Dicembre 14th, 2017 Riccardo Fucile
IL SUO PALESE ANACRONISMO PER LUI DIVENTA UN ELEMENTO DI FORZA, COME LA RIPROPOSIZIONE DELL’IDENTICO
L’unico partito che nell’infittirsi dei sondaggi sulle intenzioni di voto cresce vistosamente è
Forza Italia.
Persino il primato dei grillini, dati per vincitori delle prossime elezioni, oscilla stabilmente nello spettro del punto percentuale.
Tantissimo comunque, a riconferma che niente sembra scalfire un granitico consenso (stanno a un passo dal 30%), nemmeno certe clamorose dèbà¢cle televisive o la desolante silhouette di Spelacchio, l’albero di Natale dei romani che si erge di fronte a un perplesso Milite ignoto a incarnare l’inconcludenza del governo pentastellato della città .
LA RIMONTA DI BERLUSCONI
Invece Berlusconi cresce: partito due punti sotto la Lega, l’ha distanziata di oltre 3 punti. L’ultima rilevazione del tg di Mentana, lunedì 11 dicembre, dava gli azzurri al 15,7%, contro il 12,5% dell’alleato del Carroccio.
Il Cav, che mira di arrivare a ridosso delle urne con il 20%, e che dunque è in piena marcia trionfale, sembra destinato a riprodurre pari pari la campagna del 2013, cominciata con un siderale svantaggio rispetto a Bersani e finita ad un’incollatura dall’allora segretario Pd.ù
Berlusconi, nonostante i goffi tentativi di alfabetizzazione informatica, vince con l’assoluta fedeltà a modelli obsoleti
Quello del leader di Forza Italia è un fenomeno che ha del misterioso, e che meriterebbe di essere indagato ben oltre la sua superficie visto il modo con cui rovescia le categorie dello spazio-tempo.
Colpisce, ad esempio, come il suo palese anacronismo, esiziale per i suoi avversari, per lui diventi un formidabile elemento di forza.
Così come la riproposizione dell’identico: più l’uomo di Arcore ricalca i suoi vecchi modelli più si vede premiato nei consensi.
Poi si ha buon gioco a ironizzare, a dire che il meno tasse per tutti o che le pensioni minime a mille euro oramai sono slogan che appartengono a una sorta di modernariato della politica.
I SUOI ANTICHI STILEMI FUNZIONANO ANCORA
E che persino certe iniziative che rimandano a un coreano culto della personalità — stanno per riemergere dalle anonime retrovie in cui erano stati relegati i vari eserciti di Silvio e i meno male che Silvio c’è — ricordano più degli angosciosi fantasmi della storia che una moderna organizzazione del consenso.
Insomma, più resta fedele agli stilemi che nel 1994 accompagnarono la sua prima discesa in campo e più si rende credibile agli occhi degli elettori.
Eppure sono passati 23 anni, stagioni e protagonisti della politica si sono succeduti, la rivoluzione digitale che a quei tempi muoveva i primi passi è diventata realtà dilagante e condivisa.
Ma Berlusconi, nonostante i goffi tentativi di alfabetizzazione informatica, vince con l’assoluta fedeltà a modelli obsoleti. La tivù generalista contro quella on demand, il porta a porta sul territorio contro l’impalpabile aleatorietà dei social media, la barzelletta contro lo storytelling, la resistenza fisica tanto più strenua quanto sale il martirio mediatico nei suoi confronti.
Forse, alla luce di ciò che Berlusconi rappresenta, è il caso di rivedere la prosopopea del nuovo che avanza e l’idolatria di un futuro che sembra essere certezza solo nei discorsi di chi lo invoca
(da “Lettera43”)
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Dicembre 14th, 2017 Riccardo Fucile
AVEVA DETTO CHE GLI SAREBBE SERVITO COME DEPOSITO… LA CARITA’ CRISTIANA SI E’ SUBITO MANIFESTATA
Aveva affittato un garage condominiale per ripararsi dal freddo, ma quando gli inquilini lo hanno scoperto hanno chiamato i carabinieri.
E’ la “storia di Natale” alla rovescia di un clochard quarantenne di Cossato, un comune di 15mila abitanti nel Biellese.
Per avere un riparo, soprattutto in queste notti di neve e gelo in cui il termometro va sotto zero – solo ieri in Piemonte un altro senzatetto è stato trovato morto di freddo a Chivasso, nel Torinese – l’uomo aveva deciso di prendere in affitto un box in via Paietta, dicendo che gli serviva come deposito per attrezzi e versando regolarmente anticipo e cauzione.
Ma i residenti del condominio, venuti a conoscenza che l’uso era differente da quello dichiarato, non hanno gradito la sua presenza e hanno chiamato le forze dell’ordine per allontanarlo.
La padrona del garage ha poi confermato di avergli affittato lo stabile ma come deposito di attrezzi, non per andarci a vivere, e già da stamattina ha sciolto l’accordo e si è fatta riconsegnare le chiavi.
Il “decoro” del condominio è salvo.
E domenica tutti a Messa come la famigliola della Barilla da buoni ipocriti a difesa della “tradizione cristiana”.
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Dicembre 14th, 2017 Riccardo Fucile
“NON SIAMO CIVETTE O MOSCHE COCCHIERE, PUNTIAMO AL 7%”
La lista è pronta. O meglio, quelli che son rimasti a farne parte, dopo diverse rinunce
eccellenti, su tutti l’ex sindaco di Milano Giuliano Pisapia e gran parte del suo gruppo.
A Roma Verdi, socialisti, prodiani come l’ex ministro Santagata, Area civica e qualche ex Sel hanno lanciato il simbolo di “Insieme- Italia Europa “.
Ovvero, la lista “ulivista” che dovrebbe “coprire” a sinistra la coalizione guidata dal Pd renziano, dopo lo strappo di “Liberi E Uguali” e il tentativo fallito dello stesso Pisapia di riunificare partiti e movimenti a sinistra dei dem.
L’obiettivo è ambizioso. Tanto che c’è chi è convinto di essere pure indispensabile: “Senza di noi c’è campo per Salvini, Meloni e Berlusconi”, spiega il leader dei Verdi Angelo Bonelli.
Altri azzardano cifre: “Valiamo l’1%? Noi puntiamo al 7-8%“, spiega Michele Ragosta, deputato ex Sel e ora orfano pisapiano.
Altri sono più realisti, come Riccardo Nencini, leader Psi, ma si mostrano sicuri: “Supereremo la soglia del 3%” imposta dal Rosatellum.
Tutti, quindi, negano il ruolo di semplice “lista civetta” renziana: “Se ci sentiamo mosche cocchiere del partito di Renzi? No, per nulla”, spiegano in coro.
Così chi, come lo stesso Santagata, ricorda le ombre dei governi Renzi e Gentiloni, prova a lanciare appelli ai delusi: “Ci rivolgiamo a chi non è convinto dal Pd, anche dei suoi modi e metodi, per contare”.
L’obiettivo, numeri alla mano, resta però a dir poco complicato. E c’è chi, come il verde Gianfranco Mascia, rilancia, in merito alle aspettative percentuali di “Insieme”: “Quanto serve per salvare il pianeta? Servono percentuali? No, qualcosa di forte, ed è a quello che puntiamo”.
Certo, per i Verdi che criticarono il Pd su Sblocca Italia e sul “ciaone” renziano sul referendum delle trivelle, sembra, di fatto, ora una giravolta la scelta sulle alleanze.
Non c’è poi soltanto il nodo della soglia di sbarramento. Restano pure i problemi del Pd nella costruzione della coalizione.
Tutto in attesa dei radicali di “+Europa” e della nascita della lista centrista, dopo l’implosione degli alfaniani di Alternativa popolare e il passo indietro di Pisapia.
“Il mio un fallimento? Questo lo dice lei, non è così”, replica stizzito l’ex sindaco di Torino, Piero Fassino (che era stato delegato da Renzi per ricostruire la coalizione a sinistra, ndr), anche lui presente al lancio di “Insieme”. Dalla lista “ulivista”, invece, c’è chi attende nuovi arrivi: “Porte aperte”, rilancia Nencini.
All’ultimo momento, però, si è sfilato pure Tabacci (Centro democratico), fedelissimo di Pisapia. Vicino all’iniziativa, da sinistra, ma senza candidarsi, è invece il sindaco di Cagliari, l’ex vendoliano Massimo Zedda.
(da “il Fatto Quotidiano”)
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Dicembre 14th, 2017 Riccardo Fucile
HANNO ADERITO CINQUE MINISTRI E 180 PARLAMENTARI, MA NESSUN POLITICO DEL M5S
Sopra le righe sono andati quasi tutti, chi più chi meno. Nei talk show o negli scontri nelle aule delle Camere.
Però ora promettono e s’impegnano a non farlo più.
Lucio Malan, ad esempio, diede della “nazista” a una senatrice 5Stelle in un momento di massima concitazione a Palazzo Madama. Subito dopo chiese scusa. E ora il senatore di Forza Italia è uno dei 200 parlamentari che si sono impegnati a evitare le “parole ostili”. Non solo.
Il manifesto di “#cambiostile” impone lo stop alle fake news in una campagna elettorale in cui sono diventate tema centrale. Non solo Renzi del rischio fake ha fatto il filo conduttore della Leopolda, la tradizionale convention fiorentina, ma accuse di falsa propaganda si rimpallano dagli Usa al Cremlino coinvolgendo l’Italia sia per il passato (il referendum costituzionale del 4 dicembre 2016) che per il futuro (le elezioni politiche del 2018).
Ecco quindi la campagna lanciata dall’associazione triestina “Parole ostili” insieme con l’università cattolica del Sacro Cuore e con l’osservatorio giovani dell’Istituto Toniolo.
Hanno sottoscritto il codice di comportamento per una campagna elettorale civile i ministri Marco Minniti, Anna Finocchiaro, Valeria Fedeli, Roberta Pinotti, Maurizio Martina. E poi parlamentari di tutti i partiti, da Antonio Palmieri, Anna Maria Bernini, Paolo Romani e Malan di Forza Italia ai capigruppo dem Ettore Rosato e Luigi Zanda fino al leghista Gian Marco Centinaio, l’assessore della giunta grillina romana Flavia Marzano. Non ci sono finora politici 5Stelle.
Tutti s’impegnano a “un confronto politico basato sulla forza delle proposte, non sulla violenza degli insulti, nè sulle fake news”. Ci si può scontrare senza bisogno di offendersi. Il manifesto porta anche la firma di alcuni sindaci, come Giorgio Gori, primo cittadino di Bergamo e candidato del Pd alla presidenza della Regione Lombardia.
Nel decalogo di comportamento ci sono alcuni capisaldi. A cominciare dal primo punto. Che si può riassumere così: “So che la comunicazione è parte integrante della mia azione politica orientata al bene comune, quindi mi assumo sempre la responsabilità di ciò che comunico sia online che off line. Non considero o uso la rete come zona franca in cui tutto è permesso”.
Altro principio. “Condividere in rete si riflette sulla mia credibilità personale. Non produco, diffondo o promuovo notizie, informazioni e dati che so essere falsi manipolati o fuorvianti, evito che anche chi comunica per mio conto lo faccia. Educo alla responsabilità le community che mi sostengono”.
Nei “comandamenti” del manifesto c’è molto altro, compresa la buona regola di non aggredire l’avversario nei talk show, ad esempio. In nome della cultura del rispetto: è scritto.
Il manifesto stamani a Palazzo Madama sarà presentato dalla ministra della Pubblica Istruzione Fedeli e dal forzista Palmieri. I titoli sono: virtuale è reale; si è ciò che si comunica; le parole danno forma al pensiero; prima di parlare bisogna ascoltare; le parole sono un ponte; le parole hanno conseguenze; condividere è una responsabilità ; le idee si possono discutere; le persone si devono rispettare; gli insulti non sono argomenti; anche il silenzio comunica.
(da agenzie)
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Dicembre 14th, 2017 Riccardo Fucile
I DATI CENSIS SUGLI ITALIANI CHE CERCANO DIAGNOSI SULLA RETE
L’automedicazione, assumere farmaci da banco senza prescrizione medica, non è di per sè
negativa.
È anzi il risultato di un lungo processo che, a partire dagli Anni 70, ha portato gli italiani a essere pazienti più consapevoli, informati, attenti alla propria salute.
Con almeno tre risultati utili: 17,6 milioni di italiani nel 2017 hanno preso farmaci che si sono dimostrati decisivi o importanti per guarire; 15,4 milioni sono comunque riusciti ad andare al lavoro nonostante piccoli disturbi; 17 milioni non hanno dovuto ricorrere al Servizio sanitario nazionale che, altrimenti, sarebbe collassato.
Eppure negli ultimi anni questa pratica benefica, tipica dello sviluppo socioeconomico di un Paese, è minacciata dalle fake news.
Con la diffusione delle connessioni a internet flussi informativi qualificati si sono sovrapposti ad altri scorretti, ingannevoli e potenzialmente dannosi.
Risultato: 8,8 milioni di italiani sono rimasti vittime di fake news. E 3,5 milioni di genitori si sono imbattuti in indicazioni mediche sbagliate.
È un problema considerando che sempre più persone adottano l’automedicazione e che internet è diventato uno dei punti di riferimento principali per rintracciare informazioni sulle proprie malattie e sulla sua cura.
Secondo un rapporto del Censis, pubblicato ieri, 49,4 milioni di italiani soffrono di piccoli disturbi di salute come mal di schiena (40,2%), raffreddore (36,5%), mal di testa (25,9%), mal di stomaco (15,7%) o altri malanni.
Il 90,3% dichiara di curarsi da solo. E negli anni è aumentata la quota di persone che si fida dell’automedicazione: erano il 64,1% nel 2007 e sono saliti al 73,4% nel 2017.
La maggior parte dice di farlo perchè «ognuno conosce i propri piccoli disturbi e le risposte adeguate» (il 56,5%). Il che è un bene: significa che è molto forte il senso di consapevolezza del proprio corpo di questi pazienti.
C’è anche una quota di persone che dichiara di automedicarsi perchè è un modo più rapido (16,9%), mentre i decisamente contrari sono il 21,6% (in calo rispetto al 27% di dieci anni fa).
Tuttavia esiste un rischio che non va sottovalutato. L’automedicazione è positiva quando è cauta, guidata, consapevole. Il rischio – con l’ingresso delle fake news – è che mettano in dubbio soluzioni acquisite e scientificamente provate nel nome del libero arbitrio e della libertà di scelta deregolata. Che, intendiamoci, non è mai un criterio di valutazione diagnostico e terapeutico.
Negli scorsi anni ne abbiamo avuti alcuni esempi: ondate brevi ma intense di creduloneria di massa su alcune cure miracolose per patologie gravi o addirittura mortali.
Molte, per fortuna, riportate nell’alveo della razionalità scientifica prima che degenerassero, ma in alcuni casi con grande difficoltà , come dimostra l’emblematico caso vaccini (il 40% di genitori con figli in età vaccinale ha denunciato di aver trovato informazioni addirittura negative sulla vaccinazione).
Il web è di sicuro la chiave di volta.
Se è vero che l’automedicazione in Italia è sicura perchè passa comunque attraverso il consiglio di persone esperte (il 53,5% degli italiani dice di chiedere comunque prima al medico generico e il 32,2% al farmacista), è altrettanto vero che internet è diventato un formidabile strumento di divulgazione: oltre una persona su quattro s’informa sulla rete (il 28,4%).
Percentuale che sale per i Millenials, i ragazzi diventati maggiorenni dopo il 2000, al 36%.
È un bene? È un male? Come sempre non è lo strumento in sè a determinarlo, ma il suo uso.
Il 17% degli italiani dichiara di informarsi su siti generici, che non hanno alcuna autorevolezza o certificazione. Banalmente ci si affida all’algoritmo dei motori di ricerca. Solo il 6% naviga su siti istituzionali come il ministero della Salute, il 5,6% su siti scientifici come «Semplicemente salute» e il 2,4% sui social media.
Ma è interessante notare che il 69,2% delle persone ritiene che sarebbe comunque utile avere sui siti web e/o sui social network informazioni certificate. È questa la sfida del futuro.
Se l’automedicazione è un valore, e lo è, allora benvenga la diffusione di informazioni anche attraverso internet, strumento dalle potenzialità infinite, ma solo a patto che la buona informazione riesca a soppiantare le fake news.
(da “La Stampa”)
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Dicembre 14th, 2017 Riccardo Fucile
L’INIZIATIVA DI DON RENATO SI RIPETE A CESARA DA 28 ANNI, INIZIATIVE IN AFRICA E NELL’EX JUGOSLAVIA
Niente stelle che penzolano appese da un lato all’altro della strada, addio alle ghirlande luminose. Anche quest’anno nessuna luminaria a Cesara: il paese sul Lago d’Orta sceglie, come da 28 anni, di rinunciare agli addobbi pubblici preferendo «un Natale a luci spente» e utilizzando i fondi che avrebbero dovuto colorare il paese per iniziative di solidarietà . Lo hanno comunicato, con un manifestino, il sindaco Erika Bonfanti e il parroco don Renato Sacco, coordinatore nazionale di Pax Christi.
«Non abbiamo cancellato il Natale, ci mancherebbe altro – spiega il sacerdote -, ma lo abbiamo riportato alla sua vera dimensione e al significato più autentico che è quello della gioia, del dono verso gli altri e in modo particolare nei confronti di chi ha bisogno». Don Renato Sacco aggiunge: «Non sono gli addobbi nelle piazze e nelle strade che “fanno” il Natale, ma la pace nei cuori, nelle famiglie e nel mondo».
Così, in tutti questi anni a Cesara, rinunciando alle luminarie sono stati raccolti e utilizzati 126.000 euro.
Iniziativa dal 1989
La prima volta, nel 1989, vennero risparmiati e inviati all’Unicef un milione e 743 mila lire, e poi, con il trascorrere degli anni e delle feste di Natale, rinunciando alle luci sono stati inviati soldi in Burundi, nella ex Jugoslavia martoriata dalla guerra, e in altri Paesi come il Pakistan, a costruire pozzi dove l’acqua non esiste.
All’estero, ma anche in Italia: decine di migliaia di euro sono andati a sostenere gli alluvionati in Ossola e i terremotati in Abruzzo e nel Centro Italia e anche alle associazioni che aiutano le persone disabili. Sarà così anche quest’anno.
«Con quanto risparmieremo rinunciando alle luci, 3.000 euro è l’impegno del Comune, e con le offerte che arriveranno quest’anno aiuteremo alcune famiglie della zona che si trovano in difficoltà economica – spiega il sindaco Bonfanti -. Altri fondi andranno a Chiara Castellani, da 26 anni medico a Kimbau nella Repubblica democratica del Congo».
Lumini sui balconi
Luci lungo le strade resteranno quindi spente, ma centinaia di lumini saranno accesi sui balconi e sui davanzali di Cesara. L’effetto è suggestivo e testimonia l’impegno di una comunità a favore di chi soffre.
Tutti i fine settimana dell’Avvento al termine di ogni messa ad offerta si potranno acquistare lumini che ogni domenica sera alle 19 verranno accesi contemporaneamente fuori dalla case e davanti ai monumenti dei caduti di tutte le guerre: passate e presenti. «Per ricordare che la guerra non ha mai vincitori – conclude don Renato Sacco – ma è una sconfitta di tutti. A Natale, festa della pace, queste cose bisogna ricordarle».
(da “La Stampa”)
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Dicembre 14th, 2017 Riccardo Fucile
DOPO AVER ACCUSATO MARINO DI VOLERLO FARE, ORA LA RAGGI ESTERNALIZZA IL SERVIZIO DI SPAZZAMENTO DELLE STRADE
Dovrebbe diventare uno sport. 
Andare a leggere quello che dicevano i portavoce del MoVimento 5 Stelle quando erano all’opposizione e criticavano Marino su ogni punto del suo programma di governo e confrontare quelle parole con le azioni concrete e le decisioni prese dalla Giunta Raggi. Un’operazione archeologica per portare un po’ di verità e di onestà (intellettuale) che ha come risultato il ridimensionamento della a portata della “rivoluzione” a 5 Stelle in atto — secondo alcuni — da 18 mesi a questa parte nella Capitale
Quando il M5S criticava Marino e parlava di “privatizzazione di AMA”
Ad esempio il passato recente è costellato di dichiarazioni d’intenti e di suggerimenti a Marino su come assumere assessori e dirigenti pubblici.
Non più tardi di tre anni Raggi&Co chiedevano che venisse pubblicato un avviso pubblico per la selezione dei curricula degli assessori e degli amministratori pubblici.
Le scelte fatte dalla Raggi in questo anno e mezzo (e la sostituzione di sei assessori) dimostrano che quel principio evidentemente non vale per il M5S.
Se mantiene un buon ritmo (al bilancio siamo al quarto assessore in meno di due anni) la Raggi ha buone possibilità di eguagliare il record stabilito da Marino. Sciocchezze, si dirà . Ma c’è solo l’imbarazzo della scelta. Prendiamo ad esempio un tema caldo come quello della raccolta dei rifiuti.
Nel settembre 2015 Marcello De Vito (oggi Presidente dell’Assemblea Capitolina) e la Raggi si scagliavano contro l’approvazione delle delibere di affidamento del servizio ad AMA.
In particolare secondo i consiglieri d’opposizione Marino stava privatizzando la municipalizzata della raccolta dei rifiuti. Il punto del contendere era il passaggio che impegnava AMA ad esternalizzare, in via sperimentale, per la durata di due anni, il servizio di spazzamento, limitatamente ad alcune aree del territorio della città di Roma. Il Comune sosteneva all’epoca che sarebbero stati garantiti i livelli occupazionali. I sindacati e il M5S non erano d’accordo.
Sul Blog di Grillo il MoVimento 5 Stelle di Roma pubblicò all’epoca una nota per ribadire che «il M5S Roma ha votato no alla Delibera che prevede l’affidamento del servizio di spazzamento e gestione dei rifiuti, il M5S Roma a votato no anche alla seconda parte della delibera in cui è prevista l’ipotesi di privatizzazione del servizio di spazzamento».
Per il M5S era invece il momento di “invertire la rotta” e mettere AMA in condizione di fornire un servizio efficiente. In che modo? Per il MoVimento uno dei problemi principali erano gli impianti di trattamento dei rifiuti. I pentastellati spiegavano che «il 96% dei rifiuti differenziati e il 62% dei rifiuti indifferenziati non vengono trattati presso impianti di AMA, ma presso impianti di terzi, con costi ovviamente maggiori»
Quando il M5S chiedeva più impianti di trattamento dei rifiuti
Ci si aspetterebbe quindi che su un tema così importante il M5S si sia messo subito di buona lena per invertire la rotta. Ma non è così.
Se il buongiorno si vede dal mattino il piano rifiuti, il “nuovo corso di AMA”, presentato dalla Raggi a fine 2016 era sostanzialmente una copia di quello varato dal Commissario Tronca. Il piano industriale approvato nel 2017 dal CdA AMA non va meglio.
L’azienda prevede di raggiungere un’autonomia impiantistica del 29,4% entro 2021 (attualmente al 20%). Questo significa che il 70% dei rifiuti verrà sempre trattato da impianti privati.
Eppure nei precedenti piani industriali erano previsti investimenti industriali per raggiungere un livello maggiore di autonomia (fino all’80% entro il 2021) in modo da non dipendere da impianti terzi. A quanto pare il MoVimento 5 Stelle, che non vuole inceneritori e altri impianti di trattamento non sa come uscire dall’impasse.
«Pochi impianti, significa minori ricavi dalla differenziata: nel precedente piano industriale della gestione Fortini si evidenzia un incremento di autonomia Ama fino all’80% al 2020», hanno spiegato qualche tempo fa le consigliere PD Valeria Baglio e Ilaria Piccolo, fortemente critiche nei confronti del nuovo piano industriale.
Nel frattempo, come ha ricordato l’assessore regionale all’ambiente qualche giorno fa, nel 2017 Roma Capitale ha esportato circa 110.000 tonnellate di rifiuti indifferenziati (40.000 Abruzzo e 70.000 Austria), 200.000 tonnellate di rifiuti organici da raccolta differenziata (Friuli, Lombardia e Veneto), circa 150.000 tonnellate di rifiuti combustibili (Lombardia, Emilia-Romagna) e circa 250.000 tonnellate di rifiuti da interrare (Emilia-Romagna, Toscana, Puglia). Roma vengono “esportate” in altre province laziali (Latina, Frosinone, Viterbo) circa 200.000 tonnellate l’anno di rifiuti indifferenziati
Il fronte caldo delle foglie che cadono a Roma
Anche sul fronte dello spazzamento delle strade i pentastellati di governo si comportano in maniera diametralmente opposta da quelli di lotta. Il grandioso “piano foglie” della Giunta Raggi è stato messo nel cassetto perchè non funzionava. Certo, la Raggi prima ha dato la colpa al riscaldamento globale, me poi ha dovuto riconoscere che AMA da sola non ce la poteva fare.
Al suo posto il 5 Stelle ha rispolverato una vecchia idea. La stessa che criticavano quando erano sui banchi dell’opposizione. AMA ha pubblicato un bando da 13 milioni di euro in due anni per affidare a ditte esterne ad AMA la pulizia delle strade della Capitale.
Il bando riguarda sia il servizio di raccolta foglie in tutti i quindici Municipi sia «l’attività di estirpazione sfalcio e diserbo presso le strade, marciapiedi, parcheggi, aree pubbliche e private soggette a uso pubblico» su tutto il territorio del Comune di Roma.
Lo spazzamento delle strade è stato suddiviso in tre periodi in funzione dell’intensità della caduta foglie nel corso dell’anno.
Il M5S ha preso quindi coscienza del fatto che AMA, con i mezzi e il personale a sua disposizione, non è in grado di garantire un servizio efficiente. Di questo se ne era reso conto anche Marino ma all’epoca il MoVimento urlava alla privatizzazione. I sindacati sono già sul piede di guerra e hanno iniziato a ricordare all’Amministrazione le promesse fatte in campagna elettorale.
Scriveva il M5S nel 2015: «in molti hanno capito che M5S Roma ha un grande seguito tra i lavoratori delle aziende municipalizzate».
Chissà se è ancora così.
(da “NextQuotidiano“)
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Dicembre 14th, 2017 Riccardo Fucile
TRAFFICO ILLECITO DI RIFIUTI IN TOSCANA, LA FRASE VERGOGNOSA DI UNO DEGLI INDAGATI
“Ci mancavano anche i bambini che vanno all’ospedale, che muoiano”. Così uno degli indagati nell’inchiesta della Dda di Firenze per traffico illecito di rifiuti, che oggi ha portato all’arresto di sei persone, parlando dei rischi di stoccare abusivamente rifiuti pericolosi in una discarica situata vicino a una scuola.
“Non mi importa nulla dei bambini che si sentono male — prosegue l’uomo senza sapere di essere intercettato -, io li scaricherei in mezzo alla strada i rifiuti”.
Un altro degli indagati si lamenta di alcuni rifiuti tossici che sono stati portati in discarica, sempre senza essere trattati, ma poi li accetta: “Mi ci hanno messo tre o quattro big bag tipo toner — dice — me lo devono dire quando fanno queste cose, bisogna parlarne”.
L’inchiesta è stata condotta dai carabinieri forestali che ha portato ai domiciliari 6 persone e a contestare traffico di rifiuti, associazione per delinquere e truffa aggravata ai danni della Regione Toscana, quantificata in circa 4 milioni di euro.
Perquisizioni sono state eseguite da circa 150 carabinieri in case, sedi legali e discariche di persone e società del settore in varie zone della Toscana, ma anche nelle province di Chieti, Cuneo, Bologna e La Spezia.
Carte e documenti informatici sono stati sequestrati. L’attività d’indagine, iniziata dall’ex corpo forestale dello Stato nel marzo 2015 per conto della Direzione distrettuale antimafia di Firenze, è stata coordinata dal procuratore Ettore Squillace Greco (ora a capo della Procura di Livorno), affiancato dal pm Giulio Monferini.
Secondo quanto ricostruito, i rifiuti speciali, in alcuni casi pericolosi e nocivi, venivano miscelati con altri e mascherati come ordinari, per abbattere i costi di smaltimento.
Dalla Lonzi e dalla Rari i rifiuti, secondo i carabinieri forestali, transitavano in due discariche del Livornese gestite da due aziende a partecipazione pubblica, la Rea di Rosignano Marittimo e la Rimateria di Piombino. Tra i rifiuti che arrivavano in discarica passando per ordinari e innocui, materiali nocivi come stracci imbevuti di sostanze tossiche, filtri olio motore e toner.
La Lonzi Metalli e la Rari di Livorno, due importanti aziende di smaltimento rifiuti che collaborano spesso con il servizio di raccolta della provincia, sono state sequestrate. Sono circa 200mila le tonnellate che secondo gli inquirenti sarebbero state smaltite abusivamente in due discariche della provincia di Livorno, tra il 2015 e il 2016, dalla presunta organizzazione criminale al centro dell’inchiesta della Dda di Firenze.
In questo modo, ipotizzano gli investigatori, sarebbero stati realizzati profitti illeciti per 26 milioni di euro, omettendo tra l’altro di versare 4,3 milioni di euro di ecotasse alla Regione Toscana.
Gli arrestati sono Emiliano Lonzi, gestore di fatto della Lonzi e della Rari; Stefano Fulceri, responsabile del piazzale rifiuti della Lonzi Metalli; Marco Palandri, collaboratore e gestore della Rari; Anna Mancini, dipendente e funzionaria amministrativa della Rari; Stefano Lena, responsabile del piazzale Rari, e Alessandro Bertini, collaboratore della Fbn di Prato.
Più precisamente una parte consistente degli scarti tossici pericolosi al centro dell’inchiesta — almeno tre tir ogni settimana — arrivava nelle discariche del Livornese da una ditta di Prato, la Fbn, specializzata nel trattamento dei rifiuti.
In alcuni casi, come testimoniato da alcune telecamere nascoste piazzate dagli investigatori, gli indagati si limitavano a far transitare i tir carichi di rifiuti speciali pericolosi nei cortili delle ditte specializzate nello smaltimento, da dove uscivano subito dopo senza che fosse stato eseguito alcun trattamento.
I rifiuti, entrati come pericolosi, ne uscivano declassificati a ordinari e poi venivano stoccati nelle discariche.
(da “il Fatto Quotidiano”)
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Dicembre 14th, 2017 Riccardo Fucile
NESSUNO SI E’ PRESO LA BRIGA DI LEGGERE COSA DICE ESATTAMENTE L’ARTICOLO DEL SUN E DEL DAILY MAIL
Ci risiamo, un nuovo attacco britannico al Prosecco. Per l’ennesima volta la stampa
d’oltremanica insinua sospetti contro le bollicine venete dicendo che il consumo di Prosecco danneggia i denti facendoli addirittura marcire.
Ad agosto era stato il Guardian, in un editoriale, ad avvisare le donne inglesi sui rischi del Prosecco per il loro sorriso.
La columminist del Guardian, Zoe Williams, spiegava in un articolo piuttosto ironico che il Dottor Mervyn Druian del London Centre for Cosmetic Dentistry aveva consigliato alle donne britanniche di non bere le bollicine venete e friulane per evitare il cosiddetto “Prosecco smile”
Questa volta l’attacco arriva — secondo il Gazzettino e il Corriere del Veneto e RaiNews— dal tabloid The Sun.
Ed effettivamente il Sun ha pubblicato un articolo dal titolo “Shocking pictures reveal how prosecco can rot your teeth and turn them into chalk-like powder”.
Ovvero: il Prosecco può far marcire i vostri denti fino a farli diventare una polvere simile al gesso. Per la verità il Sun dice anche che un effetto simile è stato riscontrato anche con la Coca Cola. Ma il titolo è sul Prosecco dal momento che i britannici sono i più grandi consumatori del vino italiano.
Subito sono insorte le associazioni di categoria. Armando Serena — presidente del consorzio della Docg di Asolo — ha parlato di una “notizia palesemente infondata che non merita alcun commento”. Stefano Zanette, presidente del consorzio della Doc ha invece parlato di “attacco pretestuoso”.
E più di qualcuno ha ipotizzato che dietro ci sia una campagna diffamatoria contro le importazioni di Prosecco. Già in passato il ministro degli Esteri Boris Johnson aveva minacciato l’Italia spiegando che ci sarebbe convenuto appoggiare le richieste inglesi se non avessimo voluto perdere l’accesso al mercato britannico
Cosa dice davvero l’esperimento della Oral Health Foundation
A fare chiarezza ci ha pensato Riccardo Guazzo, docente di Igiene dentale dell’Università di Padova.
“Se mettiamo un dente dentro un qualsiasi alimento o bevanda acida, dal succo di frutta alla Coca Cola — spiega — si scioglierà sicuramente. In bocca non accade perchè dopo l’iniziale demineralizzazione dello smalto dei denti a contatto con l’acido, si attiva un sistema tampone naturale che in venti minuti riforma le particelle che erano state sciolte”. Ma in realtà l’intervento di Guazzo non sarebbe stato necessario se chi ha dato la notizia si fosse preso la briga di verificare la fonte (citata alla seconda riga del pezzo sul Sun). Che non è il Sun ma un altro tabloid: il Daily Mail
Anche sul Mail il titolo è sul Prosecco ed ha lo stesso tono allarmistico di quello del Sun: “Rotten truth about what prosecco does to your teeth: How the ‘triple whammy’ of acidic bubbles, alcohol and sugar are ruining smiles”.
A differenza del Sun però il Mail riporta in maniera più estesa la ricerca condotta dalla Oral Health Foundation.
È altrettanto facile trovare, sulla pagina Facebook della Fondazione, il video YouTube dove il Dottor Ben Atkins spiega che l’esperimento è stato condotto testando cosa succede a dei denti sani una volta tenuti in immersione per due settimane dentro alcuni liquidi come acqua, latte, bevande energetiche, cola, integratori per lo sport, sidro e il nostro Prosecco.
Dal momento che si tratta di una campagna di sensibilizzazione non dobbiamo prendere i risultati come se fosse un vero studio scientifico.
In ogni caso, anche solo leggendo il pezzo sul Daily Mail, emerge che in una scala da 0 a 10 il “potere corrosivo” del Prosecco è superiore solo a quello — nullo — di latte e acqua. Atkins dà al Prosecco un voto pari a 6/10, inferiore a quello degli sports drink (7/10) degli energy drink (8/10) e di Cola e sidro, che si piazzano in testa alla “classifica” con un punteggio pare a 9/10.
Lo stesso Atkins ammette che si tratta di un esperimento “estremo” perchè nessuna persona tiene le bevande in bocca così a lungo.
Il che è abbastanza ovvio. Come è ovvio che l’acqua sia meno nociva per lo smalto di altre bevande (tra cui il Prosecco).
Il consiglio finale di Atkins è semplicemente di buon senso ed è quello di evitare di abusare di bevande zuccherine e di consumarle solo durante i pasti per minimizzarne gli effetti sui denti.
Quindi la notizia già in partenza era una non-notizia.
Sarebbe bastato leggere qualcosa in più per accorgersene evitando così di cascare nel titolo clickbait del Sun e del Daily Mail.
(da “NextQuotidiano”)
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