Settembre 18th, 2016 Riccardo Fucile
ARRESTATA A TARANTO UFFICIALE DI MARINA PER CONCORSO IN CORRUZIONE… STESSA SORTE DUE GIORNI FA PER IL COMANDANTE DELLA BASE
Si allarga la nuova inchiesta sulla tangentopoli nella base di Maricommi della Marina militare italiana.
Gli uomini della guardia di finanza hanno arrestato il tenente di vascello Francesca Mola, 31 anni, responsabile dell’ufficio contratti della direzione di Commissariato di Taranto con le accuse di concorso in corruzione e turbativa d’asta.
La giovane ufficiale è ritenuta stretta collaborattrice del direttore di Maricommi, capitano di vascello Giovanni Di Guardo, arrestato il 15 settembre in flagranza mentre riceveva 2.500 euro in contanti dal suo presunto corruttore, l’imprenditore Vincenzo Pastore, sindaco di Roccaforzata (Ta) e presidente della cooperativa Teoma.
Secondo l’accusa i due ufficiali avevano raggiunto un accordo con Pastore per pilotare una gara d’appalto da 11 milioni e 300mila euro in tre anni per le pulizie nelle basi della Marina militare di Taranto e Napoli. In cambio avrebbero ricevuto circa 200mila euro e auto di lusso.
E’ la prima donna militare arrestata per questo tipo di reati.
Mola è stata arrestata nella sua abitazione di Crispiano (Ta) e portata in carcere su ordinanza di custodia cautelare firmata dal giudice per le indagini preliminari Valeria Ingenito.
Secondo gli accertamenti delle fiamme gialle avrebbe ricevuto un anticipo sulla somma dell’accordo di circa 12.500 euro dal presunto corruttore.
Nella sua ordinanza il gip definisce “quadro avvilente” lo scenario degli affari tra imprenditori e Marina a Taranto.
Lo stesso magistrato alcune ore prima aveva convalidato l’arresto in carcere per Di Guardo, 56 anni e Pastore, 69 anni, così come chiesto dal sostituto procuratore Maurizio Carbone titolare anche della prima inchiesta sulle tangenti in Marina, che nel giro di due anni ha portato all’arresto di 9 ufficiali (7 finiti in carcere e 2 ai domiciliari) che ora rischiano il rinvio a giudizio per concussione.
Da quanto trapelato nel corso degli interrogatori di convalida il capitano Di Guardo e l’imprenditore Pastore avrebbero fatto parziali ammissioni.
Nei loro confronti ci sarebbero accuse ben circostanziate, fondate su intercettazioni e pedinamenti durati diversi mesi. I due sono stati arrestati mercoledì sera in un appartamento sfitto di proprietà di Pastore.
A casa dell’ufficiale i baschi verdi hanno trovati altri 2.500 euro in banconote da 50, che ritengono parte della tangente pagata da Pastore per aggiudicarsi la commessa milionaria ma ci sarebbe un altro incontro di luglio, monitorato dai militari, durante il quale sarebbero stati consegnati circa 10mila euro. I tre indagati sono accusati di corruzione e turbativa d’asta.
La base di Maricommi a Taranto è già stata teatro di clamorosi arresti in flagranza. La magistratura tarantina a marzo scorso ha chiuso le indagini sul così detto sistema “del dieci per cento”, un presunto giro di tangenti estorte agli imprenditori dell’appalto dai vertici della base. Undici gli imputati per concussione (l’udienza preliminare è il 25 novembre), dall’ex direttore della base, Fabrizio Germani, agli ex vice direttori Marco Boccadamo, Giuseppe Coroneo e Riccardo Di Donna.
La Marina Militare ha diramato un comunicato in cui “auspica che si faccia chiarezza al più presto su tutta la faccenda, che si possano rapidamente chiudere le indagini e definire la posizione di chi è coinvolto. Nel frattempo la fiducia nel lavoro della magistratura è totale”.
“Dagli approfondimenti interni condotti – aggiunge la Marina nella nota – risulta che nessun atto amministrativo di impegno da parte della Marina Militare è stato assunto in quanto la gara in questione non si è svolta e l’appalto non è stato aggiudicato. L’intervento dello Stato ha quindi scongiurato il compimento di ulteriori reati che avrebbero portato a maggior nocumento per la pubblica amministrazione. L’emergere di questi fatti, per i quali la responsabilità è personale – conclude – testimonia che le sstituzioni funzionano e hanno la meglio sul malaffare e su chi crede di poter tradire il giuramento prestato”.
(da agenzie)
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Settembre 18th, 2016 Riccardo Fucile
DURO INTERVENTO DI BOSSI: “LA LEGA NON POTRA’ MAI ESSERE UN PARTITO NAZIONALE, NON E’ NATA PER QUESTO, ORA NON E’ NE’ CARNE NE’ PESCE”… “E’ IL CENTRALISMO ROMANO CHE SI PORTA VIA I SOLDI DEL NORD, NON L’EUROPA”
Bossi scarica Salvini che a sua volta scarica Parisi. A destra è tutti contro tutti. A Pontida va in scena il
raduno nazionale della Lega Nord: l’occasione per fare il punto della situazione sul Carroccio ma anche sulla coalizione di centrodestra, alla perenne ricerca di un leader condiviso e di un programma comune.
Ieri si è conclusa a Milano la convention Megawatt di Stefano Parisi con la quale l’ex candidato sindaco ha riproposto il rilancio della coalizione sullo spirito e sul programma, riaggiornato, del 1994, anno della discesa in campo di Silvio Berlusconi.
Salvini oggi prova a snobbare Parisi: “Il mio interlocutore in questo momento è il segretario di Fi, Silvio Berlusconi, visto che con Giorgia Meloni l’accordo è sostanzialmente generale”.
Il segretario del Carroccio poi però attacca anche Berlusconi: “Se qualcuno pensa che il futuro della Lega sia quello di un piccolo partito servo di qualcun altro, di Berlusconi o di Forza Italia, ha sbagliato”.
Poi la solita litania: “o con noi o con la Merkel, liberi o schiavi della moneta unica”. (ma non rinuncia ai 15.000 eurini che il parlamento Ue gli versa ogni mese per le sue sporadiche apparizioni…).
Ma l’intervento forte della giornata a Pontida non è il suo, ma quello di Umberto Bossi.
“La Lega non potrà mai essere un partito nazionale”, ha detto il Senatur dal palco di Pontida, sostenendo che l’obiettivo deve rimanere la “secessione” della Padania.
Il presidente-fondatore della Lega ha ricevuto un’accoglienza affettuosa, ma le sue parole sulla Padania non hanno suscitato l’applauso corale del pratone.
In molti però hanno inneggiato alla Padania e alla secessione, rispondendo all’appello del vecchio capo.
“Io ho ascoltato in questi tempi con molta attenzione la Lega – ha detto tra l’altro Bossi -. La Lega è in un momento di grande confusione, non è nè carne nè pesce, ma la Padania resta nel cuore e nella testa”.
Bossi ha sostenuto che “la Lega è stata fatta per la libertà del nord dall’oppressione del centralismo italiano, non per altri motivi”, e ha osservato che “troppo spesso si sente parlare di uscire dall’euro, ma i fatti dicono che l’Italia si porta via 100 miliardi di euro e l’Europa due: chi è dunque il nemico? State attenti a tirare le conclusioni così”. Bossi, senza fare nomi, si è infine rivolto ai leghisti radunati a Pontida nel ventennale della dichiarazione di indipendenza della Padania affermando che “a volte i dirigenti devono essere richiamati dai veri proprietari, i militanti”.
(da agenzie)
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Settembre 17th, 2016 Riccardo Fucile
L’EX NUMERO UNO: “ERA PER DISCUTERE PER PIU’ GIORNI DEI CONTRATTI DEL PUBBLICO IMPIEGO”
L’accusa è appropriazione indebita, in concorso con altri sei imputati, per essere stati in crociera con i
soldi del sindacato.
Ma Carmelo Barbagallo e Luigi Angeletti, segretario nazionale Uil e il suo predecessore, respingono le accuse.
I pm di Roma Stefano Pesci e Paolo Marinaro contestano, secondo quanto riporta La Repubblica, ad altri imputati l’acquisto di gioielli da Swarovski per oltre 7mila euro e un soggiorno al “California Camping Village”, in Toscana tra il marzo del 2010 e il maggio del 2012.
A giudizio davanti al giudice della IX sezione penale anche ci sono anche Goffredo Patriarca, Giuseppe Caronia, Romano Bellissima, Salvatore Bosco, Luigi Simeone e Ubaldo Conti.
Le indagini hanno accertato che ci sarebbero state contabilizzazioni anomale.
Per esempio la causale che ha permesso di pagare le vacanze per 16.456 euro era “contributo per progetto condiviso“.
Il 22 marzo del 2010 la Costa crociere ha ricevuto il bonifico da conti Uil. Angeletti, allora numero uno, e Barbagallo si erano imbarcati con altri tre sindacalisti e gli accompagnatori.
Anche l’anno successivo c’era stata una vacanza con le stesse modalità pagata il 27 maggio del 2011.
A dicembre del 2010 sempre con i soldi del sindacato Goffredo Patriarca avrebbe pagato, questa l’ipotesi della procura, un soggiorno a Ubaldo Conti per due settimane ad agosto del 2010 accompagnato in Toscana da madre e nipote.
Lo stesso Patriarca avrebbe speso circa 7mila euro in quattro puntate in gioielleria usando la carta di credito di Uil Trasporti.
“Ho piena fiducia nell’operato della magistratura e resto in attesa di poter chiarire ogni aspetto di questa vicenda. Personalmente, non ho mai neanche pensato di poter utilizzare risorse della Uil per fini estranei agli interessi dell’organizzazione alla quale ho sempre dedicato e dedico tutto il mio lavoro e la mia persona — fa sapere Barbagallo -. Sono impegnato a lavorare h/24 per il sindacato”.
Angeletti, sentito dai pm, si era difeso dicendo che le crociere “avevano lo scopo di consentirci di discutere in maniera approfondita, e per più giorni, di importanti tematiche relative principalmente al blocco dei contratti del pubblico impiego e delle politiche previdenziali dei governi in carica”
(da “Huffingtonpost”)
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Settembre 17th, 2016 Riccardo Fucile
NONOSTANTE GLI ORRORI CHE EMERGONO DALLE INDAGINI, GLI AMICI DEGLI ARRESTATI ACCUSANO “I MORALISTI DEL CAZZO”
«La gente si deve fare i cazzi suoi». «Che si guardassero nella loro famiglia prima di giudicare e scrivere cazzate su fb. Moralisti del cazzo».
Antonio è un amico di Lorenzo Tripodi, uno dei sette ventenni di Melito di Porto Salvo, in provincia di Reggio Calabria, accusati di violenza sessuale di gruppo su un’adolescente. Antonio li commenta così i fatti.
I fatti: ovvero l’incubo di una bambina – quando gli abusi iniziano ha solo 13 anni – violentata dal 2013 al 2015 da un gruppo di ragazzi del paese, fra cui appunto, secondo i pm, il suo amico Lorenzo. Il due settembre, grazie alle indagini dei carabinieri, gli arresti.
Fra gli imputati c’è anche Giovanni Iamonte, figlio di un uomo ora al 41 bis. Anche Giovanni avrebbe violentato la ragazza, come i suoi amici. Mentre il cognome, “Iamonte”, faceva il resto: il silenzio — anche la madre della vittima sa, e non denuncia.
Le foto degli aguzzini sono sui giornali adesso. Hanno i capelli scuri, le gote rosse, si conoscono tutti fra loro. Vengono definiti “mostri”, ma questo li fa apparire speciali. Mentre i sette imputati di Melito sono giovani terribilmente normali.
Di una normalità ripetitiva quanto gli abusi che hanno imposto in silenzio alla vittima. Sulle loro pagine Facebook, nelle loro reti da centinaia di amici, pubblicano foto di serate e matrimoni, di bambini in braccio davanti al camino, di partite a calcio, di nuove pettinature, di cani, di fidanzate e belle macchine; come tutti, pubblicano “pillole di saggezza” – «le persone stupide sono le più pericolose, perchè sono ineducabili ed uniscono la stupidità alla cattiveria» – «il tradito può essere un ingenuo, ma il traditore è sempre e comunque un infame».
Sono tanto normali, i sette arrestati dalla procura di Reggio Calabria per violenza sessuale di gruppo, quanto è stretta la difesa nei loro confronti di chi hanno vicino.
Su decine e decine di pagine di amici degli indagati non c’è un commento sulla vittima. Non c’è un messaggio di indignazione. O un dubbio. No.
La rabbia è piuttosto contro i giornalisti «ignoranti», oppure quei «moralisti» che osano parlare, come scrive un familiare di Tripodi: «La partita non finisce finchè l’arbitro non fischia», dice in un messaggio del quattro settembre:
«Chi ti conosce sa benissimo che sei difficile da superare, da saltare e hanno tutti fiducia in te. Poi a fine partita andremo ad esultare in faccia a TUTTE quelle persone moraliste che accusano senza sapere realmente i fatti!».
Saranno i giudici – è vero – a stabilire la fondatezza delle indagini. Ma le prime prove, la testimonianza della vittima, le intercettazioni in cui il “fidanzatino” che ha portato gli altri su di lei chiede consiglio al fratello poliziotto, i ricordi del padre, sembrano delineare un tracciato chiaro. Di stupri. Ripetuti nel tempo.
Nei giorni immediatamente successivi agli arresti gli amici reagiscono con il silenzio. Oppure pubblicando foto che li ritraggono con alcuni degli indagati: c’è Giovanni, ad esempio, che pubblica un’immagine di lui con Davide Schimizzi, le birre in mano.
C’è Salvatore che condivide un’immagine in abito elegante con Michele Nucera al suo fianco. Ci sono Letizia e Francesca che pubblicano un selfie con l’amico.
Un solo insulto, sotto l’ultimo post di Principato. Su tutto il resto si trovano soprattutto silenzio e solidarietà .
«Io ti conosco e non so come sei finito in mezzo a questa storia, spero che la giustizia faccia il suo corso e che ti giudichi per la persona speciale che sei», scrive ad esempio Giuseppe.
«Lasciateli parlare a questa gente che non vale niente», aggiunge un altro. «Solo Dio può giudicare». «Arriverà la gioia di chi saprà prevalere con le proprie forze e l’onestà in una partita iniziata non bene per un falso arbitraggio ben camuffato!», scrivono. Niente “haters”. Solo rispetto, qui.
E qualche commento di solidarietà . Agli indagati.
Francesca Sironi
(da “L’Espresso”)
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Settembre 17th, 2016 Riccardo Fucile
NON CONTENTE DI NON AVERLA AIUTATA E DI AVERE FILMATO RIDENDO LO STUPRO, ADESSO LA INSULTANO PURE…FATE LORO UN TSO E TOGLIETECELE DALLE PALLE
La sua vita era già stata distrutta, ora per la giovane vittima di uno stupro si apre ulteriormente il
baratro sotto i piedi.
Stuprata a 17 anni, nei bagni di una discoteca (c’è un 22enne indagato per questo reato) e filmata dalle amiche, che hanno poi diffuso il video su Whatsapp, recapitato anche alla stessa vittima, ora arrivano le offese e gli insulti via Facebook dai profili delle stesse compagne.
Due volte vittima, anzi tre: del suo aggressore, dell’atteggiamento delle amiche, degli insulti che alcune di queste le avrebbero riservato online
La giovane avrebbe paura di essere etichettata, come accaduto a Tiziana, ragazza di Napoli morta suicida dopo che i suoi video hard erano diventati virali.
Gli insulti contro la 17enne sui social media sarebbero prima apparsi poi spariti, forse cancellati per evitare conseguenze penali.
Gli avvocati Carlotta Angelini e Piergiorgio Tiraferri, che assistono la ragazzina, sono categorici: “Ha già sofferto troppo, la sua vita è stata rovinata. Quegli insulti sono gratuiti. Presenteremo denuncia contro gli autori di quei post”.
(da agenzie)
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Settembre 17th, 2016 Riccardo Fucile
SCENARI POLITICI: IL 50,4% DEGLI ELETTORI DI CENTRODESTRA HA FIDUCIA IN PARISI… AI BALLOTTAGGI VINCE SEMPRE IL M5S, PERDE SEMPRE IL CENTRODESTRA
Il nuovo sondaggio di Scenari politici per Huffingtonpost certifica un Pd in ripresa e un calo del M5S che comunque prevarebbe in ogni caso ai ballottaggi.
Nel centodestra confermato il sorpasso di Forza Italia sulla Lega, stabile Fdi.
Nel dettaglio ecco le percentuali assegnate:
Pd 32,6%, M5S 24,8%, Forza Italia 12,6%, Lega 12,1%, Fdi 4,6%, Sin. Ital. 3,8%, Ncd 3,3%.
Ballottaggi
Tra Centrosinistra e Centrodestra, prevale il primo: 55% contro il 45%
Tra Centrosinistra e grillini, vincerebbTraero i Cinquestelle 51% a 49%
Tra griillini e Centrodestra 56% a 44%
Come viene percepito Parisi
Al momento tra gli elettori della sua area politica il 50,4 per cento ha fiducia in lui (34,2 “abbastanza”; 16,2 “molta”). Il 35,8 per cento ha poca fiducia in colui che si candida a guidare il polo prendendo il testimone da Silvio Berlusconi. Non ha per nulla fiducia il 13,7 per cento degli elettori.
(da agenzie”)
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Settembre 17th, 2016 Riccardo Fucile
PARISI: “BASTA ESSERE CONTRO, COSTRUIAMO UNA NUOVA ITALIA”… “LA FRASE DI SALVINI SU CIAMPI? INCREDIBILE, SI QUALIFICA DA SOLA”… LA MISSION AFFIDATAGLI DA BERLUSCONI: RIPORTARE FORZA ITALIA AL 20%, POI SE SALVINI E MELONI NON CI STANNO, OGNUNO PER LA PROPRIA STRADA”
In mattinata Silvio Berlusconi ha chiamato Stefano Parisi. «In bocca al lupo. Vai avanti, non ascoltare le
critiche che vengono da Forza Italia».
E lui ci prova con il progetto «Energie PER l’Italia». Con il «per» tutto maiuscolo, come quello enorme e azzurro che campeggi al lato del palco e del megaschermo illuminato da tre lampadine: una di colore verde, la seconda bianca, la terza rossa.
Nelle intenzioni di Parisi sono le idee per riaccendere l’Italia,partendo da questo ex stabilimento industriale scelto proprio per il nome, Megawatt.
Se riuscirà veramente in questa impresa, di rianimare l’esangue area moderata che ristagna attorno a Forza Italia, a portare nuova linfa e farla salire nei sondaggi, allora Parisi avrà dimostrato di avere quel «quid» che da anni va cercando il Cavaliere.
A quel punto gli affiderà il partito, molto probabilmente pure cambiando nome al «glorioso» brand azzurro.
Parisi non nomina mai Berlusconi, ma questo fa parte del gioco.
E’ la missione politica che conta: riportare la nuova Forza Italia (o quella che diventerà anche nel possibile nuovo nome) attorno al 20%.
Da quella posizione di forza sarà possibile trattare con Salvini e Meloni.
Se non sarà possibile un accordo, ognuno per la propria strada.
E se poi Renzi dovesse scivolare sul No al referendum, allora ok al governo di scopo per fare la legge elettorale e magari qualcos’altro. Cosa che non vogliono Salvini e Meloni, perchè sarebbe «inciucio».
Posizione che tra l’altro condivide l’altro oppositore all’«operazione Parisi», ovvero il governatore Toti.
Ed è subito chiara l’intenzione di Parisi, anni luce lontanto dal capo leghista, che definisce Ciampi un «traditore della Patria».
«Una frase incredibile – dice Parisi a margine della kermesse – che si qualifica da sola. Io, aprendo questa convention, ho invece esaltato la figura di Ciampi. E’ stato un pezzo importante della mia via. Ero capo del dipartimento economico a Palazzo Chigi con Ciampi premier. Salvò l’Italia dal crack economico.
E’ stata una persona che rimarrà nella memoria del Paese, ha dato molto all’Italia», osserva l’ex direttore della Confindustria.
Fa una pausa e poi, per sottolineare la differenza con Salvini, aggiunge: «Io difendo e stimo pure Mattarella».
In platea, non in prima fila, ci sono pochi politici di Forza Italia. Solo quelli amici come il senatore Giro, il coordinatore siciliano Micchichè, l’ex grande capo ligure Scajola («Parisi è una delle ultime cose grandiose che si è inventato Berlusconi»).
C’è pure la Gelmini, molti di Ncd e Comunione e liberazione (Lupi, Formigoni, Amicone).
Ci sono gli ex sottosegretari Catricalà , Polillo; l’ex ministro Sacconi; gli ex sindaci milanesi Pellitteri e Albertini.
Sul palco una serie di interventi che, per la verità , non hanno riscaldato i partecipanti a Megawatt. Tranne suor Anna Monia Alfieri (applauditissima).
Poi Giacomo Lev Mannheimer (figlio nel noto sondaggista), il portavoce del family day Massimo Gandolfini, l’antropologa Maryan Ismail, il filosofo Carlo Lottieri, Marco Morganti di Banca Prossima e Giancarlo Cesana di CL.
La prima giornata si è conclusa con una tavola rotonda alla quale hanno partecipato i direttori Maurizio Molinari, Lucia Annunziata, Luciano Fontana, e Maurizio Belpietro.
Parisi in prima fila prende appunti. Bacchetta la platea che chiacchiera e non segue gli interventi («un vizio dei congressi dei vecchi partiti»)
Ogni tanto si alza per scambiare qualche battuta con i giornalisti. E quando gli chiediamo di Salvini che lo accusa di camminare sul marciapiede sbagliato della Merkel, risponde: «Noi siamo saldamente nel Ppe e in Europa. Vogliamo cambiare le regole, ma questa è la parte giusta».
Poi dal palco spiega cosa significa essere «PER». Dice basta al clima di odio che allontana le persone dalle urne.
«Siamo qui per costruire una piattaforma nuova. Vogliamo cambiare il clima, vogliamo che la gente non voti più “contro” qualcosa».
Certo, se Renzi perde il referendum per coerenza dovrà dimettersi. Poi? Si vedrà .
Intanto, bisogna preparare un’alternativa credibile, perchè non ci può essere solo quella tra il leader del Pd e il caos.
Un’alternativa di governo liberale, «affidabile e forte, che sia in grado di dare soluzioni programmatiche all’Italia».
Per Parisi quello di Milano è il primo passo che deve continuare nelle prossime settimane e mesi. «Presto avremo un nuovo programma di governo».
Amedeo La Mattina
(da “La Stampa”)
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Settembre 17th, 2016 Riccardo Fucile
IL SINDACO DOPO L’ARCHIVIAZIONE DELL’INDAGINE LANCIA LA SFIDA A DI MAIO
Federico Pizzarotti dirà solo alla fine dell’intervista che non esclude di candidarsi alla leadership del Movimento.
Prima di arrivare a questo però vuole unire tutta una serie di puntini di una vicenda che ancora non è conclusa.
L’indagine per abuso d’ufficio relativa alle nomine del Teatro Regio, nata sull’esposto di un esponente del Pd, ieri è stata archiviata.
A seguito dell’inchiesta, a metà maggio, il sindaco di Parma, considerato una voce ribelle, era stato sospeso dal M5S.
Contrario alla decisione, Pizzarotti ha subito chiesto ai vertici pentastellati una soluzione del caso o perlomeno un colloquio con il garante Beppe Grillo e il responsabile degli enti locali Luigi Di Maio. Sono passati quattro mesi e nessuno gli ha ancora risposto. Ora Pizzarotti chiede il reintegro.
L’ha chiamata qualcuno del M5S, dopo l’archiviazione?
«Non solo non mi ha chiamato nessuno, ma mi arrivano voci che non cambierà nulla, come al solito. Mi sarei sorpreso del contrario».
In effetti Roberto Fico ha detto che sul suo reintegro «deciderà Grillo», ma ha aggiunto: «Il punto non era l’avviso di garanzia ma la mancata comunicazione».
«Peggio mi sento. Allora pretendo la sospensione di Luigi Di Maio, Virginia Raggi e l’assessora Paola Muraro. Sapevano dell’indagine e lo hanno nascosto. Non può bastare che Di Maio dica di aver capito male o di aver sottovalutato. Allora anche io potrei cavarmela dicendo così. La verità è che hanno usato l’indagine come una scusa per sospendermi».
Cosa chiede ora?
«Mi aspetto una presa di posizione. L’ammissione dell’errore e il reintegro. Ma non con una semplice mail. Voglio che vengano qui a Parma, voglio parlare con qualcuno in carne e ossa, guardarlo in faccia. Lo chiedono anche gli elettori e gli attivisti che in queste ore mi hanno inviato la loro solidarietà ».
Se non succederà ?
«Allora alzeremo i toni, non faremo passare questa situazione sotto silenzio».
Che vuol dire? Che ha intenzione di fare?
«Valuteremo qualche azione, ancora non sappiamo quale. Io ho sempre avuto un comportamento adeguato e di contro invece non c’è stato rispetto».
Perchè non va a Palermo, alla festa nazionale del M5S?
«Non potrei comunque andarci perchè sono impegnato in un viaggio in Albania. Non è una scusa, ma penso anche che non servano comparsate alla Maria De Filippi, o incontri casuali com’è avvenuto con Di Maio a Roma, l’altro giorno».
Vi siete visti? Dove?
«L’ho incontrato casualmente fuori dall’Anci, a Roma. Ho cercato di trattenerlo per avere quelle spiegazioni che mi deve. Gli ho detto che se non vuole venire a Parma scendo io a Roma. Era abbastanza imbarazzato, ha provato a tirare dritto e mi ha risposto solo “certo, certo”. Ormai sono senza scuse».
Se non dovesse essere reintegrato si ricandiderà con una lista civica il prossimo anno?
«E’ prematuro parlarne, perchè devo capire come si comporterà il M5S con me».
Qualcuno vorrebbe che si candidasse alla leadership nazionale in funzione anti-Di Maio.
«In generale non lo escludo. E’ vero che ho detto che sarei disponibile a togliere dalle sabbie mobili il M5S. Per ora la mia priorità è Parma. Quando avrò deciso rispetto al Comune, farò la mia scelta».
Ilario Lombardo
(da “La Stampa”)
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Settembre 17th, 2016 Riccardo Fucile
SCRIVE UN POST SUL PROGRAMMA E GLISSA SULLE OLIMPIADI
I pareri dell’Anticorruzione sulle nomine di Raffaele Marra, prima vice capo di gabinetto del
Campidoglio e ora capo delle risorse umane, e di Salvatore Romeo, capo della segreteria, non saranno resi noti.
Con buona pace di Roberta Lombardi, che ha scatenato l’ultima bufera sul Campidoglio con un suo post in cui chiedeva al sindaco di Roma “trasparenza” sulla scelta dei suoi fedelissimi.
Raggi non ne vuole sapere, ma lancia dei segnali che hanno come obiettivo quello di far capire che la macchina del Campidoglio è partita.
Quindi, in un lungo post, elenca “alcuni dei cambiamenti diventati realtà ” e in un paragrafo si sofferma anche sui “grandi eventi sportivi” in programma senza citare le Olimpiadi.
Messaggio che arriva dopo che Beppe Grillo ha garantito, in particolare ai componenti del Direttorio in rivolta, che dalla sindaca la prossima settimana sarà annunciato un secco “no” ai giochi olimpici come richiesto dal leader una settimana fa e come sbandierato in campagna elettorale.
Per questo il leader 5Stelle sentendo alcuni di loro avrebbe detto: “Lasciamo lavorare Virginia, a breve arriverà il ‘no’ alle Olimpiadi e farà una bella conferenza stampa. Deve portare avanti il programma M5S, per Roma abbiamo scritto un programma meraviglioso. A gennaio poi facciamo il tagliando, vigiliamo step by step. Ma ora serriamo le file e mettiamola alla prova”.
Nonostante questo c’è chi nel Movimento ribolle ancora e tutto questo avviene a una settimana dall’inizio della kermesse palermitana Italia a Stelle, organizzata proprio da Lombardi.
Dal Campidoglio garantiscono che il sindaco di Roma ci sarà e parlerà dal palco anche perchè Grillo ha chiesto a tutti di mantenere la calma ed evitare fughe in avanti.
Insomma, ha ribadito che sul Campidoglio ci pensa lui a vigilare, come ha assicurato anche dal palco di Nettuno, e ha parlato di veri e propri “tagliandi” sulla realizzazione del programma, il primo in agenda a gennaio.
Dunque ha invitato i suoi a stare “tranquilli”, evitando dissapori e liti sui social network in nome dell’importanza che il Campidoglio riveste per i 5Stelle, in chiave corsa verso Palazzo Chigi.
Alla luce di tutto ciò Raggi ha scritto il lungo post su Facebook, condiviso poco dopo dallo stesso Grillo: “Con coraggio cambieremo Roma e il Paese”.
Un modo per riportare indietro le lancette dell’orologio, provando a far dimenticare le liti all’interno del Direttorio in seguito alla mail, che Di Maio non ha condiviso con gli altri, sull’iscrizione dell’assessore Paola Muraro nel registro degli indagati.
Nel Movimento, che si prepara alla grande kermesse palermitana ‘Italia a 5Stelle’, si prova a resettare.
Il leader in pectore non condivide sul suo profilo, almeno per ora, il post del sindaco di Roma, bensì attacca il governo Renzi non sporcandosi le mani con le vicende capitoline. Anche questo rientro nella nuova strategia grillina volta ad evitare contraccolpi sul piano nazionale.
Intanto però scoppia un’altra grana che riguarda il sindaco di Parma, Federico Pizzarotti sospeso dal Movimento Stelle per non aver comunicato un’indagine a suo carico per le nomine dei vertici del Teatro Regio.
Ora dal Gip è arrivata l’archiviazione, ma il Direttorio grillino al reintegro non ci pensa affatto poichè la pecca del primo cittadino sarebbe stata quella di non aver comunicato ai vertici dell’indagine in corso a suo carico.
Lui attacca: “La sospensione è stata un boomerang, ora voglio il reintegro nel Movimento ma non con la mail dell’anonimo staff di Grillo. Il direttorio deve venire a Parma, una mail non è sufficiente. Il direttorio venga qui e dimostri di voler realmente invertire la rotta, non accetto un reintegro via posta elettronica”.
Il reintegro però non è nelle cose e a Palermo il prossimo fine settimana ci potrebbe essere la resa dei conti.
E non solo su Parma.
(da “La Repubblica“)
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