Febbraio 2nd, 2018 Riccardo Fucile
NEL PROGRAMMA DEL PD SPICCANO GLI 80 EURO CHE ORA SI MOLTIPLICANO PER OGNI FIGLIO SOTTO I 18 ANNI (COSTO 9 MILIARDI)
Per il futuro, uno dei simboli dei mille giorni che furono. 
“Allargheremo la platea degli 80 euro alle famiglie per tutti i figli al di sotto i 18 anni”.
A Bologna, una volta cuore rosso e ora teatro, a sinistra, di una sfida fratricida, Matteo Renzi presenta il programma e ricomincia da sè.
Per lanciare i cento punti della campagna elettorale del Partito democratico eccolo tornare sulla misura principale dei suoi anni di governo: gli 80 euro. Tra le proposte su cui i Dem batteranno il territorio in cerca di consenso, c’è infatti un deciso allargamento della platea di chi vedrà aumentare il proprio netto in busta paga.
Nelle quarantuno pagine della versione integrale delle proposte del Pd, a pagina 8 l’idea di una “misura fiscale unica che preveda 240 euro di detrazione Irpef mensile per i figli a carico fino a 18 anni e 80 euro per i figli fino a 26 anni. Per tutti i tipi di lavoro e per tutte le fasce di reddito, da zero fino a 100 mila euro all’anno”.
In poche parole, circa 80 euro per ogni figlio minorenne in nuclei familiari che non superino i 100mila euro di reddito all’anno. Una platea molto vasta, per un costo totale che si aggira intorno ai 9 miliardi l’anno.
Il tentativo è chiaro: partire da quanto fatto negli anni di governo per provare a spostare l’asticella più in là .
Ecco così che la versione breve del programma consta di 100 brevi righe divise in due. Da un lato “abbiamo fatto”, dall’altro “vogliamo fare”. Cercando così di creare la narrazione di un partito che, a differenza degli altri, si è già cimentato con l’esperienza di governo e ha incassato risultati oggi da rivendicare.
Non è un caso che proprio dagli 80 euro si riparta. Perchè è sì stata la misura più divisiva tra il Renzi premier e le opposizioni, ma allo stesso tempo è quella che più è entrata nell’immaginario collettivo come un risultato concreto, direttamente percepibile in busta paga.
Davanti allo stato maggiore del Pd bolognese, la corsa di Matteo riparte da dove si era interrotta. Ieri i mille giorni, oggi i cento punti.
Sfidando gli avversari proprio laddove hanno mostrato il fianco. Sia Luigi Di Maio, sia Matteo Salvini, che sul fronte sovranista costituiscono i principali bersagli della propaganda renziana, nelle scorse settimane hanno ammesso: se andremo al governo non aboliremo gli 80 euro.
Colpire il punto debole dell’avversario, valorizzare la propria esperienza come l’unica in grado di cimentarsi concretamente con la gestione della cosa pubblica. La sfida di Renzi sta qui, in una rincorsa che, sondaggi alla mano, lo vede ancora in affanno rispetto al centrodestra e al Movimento 5 stelle.
La narrazione è tutta piegata sulle skill della credibilità contro la cialtroneria. Dietro al segretario campeggiano tre parole: “Credibile, sostenibile, realizzabile”.
Nello slogan il raffronto diventa evidente: “Non promettiamo il paese dei balocchi”.
L’ex premier parla all’inizio e alla fine, lasciando spazio al coordinatore dei 100 punti, Tommaso Nannicini, e a vari candidati che si susseguono nella presentazione delle singole proposte.
Tira frecciate al Movimento 5 stelle (“Il reddito di cittadinanza è un incentivo a licenziare”), a Silvio Berlusconi (“Mi chiedo perchè fare la flat tax, un provvedimento che abbassa le tasse solo ai miliardari”) a chi, dall’interno, lo critica sulle liste (“Il Pd vince se avrà la forza di affrontare questi temi e smetterà di discutere al proprio interno”).
Propone una riduzione di quattro punti del cuneo fiscale — dal 33% al 29% – “uno strumento triennale di 400 euro al mese per ogni figlio fino ai 3 anni”, per nido o baby sitter.
C’è ovviamente lo ius soli, grande obiettivo fallito dell’ultima legislatura, e “la parità di genere, in particolare nelle retribuzioni su cui troppo spesso esiste un divario ingiustificato”.
Parziale marcia indietro sul canone Rai. Scompare l’idea di abolirlo completamente come ventilato nelle scorse settimane, per far posto a un “ulteriore abbassamento”, riservando l’azzeramento alle sole fasce “meno abbienti” della popolazione.
Poi ci sono gli impegni. Ambiziosi. Portare la disoccupazione da portare al 9% (al 20% quella giovanile), riportare il rapporto deficit/Pil al 100% in dieci anni, arrivare a livelli di crescita superiori al 2%.
La politica dei piccoli passi, la definisce Renzi, da contrapporre alle “promesse mirabolanti” dei competitor del Pd. Il paragone che offre il segretario è quello di una celebre pubblicità degli anni Ottanta.
Nello spot – quello di una marca di televisori – un uomo con gli occhiali da sole spiega: “Avremmo potuto stupirvi con effetti speciali e colori ultra vivaci, ma noi siamo scienza non fantascienza”.
Un messaggio calibrato al millimetro: la scienza di chi ha governato, la fantascienza di chi ha solo urlato.
Per capire se sia anche centrato, non resta che aspettare il 5 marzo.
(da “Huffingtonpost”)
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Febbraio 2nd, 2018 Riccardo Fucile
SPERAVA IN UNA CONTESTAZIONE, INVECE VIENE ACCOLTO CON EDUCAZIONE DAI BAMBINI: “NON AVERE PAURA DI NOI”… E NON GLI RIESCE NEANCHE A FARE UN SELFIE CON IL TOPO
Prima una passeggiata tra le persone che vivono nel campo, con un crescente fastidio. Poi il tentativo di fotografare un topo di grandi dimensioni.
Non è stato un incontro di piacere quello che ha portato ieri Matteo Salvini, leader della Lega, al campo rom di via Germagnano a Torino.“
Il numero 1 del carroccio viene accolto da un gruppo di donne e bambini che vivono nel campo e che rivolgono a Salvini un invito a “non avere paura, noi siamo umani come voi”.
Salvini prima accenna a un “no no, non ho… paura”, poi però infastidito dalla calma alza la voce e chiede di fargli spazio, aiutato da un rappresentante della comunità rom, che gli dice di essere del campo di Padova per il quale la Lega aveva chiesto “ruspa, ruspa”
Successivamente, l’attenzione di Salvini si rivolge a un topo che si aggira tra i rifiuti. “Quelo è grosso come un coniglio, non un topo” e cerca di fotografare il roditore. Ma la calca dei giornalisti intorno a lui fa scappare il topo.
Salvini è poi tornato sulla questione degli sconti al Museo Egizio per i visitatori di lingua araba, vicenda che aveva portato il suo assistente al parlamento europeo a pubblicare un video di protesta su Facebook in cui se la prendeva con il centralino del Museo Egizio. Un video rivelatosi un falso, e su cui pende la denuncia del museo.
“Sono razzisti con gli italiani” chiude il discorso Salvini: sul video tarocco del suo compagno di merende alla guida dei giovani padani e futuro parlamentare non ha nulla da dire.
(da agenzie)
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Febbraio 2nd, 2018 Riccardo Fucile
NELLE COMPOSIZIONE DELLE LISTE DELLA LEGA, I CANDIDATI INDICATI DAL MSN NON HANNO OTTENUTO POSTI DI RILIEVO, COME ERA PREVEDIBILE… E’ IL DESTINO DELLE “RUOTE DI SCORTA”
“Caro Alemanno, grazie per questa bella avventura del Movimento Nazionale per la sovranità .
Abbiamo deciso di sostenere la Lega di Salvini e ho condiviso la scelta, anche perchè non mi interessa la conta reducistica degli ex An candidati – li rappresenta con dignità anche Fratelli d’Italia e in numero cospicuo – ma sapere quanti in questo Paese sono interessati ad un autentico progetto sovranista. Torno a scrivere senza più bisogno di impegnare la presidenza del tuo partito, di cui puoi disporre tranquillamente”.
Con queste righe Francesco Storace dichiara chiusa la sua esperienza con il Mns, nato come Azione Nazionale in contrasto con Fdi e approdato a fare da ruota di scorta della Lega in cerca di appoggi al Centrosud.
L’accusa di Storace è sintetizzabile nel concetto “Alemanno ha sistemato in posizioni subordinate con curiose “trattative” via WhatsApp un po’ di gente proveniente da Azione Nazionale. Sono schifato dal mercato e dal disprezzo verso chi la politica l’ha vissuta con passione”.
E ancora: “Mns non è riuscito ad incidere e non è il massimo della vita rimanere alla presidenza di un movimento costretto a battagliare per l’eternità con Giorgia Meloni. Grazie a Dio nella vita si può fare di meglio.”
Gianni Alemanno ha replicato:”Purtroppo la fase di definizione delle liste è stata particolarmente convulsa e caotica, sono molti i delusi e li capisco. Ma purtroppo questa vicenda delle candidature ha fatto tanti morti e feriti in tutte le liste elettorali, sono responsabilità che mi assumo tutte. Saranno gli organi del Movimento a giudicare sul mio operato, ma dopo le elezioni. Ora la nostra priorità è quella di far vincere il centrodestra e, al suo interno, la Lega di Salvini”.
La morale: Storace si è dimesso dall’officina leghista, Alemanno resta ancora a stendere il grasso sui giunti, non si sa mai che ci esca un’auto di seconda mano.
(da agenzie)
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Febbraio 2nd, 2018 Riccardo Fucile
LA CANDIDATURA IMPOSTA AD AVERSA DI PINA CASTIELLO ALL’ORIGINE DELLA RIVOLTA DI TUTTO IL CENTRODESTRA
La candidatura nel collegio di Aversa, in quota Lega, dell’onorevole Pina Castiello, deputata di Alleanza Nazionale prima, del Popolo delle libertà poi, approdata nelle file di Noi con Salvini costola centromeridionale della Lega Nord continua a provocare divisioni e spaccature
Una scelta, quella dell’esponente leghista non particolarmente gradita a dirigenti degli altri partiti che compongono il centro destra nell’agro aversano, Forza Italia e Fratelli d’Italia, in primis ma sopratutto ai cittadini che dovrebbero votare il solito nome calato dall’alto
Una scelta che mortifica la locale classe dirigente del centro destra che nell’agro aversano ha diversi esponenti competenti e radicati nel territorio come per esempio Gimmy Cangiano, consigliere nazionale di Fratelli d’Italia, il più votato della lista alle scorse elezioni regionali con 6722 voti di preferenza o anche lo stesso presidente della provincia di Caserta, Giorgio Magliocca
Una scelta che ha provocato malumori anche tra i leghisti di Terra di lavoro.
Infatti, alla vigilia della presentazione delle liste, nella sede del comitato provinciale di Noi con Salvini c’è stato un vero e proprio terremoto politico.
Il coordinatore provinciale Dott Enrico Trapassi, l’intero comitato provinciale hanno rassegnato le dimissioni dal partito di Matteo Salvini e contestualmente hanno dato vita ad un nuovo movimento civico denominato Azione e Partecipazione.
Nella prima conferenza stampa, fatta in occasione della presentazione di Noi con Salvini, in provincia di Caserta, ricorda Trapassi, dissi che questo partito sarebbe stato fatto dalla gente e non dagli apparati e non avremmo mai partecipato a qualcosa che diventasse solo una organizzazione elettorale. In assoluta coerenza, precisa Trapassi, con questa posizione e con l’agire che ci ha caratterizzato in questi anni, ancora pochi giorni fa il nostro gruppo dirigente ha scritto un documento , inviato ai vertici del partito, in cui si e’ ribadito che tutto ciò passava anche per la condivisione di scelte relative alle candidature , che non potevano perdere di vista criteri di merito e di territorialità .
Poichè non riteniamo che ,precisa Trapassi, ancor pi che in un momento politico come quello che stiamo attraversando , si possa annunciare un cambiamento senza testimoniarlo davvero, e poiche ‘ non intendiamo accodarci a logiche che ci sono estranee e contro le quali abbiamo sempre combattuto, pensiamo che l’unico atto possibile siano le dimissioni complete di tutta la classe dirigente del partito.Questo rappresenta per noi un atto doveroso ed imprescindibile per cio’ che vogliamo continuare a fare per il nostro territorio”.
(da “fascinazione”)
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Febbraio 2nd, 2018 Riccardo Fucile
SALVINI NON HA MANTENUTO GLI IMPEGNI, NELLE LISTE ESCLUSI GLI ESPONENTI LOCALI DEL MOVIMENTO PER LA SOVRANITA’
Non sono giorni facili per il Movimento nazionale per la sovranità , movimento politico nato poco
più di un anno fa, dall’unione di due distinti movimenti, la Destra del senatore Francesco Storace ed Azione Nazionale dell’ex sindaco di Roma nonchè leader della destra sociale in Alleanza Nazionale prima, nel Popolo delle libertà poi, Gianni Alemanno
Una forza politica, radicata per lo più nel mezzogiorno d’Italia, che in virtù di un accordo nazionale firmato con la Lega sostiene le ambizioni di Matteo Salvini premier.
In virtù di quest’accordo nelle liste della Lega ci sarebbe dovuti essere anche uomini e donne del Movimento nazionale per la sovranità ed invece sia a Napoli che a Salerno di candidati sovranisti nemmeno l’ombra, ad Avellino un solo candidato nel plurinominale al numero 4 alcuni candidati nelle altre due provincie ma si tratti di candidati di bandiera.
Per questo motivo, a conclusione del direttivo regionale campano del Movimento nazionale per la sovranità , il segretario regionale Salvatore Ronghi ha deciso, insieme alla stragrande maggioranza dei dirigenti di non votare Lega e di dimettersi dal movimento.
D’altronde come scriveva anche sulla sua pagina Facebook Salvatore Ronghi una scelta di tipo territoriale l’aveva già fatta affermando: tra amici napoletani e quelli romani, scelgo i napoletani e perciò non voto Salvini e lascio il Mns.
Scelta che seguiva all’applauso sportivo fatto al movimento politico Casa Pound Italia per la presentazione dei liste in tutta Italia, isole comprese.
(da “fascinazione”)
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Febbraio 2nd, 2018 Riccardo Fucile
SENZATETTO A ROMA, GIA’ CINQUE LE VITTIME DEL FREDDO….PER LA CARITAS A ROMA SONO 16.000 … MA DOVE SONO QUELLI DEL “PRIMA GLI ITALIANI”?
Ogni notte il grande portone della chiesa di San Callisto viene scosso dai colpi. «Bussano», dice una voce dalla sagrestia. Fuori, avvolti in giacche troppo leggere e con lo sguardo stanco, i senzatetto chiedono un riparo dall’inverno della Capitale.
Non una questione di comodità , ma di sopravvivenza. Perchè si può ancora morire di freddo, a Roma, nel 2018. Cinque clochard non sono sopravvissuti alle rare ondate di gelo di queste settimane. Sei, lo scorso anno.
Ai piedi dell’altare della piccola chiesa di Trastevere, tra gli angeli dipinti da Bernini e le luci fioche delle stufe elettriche, i volontari della comunità di Sant’Egidio hanno preparato con cura le brandine e steso le coperte di lana. «Qui possiamo ospitare circa quaranta persone», dice Augusto, che è professore di storia all’università La Sapienza «ma soprattutto – sottolinea – volontario dal 1974».
Non sempre, però, c’è spazio a sufficienza. «Ma come possiamo dire a qualcuno di andare via? Ci arrangiamo, con qualche sacco a pelo per la notte steso a terra. L’importante è offrire un riparo».
I posti letto non bastano, tanto nella piccola chiesa trasteverina come nel resto di Roma. L’Istat ci dice che in tutto, tra le baracche di fortuna e la strada, sono almeno ottomila i clochard della Capitale. La Caritas raddoppia e arriva a sedicimila.
Fantasmi, dunque, che sfuggono alle volontà della matematica contabile. Eppure, sono numeri che diventano pesanti quando raffrontati ai dati del “Piano Freddo” del Campidoglio. Approvato dalla giunta Raggi e partito a dicembre, ha aumentato le disponibilità rispetto all’anno scorso, arrivando a offrire circa tremila posti letto divisi tra le associazioni di volontariato, la sala operativa sociale del Comune e i centri Sprar dove vengono accolti i migranti.
Secondo i dati dell’Istat, quindi, restano almeno cinquemila senzatetto esclusi dal “Piano Freddo”. Nella peggiore delle ipotesi, prendendo per buoni i dati della Caritas, si arriverebbe a tredicimila.
Il primo problema è nato con il bando di gara dello scorso settembre, con cui il Comune ha chiesto al mondo del volontariato quali ricoveri notturni potessero offrire.
I criteri del bando, però, erano troppo stringenti e non tutte le associazioni hanno potuto partecipare.
«Basta pensare che in questa chiesa non ci sono nemmeno i servizi igienici – sospira Augusto – Abbiamo dovuto chiedere dei bagni chimici da montare all’esterno».
E infatti la chiesa di San Callisto è rimasta esclusa dalla graduatoria e, di conseguenza, anche dai fondi (1 milione di euro) messi a disposizione dal Comune.
Un problema riconosciuto dalla stessa amministrazione, che nei successivi bandi ha «allargato le maglie», cercando di evitare l’estremo opposto: un’accoglienza senza regole, da cui potessero nascere soluzioni poco dignitose.
«Anche quando c’è posto, però, non sempre i senzatetto desiderano venire con noi. A volte preferiscono la strada», spiega Stefania, operatrice della Caritas che lavora in una delle realtà più grandi di Roma, il ricovero notturno di Don Luigi Di Liegro, al piano terra dell’immenso edificio della stazione Termini.
Lì sono 15 gli operatori e centinaia i volontari, divisi tra mensa e accoglienza notturna, al servizio degli ospiti che possono oscillare tra le 300 e le 400 persone. Ogni sera, poi, gli operatori escono in “ricognizione” per le strade di Roma in cerca di chi ha bisogno di aiuto.
Il primo contatto «avviene offrendo una doccia, una visita dal medico o un pasto caldo», spiega Stefania. «L’obiettivo è far rivivere una condizione di normalità , perchè il pericolo più grande, per i senzatetto, è abituarsi a vivere in strada».
Antonio e Nereo, con il loro cane Lilla, dormono da tempo sotto la pensilina di un palazzo di uffici e sono due vecchie conoscenze degli operatori Caritas.
«Io lavoro al mercato di piazza Alessandria, qui vicino», racconta Antonio, accento romano, mentre aggiusta il berretto di lana calcato sugli occhi. «Mi sveglio ogni mattina alla cinque e vado a dare una mano a scaricare la merce. Così mi guadagno la giornata, ma un affitto non me lo posso permettere».
Al suo fianco da tempo c’è Nereo, veneto, che mostra con orgoglio il suo colbacco. «Sembro russo? Ci ho lavorato a Mosca, in una grande azienda, prima che fallisse».
Da lì, l’inizio della sua vita in strada. «Ora però sono famoso: sono finito sui quotidiani, su Rai1 e anche in un servizio de Le Iene. Spesso mi dicono “Nereo, sei sul giornale” e io allora leggo, tanto di tempo ne ho».
(da “La Stampa”)
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Febbraio 2nd, 2018 Riccardo Fucile
GLI ITALIANI FAVOREVOLI ALLE LARGHE INTESE (45% CONTRO 37%)
Anche se i numeri dicono che è sempre più lontana, il sondaggio di SWG pubblicato oggi dal
Messaggero dice che l’ipotesi di una Grosse Koalition si fa largo nell’opinione pubblica.
I contrari si fermano al 37% degli elettori, mentre la maggioranza del Paese si suddivide tra quanti, il 45% (+ 4% rispetto a dicembre 2017), anche turandosi il naso appaiono favorevoli e quanti, il 18%, non hanno ancora assunto una posizione.
Tra gli elettori disponibili alle larghe intese ci sono la maggioranza di quelli di Forza Italia (54%) e addirittura l’80% di quelli che votano Partito Democratico: il numero è spiegabile soltanto ipotizzando che questi ultimi abbiano ormai metabolizzato la sconfitta che molto probabilmente arriverà il 4 marzo.
Anche il 34% degli elettori del MoVimento 5 Stelle si dice favorevole a un’ipotesi del genere, ma il sondaggio non sembra aver chiesto quali partiti dovrebbero costituire questa Grande Alleanza e se gli elettori a 5 Stelle pensano che delle Larghe Intese debbano far parte anche i grillini.
Per quanto riguarda le percentuali di partiti e coalizioni, il sondaggio SWG registra un calo di quasi un punto e mezzo percentuale del centrodestra, del quale sembrano responsabili i tre maggiori partiti che guidano la coalizione.
In crescita invece lo schieramento di centrosinistra di un punto percentuale, anche se sappiamo che per le caratteristiche del Rosatellum (un terzo maggioritario e due terzi proporzionale) difficilmente questa crescita porterà a una riscossa nei collegi, dove, sia alla Camera che al Senato, il Partito Democratico non se la passa benissimo.
Anche il MoVimento 5 Stelle cresce dal 26,7% al 28,4%, mentre Liberi e Uguali è in calo così come Potere al popolo e gli altri partiti in corsa raccolgono le briciole.
(da agenzie)
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Febbraio 2nd, 2018 Riccardo Fucile
SILVIO PRONTO A SCARICARE GLI ALLEATI IN CASO DI SCONFITTA
Berlusconi non ha un «Piano B»: vuole vincere e basta.
Alla radio, dove s’è fatto vivo per mostrarsi in salute, nega che ci sarà bisogno di larghe intese «con M5S o con altri».
Anche in privato, giurano i suoi, il Cav rifiuta di chiedersi che cosa succederebbe se la maggioranza assoluta nelle due Camere venisse mancata, di poco o di tanto.
Sondaggi alla mano, l’obiettivo gli sembra alla portata; per cui, fino al 4 marzo, l’ex premier fingerà di non udire quanto va dicendo Salvini sull’Europa, sulla Fornero, sui dazi e sui vaccini.
Non gli sembra questo il momento di litigare. Ma dal 5 marzo in avanti, se la vittoria dovesse sfuggire, l’atteggiamento cambierebbe da così a così.
A forza di «distinguo»
Chi conosce a fondo il personaggio, ne immagina l’amarezza, l’incapacità di farsene una ragione qualora la chance fosse gettata al vento. E dal momento che l’autocritica ad Arcore non è di casa, tra gli amici veri la previsione è una: Berlusconi ne darebbe l’intera colpa a Salvini. Ai suoi eccessi verbali. Ai continui «distinguo». A una competizione spinta parecchio oltre la fisiologica concorrenza imposta dal voto proporzionale. Prenderebbero corpo tutti i fantasmi, compreso quello secondo cui la Lega preferisce perdere vincendo, piuttosto che vincere le elezioni perdendo il «derby» con Forza Italia. Ciò che nel nome della realpolitik viene per ora tollerato, dopo un mancato trionfo verrebbe addebitato all’alleato leghista.
Sul quale penderebbe l’accusa di tradimento. E le «corna», si sa, sono giusta causa per un divorzio.
Fedeli in Parlamento
Nel caso di mancata vittoria, insomma, tanto Silvio quanto Matteo avrebbero parecchio da rinfacciarsi. Ciascuno si sentirebbe libero di restare insieme, o forse no. Entrerebbero in gioco mille variabili che nemmeno un computer quantistico potrebbe calcolare.
Di sicuro, Berlusconi non sarebbe oggi così nel vivo, a rischio delle coronarie, se non avesse in testa un traguardo, come sua abitudine, grandioso.
Forse un incarico mondiale, grazie all’amicizia con Putin. O magari presidente della Repubblica quando Mattarella scadrà , nel 2022. Se questo è veramente il sogno, dopo le urne Silvio vorrà restare centrale, determinante, indispensabile, riverito come un totem a destra e a sinistra.
Escluso che voglia legarsi mani e piedi a Salvini, restandone schiavo. Qualche precauzione Forza Italia sembra averla presa.
Basta dare un’occhiata alle liste «azzurre»: nomi illustri non ce ne sono, colpisce il grigiore. Ma chi ha seguito passo passo la gestazione, pilotata da Antonio Tajani e dall’avvocato Niccolò Ghedini, prevede che verranno eletti gruppi parlamentari perfettamente in linea col Capo, gente disposta a seguirlo in capo al mondo, di certo non subalterna a Salvini o a un ipotetico «partito del Nord».
Per molti candidati eletti coi voti della Lega, separarsi dopo il voto sarebbe un tormento; però tornare di corsa alle urne, dopo essere stati appena eletti e aver speso un occhio per la campagna, risulterebbe perfino peggio.
La gran parte sarebbe pronta a nuove avventure, con o senza Salvini.
Altro segnale di quanto bolle in pentola, anche se nessuno ne fornirà le prove: Pd e Forza Italia hanno adottato una sorta di desistenza in vari collegi nel Centro e nel Sud. Cedendo il passo al meglio piazzato, pur di non far vincere i Cinquestelle.
L’obiettivo è non farsi troppo male, con il retropensiero già orientato al «dopo».
(da “La Stampa”)
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Febbraio 2nd, 2018 Riccardo Fucile
LA SQUALLIDA DIRETTIVA AI 56 ASPIRANTI PARLAMENTARI: INVECE CHE CONFRONTARSI SUI PROGRAMMI DIFFAMARE GLI ALTRI
“Tirate fuori tutto il peggio sui candidati degli altri partiti”. Questo il ‘consiglio’ rivolto dall’addetto
alla comunicazione M5s in Veneto, Ferdinando Garavello, ai candidati pentastellati.
Come riporta il Gazzettino, l’area comunicazione ha chiesto a chi è in corsa per un posto in Parlamento e ai simpatizzanti di “trovare nefandezze e foto imbarazzanti” sugli avversari. Per Garavello, invece, si tratterebbe di “un’operazione trasparenza”.
La direttiva è arrivata ai 56 aspiranti deputati e senatori via chat: “In questa campagna elettorale faremo molta comunicazione negativa sui partiti e sui candidati che corrono in Veneto”, esordisce Garavello. Quindi, spiega, “ognuno di voi vada a cercarsi i diretti concorrenti (questo vale sia per l’uninominale che per il plurinominale) e tiri fuori tutto il peggio che si può tirar fuori”.
Nello specifico, l’addetto alla comunicazione, chiede di trovare “nefandezze, foto imbarazzanti, dichiarazioni” e “tutto quello che può servire a fare campagna negativa su di loro”.
Poi il saluto: “I nomi sono tutti pubblicati sui giornali. Buon divertimento”.
Il peggio di lui l’ha già dimostrato.
(da agenzie)
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