Agosto 20th, 2015 Riccardo Fucile
CL STA SEMPRE CON CHI COMANDA E DATO CHE IN ITALIA CAMBIA SPESSO GOVERNO CL CAMBIA SPESSO IDEA
Oggi a Rimini si inaugura il 36° Meeting per l’amicizia fra i popoli, ma soprattutto fra Comunione e
Liberazione e il governo di turno: guest star Matteo Renzi con cinque suoi ministri.
E tutti a chiedersi se la Compagnia delle Opere, braccio finanziario di Cl, si sia per caso convertita al renzismo.
Domanda sbagliata: come tutti i soggetti di saldi principi, la Cdo sta sempre con chi comanda. E, siccome l’Italia cambia spesso governo, la Cdo cambia spesso idea.
La prima volta, nel 1980, c’era Andreotti, quintessenza della Dc e santo patrono e padrino di Cl, col giovine Formigoni a reggergli la borsa (lì il “movimento ecclesiale” anticipò il suo fiuto rabdomantico per i futuri protagonisti delle cronache giudiziarie: ne avesse mancato uno).
La seconda volta, nell’81, troneggiava il primo premier laico, Spadolini.
Nell’82 direttamente papa Wojtyla, ubi maior.
Nell’83 Forlani, vicepremier di Craxi. Nell’84 Fanfani. Nell’86 addirittura Gava. Nell’88 De Michelis, ri-Spadolini, ri-Andreotti, ma soprattutto Martelli, accolto come una star perchè Cielle flirtava col Psi.
Nel ’91, contrordine ciellini: la nota lobby puntava sul governissimo Dc-Pci, dunque ecco D’Alema, diciamo, che riuscì a oscurare il picconatore Cossiga. Andreotti saltò un giro, in punizione per la guerra all’Iraq degli adorati (da Formigoni) Saddam Hussein e Tarek Aziz.
Nel ’92, coi primi avvisi di garanzia ai tangentari e dunque ai capi del Movimento popolare, gran sfilata di De Mita, Veltroni e Rutelli.
Nel ’93, con mezzo verticeciellinoinquisito,nessun leader di partito, in compenso Kohl e Scalfaro: Formigoni, che aveva capito tutto, lanciò una nuova corrente Dc col plurindagato Sbardella, detto lo Squalo, e il vice di don Giussani lo definì “il politico più stupido del mondo”.
Nel ’94 B. era appena salito al governo contro i giudici, e Cl dietro: lui non venne, però mandò la Pivetti, la Maiolo e i ministri Biondi, Mastella, D’Onofrio e Guidi.
Nel ’95 governava Dini, ed ecco i suoi ministri Susanna Agnelli e Treu.
Nel ’96 vinse Prodi, non molto popolare nel Movimento Popolare: ergo niente politici. Romiti però, essendo imputato, sì.
Nel ’97 c’era l’inciucio Bicamerale per mettere il guinzaglio ai pm: tappeto rosso a Boato.
Nel ’98, i dalemiani Bersani e Turco. Nel’99 già governava D’Alema, allora Cl chiamò Prodi, più Galan.
Nel 2000 la prima volta di B., che finanziava la baracca dall’inizio, con altri galantuomini tipo Ciarrapico e Tanzi.
Nel 2001 mezzo governo B. va in gita premio a Rimini: Tremonti, Castelli, Gasparri, Moratti, Sirchia, Maroni, Buttiglione, Pisanu, più Bersani (cerniera fra coop bianche e rosse).
Nel 2002 il tema era “La contemplazione della bellezza”, infatti arrivarono Pera, B., Moratti,Sirchia,Gasparri,Buttiglione, Alemanno e Matteoli.
Nel 2003, oltre a Bersani (ormai parte del mobilio), sbarcarono Fini,Fassino,Pisanu, Formigoni, Frattini, D’Alema e Fassino.
Nel 2004 ri-Bersani, Albertini, Follini, Enrico Letta eVeltroni,poi i promotori si accorsero che non c’erano pregiudicati e corsero a invitare gli ex Nar Fioravanti e Mambro e l’ex Br Mantovani.
Nel 2005 Pera, Ferrara, Magdi Non-Ancora-Cristiano Allam, Fini, Pisanu, Tremonti e financo la Roccella.
Nel 2006, col ritorno della sinistra, Rutelli, Mastella e l’eterno Bersani, ma anche B. e, in rappresentanza di Cosa Nostra, Andreotti e Cuffaro.
Nel 2007 Bersani, Chiti e Tremonti.
Nel 2008, sul tema “Protagonisti o nessuno”, si scelse la seconda opzione: Sacconi, Bondi, Frattini, Alfano, Alemanno, Formigoni, Lupi, Gelmini, Calderoli, Gasparri, Magdi Ora-Sì- Cristiano Allam e — sorpresona —Bersani.
Nel 2009 passerella di scienziati per l’anniversario di Galileo: Schifani, Scajola, Tremonti, Sacconi, Gelmini, Calderoli e — indovinate un po’? — Bersani.
Nel 2010 standing ovation per il card. Scola e mons. Marchionne.
Nel 2011 B. è al tramonto, ma non a Rimini: sfilano Alfano, Tremonti, Frattini, Mauro, Alemanno, Calderoli, Maroni, Lupi, Matteoli, Sacconi, Tajani, Romani.
Però si capisce che comanda Napolitano, infatti la kermesse la apre lui con un monito extralarge.
Nel 2012 Monti va al governo e chi ti spunta al Meeting? Monti (con Passera).
Nel 2013 Letta va al governo, e chi ti sbuca a Rimini? Letta.
Nel 2014 va su Renzi, e chi ti invita la Cdo? Renzi. Che però ha da fare (“una riforma al mese”, mica cazzi).
La slurpata è rinviata al 2015, dal titolo “Di che è mancanza questa mancanza, cuore, che ad un tratto ne sei pieno?”, tratto non dal solito film della Wertmà¼ller, ma da una poesia di Luzi.
Massima solidarietà a Giorgio Vittadini, ras della Cdo e docente di Statistica, cattedra utilissima per calcolare quanti governi gli son piaciuti in questi 35 anni: tutti.
Di D’Alema disse nel 1998: “È tra i buoni dell ‘Ulivo”. E di B. nel 2000: “Non possiamo restare neutrali, dobbiamo schierarci con chi porta avanti le nostre battaglie di una vita sui temi più alti: scuola libera, sussidiarietà , libertà d’impresa e lotta agli eccessi della magistratura”. E di B. nel 2005: “Ci ha delusi ma continuerò a votarlo”. E di Letta nel 2013: “Il suo governo deve durare per tutta la legislatura. Per noi è una scelta di campo”.
E di Renzi, che l’aveva appena rovesciato nel 2014: “B. ha fallito, fu un errore votarlo: facciamo il tifo per il governo Renzi”.
Ma la più bella Vittadini l’ha detta l’altro ieri: “La nostra politica non è partitica. La chiave politica del Meeting è parlare di Abramo, della nascita dell’Io nell’incontro con Dio”.
Ora, non sappiamo il Padreterno, ma Abramo si starà grattando nella tomba.
Marco Travaglio
(da “il Fatto Quotidiano”)
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Agosto 20th, 2015 Riccardo Fucile
BRUGNARO NON RISPONDE NEL MERITO ALLE OSSERVAZIONI DI ELTON JOHN E REPLICA DA PANTALONE
Il “fora gli schei!” con il quale il sindaco di Venezia Brugnaro ha risposto (per così dire) a Elton John, che lo accusa di omofobia, è parente stretto del “prenditeli a casa tua!” che echeggia ogni volta che qualcuno spende mezza parola in favore dell’accoglienza dei profughi.
È una non risposta, è il motteggiare becero e furbo con il quale si pretende di mettere a tacere chi solleva un problema, certi dell’applauso degli altri beceri e degli altri furbi
Il miliardario gay che si permette di criticare una censura di libri scolastici ritenuti “contro la famiglia naturale” pare fatto apposta per essere sottoposto al pernacchio popolare.
Che cacci “gli schei”, lui che ne ha molti, e non rompa le scatole con ‘ste storie di gay, che non se ne può più.
Che rapporto ci sia tra un’accusa pubblica di omofobia e l’invito, per tutta risposta, a scucire quattrini, è cosa che solo il sindaco e la sua claque possono aver chiara: contenti loro, che magari si beano di avere rimesso al suo posto il riccone eccentrico. Resta il problema che il sindaco di Venezia è, per ruolo, persona sotto i riflettori del mondo: tanto è vero che del suo ridicolo vaglio di libri scolastici virtuosi e viziosi si è occupata la stampa mondiale.
Non potrebbe dotarsi di un consulente per le pubbliche relazioni?
È possibile che Elton John, con gesto sensibile, glielo pagherebbe pure.
Michele Serra
(da “la Repubblica”)
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Agosto 20th, 2015 Riccardo Fucile
PARTE A OTTOBRE LA “FRATTOCCHIE” DEL CARROCCIO IN UN GUAZZABUGLIO IDEOLOGICO… LO DIRIGE UN EX SOCIALISTA TROMBATO ALLE ELEZIONI
L’ex ministro delle Finanze greco Yanis Varoufakis e il segretario generale della Fiom Maurizio
Landini sarebbero tra i docenti invitati dalla Lega a tenere lezioni al corso di formazione politica che il Carroccio organizzerà tra Milano e Roma a partire dall’autunno.
Lo scrive oggi Repubblica.. “L’invito – scrive il quotidiano – è partito per entrambi”.
L’idea del Carroccio è un ciclo di lezioni suddivise su sei giorni diversi, con una sala a Roma e una a Milano.
La prima riservata ai possibili dirigenti di “Noi con Salvini”, il movimento lanciato dal segretario ; la seconda più classicamente in salsa lumbard .
Costo di iscrizione: 590 euro. Che non è pochissimo, a dire il vero. Si parte l’11 ottobre e si finisce il 3 aprile.
Matteo Salvini ha affidato l’organizzazione ad Armando Siri, che non ha un cursus honorum leghista: ex socialista, poi fondatore del non fortunato Partito Italia Nuova, è l’ideologo italiano della “Flat Tax” al 15 per cento.
«Vogliamo aprirci a idee, visioni e culture diverse. L’impostazione che abbiamo dato al programma non è militante ma cerca una contaminazione utile per fornire una solida infarinatura ai partecipanti»,
L’ex ministro greco e il sindacalista Fiom non sarebbero però gli unici ospiti illustri. La Lega avrebbe inoltrato l’invito anche all’ex direttore del Corriere della Sera Ferruccio de Bortoli e al leader del Front National Marine Le Pen.
Già incassati invece i sì del membro del Csm Elisabetta Alberti Casellati e l’economista no euro Alberto Bagnai.
Il numero di partecipanti massimo è di 300, ma per iscriversi è necessario compilare un questionario.
Ecco alcune domande a cui rispondere: «Ritieni definitivamente risolta la questione “Nord-Sud” grazie alla nuova leadership di Salvini o pensi si debba fare ancora qualcosa?»; «Che cosa potresti fare per la Lega Nord e “Noi con Salvini” e che cosa pensi essi possano fare per te?»; «Qual è stato, secondo te, il miglior presidente della Repubblica? ».
Le valutazioni di chi finora ha compilato il form online sono in corso, dice Siri.
L’età media dei richiedenti ad oggi è di 24 anni.
(da “Huffingtonpost”)
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Agosto 20th, 2015 Riccardo Fucile
POTRANNO ACCETTARE UNA SUPPLENZA VICINO A CASA
Gli insegnanti precari neoassunti attraverso il piano “Buona scuola” del governo potranno accettare una supplenza vicino alla propria residenza per un anno, prima di un eventuale trasferimento.
È questa l’ultima novità decisa da Ministero dell’Istruzione, secondo quanto riporta oggi Il Messaggero.
A tendere una mano ai docenti è stata la ministra Stefania Giannini che in merito alle supplenze sull’organico di fatto ha chiesto espressamente agli uffici scolastici territoriali di effettuare le nomine entro l’8 settembre.(..).
Una sorta di compromesso tra le parti che sta dando i suoi frutti e che da qualcuno viene però interpretato come una cessione alle pressioni dei sindacati: i docenti infatti non dovranno rinunciare all’assunzione prevista dalle fasi B e C ma non dovranno neanche affrontare subito i trasferimenti.
roprio il rischio di un trasferimento rapido e distante dalla propria casa aveva spinto molti docenti a preferire di restare nelle cosiddette graduatorie a scorrimento in attesa di incarichi di supplenza e di un eventuale incarico di ruolo.
(da “Huffingtonpost”)
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Agosto 20th, 2015 Riccardo Fucile
E VA AL RADUNO DI COMUNIONE E LIBERAZIONE
Fausto Bertinotti parlerà al meeting di Rimini di Comunione e Liberazione, il “marxista di lungo
corso” è stato conquistato da Papa Bergoglio.
Lo intervista oggi il Fatto.
“Sono stato invitato [da Cl]. In genere, quando mi invitano, vado. Sono stato in luoghi più discutibili, anche quando facevo politica. Sono interessato al dialogo, anche con aree cattoliche di diversissimo tipo tra di loro. E a me, marxista di lungo corso, oggi non pare che ci siano cose più interessanti di quelle che dice Papa Francesco, nel desolante panorama politico europeo.”
L’ex segretario di Rifondazione Comunista si dichiara invece decisamente deluso dalla sinistra italiana:
“Guardi, col dovuto rispetto: penso che la sinistra politica sia morta. O è morta o è ininfluente. Credo che la speranza debba venire dai barbari, certo non dal recinto dell istituzioni e delle formazioni politiche esistenti.”
Bertinotti dice di sperare in un’iniziativa popolare sull’esempio di Podemos e Syriza, osservando però che in Italia per la nascita di un’organizzazione di questo genere è mancato “l’evento, la scintilla, la lotta sociale”.
Chi invece, in luogo della sinistra, secondo il navigato politico, ha saputo interpretare le esigenze della piazza sono stati il Movimento Cinque Stelle:
“I Cinque Stelle incarnano quello spirito: lo scontro “alto contro basso”; i popoli contro le èlite. Quando questo terreno sarà attraversato da una sinistra inedita, potranno nascere soggettività come Podemos e Syriza.”
Tuttavia, Bertinotti ammette che Tsipras è stato umiliato in Europa e Podemos ha ancora tanta strada da fare.
L’unico ad affrontare i temi tradizionalmente cari alla sinistra è ormai Papa Francesco, secondo l’ex segretario.
“È stato battuto perchè l’hanno lasciato a lottare da solo. ‘Se faccio la carità a un povero mi chiamano santo, se cerco le cause della povertà mi chiamano comunista.’
Il Papa interroga profondissimamente, nel nostro mondo arido, le coscienze civili ancora vive. Certo, se uno è morto, non c’è niente da fare.”
(da “Huffingtonpost”)
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Agosto 20th, 2015 Riccardo Fucile
NON SIAMO TUTTI UGUALI, MA GLI ULTIMI NON VANNO LASCIATI INDIETRO… IL PROBLEMA NON E’ LA PROVENIENZA DELLE PERSONE, MA LA CHIUSURA MENTALE E L’OTTUSITA’ DI CHI RIFIUTA IL CONFRONTO
“Prima gli Italiani”! Confesso che non la sopporto proprio piu’ questa frase. La trovo falsa, ipocrita ed offensiva, della nostra storia, delle nostre tradizioni, della nostra dimensione culturale e della nostra stessa civilta’, occidentale e “cattolica”.
E l’indolenza arriva oltre, per involgere una sempre piu’ pregnante ritrosia nei confronti degli astrusi assertori “dell’anti-stato sociale” ad ogni costo.
Il mondo liberale ha sempre sostenuto che l’idea dell’omologazione tra gli uomini – topica connotazione del comunismo – sia una contraddizione in termini, perche’ non siamo tutti uguali: non lo saremo mai.
In questa idea, in questo “sacrosanto” principio umanistico, ho sempre creduto e sin da quando ero un ragazzino ed andavo ad aiutare mia madre nel suo lavoro (gia’, perche’ soltanto col lavoro di mio padre, la nostra famiglia “non ce l’avrebbe mai fatta ad arrivare nemmeno al “20 del mese”).
E’ stato “un faro” illuminante ed illuminato quel principio, e lo sara’ sempre.
Cio’ non di meno non ho mai indossato i paraocchi e non ho mai voluto involgere – o comunque cedere – ad una “assolutistica visione”: tutti, se vogliamo, possiamo provare a superare i nostri limiti.
Tutti possiamo darci da fare per diventare ed essere i migliori.
Ma in quella “possibilita’” – che e’ sinonimo di liberta’ (perche’ nella vita si puo’ provare ad essere i migliori ma ci si puo’ anche accontentare) – ho sempre considerato la “variabile”, quella rappresentata da chi cerca semplicemente “la stabilita’” – da un lato – e quella di chi, invece, per cause non imputabili ad una scelta volontaria, proprio non puo’ farcela e necessita d’aiuto, dall’altro (e alludo agli invalidi civili, alle persone che non sono riuscite a trovare un lavoro; a quelle che “c’hanno provato” ma non ci sono riuscite; a chi, un lavoro ce l’aveva, ma l’ha perduto).
Anche nella piu’ sofisticata versione dello Stato Liberale, “gli ultimi” non possono essere lasciati indietro e non potranno mai essere abbandonati a loro stessi: diversamente argomentando si svilurebbe l’idea stessa di Stato, di societa’ e la nostra stessa “identita’” storico-culturale.
Ed il principio vale per tutti, Italiani o stranieri che siano.
Il vero problema, insomma, non e’ quello di ridurlo “in generale” – astrattamente – lo Stato sociale, ma di saperlo (ri)concepire, perche’ “una cosa” e’ sostenere chi, per ragioni oggettive, non puo’ provvedere – “anche a vita” – da solo, a se’ stesso; altra ipotesi ben diversa, invece, e’ quella di sostenere chi si trova, per altre ragioni, nella transuente impossibilita’ di essere economicamente autosufficiente.
Anche a “questi ultimi”, non si possono voltare le spalle. Non li si puo’ abbandonare al “proprio destino”: la solidarieta’ va assolutamente data!
Ma deve diventare cosa ben diversa dal bieco assistenzialismo schiavizzante.
Non e’ “giusto” rinnegare “gli ammortizzatori sociali”, ma non e’ nemmeno corretto lasciare le persone “a casa” facendole vivere in un clima di inedia, di abbandono e di alienazione.
Affermare, e prevedere – normativamente – che, in siffatti casi, il soggetto “sostenuto” dovra’, per l’intera durata del “trattamento solidale”, rendersi disponibile, e fattivamente impegnarsi – ed inserirsi – in attivita’ “socialmente utili” (da svolgere presso Uffici e/o strutture dello Stato, delle Regioni, dei Comuni o degli altri “enti” o stritture dedite a pubblici scopi), creerebbe un giusto equilibrio e riscriverebbe le ragioni e le stesse dinamiche “pro-sociali”.
Lo so che il concetto non e’ un novum. Lo diventerebbe la sua affermazione empirica, pero’, e sia riguardo agli Italiani che rispetto agli stranieri.
Davvero sarebbe cosi’ assurdo coinvolgere gli stranieri ospiti nei centri d’accoglienza in attivita’ “socialmente utili” per l’intera durata del periodo di ospitalita’?
Io credo proprio di no, sinceramente.
La sinistra ci vorrebbe tutti “sostanzialmente schiavi”, imbelli ed alienati, perche’ “il bisogno” reieterato e continuato crea “dipendenza”, e la dipendenza crea le clientele, affaristiche ed elettorali.
Noi siamo di destra, pero’. Una destra che conosce benissimo l’origine, la storia e lo sviluppo della nostra civilita’ e della nostra identita’.
Non abbiamo timore di “tendere la mano” a chi ha bisogno e non abbiamo timore del confronto: chi sa esattamente “chi e'”, da dove viene e dove sta andando, non ha mai paura dell’interazione con altre realta’, culturali e socio-politiche, e non crea paletti o innalza false e strumentali barriere: vive e basta, perche’ un autentico e consapevole uomo del nostro tempo, soltanto una forma di “prevenzione” conosce, ed e’ l’ottusita’! Il vero “problema”, infatti, non e’ dato dalla provenienza delle persone, dal colore della loro pelle, dal loro credo e dalle rispettive “tendenze”.
Il problema reale consiste nella chiusura mentale, per inefficienza congenita o per impossibilita’ “voluta”.
L’ottusita’ e’ quasi impossibile da vincere. Le ragioni della serieta’ e della modernita’, invece, non hanno limiti: basta soltanto volerle per davvero.
Insomma, radical chic e “no global”, rassegnatevi: “siete circondati”, da quel popolo che non ha paura della storia e del confronto, e da quella destra che, anche sotto quelle ceneri a cui l’ha “momentaneamente costretta” una classe politica inadeguata, non si e’ mai spenta e che “arde, arde, arde…”
Salvatore Castello
Right BLU – La Destra Liberale
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Agosto 19th, 2015 Riccardo Fucile
RECORD DI RICHIESTE D’ASILO IN GERMANIA: 750.000 STRANIERI… DECINE DI MIGLIAIA DI TEDESCHI MOBILITATI PER AIUTARE I PROFUGHI
«Siamo sfidati, non sopraffatti. Possiamo risolvere questo problema», aveva detto una settimana fa il
ministro dell’Interno tedesco Thomas de Maizière durante una visita al posto di polizia di Deggendorf, in Baviera, dove da giorni si registrano 250 rifugiati al giorno.
Oggi però i numeri sui nuovi arrivi di richiedenti asilo che lo stesso ministro annuncerà — anticipati ieri dal quotidiano economico Handelsblatt — sono di un’entità tale che sarà difficile non far vacillare il suo proposito: in Germania nel 2015 sono previste tra le 650 e le 750 mila richieste (soprattutto dal Nord Africa), contro le 450 mila delle attese.
Una cifra record, quasi il doppio del massimo mai registrato nella Repubblica Federale, nel 1992, quando i migranti economici dell’ex blocco sovietico si precipitavano in massa nell’eldorado tedesco.
Persino l’Alto Commissario Onu per i rifugiati Antonio Guterres ha parlato di una situazione insostenibile: «La responsabilità di gestire la maggioranza dei richiedenti asilo non può cadere soltanto sulle spalle di Germania e Svezia – ha detto in un’intervista alla Welt -. Tutti i paesi europei hanno la responsabilità morale di accoglierli e proteggerli».
Chi si immagina un clima da caccia allo straniero sbaglia paese: il sito di «Spiegel» pubblica una cartina interattiva aggiornata in tempo reale su tutti i luoghi in cui si verificano attacchi di stampo razzista e xenofobo (appena 40 dall’inizio dell’anno, diffusi da Est a Ovest), ma le dichiarazioni di chi mette in guardia da brutte ricadute sono molte di più.
C’è una star della tv come Til Schweiger che da mesi conduce una campagna di sostegno ai rifugiati sui social network e si è anche impegnato in prima persona in un centro di accoglienza.
Ci sono anche le coscienze critiche, come il vecchio Hans Dietrich Genscher, storico ministro degli Esteri, che in questi giorni ha tuonato: «Ogni volta che leggo di un attacco ai migranti ripiombo nei miei ricordi di bambino: sinagoghe bruciate e negozi di ebrei distrutti».
Infine ci sono i cittadini, che fanno meno chiasso dei vandali devastatori, ma hanno messo su una rete di accoglienza che lascia a bocca aperta.
Ecco alcune delle domande più frequenti che i tedeschi rivolgono al frequentatissimo sito http://wie-kann-ich-helfen.info/ (come-posso-aiutare): «Posso insegnare tedesco ai migranti anche se non sono un professore?», «A chi mi devo rivolgere per ospitare una famiglia di migranti?», «Ci sono minori che hanno bisogno di aiuto per l’assistenza sanitaria?».
E le risposte restituiscono l’immagine di un paese attraversato da decine di progetti diffusi su tutto il territorio federale, che di volta in volta si appoggiano a istituzioni, onlus di zona, grandi organizzazioni come Croce Rossa, Save The Children, Unicef.
Progetti di integrazione
Un gruppo di aziende di Erlangen, in Baviera, si è consorziato in modo da garantire l’accesso Internet gratuito agli stranieri in alcuni caffè «per far in modo che restino in contatto con i loro familiari»; a Rostock, nel profondo Nord, l’associazione «Ti ricordi il 1945?» ha messo su una rete di aiuti e sostegno per armeni, afgani ed eritrei finalizzata all’inserimento nel mondo del lavoro; a Gottinga sono stati istituiti 80 «Giardini Internazionali» per l’interscambio con mediatori culturali e altri 60 sono in fase di realizzazione; e poi ancora, Bochum, Amburgo, Dresda, Francoforte, non c’è cittadina tedesca che non abbia almeno un progetto per cercare di integrare il più possibile, soprattutto manodopera specializzata.
Viene da pensare che se i politici facessero campagne xenofobe, da queste parti perderebbero voti.
Francesca Sforza
(da “La Stampa”)
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Agosto 19th, 2015 Riccardo Fucile
MARTINA INVOCA “PIU’ CONTROLLI”, FORSE DIMENTICA CHE E’ LUI IL MINISTRO
La procura di Trani ha iscritto nel registro degli indagati il tarantino Ciro Grassi, autista del bus che ha condotto nei campi, Paola Clemente, la bracciante 49enne morta nei campi intorno ad Andria il 13 luglio a causa di un malore.
Nell’indagine si ipotizzano i reati di omicidio colposo ed omissione di soccorso. Grassi è indicato nelle indagini, condotte dal pm Alessandro Pesce, come l’uomo che ha organizzato la squadra di lavoro, avvertendo Stefano Arcuri, marito di Paola Clemente, che la moglie era stata colta da malore .
La donna, da un paio di giorni prima del decesso, avvertiva dolori al collo a cui non aveva dato molta importanza perchè ne soffriva da alcuni anni.
L’iscrizione del nome di Grassi nel registro gli indagati — precisano fonti inquirenti — è un atto dovuto in vista dell’autopsia che sarà compiuta il 21 agosto, dopo la riesumazione del corpo dell’operaia.
“Il caporalato in agricoltura è un fenomeno da combattere come la mafia e per batterlo occorre la massima mobilitazione di tutti: istituzioni, imprese, associazioni e organizzazioni sindacali”, dice il ministro delle Politiche Agricole Alimentari e Forestali, Maurizio Martina.
Chi conosce — prosegue Martina — situazioni irregolari deve denunciarle senza esitazione. In queste settimane abbiamo lavorato con il Ministero del lavoro sia per intensificare i controlli che per consolidare nuove pratiche utili al contrasto permanente del fenomeno”.
Infatti abbiamo visto i risultati…
“Sul fenomeno del caporalato c’è un muro di gomma. La gente non collabora, preferisce guadagnare pochi spiccioli anzichè collaborare alle nostre indagini finalizzate a debellare il fenomeno”, dice il procuratore di Trani, Carlo Maria Capristo, spiegando che l’inchiesta sulla morte della bracciante “andrà a fondo e darà giustizia alla famiglia della vittima“.
Il procuratore ricorda che il fenomeno del caporalato è “diffusissimo nel nord barese: ce ne occupammo nel corso delle indagini sul crollo di Barletta (del 3 ottobre 2011 in cui morirono quattro operaie, ndr). In quella circostanza accertammo che le lavoratrici morte erano irregolari. Da lì partì un’inchiesta sul caporalato e venne fuori un fenomeno raccapricciante. Io e il collega Giuseppe Maralfa fummo ascoltati anche dalla commissione parlamentare d’inchiesta e il nostro lavoro fu apprezzato”.
Secondo Capristo dovrebbero essere “i sindacati e i lavoratori a dare indicazioni utili alle indagini sul caporalato”.
Appena pochi giorni fa, sempre nelle campagne di Andria, un altro bracciante è stato colpito da un malore e d adesso è ricoverato in coma nel reparto di rianimazione dell’ospedale San Carlo di Potenza.
L’uomo 42enne è stato colpito da infarto il 5 agosto scorso, mentre lavorava all’acinellatura dell’uva.
Finora non ha trovato conferma l’ipotesi che il malore che ha colpito il bracciante sia da mettere in relazione all’uso di particolari sostanze nella produzione dell’uva, con le quali sia venuto a contatto.
L’operaio lavorava per circa sette ore al giorno, ma altre ore durava il trasferimento dal paese alla zona dove era impegnato e il ritorno a casa: non si sa, tuttavia, se il malore sia stato causato dalla fatica sopportata.
Il segretario della Flai Cgil Puglia, Giuseppe Deleonardis, spiega che “su Andria non risulta assunto”. Forse, precisa, “era assunto a San Giorgio Jonico”.
Ma, spiega il segretario, gli scenari che si aprono sono “due: o Arcangelo lavorava a nero, oppure era assunto a San Giorgio Jonico, il che sarebbe comunque illegale perchè l’assunzione deve essere fatta sul luogo dove avviene la prestazione di lavoro”
Quanto alla possibilità di risalire all’azienda per cui Arcangelo lavorava, Deleonardis spiega che “è difficile perchè questi lavoratori sono assunti da agenzie interinali che li spostano laddove occorre. Spesso il bracciante si addormenta sul furgone che lo trasporta e non sa neppure dove si trova quando si sveglia sul posto di lavoro”.
Nel frattempo, proseguono le indagini della procura di Lecce, che il 21 luglio del 2015 aveva iscritto nel registro degli indagati tre persone accusate dell’omicidio colposo di un bracciante sudanese di 47 anni, morto stroncato da un infarto mentre lavorava nei campi.
Per la prima volta la procura salentina ha messo sotto inchiesta la responsabile dell’azienda agricola in cui lavorava il bracciante, il titolare di fatto, cioè suo marito e il presunto caporale, anche lui sudanese, che avrebbe coperto il ruolo di intermediario tra gli stagionali e gli imprenditori.
Più o meno lo stesso schema d’indagine seguito adesso dalla procura di Trani per fare luce sulla morte di Paola Clemente: solo l’ultima vittima di una strage silenziosa che si consuma ogni estate tra vigne e pomodori.
(da “Il Fatto Quotidiano”)
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Agosto 19th, 2015 Riccardo Fucile
LA QUANTITA’ DI RIFIUTI E’ SCESA, LE TASSE PER UNA FAMIGLIA TIPO AUMENTATE DI 75 EURO
Tra il 2010 e il 2015 una famiglia con 4 componenti che vive in un casa da 120 metri quadrati ha
subito un aumento del prelievo relativo all’asporto rifiuti del 25,5%, pari, in termini assoluti, ad un aggravio di 75 euro.
Quest’anno dovrà versare al proprio Comune 368 euro di Tari. Lo rileva uno studio della Cgia di Mestre.
Una famiglia di 3 componenti, che abita in un appartamento da 100 mq – secondo la Cgia – ha invece subito un aumento del 23,5% (+57 euro).
Nel 2015 dovrà versare quasi 300 euro. Un nucleo di 3 persone che risiede in un’abitazione da 80 mq, invece, ha dovuto pagare il 18,2% in più (+35 euro).
In questo caso, l’importo complessivo che dovrà pagare per i rifiuti sarà pari a poco più di 227 euro.
Per le attività economiche, le cose sono andate anche peggio. Nonostante la forte riduzione del giro d’affari, ristoranti, pizzerie e pub con una superficie di 200 mq hanno subito un incremento medio del prelievo del 47,4%, pari, in termini assoluti, a +1.414 euro.
Un negozio di ortofrutta di 70 mq, invece, ha registrato un incremento del 42% (+ 560 euro), mentre un bar di 60 mq ha dovuto versare il 35,2% in più, pari ad un aggravio di 272 euro.
Più contenuto, ma altrettanto pesante, l’aumento subito dal titolare di un negozio di parrucchiere (+23,2%), dai proprietari degli alberghi (+17) e da un carrozziere (+15,8).
Questi risultati, sottolinea la Cgia, sono stati ottenuti dopo aver preso in esame le tariffe sui rifiuti applicate alle famiglie e alle imprese nei principali Comuni capoluogo di regione.
Nel corso degli ultimi anni sono state numerose le novità che hanno riguardato il prelievo sui rifiuti. Fino a qualche anno fa pagavamo la Tarsu (Tassa per lo smaltimento dei rifiuti solidi urbani), anche se molti Comuni l’avevano rimpiazzata con la Tia (Tariffa di igiene ambientale). Nel 2013 il legislatore ha introdotto la Tares (Tassa sui rifiuti e servizi), mentre dal 2014 quest’ultima ha lasciato il posto alla Tari (Tassa sui rifiuti).
La Tari è stata introdotta con la Legge di Stabilità 2014, in ossequio al principio comunitario “chi inquina paga”: in buona sostanza si è voluto sancire la corrispondenza tra la quantità di rifiuti prodotti e l’ammontare della tassa.
Con l’introduzione della Tari, è stato ulteriormente confermato il principio che il costo del servizio in capo all’azienda che raccoglie i rifiuti dev’essere interamente coperto dagli utenti, attraverso il pagamento della tassa. E il problema sta proprio qui.
“Queste aziende, di fatto, operano in condizioni di monopolio – afferma Paolo Zabeo per gli Artigiani di Mestre – con dei costi spesso fuori mercato che famiglie e imprese, nonostante la produzione dei rifiuti sia diminuita e la qualità del servizio offerto non sia migliorata, sono chiamate a coprire con importi che in molti casi sono del tutto ingiustificati. Proprio per evitare che il costo delle inefficienze gestionali vengano scaricate sui cittadini, la legge di Stabilità del 2014 ha ancorato, dal 2016, la determinazione delle tariffe ai fabbisogni standard. Grazie all’applicazione di questa nuova modalità , è probabile che dall’anno prossimo la tassa sui rifiuti diminuisca”.
Sebbene in questi ultimi anni il costo economico sulle famiglie sia decisamente aumentato, dall’inizio della crisi ad oggi la produzione dei rifiuti urbani ha subito una forte contrazione.
Se nel 2007 ogni cittadino italiano ne “produceva” quasi 557 kg, nel 2013 (ultimo dato disponibile) la quantità è scesa a poco più di 491 kg per abitante. “In buona sostanza – conclude Zabeo – nonostante abbiamo prodotto meno rifiuti, la raccolta e lo smaltimento ci sono costati di più”.
(da “La Repubblica”)
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