Gennaio 27th, 2018 Riccardo Fucile
M5S 28%, PD 23%, FORZA ITALIA 15,8%, LEGA 12,8%, FDI 5,2, LIBERI E UGUALI 6,9%, BONINO 2,8%… CENTRODESTRA FERMO AL 34%
I sondaggi di Corriere della Sera e Repubblica pubblicati oggi incoronano il MoVimento 5 Stelle come primo partito italiano ma con tendenze differenti: in quello di Ilvo Diamanti per Repubblica i grillini regrediscono rispetto alla quota record del 28,7% raggiunta nel dicembre scorso e a quella del 28,1% del settembre 2017.
Nella rilevazione di Nando Pagnoncelli per IPSOS sono invece in crescita di più di mezzo punto percentuale al 29,3%.
I numeri di Diamanti confermano anche che il Pd scivola ancora, arrivando al 23%, due punti sotto rispetto al mese precedente, poco più di metà rispetto alle elezioni europee del 2014. Liberi e uguali (Leu) si attesta intorno al 7%, in calo di oltre mezzo punto, nell’ultimo mese.
A destra invece Forza Italia cresce ed è vicina al 16% mentre la Lega perde qualcosa e cala al 12,8%. Insieme a FdI di Giorgia Meloni, i partiti di destra raggiungono quasi il 34% confermandosi prima coalizione, ma lontani da quota 40.
La rilevazione di Pagnoncelli invece dà il PD in calo al 22,7% così come LeU (-0,3%), mentre Forza Italia cresce e la Lega e FdI continuano a calare.
In crescita c’è il solo MoVimento 5 Stelle, che evidentemente beneficia del travaso di voti a sinistra ma non riesce a intaccare la destra, dove Berlusconi prende consensi agli alleati come ogni volta che si va alle elezioni.
Interessante anche la ripartizione per età , che ci dice che tra gli ultrasessantacinquenni vanno bene PD e Forza Italia mentre perdono M5S e Lega mentre tra operai e lavoratori esecutivi il M5S ottiene il consenso più elevato superando il 40%, mentre Pd e sinistra sono in sofferenza.
I grillini sono il primo partito anche tra le casalinghe mentre Liberi e Uguali ritrova alcune componenti tradizionali della sinistra (pensionati, impiegati e studenti) e, sorprendentemente, gli elettori dei ceti dirigenti sono più numerosi di quelli operai.
(da “NextQuotidiano”)
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Gennaio 27th, 2018 Riccardo Fucile
SALVINI VUOLE CANCELLARLA MA NON DICE DOV’E’ LA COPERTURA MILIONARIA, PER BERLUSCONI “LE PENSIONI RESTANO A QUOTA 67 ANNI”, LA MELONI VUOLE “SUPERARE LE STORTURE” MA NON DICE COME
La legge Fornero sulle pensioni fa litigare di nuovo Silvio Berlusconi e Matteo Salvini, alleati
alle prossime elezioni politiche del 4 marzo.
A innescare la miccia è un’intervista al Sole 24 ore del Cavaliere, che fa intendere di non volere cancellare la legge Fornero come invece vorrebbe fare il segretario della Lega Nord.
Anticipare l’accesso alla pensione rispetto ai 67 anni attualmente previsti sarà possibile, con un governo di centrodestra, “solo in alcuni casi – afferma Berlusconi -, individuati con equità , e per un periodo di tempo limitato. Ciò non stravolgerebbe i conti dell’Inps e non avrebbe naturalmente i gravi effetti sui conti previdenziali che si determinerebbero se invece si abbassasse l’età di accesso alla pensione per sempre e per tutti”.
Il leader di Forza Italia continua: “Si tratta di tutelare i lavoratori che sono stati discriminati dai criteri rozzi e frettolosi adottati dalla legge Fornero, che hanno sconvolto improvvisamente le attese e i programmi di vita di tante persone e messo in grave difficoltà i lavoratori più anziani, che non sono più in condizioni di lavorare, e che invece sono lasciati a carico delle aziende oppure senza reddito”.
Pronta la replica di Salvini: “Il programma del centrodestra, in particolare sulle pensioni, lo abbiamo firmato tutti assieme, e i patti si mantengono – afferma -: la prima legge che il governo Salvini cancellerà è la legge Fornero, su questo non c’è discussione aperta possibile”.
Sulla questione interviene anche la leader di Fratelli d’Italia, alleata del Carrocio e di Forza Italia: “Bisogna superare le storture della legge Fornero – spiega -. L’età pensionabile non può essere adeguata automaticamente”.
Insomma, tutto chiaro anche oggi
(da agenzie)
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Gennaio 27th, 2018 Riccardo Fucile
AVEVA CHIESTO DI CORRERE SOLO PER L’UNINOMINALE A ROMA, FINISCE IN UN’AREA FORTE PER I DEM
Il “gesto nobile” era stato apprezzato da tanti, ma anche adeguatamente ricompensato dalla Direzione del Pd. Roberto Giachetti aveva chiesto al segretario Matteo Renzi di poter correre “senza paracadute”, solo all’uninominale al collegio 10 di Roma, uno “di quelli persi”.
È stato parzialmente accontentato. Parzialmente, perchè Giachetti è finito all’uninominale a Sesto Fiorentino, nella rossa Toscana, uno di quelli facili.
“Quel paracadute sarebbe per me un vestito sgualcito e stretto, un trapianto di pelle, un cibo avariato. Non lo voglio” aveva scritto su Facebook.
“Rinuncio al plurinominale. Rinuncio al paracadute” proseguiva, “ti chiedo di lasciarmi libero di giocarmela senza paracadute, senza reti di protezione, senza garanzie. Io e la mia città , io ed il territorio dove vivo da 50 anni, io ed il mio amore per la mia città e per la politica. Lo so: a guardare i risultati delle precedenti elezioni non ho molte chances. Il collegio 10 è di quelli persi. Ma io ci credo. Io amo la politica. È la mia vita”.
“Dopo 4 legislature e 17 anni di parlamento Roberto Giachetti ha ottenuto la deroga e si è fatto blindare nel collegio di Sesto Fiorentino…
Che dire? #facciadagiachetti”. Così su twitter il senatore LeU, Miguel Gotor commenta la notizia.
(da “Huffingtonpost)
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Gennaio 27th, 2018 Riccardo Fucile
MODIFICATO L’ELENCO DEI CANDIDATI SENZA ALCUN AVVISO, ATTIVISTI CACCIATI SENZA MOTIVAZIONI… IL COMITATO #ANNULLATETUTTO PREPARA UNA DIFFIDA
In nome della #trasparenzaquannocepare ieri il MoVimento 5 Stelle ha cambiatol’elenco dei
candidati grillini alle elezioni politiche 2018 modificando il documento pdf pubblicato sul blog delle stelle senza annunciare in alcun modo i cambi nè le motivazioni. Il M5S lo ha fatto mentre dopo che sono passati cinque giorni dalla pubblicazione senza comunicare il numero di voti delle Parlamentarie, come ha fatto notare anche oggi Il Fatto Quotidiano in prima pagina.
Il MoVimento 5 Stelle non ha nemmeno comunicato le motivazioni dei cambi in corsa, ma per alcuni si può fare qualche ipotesi.
Come quella del veneto Gedorem Andreatta, gestore di un hotel che ospitava profughi, in altre occasioni difeso dal M5S.
Poi c’è Maria Pompilio in Calabria, sostituita — a quanto pare — perchè il marito è stato in passato candidato con l’UDC di Pierferdinando Casini.
In Piemonte i candidati che si trovavano nell’area Cuneo-Alessandria sono arrivati a Torino, ma qui a quanto pare c’era un errore tecnico da correggere.
Raffaella Loforte, seconda per la Camera in Lombardia, è stata estromessa e sostituita con Valentina Centonze.
Un problema di “quote rosa” da rispettare ha retrocesso il senatore uscente Maurizio Santangelo da capolista in Sicilia 1, sostituito da Antonella Campagna (stando ai numeri dovrebbe essere riconfermato lo stesso).
E poi c’è Antonella Sassone, avvocato di 37 anni, dal secondo posto del collegio Lazio 2 esclusa senza motivazione.
Lei ne ha parlato con La Stampa: «Mi hanno chiamato gli attivisti per dirmi che il mio nome non era più nella lista sul blog. Al mio posto c’era Francesca Flati, che non so chi sia. Ho subito contattato l’europarlamentare Fabio Massimo Castaldo e il deputato Stefano Vignaroli. Imbarazzati, hanno detto di scrivere alla e-mail dello staff che compila le liste. Figurarsi se mi hanno risposto».
Lei sul web risulta membro del Movimento dei diritti. «Mi sono dimessa anni fa, era un movimento di diritti! Come il M5S. Al massimo fino al 2013 sono stata nell’Idv. Ma da attivista. L’ho scritto io stesso nell’apposito spazio sulle passate esperienze politiche. Quindi fino a ieri avevo passato tutti gli step e anche la prima scrematura».
Dai tavoli romani sono usciti attacchi alla Raggi. Sicura di non aver fatto una critica? «Ma cos’è, la polizia segreta? Se critica significa avere un parere diverso ed esprimerlo all’interno di un gruppo dove ci possono essere posizioni diverse, allora sì. Pensavo fosse una cosa normale, ma forse avevo una concezione errata del M5S e mi sono sbagliata sin dall’inizio». Beata ingenuità !
Intanto, fa sapere l’AGI, dal comitato #Annullatetutto, che rappresenterebbe circa 500 persone, starebbero per partirele prime diffide individuali, premessa di un possibile ricorso in tribunale al capo politico del Movimento, Luigi Di Maio, e al garante, Beppe Grillo.
Si tratta di diffide extragiudiziali, perchè quello che interessa, così viene spiegato, è fare un passo “politico” e non risolvere la vicenda in questione per vie giudiziarie; anche se in via di principio l’una cosa non esclude l’altra.
Alcune diffide sarebbero già state compilate sul modulo predisposto. Ciò che viene chiesto e’ l’accesso ai dati e agli atti dell’Associazione politica M5s.
Contestualmente ci sono le diffide: “rimuovere, con pubbliche scuse l’etichetta di profittatore, carrierista e poltronista infiltrato — così sostengono gli esclusi — che l’onorevole Di Maio ha attribuito al sottoscritto” riferito a chiunque voglia mandare la lettera di diffida, in concorso con Grillo e Casaleggio, considerando tali parole “gravissima diffamazione”; annullare le parlamentarie per “violazione di norme interne e del codice civile; consentire l’accesso “agli atti tutti dell’associazione” che riguardano l’autore della diffida e segnatamente “del ‘parere vincolante’ espresso dal capo politico e dal garante” con “le motivazioni che hanno portato” all’esclusione della candidatura.
Nel precompilato si legge ancora: “Il sottoscritto grillino sin dalla data… al Movimento 5 Stelle ha intensamente e disinteressatamente operato sul territorio” della sua citta’ e della sua regione “per diffondere i principi e il programma dell’associazione”; ed essendosi auto candidato e avendo ricevuto dallo staff M5s la comunicazione dell’acquisizione di tutti i dati “ha atteso l’esito della cosiddetta ‘scrematura’, all’esito della quale, “non è comparso fra quelli positivamente ‘scrutinati’” mentre sono comparsi nominativi “di persone ‘sconosciute’, di attivisti che non hanno proposto la propria auto candidatura e non hanno inviato” i documenti richiesti, perciò “non ammissibili, secondo regole interne, alla scrematura, di persone notoriamente militanti in partiti ostili al Movimento”. Non solo — prosegue il documento — “notizie di stampa, dichiarazioni note e notorie di attivisti e non ‘candidati a loro insaputa’ dicono che la cosiddetta scrematura e’ stata effettuata non dallo (mai reso noto) staff, bensì da ‘referenti locali’ che hanno ‘scremato’ secondo proprie convenienze, in primis gli onorevoli locali e i consiglieri regionali, in evidente conflitto di interesse con gli aspiranti candidati ritenuti ‘forti di click sul territorio’”, viene sottolineato.
E si aggiunge che “nessun ‘parere vincolante’ emesso, adottato o assunto, dal capo politico, dal cosiddetto garante, dalla piattaforma Rousseau o dal signor Davide Casaleggio, è stato comunicato al sottoscritto, tale da consentirgli di comprendere le ragioni della sua esclusione che appare immotivata, ingiusta e dannosa”
(da “NextQuotidiano”).
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Gennaio 27th, 2018 Riccardo Fucile
SI PRESENTANO IN SARDEGNA E NELLA CIRCOSCRIZIONE ESTERO
Ci sono due parlamentari eletti nel MoVimento 5 Stelle tra i candidati del Partito Democratico.
Si tratta di Paola Pinna, che correrà in Sardegna, e Alessio Tacconi, che andrà nella circoscrizione estero.
La Pinna è soltanto quarta nel collegio plurinominale e ha scarsissime possibilità di essere eletta: era passata al Partito Democratico nel febbraio 2016, dopo essere transitata per Scelta Civica, e dopo aver accusato i suoi ex compagni di avere una “psicopolizia”.
Tacconi ha invece aderito al PD dall’aprile 2015: “Grazie a Matteo Renzi- aveva spiegato in conferenza stampa alla Camera- si stanno creando le condizioni per la crescita economica, la fiducia nel futuro e l’Italia ritrova una credibilità internazionale che ci rende orgogliosi di essere italiani”.
E adesso anche candidati.
(da “NextQuotidiano”)
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Gennaio 27th, 2018 Riccardo Fucile
LA PROTEZIONE CIVILE SEGNALA TRE VOLTE INVANO LA DISPONIBILITA’ DELLA SOMMA ALLA PEC DEL PRESIDENTE TOTI … POTEVANO ESSERE ASSEGNATI DA UN ANNO E MEZZO, TOTI FANTOZZIANO
Quindici milioni di euro pubblici per risarcire le imprese liguri che hanno subìto le alluvioni
2013- 2015 erano già stanziati dal governo: alle imprese, però, non sono mai arrivati.
La Regione Liguria li ha « di fatto, persi » per sempre.
Perchè? Perchè la presidenza della Regione Liguria non legge le mail.
Neppure quelle che il Dipartimento nazionale di Protezione civile, l’estate scorsa, ha inviato per offrire proprio alla Regione quei quindici milioni di euro e in cui spiegava come fare per ottenerli.
Inviate all’indirizzo presidente@ pec. regione. liguria. it e dunque indirizzate direttamente a Giovanni Toti l’opportunità di ricevere questi finanziamenti straordinari per aiutare le imprese colpite dai disastri. Tre mail: cui nessuno, però, ha mai risposto
A denunciare la vicenda è una lettera ufficiale, protocollata l’ 11 gennaio scorso, con cui il direttore generale del Dipartimento Infrastrutture Ambiente e Trasporti, Adriano Musitelli, porta il fatto all’evidenza del segretario generale della Regione, Pier Paolo Giampellegrini, al direttore generale della Direzione Centrale e Organizzazione, Paolo Sottili, e al dirigente del Settore presidenza, Jacopo Avegno
Il Dipartimento di Protezione civile scrive al presidente della Regione. Ma Toti ( o chi per lui deve farlo) non legge la posta.
A scrivergli è l’ufficio del consigliere giuridico del Dipartimento nazionale di Protezione civile.
Gli scrive il 5 giugno 2017, il 26 giugno 2017 e, infine, il 7 luglio 2017 per informarlo del finanziamento pubblico a sostegno delle imprese alluvionate.
Per sollecitare una risposta. Per informarlo che se le domande non arriveranno in tempo perderà i fondi già stanziati. Nessun cenno.
«Tale disguido ha determinato gravissime conseguenze giuridiche » usa parole pesantissime, Musitelli che prosegue « in particolare non ha permesso alla scrivente amministrazione di avviare le procedure contributive previste da una norma statale a favore delle imprese danneggiate dagli eventi alluvionali 2013/2015, per il cui riscontro erano state stanziate risorse a valere sull’annualità 2017, pari a circa 15 milioni di euro per la Liguria »
Una vicenda che il consigliere regionale Gianni Pastorino, Rete a Sinistra – Liberamente, ha deciso di portare all’evidenza del consiglio regionale per cui sta preparando un’interrogazione al presidente Toti.
«Prendiamo atto di questa denuncia che illustra conseguenze gravissime: non poter attingere a quei fondi, stanziati con un decreto del consiglio dei ministri del luglio scorso, significa aver escluso le imprese della Liguria da una chance di risarcimento che per molte imprese rappresenta un’ultima occasione di sopravvivenza attacca Gianni Pastorino – perdere una mole così ingente di risorse a causa di questioni procedurali, per quella che appare come una sorta di negligenza, è un fatto di una gravità inaudita».
E aggiunge: « Erano in molte le imprese a non aver potuto attingere alle precedenti tranche di risarcimenti, questa occasione era cruciale anche perchè quindici milioni per il nostro territorio, dove le imprese sono medio-piccole, significava risolvere molti problemi. Ancor più grave è che quei denari siano perduti per sempre»
La delibera del consiglio dei ministri del 28 luglio 2017 che prevedeva lo stanziamento straordinario per le imprese liguri colpite dalle alluvioni 2013-2015 aveva una scadenza: il 31 dicembre 2017.
« Le risorse avrebbero dovuto essere assegnate alle imprese a seguito di una domanda di accesso, della necessaria istruttoria e dell’invio alla Presidenza del Consiglio dell’elenco delle imprese ammesse a partecipare al bando » , spiega ancora Musitelli.
I tempi però non ci sono più, per compiere l’iter procedurale, quando il dirigente e gli uffici si accorgono del “ buco” di comunicazione. « La notizia dello stanziamento è pervenuta in modo casuale solo in data 17 novembre 2017 » , riporta, meticolosamente, Musitelli, che a quel punto si è attivato, con tutti i mezzi possibili, per informare il Dipartimento nazionale di Protezione civile che le mail, così preziose, fondamentali, non erano state lette.
«Il 21 dicembre 2017 il capo Dipartimento della Protezione civile ha comunicato, sentito il Mef, l’impossibilità di utilizzare i fondi 2017 nell’anno 2018 » , risorse che sono state «di fatto perse», sigilla Musitelli
« Che una pec, ovvero una casella di posta elettronica certificata, intestata al presidente della Regione non venga letta è assurdo – scandisce Pastorino – che per questo le aziende liguri perdano 15 milioni di risarcimenti pubblici già stanziati è ancora più assurdo. E esige risposte pubbliche » .
Oltre al fronte della politica, si potrebbe aprire quello dei potenziali beneficiari dello stanziamento che, in gruppo, potrebbero andare a chiedere i danni direttamente alla Regione Liguria per uno stanziamento destinato a loro e cui non hanno potuto attingere.
Il gruppo del M5S attacca duramente la giunta chiedendo spiegazioni.”Siamo abituati alla totale disorganizzazione che alberga nella giunta Toti, ma questa volta si sfiora il fantozziano” dice Fabio Tosi, portavoce in consiglio.
Il gruppo del Pd chiede a Toti di “Riferire in consiglio il comportamento di questa Giunta, che evitiamo di qualificare, e in particolare del suo presidente, perchè è a lui che la comunicazione è stata inviata per ben tre volte fra giugno e luglio 2017, le imprese liguri hanno perso ben 15 milioni di euro, una cifra ragguardevole che avrebbe permesso a molte di loro di ripartire o di ripagare quegli investimenti fatti dopo i danni subiti “.
(da agenzie)
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Gennaio 27th, 2018 Riccardo Fucile
UNA TAVOLETTA DI LEGNO ERA STATA SISTEMATA COME UN TAPPULLO
Un pezzo di legno infilato sotto la rotaia dove la giuntura è usurata e senza alcuni bulloni e dalla quale si è staccato il pezzo di binario potrebbe essere una delle concause dello svio, assieme anche alla traversina che nel tempo si sarebbe sgretolata, che ha provocato il deragliamento del treno Trenord che viaggiava da Pioltello a Segrate.
Secondo questa tesi, racconta oggi Repubblica, è questa la pista che seguono gli investigatori per ricostruire le ragioni del deragliamento del treno a Pioltello che giovedì mattina ha causato tre morti. Il macchinista ha spiegato agli inquirenti: «Non ho notato niente di anomalo, non ho sentito nessun rumore, nessuna vibrazione, altrimenti avrei azionato il freno d’emergenza».
I magistrati hanno effettuato nuovi rilievi sui tre chilometri di tratta che l’11 gennaio erano stati esaminati dalla macchina per la diagnostica senza che nulla fosse rilevato. Il “punto zero” è stato fotografato con la tecnica della fotogrammetria (che consente di avere immagini in 3D): il segmento interessato alla rottura è stato quindi tagliato e portato in laboratorio, così come è stata messa in sicurezza la scatola nera.
I pm hanno ispezionato poi la locomotrice e i vagoni, in particolare la terza carrozza, la prima a scarrocciare, dove all’alba di giovedì hanno perso la vita Pierangela Tadini, 51anni, Giuseppina Pirri, 39 anni, e Ida Maddalena Milanesi, 61 anni. Le autopsie sulle vittime saranno eseguite la prossima settimana, un “accertamento irripetibile” che potrebbe portare, come atto dovuto, all’iscrizione nel registro degli indagati dei dirigenti di Rfi, senza escludere quelli di Trenord, la società proprietaria del treno.
Chi ha messo la tavoletta, scrive il Corriere, potrebbe aver valutato che si potesse risolvere il problema con la sostituzione dei giunti che era prevista per le prossime settimane. Quelli nuovi erano già pronti lungo la massicciata.
«Si chiama manutenzione correttiva, una scorta d’emergenza pronta sul posto, così in caso di necessità si ha già il pezzo pronto», ha spiegato a Radio 24 Umberto Lebruto, direttore produzione di Rfi.
(da “La Repubblica”)
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Gennaio 27th, 2018 Riccardo Fucile
L’EX MAGISTRATO: “ORA TUTTI APPLAUDONO LE OPERAZIONI CONTRO IL CLAN SPADA, QUANDO DICEVO CHE A OSTIA C’ERA LA MAFIA TUTTI RIDEVANO”
Alfonso Sabella è intervenuto questa mattina ai microfoni di ECG, il programma condotto da
Roberto Arduini e Andrea Di Ciancio su Radio Cusano Campus, l’emittente dell’Università degli Studi Niccolò Cusano.
Magistrato, già commissario del X Municipio a Roma, ha detto la sua su come il Clan Spada si è preso Ostia: “Non sono sorpreso di quello che è successo ieri. Nel 2015 quando dicevo che Ostia mi ricordava Corleone mi prendevano in giro. Io ho sempre distinto Ostia dal resto di Roma nella misura in cui dicevo che Roma fondamentalmente una città corrotta, Ostia è fondamentalmente una città mafiosa. Le mafie sono presenti a Ostia con tutte le caratteristiche tipiche delle organizzazioni mafiosi del Sud. Si diceva solo una settimana fa che era stata creata una fantasiosa mafia litorale, commercianti e sindacati negavano che esistesse la mafia a Ostia. Fa comodo dire che la mafia a Ostia non esiste. Mi dispiace che oggi la politica non intervenga su questo aspetto. Non è possibile delegare tutto alla magistratura. Appena arrivato a Ostia ho subito chiuso la palestra di Roberto Spada e schiodo Vito Triassi dalla spiaggia. Dopo ad aver fatto queste operazioni, mi trovo ad essere indicato come mafioso.
Nella relazione che il Movimento 5 Stelle ha presentato in pompa magna in Campidoglio il 7 settembre 2015, quel giorno c’erano tutti, la Raggi, Frongia, De Vito, i mafiosi venivano considerati Ciotti, Sabella, Federica Angeli.
Agli Spada veniva dedicata mezza paginetta. La politica deve avere il coraggio di fare scelte impopolari, non si può parlare di mafia e fare l’applauso alle forze di polizia dopo che tu ti sei tirato indietro e sei stato dalla parte sbagliata per tanto tempo”.
Alfonso Sabella è amareggiato: “All’epoca sono rimasto totalmente solo, si parla di due anni fa, non di una vita fa. Nel mio tentativo di riportare la legalità a Ostia sono stato osteggiato da tutti. Ora sono amareggiato, perchè scopro che la realtà è quella che avevo immaginato. A Ostia l’odore di mafia era forte, molto forte, l’avevo avvertito nel primo momento in cui c’ho messo piede. Sono stato seguito, pedinato. Un paio di volte sono andato ad Ostia armato, avevo un autista del comune che aveva paura, un paio di volte mi sono portato la pistola. Non perchè volessi fare lo sceriffo, ma perchè sono stato pedinato, miei collaboratori furono minacciati, il direttore del municipio si trovò i vetri dei finistrini spaccati, Silvia Decina si vide tirare dalle finestre cicche di sigarette accese e oggetti vari, la direttrice dei servizi sociali ha subito un tentativo di violenza sessuale, sto parlando del periodo che va da marzo ad agosto del 2015. Ora sono molto amareggiato nel vedere chi si spella le mani ad applaudire le forze di polizia, quando due anni fa stava chiaramente dalla parte sbagliata. E’ arrivato l’inizio della fine della mafia a Ostia ma delegare il problema solo alla magistratura tra qualche anno ci saranno delle altre realtà criminali se lo Stato non prenderà il controllo del territorio”.
(da “NextQuotidiano”)
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Gennaio 27th, 2018 Riccardo Fucile
“NON PARLARMI PIU’ DI CONFINI E NON TI PARLERO’ PIU’ CON DIFFIDENZA, NON SENTIRTI INFERIORE E IO MI SENTIRO’ ALL’ALTEZZA, NON VEDERMI COME UN NEMICO E IO TI VEDRO’ COME UNA SORELLA, UN’AMICA, UNA MAMMA”
Tra le critiche più ricorrenti ai rapper della nuova scuola c’è quella di non avere contenuti. “Cantano banalità . Versi stupidi. Sempre le solite cose”.
Un refrain ripetitivo e a volte anche fuori luogo che ci ha accompagnato fastidiosamente nell’ultimo anno. Poi ti accorgi che l’esponente principale di questa “nuova scuola” se ne esce fuori con un pezzo più che singolo è uno stato d’animo. E tutto il castello di critiche di colpo casca al primo verso della canzone.
“Cara Italia” di Ghali è un inno al nostro Paese. Un ritratto che l’artista italo-tunisino ha voluto scrivere in un momento storico e culturale delicato per l’Italia quanto al tema dell’ integrazione.
“Cara Italia. Ti dedico questa canzone che ho ideato tornando dal mio primo viaggio in America. Non hai nulla da invidiare a questi grandi paesi che vediamo nei film. Spero però che tu non ti offenda per aver risaltato i tuoi difetti, sappiamo tutti che sei bellissima ma questo serve a migliorarsi”. Così ha scritto in un post su Instagram il rapper.
Incollare l’etichetta di “nuovi cantautori” ai rapper è sbagliato e forse esagerato.
Però una cosa è certa: spesso nei loro testi ritroviamo una quotidianità per noi ormai sconosciuta. Un aspetto molto diffuso soprattutto tra gli artisti delle seconde generazioni. “Ho scritto sei la mia dolce metà perchè è davvero così. Tu mi hai visto nascere, mi hai cresciuto e ora che in ogni tuo angolo gridano il mio nome come posso voltarti le spalle? Tu che sei la dimora dei miei desideri, il letto dei miei sogni” scrive ancora nel post su Instagram Ghali.
Nel pezzo spunta anche una citazione a Gaber. Tra passato e futuro l’artista italo-tunisino è il simbolo del cambiamento. Di un nuovo vento che sta per scombussolare un po’ tutto. “Ti chiedo solo tre cose: NON PARLARMI più di confini e non ti parlerò più con diffidenza. NON SENTIRTI inferiore e io mi sentirò all’altezza. NON VEDERMI come un nemico e io ti vedrò come una sorella, un’amica, una mamma”.
Cara Italia” è più di una canzone . È un manifesto contro i luoghi comuni. È un messaggio di integrazione e distensione.
(da “il Fatto Quotidiano“)
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