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ERANO IL MALE ASSOLUTO, ORA DI MAIO SCOPRE LE VIRTU’ DEGLI 80 EURO

Dicembre 15th, 2017 Riccardo Fucile

BASTA VINCERE LE ELEZIONI PROMETTE DI NON ABOLIRLO, NON C’E’ PIU’ LIMITE ALLA INDECENZA … IL GIOCO DELLE TRE CARTE DI UN IMBROGLIONE POLITICO

Luigi Di Maio è in preda alla frenesia da campagna elettorale.
Da un politico onesto gli elettori si aspettano soluzioni e risposte oneste.
Ad esempio se fino all’altro ieri il M5S ha parlato del bonus Irpef da 80 euro come di una “mancetta elettorale” elargita da Renzi per comprarsi i voti degli elettori è doveroso aspettarsi che uno dei primi provvedimenti del governo a 5 Stelle sarà  quello di abolirlo. Ma non è così, perchè oggi Luigi Di Maio ha detto che nessuno vuole togliere lo sconto Irpef.
Se M5s andrà  al governo non abrogherà  gli 80 euro, ed anzi punterà  ad allargare il taglio delle tasse intervenendo sull’Irpef.
Lo ha detto Luigi Di Maio a Radio anch’io, su Radio Rai 1 rispondendo alla domanda di un radio ascoltatore   che temeva un eventuale abrogazione del bonus.
Nessuna paura, il M5S, ha spiegato il candidato Premier del M5S,   presenterà  «una manovra fiscale con ulteriore alleggerimento per il ceto medio e con l’ allargamento della no tax area.».
Insomma, se Renzi vi ha dato 80 euro con una “televendita” (come l’ha definita Di Maio) il MoVimento 5 Stelle promette ancora di più.
Nel 2014 sul Blog di Grillo il M5S Senato scriveva che gli 80 euro di quel figlio di Troika di Renzie «non sono altro che il cavallo di Troia con cui Renzi vuole entrare in Europa per poi aprire i confini italiani all’austerity della Troika».
La preoccupazione che Renzi avesse venduto l’Italia all’Europa per poter concedere il bonus degli 80 euro era sta ribadita da Di Maio a luglio scorso quando il pentastellato ci spiegava che l’ex Premier avrebbe consentito lo sbarco dei migranti in Italia in cambio della possibilità  di concedere il bonus Irpef.
Altri tempi, si dirà , visto che all’epoca Di Maio era a caccia dei complici degli scafisti che portavano i migranti in Italia.
Prima aveva individuato le ONG, poi direttamente il Governo Italiano, colpevole a suo dire di “alto tradimento”.
Per il M5S Renzi ha usato gli 80 euro in molti modi: come “mancetta elettorale”, per concedere alla Troika di imporre l’austerity in Italia e infine come contropartita con Frontex in cambio dell’accoglienza dei migranti.
Va da sè che il bonus Irpef non può essere tutte queste cose assieme, senza contare le bufale propalate dal M5S sul fatto che Renzi si riprendeva i soldi indietro.
E forse è per questo che oggi, improvvisamente, c’è stata la svolta del M5S. Segno che in campagna elettorale Di Maio, come ogni altro politico, è disposto a promettere di tutto e di più.
Anche sconfessando quanto detto qualche mese fa al Fatto da Giovanni Dosi, docente di economia alla Scuola Sant’Anna di Pisa che a maggio intervenne in un convegno M5s alla Camera per discutere di “Stato innovatore”.
Secondo Dosi per finanziare il reddito di cittadinanza «i 5Stelle dovrebbero dire che gli 80 euro sono stati un’elemosina degradante, quindi basta».
In questo modo lo stato potrebbe recuperare tra i 9 e i 10 miliardi di euro per poter finanziare la misura di sostegno al reddito proposta dal MoVimento.
Senza contare che è difficile oggi capire in che modo Di Maio potrà  promettere un ulteriore taglio delle tasse e finanziare il reddito di cittadinanza (che secondo il disegno del M5S si finanzierà  anche con un aumento della tassazione per alcune categorie e settori).
Di Maio però fa un passo avanti, oggi ha spiegato che vuole abolire la legge Fornero. In che modo?
Tempo fa Carla Ruocco ci “spiegava” che l’abolizione della Fornero sarebbe stata possibile proprio grazie al reddito di cittadinanza.
Oggi Di Maio invece ci spiega che grazie all’abrogazione delle pensioni d’oro si potrebbe cominciare ad abolire la legge Fornero.
Non un’abolizione totale ma graduale. I soldi però non si capisce da che parte salteranno fuori, anche perchè stando a quanto dichiarato dal M5S i “pensionati d’oro” verrebbero utilizzati anche per finanziare il reddito di cittadinanza.
Sembra il gioco delle tre carte.

(da “NextQuotidiano”)

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I RETROSCENA SULL’INCONTRO BOSCHI-VEGAS, LA STORIA DEL DECRETO SULLE POPOLARI, IL RUOLO DI VERDINI

Dicembre 15th, 2017 Riccardo Fucile

LA BOSCHI AVREBBE DOVUTO DIRE SEMPLICEMENTE: “UN PARLAMENTARE ELETTO IN QUEI TERRITORI HA NON IL DIRITTO, MA IL DOVERE DI INTERESSARSI A QUELLO CHE STA SUCCEDENDO A UNA BANCA”… COSA CHE FANNO TUTTI, ANCHE QUELLI CHE ORA L’ACCUSANO FINGENDO DI CASCARE DAL PERO

un parlamentare eletto in quei territori ha non il diritto, bensì il dovere di interessarsi a quello che sta succedendo a una banca.
Lo scherzetto di fine mandato di Giuseppe Vegas a Maria Elena Boschi ha radici lontane e retroscena molto interessanti, che vanno al di là  delle parole pronunciate dall’ormai ex presidente della Consob alla Commissione Banche ma che delineano bene, in attesa dell’audizione di Visco e Ghizzoni, i contorni della vicenda
In primo luogo la questione va inquadrata storicamente, e per farlo bisogna tornare ai precedenti nel rapporto tra i governi PD e la guida dell’autorità  di controllo della Borsa. Che nel 2010, ricorda oggi Enrico Marro sul Corriere della Sera, suscitò molte chiacchiere sul suo ruolo super partes presentandosi a votare contro una mozione di sfiducia nei confronti del governo Berlusconi, spiegando che la sua nomina in Consob non era ancora stata perfezionata.
Nel 2014 Vegas finisce sotto accusa su Report per la cancellazione degli scenari probabilisti nei prospetti informativi per i risparmiatori e Carlo Calenda lo critica: sembra il prodromo a una sua sostituzione al vertice della Consob — commissaria viene nominata Anna Genovese — ma lui rimane fino alla fine del suo mandato settennale.
E qui, un bel giorno dell’aprile 2014, incontra Maria Elena Boschi.
Secondo alcune indiscrezioni riportate da Corriere e Messaggero è Denis Verdini a fare da tramite per l’incontro, anche se questo non è stato detto dagli interessati.
In quei giorni il presidente della Banca Popolare di Vicenza ha annunciato la presentazione di un’offerta per Banca Etruria.
Un «accordo di processo» tra le due banche viene stipulato il 12 aprile 2014, ricorda oggi Fiorenza Sarzanini.
Pochi giorni dopo «le parti avviano un approfondimento congiunto avente ad oggetto, in particolare, la realizzazione di un’operazione di integrazione alla pari tra banche popolari prendendo in considerazione la possibilità  di procedere ad una fusione tra i due istituti di credito». Proprio in quei giorni Boschi vede Vegas.
Il 15 maggio arriva l’offerta e due giorni dopo il CDA di Etruria si riunisce e la respinge, ma senza un voto ufficiale.
Secondo Bankitalia i vertici di Banca Etruria “rifiutarono in modo ingiustificato l’unica offerta pervenuta, quella della Popolare di Vicenza. Gli amministratori di Banca Etruria furono sanzionati sia per non aver saputo giustificare questo rifiuto sia per aver tenuto in materia un comportamento negligente e omissivo. Il Consiglio di amministrazione di Banca Etruria non sottopose ai soci la proposta di aggregazione formulata dalla Popolare di Vicenza”.
«Ho avuto modo di parlare della questione (di Banca Etruria, ndr.) con l’allora ministro Boschi», ha detto ieri alle 14 Vegas, nel suo ultimo giorno da presidente di Consob, sollevano un nuovo caso politico.
Rispondendo alle domande della commissione parlamentare d’inchiesta sul sistema bancario Vegas ha aggiunto che Maria Elena Boschi espresse «un quadro di preoccupazione perchè a suo avviso c’era la possibilità  che Etruria venisse incorporata dalla Popolare di Vicenza e questo era di nocumento per la principale industria di Arezzo che è l’oro».
Spiega oggi Gianluca Paolocci sulla Stampa che “in effetti sì, proprio il ricco settore orafo aretino era tra le fazioni contrarie alla fusione con Vicenza, timorosi di perdere«centralità » rispetto all’altro grande distretto orafo italiano, Vicenza”.
La replica più velenosa è quella che la stessa Boschi tira fuori davanti alle telecamere di Otto e mezzo: «Si, ho incontrato Vegas, ci sono stati più incontri e il 29 maggio 2014, in una di quelle occasioni, Vegas mi chiese in modo inusuale di incontrarci a casa sua alle 8 di mattina, e io risposi che ci dovevamo vedere al ministero o in Consob, non a casa sua». La data di questo incontro è importante.
Il giorno prima, 28 maggio, era arrivata ad Arezzo l’offerta della Popolare di Vicenza. Mentre qualche giorno dopo — il 3 giugno, risulta dai verbali di Banca Etruria — i vertici dell’istituto incontrarono a loro volta Vegas in Consob.
Dopo l’incontro in Consob ci sarà , secondo quanto raccontato da De Bortoli, quello con Federico Ghizzoni, in cui la ministra «chiede di valutare una possibile acquisizione di Banca Etruria» all’amministratore delegato di Unicredit.
Da quanto ricostruito finora ci sono state almeno due occasioni di incontro ufficiali tra l’esponente di governo e il banchiere.
Non si sa invece quali e quanti siano stati gli incontri privati.
La prima occasione pubblica è a dicembre 2014 per un evento Unicredit; la seconda il 7 febbraio 2015 al Forex, l’appuntamento annuale della comunità  finanziaria, che quell’anno si svolge a Milano.
Almeno un manager all’epoca in Unicredit racconta che a cavallo tra il 2014 e il 2015 il dossier Etruria viene affidato da Ghizzoni alla squadra che si occupa di fusioni e acquisizioni, che poi decide di non procedere.
Non risultano esami simili sui dossier delle altre tre banche che finiranno commissariate.
Ma quindi Maria Elena Boschi ha mentito quel giorno alla Camera in cui, difendendosi da una mozione piuttosto assurda presentata dal MoVimento 5 Stelle, ripetè più volte che nessun favoritismo era stato fatto nei confronti del padre per la vicenda di Banca Etruria? Dal punto di vista tecnico non ci sono “pistole fumanti” o fatti che la Boschi ha raccontato su cui si possa dire che ha detto una bugia, e ovviamente non c’è nessun reato. Dal punto di vista politico è chiaro che Maria Elena Boschi si è mossa in più occasioni per “salvare” Banca Etruria dai processi che mettevano a rischio l’indipendenza della banca di cui il padre è stato consigliere e vicepresidente.
Si è mossa per Banca Etruria e non   per le altre tre banche successivamente risolte, nè per le altre che erano in crisi. E proprio quella Banca Etruria, come ha raccontato qualche giorno fa La Stampa, dove società  collegate al padre ricevevano prestiti (ma la GdF non ha riscontrato alcuna anomalia sulla vicenda).
Maria Elena Boschi potrebbe però rispondere a questi rilievi nel modo più logico: un parlamentare eletto in quei territori ha non il diritto, bensì il dovere di interessarsi a quello che sta succedendo a una banca.
E questo a prescindere dalle parentele.
Banca Etruria era la banca del territorio di Maria Elena Boschi e lei aveva il dovere politico di interessarsi al suo destino, visto che da questo dipendeva quello delle attività  produttive della zona.
Però, attenzione: questa difesa, ad esempio, dimostrerebbe che quanto raccontato da De Bortoli su Ghizzoni era vero mentre è difficile per la Boschi, non accettare anche il fatto che parlare con il presidente della Consob di problemi del genere costituirebbe una “pressione implicita” nei suoi confronti, come sostenuto oggi da Marco Palombi sul Fatto Quotidiano e ieri da Marco Travaglio in tv.
E allora perchè minacciare querele a tutti? La verità  è che fare politica è (anche) questo: mentre è falso che Maria Elena Boschi abbia mai detto “Non mi sono mai occupata di Banca Etruria” — sono parole che le ha ripetutamente messo in bocca il MoVimento 5 Stelle per criticarla — è vero che la ministra ha espresso preoccupazione in più occasioni con figure apicali per il destino di una banca del suo territorio.
Non ha mai favorito con atti di governo BPER: l’accusa di averlo fatto con il decreto per la trasformazione delle Popolari in SPA è curiosa, perchè sembra non aver compreso che quella trasformazione avrebbe messo in difficoltà  proprio chi era in quel momento ai vertici di quella banca (e delle altre) visto che cancellava il voto capitario su cui si reggevano quelle leadership.
Il problema però è che la Boschi non ha mai pronunciato parole chiare, semplici e nette per spiegare la situazione: “Era la banca del mio territorio, cosa avrei dovuto fare? Non interessarmene? Cioè, avrei dovuto fare il contrario di quello che fa la politica da quando esiste?”.
Per questo oggi è al centro della polemica.

(da “NextQuotidiano“)

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FUGA DEI LAUREATI, PER TRE CHE ESCONO SOLO UNO RIENTRA

Dicembre 15th, 2017 Riccardo Fucile

SALE IL REDDITO DELLE FAMIGLIE MA SI AMPLIANO LE DISEGUAGLIANZE

In un panorama formativo e lavorativo sempre più globale, l’Italia soffre doppiamente il fenomeno di abbandono da parte dei suoi cervelli. Perchè non riesce a importarne altrettanti dall’estero: per tre che partono, solo uno rientra.
“Nel 2016 circa 16 mila laureati italiani tra i 25 e i 39 anni hanno lasciato il Paese e poco più di 5 mila sono rientrati, confermando il trend negativo del tasso di migratorietà  dei giovani laureati”.
E’ uno degli aspetti che rileva l’Istat nel Rapporto sul benessere equo e sostenibile, la serie di indicatori che si affiancano alle tradizionali rilevazioni economiche del Pil per definire lo stato di sallute del Paese. In un anno, quindi, per tre under-40 con titolo accademico andati via, solo uno è rimpatriato.
“La capacità  dell’Italia di favorire prospettive di occupazione altamente qualificata per i laureati italiani continua a mostrare segnali decisamente negativi”, sottolinea l’indagine.
Sul fronte della finanza personale, L’Istituto sottolinea che nel 2016 continua ad aumentare il reddito disponibile delle famiglie consumatrici (+1,6% rispetto all’anno precedente); in termini pro capite, il reddito medio disponibile è pari a 18.191 euro, ma aumenta anche la disuguaglianza tra i redditi.
Guardando ai dati sulla distribuzione del reddito al 2015, si rileva un incremento più intenso per il quinto più ricco della popolazione, trainato dalla decisa crescita nella fascia alta dei redditi da lavoro autonomo.
Di conseguenza è aumentata la disuguaglianza: il rapporto tra il reddito posseduto nel 2015 dal 20% della popolazione con i redditi più alti e il 20% con i redditi più bassi è salito a 6,3, dal 5,8 registrato nel 2014.
Tra le differenze di reddito si iscrive anche quella che separa uomini e donne. L’Istat traccia che la quota di occupati part time involontario è costante, ma aumenta il divario rispetto all’Europa: si colloca poco al di sotto del 12% e rimane particolarmente elevata tra le donne (19,1% contro 6,5%per gli uomini)
Le difficoltà  che le donne incontrano nel mondo del lavoro riguardano anche il rapporto tra il tasso di occupazione per chi ha figli piccoli e chi non ha figli. Dopo cinque anni di aumento, torna a diminuire da 78% a 76% a seguito di una riduzione del tasso per le prime e di un aumento per le seconde.
Nel complesso, in ogni caso, in Italia la soddisfazione per la propria vita mostra netti segnali di miglioramento nel 2016, con il 41% degli individui che ne dà  una valutazione molto buona (esprimendo un voto tra 8 e 10), contro il 35,1% del 2015. “Sembra così avviarsi alla chiusura un periodo di forte insoddisfazione, che ha avuto inizio nel 2012, quando l’indicatore è diminuito di oltre 10 punti percentuali in un anno, passando da 45,9% a 35,3%”.

(da “La Repubblica”)

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LA SINDACA M5S DI DORGALI INDAGATA PER TURBATIVA D’ASTA

Dicembre 15th, 2017 Riccardo Fucile

MARIA FANCELLO, SINDACA DEL NUORESE, INDAGATA PER UNA GARA SULLA GESTIONE DEI SITI ARCHEOLOGICI

La sindaca di Dorgali (Nuoro) Maria Itria Fancello, del Movimento 5 stelle, è indagata dalla Procura di Nuoro per turbativa d’asta.
Lo ha annunciato lei stessa su Facebook. “Volevo informare i cittadini di Dorgali che mi è stata notificata una richiesta di proroga delle indagini da parte della procura di Nuoro. A quanto pare, insieme a mio marito, ex dipendente della cooperativa Ghivine, e all’assessore Fabrizio Corrias sono indagata per turbativa d’asta. Per quanto sono riuscita a ricostruire — non ho ricevuto avvisi di garanzia, nè ero a conoscenza dell’attività  — si tratterebbe della gara di aggiudicazione della gestione dei siti archeologici”
La cooperativa Ghivine aveva presentato qualche tempo fa un ricorso al TAR contro la gara a Dorgali perchè voleva una proroga nella gestione dei siti archeologici, ma il tribunale aveva dato ragione al Comune.

(da agenzie)

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LA BRUTTA FINE CHE STA PER FARE SPELACCHIO SECONDO L’ESPERTO

Dicembre 15th, 2017 Riccardo Fucile

IL DOCENTE BARBERA: “L’ALBERO HA LE ORE CONTATE”

Il docente di Colture arboree, Giuseppe Barbera, che insegna all’università  di Palermo, sostiene oggi sul Corriere Roma che Spelacchio, il simpatico albero che la Giunta Raggi ha donato alla città  facendo pagare appena 50mila euro per il trasporto e lo smaltimento, abbia le ore contate: «L’abete rosso di piazza Venezia sta morendo. Non ha speranze. Ha un problema con le radici».
Quindi non è stato il trasporto dalla Val di Fiemme a Roma a rovinarlo?
«Certamente queste temperature ballerine e gli sbalzi a cui è stato sottoposto hanno creato danni e lo hanno reso un albero malato e stressato».
Ma qual è secondo lei il problema principale di “Spelacchio”?
«Viste le sue condizioni, il problema principale sono le radici. Sta perdendo le foglie, il che vuol dire che o non ci sono radici, o magari sono state mal protette al momento dell’espianto o malmesse nel momento di cui è stato ripiantato in vaso. Ma sicuramente la questione è un cattivo funzionamento dell’apparato radicale».
Ma quindi potrebbe avere anche le radici recise
«È eccessivo pensare che non le abbia, ma a vederlo potrebbe anche essere possibile».
È ipotizzabile che sia partito in salute dalla Val di Fiemme e che in pochi giorni si sia ridotto così?
«Al momento della partenza la parte aerea della pianta era certamente sana, all’apparenza, nel trapianto ci deve essere stato un danneggiamento, di cui un occhio esperto doveva accorgersi».
Vivrà  altri 10 giorni, fino a Natale?
«No. Ormai è irrecuperabile. All’ora del panettone “Spelacchio” arriverà  totalmente spelacchiato»
Naturalmente il problema non è Spelacchio, ma il Natale a Roma al tempo dei bandi a 5 Stelle

(da “NextQuotidiano”)

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OSTIA, FILMATO MENTRE PRENDE MAZZETTE: ARRESTATO PER CORRUZIONE DIRIGENTE DEL MUNICIPIO, INSIEME A DUE IMPRENDITORI

Dicembre 15th, 2017 Riccardo Fucile

SI TRATTA DELL’EX RESPONSABILE DELL’UFFICIO TECNICO DELL’EDILIZIA PRIVATA

Arrestati per corruzione a Ostia l’ex responsabile dell’ufficio tecnico dell’edilizia privata del decimo municipio e due imprenditori. Si tratta di Franco Nocera 62 anni e gli imprenditori Stefano Polverini e Valerio Biancardi, entrambi di 47.
L’operazione è della polizia di Stato, che ha chiamato l’indagine “Regali di cemento”. L’inchiesta della Procura della Repubblica di Roma ipotizza a vario titolo nei confronti del funzionario pubblico e dei due imprenditori, oltre alla corruzione anche i reati di abuso d’ufficio, falsità  ideologica e millantato credito.
Il dipendente pubblico sarebbe stato corrotto da due imprenditori. Gli agenti della squadra mobile della questura e del commissariato di Ostia, hanno notificato ai tre indagati un’ordinanza di custodia cautelare agli arresti domiciliari, e hanno effettuato perquisizioni.
Nocera sarebbe stato filmato mentre intascava una mazzetta nel corso di un incontro nel suo ufficio con olverini durante il quale quest’ultimo, che sarebbe stato favorito nell’iter delle pratiche presentate   all’ufficio tecnico del Municipio diretto all’epoca da Nocera, gli avrebbe consegnato una somma di denaro a titolo “di parziale corrispettivo per la sua corruzione”.

(da agenzie)

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PAPPALARDO VUOLE ARRESTARE MATTARELLA E GENTILONI IL 21 DICEMBRE

Dicembre 15th, 2017 Riccardo Fucile

IL PROGRAMMA PREVEDE UN CONCERTO NATALIZIO CON MUSICHE COMPOSTE DA LUI E POI TUTTI A ROMA AD ARRESTARE IL PRESIDENTE DELLA REPUBBLICA

Antonio Pappalardo, leader del Movimento Liberazione Italia non va in vacanza.
Il fallimento della rivoluzione di ottobre non ha scoraggiato l’ex generale dei Carabinieri con vitalizio da parlamentare che lotta contro la casta.
Il MLI e Pappalardo sono vivi e lottano insieme a noi per un’Italia libera e federale. L’unico ostacolo che ci separa dalla realizzazione del sogno dei rivoluzionari è il fatto che il Parlamento illegittimo è ancora al lavoro.
I parlamentari abusivi non sono stati arrestati dalle armate rivoluzionarie e il Movimento Liberazione Italia sembra essere entrato in una fase di stallo.
Ma non è così. Le riunioni e gli incontri degli aderenti al MLI continuano e il piano d’azione è stato ormai definito nei più minimi dettagli.
Due giorni fa, il 13 dicembre, il Movimento Liberazione Italia ha deliberato di arrestare   il Presidente della Repubblica Sergio Mattarella. Contestualmente a Mattarella verranno arrestati anche il Capo del Governo e i ministri tutti.
La data scelta per l’operazione di liberazione che darà  senza dubbio il via alla tanto agognata rivoluzione è il 21 dicembre prossimo venturo. Tutti sono invitati a partecipare “tranne   i mafiosi, delinquenti, collusi con la politica”.
L’arresto ovviamente verrà  compiuto in nome del Popolo Sovrano e dell’Arma dei Carabinieri.
Pappalardo ha pubblicato un video in cui si assume “la piena responsabilità ” di salvare “con tutti i mezzi legali” il Paese.
Il 21 dicembre a Roma ci sarà  un gran tintinnare di manette perchè il MLI conta di arrestare anche tutti i parlamentari “non convalidati”. Non è molto chiaro come dovrebbero avvenire gli arresti. In passato Pappalardo e i suoi ci hanno mostrato che per “arrestare” un parlamentare abusivo è sufficiente leggergli in faccia un comunicato e poi lasciarlo andare.
C’è poi la questione dei numeri: in Parlamento siedono 950 persone, tra deputati e senatori. A questi vanno aggiunte almeno una ventina di ministri (più i sottosegretari). C’è chi dubita che il MLI possa contare su numeri più alti e non si capisce quindi come potrà  compiere tutti gli arresti in un giorno solo.
Stando al racconto di chi ha partecipato alla riunione «la gente del MLI esultava al desiderio di trarre in arresto il falso presidente della repubblica per primo ed a seguire gli altri abusivi».
La situazione dunque è disperata ma non seria. Del resto in un così concitato momento rivoluzionario Pappalardo riesce a trovare il tempo, quattro giorni prima della data fissata per gli arresti, di allietare il Popolo Italiano con una serata danzante. Il 17 dicembre il MLI organizza un “esclusivo concerto” che consentirà  al Popolo di conoscere l’anima di un grande uomo “che si è sempre ispirato con le sue opere musicali nei grandi valori umani e per la libertà ”.
Non tutti sanno che Antonio Pappalardo, generale, ex parlamentare e liberatore d’italia è anche un compositore di opere liriche e musica classica.
È stato lui a comporre l’inno dei liberatori colonna sonora ufficiale di questa rivoluzione d’inverno. Organizzando questo concerto dopo aver dichiarato pubblicamente di voler arrestare il Capo dello Stato Pappalardo mostra senza dubbio un grande sprezzo del pericolo e uno scarso senso della strategia.
Quale occasione migliore per le forze controrivoluzionarie per procedere all’arresto del Generale?
Ci toccherà  rimanere con il fiato sospeso fino al 21 dicembre.

(da “NextQuotidiano”)

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SULLE ORME DI BRUSCA: LO HANNO SGOZZATO E CERCATO DI SCIOGLIERLO NELL’ACIDO PER 8.000 EURO

Dicembre 15th, 2017 Riccardo Fucile

MADRE E FIGLIO ITALIANI ARRESTATI PER L’OMICIDIO DELL’EX CALCIATORE LA ROSA

Andrea La Rosa, 35 anni, ex calciatore di serie C, da qualche mese incaricato della direzione sportiva del Brugherio calcio (Monza), scomparso il 14 novembre scorso, è stato trovato ucciso.
Il corpo è stato ritrovato nel bagagliaio di un’auto lungo la Milano Meda, all’altezza di Varedo, in provincia di Monza e Brianza.
L’uomo è stato sgozzato e i suoi assassini hanno anche tentato di sciogliere il cadavere nell’acido ma non ci sono riusciti. Hanno quindi tentato di occultare il cadavere ma sono stati scoperti. Due persone, un uomo e una donna, sono state fermate.
I due fermati dai carabinieri di Milano sono Raffaele Rullo e sua madre Antonietta Biancaniello: secondo una prima ricostruzione, i due non volevano restituire a La Rosa un prestito di 8mila euro e per questo lo avrebbero prima sgozzato, nella cantina di casa, e poi avrebbe tentato di scioglierlo nell’acido, senza riuscirci.
Rullo avrebbe fatto ricerche su Internet dal suo ufficio su come il boss mafioso Giovanni Brusca sciolse nell’acido il piccolo Giuseppe Di Matteo, ucciso l’11 novembre del 1996 dopo 25 mesi di prigionia.
Ex calciatore di belle promesse, La Rosa, finita l’esperienza da giocatore, era pronto a rimettersi in gioco per allenare il Brugherio calcio, ma non ha nemmeno fatto in tempo ad iniziare il suo nuovo lavoro quando è sparito.
Avrebbe dovuto incontrare un amico nel quartiere milanese di Quarto Oggiaro, aveva raccontato agli amici, ma non si è più visto.
La denuncia di scomparsa era stata presentata nei giorni successivi dai suoi famigliari, che per settimane hanno sperato invano di vederlo far rientro a casa, in via Ripamonti a Milano.
I carabinieri, dopo aver vagliato i suoi ultimi spostamenti e aver tentato di intercettare il suo cellulare, che non dava segni di vita, hanno però trovato un indizio: l’uomo non era mai uscito dall’Italia, nessun passaggio registrato alle frontiere.
Hanno anche lavorato sulle voci, insistenti, di denaro poco limpido a disposizione dell’uomo che potrebbe essere stato vittima di un tentativo di estorsione finito nel modo peggiore da parte di una coppia di balordi.
Il 35enne milanese ha un passato in serie C come calciatore, poi in diverse altre categorie. Da qualche anno era approdato all’altro lato della panchina, come dirigente sportivo. Dopo aver fatto esperienza al Desio Calcio e alla Cinisellese, Andrea era appena arrivato a dirigere il Brugherio 1968, società  brianzola con la prima squadra in Eccellenza.
L’ultima volta in cui era stato visto in pubblico era il 14 novembre, quando partecipò alla presentazione del nuovo allenatore Marco El Sheik, arrivato alla prima squadra del Brugherio. Poi quel viaggio a Quarto Oggiaro durante il quale sembrava essere sparito.

(da “Huffingtonpost”)

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COSI’ HANNO PRESO IGOR: ERA NASCOSTO TRA LE MONTAGNE SPAGNOLE, PRIMA DELL’ARRESTO HA UCCISO TRE PERSONE, MINNITI PERDE UNA OCCASIONE PER TACERE

Dicembre 15th, 2017 Riccardo Fucile

IL PASSO FALSO: HA SPARATO A DUE VICINI E SONO SCATTATE LE RICERCHE… LO HA BLOCCATO UN INCIDENTE E NON HA OPPOSTO RESISTENZA … I FATTI SMENTISCONO MINNITI CHE CERCA DI METTERE IL CAPPELLO SUL MERITO DELLA CATTURA

Fine. Norbert Feher, alias Igor il russo o l’assassino di Budrio, è stato arrestato.
In Spagna, dove nascosto fra le campagne fra Saragozza e l’Andorra aveva sparato ancora, ucciso ancora, questa volta due agenti e un allevatore.
L’ultima istantanea di un incubo durato nove mesi lo ritrae in mutande, ammanettato, dentro una caserma spagnola, con la barba lunga e gli occhi spalancati.
E’ la foto di rito prima del buio della cella, è la fine dell’incubo.
Dopo aver ucciso Davide Fabbri a Budrio e Valerio Verri a Portomaggiore, con altri due possibili omicidi alle spalle e accuse di furti e violenze sessuali, Igor era diventato il fantasma.
Lo si credeva fuggito nella sua Serbia e invece era in Spagna, fra le colline vicino a Saragozza, dove stava seminando il terrore e, come fece nelle campagne fra Bologna e Ferrara, viveva da Rambo, studiando le strade, i nascondigli, entrando nelle case a mangiar uova e rubar coperte, un fantasma imprendibile capace di irridere le forze dell’ordine e seminare il panico fra i residenti delle campagne.
I FATTI
Bajo Martin è una delle 33 comarche dell’Aragona, poco distante da Saragozza, a sud dell’Andorra. Dieci giorni fa nelle case di pietra fra le montagne dei paesini stava succedendo qualcosa di strano: furti, cose sparite, serrature rotte.
C’era un “fantasma” che ripuliva le case, lo si credeva un ladruncolo rurale, un poco di buono in cerca di beni di prima necessità .
Il 5 dicembre due residenti di Albalate del Arzobispo, vicini di casa, stanno cercando di riparare una serratura che è stata scassinata quando si accorgono che dentro c’è qualcuno, si imbattono in un uomo che reagisce sparando.
Ferisce le due persone che se la caveranno e poi scappa. E’ Igor.
Nella zona di Cuesta de la Calzada scatta l’allarme, altri residenti parlano di furti subiti, c’è un uomo pericoloso in giro.
Si attiva la Guardia Civil che cerca il criminale. Cittadini riferiscono di furti banali, perfino “noci e frutta secca o vestiti caldi”. Altre segnalazioni indicano che anche un cane sarebbe stato ucciso da un colpo di pistola.
Ad Arià±o, Andorra (il paesino non lo stato, ndr) o Urrea de Gaèn in tanti avvistano il criminale, fioccano le segnalazioni. Decollano gli elicotteri, le pattuglie con i cani battono la zona ma Igor non si trova, ancora una volta.
Come Budrio e Portomaggiore, come le campagne del Po, Albalate vive l’incubo. C’è l’identikit del killer, i campi vengono battuti a tappeto, ai residenti viene chiesta la massima attenzione. “Non uscite di casa”.
Il killer di Budrio scappa verso il paesino di Andorra e per quasi dieci giorni fa perdere le sue tracce, ma è braccato.
Due agenti, Và­ctor Romero Pèrez e Và­ctor Jesàºs Caballero Espinosa, di solito impegnati in operazioni contro i furti nelle case rurali della zona, indossano giubbotti antiproiettile e, accompagnati da un allevatore che conosce bene l’area, Josè Luis Iranzo, vengono a sapere di un soggetto che corrisponde all’identikit nella zona di Alcaà±iz.
Quando lo intercettano Igor apre il fuoco e li ammazza, tutti e tre. Spara con sicurezza, nonostante i giubbotti antiproiettile li uccide, poi ruba le pistole degli agenti e l’auto dell’allevatore, un pick up verde Mitsubishi.
E’ vestito in un uniforme militare, armato con diverse pistole Beretta e accelera nel buio.
Questo accadeva ieri sera intorno alle 19. Igor va veloce lungo le provinciali mentre la caccia si fa subito intensissima e alle tre del mattino, dopo un incidente stradale probabilmente per aver perso il controllo del pick up, Norbert Feher finisce la sua fuga tra i comuni di Cantavieja e Mirambel, nella provincia di Teruel in Spagna.
Sono le 2,50 nel Maestrazgo, una zona di confine di Teruel, quando al chilometro 95,500 della A-226, all’altezza della città  di Cantavieja, gli agenti della Guardia Civil intercettato un uomo a piedi.
E’ Norbert Feher, ed è costretto ad arrendersi: gli agenti gli puntano contro le pistole (lui ne ha tre, ndr), gli leggono i suoi diritti in italiano e lo arrestano. Non oppone resistenza.
Lo porteranno in caserma, fra i plausi delle istituzioni e di tutti i dipartimenti, dell’Italia che chiedeva giustizia e soprattutto dei famigliari di tutte le vittime (probabilmente più di sette) che Igor il Russo ha lasciato sul cammino di questa sua lunga, angosciante e finalmente conclusa fuga.
Il ministro dell’Interno Marco Minniti, da Rimini, esprime “un ringraziamento alle autorità  spagnole, all’Arma dei carabinieri e il pensiero va alle vittime di Budrio e alle vittime in Spagna”. “Il tutto – sottolinea il ministro Minniti – è frutto di un’attività  investigativa che è partita dall’attività  di indagine dell’Arma dei carabinieri”
Dichiarazione sconcertante visto che l’operazione è stata condotta dalla polizia spagnola solo in seguito al passo falso di Feher quando il 5 dicembre ha ferito i due agricoltori ad Albalate.
Semmai, a differenza delle forze dell’ordine italiane che se lo erano fatte scappare sotto il naso, quelle spagnole lo hanno neutralizzato in dieci giorni.

(da agenzie)

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