Febbraio 4th, 2018 Riccardo Fucile
“NON VOGLIAMO ALTRO SANGUE NE’ ALCUNA VENDETTA, NON SIAMO RAZZISTI, NON SI STRUMENTALIZZA LA NOSTRA TRAGEDIA”
«Chiediamo solamente giustizia. Pene esemplari per chi ha ucciso e fatto a pezzi nostra figlia. Ma condanniamo fermamente l’attacco di ieri, non siamo razzisti e anche Pamela se fosse ancora viva sarebbe inorridita per questo atto di odio».
Il momento è terribile, ma Stefano Mastropietro e Alessandra Verni, genitori di Pamela la ragazza di 18 anni uccisa e fatta a pezzi lo scorso 31 gennaio a Macerata, invitano alla «non violenza» e a «non strumentalizzare un momento del genere per fare politica, anche perchè di mezzo c’è la vita di una ragazzina e una famiglia che sta soffrendo».
Alessandra, è un momento difficile, cosa pensate del gesto di Luca Traini che ieri ha sparato a 6 persone di colore inseguendole per le vie di Macerata?
«Condanniamo questo gesto. Il presunto colpevole per la morte di nostra figlia Pamela si trova in carcere, e ieri il gip ha convalidato l’arresto. Vogliamo che paghi per quello che ha fatto. Detto questo noi non vogliamo altro sangue sulle strade e non cerchiamo questo tipo di vendette. Siamo brave persone».
Secondo la segretaria provinciale della Lega Maria Letizia Marino, l’uomo fermato per la sparatoria di questa mattina conosceva Pamela e forse era anche il suo fidanzato. Cosa dite al riguardo?
«Lo escludo. Non ho mai sentito parlare di questo Luca Traini, e visto il rapporto che avevamo io e Pamela sarebbe stata lei stessa a mettermi al corrente della relazione. Inoltre, mia figlia si trovava nella comunità di recupero Pars di Corridonia, in provincia di Macerata, è strano che frequentasse qualcuno all’esterno».
Il pensiero di Traini però è condiviso da tantissime persone. Sui social molta gente ne ha lodato il comportamento. E alcuni politici, pur condannando il gesto estremo, lo giustificano parlando di «immigrazione fuori controllo che porta spaccio e scontro sociale». Cosa ne pensate?
«Esiste una politica di accoglienza sana, e il 4 marzo ognuno di noi andrà alle urne sapendo come votare. Noi siamo per la non violenza assoluta e non vogliamo essere strumentalizzati”
(da “La Stampa”)
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Febbraio 4th, 2018 Riccardo Fucile
GLI INQUIRENTI: “NON HA DIMOSTRATO NESSUN RIMORSO”
Una copia del Mein Kampf, una bandiera con la croce celtica e altre pubblicazioni riconducibili
all’estrema destra sono stati sequestrati dai Carabinieri a Tolentino, a casa della madre di Luca Traini, l’uomo che ieri ha tentato di fare strage di migranti per le vie di Macerata.
Gli investigatori hanno anche sequestrato i computer dell’uomo per verificare se vi siano elementi utili alle indagini anche se, spiegano, i fatti sembrano abbastanza chiari: Traini avrebbe maturato l’intenzione di compiere la strage negli ultimi giorni, subito dopo l’assassinio di Pamela.
Nel corso delle ore passate nella caserma dei Carabinieri di Macerata, Traini è apparso lucido e determinato: “Non ha mostrato alcun rimorso – sottolineano fonti investigative – per quel che ha fatto, non ha accennato alcun passo indietro nè ha mostrato pentimento”. Gli investigatori hanno anche accertato definitivamente che non vi era alcun collegamento nè tra i feriti e Traini nè tra i sei bersagli dell’uomo e Innocent Oseghale, il nigeriano accusato di aver ucciso è fatto a pezzi Pamela.
Persone scelte a caso che potevano essere molte di più: nell’auto dell’uomo, infatti, sono stati trovati molti altri proiettili che non sono stati utilizzati.
(da agenzie)
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Febbraio 4th, 2018 Riccardo Fucile
MEGLIO UN GOVERNO DEL PRESIDENTE CHE DARE IL PAESE IN MANO A CHI DELIRA DI VOLER RIPULIRE L’ITALIA E NON E’ NEANCHE IN GRADO DI RIPULIRE LE PROPRIE LISTE
L’italiano che ieri, a Macerata, ha sparato su altri esseri umani a cagione della loro provenienza e del colore della loro pelle, non è nè un “eroe”, nè un “fascista”: è soltanto un coglione!
In quella che sta sempre più assumendo la dimensione della triste, greve e drammatica “guerriglia di concetto” tra Guelfi e Ghibellini, tra “populisti”, “destri” e “sinistri”, insomma, le odierne considerazioni di Mentana sono davvero calzanti e concettualmente devastanti: «nessuno parla delle vittime (…) Il sopruso sta anche nell’aver criminalizzato l’accoglienza, nell’aver creato un clima di odio per chi arriva, nell’aver infangato le Ong, nel promettere di ripulire l’Italia senza essere nemmeno in grado di ripulire le proprie liste. L’Italia che specula sulla paura attua un gioco molto rischioso per tutti».
È vero che proprio in quel luogo, nei giorni immediatamente precedenti ai fatti di ieri, sarebbe stato consumato un crimine ai danni di una giovanissima ragazza nigeriana.
Ma spetterà alla Magistratura stabilire cosa sia effettivamente accaduto e perchè, individuando e punendo gli eventuali colpevoli.
Chi pretende di farsi giustizia da se; chi inneggia e perpetua l’odio, e di qualunque specie esso sia; chi diventa strumento o, addirittura, autore di giustizia sommaria; chi inneggia all’amor di Patria tradendone lo spirito e, addirittura, l’anima, è un criminale e va punito!
Ho sempre votato a destra.
Ho sempre creduto in una destra della legalità e del merito. Una destra popolare, europeista, pro-mercato e solidale.
Proprio per questo la recentissima abdicazione di Parisi da un progetto politico-nazionale mi ha fatto particolarmente male: dopo tantissimi anni bui sembrava essersi aperto un piccolissimo spiraglio di luce, e invece…
Per come stanno oggi le cose, però, mi auguro proprio che il centrodestra, queste elezioni politiche, le perda: governare il Paese insieme a forze politiche, non soltanto intrise di paura, di rabbia e di odio, ma addirittura accecate da inaccettabili preconcetti, sarebbe la peggior delle iatture.
Salvini, forse, reciterà anche una “parte studiata ad hoc”, come sostengono alcuni politologi e studiosi (io, comunque, credo proprio che non lo sia, una recita!): ma anche se fosse soltanto una “finzione pro-marketing elettorale” — diciamoci la verità ! — lo “spettacolo” è, comunque, sia indecoroso che inaccettabile!
Da cittadino sono davvero disorientato…
Il Movimento 5 Stelle è una perenne contraddizione in termini: una “combriccola allo sbaraglio!”
Il Centrodestra, almeno nella sua attuale connotazione, è del tutto improponibile.
La Sinistra è, perennemente, il regno delle faide, del sistematico “regolamento dei conti interni”
La presunta “terza Repubblica” è la più brutta di tutte quelle che l’hanno preceduta, insomma.
Stando così le cose c’è da augurarsi che, il prossimo 4 marzo, nessuno dei tre “poli” vinca e che il Presidente della Repubblica, nell’esercizio dei suoi poteri costituzionalmente dati, riesca a dare al Paese un serio Governo di Responsabilità Nazionale.
La società civile, però, noi tutti, insomma, dovremo comunque ritrovare la giusta spinta, non soltanto per immaginarlo, ma proprio per riuscire a costruirlo un futuro migliore.
Qualcuno scrisse che ogni “popolo ha i politici che si merita”, e non sbagliava: in fondo, la fonte, la “scaturigine ultima” di tanta inadeguatezza politica da parte di chi dovrebbe farla (la politica); l’incapacità dei partiti di rinnovarsi, sia nelle visioni che negli “uomini”, è anche colpa nostra!
Salvatore Castello
Right BLU – La Destra liberale
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Febbraio 4th, 2018 Riccardo Fucile
“SONO STATE INFANGATE LE ONG, SI E’ CREATO UN CLIMA D’ODIO VERSO CHI ARRIVA, SI E’ CRIMINALIZZATA L’ACCOGLIENZA: QUESTO E’ IL VERO SOPRUSO”
Enrico Mentana dice la sua sui fatti di Macerata. “Mia mamma era di Macerata, e siccome
apparteneva a una minoranza a rischio di vita dovette nascondersi per un anno con la madre il padre e la sorellina in un fienile sui monti, fino alla Liberazione”, scrive il direttore del Tg La7 sulla sua bacheca facebook.
Poi l’affondo: “Tutti oggi parlano dello sparatore, per dargli del terrorista, del fascista, del pazzo o della testa calda, dell’isolato o del cittadino esasperato, o perfino del vendicatore. Nessuno parla dei feriti, di chi sono, che storie hanno, come stanno.
Sono “gli invasori””, aggiunge Mentana denunciando il fatto che l’attenzione generale si è concentrata solo sull’autore, Luca Traini, e non sui feriti forse perchè, lascia intendere, sono stranieri.
“Il sopruso sta anche nell’aver criminalizzato l’accoglienza, nell’aver creato un clima di odio per chi arriva, nell’aver infangato le Ong, nel promettere di ripulire l’Italia senza essere nemmeno in grado di ripulire le proprie liste. L’Italia che specula sulla paura attua un gioco molto rischioso per tutti”, conclude Mentana.
(da agenzie)
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Febbraio 4th, 2018 Riccardo Fucile
E’ UN 58ENNE DI COSENZA: TITOLARE DI UN PROFILO PIENO DI IMMAGINI VIOLENTE, MINACCE E PERSONE ARMATE
La polizia postale e la Digos hanno individuato il responsabile del post contenente le minacce alla presidente della Camera, Laura Boldrini, pubblicato su Facebook.
Si tratta di un 58enne della provincia di Cosenza.
Nell’abitazione dell’uomo è stato trovato materiale giudicato dagli investigatori “utile alle indagini”.
Le ricerche degli investigatori si sono concentrate su un artigiano italiano che vive a Torano Castello.
Già nella giornata di ieri i poliziotti del Cnaipic, il Centro anticrimine informatico della Polizia, erano sulle tracce informatiche lasciate dall’ autore del post e, grazie alla collaborazione di Facebook, hanno recuperato i dati necessari per identificare fisicamente l’lautore del fotomontaggio shock che ritraeva Laura Boldrini con la testa insanguinata e la scritta “Sgozzata da un nigeriano inferocito, questa è la fine che deve fare così per apprezzare le usanze dei suoi amici”.
L’autore risulta titolare di un profilo Facebook pieno di immagini violente, minacce e personaggi armati.
La notizia arriva poco dopo l’intervento di Boldrini a Milano in occasione del lancio della campagna elettorale a Milano di Liberi e Uguali. “Io pago sulla mia pelle ogni giorno il mio impegno. Non solo quando fanno un falò a Busto Arsizio, non solo quando i sindaci della Lega dicono che gli stupratori devono venire a casa mia ‘cosi mi torna il sorriso’. Pago anche quando la mia testa decapitata viene fatta circolare sulla rete, anche davanti agli occhi di mia figlia. Io lo pago ma non ho paura”
(da agenzie)
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Febbraio 4th, 2018 Riccardo Fucile
“TU SEI IMPUTATO PER TRUFFA, SEI PEGGIO TU”… “NO, TU SEI INDAGATO PER CORRUZIONE, SEI PEGGIO TU”
“Tu sei imputato per truffa, sei peggio tu”. “No, tu sei indagato per corruzione, sei peggio tu”. Uno
contro l’altro, praticamente “amici”.
E’ a dir poco tragicomica la guerra a chi è più impresentabile che in queste ore sta andando in scena nel segmento romano di Udc-Noi con l’Italia, la quarta gamba del centrodestra che nel Lazio appoggia la candidatura di Stefano Parisi.
Missive, sms, chat al vetriolo e mini-dossier che nelle ultime ore hanno affollato le caselle di posta dei leader nazionali Lorenzo Cesa, Raffaele Fitto e Maurizio Lupi. ilfattoquotidiano.it è venuto in possesso di parte del surreale carteggio in cui i candidati si insultano vicendevolmente — sempre “nel pieno garantismo” — e minacciano di abbandonare il neo (ri)nato partito centrista. Già imploso ancor prima di presentare le liste.
Tutto nasce dalla paventata candidatura del deputato uscente Marco Di Stefano, ex Pd, con due processi in corso per concorso in falso, abuso d’ufficio e truffa che si avviano alla prescrizione, e uno per le “spese pazze” in Regione Lazio fra il 2010 e il 2012 che lo vede rinviato a giudizio insieme ad altri ex consiglieri Dem (fra cui i ricandidati Mancini, Astorre, Moscardelli, Lucherini e Scalia).
A scrivere a Fitto e Cesa sono i candidati in Regione Lazio Massimiliano Maselli, Pietro Sbardella, Giovanni Libanori e Mauro Porcelli, i quali affermano che “riteniamo che il nostro progetto politico appena realizzato con tanto impegno e sacrificio non debba rischiare danni di alcun genere, a cominciare dall’immagine”, per cui “se voi ritenete necessaria la sua candidatura, sappiate che partendo da noi firmatari di questa lettera molti altri candidati, arrivando a 26 su 32, ritireranno la propria candidatura”.
In realtà , il vero motivo dell’opposizione degli “amici” — nella storica accezione democristiana in opposizione al “compagni” comunista — è da cercarsi qualche riga più sopra, quando si afferma a chiare lettere che “riteniamo inopportuno che un soggetto politico chieda di candidarsi all’ultimo momento concentrando tutte le energie su se stesso e non avendo contribuito alla formazione della lista”. Tradotto: se questo si candida, noi restiamo senza poltrona.
“È il bue che dice cornuto all’asino”, rispondono in un’altra lettera “eletti, segretari provinciali e comunali, dirigenti e attivisti dell’Udc”, alla quale allegano un’ampia rassegna stampa sulle presunte malefatte dei loro “amici”.
Ed ecco tornare all’attenzione dei leader nazionali l’indagine per finanziamento illecito a carico di Pietro Sbardella — consigliere regionale e figlio di Vittorio “lo squalo”, potente dirigente Dc negli anni ’80 — nell’ambito dell’inchiesta sugli appalti truccati della sanità in cui è coinvolto anche il deputato uscente (e ricandidato) di Forza Italia, Antonio Angelucci. Fra i candidati — e firmatari della prima missiva — figura anche Giovanni Libanori, attuale consigliere della Città Metropolitana di Roma, indagato per rivelazione di segreti d’ufficio nell’ambito dello scandalo sulle false manutenzioni in Cotral e per concorso in abuso d’ufficio nell’inchiesta sulle mense di Atac e Cotral.
I due fanno parte del correntone romano che fa capo a Luciano Ciocchetti, candidato dal centrodestra alla Camera nel collegio Roma 1 Centro Storico contro il premier uscente Paolo Gentiloni.
L’ex vicepresidente della Regione Lazio è stato citato dal costruttore Sergio Scarpellini — l’inchiesta è quella che ha portato all’arresto di Raffaele Marra, ex braccio destro della sindaca di Roma, Virginia Raggi — fra i politici che hanno ottenuto case in cambio di favori al pari di Mirko Coratti (fra i condannati di mafia capitale) e Irene Pivetti. Contattato da ilfattoquotidiano.it, Ciocchetti ci mostra il suo casellario giudiziario ritirato in Procura di Roma il 23 gennaio 2018 in cui si attesta che “non risultano carichi pendenti” e risulta “nulla”. “Non credo che in molti li abbiano così”, commenta lo stesso Ciocchetti.
Ma tutto ciò non basta a far terminare la guerra. “Proprio a dimostrazione del nostro modo di intendere le questioni giudiziarie — scrive ironicamente il fronte pro-Di Stefano — mandiamo un grande augurio di risolvere al più presto i suoi problemi all’amico e braccio destro di Luciano Ciocchetti in consiglio comunale di Roma, Ignazio Cozzoli, da mesi agli arresti per corruzione”.
Molto meno ironico il messaggio arrivato a Cesa dal coordinamento provinciale di Roma, dove si dice che “non sopportiamo imposizioni da parte di chi ci ha denigrato e combattuto negli ultimi 4 anni” e che “la cosa non rimarrà sotto tono ma usciremo con grande danno in fatto di numeri al partito che tanto abbiamo sostenuto”.
Insomma, venerdì sera nella riunione fra “amici” dei neo-democristiani sono volate urla, insulti e — viene riferito — anche qualche poco cristiana imprecazione, a corredo di problemi che rischiano di far sì che la quarta gamba del centrodestra resti ben presto “zoppa”.
(da “il Fatto Quotidiano”)
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Febbraio 3rd, 2018 Riccardo Fucile
QUANDO UNO STATO NON PERSEGUE I RAZZISTI CHE MINANO LA CONVIVENZA CIVILE, QUANDO LA SINISTRA RINNEGA SE STESSA, QUANDO LA DESTRA MIGLIORE RINUNCIA A ISOLARE LA FOGNA, E’ INEVITABILE CHE QUALCUNO COMINCERA’ A SPARARE AL SUO POSTO… E CHI HA SCATENATO L’ODIO NON VIVRA’ GIORNI TRANQUILLI
Sono emblematici, nel tragico giorno dei fatti di Macerata, tre atteggiamenti sintetizzabili in altrettanti interventi distinti.
Il primo è quello di chi, come Grasso e Saviano, identifica in Salvini e nei suoi accoliti “il mandante morale” che ha armato la mano di Luca Traini.
Il secondo è di coloro che sui social inneggiano al delinquente dal cervello rasato al grido di “Bravo giustiziere, sei un patriota” e “dovevi prendere meglio la mira”-
Il terzo è quello di chi “invita alla calma” (Renzi) o riduce il tutto a un “problema di sicurezza (Berlusconi e Meloni) o sta zitto perchè non sa cosa dire per non perdere un voto (Di Maio)
Sono tre Italia, inutile nascondersi dietro un dito.
Poi c’e’ il pretesto della tragica morte di una ragazza che può essere stata non uccisa ma essere semplicemente morta per overdose (solo i medici legali potranno nei prossimi giorni dirci la verità ), fermo restando l’orrendo scempio del suo cadavere.
La responsabilità penale è notoriamente personale, questo vale per il ragazzo nigeriano di Macerata sotto accusa, come vale per Bossetti condannato in due gradi di giudizio.
Sostenere tesi diverse vorrebbe dire che è lecito sparare a tutti i nigeriani o a tutti i bergamaschi per farsi giustizia.
Poi esiste chi istiga all’odio ed esulta per i tentati omicidi su base razziale: per questi la legge prevede pene irrisorie e quindi possono continuare a scherzare col fuoco, anche se ancora per poco.
Ma i responsabili vanno cercati nelle Istituzioni, in primis in quella sinistra che ha chiuso gli occhi per anni, mentre l’istigazione all’odio montava.
Ha ragione Grasso, ma cosa ha fatto la sinistra per assicurare il rispetto della legge Mancino in questi anni?
Cosa ha fatto Renzi, oltre che barcamenarsi?
Chi governa deve assumersi responsabilità , anche scomode.
Chi rappresenta lo Stato, vale per forze dell’ordine e magistratura, deve perseguire i reati, non minimizzarli o chiudere gli occhi.
Soprattutto di fronte a una scientifica e programmata propaganda all’odio che mina le fondamenta del vivere civile, ha il dovere di intervenire con le leggi vigenti e persino con leggi speciali, se necessarie.
Non c’entra una mazza l’antifascismo, ci sono tanti “fascisti” che non sono mai stati razzisti, ci sono tanti elettori di destra sociale o liberale, laici o cattolici, tradizionalisti o modernisti, che non sono razzisti, fatevene una ragione.
Come esistono invece tanti razzisti elettori di sinistra.
Quei quattro cialtroni che fanno i fasci da avanspettacolo per qualche poltrona a pagamento non hanno avuto seguito per anni (vogliamo andare a vedere le percentuali che raccoglievano?) fino a quando qualcuno non ha aperto loro le porte dei media, delle Tv commerciali e di Stato, per costruire teatrini di provincia con quattro borghesi di merda che hanno paura che gli frughino nel materasso di casa dove nascondono alla Guardia di Finanza le banconote frutto della loro evasione fiscale.
Gli avessero aperto altre porte, quelle di San Vittore, a tempo debito, non esisterebbero, se non per il numero di matricola durante l’ora d’aria.
Macerata è solo l’inizio, i cattivi maestri hanno prodotto i frutti maturati negli anni grazie alla indifferenza e alla sottovalutazione dello Stato.
Luca Traini non è uno psicopatico, è uno sfigato che qualcuno ha “pompato” perchè diventasse braccio armato di qualcosa più grande di lui, un poveretto che pensa così di sentirsi importante, che fa il saluto romano come una macchietta del Bagaglino, uno che riesce a farsi persino cacciare dalla palestra “per troppi saluti romani”.
E naturalmente trova un ex comunista padano che lo candida a Corridonia.
Macerata è solo l’inizio, perchè sparare nel mucchio è facile per tutti, non solo per una parte.
Gli anni di piombo, per chi li ha vissuti, insegnano: odio chiama odio.
E neanche chi l’ha scatenato vivrà più giorni tranquilli perchè ognuno “ripristinerà ” la legalità secondo il proprio sentire.
E’ quello che accade quando lo Stato non c’è , avendo abdicato al proprio ruolo.
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Febbraio 3rd, 2018 Riccardo Fucile
ROTTI I FINTI RITI DELLA POLITICA CHE ISTIGA ALL’ODIO
Era solo questione di tempo e il tempo è arrivato.
Un crimine all’americana, dell’America di oggi, un raid razzista fatto sparando in giro per le strade della città , una tentata strage nutrita di odio razziale e di rabbia, una generica vendetta diretta non a questo o a quel colpevole ma a una razza, a un colore, a tutto ciò che non siamo noi.
Stavolta però non d’America si è trattato ma della provincia italiana, la provincia tranquilla, una volta luogo di certezze e solidità contrapposte alle nevrosi e violenze della città .
Provincia oggi raggiunta e travolta, anch’essa, dall’onda lunga dell’ansia italiana. Inatteso ed estremo risveglio del Paese tutto davanti a quelle molteplici firme identitarie: saluto fascista, bandiera tricolore sulle spalle, e quel “Viva l’Italia”.
L’Italia, sì, è stata chiamata in causa tutta — e davvero siamo arrivati a questo, siamo diventati questo?
A Macerata un limite è stato attraversato, una barriera è stata rotta.
Dagli slogan violenti è stata generata vera violenza. Una affermazione banale, eppure sempre negata, dalla leggerezza e dalla irresponsabilità di un dibattito politico che detesta e disprezza come buonismo gli inviti al rispetto, che boccia come evirato ogni tentativo di ragionare invece che inveire, una cultura tornata in voga perchè usa le parole come sostituto delle pallottole — per ferire l’anima, per sminuire la dignità altrui, e per soddisfare ego sminuiti gonfiandoli di finta superiorità .
E se pensate che sto pensando a Salvini e alla estrema destra, ebbene sì: è proprio a loro che sto pensando.
Penso a tutte le colonne di stampa che grondano parolacce, volgarità , battute e tanti, tanti incitamenti a reagire, colpire.
Fino a divenire l’inno — e abbiamo visto anche questo — alla reazione individuale contro il mondo, armi in mano e resistenza al “nemico” nel cuore.
Diritto alla difesa, viene chiamato, anche se dovrebbe più spesso definirsi diritto all’offesa.
Macerata è oggi al centro di una orribile storia: una ragazza diciottenne, scappata da una comunità di recupero dalla droga, forse uccisa forse morta per overdose e poi fatta a pezzi .
La politica tutta ha l’obbligo di pensare alla sicurezza del paese. Ma la risposta a tutto questo, ai tanti errori non possono portare certo all’odio, allo scontro, alla giustizia individuale, alla strage pianificata.
E quando vi si arriva, siamo molto vicini, come si diceva, a entrare in un territorio tutto nuovo, da cui sarà molto difficile tornare.
Peccato che Salvini non abbia colto che anche per lui, soprattutto per lui, oggi era arrivato il momento di non attraversare il limite, di porre un argine alla follia attraverso una netta presa di distanza.
Di dire parole di cautela e avviare un dialogo e una riflessione con il suo popolo. Non l’ha fatto. E non è stato un errore, il suo.
È evidentemente una convinzione: perchè questa è l’Italia che Salvini vuole, evidentemente.
Per la politica italiana questo è stato un giorno in cui la verità sui rischi che corre il Paese ha fatto irruzione nei riti sempre finti della campagna elettorale.
Le conseguenze di questo scossone si possono avvertire fin da ora: l’episodio crea scompiglio nella coalizione della destra, obbliga la sinistra a ripensare un po’ alle proprie divisioni interne, e mette sotto pressione il Movimento 5 Stelle che come sempre preferisce rimanere nel vago, come già è successo, quando avvengono storie scomode.
Sempre che la verità la si voglia ascoltare.
(da “Huffingtonpost”)
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Febbraio 3rd, 2018 Riccardo Fucile
LA SORELLA DI CALDORO: “LA SUA CANDIDATURA E’ UN INSULTO A TUTTE LE DONNE”… I RETROSCENA DEL BLITZ
Una Fascina di misteri. Con la maiuscola chè Fascina è il cognome di Marta, nemmeno trentenne che si ritrova già eletta alla Camera sotto le gloriose insegne di Forza Italia.
Un seggio sicuro perchè alla sconosciuta Fascina è stato riservato — all’ultimo momento utile per la compilazione delle liste — un trattamento da big: nientedimeno che un secondo posto e un terzo posto nei collegi plurinominali di Napoli sud e Napoli nord.
E così grazie al gioco delle opzioni, a Napoli nord capolista è Mara Carfagna già blindata in altri collegi del proporzionale, lady Marta dei misteri varcherà la soglia di Montecitorio, nel prossimo marzo
Fascina, chi è costei?
L’interrogativo da due giorni è il giallo infernale che tortura colonnelli e peones del partitone azzurro.
Una trama resa ancora più intricata dal primo indizio divulgato. Un depistaggio, in realtà . A quanti infatti gli hanno chiesto lumi in merito, il coordinatore regionale campano di FI, l’imputato Domenico De Siano, sodale di Luigi Cesaro, ha risposto così: “Non la conosciamo neanche noi, ha chiamato Galliani e ha chiesto di farla eleggere”.
Sì, l’ex ad del Milan e futuro senatore. A quel punto sono state sparse altre briciole maliziose da seguire: Fascina è di Portici, la città di Noemi Letizia — ossia l’inizio della fine dell’ex Cavaliere a luci rosse — e lavora all’ufficio stampa del Milan venduto ai cinesi di Li Yonghong.
Dov’è la verità ? Partiamo dunque dagli ambienti berlusconiani del Milan.
Prima notizia: “Galliani e Fascina? Ma non l’ha mai conosciuta, la ragazza fa parte dell’accordo tra Berlusconi e i cinesi. Lei lavora lì su input diretto di Arcore, della cerchia stretta del presidente”.
Altro che Galliani quindi. Fascina è espressione diretta di Arcore.
Due i sospettati: lo stesso B., ovviamente, e la sua fidanzata Francesca Pascale, corregionale della bella “Marta”.
Stavolta a parlare è una fonte forzista che ha seguito tutto il tormentato dossier delle candidature per le elezioni politiche.
“Per mettere Fascina è stato fatto un blitz all’ultimo momento da Licia Ronzulli, è lei che materialmente l’ha inserita”.
Ronzulli alias la nuova custode dell’agenda berlusconiana dopo i fasti tragici del cerchio magico di Mariarosaria Rossi.
Altro dettaglio: Ronzulli, da “segretaria” di Berlusconi, ha preso parte alla trattativa estenuante per la cessione del Milan ai cinesi. Il Fatto ha interpellato pure Fabio Guadagnini, attuale capo della comunicazione rossonera, ma non ha risposto.
La manina di Ronzulli conferma quindi la pista che porta ad Arcore. E qui, nella nostra ricerca, c’è un altro episodio da rivelare, quello decisivo.
E che risale a domenica scorsa, di pomeriggio. Berlusconi ha già avuto il “malore” da affaticamento che lo costringe a disertare vari impegni tv. Per evitare la calca dei questuanti che affolla Arcore per le liste decide di trasferirsi a Villa Giambelli, a Rogoredo di Casatenovo (Lecco), dove alloggia la fidanzata Pascale.
Ed è qui che domenica pomeriggio arrivano il già citato De Siano e Luigi Cesaro.
È il momento in cui viene impartita la direttiva di candidare Fascina. Affiorano altre voci: “Francesca Pascale e Marta hanno fatto le vacanze in Sicilia”; “Fascina è tornata a frequentare a Arcore dopo esserne stata cacciata da Mariarosaria Rossi”.
In ogni caso, la candidatura viene decisa da B. e Francesca e poi intestata all’ignaro Galliani?
Perchè? Scrive su Facebook Alessandra Caldoro, sorella di Stefano ex governatore azzurro della Campania: “La candidatura di Marta Fascina in posizione blindata è un insulto a tutte le donne che fanno politica e non solo a quelle che fanno politica. È un insulto a tutte le donne. Mara Carfagna, ex ministro alle Pari opportunità , avrebbe dovuto opporsi. Mara Carfagna… già ”.
(da “il Fatto Quotidiano”)
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