Destra di Popolo.net

SONDAGGIO DEMOS : M5S 28,7%, PD 25%, FORZA ITALIA 15,2%, LEGA 13%, LIBERI E UGUALI 7,6%, FDI 4,8%

Dicembre 9th, 2017 Riccardo Fucile

IN CRESCITA I GRILLINI, FORZA ITALIA STACCA LA LEGA

Il sondaggio di Demos commentato oggi da Ilvo Diamanti disegna una situazione politica in cui il MoVimento 5 Stelle è il primo partito, in grande crescita sia rispetto alle Europee del 2014 sia rispetto all’ultima rilevazione di due mesi fa; il Partito Democratico invece cala ancora e perde voti sia rispetto ai grandi risultati di tre anni fa, sia rispetto all’anno scorso dove il calo è di 5 punti percentuali
Il dato più basso da quando è stato conquistato – e rifondato – da Renzi. Il PdR: ha fallito la sua “missione”, di unire la Sinistra e il Centro. Sotto lo stesso tetto.
Alla sua sinistra, in particolare, Liberi e Uguali, al debutto, raggiunge il 7,6%. Più della somma dei “soci fondatori”.
Tuttavia, non si vedono federatori in grado di riunire il mondo inquieto e diviso del Centrosinistra. L’ultimo a provarci, Giuliano Pisapia, ha già  rinunciato. D’altronde, il grado di fiducia nei suoi confronti appare limitato (24%). E in calo significativo negli ultimi mesi (5 punti).
A destra, invece, FI cresce ancora (15,2%, oltre 2 punti più di un anno fa) e supera la Lega. Insieme ai Fratelli d’Italia raggiungono il 33%.
Una base importante, in vista delle prossime elezioni. È, però, il M5S a mostrare l’incremento più rilevante. Oggi è vicino al 29%. Primo partito. Davanti a tutti.
Un segnale rivelatore. Perchè il principale incentivo elettorale del M5S è offerto dagli “altri”. Dai partiti di governo. Ma anche di opposizione.
Il M5S: è una risposta all’insoddisfazione politica. Per citare Beppe Grillo: un argine al non-voto (e all’estremismo). Non peraltro si auto-definisce un non-partito.

(da “La Repubblica”)

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GRASSO PUO’ FARE MALE AL PD : LIBERI E UGUALI SALE AL 7,5% MENTRE FORZA ITALIA STACCA DI TRE PUNTI LA LEGA

Dicembre 9th, 2017 Riccardo Fucile

SONDAGGIO IXE’: M5S 27,5%, PD 23,1%, FORZA ITALIA 15,8%, LEGA 12,7%, LIBERI E UGUALI 7,5%, FDI 5,4%, AP 1,3%

Sembra progressivamente restringersi l’area di espansione potenziale del PD e, contemporaneamente, la quota di intenzioni di voto dei dem registrate anche all’interno delle bistrattatissime categoria di sinistra e centro-sinistra — banalmente dove un elettore ‘sente’ di collocarsi – subisce l’erosione da parte del M5S e degli eterogenei ‘Liberi e uguali’ guidati da Grasso.
Fra gli elettori di ‘sinistra’ in particolare, la competizione vede il Pd prevalere d’un soffio sugli ex-Articolo 1 + Sel con l’M5S che segue a 6 punti di distanza; netta invece l’egemonia dei democratici fra chi si colloca a ‘centro-sinistra’ con oltre il 57% del totale, L.E. che mostra finora una limitata capacità  di penetrazione e l’M5S attestato intorno al 20%.
Da quanto si può capire, per il PD non sembrano esserci ulteriori margini di espansione a ‘sinistra’, considerando il limitatissimo appeal di Renzi in quell’area; viceversa è proprio il richiamo relativamente forte di Grasso nell’area di ‘centro-sinistra’ a lasciar supporre che per i democratici non vi siano ancora sufficienti elementi per dire che perlomeno a ‘casa propria’ la situazione si è consolidata.
Merita infine un cenno di attenzione, la diversa natura del voto: sia a ‘sinistra’ che a ‘centro-sinistra’ la maggioranza relativa dei consensi al PD viene da casalinghe e soprattutto pensionati (over 55) , mentre le fasce in età  produttiva (under 55) caratterizzano il voto di Liberi e Uguali e M5S.
Quest’ultimo in particolare, ‘sfonda’ fra ‘sofferenti e insofferenti’ (disoccupati e lavoratori a termine).
La questione del ‘lavoro’ (sia autonomo che ‘dipendente) e della sua rappresentanza, non nasce con Renzi, naturalmente, ma sembrerebbe che l’attuale segretario del Pd, faccia una fatica anche maggior dei suoi predecessori a ‘passare’ all’interno del mondo di cui dovrebbe essere espressione.
Curiosamente uno dei segretari più giovani nella storia dei partiti di massa italiani, si ritrova a guidare la formazione politica con il baricentro più spostato verso i ‘vecchi’.

(da “Huffingtonpost”)

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TRA BLITZ E PROVOCAZIONI, SI E’ APERTA LA SFIDA TRA CASAPOUND E FORZA NUOVA PER L’EGEMONIA DELL’ESTREMA DESTRA

Dicembre 9th, 2017 Riccardo Fucile

 ALLA RICERCA DI VISIBILITA’: DALLE RADICI COMUNI ALLA DIFFERENZIAZIONE

La galassia del fascismo del terzo millennio è in fermento.
In particolare, negli ultimi mesi, è in atto una competizione tra Forza Nuova e CasaPound per imporre la propria egemonia nel mondo dei neofascisti.
Al punto che gli analisti del settore, dietro l’escalation di raid e manifestazioni anti immigrati da parte di Forza Nuova, intravedono la sua esigenza di imporsi sui rivali di CasaPound.
Il movimento creato a immagine e somiglianza di Roberto Fiore ha mal digerito il consolidamento di CasaPound che a Ostia ha ottenuto un seggio grazie all’elezione di Luca Marsella.
I poliziotti dell’Antiterrorismo, i carabinieri del Ros e l’Intelligence monitorano costantemente gli ambienti neofascisti. Controllo e prevenzione sono le parole d’ordine.
Eppure c’è la sensazione diffusa di trovarsi di fronte a una gara alla ricerca di visibilità , piuttosto che a un tentativo di reale destabilizzazione sociale.
«Più che altro danno fastidio all’ordine pubblico – conferma un investigatore – ma, fermo restando che il rischio zero non esiste, al momento non dovrebbe esserci un serio pericolo eversivo per la comunità ».
Il livello di attenzione, insomma, resta alto ma la cifra della questione è la sfida tra i due gruppi neofascisti.
Il blitz di Forza Nuova davanti alla redazione di Repubblica, a Roma e l’occupazione del centro migranti a Como nasconderebbero in realtà  il tentativo di recuperare terreno rispetto a CasaPound.
E ha inevitabilmente messo in allarme i seguaci di Roberto Fiore, tanto più se si considerano gli attacchi interni al movimento.
Non a caso Fiore, spesso accusato dai suoi di mandare avanti i ragazzini, ultimamente è sceso in piazza in prima persona per rivendicare la leadership del gruppo. Le polemiche tuttavia sono anche all’esterno: dopo il divieto del corteo, lo scorso 28 ottobre, per commemorare la «marcia su Roma» e lo slittamento dell’iniziativa al 4 novembre, sono piovute critiche anche da altri neofascisti. In primis da Milizia, guidata da Simone Boccacci, e da Rivolta nazionale di Simone Crescenzi.
Ma la vera spina nel fianco di Forza Nuova resta CasaPound. E dire che, nonostante le differenze, hanno una radice comune.
Risale agli Anni Settanta, quando esisteva il movimento neofascista Terza posizione, tra cui spiccavano i due giovanissimi Roberto Fiore e Gabriele Adinolfi. Poi ognuno ha preso la sua strada e il primo è diventato il segretario nazionale di Forza Nuova, Adinolfi l’intellettuale di CasaPound, che oggi ha come leader Simone Di Stefano.
E del resto i due movimenti sono molto diversi.
«Se da un lato Forza Nuova è improntata ai valori dell’integralismo cattolico, della lotta agli immigrati e l’ostilità  ai gay – sottolinea un altro investigatore – dall’altro, CasaPound è laica e più concentrata su questioni come l’occupazione delle case da parte di chi ne ha bisogno. Compresi somali ed eritrei come nella loro operazione «cittadini dell’impero».
La partita più rilevante si gioca però a livello politico. Archiviati i tempi degli anni Novanta con Roberto Fiore eurodeputato, oggi chi scalpita e macina consensi elettorali è CasaPound.

(da “La Stampa”)

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TV E WEB, ECCO I CANALI TRA MOSCA E M5S

Dicembre 9th, 2017 Riccardo Fucile

LA SVOLTA CON L’INTERVISTA DI GRILLO ALLA TV RUSSA RT… SHELEZNYAK LA FIGURA CHIAVE… I CONTATTI DELLA LEGA CON KOMOV, VICINO ALL’OLIGARCA MALOFEEV

Da un certo momento in poi, all’improvviso, tra fine 2014 e inizio 2015, il Movimento cinque stelle comincia ad abbracciare una narrativa filo-Russia impressionate.
Incontri con attori russi coincidono con prese di posizione fino a poco tempo prima impensabili: cancellare le sanzioni alla Russia, l’annessione della Crimea derubricata a mera «tensione», l’aggressione russa dell’Ucraina definita «una guerra scatenata dalla Nato».
La svolta è il 10 aprile 2015: Beppe Grillo concede una lunghissima intervista a Rt, l’outlet finanziato dal Cremlino, al centro del Russiagate negli Usa (per i soldi pagati al generale Michael Flynn, o le pubblicità  politiche oscure sui social, di cui ora anche Facebook rimanda indietro i guadagni).
Grillo a Rt dipinge l’Italia come un Paese su una china pericolosa, «un colpo di stato intelligente in atto», «la corruzione ammazza il Paese», «il disastro economico», «la mancanza di controllo degli immigrati», «la democrazia non funziona».
Musica per le orecchie della direttrice di Rt, Margarita Simonyan, che ha presieduto all’operazione.
L’intervista non è gestita dall’ufficio comunicazione M5S alla Camera, ma da Milano, direttamente dallo staff della Casaleggio.
Mentre Matteo Salvini posta sui social foto con Putin, e la Lega non ha nessun problema a parlare di accordo politico, il Movimento si muove in una zona di mezzo, non ufficiale, tesse una tela ma preferiva restare sottotraccia.
La Lega ha contatti almeno dal 2013. Dal 2014 un canale è stato l’associazione culturale Lombardia-Russia, figure chiave il giornalista Gianluca Savoini. O l’ex parlamentare Claudio D’Amico e l’europarlamentare Lorenzo Fontana.
I cinque stelle chiedono invece ai russi di non affrettare gli annunci. Zheleznyak nel marzo 2017 chiarisce: «Siamo pronti a sviluppare le nostre relazioni, ma solo nella misura in cui sarà  interessante per entrambe le parti».
Gli incroci però sono tantissimi.
L’11 giugno 2015 il Movimento lancia una campagna sul blog di Grillo: «Revocare le sanzioni alla Russia, l’Italia ha perso un miliardo». Il dossier viene seguito da due deputati, Manlio Di Stefano e Alessandro Di Battista; saranno loro due ad accompagnare Beppe Grillo da Razov, l’ambasciatore russo a Roma, a Villa Abamelek, a Monteverde, sede dell’ambasciata, con la macchina scassata di Di Stefano.
Il 29 giugno a Di Stefano viene concesso il blog per dire che «Washington sta lanciando l’Europa in una pericolosa crociata contro la Russia».
In quel periodo Sputnik diventa fonte sistematica di Tze Tze, un sito della Casaleggio. La rivista L’antidiplomatico, diretta da Alessandro Bianchi (poi consulente dell’ufficio legislativo M5S alla Camera) diventa centrale nell’elaborare una linea politica sempre più pro Putin e pro Assad.
Il 2016 è l’anno del referendum costituzionale.
Alla Russia interessa, l’Italia. Il 25 marzo Di Battista e Di Stefano volano a Mosca. Vengono accolti benissimo. Parlano con Sergej Zheleznyak, vicesegretario di Russia Unita, e Robert Shlegel, ex capo di Nashi, la gioventù putiniana, poi uscito, a gestire operazioni non ufficiali.
Di Stefano – quando una foto esce sulla Stampa – si sfoga: «Abbiamo parlato con l’allora responsabile dei giovani di Putin, loro spingono molto sull’uso del web quindi è ovvio che fosse interessato: per loro era ancora più scioccante che noi lo facessimo senza soldi».
In un altro colloquio c’è Maxim Rudnev, ex dirigente della «Giovane Guardia» putiniana. Il tema è sempre: web e campagne elettorali.
Altro personaggio visto dai grillini in altra occasione è Andrej Klimov, uomo che incontra anche la Lega: ha scritto lo studioso Anton Shekhovtsov che qui, attraverso Aleksej Komov, si va vicini all’oligarca ultranazionalista Konstantin Malofeev.
A giugno 2016 Di Stefano è a Mosca al Congresso di Russia Unita, dove definisce la rivoluzione di Maidan «un colpo sostenuto dall’occidente».
In un’intervista per commentare il congresso, il filosofo eurasiano Alexander Dugin, oggi vicino al Cremlino, dice: «Se chiedessimo agli italiani se sono [come gli inglesi] per uscire dall’Ue, anche loro sarebbero per uscire. E noi sappiamo che questo è ciò che chiedono Lega e M5S».
I grillini avevano annunciato un viaggio in Crimea, che poi non faranno, per ragioni da chiarire. Il 4 agosto il M5S presenta in parlamento una proposta di legge affinchè l’adesione alla Nato sia rivista ogni due anni. Di Stefano allude esplicitamente a un possibile referendum sull’adesione alla Nato.
L’ambasciata ucraina intanto scrive a Davide Casaleggio, considerato deus ex machina della svolta pro Russia, per protestare contro le tesi del M5S sull’Ucraina.
Nell’ottobre 2016 Rt, dopo una lunga serie di articoli in cui dipinge l’Italia sull’orlo di una guerra civile, dedica una diretta streaming a una manifestazione per il Sì, spacciata per il No.
Renzi protesta con Putin. Si apre una crisi diplomatica.
In quei giorni, il 14 novembre, una delegazione grillina è di nuovo a Mosca. Stavolta la guida il senatore Vito Petrocelli.
Curiosità : la conferenza stampa è tutta russa, l’evento si tiene al media center di Rossiya Segodnya, outlet sotto stretto controllo del Cremlino.

(da “La Stampa”)

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“COSI’ LA RUSSIA HA SABOTATO IL REFERENDUM IN ITALIA: TROLL, BOT E ASSOCIAZIONI CULTURALI”

Dicembre 9th, 2017 Riccardo Fucile

INTERVISTA A MICHAEL CARPENTER: “A SAN PIETROBURGO LA BASE DELLA DISINFORMAZIONE, ABBIAMO LE PROVE”

Mosca ha interferito con il referendum costituzionale italiano del 2016, sta interferendo con la campagna per le prossime elezioni, e gli Usa hanno le prove.
Lo conferma a «La Stampa» Michael Carpenter, già  vice assistente segretario alla Difesa per Russia, Ucraina, Eurasia e Balcani, direttore per la Russia al Consiglio per la Sicurezza Nazionale della Casa Bianca, e coautore col vice presidente Biden dell’articolo su «Foreign Affairs» che denuncia questa offensiva del Cremlino.
Cosa è accaduto durante il referendum del 2016?
«La Russia ha lanciato lo stesso genere di pratiche sui social media con cui ha interferito nelle elezioni americane, francesi e tedesche. Ha usato troll e bots per propagare messaggi che facevano il suo interesse, cioè delegittimare il governo e influenzare il referendum nella direzione del No».
Come lo hanno fatto?
«Le operazioni della disinformazione russa che conosciamo meglio sono quelle dell’Internet Research Agency (Ira) di San Pietroburgo, perchè alcuni disertori hanno spiegato esattamente come opera. Perciò su questo abbiamo molte informazioni. Ci sono tanti altri network russi per i troll, e saremmo ingenui a credere che tutta l’attività  è limitata all’Ira. Questa istituzione però rappresenta un buon parametro, insieme a Rt e Sputnik, per capire che tipi di messaggi vuole propagare il Cremlino».
Qual era lo scopo in Italia?
«Sconfiggere il referendum e creare instabilità . Gli obiettivi generali della Russia, in Italia e negli altri Paesi occidentali, sono provocare il caos, destabilizzare i governi, e promuovere partiti populisti, nazionalisti, di estrema destra o sinistra, specialmente quelli scettici verso l’Unione europea e la Nato. Mosca vuole seminare la divisione sociale, etnica e razziale come nel mio Paese, o ideologica».
Quando Renzi venne a Washington nell’ottobre del 2016 ne parlaste?
«Non lo so. Presumo che l’influenza russa in Europa sia stata discussa, ma non so specificamente a che livello».
È vero che nell’autunno del 2016 mandaste una missione a Roma?
«In generale la nostra pratica durante quel periodo era avvertire i governi europei delle operazioni di propaganda russe, perchè sapevamo che stavano avvenendo. Purtroppo, facendo autocritica, siamo stati un po’ ciechi su quanto facevano nel nostro Paese. Ma parlavamo regolarmente con i nostri interlocutori tra gli alleati Nato, inclusa l’Italia, per discutere le operazioni di influenza maligna condotte da Mosca. Perciò è interamente plausibile e probabile che quel tipo di conversazione sia avvenuta».
È vero che delegazioni di politici italiani sono andate in Europa orientale a visitare le minoranze russe?
«Siamo a conoscenza di queste visite. Matteo Salvini della Lega Nord andò in Crimea nella primavera del 2014, per incontrare il cosiddetto premier de facto dei combattenti separatisti russi. I politici italiani viaggiavano assolutamente in Europea orientale, promuovendo politiche scandalose, dal mio punto di vista».
Cosa sta succedendo in vista delle elezioni politiche?
«In base alle mie analisi sulla propaganda russa, e quelle di varie organizzazioni come Hamilton 68 del German Marshall Fund, o il Digital Forensic Lab dell’Atlantic Council, noi sappiamo, e abbiamo un sacco di prove, che la Russia sta sostenendo la Lega Nord e Cinque Stelle. Non si tratta solo di appoggio online, ma anche politico. Intendo per esempio l’accordo che la Lega ha concluso a marzo per cooperare con il partito di governo Russia Unita, cioè quello di Putin. Abbiamo visto molte cose simili, tipo l’Associazione culturale lombardo russa. Sono link profondi. Non solo digitali, ma anche politici».
Solo la Lega, o anche Cinque Stelle?
«Anche Cinque Stelle. I suoi leader sono andati in Russia, abbracciano la strategia narrativa del Cremlino, e usano i talking point forniti da Mosca. Stanno soddisfacendo i principali obiettivi ideologici di Putin, chiedendo la fine delle sanzioni, accusando la Nato di essere aggressiva, attaccando l’Ue. Hanno tutto il diritto di farlo come partito politico italiano, ma chiaramente hanno sposato un messaggio che sostiene la narrativa del Cremlino. È curioso perchè in passato i leader del movimento, come Beppe Grillo, erano critici di Mosca. È interessante chiedersi come mai hanno ora questa relazione così simbiotica».
Ci può dare le prove di quanto sostiene?
«Per capire come funziona la propaganda russa devi analizzare bots e troll, e cosa dicono. Se lo fai, vedi che nei media italiani c’è uno spazio preponderante a favore di Cinque Stelle, Lega, e partiti di destra come Fratelli d’Italia. Tra le altre cose, va letto anche il rapporto dell’Atlantic Council “Kremlin’s Trojan Horses”, spiega le tattiche usate sui social per propagare informazioni in Europa».
Gli attacchi online vengono dalla Russia o dall’Italia?
«Certamente dalla Russia, ma sospetto anche dentro l’Italia. Ci sono siti basati nel vostro Paese, tipo “Io sto con Putin”, che provano un certo livello locale di cooperazione col messaggio strategico russo. Non so se è il risultato di una collaborazione diretta con Mosca, o di narrative parallele, ma chiaramente ci sono gruppi italiani che promuovono i messaggi del Cremlino».
Mosca adopera anche la corruzione?
«È assolutamente lo strumento più forte che usa per sovvertire la democrazia occidentale dall’interno. Lo vedi ovunque, dall’Europa al mio Paese. Non ho prove specifiche di finanziamenti russi ai partiti politici italiani, ma vi incoraggio a investigare e seguire i soldi, perchè è assai possibile che stia accadendo. Se la Russia vede il vantaggio di usare contatti corrotti per cercare vantaggi politici, lo fa sempre».
In che modo?
«I veicoli sono diversi. In genere il Cremlino non impiega agenti diretti dello Stato, tipo i diplomatici. Lo fa con gli oligarchi, le aziende collegate con la Russia, o altri proxy difficili da identificare. I soldi poi vanno a shell company, che è estremamente complicato scoprire. Vi invito a indagare».

(da “La Stampa”)

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MORTI PER IL TALLIO, IL GIOVANE ARRESTATO CHE CHIEDE LIBRI SULLA RELIGIONE EBRAICA

Dicembre 9th, 2017 Riccardo Fucile

SE SI FOSSE CONVERTITO ALL’ISLAM, SAI CHE FILIPPICHE CONTRO IL CORANO CHE HA ISPIRATO I SUOI DELITTI… IN QUESTO CASO TUTTI ZITTI

Ha chiesto agli operatori del carcere di Monza libri legati alla religione ebraica ed è sorvegliato a vista dagli agenti di polizia penitenziaria Mattia Del Zotto, il 27enne di Nova Milanese arrestato con l’accusa del triplice omicidio dei nonni paterni , avvelenati con il tallio, e del tentato omicidio di altre cinque persone, tra cui i nonni materni.
Da quanto si è appreso il giovane per ora è in cella da solo, senza tv, controllato 24 ore su 24 ed ha già  avuto un colloquio con lo psichiatra interno.
Da quanto si è saputo Del Zotto, arrivato in carcere in piena notte dopo che mercoledì sera i carabinieri lo hanno arrestato su ordine del gip di Monza Federica Centonze, è apparso freddo, non provato emotivamente: come se avesse alzato una “barriera” per rinchiudersi in un suo mondo.
Nel corso del colloquio previsto all’ingresso ha toccato le tematiche religiose e ha chiesto di poter avere libri sull’ebraismo, credo al quale, come lui stesso aveva detto durante un interrogatorio, si è avvicinato da circa tre anni.
Viste la particolarità  del caso e l’età  del pluriomicida reo confesso, la direttrice della casa circondariale, Maria Pitaniello, ha concordato con il Procuratore della Repubblica di Monza Luisa Zanetti, titolare dell’inchiesta, di sottoporre il 27enne non solo a un regime di sorveglianza «intensivo» ma anche a un monitoraggio continuo da parte degli psichiatri e psicologi interni per una valutazione sul suo stato di salute mentale.
Ci sarà , quindi, un lavoro d’èquipe tra i medici, la polizia penitenziaria, la direzione del carcere, per accertare quali siano effettivamente le sue condizioni psicologiche. Tutto ciò per poi cercare di inserirlo nella vita carceraria. Sempre nel carcere di Monza domani Del Zotto sarà  interrogato dal gip.

(da agenzie)

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VERDINI: “NON MI RICANDIDO, MA TORNERA’ IL NAZARENO”

Dicembre 9th, 2017 Riccardo Fucile

IL LEADER DI ALA IMPUTA A RENZI DUE ERRORI: MANCATA DISCONTINUITA’ E AVER DATO TEMPO A BERSANI E D’ALEMA DI LOGORARLO

“Tanto al Nazareno si tornerà “. Denis Verdini, stando a quanto scrive in un retroscena il Corriere della Sera, è sicuro che dopo le elezioni a un nuovo patto del Nazareno non si potrà  sfuggire.
Scrive Francesco Verderami che il leader di Ala non si ricandiderà  alle prossime elezioni.
Dopo aver fatto e disfatto liste elettorali, l’ideatore del patto Nazareno si escluderà  prima per non farsi depennare dopo.
Non è tipo da farsi illudere e illudersi, non attenderà  dietro una porta per conoscere la sua sorte: ha vissuto questa esperienza per molti anni a parti rovesciate
Scrive ancora il Corriere che Verdini imputa a Renzi tanti errori che lo hanno portato alla sua uscita di scena, momentanea, dalla vita politica e al suo calo nei consensi.
Secondo Verdini, Renzi sarebbe subito dovuto andare al voto dopo la sconfitta al referendum e mettere alla porta la minoranza dem che aveva contribuito alla sconfitta delle riforme costituzionali e si era spesa per il No.
Senza dare a Bersani, D’Alema e Speranza la possibilità  di “logorarlo”.
E soprattutto avrebbe dovuto, il leader dem, impedire la presenza di Lotti e Boschi nel Governo Gentiloni per dare un segnale di discontinuità .

(da “Huffingtonpost”)

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SULLA FESTA DELLA BEFANA DI PIAZZA NAVONA ORA SI MUOVE L’ANAC

Dicembre 9th, 2017 Riccardo Fucile

DA CANTONE UNA RICHIESTA AL CAMPIDOGLIO SULLA REGOLARITA’ DELLA PROCEDURA…INTANTO LA FESTA NON E’ STATA ANCORA ALLESTITA

L’ANAC si muove sulla Festa della Befana a Piazza Navona. Mentre ancora non è stato sciolto il nodo di chi e quanto dovrà  pagare la sicurezza da garantire nella location della festa che ha visto il trionfo dei Tredicine (che Di Maio accostava tempo fa a Mafia Capitale), l’autorità  anticorruzione ha inviato una richiesta di informazioni relativa al bando della discordia
Tre giorni fa è stata inviata al dipartimento Attività  produttive una richiesta di informazioni in merito a due aspetti specifici.
Il primo: l’Anac dopo aver preso visione della determina post concorso con l’elenco dei vincitori, vuole capire se esiste — e a quale livello — una concentrazione di posteggi in capo ad un unico soggetto.
Il secondo aspetto, invece, su cui si vuole far luce riguarda le verifiche garantite dal Campidoglio sugli assegnatari, che siano ditte individuali o società .
Più banalmente, l’Autorità  vuole capire come e con quali tempi saranno vagliate tutte le posizioni degli ambulanti che hanno ottenuto un posteggio.
In sostanza si tratta di una fase preliminare, al momento infatti non è stata avviata nessuna istruttoria.
La missiva è stata protocollata dall’ufficio Vigilanza servizi e forniture dell’Anac ed è scaturita dopo una richiesta d’intervento formulata direttamente al presidente Raffaele Cantone dall’Associazione residenti centro storico lo scorso ottobre.
Mentre sembrano ancora freddini i rapporti tra il consigliere Coia e l’assessore Meloni dopo il caso Coidicine, sarà  l’ANAC a controllare la regolarità  della procedura:
All’epoca quando ancora non era uscita la graduatoria, i residenti avevano impugnato carta e penna e scritto a Cantone per denunciare un’organizzazione poco chiara — a loro dire — nel bando di gara che pareva privilegiare una determinata categoria di ambulanti permettendo a questa di ottenere dei posteggi sulla piazza per i prossimi nove anni. Il Comune ora è stato chiamato a formulare le risposte.

(da “NextQuotidiano”)

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DIFENDONO UN VENDITORE DI ROSE ACCERCHIATO DA TEPPISTI ITALIANI, TRE RAGAZZI MILANESI AGGREDITI SUI NAVIGLI

Dicembre 9th, 2017 Riccardo Fucile

QUESTA SAREBBE LA CIVILE MILANO… I TRE GIOVANI AL PRONTO SOCCORSO

Hanno preso le difese di un venditore di rose e sono stati aggrediti. E’ successo ieri notte sui Navigli, a Milano, poco prima delle 2.
Vittime dell’aggressione tre ragazzi di 21, 22 e 23 anni, finiti al pronto soccorso dopo essere stati presi a schiaffi e spintoni da quattro giovani italiani che – all’angolo tra l’Alzaia Naviglio Pavese e viale Gorizia – si stavano facendo beffa del venditore di rose di nazionalità  straniera, prendendolo in giro e infastidendolo per portargli via i fiori.
I tre ventenni sono intervenuti per difendere l’uomo, e immediata è scattata la reazione.
Il gruppo di aggressori è riuscito a scappare prima dell’arrivo della polizia, mentre i tre amici sono stati accompagnati al Policlinico con lievi contusioni.
Non è il primo caso del genere, vittime sia ambulanti immigrati che ragazze che ritornano a casa, aggrediti e molestati da teppaglia di origine italiana, spesso ubriachi.

(da agenzie)

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