Febbraio 21st, 2018 Riccardo Fucile
DOPO LE ACCUSE DI CALENDA, ORA LA UE VERIFICHERA’ SE LA SLOVACCHIA HA VIOLATO LE REGOLE SULL’UTILIZZO DEI CONTRIBUTI PUBBLICI
I fondi strutturali Ue “dovrebbero servire a creare nuovi posti di lavoro, non a spostare posti di
lavoro da un Paese all’altro. Abbiamo un paio di casi che ci sono stati segnalati, naturalmente li seguiamo”.
Quanto alla richiesta italiana di poter derogare alle norme sugli aiuti di Stato per finanziare le reindustrializzazioni, “non ho alcuna valutazione per ora, perchè non ho alcun dettaglio sulle idee dell’Italia, ma in generale siamo sempre aperti a discutere le idee che gli Stati membri mettono sul tavolo”.
Dichiarazioni interlocutorie quelle della commissaria europea alla Concorrenza Margrethe Vestager, che ha tenuto una conferenza stampa a Bruxelles dopo l’incontro di martedì con il ministro dello Sviluppo economico Carlo Calenda riguardo al caso della Embraco.
Il gruppo controllato da Whirlpool ha annunciato la chiusura dello stabilimento di Riva di Chieri (Torino) per spostare la produzione in Slovacchia.
“Prima di tutto — ha spiegato la commissaria europea — per qualsiasi azienda può essere un’opportunità per fare affari quella di trasferirsi in un altro Stato membro. Possono avere le loro ragioni per farlo, non è assolutamente una cosa che ci riguardi”. Detto questo, però, le delocalizzazioni produttive all’interno dell’Ue “ci riguardano se la cosa coinvolge i denari dei contribuenti. Nel 2014, e ancora l’anno scorso, abbiamo reso più stringenti le regole per impedire che i soldi pubblici vengano utilizzati per spostare posti di lavoro da uno Stato membro ad un altro”.
“Questa è una questione fondamentale, cosa che si riflette nel fatto che abbiamo reso le regole più stringenti. Prima di conoscere l’esatto contenuto della questione, naturalmente non emettiamo alcun giudizio di sorta, ma vogliamo naturalmente che le nostre regole vengano rispettate”, ha proseguito la Vestager.
Nessuna decisione, per ora, rispetto alle deroghe chieste da Calenda. Che martedì sera, intervistato da Bianca Berlinguer a #cartabianca su Rai3, ha attaccato: “Voglio spazio fiscale per fare tutto ciò che serve per reindustrializzare. Se ci sarà un’infrazione andremo serenamente in corte di giustizia europea, perchè la situazione non è accettabile”.
L’idea, come tale, “non ci è estranea”, ha concesso dal canto suo Vestager. “Fin dal 2007 c’è un fondo europeo creato per tentare di mitigare le conseguenze della globalizzazione, quando un’intera regione viene colpita dalla chiusura di un settore o dal trasferimento di produzioni fuori dall’Ue. Stanziamenti sono stati fatti esattamente per mitigare queste conseguenze”.
(da agenzie)
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Febbraio 21st, 2018 Riccardo Fucile
LA STORIA DI SOFIA GOGGIA CI INSEGNA A NON MOLLARE MAI
La sognava sin da quando aveva 6 anni, quella medaglia d’oro.
Mentre scendeva sulla neve di Foppolo, Sofia Goggia già si vedeva lì in alto, tra le grandi dello sci mondiale.
Un po’ di ambizione che non guasta mai, che finalmente ha permesso alla bergamasca di vincere l’oro nella discesa libera femminile, la prima atleta italiana in assoluto a riuscire nell’impresa.
“Non ho ancora realizzato, ero così concentrata sulla gara che non trovo neanche le parole”, ha commentato Sofia Goggia: “La vittoria la dedico a me stessa, al mio bel paese e alle persone che vogliono bene a Sofia, indipendentemente dal fatto che vinca alle Olimpiadi”.
“Grazie a chi ha creduto a una bambina che a 6 anni sognava di vincere le Olimpiadi sulle nevi di Foppolo – ha aggiunto la bergamasca ai microfoni di Eurosport.
“A questa Olimpiade non ho sentito pressione, ero molto concentrata sulle cose che dovevo fare, soprattutto oggi. Io sono una pasticciona, ma ho cercato di essere una samurai”.
Alla sua prima partecipazione ai Giochi, Sofia Goggia ha gareggiato con il pettorale numero cinque: discesa fenomenale e ottimo tempo: 1’39″22.
Nessuna delle altre atlete è riuscita ad avvicinarsi al suo tempo, nemmeno la leggendaria Lindsey Vonn.
La statunitense chiude terza sul podio, vincendo, molto probabilmente, l’ultima medaglia della sua carriera. Al secondo posto, invece, il pettorale numero 19, la norvegese Ragnhild Mowinckel, che nel gigante aveva già vinto l’argento, a soli 9 centesimi dalla Goggia.
Nonostante la vittoria, Goggia è ben consapevole dei suoi limiti e delle sue “goggiate”: “Normalmente sono una pasticciona caotica, quindi ho cercato di costruirmi questa gara in modo diverso. Sono molto contenta di quello che ho assemblato. È stata per certi versi la discesa della maturità . A volte mi avete visto rischiare tanto, altre volte un pochino meno. Però la solidità che ho espresso oggi con l’intelligenza agonistica da usare in qualche punto, dove non bisognava tirare, ma scalare qualche marcia dopo, sono riuscito a farlo bene”.
Una vittoria che parte dalla gara non perfetta nel SuperG, che aveva lasciato Sofia con l’amaro in bocca, ma al contempo tanta speranza e grinta per la discesa, come ha poi scritto su Facebook: “Poche volte quest’anno sono stata così autentica nella mia sciata. Trovare questo, alle Olimpiadi, mi riempie di gioia. Ma contano solo le medaglie. E in discesa io scaglierò il mio cuore oltre il traguardo. E andrò a riprenderlo! E non è andata come avrei voluto, ma in fondo cosa voglio davvero? Qui alle Olimpiadi tutto ciò che conta è la medaglia. È palese che io sia qui per questo. E come la si ottiene? Sono uscita da quel cancelletto sorridendo. Alla terza curva mi sono detta di lasciarmi andare, di divertirmi, di sciare senza paura, perchè motivi per avere paura non ne avevo; non ne ho”.
“E poi ho sbagliato. Una spigolatina che mi è costata cara, carissima. E poi ho ripreso, anche se avevo avvertito di aver perso tanto; non sai mai quello che può succedere. In fondo, lottare, è una delle cose che meglio mi vengono e che da sempre faccio. Ci ho provato sul serio, dannazione. Ho dato e messo tutta me stessa, su questa pista, su quel tracciato oggi. La miglior Sofia che la giornata potesse richiedere. Ma non è stato abbastanza. Perchè non ho ottenuto ciò che conta qui; la medaglia. E domani il sole sorgerà di nuovo. Lo guarderò, metterò i miei sci in spalla e con un sorriso andrò ad affrontare la prova di discesa; libera”.
​​​​​”Sono ripartita fondamentalmente da quelle sensazioni bellissime che mi aveva lasciato la gara del SuperG, da quella autenticità della sciata che raramente avevo trovato in questa stagione e che era da anni che non sentivo con tanta intensità . Ho costruito questa vittoria anche in una prova come quella di ieri, la terza, dove ero totalmente annoiata e sono scesa tanto per scendere. Quindi? Bene. Io comunque non ho ancora capito di aver vinto le Olimpiadi”.
Sofia ha dedicato un pensiero all’amica-rivale Vonn: “È incredibile. L’anno scorso, quando vinsi qui la mia prima gara di Coppa, la battei e mi sentii onorata di gareggiare con lei, la più grande sciatrice di tutti i tempi. È un grande onore per me competere con lei e combattere con lei, anche per la Coppa del Mondo. Ricordo che la guardavo in televisione, durante i miei infortuni di qualche anno fa. Allora sognavo di poter competere al top. Credo che devo ancora realizzare di aver vinto l’oro olimpico. Sento che sto per eruttare”.
La vittoria della “befanona” di Foppolo consegna nelle mani della delegazione italiana la terza medaglia d’oro di queste Olimpiadi invernali, dopo quella di Arianna Fontana nello short track e Michela Moioli nello snowboard, andando così a completare un trittico tutto femminile. Al momento le medaglie totali sono 9, a un passo dall’obiettivo a doppia cifra: tre medaglie d’oro, due d’argento e quattro di bronzo.
(da “Huffingtonpost”)
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Febbraio 21st, 2018 Riccardo Fucile
FLORIS: “VOLEVANO PARTECIPARE MA NON ERANO STATI INVITATI”… IDENTIFICATI E ACCOMPAGNATI ALL’USCITA
Blitz di un gruppo di attivisti di estrema destra di Forza Nuova negli studi televisivi di via Tiburtina
dove si registra la trasmissione “Dimartedì” de La7.
Una trentina di persone si è presentata alle 23.30 di martedì all’ingresso della struttura e alcune di loro sono riuscite a entrare all’interno chiedendo di partecipare alla puntata.
Non ci sono stati episodi di violenza, ma i responsabili degli studi hanno chiamato le forze dell’ordine.
Sul posto sono stati identificati gli appartenenti al gruppo. Sembra che le immagini del blitz siano state riprese dalle telecamere e siano state postate sui social network.
«Verso la mezzanotte si è presentato un gruppo di persone. Saranno state una ventina. Si sono qualificati come Forza Nuova e del movimento avevano le insegne. Volevano interagire col programma – racconta il conduttore della trasmissione Giovanni Floris – Questo non è possibile, sia tecnicamente (in quel momento andava in onda un contributo registrato) sia per ragioni di opportunità ».
E Floris ha spiegato la policy del programma: «Non mandiamo in onda chi non è da noi invitato, tantomeno se si presenta in quel modo. Fermo restando che la modalità con cui si sono posti non è accettabile, il confronto si è svolto in un clima non violento. Dopo aver esposto le loro ragioni si sono fatti accompagnare all’uscita».
(da “il Corriere della Sera”)
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Febbraio 21st, 2018 Riccardo Fucile
COM’E’ POSSIBILE CHE LA RIVISTA DELLA SCUOLA DI PERFEZIONAMENTO SIA STATA CANCELLATA DAL REGISTRO DELLA STAMPA?…. L’IRA DI GABRIELLI
Ai comandi generali di Polizia, Guardia di Finanza e Carabinieri l’ordine è arrivato perentorio: individuare al più presto i responsabili.
Come è possibile, infatti, che la Rivista della prestigiosa Scuola di perfezionamento delle forze di polizia sia stata cancellata dal registro della stampa tenuto dal tribunale di Roma (in base alla legge sulla stampa del 1948 una testata deve essere registrata con l’obbligo di indicare titolo, argomento e luogo della pubblicazione, direttore responsabile)?
Non adempiendo agli obblighi previsti dalla suddetta legge, compresa la comunicazione di ogni variazione che intervenga, dando comunque alle stampe una pubblicazione, si può incorrere nel reato di stampa clandestina.
E per un trimestrale come quello della Scuola di perfezionamento delle forze di polizia, sarebbe il colmo.
Ma procediamo con ordine.
Essendo una pubblicazione di carattere professionale, per la Rivista della Scuola di perfezionamento delle forze di polizia, il ruolo di direttore responsabile può essere ricoperto anche da un non iscritto all’Ordine dei giornalisti.
Per firmare, però, la persona indicata nel ruolo di direttore viene iscritta in un Elenco speciale (l’Ordine dei giornalisti si compone di tre elenchi: professionisti, pubblicisti e, appunto, elenco speciale).
L’iscrizione all’albo per le figure inserite nell’elenco speciale decade contestualmente alla fine dell’incarico per il quale si è chiesta l’annotazione (che deve essere deliberata dal Consiglio dell’Ordine). Succede per le pubblicazioni a carattere tecnico e scientifico.
Nel caso specifico, l’inghippo è venuto alla luce quando un ufficiale si è recato presso il tribunale civile di Roma per far annotare la variazione avvenuta, col passaggio della direzione di Scuola e rivista, che coincidono, dal dirigente di Polizia Michele Rocchegiani al Generale di divisione della Guardia di Finanza Gennaro Vecchione (il Direttore della Scuola è scelto a turno con incarico triennale non rinnovabile, tra i Dirigenti Generali di Pubblica Sicurezza, tra i Generali di Divisione dell’Arma dei Carabinieri e del Corpo della Guardia di Finanza, ed è nominato con decreto del Presidente del Consiglio dei Ministri su proposta del Ministro dell’Interno).
Si è scoperto che la registrazione era decaduta in seguito alle dimissioni da direttore, con conseguente cancellazione dall’elenco speciale, del dirigente generale di Ps Gian Carlo Pozzo, che firmava la rivista.
Esattamente il 20 maggio 2016. Dato il rilevante lasso di tempo trascorso senza alcuna comunicazione, in data 23 novembre 2017, il tribunale aveva provveduto alla revoca della registrazione.
Il 26 gennaio ne è arrivata comunicazione ufficiale al capo della polizia Gabrielli, che il 29, lapidario, ha risposto all’ufficio preposto “Prego far conoscere i motivi del cennato inadempimento ed eventuali profili di responsabilità ”. Il,o i colpevoli, potrebbero rispondere di danno erariale.
Intanto, in attesa di sanare la situazione, il numero di gennaio del trimestrale non è andato in stampa. Dovrebbe uscire a marzo.
(da “NextQuotidiano”)
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Febbraio 21st, 2018 Riccardo Fucile
IL LETTERATO: “NIENTE PANEM, SOLO CIRCENSES”… “HANNO ACCESO I FARI SULLE PERIFERIE, MA NON HANNO MANTENUTO LE PROMESSE VERSO I PIU’ POVERI”
«Perchè il Movimento 5 Stelle è in testa ai sondaggi? Perchè il 4 marzo otterrà probabilmente il
maggior numero di voti? L’enfasi intorno ai grillini ha una prima spiegazione: la sinistra che ha tradito se stessa. Che non ha meditato e assimilato la lezione di Mitterrand: “Prima riunirci, poi spartire se si vince”».
Così Carlo Ossola, tra l’osservatorio parigino (cattedra di Letterature moderne dell’Europa neolatina al Collège de France) e Torino, la sua città , dove è nato nel 1946 e dove si è laureato con Giovanni Getto, mutuandone la divisa: stile e umanità .
Nel 2016, non passò inosservata l’attenzione che riservò alla candidatura di Chiara Appendino. «Ma – precisa – era di natura metodologica. In nome di un valore, l’alternanza, il salutare ricambio indispensabile per non perpetuare ossidate burocrazie».
L’Europa come patria culturale, fresco di stampa per i tipi di Marsilio
Nel vivaio delle comete, un’autobiografia del Vecchio Continente attraverso i suoi «maggiori», da Plutarco a Cervantes, da Boccaccio a Shakespeare, da Ungaretti a Montale. È la cornice in cui Carlo Ossola riflette sulla recente Italia. Fra la Mole a 5 Stelle («Una città che ansima, terziaria, indecisa se scommettere sul turismo o sulla cultura») e Palermo, dove invece «il sindaco Orlando è riuscito a valorizzare le migliori energie, a suscitare solidarietà capillari».
Deluso, quindi, dalla nuova amministrazione di Torino?
«Si sono imposti, i 5 Stelle, accendendo i fari sulle periferie, ma ad esse poi portando – spesso – non panem, ma circenses. A cominciare dalle Luci d’Artista, che magari sarebbe stato il caso di spegnere nel medesimo centro cittadino, destinando al “vivente” le risorse risparmiate».
Le luci che vogliono essere i 5stelle. Che cosa rappresentano le stelle nel panorama italico?
«Un simbolo ambiguo. Da Vaghe stelle dell’Orsa alla cinematografica Notte di San Lorenzo, una sequela di stelle cadenti».
C’è, nella carta d’identità dei 5 Stelle, un’ascendenza culturale, Jean-Jacques Rousseau, il nome del loro sistema operativo…
«Come affermava De Sanctis, e, prima di lui, Machiavelli, la politica si occupi di cose effettuali e non di nomi. Non si dimentichi come l’Italia appare all’Europa: instabile, ondivaga, al timone una classe dirigente inadeguata, ostaggio di orizzonti angusti. Occorre risalire a Moro, scomparso quarant’anni fa, e ad Andreatta, per riscoprire l’orgoglio».
Nel suo Vivaio delle comete non rifulge Rousseau…
“Rousseau, il filosofo della libertà , certo. Lo evoco nel medaglione dedicato a Carlo Goldoni. Il drammaturgo veneziano meglio impersona, interpreta, i Lumi e la “sociabilità ” che è base della convivenza. La Rivoluzione riconobbe in lui un generoso interprete del popolo e gli restituì (troppo tardi) la pensione che il Re di Francia gli aveva concesso».
Le periferie come cavallo di battaglia dei 5 Stelle…
«Soffermiamoci sulla geografia del voto. I 5 Stelle trovano il loro elettorato, soprattutto, là dove si sfiora o si patisce la povertà . A Torino, nella mia Torino, per esempio, da vent’anni un operaio – tranne Antonio Boccuzzi e forse qualche altro – non viene eletto in Parlamento dal Pd. È indicativo, no?».
Le nuove povertà , tra Italia e Francia…
«In Francia la povertà ha subito una confisca pericolosa, calamitata da Marine Le Pen. In Italia, i 5 Stelle fungono da stanza di compensazione».
Che cosa, secondo Lei, caratterizza i 5 Stelle?
«L’utopia della connessione permanente, attraverso la rete. E un ecologismo regressivo, permeato di ignoranza: il pensiero corre alle incertezze intorno ai miti “no vax”».
La rete e i 5 Stelle…
«La rete – priva di filtri e di autorevolezza – sostituisce l’intermediazione. La “disintermediazione” (definita da Pierre Rosanvallon, Valeria Termini e altri: dalla finanza che nelle bloch chain inventa transazioni dirette sul web e le sostituisce agli intermediari finanziari, alla politica in rete che disintermedia i partiti, alla scuola disancorata dalla famiglia) sollecita l’egoismo del soggetto primattore. Di qui, la sopraffazione, la via breve delle parole d’ordine: perigliosa avventura».
L’artefice dei 5 Stelle, Grillo, è un comico. Altro, pirandellianamente. è l’umorismo. La dimensione spettacolare, istrionica, che si impone sul ragionamento (la compassione). Un carattere italiano?
«Ma l’attore che scende in campo è una specialità universale. Da Reagan al Berlusconi degli esordi, che si accompagnava ad Apicella, a, risalendo indietro nei secoli, Nerone che suona la cetra…».
L’atto costitutivo dei 5 Stelle è un «vaffa». È inarrestabile il degrado del linguaggio, politico e non.
«Il “vaffa” dei 5 Stelle, le urla spesso razziste della Lega, e via elencando. Una volta, da De Gasperi a Adenauer, dal generale De Gaulle a Obama (appena ieri, ma sembra un tempo remotissimo), il leader era un modello. Il cittadino guardava fiducioso di vedere in essi la parte migliore di sè e del proprio Paese. Oggi il leader è scaduto a ”suscitatore di pulsioni”, che legittima le bassezze incarnandole. Dal cervello alla trippa. Ma poi è anche vero che chi di rottamazione ferisce, di rottamazione perisce».
Il problema è la formazione della classe dirigente…
«Va da sè. Ma i segnali che giungono non sono affatto incoraggianti. Penso alle “cattedre Natta”, nate per consentire il rientro in Italia dei migliori giovani studiosi, finiti all’estero, formando le future levi dirigenti. I fondi sono stati svuotati, nella Finanziaria 2018, per una regalia una tantum a chi è già in università . Che dire?».
Il disorientamento dilaga. Tra le «comete» della sua «Europa a venire» quale avverte come bussola per non tornare ogni volta daccapo?
«Mi sembrano – tutti gli autori convocati – appartenere ai Minima moralia di una vera Europa. Ma se proprio dovessi scegliere, proporrei Blaise Pascal, uno dei pochi che ha osato attraversare gli abissi del cuore umano, la vanità e i divertissements della società , cercando senza posa l’essenziale».
(da “La Stampa”)
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Febbraio 21st, 2018 Riccardo Fucile
DOVEVA ESSERE AL FLAIANO DIECI GIORNI PRIMA DELLE ELEZIONI, RINVIATO TUTTO A FINE MARZO
Disimpegno pressochè totale.
Nel fitto mistero che avvolge la presenza di Beppe Grillo in campagna elettorale, tra mini-video estemporanei e presenze sul palco ridotte all’osso, l’unico punto fermo erano le due date del suo spettacolo “Insomnia” al teatro Flaiano, a Roma. Saltate anche quelle. E rinviate di un mese, dal 23 e 24 febbraio alle medesime date, ma di marzo.
Il motivo non è difficile da capire. Nella totale intracciabilità del fondatore in questo periodo, il weekend romano era atteso da buona parte della stampa come uno dei pochi momenti in cui intercettare Grillo. E molti occhi erano puntati sul palco della struttura degli anni Venti nel cuore della capitale.
Perchè sia avesse rivolto parole di incoraggiamento al delfino Luigi Di Maio, sia soprattutto se non lo avesse fatto, l’ex comico avrebbe fatto comunque notizia.
Un passaggio importante, a dieci giorni dalle elezioni, che Grillo ha preferito evitare. Una scelta che in molti nel Movimento leggono come un ulteriore disimpegno dalla campagna elettorale.
Nell’unica apparizione pubblica, a Torre del Greco, Beppe ha parlato per dieci minuti scarsi, svariando sui temi dello sviluppo sostenibile e delle energie rinnovabili che sono la nuova e insieme antica cifra del suo agire pubblico negli ultimi mesi. Un paio di battute fragili contro gli avversari politici, nessun endorsement per il candidato premier.
Per non cadere nella girandola del detto e del non detto, Grillo ha optato per il forfait. E non è chiaro se si sia accorto che le nuove date scelte coincidono esattamente con l’insediamento del nuovo Parlamento.
Anche allora, sarà difficile non evitare l’assalto dei cronisti, in una situazione che potrebbe essere ancora più intricata di quanto non lo sia oggi.
Ma il 23 marzo è ancora lontano. Intanto la campagna elettorale è stata schivata. E Grillo e Di Maio continuano la loro corsa individualmente.
Binari paralleli.
(da “Huffingtonpost”)
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Febbraio 21st, 2018 Riccardo Fucile
IN REALTA’ E’ TUTTO REGOLARE, L’AUTO E’ INTESTATA A MATTEO RENZI E HA I RELATIVI PERMESSI… FORSE FRATELLI D’ITALIA FAREBBE BENE A PREOCCUPARSI DELL’AGGRAVANTE MAFIOSA DATA A PASSARIELLO
Davide Vecchi sul Fatto Quotidiano racconta del pass ricevuto da Agnese Renzi per accedere alle zone
a traffico limitato e parcheggiare gratis; la vicenda è stata resa pubblica da due esponenti di Fratelli d’Italia:
Un superpass concesso all’auto di Agnese Landini in Renzi su espressa “indicazione della segreteria del sindaco” erede, Dario Nardella, per una ratio genericamente indicata come “istituzionale — sicurezza”. Eppure è stato rilasciato il 21 settembre 2017, quando ormai il marito Matteo non aveva incarichi pubblici ma era esclusivamente segretario del Pd, quindi non si capisce il motivo istituzionale.
Per quanto concerne la sicurezza, invece, solitamente non se ne occupa il Comune con un pass. Comunque il permesso scadrà il 21 settembre 2021. Fino ad allora il suv Volkswagen Tiguan 2.0 turbo diesel intestata alla professoressa Agnese Landini potrà girare liberamente ovunque per la città . Con una ulteriore beffa per i fiorentini, aggiunge il Fatto: la signora non è infatti neanche residente nel capoluogo, ma a Pontassieve
A scoprire e denunciare il super pass sono stati i due esponenti di Fratelli d’Italia Francesco Torselli e Giovanni Donzelli, rispettivamente consigliere comunale e candidato alla Camera che hanno chiesto a Nardella di spiegare come mai la signora ha questo privilegio. Lui a loro non risponde. E neanche ai cronisti. Da Palazzo Vecchio non arriva alcuna smentita ufficiale, perchè non c’è nulla da smentire, ma viene diffusa una velina rilanciata dalle agenzie.
La velina recita che: “Le misure di protezione personale, in cui rientra anche la concessione dei permessi di circolazione speciali, come quella dell’ex premier e attuale segretario del Pd, vengono comunicate dalla prefettura al sindaco; il sindaco non interviene personalmente, ma è la sua segreteria, sulla base di quanto comunicato dalla prefettura, ad attivare gli uffici. Dopodichè, il permesso lo rilascia la Sas, società dei servizi alla strada, e non il Comune”.
Si precisa che il permesso era stato rilasciato a Matteo Renzi avendone diritto prima come sindaco e poi ricoprendo cariche istituzionali. Un permesso di cui la famiglia Renzi continua ad avere diritto automaticamente avendo il segretario la residenza nel centro storico della città . Il permesso viene utilizzato per l’auto di famiglia intestata al leader del partito (l’unica che hanno).
E la Sas, società che rilascia i contrassegni di accesso per i veicoli specifica che il contrassegno è utilizzabile per il “transito corsie e aree pedonali, valido sosta spazi residenti ztl-zcs e blu promiscui”.
Matteo Renzi risponde su Facebook alle accuse di Donzelli e minaccia querele:
Alcuni politici del centrodestra, anzichè fare il lavoro per il quale sono pagati, hanno pedinato per giorni mia moglie. E poi hanno scattato la foto di Agnese che, tornando da scuola, sta entrando nel Lungarno Diaz, accanto agli Uffizi. Alcuni giornali e molti siti oggi ci sono saltati sopra. E scrivono: Vedete, la Casta? La moglie di Renzi passa dalle corsie preferenziali. Chiunque conosca Firenze sa che — durante i lavori di questi mesi — quella strada è l’unico passaggio per poter tornare a casa, in via Guicciardini.
Un passaggio obbligato. Chi è residente o comunque ha il parcheggio in centro deve attraversare quella come unica strada per arrivare in Oltrarno. Deve passare di lì. A meno di non scegliere l’elicottero, ma in Piazza Pitti si atterra male.
Perchè tanta malafede, perchè tanto odio? Per stare a Firenze noi abbiamo affittato (come molti che stanno in centro) un posto auto in un garage. Pagando come tutti.
I giornali e i siti che hanno scritto il contrario potranno devolvere il risarcimento danni all’Ospedale Pediatrico di Firenze, il Meyer.
Io sono abituato al fango che mi gettano addosso: il presunto business dei sacchetti biodegradabili; i Rolex regalati dagli arabi (che sono ancora lì a Palazzo Chigi, intonsi); la Lamborghini a Ibiza; le prove false della Consip (su cui tutti stanno zitti, ultimamente, chissà perchè); l’aereo di stato.
Ma perchè mettere nel mezzo ancora la mia famiglia? Forse perchè sui contenuti non riescono a tirare fuori un’idea? I loro leader nazionali scappano dal confronto TV e allora mandano gli scagnozzi locali a passare le mattinate pedinando mia moglie?Quando vorranno parlare di cosa fare dell’Italia, ci troveranno pronti. Sul lavoro, sul fisco, sulle infrastrutture, sulla cultura, sui figli noi abbiamo delle idee per andare avanti. Perchè noi facciamo politica per rendere più forte l’Italia, non per pedinare gli avversari politici con la macchina fotografica.
(da “NextQuotidiano”)
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Febbraio 21st, 2018 Riccardo Fucile
SVASTICHE E RUNE NEL LUOGO DI UCCISIONE DEI SERVITORI DELLO STATO
“A morte le guardie”. Oltraggio in via Fani nel luogo in cui il 16 marzo 1978 vennero trucidati i quattro uomini della scorta di Aldo Moro e il politico Dc venne rapito.
La scritta, in vernice nera e con a lato disegnate una svastica e una runa, è stata trovata questa mattina intorno alle 7.15, disegnata sul basamento di cemento della lapide commemorativa: la targa era stata infatti momentaneamente rimossa per lavori di restauro in occasione del quarantennale dell’agguato.
Nella strage trovarono la morte il maresciallo dei carabinieri Oreste Leonardi e i poliziotti Giulio Rivera, Francesco Zizzi e Raffaele Iozzino.
Dei singoli fanatici oppure un gruppo politico ben organizzato? La polizia è al lavoro per individuare gli autori dello sfregio alla lapide. È ovvio che l’attenzione delle forze dell’ordine si concentra sulla galassia nera romana.
Sul posto, da stamattina, sono presenti gli agenti del commissariato di Monte Mario e la Digos. Molto probabilmente saranno questi ultimi a occuparsi del caso. Nel frattempo, il magistrato con le deleghe sull’antiterrorismo, il procuratore aggiunto Francesco Caporale, è stato avvisato.
La polizia sta cercando di verificare la presenza di telecamere nella zona. Videocamere che si potrebbero rivelare indispensabile per individuare gli autori del gesto.
(da agenzie)
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Febbraio 21st, 2018 Riccardo Fucile
ARRESTATO NEL 2006 PER AVER RAPINATO E PICCHIATO DUE BENGALESI, CONDANNATO A 2 ANNI E MEZZO DI CARCERE…UN’ALTRA AGGRESSIONE A DUE GIOVANI NEL 2005 E RINVIO A GIUDIZIO PER LESIONI AGGRAVATE
Massimo Ursino, dirigente di Forza Nuova, è stato legato con del nastro isolante e picchiato ieri sera a
Palermo da un gruppo di almeno sei persone: alcuni video dell’aggressione sono stati pubblicati sul web subito dopo il pestaggio.
Il tutto è accaduto nella trafficata e centrale via Dante, intorno alle 19, coi negozi aperti e gente lungo il marciapiede.
Gli aggressori erano vestiti di nero e avevano i volti coperti da sciarpe; tra loro, secondo i testimoni, c’era una ragazza che riprendeva il pestaggio con un telefonino. Portato al pronto soccorso dell’ospedale Civico dai sanitari del 118, Ursino aveva il volto pieno di lividi e una ferita sanguinante alla testa. Il dirigente di Forza Nuova è titolare di un laboratorio di tatuaggi nella vicina via Marconi.
Ursino, scrive l’agenzia di stampa ANSA, venne arrestato nel luglio 2006 per aver rapinato e picchiato due immigrati del Bangladesh nel centro di Palermo di fronte al teatro Massimo.
Dopo aver subito la rapina, una borsa e articoli di bigiotteria, le due vittime avrebbero inseguito Ursino e due suoi complici (anche loro di Forza nuova) ma questi avrebbero tirato fuori delle spranghe e picchiato a sangue gli immigrati.
Ursino venne condannato in primo grado a due anni e mezzo di carcere. Ma quello con i due venditori ambulanti non è stato l’unico episodio violento e a sfondo razzista a cui Ursino avrebbe partecipato.
Nel giugno 2005, sempre con altri due complici, aggredì con pugni e bastonate un nigeriano e un altro giovane originario di Siracusa in via Candelai, sempre nel centro di Palermo.
I tre vennero rinviati a giudizio per lesioni aggravate per aver agito in base a “motivi razziali”.
Il dirigente di Forza nuova nel 2008 partecipò al confezionamento e alla spedizione dei pacchi, inviati a varie redazioni giornalistiche, contenenti una bambola sporcata con sangue e interiora di animale per la campagna di Forza nuova contro la legge 194.
La procura ha aperto un’indagine affidata alla Digos, che sta indagando in tutte le direzioni.
Ursino ga una frattura al naso, ematomi al volto e in tutto il corpo e una sospetta lesione alla spalla. I medici del Pronto Soccorso dell’Ospedale Civico gli hanno diagnosticato una prognosi di venti giorni.
(da agenzie)
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