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SALVINI SCAPPA DAL FACCIA A FACCIA CON RENZI

Febbraio 16th, 2018 Riccardo Fucile

ERA PREVISTO MARTEDI PROSSIMO DA VESPA: “E’ LA QUINTA VOLTA CHE DICE SI’ E POI ANNULLA”… NON SAPEVANO CHE E’ ABITUATO A SCAPPARE

Non ci sarà  faccia a faccia tra Matteo Renzi e Matteo Salvini martedì prossimo a Porta a Porta. L’aveva annunciato lo stesso segretario del Pd in tv due giorni fa.
Ma il confronto – che sarebbe stato uno dei rarissimi confronti diretti di questa campagna elettorale – non ci sarà . Perchè, a quanto si apprende anche dalla segreteria di Salvini, il leader leghista ha altri impegni e non può essere negli studi di Bruno Vespa con Renzi.
Ma al Nazareno questo ritiro all’ultimo momento puzza di bruciato: “Sono 5 volte che fissiamo con Salvini, prima dice di sì e poi si tira indietro all’ultimo momento: ‘casualmente’ non può”.
Dal Pd raccontano che da prima di Capodanno hanno cominciato a lavorare ad un confronto tv tra Renzi e Salvini.
La prima ipotesi era negli studi di Giovanni Floris su La7. Ma anche lì è sempre saltato per sopraggiunti impegni di Salvini. Si sarebbe dovuto tenere prima della fine dell’anno, poi nella prima settimana di gennaio, poi il 20 gennaio. Poi Salvini è stato ospite di Floris ma senza Renzi.
Anche l’opzione Bruno Vespa non ha portato fortuna. Due giorni fa Renzi l’aveva annunciato a ‘L’aria che tira’ su La7, certo degli impegni presi: “Io e Salvini il confronto lo abbiamo già  fissato la settimana prossima da Vespa”.
Ma nel pomeriggio di quella stessa giornata, Salvini ha disdetto per altri impegni improrogabili.
A questo punto è altamente probabile che l’unica sfida tv tra opposti schieramenti prima del voto rimanga quella tra Salvini e Laura Boldrini martedì scorso a ‘Otto e mezzo’ su La7.
Con buona pace della trasparenza del dibattito politico tra leader in campagna elettorale.

(da “Huffingtonpost”)

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LE SQUADRE DI MINNITI IN AZIONE A BOLOGNA: MANGANELLATE AGLI ANTAGONISTI CHE PROTESTANO CONTRO UN COMIZIO DI FORZA NUOVA, SEI FERITI

Febbraio 16th, 2018 Riccardo Fucile

QUALCUNO AVVISI IL VIMINALE CHE ESISTONO ANCHE GLI IDRANTI, SONO UTILIZZATI NEI PAESI CIVILI (DOVE CHI ISTIGA ALL’ODIO RAZZIALE FINISCE IN GALERA)

La tensione accumulata in mattinata esplode alle 14.05: scontri in piazza Galvani fra polizia e manifestanti.
Gli agenti in tenuta antisommossa hanno spinto gli attivisti dei centri sociali fuori dalla piazza con cariche emanganellate. Sei i giovani feriti.
I collettivi sono stati respinti fino a piazza Cavour e lungo via Farini il traffico è bloccato. Una giornata di alta tensione quella di Bologna, perchè alle 19.30 in quella stessa piazza si terrà  la manifestazione elettorale di Forza Nuova, mentre nelle vicine piazza Maggiore e piazza Nettuno ci saranno, dal tardo pomeriggio, presidi antifascisti.
In mattinata alcuni attivisti del collettivo Hobo hanno interrotto il consiglio comunale, esponendo uno striscione con scritto “Consiglio comunale complice dei fascisti” che è stato immediatamente sequestrato dai vigili urbani.
Poi la scena si è spostata in piazza Galvani, con un presidio del colettivo Là bas, di studenti e di altre sigle del mondo antagonista bolognese.
L’obiettivo dei manifestanti era quello di presidiare la piazza per impedire l’iniziativa. “Occupiamo la piazza e non ce ne andiamo”.
Da un lato un centinaio di manifestanti (che hanno srotolato lo striscione “Bologna antifascista” urlando slogan contro Forza nuova), dall’altro agenti in tenuta antisommossa. Il centro di Bologna militarizzato, una ventina i mezzi blindati e poi anche gli idranti.
“Oggi è la nostra Resistenza”, gridavano i manifestanti prima delle cariche.
Per Crash “la provocazione di Fiore è gravissima, noi diciamo no alla violenza fascista”. “Non è vero che tutti devono parlare”, dice Christopher, a nome di Là bas e Tpo, replicando al prefetto.
Matteo del Nodo sociale antifascista ringrazia “chi ha risposto al nostro appello”. Alessandro di Vag61 ricorda “che questi personaggi sono gli stessi che hanno intonato ‘Boia chi molla sulla Porrettana” e che hanno rivendicato l’attentato di Traini a Macerata”.
Per Andrea di Xm24 “stiamo perdendo la memoria storica. Adesso viene pure Fiore a fare una campagna elettorale di violenza”. E infine Angelo del Cua: “Ci sono anche gli universitari, impediamo il comizio di Fiore”.

(da agenzie)

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NON VINCERA’ NESSUNO: GLI ULTIMI QUATTRO SONDAGGI GARANTISCONO CHE NON CI SARA’ UNA MAGGIORANZA

Febbraio 16th, 2018 Riccardo Fucile

PESANO ASTENUTI E INDECISI, DIFFICILE CHE SI RAGGIUNGA UNA MAGGIORANZA… DECISIVI 70 COLLEGI DEL SUD ANCORA INCERTI

Sondaggi diversi, un’unica indicazione verso il 4 marzo: al momento non c’è un vincitore delle Politiche.
Cominciamo dal Corriere della Sera che pubblica un sondaggio Ispos che indica il centrodestra a 283 seggi, 152 per il M5S, il centrosinistra a 158 seggi.
Una condizione che mostra il Pd in calo.
“Di fronte a questo panorama il dato di incertezza e astensione rimane elevato, attestandosi ancora al 34% nonostante al voto manchino oramai poco più di due settimane” scrive Nando Paglioncelli che ricorda lo spettro di una bassissima affluenza e l’alto numero di indecisi.
“Nelle ultime stime cambia quindi la graduatoria: il Movimento 5 Stelle sembra un po’ in affanno al Sud dove dopo la presentazione delle candidature, parte dei collegi uninominali si sono spostati verso il centrodestra”.
Sul sud punta anche il Messaggero che pubblicando un sondaggio Swg racconta la stessa Italia verso il voto: “Non c’è maggioranza, decide il Sud: a Montecitorio incerti 70-75 seggi” titola il giornale romano.
Per Repubblica, che mostra un sondaggio Demos, nessuna maggioranza possibile ma centrodestra in vantaggio con M5s che regge e Pd in calo.
Nello specifico alla Camera secondo l’ultima rivelazione M5s è al 27,8%, Pd al 21,9, FI al 16,3, Lega al 13,2 con Fdi al 4,8.

(da “Huffingtonpost”)

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IGOR IL RUSSO: “SONO SCAPPATO IN SPAGNA IN BICI”

Febbraio 16th, 2018 Riccardo Fucile

MENTRE MINNITI ASPETTAVA CHE IL BOCCAGLIO DA SUB EMERGESSE DAI RIVI DELLA PADAGNA, IL CRIMINALE RICERCATO DA MILLE UOMINI GIRAVA IN BICI… MINNITI EPICO, PARTECIPI AL GIRO D’ITALIA COME GREGARIO, E’ PIU’ CREDIBILE

“Sono arrivato in Spagna il 21 settembre, in bicicletta”. Parola di ‘Igor’, il serbo accusato di tre omicidi nel Paese iberico e di almeno altri due in Italia, commessi ad aprile 2017 tra le province di Bologna e Ferrara.
Lo avrebbe detto lo stesso Norbert Feher nell’interrogatorio davanti ai magistrati di Alcaniz, quando fu interrogato dopo il suo arresto, a metà  dicembre.
Secondo quanto riportano i media spagnoli, il killer ha detto anche di aver usato 23 identità  diverse nella sua latitanza e che dopo il suo arrivo in Spagna a settembre, avrebbe lavorato per un periodo nella raccolta della frutta a Lerida e che ha vissuto nei comuni di Xirivella e Catarroja, nei pressi di Valencia, prima di trasferirsi a Teruel dove sarebbe stato da fine novembre o inizio dicembre, e dove poi ha ucciso due agenti della Guardia Civil e due allevatori.
Dopo, sempre secondo il suo racconto, sarebbe voluto tornare nella zona di Valencia, dove aveva alcune conoscenze.
Sempre secondo media iberici, la polizia locale aveva sospetti su un’ipotetica presenza nel Paese da luglio e questo anche perchè il 4 luglio a Manises, nella regione di Valencia, fu identificato un italiano, un vecchio compagno di cella del serbo.
Durante il controllo di routine, l’uomo disse che era in vacanza, ma da verifiche più approfondite, attraverso il sistema ‘Sirene’, regolato dagli accordi di Shengen, emerse un collegamento passato tra l’italiano e ‘Igor’.
Fu a causa di questo presunto legame che si iniziò a ragionare sulla possibilità  che il killer fosse in Spagna e la polizia di Manises avrebbe appeso una foto del latitante nella propria bacheca.
Il luogo in cui Feher uccise e fu poi arrestato è però a centinaia di chilometri di distanza, un’area poco abitata nell’Aragona.
Le dichiarazioni dell’arrestato sui suoi contatti spagnoli dovranno essere confrontate con quanto emergerà  dall’analisi dei dispositivi elettronici che gli sono stati sequestrati al momento dell’arresto, per ricostruire la presunta rete di fiancheggiatori o complici della latitanza.

(da agenzie)

argomento: criminalità | Commenta »

ROMA, SPACCIAVANO CON LE AMBULANZE DEL POLICLINICO, A PROCESSO 13 DIPENDENTI

Febbraio 16th, 2018 Riccardo Fucile

LA PROSSIMA VOLTA I SOVRANISTI GIUSTIZIERI DELLA NOTTE INVECE CHE STRANIERI A PIEDI ANDRANNO A CERCARE ITALIANI IN AMBULANZA?

Un vero e proprio sistema di malaffare consolidato.
Usavano ambulanze del Policlinico Umberto I di Roma per scopi privati, tra cui spicca lo spaccio di droga, e avrebbero inoltre pilotato assunzioni in cooperative che si erano aggiudicate bandi dell’ospedale.
Per questo, con le accuse di truffa e peculato, il gup di Roma, Flavia Costantini, ha mandato a processo 13 persone tra cui autisti e dipendenti del parco macchine che all’epoca dei fatti erano in servizio al Policlinico (che si è costituito parte civile nel processo).
L’inchiesta era nata a seguito di un esposto anonimo inviato al commissariato di San Lorenzo.
Da lì sono partite le indagini dei poliziotti, coordinati dalla procura di Roma, che grazie a una serie di servizi di appostamento, ad intercettazioni telefoniche, e a servizi di pedinamento nei pressi del Policlinico e in altre zone della Capitale hanno portato alla luce il «sistema criminale».
L’indagine coordinata dal pm di Roma, Erminio Amelio, ha scoperchiato un «sistema truffaldino» che ha fatto emergere particolari incredibili.
Come l’attività  di spaccio contestata ad uno degli indagati. In particolare le indagini hanno dimostrato come l’uomo usasse ambulanze e auto mediche per spacciare la cocaina al dettaglio.
Un reato filmato dagli agenti di polizia che hanno immortalato lo spacciatore-autista mentre si recava a San Basilio per vendere la «merce» dopo aver ricevuto l’ordine per telefono.

(da “La Stampa”)

argomento: Giustizia | Commenta »

FORZA ITALIA E LEGA, LE PROMESSE IMPOSSIBILI FINO A 310 MILIARDI

Febbraio 16th, 2018 Riccardo Fucile

PENSIONI A MILLE EURO E IRAP CANCELLATA, COSI’ LA SPESA SALIRA’ DI 171 MILIARDI CHE POTREBBERO PURE RADDOPPIARE, LE ENTRATE SI FERMANO A 10 MILIARDI… LA FLAT TAX DI BRUNETTA COSTA 64 MILIARDI

La somma dei costi del programma condiviso dalle forze di centrodestra oscilla tra un minimo di 171 miliardi (circa il 10% del Pil, quasi equamente suddivisi tra maggiori spese e minori entrate) e un massimo di almeno 310 miliardi (quasi il 17% del Pil).
La stima delle coperture identificate nel programma è di 10 miliardi, quindi l’aumento di disavanzo oscilla tra 161 e 300 miliardi.
Di seguito commento le maggiori proposte.
Il reddito di dignità  è un reddito minimo garantito: lo Stato integra il reddito sotto una certa soglia. Non è chiaro quale sia la soglia, nè la base, se il reddito individuale o famigliare. Il costo più basso si ha con soglia di povertà  assoluta e reddito famigliare: 26 miliardi. Il costo più alto si ha con la soglia di mille euro (una cifra spesso citata da Silvio Berlusconi) e reddito individuale: 45 miliardi.
L’aumento delle pensioni minime a mille euro costa almeno 24 miliardi: 4 miliardi per le pensioni sociali e 18 per quelle integrate al minimo.
A questo vanno aggiunte quelle attualmente non integrate ma che lo diverrebbero con il nuovo minimo, diciamo almeno 2 miliardi. Se invece la proposta è da intendersi come “il reddito da pensione di ogni pensionato non può essere inferiore a mille euro” (molti pensionati ricevono più di una pensione) il costo è di 39 miliardi.
Parte di questi costi, però, presumibilmente verrebbe assorbita dal reddito di dignità . Un calcolo preciso è impossibile, ma diciamo conservativamente la metà .
Riguardo alla legge Fornero, la proposta della Lega (quota 41 e quota 100, e annullamento dell’adeguamento dell’età  pensionabile alla speranza di vita) appare sostanzialmente identica a quella del M5S, per la quale ho stimato un costo (molto conservativo) tra gli 11 e i 15 miliardi.
Il centrodestra vuole anche adeguare gli stanziamenti per la difesa ai parametri medi occidentali: questo costerebbe 13 miliardi.
La maggiore riduzione di entrate è la flat tax: per la Lega, un’aliquota fissa del 15% sul reddito che rimane dopo una deduzione di 3.000 euro per famigliare; per Fi, una deduzione di 12.000 euro e un’aliquota fissa del 23%. Il professor Brunetta afferma che la flat tax di Fi costa 50 miliardi.
Nella versione estesa di questo articolo spiego perchè è una cifra implausibile. La mia stima è 64 miliardi, quella di Baldini e Rizzo su lavoce.info è di 72 miliardi. La flat tax della Lega costerebbe 66 miliardi.
La Lega stima invece un costo (in realtà  per una versione leggermente diversa) di 30 miliardi. Il motivo principale è che la proposta della Lega esclude dalla flat tax i pensionati e i dipendenti pubblici.
L’eliminazione dell’Irap, promessa da Berlusconi il 19 gennaio, costerebbe 22 miliardi. Il centrodestra propone anche il «pagamento immediato di tutti i debiti della Pubblica amministrazione anche con lo strumento innovativo dei Titoli di Stato di piccolo taglio».
Questi sono i famosi mini-bot, un esempio di «moneta fiscale» («moneta parallela» nella dizione di Silvio Berlusconi). Un mini-bot è esattamente equivalente ad un taglio di tasse di pari ammontare.
Claudio Borghi, responsabile economico della Lega, ha proposto una emissione di 70-100 miliardi, ma non è chiaro se permanenti o spalmati su una legislatura. Il primo caso equivarrebbe a un taglio di tasse di 70-100 miliardi l’anno; il secondo, di 14—20 miliardi. Vi sono poi 20 proposte che non vengono cifrate, quasi tutte dai costi potenzialmente enormi. Assumendo prudenzialmente un costo medio di 1 miliardo ciascuna, esse aggiungono 20 miliardi; assumendo un costo medio (ancora prudenziale) di 2 miliardi l’una, esse aggiungerebbero 40 miliardi.
Per le coperture, come per gli altri partiti non prendo in considerazione affermazioni generiche sui risparmi dalla lotta all’evasione e sui mirabolanti effetti sul Pil derivanti dall’attuazione del programma.
Ci sono solo due fonti di copertura: il «taglio delle spese fiscali» e un «taglio visibile agli sprechi». La prima è la stessa proposta del M5S, ma l’introduzione della flat tax rende il calcolo più complicato. Il professor Brunetta parla di 36 miliardi risparmiati dall’abolizione di detrazioni e deduzioni sull’Irpef. Tuttavia, il calcolo del costo della flat tax già  incorpora l’assunzione di eliminazione delle deduzioni e detrazioni Irpef.
Dei 45 miliardi stimati dalla Commissione per le spese fiscali presieduta da Mauro Marè, almeno un terzo sono deduzioni e detrazioni Irpef.
Molte altre sono misure che il centrodestra non può abolire perchè contrasterebbe con le altre proposte, come la riduzione dell’imposta di registro per l’acquisto della prima casa (1,4 miliardi).
Restano pochi miliardi; tutte misure che il centrodestra non ha mai nemmeno accennato a modificare quando era al governo. Realisticamente, da questa voce si possono ottenere quindi, con una stima generosissima, al massimo 10 miliardi.

(da “La Repubblica”)

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BUCCARELLA (M5S): “HO FATTO UNA CAZZATA, MA STAVO PERDENDO IL LAVORO”

Febbraio 16th, 2018 Riccardo Fucile

GIUSTIFICA COSI’ I MANCATI RIMBORSI: “NON MI ASPETTAVO UN IMPEGNO SETTE GIORNI SU SETTE”

“Tutto questo mi è successo perchè stando in Parlamento mi sono reso conto che l’impegno da eletto mi assorbiva quasi sette giorni su sette. Non rimaneva tempo nè possibilità  di poter seguire la mia attività  professionale. Io sono un piccolo avvocato, non sto in un grande studio con altri soci. E non ho mai avuto appoggi politici o incarichi in società  o di altro tipo”.
Il senatore uscente M5S Maurizio Buccarella, intervistato dal Fatto Quotidiano sui mancati rimborsi, si difende: “Ho sbagliato, so di avere fatto una cazzata. Ma so anche di non essere una persona spregevole. E al Movimento ho dato tanto”.
“A breve verrò cancellato dell’elenco dei difensori d’ufficio. E per me era una fonte di guadagno importante”, racconta Buccarella.
In Parlamento “non mi aspettavo un impegno così totalizzante. E nel frattempo avevo i costi fissi da affrontare per la mia professione, di fatto congelata. Il tema è che ho gradatamente perso il mio lavoro e il mio posto nella società  civile. E per i liberi professionisti o i piccoli imprenditori questo è un vero problema”.
“Penso che le nostre regole sui tagli alle retribuzioni e il sistema stesso delle rendicontazioni non vadano bene. I parlamentari del M5S – suggerisce – potrebbero applicare tagli forfettari alle loro retribuzioni, senza sottoporsi a folli raccolte di scontrini e ricevute, e calibrando tutto sulle singole situazioni personali e lavorative. Io non sono un dipendente pubblico in aspettativa”.
“In 5 anni – evidenzia – ho donato più di 100 mila euro. Probabilmente la stessa cifra di diversi colleghi che sono risultati in regola”.

(da “Huffingtonpost”)

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“VIRGINIA, PRENDITI QUALCUNO NELLO STAFF CHE CONOSCA L’ARITMETICA, E’ UTILE PER GESTIRE LA CAPITALE D’ITALIA”

Febbraio 16th, 2018 Riccardo Fucile

CALENDA FA LE PULCI AL M5S SUI NUMERI

“Virginia a proposito di concretezza: 1) rispondi nel merito dei punti sollevati 2) prenditi qualcuno nello staff che conosca l’artimetica. Ti giuro che è utile per gestire la capitale d’Italia. Ad maiora”. Firmato Carlo Calenda (con un tweet) ed ultima puntata dello scontro fra il ministro e il sindaco.
La frattura definitiva, tra Carlo Calenda e Virginia Raggi si consuma a poco più di due settimane dal voto.
Il ministro dello Sviluppo Economico, promotore del Tavolo per Roma, ieri ha scritto una lettera al Campidoglio puntando il dito contro “l’immobilismo” dell’ amministrazione che precluderebbe la possibilità  di “utilizzare risorse già  stanziate”.
Raggi risponde seccamente: “A due settimane dal voto si torna a promettere un miliardo per Roma, dopo cinque anni in cui il Governo si è dimenticato della Capitale”.
Parole a cui fa seguito la controreplica del ministro che paventa la chiusura del tavolo e un infuocato post della prima cittadina che punta il dito contro un “bluff-preelettorale” da parte del responsabile del Mise.
Il Tavolo per Roma, lanciato da Carlo Calenda lo scorso autunno con l’obiettivo di risollevare le sorti economiche della Capitale, sin dall’inizio si è caratterizzato per le frizioni tra il ministro del Governo Gentiloni e la sindaca a Cinque Stelle. Le riunioni sono andate avanti tra accuse di assenteismo, da una parte, e di un impegno solo a “parole” dall’altra.
Le polemiche che si trascinano da mesi, però, ormai sfociano in una vera e propria rottura. “La sindaca conferma che l’unica strada per evitare di continuare a sprecare tempo e risorse è quella di chiudere il tavolo. Evidentemente ritiene di non aver bisogno di aiuto – attacca Calenda -. Siamo di fronte a un combinato disposto di incompetenza e arroganza che non avevo mai sperimentato”.
L’inquilina del Campidoglio risponde a tono, battendo sul tasto delle risorse: “È bastato chiedere contezza del miliardo annunciato e mai stanziato dal Mise per scoprire che quello di Calenda è soltanto un bluff pre-elettorale. È scorretto prendere in giro con false promesse i cittadini e le aziende soltanto per qualche titolo di giornale. Chi realmente vuole impegnarsi, lavora in silenzio. Il Comune – ricorda – ha partecipato a più di 60 incontri con il Mise senza fare tanta pubblicità . Nel corso delle ultime settimane il Mise è passato con estrema disinvoltura dall’annunciare di voler assegnare tre miliardi di euro a Roma, poi è sceso a due; questa mattina ne ha promesso uno e nel pomeriggio, indispettito, ha deciso di toglierli tutti. Fondi che, alla prova dei fatti, sembrano non esistere”.
Da Empoli, quindi, l’aut aut del titolare dello Sviluppo Economico: “La sindaca non risponde alle chiamate e dice che non le va bene niente. Se vuole chiudere il tavolo su Roma, allora chiudiamolo”.
Ma dal Campidoglio, Raggi non sembra intenzionata a fare passi indietro: “Per Roma il Tavolo va avanti. Tutti siamo utili, nessuno è indispensabile, far finta di non capirlo è la vera arroganza”.
L’aspro botta e risposta trova eco nelle dichiarazioni di esponenti del Pd e del M5S, in difesa dell’uno o dell’altra.
Adesso, con il nuovo tweet di Calenda che suggerisce allo staff della Raggi di ripassare l’artimetica, una nuova puntata della saga.

(da agenzie)

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DE LUCA JR E FRATELLI D’ITALIA NEI GUAI, IN ARRIVO ALTRI NOMI DI POLITICI ECCELLENTI

Febbraio 16th, 2018 Riccardo Fucile

NAPOLI, MONNEZZA E CORRUZIONE TRASVERSALE

Monnezza, politica e promesse di tangenti filmate di nascosto.
Ed almeno due indagati eccellenti, l’assessore di Salerno Roberto De Luca, figlio del Governatore Pd della Campania Vincenzo De Luca, e un candidato alle politiche, Luciano Passariello, consigliere regionale campano di Fratelli d’Italia, e candidato del centrodestra all’uninominale nel collegio della Camera di Napoli-Ponticelli.
L’altroieri accompagnava Giorgia Meloni in tour elettorale. Ieri è stato perquisito in un’inchiesta della Procura di Napoli che ipotizza a vario titolo i reati di corruzione, corruzione aggravata dal metodo camorristico e traffico illecito di rifiuti e che coinvolge Roberto De Luca, filmato di nascosto a Salerno da Fanpage.it, testata diventata famosa nel 2016 per aver sgamato le monetine regalate ai seggi delle primarie Pd di Napoli, mentre un finto imprenditore discute con lui di un appalto sullo smaltimento delle ecoballe e poi, con il suo commercialista,
l’imprenditore concorda una “quota” che secondo le nostre fonti sarebbe del 15%.
È un’indagine giudiziaria che si intreccia con un’indagine giornalistica, che affonda le mani nella gestione della Sma Campania, e in particolare di un appalto di smaltimento fanghi. Ma non solo.
L’indagine potrebbe essersi allargata in altre parti d’Italia. La Sma è una società  in house della Regione Campania che si occupa di bonifiche e smaltimento dei rifiuti. I guai giudiziari di Passariello — e quelli di un’altra decina di indagati, di cui sette (ma non De Luca jr.) compaiono sul decreto di perquisizione, tra questi Agostino Chiatto, dipendente Sma e comandato nella segreteria di Passariello, e Lorenzo Di Domenico, consigliere delegato di Sma — sarebbero il frutto di un lavoro giornalistico di Fanpage.it.
Per quasi sei mesi, il direttore di Fanpage.it Francesco Piccinini, il videoreporter Sacha Biazzo e l’ex boss pentito di camorra Nunzio Perrella, l’uomo che 25 anni fa consegnò al pm Franco Roberti alcuni segreti del clan e dei loro business sui rifiuti (“la monnezza è oro, dottò”), hanno vestito i panni degli ‘agenti provocatori’.
Si sono camuffati da imprenditori del settore (Piccinini ha finto un accento settentrionale) e si sono infiltrati negli uffici di Sma e altrove, a fare proposte indecenti.
Con le telecamerine nascoste, i tre avrebbero raccolto e filmato ovunque, non solo a Napoli, la disponibilità  ad ottenere appalti e lavori in cambio di tangenti. Sia in ambienti politici che mafiosi.
Secondo quanto rivelato da Fanpage.it che nella giornata di oggi dovrebbe iniziare a pubblicare i video, sarebbero entrati in contatto anche con “camorristi che chiedevano 30.000 euro per ogni camion di rifiuti da smaltire”.
A dicembre Piccinini ha varcato la soglia della Procura partenopea e il cronista del Fatto si è incuriosito. “Cosa ci fai qui?”. “Ragioni personali”, fu la risposta evasiva. Ma non era una bugia. Infatti quel giorno Piccinini — allertato da altre notizie di stampa su un’altra indagine su Sma per peculato — portava di sua iniziativa agli inquirenti materiale succoso: le anticipazioni dei filmati.
Tra i quali anche quello con De Luca jr. e uno con il suo commercialista, delegato da Roberto a trattare l’affare. L’altroieri il direttore ha avvertito gli inquirenti: “Mettiamo in Rete i video sabato”.
La Procura — aggiunto Borrelli, pm Carrano, Woodcock, Fulco, Amato, Sasso Del Verme — ha reagito anticipando a ieri le perquisizioni, affidate a Sco e Squadra Mobile, “per la annunciata diffusione di notizie e immagini in grado di pregiudicare gravemente le investigazioni”.
Tra i perquisiti ci sono anche Piccinini e la sua redazione: lui, Biazzo e Perrella sono indagati per induzione alla corruzione. “Tutto questo è assurdo”, commenta il direttore di Fanpage.it “abbiamo inchiodato criminali mettendo a rischio la nostra incolumità  e ci indagano”. Passariello si difende: “Risulto coinvolto perchè altre persone avrebbero fatto il mio nome. Tutto questo accade a soli 15 giorni dalle elezioni. Qualcuno può millantare credito — sostiene — ma essere nominato da altre persone in terze conversazioni è cosa ben differente dal compiere reati”.
Fanpage.it scrive: “Ci sono altri politici coinvolti, quasi tutti candidati in vari schieramenti”. E la Procura starebbe per scoprire altre carte.

(da “il Fatto Quotidiano”)

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