Ottobre 1st, 2017 Riccardo Fucile
STRADE SENZA ILLUMINAZIONE PER TUTTA LA CITTA’ PER GUASTI E INCURIA NELLA MANUTENZIONE
Nel centro storico, nella cinta delle immediate periferie e anche in quelle più vicine al Raccordo
Anulare: tutto buio.
Non c’è illuminazione sufficiente sulla Tangenziale Est. Pochissima luce lungo tutto l’asse della via Nomentana. Stesso fenomeno in via Gorizia.
Identica situazione in pieno centro storico: via dell’Aracoeli o in via della Rosetta. In via di Torre Argentina e in via de’ Nari.
Il Corriere della Sera Roma oggi riepiloga con tanto di foto la situazione paradossale della città che reclama più sicurezza e spiega che l’ACEA è al corrente della situazione, in parte causata da alcuni guasti, ma per le riparazioni bisognerà aspettare:
La domanda è inevitabile, e se la pongo tanti cittadini che scrivono al Corriere della Sera: ma l’Acea dov’è? E soprattutto: che fa? Fonti ufficiali dell’azienda ammettono senza problemi il momento difficile. C’è una condizione che viene definita di «eccezionale gravità » dopo le forti piogge del 10 e 11 settembreche hanno procurato «un numero di guasti considerevole, per lo più dovuti alla rete ormai vecchia, in via di sostituzione».
Perchè il punto, dicono all’Acea, è proprio questo: si sta procedendo a interventi di ammodernamento e bonifica degli impianti per risolvere molte situazioni di forte deterioramento delle linee elettriche per l’illuminazione pubblica.
Si parla tecnicamente di «vetustà ». Insomma, fa sapere l’Acea, se alcune strade appaiono buie è per via dei guasti e anche per i lavori di ammodernamento che in estate sono stati accelerati: l’obiettivo è rinnovare totalmente gli impianti. Ma tutto questo, ripetono dall’azienda, richiede «lavorazioni estese» e «sostituzioni di significative porzioni di cavo con importanti cantieri stradali». Di qui le «rialimentazioni parziali e progressive delle installazioni». Termini tecnici per spiegare che se la luce manca è perchè c’è un grosso cantiere aperto nelle vicinanze, quindi l’energia può mancare ed essere ricollegata lentamente.
Ma c’è di più. ACEA assicura che «è stato aumentato il numero delle squadre operative con oltre cento tecnici coinvolti» e si conta di chiudere la bonifica e la riaccensione totale «entro il mese di dicembre».
Una tempistica «da record”.
(da “NextQuotidiano”)
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Ottobre 1st, 2017 Riccardo Fucile
“VICINANZA BIASIMEVOLE E IMBARAZZANTE” TRA IL CAPOLISTA M5S DI IMPERIA COMANDINI E CARMINE MAFODDA … L’AUTOGOL DELLA CAPOGRUPPO M5S IN REGIONE, ALICE SALVATORE
«Biasimevole e imbarazzante». Così il tribunale di Genova definisce la «vicinanza del Comandini (capolista imperiese del Movimento 5 Stelle per le regionali del 2015) a Carmine Mafodda, figlio del boss Palmiro, notoriamente appartenente alla omonima famiglia ndranghetista da anni radicata nella zona dell’imperiese ed in particolare ad Arma di Taggia)».
E’ un passaggio della sentenza che, nell’assolvere un giornalista del quotidiano “Libero” accusato di diffamazione dal capolista imperiese alle regionali Daniele Comandini e dalla candidata governatrice e attuale capogruppo in Regione, Alice Salvatori, conferma proprio quello che i due denuncianti avrebbero voluto che venisse negato in una sentenza: la «vicinanza» con ambienti «imbarazzanti».
Il caso era stato sollevato nel 2015 dalla Casa della legalità , ripreso dal Secolo XIX e successivamente da altre testate.
Comandini non aveva mai voluto rinnegare l’amicizia fraterna con Mafodda junior che, pur incensurato, non aveva mai preso nettamente le distanze dai familiari malavitosi.
Di qui una serie di contrasti, sfociati nella richiesta del capogruppo grillino di Imperia Antonio Russo a Comandini di non candidarsi. Alice Salvatore aveva invece difeso Comandini.
Alla fine era intervenuto il parlamentare Roberto Fico e aveva chiesto e ottenuto un passo indietro da Comandini. A quel punto però era troppo tardi per ritirare la candidatura. Alle Regionali, comunque, Comandini ottenne un pessimo risultato e non fu eletto.
Nella sentenza del tribunale di Genova definisce Mafodda come «appartenente a una famiglia che controllava il territorio dove Comandini andava a cercare i suoi voti».
Due anni dopo i fatti, va aggiunto che Antonio Russo, che inizialmente fu l’unico esponente di spicco dei 5 Stelle a contrastare la candidatura di Comandini, non fa più parte del Movimento.
(da “il Secolo XIX”)
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Ottobre 1st, 2017 Riccardo Fucile
ANDREA RECCIA SUBENTRA A UN DIMISSIONARIO: ARRESTATO CON 113 PACCHI DI MARIJUANA ERA IL CAPOLISTA DI FORZA ITALIA
Ieri il consiglio comunale di Recanati ha votato per il subentro in assemblea del geometra Andrea
Reccia, 63 anni, al posto di Franca Maria Galgano, dopo il rifiuto di un altro non eletto, Vitangelo Paciotti.
Una scelta di routine, se non fosse che Reccia, capolista di Forza Italia alle comunali e secondo dei non eletti, ha tutti i requisiti di eleggibilità , visto che non ha condanne passate in giudicato.
Ma un problema c’è lo stesso: Reccia è stato arrestato nella notte tra il primo e il 2 settembre dalla guardia di finanza a San Benedetto nell’ambito di un maxi sequestro di marijuana, oltre 2 tonnellate.
È finito in carcere insieme a un albanese di 24 anni. Entrambi erano stati intercettati alla foce del fiume Tronto, dove il blitz dei finanzieri era scattato durante le operazioni di scarico di un maxi carico di marijuana proveniente dell’Albania.
Ora Reccia dovrà fare sapere nero su bianco se accetta o meno l’incarico, con l’incognita però di un intervento della prefettura, che potrebbe sospenderlo per effetto della legge Severino.
Reccia è di origini napoletane, si è stabilito a Recanati da alcuni anni e risulta titolare di due piccole imprese edili.
Il Fatto Quotidiano racconta che la GdF lo aveva pizzicato mentre incontrava, alla foce del fiume Tronto, al confine tra Marche e Abruzzo, un gruppo di presunti trafficanti giunti con un gommone.
La merce di scambio, considerando soltanto quella recuperata, erano 113 pacchi di marijuana: oltre 2,3 tonnellate di droga che il geometra stava per caricare su un furgone, in piena notte, assieme a un complice di 24 anni.
I trafficanti erano riusciti a scappare con il gommone fino alle acque croate, eludendo l’intervento delle Fiamme Gialle, ma Reccia era finito in manette.
Andrea Reccia è finito in isolamento nel carcere di Marino del Tronto, in provincia di Ascoli Piceno: lì tra pochi giorni gli verrà notificata la sua nomina a consigliere comunale di Recanati.
Quella del Comune è stata poco più di una ratifica d’ufficio e, scrivono i giornali locali, la procedura prevede che dopo la sua eventuale accettazione la prefettura lo sospenderà in base alla legge Severino.
L’ex candidato sindaco che Reccia appoggiava, Simone Giaconi, ha detto che il consigliere ha tradito la fiducia dei maceratesi che l’hanno votato.
In silenzio invece è rimasta Forza Italia.
(da “NextQuotidiano“)
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Ottobre 1st, 2017 Riccardo Fucile
IL GIOVANE AFRICANO CHE CHIEDEVA L’ELEMOSINA HA PLACCATO IL RAPINATORE CHE AVEVA TERRORIZZATO LE CASSIERE
Tutti si sono scansati terrorizzati mentre il rapinatore usciva dal Carrefour Express, in piazza delle Conifere, con 400 euro in una mano e la mannaia nell’altra.
Tutti tranne uno.
Un ragazzo africano, che chiedeva l’elemosina di fronte al supermercato, gli si è parato davanti, lo ha placcato, disarmato e poi è andato via senza ricevere nè gloria nè onori per il suo coraggioso intervento.
Un minuto dopo sono arrivati i carabinieri della stazione Centocelle della compagnia Casilina e hanno arrestato il ladro.
Un italiano di 37 anni pluripregiudicato. In direttissima, dopo 24 ore dal fattaccio, è arrivata la condanna a 4 anni di carcere per rapina.
Ma andiamo con ordine. L’uomo arriva a tutta velocità a bordo di uno scooter. Lo parcheggia di fronte al negozio. In mano ha un coltellaccio. Il volto è travisato da un passamontagna. Entra sicuro dentro il Carrefour. Passa accanto al ragazzo africano. Lui ha un cappello in mano e chiede gli spiccioli fuori dal supermercato.
“È una rapina”, urla l’italiano. La cassiera gli dà i soldi senza fiatare.I clienti zitti, spaventati. L’africano da fuori assiste alla scena. Il rapinatore esce e lui gli salta addosso. Una scazzottata tra i due tra le urla della gente.
L’italiano si divincola e sale sulla moto. L’altro non ci sta e gli è di nuovo sopra. Questa volta il 37enne gli punta la mannaia in faccia.
L’altro rapido l’afferra per un polso, lo stende a terra e lo disarma. Nel frattempo accorrono un gruppo di persone. In lontananza si sente il rumore delle sirene, qualcuno ha chiamato i carabinieri.
Il ragazzo africano si alza, riprende il cappello e si dilegua. I militari arrivano. Frastornato a terra c’è il ladro col suo bottino in tasca e il coltellaccio qualche metro più in là . Intanto i residenti, che hanno assistito alla scena, plaudono al gesto dell’africano mendicante.
(da “La Repubblica”)
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Ottobre 1st, 2017 Riccardo Fucile
L’AMICIZIA FRA IL SUPREMATISTA E L’UFFICIALE DI VIGILANZA ALLA QUALE E’ STATO AFFIDATO ALL’USCITA DAL CARCERE
A vederlo qualche tempo fa Michael Kent, di 38 anni, avrebbe fatto paura. Minaccioso e ricoperto di
svastiche, l’uomo era un neonazista membro di un gruppo di suprematisti bianchi dell’Arizona.
Un’appartenza che l’uomo mostrava con fierezza: tatuaggi esibiti, alla propria abitazione tappezzata con simboli legati al nazismo e alla superiorità della razza ariana.
I comportamenti violenti erano all’ordine del giorno. Finchè Michael è stato arrestato e condannato a scontare una pena in carcere (negli Usa i razzisti finiscono in galera, a differenza dell’Italia n.d.r.)
Uscito dal carcere, ha conosciuto la donna della sua vita. Non nel senso sentimentale dell’espressione ma la donna, afroamericana, che gli avrebbe fatto cambiare idea in merito alle differenze di razza.
Tiffany Whittier è l’ufficiale di vigilanza alla quale Kent è stato affidato una volta uscito dalla prigione. Incontri, chiacchierate, confessioni. È nata un’amicizia, in barba ai preconcetti (di lui) e alla diffidenza (di lei)
Ai molti che le hanno chiesto come sia stato possibile avvicinarsi a un neonazista, Tiffany ha risposto: “Non sono qui per giudicarlo, non è il mio compito. Il mio lavoro è essere una persona positiva nella vita di qualcuno”.
E il compito è riuscito. Michael ha eliminato le bandiere con le svastiche e le ha sostituite con immagini di faccine sorridenti.
Ed è stato accompagnato da Tiffany a rimuovere i suoi tatuaggi. Per farlo, i due si sono rivolti a Redemption Ink, un’associazione no profit in Colorado che si occupa di modificare tatuaggi con soggetti xenofobi o simboli di bande criminali.
I fondatori, Beth e Dave Cutlip, offrono il servizio gratuitamente con lo slogan “C’è abbastanza odio in questo mondo”.
Per trasformare i tatuaggi di Michael sono servite ben 15 ore. Le svastiche ora sono “normali” disegni. “Non sono mai stato in uno studio di tatuatori, i miei li avevo fatti tutti in carcere”, ha raccontato Michael.
Nessuno avrebbe mai scommesso su un cambiamento del genere. “Non voglio che i miei figli vivano la vita di odio che ho vissuto io – ha detto l’uomo – voglio che mi conoscano per chi sono adesso, un buon padre e un lavoratore”.
Ora Michael lavora in una fattoria dove si allevano polli e galline. I suoi colleghi sono tutti ispanici e mai l’ex neonazista avrebbe pensato di collaborare con persone di colore. “Ora partecipo alle feste aziendali e anche alle quinceaà±ere, e io sono l’unico ragazzo bianco”, spiega sorridendo.
Una storia a lieto fine grazie all’amicizia. Michael dice che ringrazierà per sempre Tiffany: “Ora sono un uomo diverso e lei è una parte della mia famiglia”.
(da “La Repubblica“)
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