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IL REGALO MILIONARIO A MEDIASET DA AGCOM E VIGILANZA RAI

Dicembre 18th, 2017 Riccardo Fucile

PROVE DI LARGHE INTESE PD-FORZA ITALIA

Il nuovo tetto all’affollamento pubblicitario della Rai doveva essere il regalo di Renzi a Mediaset (e Berlusconi) all’indomani del Referendum costituzionale dello scorso anno.
La sconfitta delle urne e le dimissioni di Renzi hanno cambiato lo scenario e fermato l’intraprendenza del Pd.
Un anno dopo, però, il piano è tornato di prepotente attualità : con il voto a marzo e i sondaggi che mostrano il Pd in caduta libera, l’obiettivo dei Dem è rinsaldare l’asse con Berlusconi per restare al governo.
A tirare le fila della partita è l’attivissima Gina Nieri, la lobbista di Mediaset che grazie al silenzio assenso del premier Paolo Gentiloni ha messo a punto una manovra a tenaglia capace di portare nelle casse di Cologno tra i 30 e i 70 milioni di ulteriori incassi pubblicitari a costo zero.
Per evitare di creare problemi al presidente del Consiglio — che è un esperto del settore radiotelevisivo -, la partita si è spostata sul doppio binario della Commissione vigilanza Rai e dell’Agcom, l’authority delle comunicazioni. E dopo mesi di trattative è arrivata la settimana decisiva.
La vigilanza Rai, arrivata alle battute conclusive per il rinnovo del contratto di servizio di Viale Mazzini, si troverà  a discutere su uno dei tanti emendamenti presentati del senatore Gasparri, ma il più importante è quello che da un lato impone alla Rai di non vendere spot “a prezzi inferiori a quelli del mercato” (per non danneggiare Mediaset) e dall’altro chiede “l’applicazione su ogni singola rete, e non cumulativamente per le tre reti generaliste, del limite del 4 per cento di affollamento pubblicitario settimanale di cui all’articolo 38, comma 1, del TUSMAR”.
Oggi la Rai ha per legge un doppio limite all’affollamento pubblicitario: uno orario fissato al 12% e un altro settimanale al 4% per il quale però si considerano Rai1, Rai2 e Rai3 nel loro insieme. In sostanza si possono trasmettere fino a 432 secondi di pubblicità  all’ora, ma la media settimanale delle tre reti non può superare i 144 secondi l’ora.
Con l’emendamento Gasparri, invece, ogni canale avrebbe il proprio tetto da rispettare e di conseguenza Viale Mazzini dovrebbe svuotare di spot Rai1 (oggi intorno al 6%), ricaricando Rai3 (che è vicina 3% di affollamento, ma ha tariffe più basse per gli inserzionisti).
Un travaso che sarebbe in buona parte a beneficio della rete ammiraglia di Mediaset, Canale5: non trovando spazio su Rai1 gli investitori migrerebbero verso il canale della tv commerciale con il target più simile.
Una mossa del genere toglierebbe alla Rai fino a 120 milioni di euro di pubblicità  che verrebbero trasferiti in larga parte a Mediaset.
Soprattutto se l’esecutivo sfruttasse a proprio uso e consumo la nuova direttiva sui media in arrivo da Bruxelles che per far fronte allo strapotere di Facebook e Google ha intenzione di togliere il tetto all’affollamento pubblicitario per le televisioni. E anche in questo caso a beneficiarne sarebbe Mediaset che potrebbe allocare più spot sul prime time, sforando l’attuale tetto del 18% orario, e meno negli orari a minor ascolto che valgono di meno.
Michele Anzaldi, deputato Pd in Vigilanza Rai, è convinto che l’emendamento non passerà  “perchè abbiamo un parere legale secondo cui il contratto di servizio non può modificare una norma primaria. Il vero regalo a Mediaset, però, è stato fatto con la programmazione dei palinsesti: il mercato ha già  deciso dove investire e infatti la Rai neppure arriva a raccogliere quanto permesso dalla legge”.
Per evitare che qualche intoppo impedisca a Mediaset di passare un Natale migliore — anche in vista dell’accordo con i francesi di Vivendi -, martedì si pronuncerà  sull’affollamento pubblicitario della Rai anche l’Agcom discutendo un ordine del giorno presentato dal commissario Antonio Martusciello, ex dipendente di Publitalia approdato in Parlamento tra le fila di Forza Italia. La proposta di Martusciello è la stessa di Gasparri: calcolare il tetto di affollamento settimanale sulle singole reti Rai anzichè sull’insieme delle tre generaliste.
Se l’ordine del giorno venisse approvato, sarebbe efficace da subito, senza bisogno di ulteriori passaggi parlamentari. L’authority per le comunicazione ha infatti il compito di vigilare sul rispetto dei tetti pubblicitari: la legge Gasparri che ha definito il 4% della Rai non specifica se il limite sia da intendersi per singola rete o meno e così l’Agcom si è autoregolata. E adesso è libera di cambiare idea.
Spostando decine di milioni di euro dalla Rai a Mediaset.

(da “Business Insider”)

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CI MANCAVA L’AEREO MILITARE PER VITTORIO EMANUELE, COLUI CHE ABBANDONO’ I SUOI SOLDATI FUGGENDO

Dicembre 18th, 2017 Riccardo Fucile

LA PINOTTI HA OFFERTO UN VOLO DI STATO PER RIPORTARE INDIETRO LA SALMA

Un aereo dell’Aeronautica militare ha trasportato a Cuneo le spoglie di Vittorio Emanuele III. L’aereo, partito dal Cairo, è giunto all’aeroporto di Cuneo dopo aver fatto una sosta intermedia in Italia.
Ovvero, un volo di Stato è stato utilizzato per riportare in Italia la salma di colui che firmò la vergogna dell leggi razziali, portò il Paese al disastro della guerra al fianco dei nazisti e abbandonò vigliaccamente i suoi soldati fuggendo.
Una scelta incomprensibile da parte del governo italiano e della ministra della Difesa Roberta Pinotti, che ha avuto l’ideona di far pagare così il trasporto di una salma a tutti gli italiani nonostante la storia la sconsigliasse fortemente.
Carla Di Veroli, nipote di Sonia Spizzichino (unica donna tornata dalla retata del Ghetto di Roma) e di Angelo Di Veroli (partigiano), ha chiesto spiegazioni sulla pagina della ministra Pinotti, che sulla sua pagina Facebook tace riguardo la questione nonostante i molti interrogativi che suscita la spesa di soldi pubblici per un fatto che dovrebbe essere invece privato e che riguarda persone che di sicuro hanno la disponibilità  economica per effettuarlo.
Con le leggi razziali che il Re firmò agli ebrei venne proibito di prestare servizio militare, esercitare l’ufficio di tutore, essere proprietari di aziende, essere proprietari di terreni e di fabbricati, avere domestici “ariani”, di fare matrimoni misti.
Gli ebrei vennero anche licenziati dalle amministrazioni militari e civili, dagli enti provinciali e comunali, dagli enti parastatali, dalle banche, dalle assicurazioni e dall’insegnamento nelle scuole di qualunque ordine e grado.
Infine, i ragazzi ebrei non potevano più essere accolti nelle scuole statali.
La ministra Pinotti dovrebbe far sapere agli italiani se tutto questo è stato per caso dimenticato e chi lo ha deciso.
Altrimenti si potrebbe porre lo stesso interrogativo alla Corte dei Conti.
Sperando che da quelle parti alberghi ancora la memoria che al ministero scarseggia. Anche se il ministero della Difesa fa sapere che tutto ciò che ha riguardato esumazione, trasferimento e inumazione delle salme in Francia, in Egitto e in Italia è stato a carico dei Savoia.

(da “NextQuotidiano”)

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CONTINUA L’AVANSPETTACOLO: CORI FASCISTI E SALUTI ROMANI DEGLI ULTRAS IUVENTINI

Dicembre 18th, 2017 Riccardo Fucile

A BOLOGNA VERSO LO STADIO INNEGGIANEDO AL DUCE: AI SUOI TEMPI SAREBBERO FINITI A SPACCARE LE PIETRE PER DIECI ANNI

Una marcia fascista su via Porrettana: due minuti di “me ne frego della galera, camicia nera trionferà “, con braccio teso e sfilata a ranghi compatti di cinquanta ultrà  bianconeri, ben consapevoli di formare un corteo organizzato, forse non del fatto che a due passi da loro la curva ospiti è dedicata ad Arpad Weisz, l’allenatore ebreo ungherese ucciso ad Auschwitz nel 1944.
La scena, sotto gli occhi delle forze dell’ordine che stavano scortando i pullman di altri tifosi della Juventus, s’è consumata un’ora prima del fischio d’inizio della sfida tra il Bologna e i bianconeri.
Impossibile stabilire l’appartenenza a un gruppo preciso di questi nostalgici: vestiti di nero, ma senza vessilli riconoscibili, salvo qualche bandiera italiana, hanno intonato i loro canti a braccio teso, occupando tutta la carreggiata di via Porrettana, che prima di tutte le partite viene chiusa al traffico e si trasforma in uno dei punti più presidiati della città .
Non abbastanza, però, per impedire a cinquanta ultrà  di inneggiare alla camicia nera, in ranghi disciplinati, proprio come una marcia.

(da agenzie)

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“PER NATALE VORREI QUALCOSA DA MANGIARE E UNA COPERTA”: LA LETTERA DELLA BAMBINA COMMUOVE L’IPOCRITA SOCIETA’ USA

Dicembre 18th, 2017 Riccardo Fucile

IN TEXAS L’INSEGNANTE AVEVA CHIESTO AI SUOI ALUNNI COSA VORREBBERO DA BABBO NATALE… IL MESSAGGIO POSTATO SUI SOCIAL SCATENA UNA GARA DI SOLIDARIETA’

«Per Natale vorrei qualcosa da mangiare e una coperta». Tutto si aspettava, la maestra di una scuola elementare di Edinburg, Texas, tranne di trovare scritto questo quando ha chiesto ai suoi alunni di mettere nero su bianco quello che desideravano da Babbo Natale.
E invece è successo proprio questo, Ruth Espiricueta ha postato sui social la foto della letterina scritta da una bimba di sette anni, di prima elementare. «Vorrei una palla, non una bambola, così io e mio fratello possiamo giocare insieme – ha spiegato la piccola all’insegnante, che ha letto il bigliettino – E un uovo, da mangiare, e una coperta». «Avevo il cuore a pezzi – spiega l’insegnante – nessuno dovrebbe avere fame o freddo nelle sere d’inverno. E non mi aspettavo che questa bambina sempre sorridente stesse passando un momento così difficile».
La letterina ha convinto la maestra e la scuola, la Monte Cristo Elementary School, a dare il via a una raccolta benefica: in Rete tantissimi si sono offerti di aiutare la piccola e tutti gli altri bambini in difficoltà .
Sono state raccolte 724 coperte, una per ogni studente.
«La bimba – ha spiegato l’insegnante – è felice che anche i suoi compagni abbiano ricevuto una coperta per stare al caldo».
In Texas, secondo i dati del 2016, un bambino su cinque, il 22,4%, vive in condizioni di povertà .

(da “Il Corriere della Sera”)

argomento: povertà | Commenta »

UCCISO IN UN AGGUATO IL SINDACO DI MISURATA, IN LIBIA E’ SEMPRE REGOLAMENTO DI CONTI TRA LE MILIZIE

Dicembre 18th, 2017 Riccardo Fucile

L’IMPORTANTE E’ CHE L’ITALIA CONTINUI A FINANZIARE QUESTE BANDE DI ASSASSINI PERCHE’ I NOSTRI “BENPENSANTI” NON SIANO TURBATI DALLA VISIONE DELLA POVERTA’

Un assassinio politico molto pesante, un atto di violenza grave, che getta una luce pessima su questa fase della vita politica in Libia.
Il sindaco di Misurata, Mohammed Eshtewi, un uomo mite e moderato, è stato rapito e ucciso domenica mentre rientrava in città  dall’aeroporto dopo essere stato in Turchia con una delegazione della sua città . Eshtewi viaggiava in auto con il fratello, che è stato colpito alla testa da colpi di pistola e adesso è ricoverato nell’unita di terapia intensiva dell’ospedale della città .
*Il sindaco è stato fatto uscire dall’auto e portato via dai rapitori, che poco più tardi hanno scaricato il suo corpo di fronte all’ospedale di Safwa con tre proiettili alla schiena e uno alla testa.
Altre fonti parlano di sette ferite da proiettili sul corpo, diversi anche alle gambe, come ha riferito il portavoce dell’ospedale di Misurata, Akram Glewan. La sostanza non cambia: il sindaco è stato massacrato e abbandonato in strada, un messaggio politico micidiale ai leader poltiici.
Proprio a Misurata l’Italia ha schierato nel 2016 l ‘ospedale militare da campo che ha dato sostegno alle operazioni militari messe in piedi per sconfiggere l’Isis a Sirte; l’ospedale è ancora in funzione nonostante l’offensiva anti-terroristica a Sirte sia conclusa, e la presenza dei militari italiani è chiaramente un segnale del nostro sostegno politico alla città .
Il sindaco può essere considerato “filo-italiano” ma semplicemente perchè era un sostenitore del dialogo politico in Libia, lo stesso obiettivo che da anni persegue il governo di Roma nel tentativo di creare istituzioni libiche che siano in grado di tenere sotto contro le correnti islamiste più violente.
Eshtewi era un leader molto popolare a Misurata, città  nota per una notevole forza politica e militare, ma anche per il fatto di racchiudere al suo interno fazioni politiche anche molto distanti una dall’altra.
Per esempio, a Misurata sono presenti gruppi politici e militari islamisti anche particolarmente estremisti, gruppi che secondo molti potrebbero essere dietro l’assassinio di un sindaco che era invece uno dei capifila dei moderati della città  e di tutta la Tripolitania.
Il giornale on-line Libya Herald scrive che i primi ad essere sospettati dell’assassinio sono proprio gli islamisti vicini a Ibrahim Ben Rajeb, il capo del Consiglio militare di Misurata, che più volte aveva provato a scalzare Eshtewi dal suo posto.
Le accuse politiche che gli islamisti facevano al sindaco erano quelle di aver garantito il sostegno della città  al Governo di accordo nazionale e al Consiglio di Presidenza di Tripoli, e soprattutto di aver sempre cercato un dialogo con le forze dell’est, della Cirenaica, guidate dal generale Khalifa Haftar.
C’è però chi punta il dito altrove. “Hanno cercato di rimuoverlo per mesi, ma ucciderlo non è il loro stile”, ha detto all’Herald una fonte locale, puntando l’indice su nostalgici del colonnello Gheddafi o del generale Haftar. “E non escluderei – ha aggiunto – l’Isis. Tutti e tre trarranno beneficio dalla morte di Eshtewi”.
Una fonte diplomatica europea fa notare che il sindaco è stato ucciso il 17 Dicembre, data che il generale Haftar da settimane indicava come il giorno in cui sarebbero scaduti gli accordi politici di Shkirat, giorno in cui il presidente Serraj non avrebbe avuto più nessuna legittimità .
«Nella strategia della tensione che è andata crescendo in questi giorni questo omicidio politico è utile proprio a questo, ad accrescere ancora il livello della tensione, a far saltare il possibile dialogo politico”, dicono a Repubblica fonti europee.
Nelle ultime settimane i media vicini al genere Haftar avevano suonato la grancassa prospettando una sollevazione popolare dal 17 dicembre in poi contro il governo di Fajez Serraj. Domenica il generale è andato in televisione per rafforzare questo messaggio, per dire di essere pronto ad “assumersi la responsabilità ” di seguire le indicazioni del popolo contro il governo “illegale” di Serraj, una ulteriore sfida al governo di Tripoli riconosciuto dalle Nazioni Unite.

(da “La Repubblica”)

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