Febbraio 7th, 2018 Riccardo Fucile
ECCO QUANTO PAGANO I CANDIDATI AI PARTITI
Un partito, una tariffa. Perchè essere candidato costa. E anche parecchio.
Va così: insieme all’accettazione della candidatura i futuri parlamentari hanno firmato anche altro.
Nel migliore dei casi una fideiussione; nel peggiore, un assegno per le spese di campagna elettorale che, per tutti i partiti, si profilano a casse vuote.
Ai candidati il Pd chiede 25 mila euro (erano 50 mila nel 2013).
Con una differenza: i capilista dei listini bloccati, quelli che comunque saranno eletti, li versano subito, così come i candidati nei collegi uninominali devono provvedere a pagare la propria campagna elettorale; gli altri, quelli che non sono in pole position, verseranno il contributo solo se eletti.
Nel frattempo si arrangiano un po’ tutti perchè le casse del Nazareno languono e quelle delle federazioni liguri sono praticamente vuote.
«È stato scelto di togliere il finanziamento ai partiti ed ora è tutto più faticoso» osserva il dem Pippo Rossetti, consigliere regionale che corre nel collegio Genova- Bargagli: metterà a disposizione della sua campagna elettorale i 25 mila euro richiesti e in più può contare sui sostenitori che gli hanno messo a disposizione un ufficio e un pulmino, «che finiranno nel rendiconto finale» assicura.
Il contributo una tantum se lo divideranno il Pd nazionale e quello regionale.
Alle federazioni locali non resta che inventarsi cene ed aperitivi a pagamento, come accadrà a Genova, da trasformare in manifesti e iniziative elettorali. §
In casa di Forza Italia il contributo richiesto è di 30 mila euro, ma solo se eletti.
Per il momento i candidati hanno firmato una fideiussione (una specie di obbligazione di risultato) a scanso di equivoci visto che nel partito, da almeno 20 anni, sarebbe obbligatorio versare un contributo mensile di 1.000 euro, ma sono pochissimi quelli che in passato lo hanno fatto.
In più i candidati di centrodestra saranno spinti ed aiutati dalla Fondazione Change che aprirà la cassaforte per sostenere chi porta a Roma l’idea di centrodestra unito nata in Liguria con Giovanni Toti.
La prima cena di finanziamento a Genova è prevista per lunedì 12 febbraio: 500 euro la quota minima per sostenere la causa. «Noi? Ci autotassiamo. Ventimila euro a testa».
Al contributo dei candidati si affida anche Liberi e Uguali che, non essendo ancora strutturata, si affida alla buona volontà dei singoli e alle donazioni dei sostenitori.
«Un bilancio preventivo? Impossibile farlo» osserva Stefano Quaranta, capolista al Senato, che da quando è cominciata l’avventura di LeU ogni mese contribuisce con 1.500 euro per il nazionale e circa 2.000 per i bisogni del partito in Liguria.
«Noi non abbiamo tariffe per le candidature» spiega orgoglioso Sergio Battelli, candidato del M5S al proporzionale. Il metodo: ogni candidato e ogni sostenitore, a seconda delle proprie possibilità , può fare un versamento alla campagna Rally di Luigi Di Maio. Provvede a tutto il Movimento, mentre i gruppi locali si autofinanziano. «Quanto ho messo io? La mia parte, ma quanto non lo dico», chiude Battelli.
(da “il Secolo XIX”)
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Febbraio 7th, 2018 Riccardo Fucile
QUANTO DETTO DAL MINISTRO PADOAN E’ CORRETTO
Le tasse sono un tema centrale di questa campagna elettorale. 
Mentre i partiti parlano di «caro fisco», i dati dell’ultima legislatura mostrano una diminuzione della pressione.
A rivendicarlo è stato il Ministro dell’Economia e delle Finanze Pier Carlo Padoan nella trasmissione Otto e Mezzo su La7.
«Nella legislatura che sta finendo abbiamo abbassato le tasse di 32 miliardi, e in termini percentuali di un punto e mezzo sul Pil», ha affermato l’attuale titolare del Mef e candidato Pd martedì 6 febbraio nel corso del programma condotto da Lilli Gruber.
La prima parte della dichiarazione è confermata dai dati Ocse che nelle «Revenue statistics» rilevano una pressione fiscale in diminuzione che dal 44.1% rispetto al Pil nel 2013 passa al 43,5% nel 2014, al 43,3% nel 2015 al 42,9% nel 2016.
Per il 2017, anno di chiusura di questa XVII legislatura, si prevede il 42,3% (fonte Documento Economia e Finanza 2017).
La seconda parte della dichiarazione, sui 32 miliardi, è il risultato di una stima del Dipartimento finanze del Mef.
Le maggiori componenti di questa cifra sono le seguenti: 9,5 miliardi dal bonus degli 80 euro, 5,6 dall’alleggerimento dell’Irap, 5,4 dalla decontribuzione per l’assunzione a tempo indeterminato (partita nel 2015, ma i cui effetti sono di durata triennale e contribuiscono ancora al risultato del 2017), 2,9 dalla diminuzione dell’aliquota Ires, 3,5 dall’abolizione della Tasi sulla prima casa, 600 milioni dal pacchetto agricoltura, 530 milioni dall’esenzione dell’Imu per gli imbullonati, 943 milioni dal bonus degli ammortamenti, 600 milioni dall’incentivazione della contrattazione aziendale.
I rimanenti 3 miliardi nel calcolo del Ministero riguardano altre voci.
(da “La Stampa”)
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Febbraio 7th, 2018 Riccardo Fucile
“E’ ORA DI PARLARE CONTRO LA VIOLENZA”… MA SEMBRA UN GIOCO DELLE PARTI
Toglierebbe la parola razza dalla Costituzione, come ha proposto la senatrice a vita, sopravvissuta ad Auschwitz, Liliana Segre?
Roberto Fico ci pensa un attimo, e prima di rispondere raccoglie i pensieri per dire la cosa più giusta: «Io conosco solo la razza umana. Anzi, la specie umana. Quindi sì, la toglierei senza problemi».
Dopo Macerata, dopo la tesi del leghista Attilio Fontana sulla «razza bianca», la questione del razzismo è riemersa con durezza in una campagna elettorale dove l’immigrazione è preda di facile propaganda.
Persino Beppe Grillo torna a parlare di politica e consegna la sua visione in uno strampalato post sul suo nuovo blog: «La globalizzazione ha bisogno che scompaiano le razze ma ha anche la necessità che nasca l’eupensiero, dal razzismo al pensierismo».
La razza per Grillo sono i neri a cui «riesce meglio il jazz», è Louis Armstrong alla tromba.
La razza, dunque, esiste per Grillo che considera la ritrovata campagna anti-razzista un diversivo per non parlare delle nuove ingiustizie, dall’omologazione dei media alla riduzione del costo del lavoro.
Non una parola per le vittime di Macerata, per lo sparatutto neonazista. Ma Grillo può, al solito, ammantare le sue parole della libertà concessa ai comici, soprattutto ora che non ha più responsabilità politiche.
Non possono fare altrettanto i grillini. I termini sono importanti per Fico che invece di razzismo parla eccome e va pure oltre: «Quello di Macerata non è stato solo razzismo, è stato terrorismo, esattamente come l’Isis».
Il deputato campano non si accoda al silenzio dettato da Luigi Di Maio come strategia. Per oltre 48 ore dalla sparatoria di Macerata l’intero M5S ha taciuto.
L’unica eccezione, già poche ore dopo i fatti, è stato Fico, su Facebook.
Attacca Matteo Salvini, e avverte «la democrazia prevede vicinanza ai più deboli e cooperazione, accoglienza e dialogo. L’unica forma di Paese che riconosco è un Paese non violento e contro ogni idea che inciti al razzismo o alla violenza».
Eppure Fico, sebbene non sposi la linea di Di Maio, è il rappresentante di punta di un Movimento che ha preferito stare zitto.
Una mossa che non è piaciuta ai militanti che sui social hanno ammonito i grillini di essere «pavidi per tattica elettorale».
Fico sorride: «Andate a vedere invece i commenti sotto il mio post». Molti lo sostengono, qualcuno lo critica, lo definisce «vicino alla signora Boldrini».
Lui risponde e difende lo Ius soli, la legge sulla cittadinanza affossata anche dal M5S. Ma il silenzio su Macerata è stata una giusta scelta o no, secondo Fico?
«Il silenzio va bene all’inizio, quando parte la gran cassa dei partiti che speculano. In questo sono d’accordo con Di Maio. Ma il silenzio deve durare poco».
Perchè ha parlato allora? «Perchè siamo una squadra. Uno dice una cosa, l’altro aggiunge». O forse compensa.
In fondo Fico è identificato con l’anima di sinistra del Movimento, anche se lui preferisce definirsi «post-ideologico». Lo ribadisce mentre esce dal Senato, dopo la conferenza sui lobbisti, dove Di Maio ha promesso che abolirà il 2 per mille ai partiti e le detrazioni sulle donazioni.
Qualcuno vocifera che se però il M5S resterà all’opposizione a Fico potrebbe toccare la presidenza della Camera.
Discuterne ora, per lui, è troppo presto: «Mica è come prendere un aperitivo».
Con Di Maio si parlano a lungo e sembra tornata l’armonia. Fuori da Palazzo Madama si incrociano, Di Maio lo invita a pranzo e Fico ne approfitta per liberarsi dei cronisti: «Tranquillo – scherza il candidato premier – a me non si avvicinano, ho la kryptonite».
(da “La Stampa“)
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Febbraio 7th, 2018 Riccardo Fucile
LA CANDIDATA M5S “STRAPPATA ALLA MERKEL” DENUNCIA: “LADRI DI IDENTITA’ PARLANO A MIO NOME”
Alessia D’Alessandro, la candidata del MoVimento 5 Stelle alla Camera in Campania, ha pubblicato sulla
sua pagina Facebook un appello per denunciare un furto:
“In queste ore qualcuno sta creando delle pagine false, abbiamo già segnalato ai responsabili di facebook il furto d’identità in atto. Vi chiedo di condividere questa pagina per evitare che qualcuno cada in tranelli di persone che stanno comunicando a mio nome.”
Nella pagina di ricerca di Facebook in verità non compaiono nuove pagine a nome di Alessia D’Alessandro, che quindi potrebbero essere state già canncellate nel frattempo.
Alessia D’Alessandro è la candidata presentata come “economista strappata alla Merkel” dai giornali all’epoca della presentazione dei candidati scelti per l’uninominale da Luigi Di Maio, il quale a sua volta ha ripetuto la bufala da Giovanni Floris qualche giorno dopo
(da “NextQuotidiano”)
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Febbraio 7th, 2018 Riccardo Fucile
EMINE AVEVA SEI ANNI QUANDO E’ PARTITA DALL’ALBANIA, ORA STUDIA, DIRIGE UN RISTORANTE E SI DEDICA AGLI ALTRI CON LA COMUNITA’ DI SANT’EGIDIO
«Che bello prendiamo il traghetto!». Emine ha sei anni e per il viaggio imminente tutta contenta ha scelto un completo giallo, pantaloncini e maglietta. E pazienza se a casa, nella città di Shkoder, ha dovuto lasciare tutto il resto. A preparare le valigie, quelle grandi, ci ha pensato la mamma ansiosa di raggiungere il papà muratore in Italia.
«Poi, invece, è arrivato il gommone. Era buio, tutti sotto al telone, i bambini da una parte e gli adulti dall’altra. Mia sorellina piangeva e uno le ha detto: dai che ti faccio vedere il mare».
Emine ha 26 anni, da venti abita a Genova, e quella notte di onde e pianti, in un giugno carico di speranze, non l’ha dimenticata: «Per tanto tempo non ci ho pensato – racconta guardando un punto lontano – poi due anni fa, dopo aver visto in tv le tragedie dei migranti, mi è venuto tutto in mente. Quel mare che ho scorto da sotto il telone che si alzava e si abbassava»
Il diploma da ragioniera, un lavoro di responsabile in un noto ristorante genovese e la prospettiva di iscriversi alla facoltà di Economia e commercio,
Emine è la giusta testimone dei 50 anni della Comunità di Sant’Egidio e della “Scuola della pace”. Un istituto insolito che soltanto a Genova conta 10 sedi, quasi 150 studenti come insegnanti volontari oltre ad un nuovo gruppo di docenti che, dal Ponente al centro storico, aiuta quasi 500 ragazzi.
D’altro canto, il nucleo dell’onlus sorse nel 1968 proprio quale doposcuola per i bambini ammassati nelle baracche di Roma.
Da Shkoder (Scutari) a Genova, oltre una riva sconosciuta, l’albanese Emine Ceka oggi è una giovane donna «sempre curiosa e ansiosa di migliorare» che con quel viaggio per mare si è riconciliata.
«Dopo la spiaggia di Lecce, che abbiamo raggiunto a nuoto, perchè gli scafisti ci hanno buttato in acqua e senza giubbotto – è ancora il ricordo – siamo arrivati al campo di accoglienza e poi da lì a Genova».
A superare la delusione per un mare che così paterno non era stato, Emine ha contato anche sulla scuola: «Le suore di San Filippo Neri mi hanno aiutata molto. Poi, una compagna delle elementari mi ha portato alla Scuola della Pace».
In un pomeriggio di dieci anni fa, Emine si trova in una classe multi lingue: storie diverse si intrecciano sui banchi e da lì, dal doposcuola, nasce anche un nuovo interesse: aiutare gli altri.
Ancora oggi, Emine fa parte di un gruppo che due volte alla settimana tiene compagnia ai “nonni degli altri”, gli anziani dell’istituto Brignole.
Si illuminano gli occhi all’arrivo della Scuola della Pace. Tutto questo, oltre al lavoro, agli amici, i viaggi in scooter e il futuro da matricola, è un sicuro tassello della vita di Emine: vent’anni sono passati da quella notte in cui «sulla spiaggia ci hanno detto di correre e correre».
Non c’è angoscia nello sguardo di Emine, solo la luce del riscatto: «Mio nonno era musulmano e mio bisnonno un imam: ancora oggi ricordo il suo insegnamento: alla sera, dì tre preghiere, per la famiglia, per il paese e per gli altri».
Oggi è il 50° anniversario della comunità di Sant’Egidio. E la Scuola della Pace festeggia con il libro omonimo curato da Adriana Gulotta (edizioni San Paolo), un’analisi del progetto scolastico dal Salvador al Malawi, passando per Buenos Aires fino a Napoli, che sarà portato nelle scuole d’Italia, a diffondere una cultura dei bambini: da aiutare gratuitamente nello studio e nel fare amicizia, pensando che nessuno è troppo piccolo per fare qualcosa per gli altri: «Siamo al 100 per cento volontari – ribadisce uno dei responsabili, il genovese Sergio Casali – e spieghiamo ai bambini e ai ragazzi che da noi “ricevono” perchè qualcuno vuole loro bene e si indigna per loro».
Il progetto entra nelle periferie e stimola i giovani anche al volontariato: «Chi è carico di rabbia – dice Casali – accanto a persone fragili tira fuori sensibilità ed umanità ». Ogni anno nel mondo più di 30 mila bambini e adolescenti frequentano regolarmente le scuole della pace della Comunità di Sant’Egidio.
(da “il Secolo XIX”)
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Febbraio 7th, 2018 Riccardo Fucile
CALENDA SVELA: “PER LORO LA POLITICA E’ FARSI SELFI DAVANTI ALLE AZIENDE IN CRISI, MI AVESSERO MAI CHIAMATO PER AFFRONTARE LE CRISI AZIENDALI”
“Quando Salvini è andato all’Ideal Standard e ha detto romperò le palle a Calenda non mi ha mai
chiamato. Sono cose inaccettabili, io non mi sono candidato per mettere a rischio le vertenze industriali. Mi manda fuori di melone l’atteggiamento di Salvini che va solo a farsi i selfie e parla senza depositare interrogazioni, credo che sia un metro di giudizio della sua persona politica”.
Così Carlo Calenda, ministro dello Sviluppo economico, intervistato a ‘L’aria che tira’ su La7. “Grasso mi ha chiamato sul caso Ideal, ha fatto una cosa seria, si è comportato da persona seria”, ha aggiunto.
“La differenza è tra Salvini e Di Battista che fanno i cialtroni e lavorare seriamente su un caso come anche Embraco. Sono due ragazzi che non hanno mai lavorato e pensano che fare politica sia fare un selfie davanti ai cancelli di un’azienda in crisi. Fanno show sulle spalle degli operai, è una cosa indegna”, ha aggiunto Calenda.
(da agenzie)
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Febbraio 7th, 2018 Riccardo Fucile
DI BATTISTA E LA TRASPARENZA CHE NON C’E’
Il MoVimento 5 Stelle, è noto, ha una vera e propria ossessione per gli scontrini. Nessuno li ha mai visti ma i pentastellati giurano che tutte le spese sostenute dai propri parlamentari sono “rendicontate al centesimo”.
Questo significa ad esempio arrivare a farsi rimborsare — è successo — novanta centesimi per un caffè invece che pagarselo di tasca propria.
Significa anche raccontare di campare con la metà dello stipendio base di un parlamentare (e magari farsi fotografare mentre si mangia un panino) e al tempo stesso farsi rimborsare quasi mille euro al mese di spese per ristoranti e supermercati e colazioni al bar.
Come spiega Di Battista il Bancomat per le donazioni è necessario perchè MoVimento 5 Stelle “ha rinunciato” a 42 milioni di euro di finanziamento pubblico per le spese della campagna elettorale.
Una storiella che il M5S racconta da diversi anni e che non è del tutto vera.
Perchè non è vero che il partito di Grillo ha “rinunciato” ai rimborsi elettorali: semplicemente non ne aveva diritto.
Questo poichè al momento delle elezioni non aveva uno statuto, cosa che è nota almeno dal 2012 ovvero da quando è stata approvata la legge che regola i rimborsi elettorali che prevede che per ottenere i rimborsi i partiti (ma anche i movimenti) devono dotarsi di uno statuto, ovvero di quella cosa che per diversi anni il M5S si è rifiutato di avere.
A certificarlo non sono le “fake news” di parti e giornali della casta: è la Corte dei Conti. Come spiega Pagella Politica dal momento che il M5S non ha mai maturato il diritto ad ottenere quei rimborsi è quantomeno improprio parlare di rinuncia.
Questo però non significa che il M5S non goda di altre forme di finanziamento pubblico.
Ad esempio quella ai gruppi parlamentari di Camera e Senato ricevono un contributo unico e onnicomprensivo per coprire le spese sostenute per il loro funzionamento.
Per il 2016 il MoVimento 5 Stelle ha ricevuto dalla Camera dei deputati poco meno di 4 milioni di euro (3.780.845 €).
Il gruppo dei senatori invece nel 2016 ha ricevuto un contributo (ovvero un finanziamento pubblico) pari 2.407.925,97 euro.
Si tratta di denaro che per la maggior parte viene utilizzato per pagare gli stipendi dei dipendenti del M5S alla Camera.
Ma non solo visto che sono stati utilizzati anche per pagare le spese della campagna elettorale per il No al referendum costituzionale.
Perchè chi pensa che tutto sia stato affidato allo scooter di Dibba evidentemente dovrebbe dare un’occhiata ai rendiconti.
Il M5S però è alla ricerca di finanziamenti, e avendo “rinunciato” a quelli statali non resta che rivolgersi ai cittadini.
Ovvero gli stessi dalle cui tasche vengono prelevati i soldi che poi vengono girati ai partiti. Ecco quindi la geniale trovata: il Donamat. È come un bancomat, è portatile e ad Alessandro Di Battista piace tantissimo.
Come funziona? È molto semplice: si inserisce il contributo volontario nell’apposita fessura e in cambio il Donamat cosa fa? Vi restituisce uno scontrino! Non è un’esperienza esaltante? Non è fantastico? Uno scontrino a 5 Stelle, un pezzo rarissimo!
Da oggi spiega Di Battista, «i finanziamenti del MoVimento 5 Stelle sono le vostre donazioni e da oggi possono essere fatte ovunque (davvero ovunque!)».
La stampa dello scontrino è una cosa fenomenale, «cioè, non trasparenza, dippiù».
Ma che trasparenza è? Mica i cittadini possono andare a casa, rendicontare quello scontrino e farselo rimborsare (come invece hanno fatto alcuni consiglieri regionali in passato).
Sarebbe trasparenza se il totem registrasse i dati del donatore. Invece il fatto che si possano inserire dei contanti “dovunque” non ha nulla a che fare con la trasparenza vera e propria.
§Di Battista spiega che il bancomat a 5 Stelle è la dimostrazione che si può fare politica a costo zero grazie alle tante microdonazioni dei cittadini.
Chissà cosa succederà quando i cittadini si accorgeranno che i rimborsi elettorali pagati con le loro tasse sono (una volta suddivisi per il numero di contribuenti) donazioni altrettanto “micro”.
Ma per Di Battista l’importante è ribadire un concetto ovvero che “il nostro unico lobbista è il Popolo Italiano”.
Tutto mentre ieri Luigi Di Maio in Senato teneva una conferenza stampa sui finanziamenti dei partiti e sulle lobby.
Lobby che però per il M5S si chiamano «portatori d’interesse». E poco importa a quella conferenza a fianco di Di Maio Francesco Galietti, capo della società di analisi strategica geopolitica Policy Sonar, organizzatore dell’incontro con i “portatori d’interesse” della City di Londra (i fondi d’investimento).
Galietti, già allievo di Tremonti, è stato definito dal Fatto Quotidiano “lobbista in erba” ed è autore di un libro (“Sovranità in vendita”) nel quale propone di creare una normativa sulle donazioni straniere ai partiti.
(da “NextQuotidiano”)
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Febbraio 7th, 2018 Riccardo Fucile
ANNI DI SILENZIO OMERTOSO DI QUELLA DESTRA PATACCA PRONTA A MOBILITARSI PER I MARO’, MA MAI A FIANCO DEI MILITARI NELLE BATTAGLIE SCOMODE
“La presenza di amianto ha purtroppo caratterizzato navi, aerei, elicotteri. Tanto è vero che la
Commissione d’inchiesta è giunta ad accertare che solo nell’ambito della Marina Militare 1.101 persone sono decedute o si sono ammalate per patologie asbesto-correlate”.
Lo ha scritto la Commissione parlamentare d’inchiesta sugli effetti dell’utilizzo dell’uranio impoverito nella sua relazione finale, presentata alla Camera dei deputati
La Commissione aggiunge: “Allarmano le prospettive delineate dal Direttore del RENAM Alessandro Marinaccio, audito il 19 ottobre 2017: ‘Il picco dei casi di mesotelioma è presumibile sia nel periodo tra il 2015 e il 2020’. Desta poi allarme la situazione dei teatri operativi all’estero. La Commissione ha dovuto constatare l’esposizione a inquinanti ambientali in più casi nemmeno monitorati. Singolare è, inoltre, la scarsa conoscenza, ammessa dagli stessi vertici militari, circa l’uso in tali contesti di armamenti pericolosi eventualmente impiegati da Paesi alleati”.
Nella relazione si sottolinea: “Le criticità sono alimentate da un problema irrisolto: l’universo della sicurezza militare non è governato da norme e da prassi adeguate. Restano immutate le scelte strategiche di fondo che attualmente ispirano la politica della sicurezza nel mondo delle Forze Armate. Quelle scelte strategiche che paradossalmente trasformano il personale della Difesa in una categoria di lavoratori deboli. Si tratta di scelte strategiche che doverosamente, tra il 19 e il 20 settembre 2017, la Commissione d’inchiesta ha segnalato alle Autorità competenti, trasmettendo, in particolare, al Presidente del Consiglio dei Ministri, nonchè ai Ministri della Difesa, della Salute, del Lavoro e dell’Ambiente, la propria ‘Relazione sull’attività d’inchiesta in materia di sicurezza sul lavoro e tutela ambientale nelle forze armate: criticità e proposte'”.
(da “Huffingtonpost“)
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Febbraio 7th, 2018 Riccardo Fucile
MA OGGI LE FANFARE DEI SOVRANISTI TACCIONO, NESSUNO MOSTRA SDEGNO E MANIFESTA CONTRO L’ASSASSINO PADAGNO
Uccisa per aver rifiutato un rapporto sessuale. Potrebbe essere questo il motivo della morte di Jessica Valentina Faoro, 20 anni. Sarebbe stata uccisa a coltellate da Alessandro Garlaschi, già fermato, tranviere 39enne sospettato dell’omicidio. L’uomo, attualmente interrogato dal pm Cristiana Roveda e dagli uomini della squadra mobile, ha fatto parziali ammissioni.
Il fatto è avvenuto a Milano, in via Brioschi, zona Ticinese, in uno stabile dove abitava l’uomo insieme alla moglie.
Il cadavere della ragazza è stato trovato stamattina alle 10.30 al secondo piano della scala 11 del civico 93: da quell’appartamento è stata portata via, per essere ascoltata, anche la moglie di Garlaschi che pare non fosse in casa al momento dell’omicidio.
Secondo le prime indagini l’uomo, approfittando della temporanea assenza della moglie, avrebbe aggredito Jessica per avere un rapporto sessuale.
Altre versioni – da appurare – dicono Jessica fosse lì ospite da qualche giorno(in subaffitto) dopo aver lasciato una comunità .
Al rifiuto della giovane – ipotizzano gli inquirenti – lui l’avrebbe uccisa a coltellate. Poi, nel panico, avrebbe pensato prima di darsi fuoco e poi di tagliarsi i polsi (ha delle fasciature) e infine ha chiamato la polizia.
I vicini hanno raccontato di aver visto la ragazza salire nell’appartamento dell’uomo già due giorni fa e i due sarebbero stati visti passeggiare insieme nel quartiere.
Altri testimoni riferiscono di aver sentito Garlaschi dire, “Ho fatto un guaio grosso”, mentre passava dalla portineria del condominio mentre altri avrebbero riferito di aver sentito le parole “ho una ragazza morta a casa”.
L’omicidio sarebbe avvenuto alle 4 del mattino e sembra che l’uomo abbia riferito di una “collutazione dopo una iniezione per il diabete”. C’è ancora poca chiarezza però sulla dinamica dell’omicidio.
“Ci sono persone con cui perdi tempo e altre con cui perdi il senso del tempo. È solo una questione di scelte”.
E’ uno degli ultimi post scritti su Facebook da Jessica Valentina Faoro. “Un giorno senza sorriso è un giorno perso”, recita un altro post della giovane, che accompagna un selfie scherzoso.
Tante le foto in cui la vittima, lunghi capelli biondi e un fisico minuto, è ritratta sul social. In alcune compare quello che sembra essere il suo ragazzo. I post più numerosi della giovane, che dichiara su Facebook di lavorare per Foot Locker, sono però dedicati agli animali, ai cani, per cui la giovane manifesta un grande amore.
Il fermato era stato denunciato da una donna per stalking nel 2014. Probabilmente si trattava di una collega di cui si era invaghito.
“Indebitato e maniacale”, lo descrivono i vicini di casa di via Brioschi 93.
“Non voleva fare gli straordinari” e poi la sera “andava a fare le consegne di cibo take away”. Numerose anche le cause che aveva in corso, compresa quella con la cooperativa che gestisce gli appartamenti dei tranvieri.
I vicini hanno anche riferito che precedentemente in casa l’uomo aveva “ospitato” un’altra donna, forse in subaffitto: la stessa condizione nella quale forse si trovava la povera 19enne da un paio di settimane.
Gli agenti di polizia scientifica sono al momento ancora sul posto: sono alla ricerca del coltello, l’arma del delitto, per il quale sono stati ispezionati i locali della spazzatura al centro del complesso di palazzine.
(da agenzie)
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