Dicembre 15th, 2017 Riccardo Fucile
L’INCHIESTA DELL’ESPRESSO: LA LATITANZA INGLESE CON L’APPOGGIO DEI SERVIZI SEGRETI, LE CASSEFORTI STRANIERE, GLI AFFARI A CIPRO
Un terrorista nero che è riuscito a restare impunito. Ha potuto creare un impero economico
a Londra mentre era latitante con appoggi sospetti.
Ha fondato un partito che da vent’anni è al centro di denunce e arresti per centinaia di azioni violente. E mentre racconta ai giovani italiani di battersi da patriota contro la «nefasta globalizzazione», in realtà tiene i soldi all’estero, in una serie di società cassaforte tra la Gran Bretagna e Cipro.
Ecco la storia segreta di Roberto Fiore, il leader politico di Forza Nuova, ricostruita in un’inchiesta giornalistica pubblicata da L’Espresso nel numero in edicola da domenica 17 dicembre
L’Espresso ha recuperato le storiche sentenze definitive di condanna di Fiore per i reati di banda armata e associazione terroristica.
Come capo di Terza Posizione, l’organizzazione romana collegata alla banda stragista dei Nar, Fiore avrebbe dovuto scontare cinque anni e mezzo di carcere, ma è scappato a Londra nel 1980 e dopo 19 anni di latitanza è riuscito a far cadere la pena in prescrizione.
E intanto ha stretto rapporti da una parte con i leader neonazisti, dall’altra con i servizi segreti, documentati da un’inchiesta del parlamento europeo.
L’Espresso pubblica anche i primi dati completi sull’escalation di azioni violente, raid razzisti e aggressioni politiche commesse in questi anni da giovani neofascisti di Forza Nuova, il partito di estrema destra fondato da Fiore nel 1997.
Le statistiche del ministero dell’intero documentano 240 denunce e 10 arresti in soli 65 mesi: in media, un attacco neofascista alla settimana.
L’inchiesta giornalistica svela anche gli affari segreti di Fiore all’estero, con donazioni anomine raccolte da trust di Londra che finiscono in società di famiglia; misterose aziende di Cipro che non pubblicano i bilanci; e soprendenti partecipazioni familiari in un gruppo di spedizioni internazionali che ha come principali clienti gli stranieri immigrati in Italia.
(da “L’Espresso”)
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Dicembre 15th, 2017 Riccardo Fucile
L’ASSESSORE MONTANARI SBUGIARDATA DAL DIRETTORE OPERATIVO DI AMA: “SI UTILIZZERA’ IN CASO DI CRITICITA'”
“Il tritovagliatore sta nel deposito di Via dei Romagnoli e si utilizzerà solo nel caso di criticità . È solo un camion non un impianto, per due o tre giorni in caso di criticita’ si pò utilizzare”.
Massimo Bagatti, direttore operativo di AMA, risponde all’agenzia di stampa DIRE sulla questione del tritovagliatore arrivato da Rocca Cencia nella sede Ama del X Municipio in Via dei Romagnoli smentendo così l’assessora ai rifiuti Pinuccia Montanari che a più riprese aveva detto che il mezzo non sarebbe mai arrivato a Ostia.
“È come una macchina che deve stare in garage pronta all’uso — ribadisce Bagatti — servirà in caso si fermassero degli impianti”.
Per Natale? “Per quel periodo dovremmo essere in sicurezza- conclude Bagatti- ci sono impianti sia in Abruzzo che in Toscana che potranno essere utilizzati”.
L’assessora Montanari qualche giorno fa spiegava all’agenzia di stampa ANSA che l’AMA ha chiesto l’autorizzazione a portare a Ostia il tritovagliatore ma non vuole farlo: “Le autorizzazioni richieste in Regione sono una procedura di rito per mantenere nelle disponibilità di Ama un piccolo tritovagliatore mobile. Si tratta di una macchina che non serve nella gestione ordinaria dei rifiuti e che, tra le altre cose, vogliamo trasferire in altra località . Con il trattamento negli impianti attivi, la situazione è assolutamente sotto controllo, grazie anche agli accordi sbloccati con le Regioni Toscana e Abruzzo. Roma, al momento, non ha bisogno di alcun tipo di misure urgenti”.
Da cinque mesi la Montanari raccontava che voleva trasferire il altra località il tritovagliatore, evitando accuratamente di dire dove.
Ha continuato a sostenerlo senza indicare la località .
Oggi l’AMA ufficializza che il tritovagliatore si trova a Ostia.
Con buona pace di tutto quello che è stato raccontato dal MoVimento 5 Stelle in campagna elettorale.
(da “NextQuotidiano”)
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Dicembre 15th, 2017 Riccardo Fucile
ORA VERRA’ CITATA NEL SITO RAZZISTA “TUTTI I CRIMINI DEGLI IMMIGRATI”?
Voleva liberarsi del suo amante e ha tentato di farlo ingaggiando online un killer
professionista e offrendo di pagarlo in bitcoin.
È accaduto in Danimarca, ma la colpevole del tentato assassinio su commissione è una donna italiana di 58 anni. Il fidanzato però ha avuto fortuna: il killer – o sedicente tale – avrebbe incassato la somma, ma senza poi accettare l’offerta di eliminare la vittima predestinata.
Scoperta a seguito delle indagini, effettuate anche online, dalla polizia, la donna è stata processata e condannata a una pena di sei anni di reclusione.
La donna, hanno reso noto le autorità citate dall’agenzia Reuters, vive da trent’anni in Danimarca e non si sa per quale motivo non le bastasse troncare la relazione.
La vittima prescelta — di cui non sono state rese note le generalità , cosà come ignote sono quelle della ex fidanzata colpevole, nel rispetto delle rigorose leggi del regno sulla protezione della privacy — è ancora un uomo vivo e vegeto, ed era presente nell’aula del tribunale danese alla lettura della sentenza.
A memoria, questo è il primo caso di omicidio a pagamento retribuito con la valuta virtuale.
Secondo Reuters, la donna aveva offerto al killer una somma di 4,1 bitcoin, pari a circa quattromila dollari. Il bitcoin può essere trasferito come pagamento senza passare da canali bancari, e questo ha facilitato il tentativo della donna, la quale forse anche per tale motivo sperava di non essere scoperta.
E invece le è andata male. Alla fine la storia non è sfuggita ai cybercommissari della polizia danese, quelli di cui giallisti di fama mondiale come Jussi Adler Olsen narrano le gesta, come nella serie di avventure del commissario Morck e dei suoi due assistenti, il migrante integrato Assad e una bella ispettrice un po’libertina, tutti e tre esperti di internet.
Dopo aver scontato la pena, la mancata omicida per commissione sarà espulsa dal regno. Magra consolazione: quando il giudice ha terminato di leggere la sentenza, il suo fidanzato certo ben contento di essere scampato alla morte ha scambiato qualche parola con lei.
Lo ha detto il notitiario della radiotelevisione pubblica danese senza precisare che cosa le abbia detto, se le abbia chiesto spiegazioni o altro.
Giustizia è stata fatta, e in fondo, nella tradizione dei paesi scandinavi, la sentenza non appare nemmeno troppo severa, trattandosi pur sempre di un tentato omicidio aggravato dalla ricerca di un killer servendosi della rete.
Le vie del crimine sono infinite, anche su internet, ma come nei gialli scandinavi non sempre il crimine vince, a volte le vittime la scampano e si godono un lieto fine. Certo, nel caso del fidanzato dell’italiana, appare un lieto fine non privo di delusione traumatizzante e di amarezza.
(da agenzie)
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Dicembre 15th, 2017 Riccardo Fucile
BASTA VINCERE LE ELEZIONI PROMETTE DI NON ABOLIRLO, NON C’E’ PIU’ LIMITE ALLA INDECENZA … IL GIOCO DELLE TRE CARTE DI UN IMBROGLIONE POLITICO
Luigi Di Maio è in preda alla frenesia da campagna elettorale.
Da un politico onesto gli elettori si aspettano soluzioni e risposte oneste.
Ad esempio se fino all’altro ieri il M5S ha parlato del bonus Irpef da 80 euro come di una “mancetta elettorale” elargita da Renzi per comprarsi i voti degli elettori è doveroso aspettarsi che uno dei primi provvedimenti del governo a 5 Stelle sarà quello di abolirlo. Ma non è così, perchè oggi Luigi Di Maio ha detto che nessuno vuole togliere lo sconto Irpef.
Se M5s andrà al governo non abrogherà gli 80 euro, ed anzi punterà ad allargare il taglio delle tasse intervenendo sull’Irpef.
Lo ha detto Luigi Di Maio a Radio anch’io, su Radio Rai 1 rispondendo alla domanda di un radio ascoltatore che temeva un eventuale abrogazione del bonus.
Nessuna paura, il M5S, ha spiegato il candidato Premier del M5S, presenterà «una manovra fiscale con ulteriore alleggerimento per il ceto medio e con l’ allargamento della no tax area.».
Insomma, se Renzi vi ha dato 80 euro con una “televendita” (come l’ha definita Di Maio) il MoVimento 5 Stelle promette ancora di più.
Nel 2014 sul Blog di Grillo il M5S Senato scriveva che gli 80 euro di quel figlio di Troika di Renzie «non sono altro che il cavallo di Troia con cui Renzi vuole entrare in Europa per poi aprire i confini italiani all’austerity della Troika».
La preoccupazione che Renzi avesse venduto l’Italia all’Europa per poter concedere il bonus degli 80 euro era sta ribadita da Di Maio a luglio scorso quando il pentastellato ci spiegava che l’ex Premier avrebbe consentito lo sbarco dei migranti in Italia in cambio della possibilità di concedere il bonus Irpef.
Altri tempi, si dirà , visto che all’epoca Di Maio era a caccia dei complici degli scafisti che portavano i migranti in Italia.
Prima aveva individuato le ONG, poi direttamente il Governo Italiano, colpevole a suo dire di “alto tradimento”.
Per il M5S Renzi ha usato gli 80 euro in molti modi: come “mancetta elettorale”, per concedere alla Troika di imporre l’austerity in Italia e infine come contropartita con Frontex in cambio dell’accoglienza dei migranti.
Va da sè che il bonus Irpef non può essere tutte queste cose assieme, senza contare le bufale propalate dal M5S sul fatto che Renzi si riprendeva i soldi indietro.
E forse è per questo che oggi, improvvisamente, c’è stata la svolta del M5S. Segno che in campagna elettorale Di Maio, come ogni altro politico, è disposto a promettere di tutto e di più.
Anche sconfessando quanto detto qualche mese fa al Fatto da Giovanni Dosi, docente di economia alla Scuola Sant’Anna di Pisa che a maggio intervenne in un convegno M5s alla Camera per discutere di “Stato innovatore”.
Secondo Dosi per finanziare il reddito di cittadinanza «i 5Stelle dovrebbero dire che gli 80 euro sono stati un’elemosina degradante, quindi basta».
In questo modo lo stato potrebbe recuperare tra i 9 e i 10 miliardi di euro per poter finanziare la misura di sostegno al reddito proposta dal MoVimento.
Senza contare che è difficile oggi capire in che modo Di Maio potrà promettere un ulteriore taglio delle tasse e finanziare il reddito di cittadinanza (che secondo il disegno del M5S si finanzierà anche con un aumento della tassazione per alcune categorie e settori).
Di Maio però fa un passo avanti, oggi ha spiegato che vuole abolire la legge Fornero. In che modo?
Tempo fa Carla Ruocco ci “spiegava” che l’abolizione della Fornero sarebbe stata possibile proprio grazie al reddito di cittadinanza.
Oggi Di Maio invece ci spiega che grazie all’abrogazione delle pensioni d’oro si potrebbe cominciare ad abolire la legge Fornero.
Non un’abolizione totale ma graduale. I soldi però non si capisce da che parte salteranno fuori, anche perchè stando a quanto dichiarato dal M5S i “pensionati d’oro” verrebbero utilizzati anche per finanziare il reddito di cittadinanza.
Sembra il gioco delle tre carte.
(da “NextQuotidiano”)
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Dicembre 15th, 2017 Riccardo Fucile
LA BOSCHI AVREBBE DOVUTO DIRE SEMPLICEMENTE: “UN PARLAMENTARE ELETTO IN QUEI TERRITORI HA NON IL DIRITTO, MA IL DOVERE DI INTERESSARSI A QUELLO CHE STA SUCCEDENDO A UNA BANCA”… COSA CHE FANNO TUTTI, ANCHE QUELLI CHE ORA L’ACCUSANO FINGENDO DI CASCARE DAL PERO
un parlamentare eletto in quei territori ha non il diritto, bensì il dovere di interessarsi a
quello che sta succedendo a una banca.
Lo scherzetto di fine mandato di Giuseppe Vegas a Maria Elena Boschi ha radici lontane e retroscena molto interessanti, che vanno al di là delle parole pronunciate dall’ormai ex presidente della Consob alla Commissione Banche ma che delineano bene, in attesa dell’audizione di Visco e Ghizzoni, i contorni della vicenda
In primo luogo la questione va inquadrata storicamente, e per farlo bisogna tornare ai precedenti nel rapporto tra i governi PD e la guida dell’autorità di controllo della Borsa. Che nel 2010, ricorda oggi Enrico Marro sul Corriere della Sera, suscitò molte chiacchiere sul suo ruolo super partes presentandosi a votare contro una mozione di sfiducia nei confronti del governo Berlusconi, spiegando che la sua nomina in Consob non era ancora stata perfezionata.
Nel 2014 Vegas finisce sotto accusa su Report per la cancellazione degli scenari probabilisti nei prospetti informativi per i risparmiatori e Carlo Calenda lo critica: sembra il prodromo a una sua sostituzione al vertice della Consob — commissaria viene nominata Anna Genovese — ma lui rimane fino alla fine del suo mandato settennale.
E qui, un bel giorno dell’aprile 2014, incontra Maria Elena Boschi.
Secondo alcune indiscrezioni riportate da Corriere e Messaggero è Denis Verdini a fare da tramite per l’incontro, anche se questo non è stato detto dagli interessati.
In quei giorni il presidente della Banca Popolare di Vicenza ha annunciato la presentazione di un’offerta per Banca Etruria.
Un «accordo di processo» tra le due banche viene stipulato il 12 aprile 2014, ricorda oggi Fiorenza Sarzanini.
Pochi giorni dopo «le parti avviano un approfondimento congiunto avente ad oggetto, in particolare, la realizzazione di un’operazione di integrazione alla pari tra banche popolari prendendo in considerazione la possibilità di procedere ad una fusione tra i due istituti di credito». Proprio in quei giorni Boschi vede Vegas.
Il 15 maggio arriva l’offerta e due giorni dopo il CDA di Etruria si riunisce e la respinge, ma senza un voto ufficiale.
Secondo Bankitalia i vertici di Banca Etruria “rifiutarono in modo ingiustificato l’unica offerta pervenuta, quella della Popolare di Vicenza. Gli amministratori di Banca Etruria furono sanzionati sia per non aver saputo giustificare questo rifiuto sia per aver tenuto in materia un comportamento negligente e omissivo. Il Consiglio di amministrazione di Banca Etruria non sottopose ai soci la proposta di aggregazione formulata dalla Popolare di Vicenza”.
«Ho avuto modo di parlare della questione (di Banca Etruria, ndr.) con l’allora ministro Boschi», ha detto ieri alle 14 Vegas, nel suo ultimo giorno da presidente di Consob, sollevano un nuovo caso politico.
Rispondendo alle domande della commissione parlamentare d’inchiesta sul sistema bancario Vegas ha aggiunto che Maria Elena Boschi espresse «un quadro di preoccupazione perchè a suo avviso c’era la possibilità che Etruria venisse incorporata dalla Popolare di Vicenza e questo era di nocumento per la principale industria di Arezzo che è l’oro».
Spiega oggi Gianluca Paolocci sulla Stampa che “in effetti sì, proprio il ricco settore orafo aretino era tra le fazioni contrarie alla fusione con Vicenza, timorosi di perdere«centralità » rispetto all’altro grande distretto orafo italiano, Vicenza”.
La replica più velenosa è quella che la stessa Boschi tira fuori davanti alle telecamere di Otto e mezzo: «Si, ho incontrato Vegas, ci sono stati più incontri e il 29 maggio 2014, in una di quelle occasioni, Vegas mi chiese in modo inusuale di incontrarci a casa sua alle 8 di mattina, e io risposi che ci dovevamo vedere al ministero o in Consob, non a casa sua». La data di questo incontro è importante.
Il giorno prima, 28 maggio, era arrivata ad Arezzo l’offerta della Popolare di Vicenza. Mentre qualche giorno dopo — il 3 giugno, risulta dai verbali di Banca Etruria — i vertici dell’istituto incontrarono a loro volta Vegas in Consob.
Dopo l’incontro in Consob ci sarà , secondo quanto raccontato da De Bortoli, quello con Federico Ghizzoni, in cui la ministra «chiede di valutare una possibile acquisizione di Banca Etruria» all’amministratore delegato di Unicredit.
Da quanto ricostruito finora ci sono state almeno due occasioni di incontro ufficiali tra l’esponente di governo e il banchiere.
Non si sa invece quali e quanti siano stati gli incontri privati.
La prima occasione pubblica è a dicembre 2014 per un evento Unicredit; la seconda il 7 febbraio 2015 al Forex, l’appuntamento annuale della comunità finanziaria, che quell’anno si svolge a Milano.
Almeno un manager all’epoca in Unicredit racconta che a cavallo tra il 2014 e il 2015 il dossier Etruria viene affidato da Ghizzoni alla squadra che si occupa di fusioni e acquisizioni, che poi decide di non procedere.
Non risultano esami simili sui dossier delle altre tre banche che finiranno commissariate.
Ma quindi Maria Elena Boschi ha mentito quel giorno alla Camera in cui, difendendosi da una mozione piuttosto assurda presentata dal MoVimento 5 Stelle, ripetè più volte che nessun favoritismo era stato fatto nei confronti del padre per la vicenda di Banca Etruria? Dal punto di vista tecnico non ci sono “pistole fumanti” o fatti che la Boschi ha raccontato su cui si possa dire che ha detto una bugia, e ovviamente non c’è nessun reato. Dal punto di vista politico è chiaro che Maria Elena Boschi si è mossa in più occasioni per “salvare” Banca Etruria dai processi che mettevano a rischio l’indipendenza della banca di cui il padre è stato consigliere e vicepresidente.
Si è mossa per Banca Etruria e non per le altre tre banche successivamente risolte, nè per le altre che erano in crisi. E proprio quella Banca Etruria, come ha raccontato qualche giorno fa La Stampa, dove società collegate al padre ricevevano prestiti (ma la GdF non ha riscontrato alcuna anomalia sulla vicenda).
Maria Elena Boschi potrebbe però rispondere a questi rilievi nel modo più logico: un parlamentare eletto in quei territori ha non il diritto, bensì il dovere di interessarsi a quello che sta succedendo a una banca.
E questo a prescindere dalle parentele.
Banca Etruria era la banca del territorio di Maria Elena Boschi e lei aveva il dovere politico di interessarsi al suo destino, visto che da questo dipendeva quello delle attività produttive della zona.
Però, attenzione: questa difesa, ad esempio, dimostrerebbe che quanto raccontato da De Bortoli su Ghizzoni era vero mentre è difficile per la Boschi, non accettare anche il fatto che parlare con il presidente della Consob di problemi del genere costituirebbe una “pressione implicita” nei suoi confronti, come sostenuto oggi da Marco Palombi sul Fatto Quotidiano e ieri da Marco Travaglio in tv.
E allora perchè minacciare querele a tutti? La verità è che fare politica è (anche) questo: mentre è falso che Maria Elena Boschi abbia mai detto “Non mi sono mai occupata di Banca Etruria” — sono parole che le ha ripetutamente messo in bocca il MoVimento 5 Stelle per criticarla — è vero che la ministra ha espresso preoccupazione in più occasioni con figure apicali per il destino di una banca del suo territorio.
Non ha mai favorito con atti di governo BPER: l’accusa di averlo fatto con il decreto per la trasformazione delle Popolari in SPA è curiosa, perchè sembra non aver compreso che quella trasformazione avrebbe messo in difficoltà proprio chi era in quel momento ai vertici di quella banca (e delle altre) visto che cancellava il voto capitario su cui si reggevano quelle leadership.
Il problema però è che la Boschi non ha mai pronunciato parole chiare, semplici e nette per spiegare la situazione: “Era la banca del mio territorio, cosa avrei dovuto fare? Non interessarmene? Cioè, avrei dovuto fare il contrario di quello che fa la politica da quando esiste?”.
Per questo oggi è al centro della polemica.
(da “NextQuotidiano“)
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Dicembre 15th, 2017 Riccardo Fucile
SALE IL REDDITO DELLE FAMIGLIE MA SI AMPLIANO LE DISEGUAGLIANZE
In un panorama formativo e lavorativo sempre più globale, l’Italia soffre doppiamente il fenomeno di abbandono da parte dei suoi cervelli. Perchè non riesce a importarne altrettanti dall’estero: per tre che partono, solo uno rientra.
“Nel 2016 circa 16 mila laureati italiani tra i 25 e i 39 anni hanno lasciato il Paese e poco più di 5 mila sono rientrati, confermando il trend negativo del tasso di migratorietà dei giovani laureati”.
E’ uno degli aspetti che rileva l’Istat nel Rapporto sul benessere equo e sostenibile, la serie di indicatori che si affiancano alle tradizionali rilevazioni economiche del Pil per definire lo stato di sallute del Paese. In un anno, quindi, per tre under-40 con titolo accademico andati via, solo uno è rimpatriato.
“La capacità dell’Italia di favorire prospettive di occupazione altamente qualificata per i laureati italiani continua a mostrare segnali decisamente negativi”, sottolinea l’indagine.
Sul fronte della finanza personale, L’Istituto sottolinea che nel 2016 continua ad aumentare il reddito disponibile delle famiglie consumatrici (+1,6% rispetto all’anno precedente); in termini pro capite, il reddito medio disponibile è pari a 18.191 euro, ma aumenta anche la disuguaglianza tra i redditi.
Guardando ai dati sulla distribuzione del reddito al 2015, si rileva un incremento più intenso per il quinto più ricco della popolazione, trainato dalla decisa crescita nella fascia alta dei redditi da lavoro autonomo.
Di conseguenza è aumentata la disuguaglianza: il rapporto tra il reddito posseduto nel 2015 dal 20% della popolazione con i redditi più alti e il 20% con i redditi più bassi è salito a 6,3, dal 5,8 registrato nel 2014.
Tra le differenze di reddito si iscrive anche quella che separa uomini e donne. L’Istat traccia che la quota di occupati part time involontario è costante, ma aumenta il divario rispetto all’Europa: si colloca poco al di sotto del 12% e rimane particolarmente elevata tra le donne (19,1% contro 6,5%per gli uomini)
Le difficoltà che le donne incontrano nel mondo del lavoro riguardano anche il rapporto tra il tasso di occupazione per chi ha figli piccoli e chi non ha figli. Dopo cinque anni di aumento, torna a diminuire da 78% a 76% a seguito di una riduzione del tasso per le prime e di un aumento per le seconde.
Nel complesso, in ogni caso, in Italia la soddisfazione per la propria vita mostra netti segnali di miglioramento nel 2016, con il 41% degli individui che ne dà una valutazione molto buona (esprimendo un voto tra 8 e 10), contro il 35,1% del 2015. “Sembra così avviarsi alla chiusura un periodo di forte insoddisfazione, che ha avuto inizio nel 2012, quando l’indicatore è diminuito di oltre 10 punti percentuali in un anno, passando da 45,9% a 35,3%”.
(da “La Repubblica”)
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Dicembre 15th, 2017 Riccardo Fucile
MARIA FANCELLO, SINDACA DEL NUORESE, INDAGATA PER UNA GARA SULLA GESTIONE DEI SITI ARCHEOLOGICI
La sindaca di Dorgali (Nuoro) Maria Itria Fancello, del Movimento 5 stelle, è indagata dalla
Procura di Nuoro per turbativa d’asta.
Lo ha annunciato lei stessa su Facebook. “Volevo informare i cittadini di Dorgali che mi è stata notificata una richiesta di proroga delle indagini da parte della procura di Nuoro. A quanto pare, insieme a mio marito, ex dipendente della cooperativa Ghivine, e all’assessore Fabrizio Corrias sono indagata per turbativa d’asta. Per quanto sono riuscita a ricostruire — non ho ricevuto avvisi di garanzia, nè ero a conoscenza dell’attività — si tratterebbe della gara di aggiudicazione della gestione dei siti archeologici”
La cooperativa Ghivine aveva presentato qualche tempo fa un ricorso al TAR contro la gara a Dorgali perchè voleva una proroga nella gestione dei siti archeologici, ma il tribunale aveva dato ragione al Comune.
(da agenzie)
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Dicembre 15th, 2017 Riccardo Fucile
IL DOCENTE BARBERA: “L’ALBERO HA LE ORE CONTATE”
Il docente di Colture arboree, Giuseppe Barbera, che insegna all’università di Palermo, sostiene oggi sul Corriere Roma che Spelacchio, il simpatico albero che la Giunta Raggi ha donato alla città facendo pagare appena 50mila euro per il trasporto e lo smaltimento, abbia le ore contate: «L’abete rosso di piazza Venezia sta morendo. Non ha speranze. Ha un problema con le radici».
Quindi non è stato il trasporto dalla Val di Fiemme a Roma a rovinarlo?
«Certamente queste temperature ballerine e gli sbalzi a cui è stato sottoposto hanno creato danni e lo hanno reso un albero malato e stressato».
Ma qual è secondo lei il problema principale di “Spelacchio”?
«Viste le sue condizioni, il problema principale sono le radici. Sta perdendo le foglie, il che vuol dire che o non ci sono radici, o magari sono state mal protette al momento dell’espianto o malmesse nel momento di cui è stato ripiantato in vaso. Ma sicuramente la questione è un cattivo funzionamento dell’apparato radicale».
Ma quindi potrebbe avere anche le radici recise
«È eccessivo pensare che non le abbia, ma a vederlo potrebbe anche essere possibile».
È ipotizzabile che sia partito in salute dalla Val di Fiemme e che in pochi giorni si sia ridotto così?
«Al momento della partenza la parte aerea della pianta era certamente sana, all’apparenza, nel trapianto ci deve essere stato un danneggiamento, di cui un occhio esperto doveva accorgersi».
Vivrà altri 10 giorni, fino a Natale?
«No. Ormai è irrecuperabile. All’ora del panettone “Spelacchio” arriverà totalmente spelacchiato»
Naturalmente il problema non è Spelacchio, ma il Natale a Roma al tempo dei bandi a 5 Stelle
(da “NextQuotidiano”)
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Dicembre 15th, 2017 Riccardo Fucile
SI TRATTA DELL’EX RESPONSABILE DELL’UFFICIO TECNICO DELL’EDILIZIA PRIVATA
Arrestati per corruzione a Ostia l’ex responsabile dell’ufficio tecnico dell’edilizia privata del
decimo municipio e due imprenditori. Si tratta di Franco Nocera 62 anni e gli imprenditori Stefano Polverini e Valerio Biancardi, entrambi di 47.
L’operazione è della polizia di Stato, che ha chiamato l’indagine “Regali di cemento”. L’inchiesta della Procura della Repubblica di Roma ipotizza a vario titolo nei confronti del funzionario pubblico e dei due imprenditori, oltre alla corruzione anche i reati di abuso d’ufficio, falsità ideologica e millantato credito.
Il dipendente pubblico sarebbe stato corrotto da due imprenditori. Gli agenti della squadra mobile della questura e del commissariato di Ostia, hanno notificato ai tre indagati un’ordinanza di custodia cautelare agli arresti domiciliari, e hanno effettuato perquisizioni.
Nocera sarebbe stato filmato mentre intascava una mazzetta nel corso di un incontro nel suo ufficio con olverini durante il quale quest’ultimo, che sarebbe stato favorito nell’iter delle pratiche presentate all’ufficio tecnico del Municipio diretto all’epoca da Nocera, gli avrebbe consegnato una somma di denaro a titolo “di parziale corrispettivo per la sua corruzione”.
(da agenzie)
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