Febbraio 16th, 2018 Riccardo Fucile
PENSIONI A MILLE EURO E IRAP CANCELLATA, COSI’ LA SPESA SALIRA’ DI 171 MILIARDI CHE POTREBBERO PURE RADDOPPIARE, LE ENTRATE SI FERMANO A 10 MILIARDI… LA FLAT TAX DI BRUNETTA COSTA 64 MILIARDI
La somma dei costi del programma condiviso dalle forze di centrodestra oscilla tra un minimo di 171
miliardi (circa il 10% del Pil, quasi equamente suddivisi tra maggiori spese e minori entrate) e un massimo di almeno 310 miliardi (quasi il 17% del Pil).
La stima delle coperture identificate nel programma è di 10 miliardi, quindi l’aumento di disavanzo oscilla tra 161 e 300 miliardi.
Di seguito commento le maggiori proposte.
Il reddito di dignità è un reddito minimo garantito: lo Stato integra il reddito sotto una certa soglia. Non è chiaro quale sia la soglia, nè la base, se il reddito individuale o famigliare. Il costo più basso si ha con soglia di povertà assoluta e reddito famigliare: 26 miliardi. Il costo più alto si ha con la soglia di mille euro (una cifra spesso citata da Silvio Berlusconi) e reddito individuale: 45 miliardi.
L’aumento delle pensioni minime a mille euro costa almeno 24 miliardi: 4 miliardi per le pensioni sociali e 18 per quelle integrate al minimo.
A questo vanno aggiunte quelle attualmente non integrate ma che lo diverrebbero con il nuovo minimo, diciamo almeno 2 miliardi. Se invece la proposta è da intendersi come “il reddito da pensione di ogni pensionato non può essere inferiore a mille euro” (molti pensionati ricevono più di una pensione) il costo è di 39 miliardi.
Parte di questi costi, però, presumibilmente verrebbe assorbita dal reddito di dignità . Un calcolo preciso è impossibile, ma diciamo conservativamente la metà .
Riguardo alla legge Fornero, la proposta della Lega (quota 41 e quota 100, e annullamento dell’adeguamento dell’età pensionabile alla speranza di vita) appare sostanzialmente identica a quella del M5S, per la quale ho stimato un costo (molto conservativo) tra gli 11 e i 15 miliardi.
Il centrodestra vuole anche adeguare gli stanziamenti per la difesa ai parametri medi occidentali: questo costerebbe 13 miliardi.
La maggiore riduzione di entrate è la flat tax: per la Lega, un’aliquota fissa del 15% sul reddito che rimane dopo una deduzione di 3.000 euro per famigliare; per Fi, una deduzione di 12.000 euro e un’aliquota fissa del 23%. Il professor Brunetta afferma che la flat tax di Fi costa 50 miliardi.
Nella versione estesa di questo articolo spiego perchè è una cifra implausibile. La mia stima è 64 miliardi, quella di Baldini e Rizzo su lavoce.info è di 72 miliardi. La flat tax della Lega costerebbe 66 miliardi.
La Lega stima invece un costo (in realtà per una versione leggermente diversa) di 30 miliardi. Il motivo principale è che la proposta della Lega esclude dalla flat tax i pensionati e i dipendenti pubblici.
L’eliminazione dell’Irap, promessa da Berlusconi il 19 gennaio, costerebbe 22 miliardi. Il centrodestra propone anche il «pagamento immediato di tutti i debiti della Pubblica amministrazione anche con lo strumento innovativo dei Titoli di Stato di piccolo taglio».
Questi sono i famosi mini-bot, un esempio di «moneta fiscale» («moneta parallela» nella dizione di Silvio Berlusconi). Un mini-bot è esattamente equivalente ad un taglio di tasse di pari ammontare.
Claudio Borghi, responsabile economico della Lega, ha proposto una emissione di 70-100 miliardi, ma non è chiaro se permanenti o spalmati su una legislatura. Il primo caso equivarrebbe a un taglio di tasse di 70-100 miliardi l’anno; il secondo, di 14—20 miliardi. Vi sono poi 20 proposte che non vengono cifrate, quasi tutte dai costi potenzialmente enormi. Assumendo prudenzialmente un costo medio di 1 miliardo ciascuna, esse aggiungono 20 miliardi; assumendo un costo medio (ancora prudenziale) di 2 miliardi l’una, esse aggiungerebbero 40 miliardi.
Per le coperture, come per gli altri partiti non prendo in considerazione affermazioni generiche sui risparmi dalla lotta all’evasione e sui mirabolanti effetti sul Pil derivanti dall’attuazione del programma.
Ci sono solo due fonti di copertura: il «taglio delle spese fiscali» e un «taglio visibile agli sprechi». La prima è la stessa proposta del M5S, ma l’introduzione della flat tax rende il calcolo più complicato. Il professor Brunetta parla di 36 miliardi risparmiati dall’abolizione di detrazioni e deduzioni sull’Irpef. Tuttavia, il calcolo del costo della flat tax già incorpora l’assunzione di eliminazione delle deduzioni e detrazioni Irpef.
Dei 45 miliardi stimati dalla Commissione per le spese fiscali presieduta da Mauro Marè, almeno un terzo sono deduzioni e detrazioni Irpef.
Molte altre sono misure che il centrodestra non può abolire perchè contrasterebbe con le altre proposte, come la riduzione dell’imposta di registro per l’acquisto della prima casa (1,4 miliardi).
Restano pochi miliardi; tutte misure che il centrodestra non ha mai nemmeno accennato a modificare quando era al governo. Realisticamente, da questa voce si possono ottenere quindi, con una stima generosissima, al massimo 10 miliardi.
(da “La Repubblica”)
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Febbraio 16th, 2018 Riccardo Fucile
GIUSTIFICA COSI’ I MANCATI RIMBORSI: “NON MI ASPETTAVO UN IMPEGNO SETTE GIORNI SU SETTE”
“Tutto questo mi è successo perchè stando in Parlamento mi sono reso conto che l’impegno da eletto mi assorbiva quasi sette giorni su sette. Non rimaneva tempo nè possibilità di poter seguire la mia attività professionale. Io sono un piccolo avvocato, non sto in un grande studio con altri soci. E non ho mai avuto appoggi politici o incarichi in società o di altro tipo”.
Il senatore uscente M5S Maurizio Buccarella, intervistato dal Fatto Quotidiano sui mancati rimborsi, si difende: “Ho sbagliato, so di avere fatto una cazzata. Ma so anche di non essere una persona spregevole. E al Movimento ho dato tanto”.
“A breve verrò cancellato dell’elenco dei difensori d’ufficio. E per me era una fonte di guadagno importante”, racconta Buccarella.
In Parlamento “non mi aspettavo un impegno così totalizzante. E nel frattempo avevo i costi fissi da affrontare per la mia professione, di fatto congelata. Il tema è che ho gradatamente perso il mio lavoro e il mio posto nella società civile. E per i liberi professionisti o i piccoli imprenditori questo è un vero problema”.
“Penso che le nostre regole sui tagli alle retribuzioni e il sistema stesso delle rendicontazioni non vadano bene. I parlamentari del M5S – suggerisce – potrebbero applicare tagli forfettari alle loro retribuzioni, senza sottoporsi a folli raccolte di scontrini e ricevute, e calibrando tutto sulle singole situazioni personali e lavorative. Io non sono un dipendente pubblico in aspettativa”.
“In 5 anni – evidenzia – ho donato più di 100 mila euro. Probabilmente la stessa cifra di diversi colleghi che sono risultati in regola”.
(da “Huffingtonpost”)
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Febbraio 16th, 2018 Riccardo Fucile
CALENDA FA LE PULCI AL M5S SUI NUMERI
“Virginia a proposito di concretezza: 1) rispondi nel merito dei punti sollevati 2) prenditi qualcuno
nello staff che conosca l’artimetica. Ti giuro che è utile per gestire la capitale d’Italia. Ad maiora”. Firmato Carlo Calenda (con un tweet) ed ultima puntata dello scontro fra il ministro e il sindaco.
La frattura definitiva, tra Carlo Calenda e Virginia Raggi si consuma a poco più di due settimane dal voto.
Il ministro dello Sviluppo Economico, promotore del Tavolo per Roma, ieri ha scritto una lettera al Campidoglio puntando il dito contro “l’immobilismo” dell’ amministrazione che precluderebbe la possibilità di “utilizzare risorse già stanziate”.
Raggi risponde seccamente: “A due settimane dal voto si torna a promettere un miliardo per Roma, dopo cinque anni in cui il Governo si è dimenticato della Capitale”.
Parole a cui fa seguito la controreplica del ministro che paventa la chiusura del tavolo e un infuocato post della prima cittadina che punta il dito contro un “bluff-preelettorale” da parte del responsabile del Mise.
Il Tavolo per Roma, lanciato da Carlo Calenda lo scorso autunno con l’obiettivo di risollevare le sorti economiche della Capitale, sin dall’inizio si è caratterizzato per le frizioni tra il ministro del Governo Gentiloni e la sindaca a Cinque Stelle. Le riunioni sono andate avanti tra accuse di assenteismo, da una parte, e di un impegno solo a “parole” dall’altra.
Le polemiche che si trascinano da mesi, però, ormai sfociano in una vera e propria rottura. “La sindaca conferma che l’unica strada per evitare di continuare a sprecare tempo e risorse è quella di chiudere il tavolo. Evidentemente ritiene di non aver bisogno di aiuto – attacca Calenda -. Siamo di fronte a un combinato disposto di incompetenza e arroganza che non avevo mai sperimentato”.
L’inquilina del Campidoglio risponde a tono, battendo sul tasto delle risorse: “È bastato chiedere contezza del miliardo annunciato e mai stanziato dal Mise per scoprire che quello di Calenda è soltanto un bluff pre-elettorale. È scorretto prendere in giro con false promesse i cittadini e le aziende soltanto per qualche titolo di giornale. Chi realmente vuole impegnarsi, lavora in silenzio. Il Comune – ricorda – ha partecipato a più di 60 incontri con il Mise senza fare tanta pubblicità . Nel corso delle ultime settimane il Mise è passato con estrema disinvoltura dall’annunciare di voler assegnare tre miliardi di euro a Roma, poi è sceso a due; questa mattina ne ha promesso uno e nel pomeriggio, indispettito, ha deciso di toglierli tutti. Fondi che, alla prova dei fatti, sembrano non esistere”.
Da Empoli, quindi, l’aut aut del titolare dello Sviluppo Economico: “La sindaca non risponde alle chiamate e dice che non le va bene niente. Se vuole chiudere il tavolo su Roma, allora chiudiamolo”.
Ma dal Campidoglio, Raggi non sembra intenzionata a fare passi indietro: “Per Roma il Tavolo va avanti. Tutti siamo utili, nessuno è indispensabile, far finta di non capirlo è la vera arroganza”.
L’aspro botta e risposta trova eco nelle dichiarazioni di esponenti del Pd e del M5S, in difesa dell’uno o dell’altra.
Adesso, con il nuovo tweet di Calenda che suggerisce allo staff della Raggi di ripassare l’artimetica, una nuova puntata della saga.
(da agenzie)
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Febbraio 16th, 2018 Riccardo Fucile
NAPOLI, MONNEZZA E CORRUZIONE TRASVERSALE
Monnezza, politica e promesse di tangenti filmate di nascosto.
Ed almeno due indagati eccellenti, l’assessore di Salerno Roberto De Luca, figlio del Governatore Pd della Campania Vincenzo De Luca, e un candidato alle politiche, Luciano Passariello, consigliere regionale campano di Fratelli d’Italia, e candidato del centrodestra all’uninominale nel collegio della Camera di Napoli-Ponticelli.
L’altroieri accompagnava Giorgia Meloni in tour elettorale. Ieri è stato perquisito in un’inchiesta della Procura di Napoli che ipotizza a vario titolo i reati di corruzione, corruzione aggravata dal metodo camorristico e traffico illecito di rifiuti e che coinvolge Roberto De Luca, filmato di nascosto a Salerno da Fanpage.it, testata diventata famosa nel 2016 per aver sgamato le monetine regalate ai seggi delle primarie Pd di Napoli, mentre un finto imprenditore discute con lui di un appalto sullo smaltimento delle ecoballe e poi, con il suo commercialista,
l’imprenditore concorda una “quota” che secondo le nostre fonti sarebbe del 15%.
È un’indagine giudiziaria che si intreccia con un’indagine giornalistica, che affonda le mani nella gestione della Sma Campania, e in particolare di un appalto di smaltimento fanghi. Ma non solo.
L’indagine potrebbe essersi allargata in altre parti d’Italia. La Sma è una società in house della Regione Campania che si occupa di bonifiche e smaltimento dei rifiuti. I guai giudiziari di Passariello — e quelli di un’altra decina di indagati, di cui sette (ma non De Luca jr.) compaiono sul decreto di perquisizione, tra questi Agostino Chiatto, dipendente Sma e comandato nella segreteria di Passariello, e Lorenzo Di Domenico, consigliere delegato di Sma — sarebbero il frutto di un lavoro giornalistico di Fanpage.it.
Per quasi sei mesi, il direttore di Fanpage.it Francesco Piccinini, il videoreporter Sacha Biazzo e l’ex boss pentito di camorra Nunzio Perrella, l’uomo che 25 anni fa consegnò al pm Franco Roberti alcuni segreti del clan e dei loro business sui rifiuti (“la monnezza è oro, dottò”), hanno vestito i panni degli ‘agenti provocatori’.
Si sono camuffati da imprenditori del settore (Piccinini ha finto un accento settentrionale) e si sono infiltrati negli uffici di Sma e altrove, a fare proposte indecenti.
Con le telecamerine nascoste, i tre avrebbero raccolto e filmato ovunque, non solo a Napoli, la disponibilità ad ottenere appalti e lavori in cambio di tangenti. Sia in ambienti politici che mafiosi.
Secondo quanto rivelato da Fanpage.it che nella giornata di oggi dovrebbe iniziare a pubblicare i video, sarebbero entrati in contatto anche con “camorristi che chiedevano 30.000 euro per ogni camion di rifiuti da smaltire”.
A dicembre Piccinini ha varcato la soglia della Procura partenopea e il cronista del Fatto si è incuriosito. “Cosa ci fai qui?”. “Ragioni personali”, fu la risposta evasiva. Ma non era una bugia. Infatti quel giorno Piccinini — allertato da altre notizie di stampa su un’altra indagine su Sma per peculato — portava di sua iniziativa agli inquirenti materiale succoso: le anticipazioni dei filmati.
Tra i quali anche quello con De Luca jr. e uno con il suo commercialista, delegato da Roberto a trattare l’affare. L’altroieri il direttore ha avvertito gli inquirenti: “Mettiamo in Rete i video sabato”.
La Procura — aggiunto Borrelli, pm Carrano, Woodcock, Fulco, Amato, Sasso Del Verme — ha reagito anticipando a ieri le perquisizioni, affidate a Sco e Squadra Mobile, “per la annunciata diffusione di notizie e immagini in grado di pregiudicare gravemente le investigazioni”.
Tra i perquisiti ci sono anche Piccinini e la sua redazione: lui, Biazzo e Perrella sono indagati per induzione alla corruzione. “Tutto questo è assurdo”, commenta il direttore di Fanpage.it “abbiamo inchiodato criminali mettendo a rischio la nostra incolumità e ci indagano”. Passariello si difende: “Risulto coinvolto perchè altre persone avrebbero fatto il mio nome. Tutto questo accade a soli 15 giorni dalle elezioni. Qualcuno può millantare credito — sostiene — ma essere nominato da altre persone in terze conversazioni è cosa ben differente dal compiere reati”.
Fanpage.it scrive: “Ci sono altri politici coinvolti, quasi tutti candidati in vari schieramenti”. E la Procura starebbe per scoprire altre carte.
(da “il Fatto Quotidiano”)
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Febbraio 16th, 2018 Riccardo Fucile
IL FIGLIO DEL PRESIDENTE DELLA REGIONE IN UN VIDEO DI FANPAGE DISCUTE CON IL FINTO IMPRENDITORE… PERQUISITI UFFICIO E CASA
Nella tarda serata di ieri Roberto De Luca, assessore al Bilancio a Salerno e figlio del presidente della
Regione Campania è stato perquisito su disposizione della Procura di Napoli.
Agenti della squadra mobile e dello Sco hanno perquisito la scorsa notte l’abitazione e lo studio professionale di De Luca junior. I magistrati indagano su un video realizzato dalla testata giornalistica Fanpage in cui De Luca discute con un soggetto presentatosi come un imprenditore che si proponeva per un appalto di smaltimento delle ecoballe. De Luca junior è indagato per corruzione. Nelle stesse ore gli agenti dello Sco e della squadra mobile hanno eseguito anche altre perquisizioni.
Le indagini sono coordinate dal procuratore Giovanni Melillo con il procuratore Giuseppe Borrelli e i pm Ilaria Sasso del Verme, Sergio Amato, Celeste Carrano, Henry John Woodcock e Ivana Fulco. In un altro filone si indaga sugli appalti della società regionale per l’ambiente Sma. Sotto inchiesta per corruzione in questo filone c’è il consigliere regionale di Fratelli d’Italia Luciano Passariello.
L’INCHIESTA
A pochi giorni dal voto, l’inchiesta della Procura di Napoli su corruzione e rifiuti scuote il mondo politico. E coinvolge, in distinti filoni, centrosinistra e centrodestra. A tarda sera di giovedì viene iscritto nel registro degli indagati Roberto De Luca, uno dei due figli del governatore Pd Vincenzo. Lo sfondo: lo smaltimento delle ecoballe, proprio il settore di strategica bonifica ambientale su cui il presidente della Regione aveva puntato la sua missione, con il sostegno del governo Renzi. “Il premier ci dà 500-600 milioni, non è contento, ma lo fa”, aveva annunciato solennemente il governatore.
L’ipotesi per De Luca jr è corruzione. Roberto è il commercialista che è stato nominato assessore al bilancio al Comune di Salerno – sembra destinato ad essere in futuro il sindaco della città legata all’ascesa di De Luca padre – mentre il fratello Piero, l’avvocato, è candidato alla Camera. Una svolta che rischia di provocare un terremoto in piena campagna elettorale.
In un altro capitolo dell’inchiesta coordinata dal procuratore capo Melillo e dall’aggiunto antimafia Borrelli, è indagato, sempre per corruzione, il consigliere regionale di Fratelli d’Italia Luciano Passariello, candidato alla Camera. Una giornata convulsa, iniziata all’alba con le perquisizioni della squadra mobile e dello Sco, mentre a Napoli arrivava il dirigente del Servizio centrale operativo, il questore Alessandro Giuliano.
Nel mirino dell’inchiesta – condotta dai pm Sergio Amato, Celeste Carrano, Ivana Fulco, Ilaria Sasso Del Verme ed Henry John Woodcock – sono finiti anche l’impiegato della Sma, distaccato presso la segreteria di Passariello, Agostino Chiatto, il consigliere delegato della Sma Lorenzo Di Domenico, con imprenditori e professionisti. Nel decreto di perquisizione, si ipotizza “un accordo corrruttivo consumato in relazione ad appalti Sma”, la società regionale che si occupa della gestione dei depuratori e dello stoccaggio dei fanghi.
Un patto stretto tra “una cordata di imprenditori facenti capo a Nunzio Perrella, Rosario Esposito e Antonio Infantino, attraverso il professionista Carmine Damiano e Di Lorenzo, Passariello e Chiatto”. Al centro dell’affare “l’affidamento di un appalto sul servizio smaltimento dei fanghi provenienti da cinque diversi depositi di stoccaggio”. In cambio, sarebbero state versate “somme di denaro calcolate in percentuale sui guadagni dell’affidamento”. In un terzo filone, risultano indagati anche un imprenditore, Giovanni Caruson, e l’uomo ritenuto l’attuale reggente di un clan camorristico del centro di Napoli, Andrea Basile.
I VIDEO
Il lavoro è stato condotto con estremo riserbo dal pool di magistrati coordinati dal procuratore capo Giovanni Melillo e dal procuratore aggiunto antimafia Giuseppe Borrelli, e si è incrociato con l’imminente pubblicazione di alcuni video realizzati dalla testata on line Fanpage.
Si tratta di immagini in cui, a politici sia del centrosinistra sia del centrodestra, venivano proposti “affari” e tangenti sullo smaltimento dei rifiuti. Secondo la Procura si è strattato di istigazione alla corruzione: al punto che sia il direttore della testata, Francesco Piccinini, sia l’altro giornalista Sacha Biazzo, sono ora indagati per quel reato.
Secondo la Procura, quei video e quelle condotte avrebbero provocato “un gravissimo danno alle indagini”, che in particolare sul versante della Sma avevano già raccolto complessi elementi. Non a caso, nella stringata nota diffusa dal procuratore Melillo è evidenziato che le perquisizioni sono state rese “necessarie e indifferibili dalla rilevata gravità del rischio di dispersione probatoria collegato alla annunciata diffusione di notizie e immagini in grado di pregiudicare gravemente le investigazioni”. Il meglio, insomma, deve ancora arrivare.
Ma la direzione di Fanpage si difende: “È chiaro che abbiamo fatto questo nell’ambito di un’inchiesta giornalistica, e abbiamo avuto un dialogo con le forze dell’ordine. Io – spiega Piccinini – ho recitato la parte di un industriale del Nord che doveva sversare rifiuti. Abbiamo incontrato camorristi che ci hanno spiegato dove sotterrarli, per 30mila euro a camion”. E ancora: “Abbiamo messo una telecamera addosso a un ex boss dei rifiuti mandandolo in giro per l’Italia a incontrare industriali e politici per prendere accordi in cambio di tangenti”. Tra gli indagati, non a caso, c’è anche l’ex boss di camorra e pentito Nunzio Perrella, l’uomo che 26 anni fa diede vita alla prima mega inchiesta sul business criminale degli smaltimenti.
(da “La Repubblica”)
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