Destra di Popolo.net

DI PIETRO NON SARA’ CANDIDATO IN MOLISE PER IL PD, SALTATA LA SUA CANDIDATURA

Gennaio 27th, 2018 Riccardo Fucile

“CI RIVEDREMO ALLE REGIONALI DI APRILE, CON UNA MIA LISTA”… “MI HANNO USATO COME SPECCHIETTO PER LE ALLODOLE”

Nel Pd quindi sono state definite le candidature per le prossime elezioni politiche con alla Camera, per il proporzionale, la segretaria regionale dem, Micaela Fanelli; nel maggioritario di Campobasso, l’assessore regionale Vittorino Facciolla, in quello di Isernia l’altro esponente dell’Esecutivo regionale, Carlo Veneziale.
Al Senato, per il proporzionale, la parlamentare uscente dem Laura Venittelli, mentre al Senato maggioritario, Enrico Colavita, presidente di Assindustria Molise.
L’ex leader dell’Italia dei Valori, si dice “amareggiato” sulla mancata candidatura.
A Di Pietro i dem locali avevano proposto il collegio di Campobasso al Senato, ma a sbarrare la strada all’ex pm è stato Matteo Renzi.
Al suo posto è stato inserito, nelle ultime ore, il presidente di Confindustria del Molise, Enrico Colavita.
E proprio su questa candidatura Di Pietro è convinto che “parta da lontano, e non sia frutto di una decisione improvvisa”. “Sono stato usato come lo specchietto per le allodole” ha detto.
Antonio Di Pietro non esclude una sua discesa in campo alle regionali molisane del 22 aprile prossimo, ma precisa: “Non farò accordi con nessuno, solo con gli elettori”.

(da agenzie)

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TRENO DERAGLIATO, DENUNCIATI PER VIOLAZIONE DI SIGILLI OPERAI DI RFI SORPRESI NELL’AREA SEQUESTRATA

Gennaio 27th, 2018 Riccardo Fucile

STAVANO FACENDO DEI RILIEVI CON STRUMENTI A ULTRASUONI… RFI: “L’UTILIZZO DI SPESSORI IN LEGNO NON E’ PREVISTO DAI PROTOCOLLI OPERATIVI”

Quattro operai con pettorine di Rete Ferroviaria Italiana sono stati sorpresi dalla polizia questa mattina a Pioltello a un centinaio di metri dal “punto zero” della linea Cremona-Milano dove giovedì scorso è deragliato il treno 10452, provocando 3 morti e 46 feriti.
I quattro operai si trovavano all’interno dell’area posta sotto sequestro dalla magistratura e per questo sono stati accompagnati in Questura per essere identificati.
Nei loro confronti è scattata una denuncia per violazione di sigilli.
Secondo quanto riferito da fonti della polizia e da alcuni testimoni, gli operai stavano effettuando rilievi con strumenti ad ultrasuoni, di solito utilizzati per verificare fratture sulle rotaie. Nell’area la polizia scientifica e la Polfer stanno segnando i punti di interesse che poi verranno analizzati attentamente, con il sussidio anche di riprese dai droni.
Intanto la stessa Rfi a proposito dello spessore al di sotto di una rotaia che appare nel luogo dove è avvenuto il cedimento di un binario fa sapere che: “L’utilizzo di spessori in legno non è previsto dalle normative tecniche e dai protocolli operativi di Rete Ferroviaria Italiana” e ribadisce che “le cause dell’incidente di Pioltello sono attualmente oggetto delle indagini degli inquirenti, che determineranno la dinamica e le cause del deragliamento”.

(da agenzie)

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UNA NOTTE TRA URLA E PIANTI IN CUI SI E’ SFIORATA LA SCISSIONE

Gennaio 27th, 2018 Riccardo Fucile

NASCE IL PrD DI RENZI… IL CONTATTO DI ORLANDO CON LA BONINO

Tra urla e pianti, nella lunga e patetica notte consumata al Nazareno, sede del Pd, è diventato più chiaro quel che accadde 11 mesi fa, quando l’ala sinistra di Bersani e D’Alema lasciò il partito.
Allora Matteo Renzi non fece nulla per impedire la scissione, perchè già  aveva in mente quel che ha messo in pratica nelle ultime 48 ore: la «normalizzazione» dei futuri gruppi parlamentari del Pd. I numeri hanno una loro eloquenza.
Alle Primarie di maggio che lo avevano incoronato segretario, Matteo Renzi aveva ottenuto il 69,2% dei consensi popolari, ma ieri notte quando la direzione del Pd si è riunita per l’okay alle liste, quasi il 90 per cento dei posti «sicuri» appartenevano all’area del leader.
Le minoranze congressuali (Orlando ed Emiliano) sono state strette all’angolo: avranno un manipolo di parlamentari, così come li avranno gli alleati più riottosi del segretario (Franceschini), ma si tratta di rappresentanze frammentate, piccole percentuali, gruppi destinati all’irrilevanza, quando arriverà  l’ora delle grandi scelte.
Una «libanizzazione» del dissenso interno che tornerà  utile fra 40 giorni.
Dopo le elezioni del 4 marzo incombono decisioni decisive nella vita del Pd e in quella personale di Renzi.
Se il partito dovesse restare sotto il minimo storico, il 25,4% raggiunto nel 2013 da Bersani, potrebbe aprirsi un processo al leader e per Renzi disporre di una pattuglia parlamentare ad alta fedeltà  rappresenta un’assicurazione sulla vita.
E gruppi renziani serviranno anche davanti a scenari meno drammatici ma potenzialmente divisivi: quale governo? Quale maggioranza? Quale presidente del Consiglio?
Naturalmente quando si fanno le liste per le elezioni più che ai massimi sistemi, i notabili di partito guardano ad interessi più prosaici.
E nella giornata di ieri gli sherpa di Renzi hanno tirato la corda in modo così teso che ad un certo punto, senza che la notizia trapelasse, Andrea Orlando è stato costretto ad accarezzare un’idea clamorosa: lasciare il partito e trovare accoglienza elettorale nella lista «+Europa» di Emma Bonino.
Uno degli amici del Guardasigilli ha fatto un sondaggio preliminare e non impegnativo ma poi l’ipotesi – che poteva diventare dirompente – è stata lasciata cadere. Almeno per ora.
È stata davvero una giornata di passione quella che si è consumata al piano nobile del Nazareno. L’orario di inizio dei lavori della Direzione è slittato per ben tre volte, dalle iniziali 10,30 si è via via andati sino alle 22,30: uno scivolamento di dodici ore, quasi un record.
E a forza di rinvii l’«assedio» a Matteo Renzi si è fatto assillante: lo guatavano amici, nemici, alleati, semi-alleati. Qualcuno urlando («ci ha imbrogliato»), qualcuno piangendo. Un giovane democratico confida di aver visto Debora Serracchiani con gli occhi lucidi, ma chissà  se era lei, chissà  cosa è vero, o verosimile nel racconto di una delle giornate umanamente più intense nella storia del Pd.
Lui, Matteo Renzi, ad un certo punto ha staccato il cellulare, per ore non ha risposto più agli sms, ha scritto e cancellato nomi di candidati assieme al suo amico Luca Lotti.
Un assedio anche umano, come racconta lo stesso Renzi: «E’ una disperazione far fuori 150 uscenti… C’è quello che ti dice, ho il mutuo da pagare, l’altro che ti fa sapere che gli manca una legislatura per la pensione, un altro che accampa un buon motivo….».
Certo, nella grande «mattanza» che ha accompagnato la febbrile fattura delle liste del Pd c’è stato anche un cotè patetico.
Ma il grande sospetto dei non-renziani è che, con la scusa del dimagrimento che doveva investire tutte le «aree» interne del Pd, il leader ne stesse approfittando per aumentare il proprio peso specifico, per dare un’accelerata a quel progetto di trasformazione del Pd in «PdR», quel «Partito di Renzi» che è la sintesi un po’ grossolana ma preferita dai detrattori del leader.
I conti si potranno fare soltanto quando le liste saranno definitivamente vistate e approvate, ma ieri sera quando si è aperta la Direzione del Pd chiamata al formale via libera, i pesi interni erano ridistribuiti, con una presenza massiccia dell’area Renzi.
Alle Primarie quell’area aveva conquistato il 69,2% dei consensi, contro il 20% di Andrea Orlando e il 10% di Emiliano: dei 200 posti “sicuri” (tra listini e collegi), quasi il 90% andranno a candidati vicini al segretario.
In questo «correntone» di maggioranza, il 70-72% dei parlamentari sarebbero renziani doc, l’ 8-10% amici di Martina e Orfini, il 5-7% amici di Franceschini. Alle minoranze restererebbe il restante 10% .

(da “La Stampa”)

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SONDAGGI DEMOS E IPSOS: M5S PRIMO PARTITO MA NON BASTA, CALO PD, AVANZA FORZA ITALIA, SCENDE LA LEGA

Gennaio 27th, 2018 Riccardo Fucile

M5S 28%, PD 23%,   FORZA ITALIA 15,8%, LEGA 12,8%, FDI 5,2, LIBERI E UGUALI 6,9%, BONINO 2,8%… CENTRODESTRA FERMO AL 34%

I sondaggi di Corriere della Sera e Repubblica pubblicati oggi incoronano il MoVimento 5 Stelle come primo partito italiano ma con tendenze differenti: in quello di Ilvo Diamanti per Repubblica i grillini regrediscono rispetto alla quota record del 28,7% raggiunta nel dicembre scorso e a quella del 28,1% del settembre 2017.
Nella rilevazione di Nando Pagnoncelli per IPSOS sono invece in crescita di più di mezzo punto percentuale al 29,3%.
I numeri di Diamanti confermano anche che il Pd scivola ancora, arrivando al 23%, due punti sotto rispetto al mese precedente, poco più di metà  rispetto alle elezioni europee del 2014. Liberi e uguali (Leu) si attesta intorno al 7%, in calo di oltre mezzo punto, nell’ultimo mese.
A destra invece Forza Italia cresce ed è vicina al 16% mentre la Lega perde qualcosa e cala al 12,8%. Insieme a FdI di Giorgia Meloni, i partiti di destra raggiungono quasi il 34% confermandosi prima coalizione, ma lontani da quota 40.
La rilevazione di Pagnoncelli invece dà  il PD in calo al 22,7% così come LeU (-0,3%), mentre Forza Italia cresce e la Lega e FdI continuano a calare.
In crescita c’è il solo MoVimento 5 Stelle, che evidentemente beneficia del travaso di voti a sinistra ma non riesce a intaccare la destra, dove Berlusconi prende consensi agli alleati come ogni volta che si va alle elezioni.
Interessante anche la ripartizione per età , che ci dice che tra gli ultrasessantacinquenni vanno bene PD e Forza Italia mentre perdono M5S e Lega mentre tra operai e lavoratori esecutivi il M5S ottiene il consenso più elevato superando il 40%, mentre Pd e sinistra sono in sofferenza.
I grillini sono il primo partito anche tra le casalinghe mentre Liberi e Uguali ritrova alcune componenti tradizionali della sinistra (pensionati, impiegati e studenti) e, sorprendentemente, gli elettori dei ceti dirigenti sono più numerosi di quelli operai.

(da “NextQuotidiano”)

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IL “BAGAGLINO” DEL CENTRODESTRA: SULLA FORNERO OGNUNO SMENTISCE L’ALTRO

Gennaio 27th, 2018 Riccardo Fucile

SALVINI VUOLE CANCELLARLA MA NON DICE DOV’E’ LA COPERTURA MILIONARIA, PER BERLUSCONI “LE PENSIONI RESTANO A QUOTA 67 ANNI”, LA MELONI VUOLE “SUPERARE LE STORTURE” MA NON DICE COME

La legge Fornero sulle pensioni fa litigare di nuovo Silvio Berlusconi e Matteo Salvini, alleati alle prossime elezioni politiche del 4 marzo.
A innescare la miccia è un’intervista al Sole 24 ore del Cavaliere, che fa intendere di non volere cancellare la legge Fornero come invece vorrebbe fare il segretario della Lega Nord.
Anticipare l’accesso alla pensione rispetto ai 67 anni attualmente previsti sarà  possibile, con un governo di centrodestra, “solo in alcuni casi – afferma Berlusconi -, individuati con equità , e per un periodo di tempo limitato. Ciò non stravolgerebbe i conti dell’Inps e non avrebbe naturalmente i gravi effetti sui conti previdenziali che si determinerebbero se invece si abbassasse l’età  di accesso alla pensione per sempre e per tutti”.
Il leader di Forza Italia continua: “Si tratta di tutelare i lavoratori che sono stati discriminati dai criteri rozzi e frettolosi adottati dalla legge Fornero, che hanno sconvolto improvvisamente le attese e i programmi di vita di tante persone e messo in grave difficoltà  i lavoratori più anziani, che non sono più in condizioni di lavorare, e che invece sono lasciati a carico delle aziende oppure senza reddito”.
Pronta la replica di Salvini: “Il programma del centrodestra, in particolare sulle pensioni, lo abbiamo firmato tutti assieme, e i patti si mantengono – afferma -: la prima legge che il governo Salvini cancellerà  è la legge Fornero, su questo non c’è discussione aperta possibile”.
Sulla questione interviene anche la leader di Fratelli d’Italia, alleata del Carrocio e di Forza Italia: “Bisogna superare le storture della legge Fornero – spiega -. L’età  pensionabile non può essere adeguata automaticamente”.
Insomma, tutto chiaro anche oggi

(da agenzie)

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GIACHETTI DAL “BEAU GESTE” AL COLLEGIO BLINDATO DELLA ROSSA TOSCANA

Gennaio 27th, 2018 Riccardo Fucile

AVEVA CHIESTO DI CORRERE SOLO PER L’UNINOMINALE A ROMA, FINISCE IN UN’AREA FORTE PER I DEM

Il “gesto nobile” era stato apprezzato da tanti, ma anche adeguatamente ricompensato dalla Direzione del Pd. Roberto Giachetti aveva chiesto al segretario Matteo Renzi di poter correre “senza paracadute”, solo all’uninominale al collegio 10 di Roma, uno “di quelli persi”.
È stato parzialmente accontentato. Parzialmente, perchè Giachetti è finito all’uninominale a Sesto Fiorentino, nella rossa Toscana, uno di quelli facili.
“Quel paracadute sarebbe per me un vestito sgualcito e stretto, un trapianto di pelle, un cibo avariato. Non lo voglio” aveva scritto su Facebook.
“Rinuncio al plurinominale. Rinuncio al paracadute” proseguiva, “ti chiedo di lasciarmi libero di giocarmela senza paracadute, senza reti di protezione, senza garanzie. Io e la mia città , io ed il territorio dove vivo da 50 anni, io ed il mio amore per la mia città  e per la politica. Lo so: a guardare i risultati delle precedenti elezioni non ho molte chances. Il collegio 10 è di quelli persi. Ma io ci credo. Io amo la politica. È la mia vita”.
“Dopo 4 legislature e 17 anni di parlamento Roberto Giachetti ha ottenuto la deroga e si è fatto blindare nel collegio di Sesto Fiorentino…
Che dire? #facciadagiachetti”. Così su twitter il senatore LeU, Miguel Gotor commenta la notizia.

(da “Huffingtonpost)

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I CANDIDATI GRILLINI DESAPARECIDOS

Gennaio 27th, 2018 Riccardo Fucile

MODIFICATO L’ELENCO DEI CANDIDATI SENZA ALCUN AVVISO, ATTIVISTI CACCIATI SENZA MOTIVAZIONI… IL COMITATO #ANNULLATETUTTO PREPARA UNA DIFFIDA

In nome della #trasparenzaquannocepare ieri il MoVimento 5 Stelle ha cambiatol’elenco dei candidati grillini alle elezioni politiche 2018 modificando il documento pdf pubblicato sul blog delle stelle senza annunciare in alcun modo i cambi nè le motivazioni. Il M5S lo ha fatto mentre dopo che sono passati cinque giorni dalla pubblicazione senza comunicare il numero di voti delle Parlamentarie, come ha fatto notare anche oggi Il Fatto Quotidiano in prima pagina.
Il MoVimento 5 Stelle non ha nemmeno comunicato le motivazioni dei cambi in corsa, ma per alcuni si può fare qualche ipotesi.
Come quella del veneto Gedorem Andreatta, gestore di un hotel che ospitava profughi, in altre occasioni difeso dal M5S.
Poi c’è Maria Pompilio in Calabria, sostituita — a quanto pare — perchè il marito è stato in passato candidato con l’UDC di Pierferdinando Casini.
In Piemonte i candidati che si trovavano nell’area Cuneo-Alessandria sono arrivati a Torino, ma qui a quanto pare c’era un errore tecnico da correggere.
Raffaella Loforte, seconda per la Camera in Lombardia, è stata estromessa e sostituita con Valentina Centonze.
Un problema di “quote rosa” da rispettare ha retrocesso il senatore uscente Maurizio Santangelo da capolista in Sicilia 1, sostituito da Antonella Campagna (stando ai numeri dovrebbe essere riconfermato lo stesso).
E poi c’è Antonella Sassone, avvocato di 37 anni, dal secondo posto del collegio Lazio 2 esclusa senza motivazione.
Lei ne ha parlato con La Stampa: «Mi hanno chiamato gli attivisti per dirmi che il mio nome non era più nella lista sul blog. Al mio posto c’era Francesca Flati, che non so chi sia. Ho subito contattato l’europarlamentare Fabio Massimo Castaldo e il deputato Stefano Vignaroli. Imbarazzati, hanno detto di scrivere alla e-mail dello staff che compila le liste. Figurarsi se mi hanno risposto».
Lei sul web risulta membro del Movimento dei diritti. «Mi sono dimessa anni fa, era un movimento di diritti! Come il M5S. Al massimo fino al 2013 sono stata nell’Idv. Ma da attivista. L’ho scritto io stesso nell’apposito spazio sulle passate esperienze politiche. Quindi fino a ieri avevo passato tutti gli step e anche la prima scrematura».
Dai tavoli romani sono usciti attacchi alla Raggi. Sicura di non aver fatto una critica? «Ma cos’è, la polizia segreta? Se critica significa avere un parere diverso ed esprimerlo all’interno di un gruppo dove ci possono essere posizioni diverse, allora sì. Pensavo fosse una cosa normale, ma forse avevo una concezione errata del M5S e mi sono sbagliata sin dall’inizio». Beata ingenuità !
Intanto, fa sapere l’AGI, dal comitato #Annullatetutto, che rappresenterebbe circa 500 persone, starebbero per partirele prime diffide individuali, premessa di un possibile ricorso in tribunale al capo politico del Movimento, Luigi Di Maio, e al garante, Beppe Grillo.
Si tratta di diffide extragiudiziali, perchè quello che interessa, così viene spiegato, è fare un passo “politico” e non risolvere la vicenda in questione per vie giudiziarie; anche se in via di principio l’una cosa non esclude l’altra.
Alcune diffide sarebbero già  state compilate sul modulo predisposto. Ciò che viene chiesto e’ l’accesso ai dati e agli atti dell’Associazione politica M5s.
Contestualmente ci sono le diffide: “rimuovere, con pubbliche scuse l’etichetta di profittatore, carrierista e poltronista infiltrato — così sostengono gli esclusi — che l’onorevole Di Maio ha attribuito al sottoscritto” riferito a chiunque voglia mandare la lettera di diffida, in concorso con Grillo e Casaleggio, considerando tali parole “gravissima diffamazione”; annullare le parlamentarie per “violazione di norme interne e del codice civile; consentire l’accesso “agli atti tutti dell’associazione” che riguardano l’autore della diffida e segnatamente “del ‘parere vincolante’ espresso dal capo politico e dal garante” con “le motivazioni che hanno portato” all’esclusione della candidatura.
Nel precompilato si legge ancora: “Il sottoscritto grillino sin dalla data… al Movimento 5 Stelle ha intensamente e disinteressatamente operato sul territorio” della sua citta’ e della sua regione “per diffondere i principi e il programma dell’associazione”; ed essendosi auto candidato e avendo ricevuto dallo staff M5s la comunicazione dell’acquisizione di tutti i dati “ha atteso l’esito della cosiddetta ‘scrematura’, all’esito della quale, “non è comparso fra quelli positivamente ‘scrutinati’” mentre sono comparsi nominativi “di persone ‘sconosciute’, di attivisti che non hanno proposto la propria auto candidatura e non hanno inviato” i documenti richiesti, perciò “non ammissibili, secondo regole interne, alla scrematura, di persone notoriamente militanti in partiti ostili al Movimento”. Non solo — prosegue il documento — “notizie di stampa, dichiarazioni note e notorie di attivisti e non ‘candidati a loro insaputa’ dicono che la cosiddetta scrematura e’ stata effettuata non dallo (mai reso noto) staff, bensì da ‘referenti locali’ che hanno ‘scremato’ secondo proprie convenienze, in primis gli onorevoli locali e i consiglieri regionali, in evidente conflitto di interesse con gli aspiranti candidati ritenuti ‘forti di click sul territorio’”, viene sottolineato.
E si aggiunge che “nessun ‘parere vincolante’ emesso, adottato o assunto, dal capo politico, dal cosiddetto garante, dalla piattaforma Rousseau o dal signor Davide Casaleggio, è stato comunicato al sottoscritto, tale da consentirgli di comprendere le ragioni della sua esclusione che appare immotivata, ingiusta e dannosa”

(da “NextQuotidiano”).

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DUE EX M5S CANDIDATI NELLE LISTE PD: PAOLA PINNA E ALESSIO TACCONI

Gennaio 27th, 2018 Riccardo Fucile

SI PRESENTANO IN SARDEGNA E NELLA CIRCOSCRIZIONE ESTERO

Ci sono due parlamentari eletti nel MoVimento 5 Stelle tra i candidati del Partito Democratico.
Si tratta di Paola Pinna, che correrà  in Sardegna, e Alessio Tacconi, che andrà  nella circoscrizione estero.
La Pinna è soltanto quarta nel collegio plurinominale e ha scarsissime possibilità  di essere eletta: era passata al Partito Democratico nel febbraio 2016, dopo essere transitata per Scelta Civica, e dopo aver accusato i suoi ex compagni di avere una “psicopolizia”.
Tacconi ha invece aderito al PD dall’aprile 2015: “Grazie a Matteo Renzi- aveva spiegato in conferenza stampa alla Camera- si stanno creando le condizioni per la crescita economica, la fiducia nel futuro e l’Italia ritrova una credibilità  internazionale che ci rende orgogliosi di essere italiani”.
E adesso anche candidati.

(da “NextQuotidiano”)

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RISARCIMENTI ALLUVIONE, LA REGIONE LIGURIA PERDE 15 MILIONI PERCHE’ NON LEGGE LE MAIL

Gennaio 27th, 2018 Riccardo Fucile

LA PROTEZIONE CIVILE SEGNALA TRE VOLTE INVANO LA DISPONIBILITA’ DELLA SOMMA ALLA PEC DEL PRESIDENTE TOTI … POTEVANO ESSERE ASSEGNATI DA UN ANNO E MEZZO, TOTI FANTOZZIANO

Quindici milioni di euro pubblici per risarcire le imprese liguri che hanno subìto le alluvioni 2013- 2015 erano già  stanziati dal governo: alle imprese, però, non sono mai arrivati.
La Regione Liguria li ha « di fatto, persi » per sempre.
Perchè? Perchè la presidenza della Regione Liguria non legge le mail.
Neppure quelle che il Dipartimento nazionale di Protezione civile, l’estate scorsa, ha inviato per offrire proprio alla Regione quei quindici milioni di euro e in cui spiegava come fare per ottenerli.
Inviate all’indirizzo presidente@ pec. regione. liguria. it e dunque indirizzate direttamente a Giovanni Toti l’opportunità  di ricevere questi finanziamenti straordinari per aiutare le imprese colpite dai disastri. Tre mail: cui nessuno, però, ha mai risposto
A denunciare la vicenda è una lettera ufficiale, protocollata l’ 11 gennaio scorso, con cui il direttore generale del Dipartimento Infrastrutture Ambiente e Trasporti, Adriano Musitelli, porta il fatto all’evidenza del segretario generale della Regione, Pier Paolo Giampellegrini, al direttore generale della Direzione Centrale e Organizzazione, Paolo Sottili, e al dirigente del Settore presidenza, Jacopo Avegno
Il Dipartimento di Protezione civile scrive al presidente della Regione. Ma Toti ( o chi per lui deve farlo) non legge la posta.
A scrivergli è l’ufficio del consigliere giuridico del Dipartimento nazionale di Protezione civile.
Gli scrive il 5 giugno 2017, il 26 giugno 2017 e, infine, il 7 luglio 2017 per informarlo del finanziamento pubblico a sostegno delle imprese alluvionate.
Per sollecitare una risposta. Per informarlo che se le domande non arriveranno in tempo perderà  i fondi già  stanziati. Nessun cenno.
«Tale disguido ha determinato gravissime conseguenze giuridiche » usa parole pesantissime, Musitelli che prosegue « in particolare non ha permesso alla scrivente amministrazione di avviare le procedure contributive previste da una norma statale a favore delle imprese danneggiate dagli eventi alluvionali 2013/2015, per il cui riscontro erano state stanziate risorse a valere sull’annualità  2017, pari a circa 15 milioni di euro per la Liguria »
Una vicenda che il consigliere regionale Gianni Pastorino, Rete a Sinistra – Liberamente, ha deciso di portare all’evidenza del consiglio regionale per cui sta preparando un’interrogazione al presidente Toti.
«Prendiamo atto di questa denuncia che illustra conseguenze gravissime: non poter attingere a quei fondi, stanziati con un decreto del consiglio dei ministri del luglio scorso, significa aver escluso le imprese della Liguria da una chance di risarcimento che per molte imprese rappresenta un’ultima occasione di sopravvivenza attacca Gianni Pastorino – perdere una mole così ingente di risorse a causa di questioni procedurali, per quella che appare come una sorta di negligenza, è un fatto di una gravità  inaudita».
E aggiunge: « Erano in molte le imprese a non aver potuto attingere alle precedenti tranche di risarcimenti, questa occasione era cruciale anche perchè quindici milioni per il nostro territorio, dove le imprese sono medio-piccole, significava risolvere molti problemi. Ancor più grave è che quei denari siano perduti per sempre»
La delibera del consiglio dei ministri del 28 luglio 2017 che prevedeva lo stanziamento straordinario per le imprese liguri colpite dalle alluvioni 2013-2015 aveva una scadenza: il 31 dicembre 2017.
« Le risorse avrebbero dovuto essere assegnate alle imprese a seguito di una domanda di accesso, della necessaria istruttoria e dell’invio alla Presidenza del Consiglio dell’elenco delle imprese ammesse a partecipare al bando » , spiega ancora Musitelli.
I tempi però non ci sono più, per compiere l’iter procedurale, quando il dirigente e gli uffici si accorgono del “ buco” di comunicazione. « La notizia dello stanziamento è pervenuta in modo casuale solo in data 17 novembre 2017 » , riporta, meticolosamente, Musitelli, che a quel punto si è attivato, con tutti i mezzi possibili, per informare il Dipartimento nazionale di Protezione civile che le mail, così preziose, fondamentali, non erano state lette.
«Il 21 dicembre 2017 il capo Dipartimento della Protezione civile ha comunicato, sentito il Mef, l’impossibilità  di utilizzare i fondi 2017 nell’anno 2018 » , risorse che sono state «di fatto perse», sigilla Musitelli
« Che una pec, ovvero una casella di posta elettronica certificata, intestata al presidente della Regione non venga letta è assurdo – scandisce Pastorino – che per questo le aziende liguri perdano 15 milioni di risarcimenti pubblici già  stanziati è ancora più assurdo. E esige risposte pubbliche » .
Oltre al fronte della politica, si potrebbe aprire quello dei potenziali beneficiari dello stanziamento che, in gruppo, potrebbero andare a chiedere i danni direttamente alla Regione Liguria per uno stanziamento destinato a loro e cui non hanno potuto attingere.
Il gruppo del M5S attacca duramente la giunta chiedendo spiegazioni.”Siamo abituati alla totale disorganizzazione che alberga nella giunta Toti, ma questa volta si sfiora il fantozziano” dice Fabio Tosi, portavoce in consiglio.
Il gruppo del Pd chiede a Toti di “Riferire in consiglio il comportamento di questa Giunta, che evitiamo di qualificare, e in particolare del suo presidente, perchè è a lui che la comunicazione è stata inviata per ben tre volte fra giugno e luglio 2017, le imprese liguri hanno perso ben 15 milioni di euro, una cifra ragguardevole che avrebbe permesso a molte di loro di ripartire o di ripagare quegli investimenti fatti dopo i danni subiti “.

(da agenzie)

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