese Francois Hollande. Ieri è stato il premier greco Alexis Tsipras a parlare con il presidente russo, che ha detto di auspicare il raggiungimento di un accordo tra Atene e i creditori il prima possibile.

(da “il Fatto Quotidiano“)

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“E’ VIZIATA”, DODICENNE RIFIUTATA DAL CAMPO ESTIVO

Luglio 7th, 2015 Riccardo Fucile

NEGATA L’ISCRIZIONE: “E’ INTRATTABILE”, MA I GENITORI PENSANO CHE LA DEBBANO SOPPORTARE GLI ALTRI

Respinta dai campi estivi parrocchiali perchè troppo viziata e per questo ingestibile.
È il caso di una ragazzina di 12 anni che vive in un quartiere a Padova sud.
A denunciare l’accaduto sono stati i genitori perchè «amareggiati». Un caso singolare con due ricostruzioni: da una parte quella del parroco responsabile del centro che spiega come Camilla, nome di fantasia, sia una ragazzina viziata e per questo difficile e intrattabile dagli animatori.
Dall’altro la famiglia che ammette come l’adolescente possa fare qualche capriccio, ma come tutti i ragazzi della sua età .
«Mai avremmo pensato di affrontare una situazione così incresciosa», racconta mamma Laura, «Nostra figlia ha partecipato due volte ai campi estivi della parrocchia rimanendone soddisfatta. Carica di entusiasmo, anche quest’anno si è presentata per essere ammessa. Ma l’iscrizione le è stata negata. Motivo? Risulta essere una ragazzina “difficile” e “viziata”.
“Nostra figlia è una ragazzina come molte altre della sua età  e molti genitori possono rientrare in questo tipo di problema, se problema si può definire. Ma non per questo una ragazzina di12 anni va esclusa dalla partecipazione ad una gita collettiva. Tale rifiuto ha provocato in nostra figlia una profonda delusione e una grande amarezza. Ma quali sono gli episodi contestati?
Per gli animatori Camilla non vuole mangiare, non le piace niente, salvo svegliarsi con il desiderio di una pasta in piena notte.
E poi: «Se la sfiori urla che ti denuncia e trascina anche gli altri bambini».
E così al “no” del don i genitori hanno scritto alla Diocesi, al Consiglio pastorale e al sacerdote.
Il quale, a sua volta, ha risposto alla famiglia in privato: «Carissimi, la vostra lettera mi ha lasciato un po’ di amarezza: i problemi educativi si risolvono solo con un vero rapporto personale basato sul dialogo e sull’ascolto reciproco. I nostri animatori, che sono i veri interessati al problema, hanno cercato in tutti i modi di fare presenti le loro difficoltà  nel gestire in modo positivo il carattere di vostra figlia, ma non hanno ritrovato nessun riscontro. Dopo due anni di sforzi e di fatiche, non vedendo miglioramenti nella situazione, hanno ritenuto di non essere in grado di gestire bene il caso e pertanto hanno ritenuto che la decisione di sospendere l’iscrizione al campo fosse la più conveniente per dare un aiuto alla ragazza a migliorare il suo comportamento. È stato un segno educativo, simpatie e antipatie non c’entrano nulla»
E ancora: «Nessuno ha mai inteso escludere la ragazza dai suoi amici, ma soltanto aiutarla a crescere veramente per una migliore realizzazione della sua vita».
«La bimba», aggiunge il don, «non segue nessuna regola e non si adatta a nulla, ma una regola con 35 bambini è necessaria. Ho parlato con il papà  prima di negarle la partecipazione, rassicurandolo che l’anno prossimo, se la piccola fosse cresciuta grazie a questo no, l’avrei reinserita nel gruppo. Ma di fondo c’è un problema educativo: sono stato prof del papà  della piccola e gli ho parlato come quando era ragazzo, sua figlia deve imparare a vivere in comunità  e rispettare le regole. Lei è capricciosa, ha già  litigato con l’animatore del Grest e con gli organizzatori della sagra».

Elvira Scigliano
(da “il Mattino di Padova”)

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APPALTI, SI CAMBIA: BOLOGNA SCAVALCA IL JOBS ACT E RIATTIVA L’ART.18

Luglio 7th, 2015 Riccardo Fucile

SUI LAVORI PUBBLICI VIA AL REQUISITO DEL MASSIMO RIBASSO… E SUI CONTRATTI RESTANO LE TUTELE DI PRIMA

Un accordo per evitare distorsioni negli appalti affidati dal Comune di Bologna e delle sue società  controllate, che viene firmato per la prima volta assieme da sindacati e imprese.
E che suscita l’apprezzamento di tutti ma in particolare di Cgil e Cisl, secondo cui “questa intesa neutralizza il Jobs act”.
“È stata accolta la proposta che avevo lanciato alla manifestazione di don Luigi Ciotti, ora vogliamo estenderlo anche agli altri Comuni della città  metropolitana”, spiega il sindaco, Virginio Merola, che dal palco di Libera in marzo aveva annunciato un testo che puntasse sulla legalità  nell’intricato mondo degli appalti.
Stop al massimo ribasso.
Dopo mesi di trattative, ieri, lo hanno sottoscritto tutti: Comune, sindacati, industriali, costruttori, cooperative e artigiani.
L’accordo ha validità  triennale, sostituisce quello firmato nel 2005 da Sergio Cofferati con i sindacati e punta sui quattro temi: la legalità , la tutela del lavoro, i tempi certi per il pagamento alle aziende e il sostegno alle imprese di qualità .
Prevede l’abbandono delle gare al massimo ribasso in favore dell’offerta economicamente più vantaggiosa, che riserva meno peso al prezzo delle offerte, e poi il riconoscimento nei bandi di gara del rating di legalità  delle imprese, aprendo inoltre alla co-progettazione del welfare con utenti e aziende del settore, il cosiddetto “sistema-Brescia”.
“Salvo” l’articolo 18.
Inoltre, verrà  inserito un “curriculum di reputazione” per premiare le imprese più virtuose.
Al capitolo lavoro si prevede il rispetto dei contratti nazionali e della clausola sociale, che garantisce in caso di cambio d’appalto il passaggio di tutti i dipendenti, riservando più punti a chi assume lavoratori svantaggiati.
Ma il passaggio avverrà  con l’obiettivo “del mantenimento dei diritti e delle condizioni retributive di provenienza dei lavoratori”, si legge nell’accordo.
Compreso articolo 18 e altri diritti: quanto basta alla Cgil per dire che “il Jobs Act qui è stato neutralizzato”.
“A noi il Jobs act non basta”.
Non bisogna togliere diritti “ma creare buona occupazione”, spiega Sonia Sovilla, del sindacato. E anche il segretario della Cisl Alessandro Alberani sottolinea “che l’accordo garantisce una clausola che nel Jobs Act non c’è”.
“A noi il Jobs Act non basta, a Bologna puntiamo su appalti di qualità “, rinforza l’assessore Matteo Lepore.
Mentre per il sindaco l’intesa potrebbe servire da modello per Stefano Bonaccini, che sta lavorando al Patto sul lavoro.
“Credo che la Regione possa prendere a riferimento questo accordo, su cui hanno convenuto tutte le parti sociali”, dice il sindaco.

Marco Bettazzi
(da “La Repubblica”)

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JUNCKER A MUSO DURO CONTRO LA GERMANIA: “NON MI FACCIO METTERE LA MUSERUOLA”

Luglio 7th, 2015 Riccardo Fucile

PAROLA D’ORDINE “EVITARE GREXIT”…. OGGI RIUNIONE EUROGRUPPO

“Voglio evitare la Grexit, sono contrario, cercherò di evitarlo fino alla fine”.
A dirlo è il presidente della Commissione Ue Jean Claude Juncker, davanti al Parlamento europeo.
“C’è chi di nascosto punta sull’uscita della Grecia. In Europa non esistono risposte facili. La commissione Ue farà  in modo che riprendano i negoziati”.
Lasciare il negoziato è stato “un grave errore”, aggiunge Juncker, riferendosi alla decisione della delegazione greca di interrompere le trattative dieci giorni fa.
Il governo greco “ci deve dire come si vuole districare da questa situazione”, ha aggiunto Juncker, sottolineando che servono “proposte concrete” e che la situazione “non si risolve in una notte”.
Il leader lussemburghese esprime rispetto per il voto greco ma segnala di “non aver capito” cosa è stato chiesto ai cittadini, perchè il popolo “ha votato No su un testo che non è più sul tavolo”.
Juncker replica alle critiche che provengono da “alcuni Stati specialmente dove si parla tedesco”, dicendo che “o si vuole una Commissione politica o la vogliono di alti funzionari. Io sono un politico. È sorprendente che riguardo alla Grecia si possano esprimere tutti tranne il sottoscritto. Non mi lascio mettere museruola, sono stato eletto. Lo stesso vale per il presidente del Parlamento Ue, che non è una tigre di carta e può esprimersi”.

(da “Huffingtonpost”)

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IL CERCHIO TRAGICOMICO DI TOTI, ORA IN REGIONE NASCE IL “GRUPPO TOTI” DISTINTO DA FORZA ITALIA

Luglio 6th, 2015 Riccardo Fucile

CAVO E GIAMPEDRONE DOVEVANO DIMETTERSI DA CONSIGLIERI E LASCIARE SPAZIO ALLA LAURO, ORA PARE CI RIPENSINO… E RIXI HA PAURA DI PRENDERSI LA DELEGA AI TRASPORTI: CON L’ARIA DI CONTESTAZIONE CHE TIRA FINISCE CHE GLI SCIUPANO LA MESSA IN PIEGA

Toti e il suo cerchio magico stanno spolverando le ultime poltrone da assegnare (fatta la Giunta regionale, restano quelle in similpelle per i peones, come le presidenze delle commissioni).
Toti aveva detto: “chi farà  l’assessore dovrà  dimettersi da consigliere regionale”, anche perchè la maggioranza regionale è di un solo consigliere e se un assessore è impegnato sul territorio si rischia di andare sotto.
Di quelli eletti hanno subito fatto orecchie da mercante i leghisti Viale e Rixi, il forzista Marco Scajola e il fratello d’Italia Berrino.
Restavano i fedelissimi di Toti, ovvero il vicino di casa Giampedrone e l’amica della moglie, Italia Cavo.
Pareva dovessero dimettersi per lasciare il posto a Lilli Lauro, altrimenti Biasotti si suicida, e regalarne uno alla Lega .
Ma ora pare ci abbiano ripensato e hanno rinviato tutto all’autunno.
Qual’è il problema? Se la giunta cade, non sei più assessore e non prendi neanche più gli 8.000-10.000 eurini dello stipendio da consigliere, se ti sei dimesso.
Quindi nessuno molla la potrona facilmente.
Poi c’è la fuga dai problemi: la patata bollente dei trasporti regionali con le aziende pubbliche in rosso e lavoratori incazzati.
Meglio non rischiare di rovinarsi la messa in piega in qualche tumulto, deve aver pensato Rixi che non gradisce la delega.
L’ideale sarebbe Berrino (Fdi) che notoriamente di capelli da sistemare non ne ha. Ma Berrino ricorda a Toti che il turismo era stato promesso a Fdi e vuole quello: visto la percentuale di vecchie glorie nel suo partito vorrà  forse favorire il turismo della terza età ?
Oggi vedremo come andrà  a finire.
Di certo pare che il cerchio tragico di Toti farà  gruppo a parte rispetto a Forza Italia: caso singolare che il numero due di Forza Italia faccia un “gruppo Toti” a sè, con Cavo e Giampedrone.
I maligni dicono perchè così gestiscono i fondi del gruppo da soli, senza doverli dividere con quelli di Forza Italia.
Ma non erano quelli per la famiglia tradizionale unita?

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RIPARTE LA TRATTATIVA GRECIA-UE: APERTURA ALLA PROPOSTA GRECA PURCHE’ SIA “SERIA”, IL FMI OFFRE ASSISTENZA TECNICA

Luglio 6th, 2015 Riccardo Fucile

DRAGHI NON AUMENTA LIQUIDITA’ ALLE BANCHE PER FARE PRESSIONI SUL NEGOZIATO…TSIPRAS INCASSA L’APPOGGIO DI QUASI TUTTI I PARTITI

Al termine dell’atteso Consiglio direttivo della Bce, arrivano due notizie: una buona e una cattiva, per i greci.
Da un lato la Banca Centrale lascia invariato il tetto dell’Ela, i fondi di emergenza che tengono in vita gli istituti di credito greci a rischio collasso.
Ma, dall’altro, chiede maggiori garanzie per ottenere la liquidità .
Con questa correzione le banche greche dovranno aumentare i titoli portati a garanzia per avere lo stesso ammontare di prestiti.
Nel day after greco, la mossa dell’Eurotower chiude il cerchio delle reazioni alla vittoria del No nel referendum greco.
Tutti i protagonisti hanno messo sul tavolo le loro condizioni.
E tutti hanno lanciato segnali distensivi per dare una nuova spinta alle trattative, in vista dell’Eurogruppo di martedì.
Da Tsipras al Fondo Monetario Internazionale, da Hollande a Merkel fino a Mario Draghi, la volontà  è quella di riaprire il tavolo e arrivare velocemente a un accordo.
La decisione della Bce di mantenere stabile la liquidità  d’emergenza era nell’aria: un aumento sarebbe stato un aiuto evidente al governo di Alexis Tsipras, e di certo non sarebbe stato accolto con favore dai creditori internazionali.
Un taglio della liquidità  avrebbe invece condannato definitivamente le banche greche all’insolvenza.
Una via di mezzo, quella presa dal consiglio della Bce, ma non senza un prezzo: l’aumento dell’haircut sul valore dei titoli greci portati in garanzia dei prestiti è un modo per fare pressione sulle parti per trovare un accordo al più presto.
Tanto sui creditori, ben consapevoli che queste condizioni non possono tenere a lungo in vita gli istituti di credito greci.
Ma soprattutto sul governo di Atene, che non è ancora in condizione di riaprire le banche (chiuse almeno fino a mercoledì) e di eliminare il controllo sui capitali.
Non solo Francoforte.
Il primo “gesto di buona volontà ” lo ha fatto il governo di Alexis Tsipras di buon mattino, quando ancora non era stata smaltita l’euforia per la vittoria dell’OXI: le dimissioni di Yanis Varoufakis da ministro delle Finanze.
Atene ha lanciato un messaggio chiaro al Brussells Group, facendo fare un passo indietro al ministro “perditempo e dilettante” (così era stato definito Varoufakis all’Eurogruppo di Riga dai suoi colleghi).
La volontà  di trovare un accordo, e di trovarlo rapidamente, è dimostrato secondo Atene dall’avvicendamento al ministero delle Finanze, ora guidato da Euclid Tsakalotos a cui lo stesso Tsipras aveva affidato i negoziati dopo che l’Eurogruppo ‘sfiduciò’ il ministro in T-shirt.
Atene sembra quindi intenzionata a portare al vertice di domani una proposta che si rifà  all’ultima (tentata) mediazione, prima che il tavolo delle trattative saltasse con l’indizione del referendum.
Tsipras può contare anche sull’appoggio dei leader dei partiti greci (a eccezione del Partito comunista e di Alba Dorata) che hanno ufficialmente dato mandato al premier di riaprire i negoziati con Bruxelles per giungere a un’intesa definitiva.
Nel mandato c’è però anche un riferimento alla “ristrutturazione” del debito, quella ristrutturazione della quale a Berlino non vogliono sentir parlare.
Merkel e Hollande aspettano: al termine del loro incontro, con una dichiarazione congiunta, hanno passato la palla a Tsipras: “Ora tocca a lui fare proposte serie e concrete”.
E, in risposta al passo in avanti fatto con il “sacrificio” di Varoufakis, hanno lanciato messaggi di distensione: “C’è urgenza”, le proposte di Tsipras devono arrivare “entro questa settimana”, ha detto Merkel.
“Rispettiamo l’esito del referendum greco ma dobbiamo tenere conto anche di ciò che pensano gli altri 18 Paesi dell’Eurogruppo. Anche questa è democrazia. La porta per Atene resta aperta”.
Mano tesa anche da Washington.
II direttore del Fondo Monetario Internazionale Christine Lagarde ha fatto sapere di essere pronta a intervenire, se la situazione dovesse peggiorare: “Il Fmi sta monitorando la situazione da vicino ed è pronto ad aiutare la Grecia se Atene lo chiederà “.
Ma l’aiuto sarebbe “tecnico”, non economico, chiarisce Lagarde: “L’FMI non può sborsare liquidità  in aiuto fino a quando la Grecia resta in arretrato sui pagamenti” al fondo stesso.
Il 30 giugno scorso Atene è diventata la prima nazione avanzata a non onorare i propri impegni verso l’istituzione non avendo rimborsato quota 1,5 miliardi di euro dovuti entro quella data.

(da “Huffingonpost”)

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