Novembre 14th, 2017 Riccardo Fucile
FABRIZIO LA GAIPA, IMPRENDITORE, 42 ANNI, PRIMO DEI NON ELETTI AD AGRIGENTO AVREBBE COSTRETTO SUOI LAVORATORI A FIRMARE BUSTE PAGA FALSE… INCASTRATO DALLE REGISTRAZIONI… INDAGATO ANCHE IL FRATELLO
Con l’accusa di estorsione, la squadra mobile di Agrigento ha arrestato Fabrizio La Gaipa, imprenditore di 42 anni, primo dei non eletti nella provincia di Agrigento alle scorse elezioni regionali siciliane.
La Gaipa, proprietario e gestore di un noto albergo ad Agrigento, l’hotel “Costazzurra Museum&Spa”, è finito ai domiciliari: è accusato da due dipendenti di pesanti irregolarità sulle dichiarazioni al fisco e le accuse avrebbero trovato riscontro nelle indagini coordinate dal procuratore di Agrigento Luigi Patronaggio.
Indagato anche il fratello di La Gaipa, Salvatore, a cui è stato imposto il divieto di dimora in città .
Le verifiche degli inquirenti si sarebbero concentrate sulla regolarità dei contratti di lavoro e sulla rispondenza fra gli emolumenti dichiarati e quelli effettivamente versati ai lavoratori.
Il 5 novembre La Gaipa, con oltre quattromila voti, è arrivato primo dei non eletti subito dopo Matteo Mangiacavallo (14 mila voti) e Giovanni Di Caro (5.900 voti)
L’imprenditore avrebbe costretto due dipendenti del suo albergo a firmare buste paga false.
Ci sono delle registrazioni, fatte dalle vittime nel corso di alcuni colloqui, ad incastrare La Gaipa.
Una terza persona, ascoltata dalla squadra mobile, ha fatto altre ammissioni.
Così La Gaipa si descrive nel curriculum vitae della piattaforma M5s: “Sono un imprenditore turistico di seconda generazione, con un passato da giornalista e scrittore. Nutro una passione profonda, consolidata nel nostro territorio, per l’ arte antica. Recentemente mi sono impegnato in iniziative culturali innovative legate all’archeologia come l’apertura ad Agrigento dell’Hotel Costazzurra Museum & Spa, primo archeo-hotel del mondo, eventi culinari legati alle tradizioni gastronomiche dell’antichità e persino la riscoperta di trattamenti e rituali estetici del passato quali il massaggio con lo strigile (antico strumento di bronzo o di ferro di cui si servivano gli antichi per detergersi il corpo ndr)”.
Fino ad agosto era anche presidente del Consorzio Turistico Valle dei Templi.
(da agenzie)
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Novembre 14th, 2017 Riccardo Fucile
LA FRASE “O NOI O LORO”, LA SMENTITA DEL M5S, GLI SMS DI CASALINO CHE CONFERMANO LA VERSIONE DEI TRE GIORNALISTI PRESENTI AL FATTACCIO
Il Fatto Quotidiano, con un articolo di Luca De Carolis e un commento di Marco
Travaglio, replica al MoVimento 5 Stelle e alle accuse di aver scritto il falso riguardo la cena da Gigi Mangia e il comportamento poco urbano (eufemismo) di Luigi Di Maio.
De Carolis conferma di aver ricevuto lui i messaggi, proprio da Rocco Casalino, come ipotizzato qui.
Poi fornisce l’orario di ricezione degli sms:
Quello di cui il Fatto ha scritto per due volte è il comportamento “sopra le righe” dei 5Stelle, una mancanza di “buona creanza”. Evidente non solo ai cronisti, visto che il responsabile della Comunicazione Rocco Casalino ha provato a mediare con i suoi eletti (“Hanno già finito di scrivere”), prendendosi una risposta stizzita da Di Maio. Non solo: a un sms da me inviatogli alle 23.32, subito dopo essere uscito dal ristorante, Casalino ha risposto scusandosi, e attribuendo l’episodio alla “stanchezza e allo stress” dei parlamentari per la campagna elettorale. Risposta anche comprensibile, che stride però con il post violento, in stile gogna, di oggi, come se non ne vedevano da tempo sul blog di Grillo. Ma la mia versione era ed è rimasta quella scritta sul Fatto, come ho ribadito per telefono a un programma televisivo. Tutto il resto, a partire dagli insulti che sto ricevendo, talvolta violentissimi, è rumore di fondo.
Al chiarissimo articolo di De Carolis mette il carico il corsivo successivo di Marco Travaglio:
Non abbiamo nulla da smentire a quanto ha scritto Luca De Carolis, testimone e anzi coprotagonista dei fatti, oltrechè cronista attento e scrupoloso. Che mai ha affermato di essere stato cacciato da quel ristorante. E al quale va l’affettuosa solidarietà della direzione e della redazione del Fatto per gli insulti che si sta prendendo dai soliti “webeti”.
Come spesso succede, il MoVimento 5 Stelle ha costruito una “narrazione alternativa” della realtà ad uso e consumo dei suoi fans, aiutato tantissimo dal servizio delle Iene che faceva tutte le domande giuste ma alle persone sbagliate.
Mancavano, a dire la loro, proprio i due che potevano confermare o smentire la vicenda: Rocco Casalino e Luigi Di Maio.
In particolare Casalino veniva chiamato in causa per nome e cognome in uno degli articoli ma nel servizio di Cristiano Pasca nessuno chiedeva conto ai due della vicenda. Casualmente.
Sul profilo facebook di Luca De Carolis, che per inciso segue spesso l’amministrazione M5S a Roma per il Fatto, si leggono insulti
Il clima, in effetti, ormai in Italia è questo. Giusto che tutti se ne rendano conto.
Gabriella Cerami sull’Huffington Post pubblica la chat con Rocco Casalino che non fa che confermare che l’unico maleducato nella circostanza è stato Di Maio
(da “NextQuotidiano”)
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Novembre 14th, 2017 Riccardo Fucile
SE FOSSIMO UN PAESE NORMALE DI FRONTE A QUESTE IMMAGINI IL GOVERNO SAREBBE STATO CACCIATO PER AVER FINANZIATO UN REGIME DI CRIMINALI
Quelle girate dalle telecamere montate sulla nave di Sea Watch sono immagini forti.
E confermano quanto già riportato dalla ong tedesca sull’incidente costato la vita a una cinquantina di migranti e sulle responsabilità della Guardia costiera libica, evidenziate anche da un elicottero della nostra Marina Militare che ha sorvegliato le operazioni avvenute a circa 30 miglia dalle coste libiche, quindi in acque internazionali dove, specifica la ong, “la Guardia costiera libica non esercita alcuna sovranità ”.
Sea Watch, inviata sul posto dal Centro di coordinamento di Roma, ha unito tutte le immagini delle telecamere montate sulla sua imbarcazione.
Il risultato è un filmato di 30 minuti che lascia poco spazio all’immaginazione, se non per domandarsi cosa sarebbe potuto accadere senza la presenza della ong e dell’elicottero italiano
Sono tre i momenti salienti del filmato: i miliziani presenti sulla motovedetta libica fanno in modo che un uomo che cerca di salire a bordo su una scaletta cada di nuovo in mare. Poi ci sono i maltrattamenti subiti dai migranti accovacciati sul ponte dell’imbarcazione tripolina.
Verso la fine del video, poi, si vede ancora un uomo aggrapparsi alla scaletta della motovedetta libica, che nonostante la sua presenza parte e prende velocità .
L’elicottero italiano la insegue e intima ai libici di fermarsi. Cosa che non accade, nè è possibile sapere se il migrante aggrappato all’esterno dell’imbarcazione sia sopravvissuto. Con tutta probabilità non è così.
Le testimonianze sono state raccolte dalla magistratura ragusana che deciderà se aprire un’inchiesta sui fatti, costati la vita a 50 persone.
(da “Il Fatto Quotidiano”)
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Novembre 14th, 2017 Riccardo Fucile
ALL’ESAME DEI CARABINIERI DI TORINO LE IMMAGINI DI SORVEGLIANZA: SI CERCA UN UOMO SULLA SESSANTINA… MA SE FOSSERO INTERVENUTI GLI ALTRI PASSEGGERI PRENDENDOLO A CALCI IN CULO NON SAREBBE SUCCESSO
Gli investigatori cercano l’uomo che venerdì mattina, su un autobus, ha aggredito e
insultato Giulia (nome di fantasia), giovanissima campionessa di basket che stava andando a scuola.
Appena salita a bordo del bus, la ragazza — padre di origine africana e madre italiana — ha ricevuto un calcio sul ginocchio, poi si è tolta le cuffiette con cui ascoltava la musica e si è sentita dire: “È inutile che tu vada a scuola, tanto finirai sulla strada. Torna al tuo paese”.
Una frase cui sono seguite altre offese razziste.
Oggi la procura di Torino ha aperto un’inchiesta. A seguirla sono il procuratore aggiunto Patrizia Caputo e il sostituto procuratore Eugenia Ghi. Al momento l’indagine è ancora contro ignoti, ma è stata formulata un’ipotesi di reato, la violazione della legge Mancino, nella parte in cui si punisce “con la reclusione da sei mesi a quattro anni chi, in qualsiasi modo, incita a commettere o commette violenza o atti di provocazione alla violenza per motivi razziali, etnici, nazionali o religiosi”.
Quella norma che, se fosse applicata ogni giorno, ci libererebbe di tutta la fogna razzista che sfoga le sue frustrazioni sui social.
Da venerdì i militari sono al lavoro per rintracciare l’uomo, descritto come un sessantenne con capelli corti e brizzolati, vestito con una tuta da lavoro.
Per questo sono andati negli uffici di Gtt, l’azienda del trasporto pubblico di Torino, e hanno acquisito le immagini delle telecamere dell’autobus su cui Giulia è stata aggredita.
Dalle immagini, però, non è stato possibile risalire all’identità dell’uomo e così gli investigatori chiedono ai passeggeri che hanno assistito all’aggressione di fornire informazioni valide per rintracciare il 60enne.
Un appello rilanciato anche dal comitato “Diritti umani” del Consiglio regionale del Piemonte: “Invitiamo chiunque abbia assistito all’episodio a fornire ogni elemento utile all’identificazione dell’uomo”, affermano i consiglieri regionali Mauro Laus, Enrica Baricco e Giampiero Leo. Su quell’autobus molto affollato molti hanno visto, ma nessuno è intervenuto per difendere la ragazzina.
“Mi auguro che le autorità risalgano presto al responsabile — ha scritto su Twitter la sindaca Chiara Appendino — il razzismo non può trovare nessuno spazio e nessuna tolleranza”
(da agenzie)
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Novembre 14th, 2017 Riccardo Fucile
DAL NEW YORK TIMES AL GUARDIAN, TUTTI INCREDULI PER L’ELIMINAZIONE DAI MONDIALI
Non sono solo gli italiani ad essere rimasti attoniti dall’esclusione della nazionale italiana per i Mondiali di calcio 2018.
Anche la stampa estera mostra tutta l’incredulità per la dolorosa eliminazione, che arriva dopo sessant’anni di qualificazioni continue a uno degli eventi calcistici più attesi al mondo.
Il giornale spagnolo Marca titola ‘Un mondiale senza l’Italia’ e mostra un’immagine della disperazione di Buffon.
‘Ciao Italia’ è invece l’apertura de L’Equipe, quotidiano francese, che mostra gli azzurri abbattuti sul campo di San Siro.
Più cinici, invece i tedeschi di Bild che scrivono ‘Peccato per il Mondiale, meglio per noi’.
Il titolo che danno alla notizia della disfatta dell’Italia è ‘Italien Raus’ a caratteri cubitali. ‘Arrivederci, l’Italia manca il Mondiale dopo 60 anni’ è, infine, l’apertura del portoghese A Bola.
Titoli simili anche per il New York Times e per The Sun.
A dominare le pagine sportive dei quotidiani stranieri, insomma, sono le facce affrante e in lacrime degli Azzurri alla fine della partita contro la Svezia.
(da agenzie)
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Novembre 14th, 2017 Riccardo Fucile
L’IMMAGINE DI VENTURA E TAVECCHIO CHE LASCIANO DA SOLO BUFFON IN LACRIME E’ LO SPECCHIO DEL CALCIO ITALIANO
C’è una ragione profonda per cui il calcio italiano tocca il suo punto più basso negli
ultimi 50 anni.
Sistemi societari adagiati sui diritti tv, non competitivi con i tempi che cambiano, politiche federali di retroguardia, un’opinione pubblica che se sente parlare di tutela e sviluppo dei settori giovanili si straccia le vesti urlando allo sciovinismo.
C’è una ragione profonda, che verrà discussa e sviscerata nelle prossime ore, nei prossimi giorni, nei lunghi mesi in cui guarderemo da spettatori il Mondiale russo.
E, ma questo è un’altro discorso, può essere anche un’occasione per ripensare virtuosamente l’intero movimento calcistico italiano.
Ma nel mondo dello sport in cui subito dietro la vittoria quel che conta è l’immagine, la narrazione, il racconto dell’evento, l’immagine di un Giampiero Ventura che non si presenta ai microfoni della Rai dopo il fallimento della Nazionale, che lascia solo un Gigi Buffon che non trattiene lacrime disperate, è una triste cartolina del calcio italiano. In buona compagnia del presidente federale Tavecchio, inspiegabilmente trincerato dietro un “comunicazioni ufficiali tra 24 o 48 ore”.
Una gestione tecnica che se nei primi mesi è stata incerta ma efficace, da Madrid in poi, dalle pallonate subite dalla Spagna, è diventata incerta e basta.
Fino al culmine situazionista della lamentela contro l’arbitro dopo la sconfitta contro una Svezia rude e ordinata, ma non certa una corazzata in grado di affondarci.
Coperta da una gestione federale approssimativa. Carlo Tavecchio ha preso un buon maestro di scuola calcio, un onesto amministratore di squadre di metà classifica, gettandolo in pasto a una situazione più grande di lui.
Senza creare una rete di sicurezza, senza determinare una protezione che potesse accompagnare il nuovo tecnico su un palcoscenico che non aveva mai calcato.
Ma soprattutto senza virare con decisione su una riforma del nostro sistema che potesse ricalcare il modello virtuoso tedesco (inutile parlarne in questa sede, due buoni compendi si trovano qui e qui), o la rivoluzione federale andata in scena in Francia. E governi immobili, che dalla fragilina riforma Melandri non battono più un colpo nel settore, svicolando dietro lo status quo, terrorizzati dall’impopolarità che un intervento drastico inevitabilmente può generare.
Nel 2014 l’Italia è stata eliminata male ai gironi. Nel 2010 ancora peggio, sempre ai gironi.
Occorreva muoversi sei, sette anni fa. Si è messa la testa sotto la sabbia, oggi raccogliamo la messe che abbiamo seminato.
La Svezia è stata solo l’imbuto in cui si sono infilati tutti i vizi d’origine del nostro sistema. Una squadra modesta, una federazione zoppicante, un allenatore che si è dimostrato inadeguato al momento della verità . Insigne che gli chiede “Qui? Qui al centro?” nella partita d’andata con gli svedesi, schierato mediano probabilmente per la prima volta nella sua vita. Bernardeschi suo omologo al ritorno, Belotti messo quasi mezzapunta, un ritorno al 3-5-2 dopo diciotto mesi di sperimentazioni su altre strade.
La cosa più desolante è stata vedere come l’Italia non abbia avuto a più pallida idea di cosa fare. È mancato un piano per conquistare il castello, è mancata un’idea di gioco, è mancato il calcio. Solo palla stancamente sull’esterno, buttala dentro e prega.
Ventura è raccontato da molti come un signore, una persona per bene. Ci crediamo. Di Tavecchio non abbiamo riscontri particolari. Il primo ha detto “Sono sicuro, andremo ai Mondiali”. Il secondo: “Non andare ai Mondiali sarebbe un’Apocalisse”.
Ecco, il loro lasciare solo Buffon, la sua disperazione, la sua ultima intervista con la maglia azzurra nel giorno in cui il cielo si è squarciato rivelando la nostra miseria è stato tristemente un riassunto perfetto di chi siamo e verso cosa guardiamo.
Nel calcio, per lo meno.
(da “Huffingtonpost”)
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