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DAVID ZANFOLINI, CANDIDATO M5S: “IO MASSONE? FATTI MIEI, NON RINUNCIO AL SEGGIO”

Febbraio 18th, 2018 Riccardo Fucile

“NEL CODICE ETICO C’E’ SCRITTO AL PRESENTE, NESSUNA RINUNCIA, QUELLA NORMA   E’ INCOSTITUZIONALE”

David Zanforlini, candidato M5S: “Io massone? Fatti miei, per farmi rinunciare al seggio devono uccidermi” Avvocato, candidato nell’uninominale a Ravenna, è il quarto massone scovato nelle liste dei 5 Stelle: “Non sono iscritto a nulla. Quindi sono in regola”
“Mi devono uccidere per farmi rinunciare”. David Zanforlini, avvocato di Ferrara, è uno dei quattro candidati M5S in odore di massoneria, inserito nell’uninominale a Ravenna. Come lui anche Catello Vitiello, Bruno Azzerboni e Piero Landi. Zanforlini parla al Corriere della Sera:
“Guardi, sono basito. Ho qui il passaggio preciso del codice etico per i requisiti. Vediamo, dov’è. Ecco. Qui ci sono le frasi in cui si dice che devi essere bello, buono, bravo. Ah ecco qui: il candidato non deve essere iscritto a movimenti massonici. Io non sono iscritto. Quindi sono in regola”.
Dicono però che sia stato un gran maestro, in passato, del Grande Oriente d’Italia e che ora si sia messo in sonno.
“E questi sono fatti miei. Nel codice etico c’è scritto al presente. Le parole sono importanti, scripta manent verba volant. Ma che siamo all’Inquisizione? Se anche io fossi un transessuale di nome Elisabetta che batte in via Stalingrado, non ti devi permettere di chiedermi niente. Questa è gente violenta, vogliono impadronirsi delle nostre vite”
Per Zanforlini i 5 Stelle stanno rischiando una deriva tirannica.
“Platone, nella Repubblica, aveva già  detto tutto: quando c’è troppa democrazia, si rischia di finire nella tirannia. Ho paura che ci stiamo arrivando”.
Nessun atto di rinuncia, assicura il candidato.
“Ma quale atto, quello è incostituzionale. Io le leggi le rispetto. L’unica che non avrei mai rispettato è quella sulle leggi razziali. A me i razzisti fanno schifo. E ora capisco come si deve sentire un gay, un nero, un ebreo. Mi sono impegnato con gli elettori e vado avanti, nonostante questa situazione grottesca. Questa gente ormai mi fa paura, è pericolosa”.

(da agenzie)

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DE LUCA JR SI DIMETTE DA ASSESSORE AL BILANCIO DEL COMUNE DI SALERNO

Febbraio 18th, 2018 Riccardo Fucile

DOPO L’INCHIESTA SUI RIFIUTI IN CAMPANIA IN CUI E’ INDAGATO PER CORRUZIONE, ROBERTO DE LUCA FA UN PASSO INDIETRO MA GRIDA AL COMPLOTTO

Roberto De Luca, figlio del governatore della Campania, si dimette da assessore al Bilancio del Comune di Salerno. Lo ha annunciato lui stesso, prendendo a sorpresa la parola durante un convegno nella sua città . Roberto De Luca è indagato per corruzione dalla procura di Napoli in seguito alla videoinchiesta di Fanpage su presunti casi di mazzette nella gestione degli appalti per i rifiuti in Campania.
“Ho ricevuto attestati di stima e solidarietà , anche da tanti avversari politici, dopo la vicenda oscura in cui sono stato coinvolto. E’ chiaro a tutti che è stata messa in piedi una provocazione vergognosa. Non entro nel merito di un’indagine in corso, ma non voglio rappresentare un alibi per nessuno e per tutelare il mio partito, l’istituzione che rappresento e la mia famiglia rimetto il mio mandato nelle mani del sindaco”, ha spiegato De Luca jr. dal palco del Grand Hotel Salerno durante la presentazione dei candidati del Pd alle elezioni politiche.
“È un atto doveroso per consentire il migliore prosieguo della campagna elettorale”, ha aggiunto.
“Scusate il fuori programma – ha aggiunto – ma il clima è quello che è. Penso che tutti voi abbiate visto il video. Io l’ho visto senz’audio, non ho avuto lo stomaco. Spero prima possibile di fare luce sul caso e non posso non ribadire piena fiducia nella magistratura. Ora dobbiamo contrastare l’imbarbarimento della vita pubblica del Paese, quindi occorre mettere in campo ogni energia per vincere la sfida elettorale”.
Dalle colonne del Mattino, il segretario del Pd, Matteo Renzi, ha commentato così l’inchiesta di Fanpage: “Non mi faccio idee sulle inchieste. Le rispetto. Sono andato spesso a far visita ai ragazzi di Fanpage. Per loro, che hanno ricevuto un avviso di garanzia valgono le mie posizioni garantiste. Rispetto il lavoro della magistratura e non aggiungo altro”.
Sul ruolo di Vincenzo De Luca in Campania, Renzi ha detto:
“Se tutto il Mezzogiorno fosse stato governato come è stata governata Salerno da De Luca sindaco, il Pil del Paese sarebbe ancora più alto. La Campania sta producendo ottimi risultati ottimi. Se mi dite che De Luca ha uno stile istituzionale che non è il mio, mi sembra un giudizio del tutto evidente”.

(da agenzie)

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I DIECI LAVORI PIU’ RICHIESTI

Febbraio 18th, 2018 Riccardo Fucile

UNO STUDIO DEL POLITECNICO DI MILANO SEGNALA LE PROFESSIONI CHE GARANTISCONO SBOCCHI LAVORATIVI

Il Corriere della Sera pubblica oggi due infografiche che riepilogano le dieci professioni più richieste secondo uno studio di Adecco, Assologistica e della Scuola di direzione Aziendale del Politecnico di Milano.
Nell’ordine le prime tre riguardano commercio e servizi, attività  di ristorazione e attività  commerciali qualificate e non qualificate.
Subito dopo ci sono i conduttori di veicoli, di macchinari mobili e di sollevamento, gli artigiani, i metalmeccanici specializzati, gli installatori di attrezzature elettriche ed elettroniche.
Seguono gli impiegati in attività  organizzative, amministrative, finanziarie e commerciali e gli operai semi-qualificati per la lavorazione in serie e gli operai specializzati dell’industria estrattiva e dell’edilizia.
Sempre secondo lo studio, i lavori più a rischio di automazione sono agricoltura e pesca, commercio e magazzinaggio.
E proprio lo studio segnala un incremento dei piccoli magazzini e della logistica dovuto soprattutto alla crescita del commercio on line.
In questo caso aumentano le offerte di lavoro nel campo: piccoli depositi – sperimentati con successo anche da Amazon e Ikea – che consentono di ridurre «sia la distanza rispetto ai punti di consegna, sia la dimensione minima per saturare il furgoncino predisposto per il servizio».

(da “NextQuotidiano”)

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“NOI, UNA COPPIA APPESA ALLE DECISIONI SU EMBRIACO: SE CONFERMA I LICENZIAMENTI SIAMO ROVINATI”

Febbraio 18th, 2018 Riccardo Fucile

L’ODISSEA DI UNA FAMIGLIA ALLA VIGILIA DELL’INCONTRO SUI 500 TAGLI ANNUNCIATI DALLA MULTINAZIONALE… SONO QUESTI I PROBLEMI REALI DELL’ITALIA, LA SICUREZZA DEL LAVORO, NON LE “PERCEZIONI” DA PSICHIATRIA

Che strana, la fabbrica. Un giorno ti regala l’amore, un altro ti getta nell’angoscia di non avere più un futuro sereno. Andrea e Senes si sono conosciuti alla Embraco: «Lavoravamo già  lì da un po’ ma non ci eravamo mai visti L’azienda propose un nuovo orario di 36 ore e finimmo nello stesso turno. Iniziammo a frequentarci. Nel 2002 ci siamo sposati», raccontano.
Lei ha 48 anni e lavora al montaggio, lui ha cinque anni in meno e si occupa dell’involucro esterno dei compressori per frigoriferi.
Entrambi sono in forza allo stabilimento di Riva presso Chieri da oltre 20 anni ed entrambi rischiano il licenziamento. «Da noi ci sono tante coppie nella nostra situazione, anche perchè in quella zona di Chieri la Embraco è l’ultima grande azienda rimasta. Quindi in passato era facile che la gente del posto trovasse lavoro lì».
Ecco perchè tra i 497 lavoratori a rischio (su 537), ci sono decine di famiglie che dipendono esclusivamente dall’azienda e che stanno col fiato sospeso.
«Da un momento all’altro rimarremo entrambi senza un reddito. In questi anni abbiamo acquistato casa, e dobbiamo finire di pagarla, ci siamo comprati la macchina, e abbiamo ancora un anno di rate. Poi ci sono le bollette, il riscaldamento. È una routine che improvvisamente viene messa in discussione. E hai paura di non riuscire più a pagare il mutuo o la mensa della bambina».
Lei si chiama Marta (il nome è di fantasia) e ha otto anni. Sa che mamma e papà  stanno passando un brutto momento perchè li vede sempre più nervosi.
«Ha capito la situazione, ascolta i notiziari con noi. Lei però è ottimista, perchè non ha un quadro completo della situazione. Pensa che troveremo un altro lavoro, ma noi sappiamo che non è affatto semplice».
Di sicuro, non lo è in questa fase. Perchè i lavoratori della Embraco sono in un limbo: formalmente hanno ancora un impiego e in effetti continuano ad andare in fabbrica a produrre compressori.
E paradossalmente è anche per questo che oggi fanno fatica non solo a trovare un lavoro ma persino a cercarlo. «Abbiamo provato a guardarci in giro, ma tutti ci dicono di aspettare e di vedere come va a finire. Ci suggeriscono di non licenziarci, perchè rimarremmo senza nulla, mentre se fosse l’azienda ad allontanarci avremmo la Naspi, che se venissimo assunti altrove diventerebbe un incentivo. Questo ci fa sentire come merci: aspettano che valiamo di più per capire se prenderci».
Così Andrea e Senes restano lì, aggrappati a un lavoro che diventa sempre peggio.
«La Embraco ha disdetto il contratto integrativo. Significa che abbiamo 50 centesimi in meno all’ora e che non ci sono nè la mensa nè il contributo alle spese di trasporto». Meno stipendio e stop ai benefit.
Ma la paura più grande è di rimanere senza niente. «Siamo attentissimi alle spese. Non possiamo più permetterci il superfluo e non sprechiamo più nulla. Però vogliamo che la nostra bimba continui ad andare al corso di danza. Sta diventando la sua passione e non vogliamo che la nostra situazione pesi su di lei».
Tutto il resto è un misto di delusione, rabbia e ansia.
«L’azienda era già  in difficoltà  nel 2004, ma ai tempi la crisi si risolse in fretta. Ora è diverso. A fine ottobre ci hanno detto che il lavoro si sarebbe ridotto e che non potevamo più accedere ai contratti di solidarietà . All’inizio non credevamo che sarebbero arrivati a licenziarci, ma poi vedevamo che ai tavoli sindacali la Embraco non portava mai nulla. Il 10 gennaio la capogruppo Whirlpool ha annunciato i 497 licenziamenti».
Il 25 marzo scadono i 75 giorni previsti dalla legge per scongiurarli. Fino ad allora occorre provare a crederci ancora. Domani a Roma ci sarà  un nuovo incontro tra il ministro allo Sviluppo Carlo Calenda, i sindacati e i manager della Embraco: «Vediamo che per altre aziende, come Alcoa e Ideal Standard, sono state trovate soluzioni. Speriamo che quelle dei politici non siano solo chiacchiere e che possano trasformarsi in qualcosa di buono per il futuro. Noi lavoratori ci abbiamo sempre messo il massimo impegno. All’azienda lo abbiamo dimostrato ogni giorno in cui siamo entrati in fabbrica. Ma non è bastato».

(da “La Repubblica”)

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RIMBORSI TAROCCO M5S, ALTRI NOMI E NUOVE ESPULSIONI PER I BONIFICI MANCATI

Febbraio 17th, 2018 Riccardo Fucile

SPUNTANO I NOMI DI CARIELLO E SASSI (SUBITO ESPULSI), PICCININI (SOSPESO), SCAGLIUSI E DIENI (SOLO AMMONITI) NELL’INCHIESTA DELLE IENE

Francesco Cariello, Emanuele Scagliusi e Federica Dieni (candidati all’uninominale rispettivamente in Puglia e a Reggio Calabria): sono questi i nomi di altri tre parlamentari coinvolti nelle mancate restituzioni di parte dello stipendio al fondo del microcredito targato M5S secondo la nuova parte dell’inchiesta di Filippo Roma e di Marco Occhipinti de Le Iene.
La nuova parte dell’inchiesta è stata pubblicata sul sito della trasmissione.
I tre nomi di oggi si aggiungono a quelli di Giulia Sarti (che si è autosospesa), Massimiliano Bernini e Barbara Lezzi, anch’essi assenti dalla lista degli otto non in regola presentata dal candidato premier dei Cinque stelle, Luigi Di Maio, dopo l’inchiesta delle Iene. A tirarli in ballo, dicono i responsabili dell’inchiesta, un ex attivista del Movimento.
Il totale dei pentastellati coinvolti dallo scandalo ormai noto come Rimborsopoli è quindi di quattordici. “Il Movimento ha i dati di tutti i bonifici dei parlamentari da più di una settimana, tuttavia ha deciso di prendere provvedimenti solo nei confronti di otto di loro. Perchè aspetta che facciamo noi i nomi di chi ha commesso irregolarità  per intervenire? Sta coprendo qualcuno? Vuole limitare i danni?”, si chiedono gli autori dell’inchiesta.
Secondo quanto pubblicato sul sito delle Iene, per Francesco Cariello mancano all’appello due bonifici per un totale di 5989 euro.
“L’abbiamo contattato, ma ci ha risposto che prima di martedì non può rispondere alle nostre domande”.
Invece, si legge ancora, per gli altri due parlamentari Emanuele Scagliusi, candidato in un collegio uninominale in Puglia, e l’onorevole Federica Dieni, candidata nel collegio uninominale di Reggio Calabria, c’è una novità  nella procedura di mancato versamento: “Nei loro casi non si parla di bonifici pubblicati e mai arrivati a destinazione, ma di bonifici arrivati nel fondo del microcredito solo parzialmente, cioè per cifre minori di quelle presenti nel documento pubblicato dai due onorevoli. Siamo passati dal bonifico eseguito e poi revocato al bonifico direttamente taroccato?”.
Scagliusi, dicono Le Iene, dichiara di non spiegarsi “come sulla distinta del suo bonifico ci sia una cifra di importo superiore a quella arrivata nel fondo. Ma il codice identificativo dell’operazione è lo stesso, quindi qualcuno ha manualmente modificato l’importo della distinta pubblicata sul sito dei Cinque stelle”, si sostiene nell’inchiesta.
Dieni, invece, ammette con Filippo Roma di aver gonfiato la cifra del bonifico, “ma solo perchè aveva poi provveduto a fare un bonifico riparatore dieci giorni dopo.
Caso a parte è Ivan Della Valle, uno degli otto ‘denunciati’ da Di Maio, definito dalle Iene ‘il campione dei furbetti’, dato a Casablanca, ma intervistato in esclusiva in Toscana. “Nel suo caso risultano mai arrivati al fondo 51 bonifici per un totale di 272.312 euro. Chiede scusa, e ammette: “Taroccavo i bonifici con Photoshop”, ma poi attacca i parlamentari del Movimento: “Impossibili 8-9000 euro al mese di spese quando hai ufficio, viaggi e telefono già  pagati”.
Da lui arriva la sfida: “Trasparenza vera? Fuori tutti gli scontrini dei rimborsi non restituiti. Chiedetegli voi Iene e li chieda anche il candidato premier dei Cinque stelle Di Maio”.
Francesco Cariello e il consigliere regionale in Emilia-Romagna del Movimento 5
Stelle, Gian Luca Sassi, sono stati espulsi da M5s, per il caso dei finti rimborsi.
“Francesco Cariello – spiegano i 5 stelle – ha una irregolarità  negli ultimi bonifici. Ha continuato a sostenere di poter dimostrare la regolarità  dei suoi bonifici. Non ci ha voluto dare l’autorizzazione di accedere ai dati in possesso del MEF e questo va contro il nostro principio di trasparenza. A questo punto è fuori dal Movimento”.
Per Federica Dieni e Emanuele Scagliusi i vertici del M5S hanno previsto “un richiamo” essendo considerati “casi minori”.
Lo scrive, in un post sul blog, il M5S che invece annuncia l’espulsione dal Movimento di Francesco Cariello e del consigliere Regionale emiliano-romagnolo Gian Luca Sassi. Il M5S pubblica inoltre la tabella con tutti gli importi restituiti dai parlamentari secondo il sito tirendiconto.it e secondo il Mef. “Abbiamo rinunciato e donato oltre 90 milioni di euro”, si legge nel post, intitolato “L’orgoglio del M5S”.

(da agenzie)

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CONTESTAZIONI MELONI A LIVORNO, DENUNCIATI IN 21: MA ERA UNA MANIFESTAZIONE POLITICA O UNA PASSEGGIATA?

Febbraio 17th, 2018 Riccardo Fucile

L’APPLICAZIONE DELL’ART 99 DEL TU 361 E’ OPINABILE: UN CONTO E’ DISTURBARE UNA MANIFESTAZIONE POLITICA, ALTRA COSA “UNA CAMMINATA NEL QUARTIERE” COME L’AVEVA DEFINITA LA MELONI STESSA

Questa mattina gli ufficiali della Digos e della questura di Livorno hanno depositato in procura a Livorno e trasmesso alla procura del tribunale per minorenni di Firenze le comunicazioni relative a 21 notizie di reato a carico di altrettante persone, in relazione alle contestazioni di martedì scorso nei confronti di Giorgia Meloni, impegnata in una passeggiata di campagna elettorale nel centro della città .
Durante la manifestazione la leader di Fratelli d’Italia era stata duramente contestata da più di cento manifestanti.
La manifestazioni di FdI e le contestazioni hanno avuto luogo fra piazza Garibaldi, piazza della Repubblica e strade limitrofe.
Per 20 l’accusa, contenuta nella comunicazione di reato fatta dalla polizia alla procura della Repubblica di Livorno e a quella presso il tribunale dei minori di Firenze, è di aver impedito o turbato una riunione di propaganda elettorale, per la cui fattispecie è prevista una pena tra 1 e 3 anni di reclusione.
Ma il lato debole dell’accusa deriva dal fatto che alla Meloni non è stato impedito o turbato alcun comizio, ma quella che lei stessa ha definito “una camminata nel quartiere per parlare con commercianti e residenti”
Non esattamente un quartiere qualunque: Garibaldi, zona centralissima, popolare, da anni una di quelle a più alto tasso di immigrazione.
Quindi erano da mettere in preventivo manifestazioni di dissenso se una opta per una passeggiata fuori programma da privata cittadina.
Altra cosa, quella sì censurabile, se le avessero impedito di tenere un comizio regolarmente programmato.
Ma non pare proprio questo il caso.

(da agenzie)

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FRASI RAZZISTE CONTRO LA FIDANZATA DI HARRY, L’UKIP RIMUOVE IL LEADER BOLTON

Febbraio 17th, 2018 Riccardo Fucile

QUASI COME IN ITALIA DOVE I SOVRANISTI ISTIGANO ALL’ODIO RAZZIALE E DIFENDONO PERSINO UN TERRORISTA PER STRAGE

Il razzismo dell’ex fidanzata mette fine alla breve carriera del leader dell’Ukip.
Il 63 per cento degli iscritti al partito ha votato oggi a favore della destituzione di Henry Bolton, compromesso dai messaggi di Jo Marney, la giovane modella per la quale aveva lasciato la moglie.
Uno scandalo scoppiato il mese scorso quando i giornali inglesi hanno pubblicato i commenti postati dalla ragazza su Meghan Markle, l’attrice afroamericana e promessa sposa del principe Harry. “Sporcherà  con il suo seme la famiglia reale e aprirà  la strada a un re nero”, aveva affermato la donna, aggiungendo che lei non avrebbe mai fatto sesso con “un negro”, perchè sono “brutti”.
Marney era stata sospesa dall’Ukip. E Bolton aveva annunciato di avere troncato la loro relazione.
Ma poi è stato fotografato in un ristorante in atteggiamento affettuoso con lei, l’ha difesa pubblicamente e non ha escluso di riallacciare il rapporto in futuro.
Stamane i suoi seguaci gli si sono rivoltati definitivamente contro. La destituzione ha effetto immediato. Il partito nominerà  un leader ad interim e organizzerà  una nuova votazione entro tre mesi per eleggere un nuovo leader.
Ex ufficiale dell’esercito senza esperienza in politica, Bolton era il terzo leader dello United Kingdom Independence Party eletto dopo le dimissioni di Nigel Farage all’indomani della vittoria nel referendum sulla Brexit del giugno 2016. Raggiunto l’obiettivo con l’uscita dall’Unione Europea, Farage aveva dichiarato di volersi ritirare a vita privata. Ma i suoi successori sono durati poco, fra dimissioni e contestazioni, cadendo uno dopo l’altro.
Adesso non è escluso che torni lui a guidare il partito populista che ha guidato la campagna per lasciare la Ue. Secondo Farage la Gran Bretagna sta facendo troppe concessioni a Bruxelles nel negoziato e rischia di tradire il mandato del referendum. Lui stesso, tuttavia, si è detto favorevole a un secondo referendum, per chiudere la questione definitivamente, convinto che la Brexit tornerebbe a vincere, con un consenso più ampio di quello della prima consultazione.

(da agenzie)

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DI MAIO INVENTA REGOLE CHE NON APPLICA

Febbraio 17th, 2018 Riccardo Fucile

LA STORIA DELLA MULTA DI 100.000 PER I FUTURI VOLTAGABBANA

“Nella prossima legislatura ogni voltaggabana del M5S pagherà  una multa di 100mila euro che doneremo in beneficenza. Se andremo al Governo faremo una legge per dire basta ai cambi di casacca”, ha detto oggi Luigi Di Maio a Genova a un incontro elettorale.
E poi un’altra promessona: “Vi prometto che se andremo al Governo facciamo una regola che dice: se entri in Parlamento con i rossi e passi con i verdi te ne vai a casa e ti fai rieleggere”.
Ma perchè Giggetto continua a imporre regole che non applica?
Beppe Grillo chiese infatti i famosi 250mila euro a Marco Affronte quando l’europarlamentare, in occasione del casino sull’ALDE scatenato da David Borrelli, passò ai Verdi.
Affronte non ha mai pagato e Beppe Grillo non ha mai fatto nulla per ottenere quei soldi.
Altro giro, stessa musica.
Quando è toccato a David Borrelli di uscire dal MoVimento 5 Stelle, Luigi Di Maio, capo politico di non si sa bene cosa, non ha nemmeno chiesto a Borrelli i soldi che Affronte non ha mai dato.
Coincidenze?
Enfin, Luigi Di Maio, che nemmeno sa se vincerà  le elezioni (i sondaggi dicono che le vincerà  il centrodestra), promette che farà  pagare una multa di 100mila euro ai voltagabbana del suo MoVimento.
Dice che li darà  in beneficenza, ovviamente, e questo ci fornisce la ragionevole certezza che anche Di Maio sappia che quei soldi non li beccherà  mai, visto che ogni impegno privato attualmente firmato per burla da chi si è candidato nulla vale al cospetto della Costituzione.
Già  che c’è, Di Maio promette anche di riformarlo, quel fogliaccio ormai vecchio, unto e bisunto, per mandare a casa chi si fa eleggere con i rossi e passa con i verdi. Peccato che il M5S, che non sembra in grado di arrivare ad avere la maggioranza nel prossimo parlamento, non avrà  di sicuro i due terzi che ci vorrebbero per una modifica del genere senza passare per il referendum.
E allora di che parliamo? Perchè Di Maio promette leggi che poi non applica o che non avrà  mai la forza di approvare?

(da “NextQuotidiano”)

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SULLL’INTERCITY NOTTE REGGIO CALABRIA-TORINO: “I POLITICI VIVONO SU UN ALTRO MONDO”

Febbraio 17th, 2018 Riccardo Fucile

STUDENTI ED ANZIANI SUL TRENO CHE RISALE L’ITALIA: “VINCERA’ IL PARTITO DEGLI ASTENUTI”

L’odissea dell’intercity notte 35094 inizia alla stazione centrale di Reggio Calabria alle 21,35.
Sui binari decine di persone aspettano il treno che, dopo 33 fermate e 19 ore, raggiungerà  Torino.
Sono studenti e anziani che «salgono al Nord» per una visita medica o per trovare i figli emigrati, accompagnati da scatoloni di cibo.
Un microuniverso di «forzati», che solca tutta l’Italia per risparmiare: molti evitano la cuccetta e si accontentano dei posti a sedere.
Sono il simbolo dell’Italia a due velocità  e in comune hanno l’apatia per la politica.
La sfiducia nello Stato, specie tra i giovani, è generalizzata. Il taxista 25enne che ci porta alla stazione storce il naso quando proviamo a pagare con il bancomat: «Così mi rubano due euro di commissione. È sempre la solita storia: paghiamo il pizzo allo Stato che continua a bastonarci».
Ogni giorno l’intercity macina 1400 chilometri. Tagliando il Paese trasporta ogni settimana 80 mila passeggeri.
È la stessa tratta che percorreranno, all’inverso, studenti fuori sede e residenti al Sud per raggiungere il loro seggio.
Tra loro non ci saranno Ilaria, 24 anni, e Anna, 22, di Catanzaro. Hanno già  deciso: non voteranno. «La politica è su un altro pianeta rispetto ai nostri problemi», dice la prima, laureata in infermieristica.
L’altra, un diploma all’Accademia di belle arti, indica fuori dal finestrino: «I politici sono come quel treno: corrono paralleli a noi, ma non ci incroceremo mai».
Come ragazze del Sud, dicono, si sentono abbandonate. E con una sola alternativa: cercare fortuna altrove. «Dei miei compagni delle superiori – dice Ilaria – solo quattro su 28 sono rimasti in Calabria. Gli altri sono al Nord o all’estero».
Sono fuggiti anche i figli di Francesco e Maria Luisa, coppia di pensionati di Gallico (Reggio Calabria). Lui si dichiara «elettore di centrodestra da sempre, ma stavolta sono tentato da Salvini” La moglie annuisce, ma solleva un dubbio: «Molti dicono che si interesserebbe dell’Italia solo fino a Salerno».
«Al massimo fino a Ferrara», sorride un giovane che mostra sullo smartphone una vignetta satirica con la scritta «Lega Salvini e lascialo legato», e annuncia che voterà  scheda bianca.
Il discorso vira su Minniti: “Ci ha delusi – continua Francesco -. Qui a Reggio non si è più fatto vedere». E non lo sorprende la scelta di non candidarsi nella sua città , dove è stato sconfitto nel ’96 e nel 2001: «Sapeva che avrebbe perso».
«L’invasione di stranieri? Tutte fake news», sentenzia Antonino, 47 anni. «Il mio paesino, San Lorenzo, è stato salvato dagli immigrati: senza di loro non ci sarebbero badanti, l’unica risorsa per l’assistenza dei nostri anziani». Dice che voterà  Pd, come sempre, stavolta turandosi il naso: «Non mi piace la svolta autoritaria imposta da Renzi».
Il mattino dopo, nei pressi di Firenze, il 58enne Filippo, impiegato marittimo di Messina, annuncia il suo voto di protesta: «Sono stanco di scegliere tra la padella e la brace: stavolta scelgo i Cinquestelle», dice sbadigliando.
«Diamo una chance a questi ragazzi: forse sono inesperti, ma di sicuro non sono banditi come a destra e sinistra».
Il capotreno, di Napoli, attraversa il corridoio e intercetta il discorso: «Quelli del M5S meritano una chance, sono gli unici puliti». Li voterà ? «No, per fortuna sarò in servizio: mi tolgo dall’imbarazzo di votare».
Avrebbe scelto i Cinquestelle anche Federico, piccolo imprenditore di 49 anni originario di Torino, ma da qualche tempo in Bulgaria. «Torno solo per lavoro – racconta -. Vista dall’estero, l’Italia è desolante. Comunque avrei scelto il M5S come quando ho votato Appendino: gli altri sono impostori».
I grillini non hanno deluso dove hanno amministrato? «No. Sono stati boicottati e infangati sia a Roma sia a Torino».
A volte l’apatia per la politica si trasforma in astio. «Non avevano promesso di tagliarsi tutti lo stipendio?», chiede a denti stretti Giuseppe, 38 anni, di Rosarno.
Sei anni fa faceva la guardia giurata al porto di Gioia Tauro, ma fu indagato e licenziato per associazione per delinquere di stampo mafioso. «Dopo un anno mi hanno assolto, ma nessuno mi ha più dato un lavoro».
È andato a Chioggia, dove ha aperto una pizzeria. «Al Sud non mi vedranno più, sono sceso solo per il funerale di mio padre. Da anni non voto: i politici sono tutti uguali. La ‘ndrangheta? Almeno dava da lavorare…».
A sorprendere sono i giovani. Molti sembrano sconfitti in partenza. Gabriele, fiorentino di 21 anni, è chiamato per la prima volta a votare per le elezioni politiche. «Starò a casa. In tv sento solo slogan urlati e su Facebook leggo fake news. Il populismo sta allontanando noi giovani dalla politica».
Quando si intravede il cartello Torino Porta Nuova il capotreno, salito a Bologna, si congeda: «Quando ero ragazzo c’erano le sezioni giovanili dei partiti e una partecipazione entusiasta alla politica. Oggi vedi i ragazzi già  spenti e ti cadono le braccia. Vincerà  il partito degli astenuti».

(da “La Stampa”)

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