Febbraio 26th, 2018 Riccardo Fucile
ORNELLA BERTOROTTA AVREBBE ESERCITATO PRESSIONI PER OTTENERE LA ASSUNZIONE DI UNA GIOVANE DEL MOVIMENTO IN UNA COMUNITA’ DI RECUPERO
Tentata concussione: questa l’accusa che la Procura di Catania ipotizza nei confronti della senatrice del M5S Ornella Bertorotta, alla quale è stato notificato un avviso di conclusione indagine.
Alla parlamentare viene contestato di avere esercitato presunte pressioni per ottenere la assunzione di una giovane vicina al Movimento 5 Stelle in una comunità di recupero nel catanese e di avere utilizzato i suoi poteri ispettivi e di interrogazione nei confronti della struttura per condizionarne le scelte.
La Bertorotta ha ritirato la candidatura alle Parlamentarie del MoVimento 5 Stelle a causa dell’indagine.
La Bertorotta era quarta nel plurinominale proporzionale “Sicilia 2”, dietro, tra l’altro, Mario Giarrusso e Nunzia Catalfo. I vertici stavano pensando di candidarla all’uninominale.
Il caso di Catania era stato denunciato dal titolare della struttura di accoglienza; l’esponente grillina si è fatta anche interrogare nei giorni scorsi ma la procura diretta da Carmelo Zuccaro ha già notificato il provvedimento di chiusura delle indagini, che prelude alla richiesta di rinvio a giudizio.
Il provvedimento di conclusione indagini è stato firmato dal procuratore Carmelo Zuccaro, dall’aggiunto Sebastiano Ardita e dal sostituto Fabio Regolo.
A far scoppiare il caso fu il titolare della comunità per minori che opera a Mascali, nel catanese. Il gestore della struttura aveva poi inviato una lettera alla senatrice per replicare alle sue osservazioni. In un passaggio, scriveva pure che non c’era i requisiti per l’assunzione della giovane, che e’ una militante del Movimento cinque stelle di Mascali. La Bertorotta da parte sua ha sempre negato tutto.
(da “NextQuotidiano”)
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Febbraio 26th, 2018 Riccardo Fucile
CHIESTO UN RAPPORTO DETTAGLIATO PER VALUTARE RESPONSABILITA’
Quando a metà pomeriggio Trenitalia diffonde il bollettino dei treni cancellati, ecco che dal
dicastero dei Trasporti trapela la forte irritazione del ministro Graziano Delrio, descritto come “molto arrabbiato” dopo una giornata di passione a causa dei forti disagi che i viaggiatori e i pendolari si sono ritrovati a subire con l’arrivo della neve. La rete ferroviaria in tilt: ritardi fino a 7 ore, convogli bloccati a lungo sui binari, stazioni affollate. Attesa e rabbia, senso di impotenza e passo di lumaca.
In costante contatto dalle prime ore del mattino con i vertici delle aziende che viaggiano sui binari, da Fs a Italo, Delrio non ha nascosto che tutto ciò che è successo si sarebbe potuto evitare dal momento che l’allerta meteo era prevista da giorni e le aziende di trasporto avrebbero dovuto mettere in atto le “corrette azioni manutentive”. La rabbia, con il passare delle ore, arriva a tal punto che secondo quanto riferiscono fonti del Mit, il ministro chiede a Rete ferroviaria italiana “un dettagliato rapporto al fine di poter valutare eventuali responsabilità “.
Tutto ciò perchè la stragrande maggioranza dei treni è stata cancellata.
Primi fra tutti gli Intercity con destinazione Roma o con partenza dalla Capitale. Alle 17.20 le agenzie di stampa fanno il resoconto di una giornata di caos: Trenitalia ha cancellato il 20% dei treni a lunga percorrenza e il 70% di quelli regionali. Lo scotto più alto lo pagano, ancora una volta, i pendolari.
Delrio attacca. A sei giorni dal voto l’immagine di un’Italia prigioniera delle sue infrastrutture pesa.
Ma il destinatario della richiesta del ministro non ci sta a passare come il colpevole del black out.
I tre amministratori delegati di Rfi, Fs e Trenitalia – viene spiegato dal gruppo – risponderanno a Delrio, difendendo il lavoro messo in campo e sostenendo che “rispetto a quelle che erano le previsioni è stato fatto tutto quello che si doveva fare”. Di chi è, allora, la colpa dei disagi? Delle previsioni che si sono rivelate di fatto sbagliate.
Perchè il bollettino della Protezione civile, preso come base per l’offerta dei treni messa in campo oggi, aveva previsto una nevicata di minore durata e intensità . E invece – è la linea di Fs – la nevicata è durata di più e “in alcune tratte c’erano anche 50 centimetri di neve”.
Nel dettaglio, i vertici del gruppo replicheranno a Delrio sottolineando che la nevicata a Roma si è prolungata di tre ore rispetto alla previsione iniziale, determinando una situazione diversa rispetto a quella che ha fatto da base all’attivazione dei piani neve e gelo di Rfi e Trenitalia negli scorsi giorni. “È stato necessario rimodulare in corso d’opera le attività sia sul fronte del personale per le attività sulla rete ferroviaria sia l’offerta commerciale”, spiegano dal gruppo.
Altro elemento, sempre secondo Fs, che ha reso il caos ancora più frenetico: un treno Italo che si è bloccato sulla direttissima Roma-Firenze, nei pressi della stazione di Orte, in provincia di Viterbo. Paralisi per ore e possibilità di usare un solo binario, con la circolazione a senso alternato. Così i ritardi sono cresciuti, arrivando in alcuni casi a sfiorare le sette ore.
La rete ferroviaria non ha retto e non l’hanno fatto in particolare le scaldiglie, quei sistemi installati negli scambi ferroviari che permettono di sciogliere la neve.
La scaldiglia, viene spiegato, lavora fino a una certa quantità di neve: superata una certa soglia è necessaria una manutenzione straordinaria, di fatto l’intervento di un operaio che toglie l’accumulo di neve che si crea sia con la caduta della neve ma anche con il passaggio dei treni, che nel sottocassa trasportano neve e ghiaccio.
La giornata di passione delle ferrovie si accende nella rabbia dei passeggeri, ma anche nel rimpallo tra Delrio, il gruppo Fs, con tutti i suoi sottoinsiemi, e Italo. Per evitare una nuova odissea domani si viaggia a velocità molto ridotta: Rfi garantisce l’80% dei treni ad alta velocità e il 50% dei convogli del trasporto regionale nel Lazio. Livello 2 di una scala a tre gradini: l’ultimo step è la chiusura delle tratte ferroviarie.
(da “Huffingtonpost”)
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Febbraio 26th, 2018 Riccardo Fucile
TRENI CANCELLATI, RITARDI FINO A 7 ORE… NEL 2018 SI BLOCCANO ANCORA GLI SCAMBI PER UNA NEVICATA?
Il Frecciarossa 9603, diretto a Napoli centrale, è partito dalla stazione Termini di Roma alle 15.33, con un ritardo di 7 ore e 38 minuti. I passeggeri del treno 9518 hanno aspettato sulla banchina del binario 12 della stazione Tiburtina dalle 9.29 alle 15.30: dopo 6 ore sono saliti a bordo.
Nell’Italia paralizzata da Burian scoppia l’emergenza treni: ritardi fino a 7 ore (con una media di 150 minuti), 46 convogli (38 di Trenitalia, 8 di Italo) soppressi, 2 cancellati parzialmente.
I disagi più pesanti li pagano i pendolari, quelli che non viaggiano sull’alta velocità : Trenitalia ha cancellato il 20% dei treni a lunga percorrenza e il 70% dei convogli del traffico regionale. Tutti gli Intercity in partenza o con destinazione Roma Termini sono stati soppressi.
Roma è il centro dei disagi, ma da Nord a Sud la neve e il gelo hanno mandato la circolazione ferroviaria in tilt.
Sono le 7 quando Ferrovie dello Stato dirama un comunicato stampa per avvertire che la circolazione è “al momento fortemente rallentata, a tratti ferma, nel nodo di Roma, a causa delle precipitazioni nevose che stanno bloccando alcuni scambi nelle stazioni del nodo”. Tre ore dopo, i ritardi medi sono già di due ore.
Tra le 7 e le 10 la regolarità della circolazione è già compromessa. I treni alta velocità provenienti da Nord e in proseguimento verso Napoli fermano nella stazione di Roma Tiburtina e non a Roma Termini.
I collegamenti no stop del Leonardo express tra Roma Termini e l’aeroporto di Fiumicino vengono sospesi. Il traffico è fortemente rallentato anche su tutte le linee del Lazio che intrecciano Roma.
La situazione non cambia con il passare delle ore. Alle 13.30 una nuova nota di Fs: circolazione ferroviaria ancora fortemente rallentata nel nodo di Roma e “sulle linee che afferiscono alla Capitale”. Gli Intercity non reggono: cancellati i collegamenti da e per Roma.
Sui social partono le proteste dei viaggiatori.
La situazione è critica anche in Abruzzo. Corse cancellate e modificate sulle linee Pescara-Sulmona, Giulianova-Teramo, Ancona-Pescara, Terni-L’Aquila. Chiusa la linea Avezzano-Cassino. Alle 13.30 sono 18 i treni regionali cancellati sulla linea Pescara-Teramo, dodici sulla Pescara-Sulmona e quattro sulla Pescara-Ancona.
I ritardi dei treni iniziano ad accumularsi e alla stazione Termini scoppia il caos, con centinaia di persone che attendono informazioni.
Ci si mette anche un guasto ad un treno Italo sulla direttissima Roma-Firenze nei pressi di Orte, in provincia di Viterbo: si forma una lunga coda di convogli sia in direzione Nord che Sud perchè sulla linea diventa possibile usare solo un binario, con la circolazione a senso alternato. I ritardi di alcuni treni arrivano a sfiorare le 7 ore.
Rfi e Trenitalia spiegano che i piani neve e gelo sono stati attivati da ieri “per garantire la circolazione dei treni e ridurre gli eventuali disagi ai viaggiatori”.
Queste le azioni messe in campo da Rfi: presidiati con tecnici gli impianti nevralgici, con particolare attenzione ai nodi ferroviari urbani.
Per le linee ferroviarie è stato predisposto il piano di lubrificazione dei cavi elettrici e di corse raschiaghiaccio, per mantenere in efficienza i sistemi di alimentazione elettrica dei treni.
Nelle stazioni sono stati attivati sistemi di snevamento e riscaldamento degli scambi e sono stati approntati i mezzi spazzaneve per la pulizia dei binari nei punti nevralgici della rete.
Il Codacons attacca: “Si tratta – spiega il presidente Carlo Rienzi – di problemi del tutto ingiustificati dal momento che la neve era ampiamente prevista da giorni e le Ferrovie avrebbero dovuto adottare tutti gli accorgimenti utili per garantire la regolarità del servizio”.
Scatta la richiesta dei rimborsi. Trenitalia corre ai ripari e annuncia che chi ha rinunciato a viaggiare o chi è giunto a destinazione con un ritardo superiore alle tre ore sarà riconosciuto un rimborso integrale del biglietto. Italo sceglie di dare un indennizzo al 100% per ritardo superiore alle due ore o a chi ha rinunciato al viaggio.
Tra i passeggeri a bordo dei treni che viaggiano con forti ritardi c’è chi prova a prenderla con filosofia, come il ministro per i Beni culturali Dario Franceschini.
Non la penseranno di sicuro così i passeggeri dell’Intercity 794: oltre 29 ore per arrivare da Reggio Calabria a Torino. Il treno ha lasciato la stazione sullo stretto in perfetto orario, alle 21.35 di ieri sera. Le nevicate della notte hanno però fatto accumulare al convoglio 9 ore di ritardo: sarebbe dovuto arrivare a Torino Porta Nuova alle 16.40 ed invece al momento l’arrivo è previsto attorno all’1 e 40 di domani.
La maggior parte del ritardo è stato accumulato prima dell’arrivo nella nella Capitale: era previsto alle 6.34, ma è avvenuto alle 14.12.
(da “Huffingtonpost”)
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Febbraio 26th, 2018 Riccardo Fucile
IL GOVERNATORE SI SFOGA DOPO LA PUBBLICAZIONE, DA PARTE DI UN UTENTE LEGHISTA, DELLA FOTO TAROCCATA DELLA MANIFESTAZIONE DI MILANO IN CUI E’ STATO CANCELLATO LA SCRITTA “VIVA IL NORD” PER NON COMPROMETTERE IL VOTO AL SUD
«La gloriosa storia della Lega Nord non può finire così. E non finirà ». Sembra una promessa,
quella di Roberto Maroni.
Il governatore lombardo è sempre più lontano da Salvini e la riprova arriva quasi ogni giorno. L’episodio più recente è di questa mattina, quando ha dichiarato che «Antonio Tajani sarebbe un ottimo premier», in contrasto con il «Salvini premier» che compare in tutti i manifesti della Lega.
Ieri sera, poi, ha condiviso sul suo profilo Facebook la foto di un militante pugliese della Lega che sabato scorso era venuto a Milano per la manifestazione di piazza Duomo.
Un’immagine in cui tra la folla sventolava una bandiera con la scritta «Prima il Nord», il classico slogan padano prima della svolta nazionale salviniana. Sennonchè, la foto è stata poi ritoccata: e la bandiera con la scritta nordista è scomparsa (come segnalato dal canale Facebook Informazione democratica).
Maroni alla manifestazione di sabato non era andato, anche se era previsto addirittura un suo intervento dal palco.
E ora, ha condiviso il post messo online da Gianni Fava, assessore lombardo all’agricoltura e sfidante «padanista» di Salvini al congresso della Lega scorso maggio.
Che nel suo commento ha scritto: «Se questi sono i nuovi padroni della Lega prevedo tempi bui. Provo un profondo senso di vergogna nel vedere abbinato il nome della Lega a soggetti di questo tipo. Io continuerò a dire: Prima il Nord! Io però come tutti sanno non devo chiedere scusa. Io no!»
(da agenzie)
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Febbraio 26th, 2018 Riccardo Fucile
I LEONI DA TASTIERA QUANDO SI IPOTIZZANO DENUNCE SCAPPANO… MINNITI, EROE DELLA LEGALITA’, COSA ASPETTI A IDENTIFICARLI? CHE LA GENTE SI FACCIA GIUSTIZA DA SE’ ?
Cerca lavoro con un post su un gruppo Facebook, ma viene travolto dagli insulti degli utenti. È quanto accaduto, domenica 25 febbraio, a un cittadino senegalese residente a Galatina, in provincia di Lecce, colpevole di aver pubblicato la sua offerta di manodopera sul gruppo dal titolo “Cerco offro lavoro Lecce”.
Il post ha scatenato i soliti delinquenti razzisti del web. Offese a più riprese, a partire da quella di chi, nello stesso gruppo, ha scritto: “Mi serve uno che raccoglie banane, ho un’azienda agricola, cerco scimmie”.
Commento successivamente rimosso, con le scuse dell’autore.
Ma sufficiente a innescare un parapiglia di dure repliche, ulteriori offese e precisazioni. E l’onda lunga delle offese razziste si è fatta sentire ancora sui social network ma stavolta i “buonisti” si stanno incazzando e rispondono a tono.
Unico assente lo Stato che non provvede a identificare gli istigatori all’odio perseguibili in base alle leggi vigenti.
Solo un’ora più tardi, infatti, un altro utente ha pubblicato un’offerta di lavoro per la sua compagna originaria del Niger. Stesso gruppo, stessa offerta, ma con un avvertimento in più: “Niente insulti o commenti razzisti. In caso contrario – ha scritto Giuseppe Saponaro – gli insulti verranno fotografati e usati come prova in eventuali denunce”.
Da qui i commenti di altri internauti, come quello di una giovane donna: “Mi chiedo a cosa serva specificare”, ha precisato lei. Pronta la replica e gli ulteriori commenti. Come quello di un’altra donna: “Specificare è molto utile, data la scarsa civiltà e cultura in cui siamo abituati in certi casi”.
(da agenzie)
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Febbraio 26th, 2018 Riccardo Fucile
DOPO UN APPARTAMENTO A NAPOLI ORA TOCCA A UN BAR A CAVA DEI TIRRENI
E due. Salgono a due i casi di incendi sospetti contro i familiari dei giornalisti di Fanpage, la
testata web che sta pubblicando la videoinchiesta a puntate “Bloody Money” su rifiuti e tangenti che sta facendo tremare la politica campana.
Nella notte tra sabato e domenica un incendio probabilmente doloso ha semidistrutto un bar-edicola-tabaccheria in via Atenolfi a Cava dei Tirreni (Salerno).
L’attività è conosciuta come “bar Rosa”, ed è gestita da circa 25 anni dalla famiglia di Carmine Benincasa, uno dei reporter firmatari della videoinchiesta, il suo nome compare alla fine di ogni puntata tra quelli dei giornalisti che hanno collaborato al lavoro firmato da Sasha Biazzo.
I vigili del Fuoco hanno impiegato diverse ore per sedare il fuoco. Sull’episodio ora indagano i carabinieri di Nocera Inferiore. I militari stanno lavorando a una prima informativa da trasmettere alla Procura di Nocera Inferiore guidata da Antonio Centore.
Non si esclude nessuna pista, compresa quella della ritorsione a Fanpage e alle inchieste di Benincasa, anche alla luce di un dato: giovedì pomeriggio in via Sedile di Porto a Napoli un altro incendio doloso ha distrutto il ballatoio dell’appartamento al quinto piano dove vive la famiglia della cognata di Francesco Piccinini, il direttore di Fanpage.
Si tratta dell’unico indirizzo noto a Napoli riconducibile a Piccinini, che conduce una vita riservata.
A Napoli gli inquirenti avrebbero ritrovato tracce di un liquido infiammabile. Anche in quel caso le fiamme hanno causato danni abbastanza ingenti, fino a toccare parte degli interni della casa.
Coincidenze? Oppure c’è la regia di una mano ignota che vuole lanciare un “avvertimento” agli autori di “Bloody Money”?
Sono domande alle quali è presto per dare una risposta. Si aspettano gli esiti delle indagini e dei rilievi scientifici sui luoghi, a Cava dei Tirreni si spera nella presenta di telecamere in zona che aiutino a risalire ai presunti attentatori.
Il bar “Rosa” era chiuso da qualche giorno e questo forse ha agevolato il lavoro dei piromani. L’attività era ferma a causa di un contenzioso tra i gestori e la proprietà dell’immobile sull’importo dell’affitto, conclusosi da poco con una sentenza che condannava i proprietari a risarcire la famiglia Benincasa di circa 100.000 euro.
Si era poi in attesa della decisione del giudice sui tempi di prosecuzione del contratto.
Dalla redazione di Fanpage.it non filtrano dichiarazioni ufficiali, ma la loro preoccupazione è palpabile. La tempistica degli incendi è un dato che conduce verso la direzione indicata in una nota dal parlamentare di LeU, Peppe De Cristofaro: “Due coincidenze inquietanti, perchè immediatamente successive alle inchieste di Fanpage.it che hanno disvelato un sistema di connivenza affaristico-criminale. Nelle prossime ore — annuncia De Cristofaro — allerteremo il questore di Napoli, perchè bisogna tenere alta la guardia in vista delle elezioni di domenica prossima”.
(da “il Fatto Quotidiano”)
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Febbraio 26th, 2018 Riccardo Fucile
QUALCUNO LO AVVISI CHE IL SALE SI SPARGE PRIMA CHE CADA LA NEVE O DOPO IL PASSAGGIO DEGLI SPAZZANEVE
«Operativi al 100%». Al Comune di Roma vogliono evitare la figuraccia dell’amministrazione guidata da Gianni Alemanno. E per questo si erano presi per tempo: scuole chiuse, sindaca in Messico e mezzi spargisale in azione.
La precipitazione nevosa era stata ampiamente annunciata, quindi volendo ci sarebbe stato tutto il tempo per spargere il sale prima che iniziasse a cadere la neve. Evidentemente si è preferito fare diversamente.
Il consigliere comunale Paolo Ferrara, da sempre portavoce dei piccoli e grandi successi dell’amministrazione pentastellata, ha postato sui suoi canali social un video dove due eroici operai del Comune sono impegnati in un’impresa tanto faticosa quanto inutile.
Con già una decina di centimetri di neve a terra due uomini del servizio Lavori Pubblici sono dentro il cassone di un camioncino mentre spargono (o meglio lanciano) sale con la pala sulla strada.
Ferrara rivendica con orgoglio l’operato del Comune e ringrazia il lavoro di tutti coloro che “da questa notte lavorano per alleviare i disagi ai cittadini romani”.
Non serve essere nati in montagna o nel profondo Nord per sapere che quando ormai la neve si è posata è assolutamente inutile spargere il sale.
Materiale che non ha alcuna proprietà magica e che è utile se sparso per strada prima che inizi a nevicare. Il sale serve a ridurre la temperatura di congelamento di circa 5°, dunque grazie al sale il ghiaccio non si forma più a zero gradi, ma a temperature inferiori a -5°.
Con la strada già innevata spargere il sale è quasi del tutto inutile. A Roma evidentemente però non lo sanno e fanno uscire i mezzi “spargisale” operati a braccia quando ormai la neve si è posata copiosa.
Anche il metodo utilizzato non sembra poi così efficace. Buttare il sale con la pala non garantisce una distribuzione uniforme del sale su tutta la carreggiata ma solo in alcuni “spot”. Ammesso e non concesso che finisca effettivamente tutto sul manto stradale e non fuori dal ciglio della strada.
Altrove si utilizzano mezzi spargisale automatizzati che garantiscono minor fatica e un minor spreco di sale.
Probabilmente però la Capitale non si è dotata di mezzi del genere.
Ma il punto è che nella situazione inquadrata da Ferrara sarebbe stato più opportuno mandare fuori i mezzi spazzaneve per pulire davvero le strade invece che sperare nel sale magico sparso a forza di braccia.
Successivamente al passaggio dei mezzi spazzaneve è possibile passare a spargere il sale per evitare la formazione di ghiaccio sul manto stradale.
(da “NextQuotidiano”)
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Febbraio 26th, 2018 Riccardo Fucile
ERIK URSINO, IL FIGLIO DEL SEGRETARIO DI FORZA NUOVA PICCHIATO A PALERMO, FREQUENTA IL CENTRO SOCIALE ANOMALIA DI CUI FA PARTE UNO DEI PRESUNTI AUTORI DELL’AGGRESSIONE
Erik Ursino — il figlio di Massimo Ursino, l’esponente di Forza Nuova aggredito la scorsa
settimana a Palermo — frequenta i centri sociali e partecipa a manifestazioni con i gruppi studenteschi di sinistra.
A renderlo noto è il centro sociale Anomalia di Palermo che in un comunicato ha reso nota la ”frequentazione dello spazio e dei suoi militanti da parte di Erik Ursino”.
Erik Ursino è il primogenito di Massimo e da qualche giorno sui social circola una foto, scattata all’interno del centro sociale, di un gruppo di militanti dell’Anomalia tra i quali ci sarebbe proprio il figlio del forzanovista palermitano.
C’è poi una seconda foto dove Erik Ursino è accanto a a Carlo Mancuso, uno dei due militanti dei centri sociali fermati per l’aggressione al padre e successivamente scarcerati dal Gip.
In un’altra foto Erik Ursino è tra i partecipanti ad un corteo studentesco organizzato dai movimenti dei centri sociali.
I militanti erano al corrente dell’identità del padre di Erik: «Lo abbiamo accettato e accolto fra noi nonostante sapessimo chi fosse suo padre semplicemente perchè pensiamo che ognuno sia responsabile delle proprie azioni. Ciò che è unicamente importante è la condivisione delle idee. Se vuole essere dei nostri è, e continuerà ad essere, ben accetto».
Il centro sociale Anomalia mette così a tacere le voci che si stavano rincorrendo sui social network ma non rinuncia a sferrare un attacco al partito di cui Massimo Ursino è segretario provinciale.
Le immagini testimoniano — si legge nel comunicato di Anomalia — «come la stabilità della famiglia tradizionale, tanto decantata dal partito Forza Nuova, sia qui evidentemente minata dal conflitto generazionale, senza tener conto, peraltro, che lo stesso concetto di famiglia tradizionale vede delle crepe nella casa del segretario provinciale forzanovista essendo Erik figlio della prima moglie di Massimiliano Ursino da cui egli si è poi separato».
Giorgio Martinico, portavoce dell’Anomalia fa sapere che Erik Ursino ha partecipato ad alcune serate e a manifestazioni indette dal centro sociale senza alcun problema da parte degli attivisti “nonostante la genitorialità discutibile”.
È andato all’Anomalia in questi ultimi giorni?
«Di recente non lo abbiamo sentito — continua Martinico — non ho suoi contatti personali, ci siamo solo incrociati al centro sociale, aveva più rapporti con Carlo [Mancuso], ma non credo si siano parlati. Visto però che in tanti, anche di Forza Nuova, in tutta Italia dicono che noi siamo solo dei drogati violenti forse non sapevano che in quel momento lo stavano dicendo anche al figlio del loro capo e forse adesso dovranno rivedere qualche valutazione a riguardo»
(da “NextQuotidiano”)
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Febbraio 26th, 2018 Riccardo Fucile
L’ULTIMO DELIRANTE POST DI RICCARDO IACCARINO: “COMINCERO’ A UCCIDERVI TUTTI”
Adesso Twitter, dopo averlo più volte “sospeso”, gli ha staccato la spina: e così la pagina di Riccardo Iaccarino, candidato alla Camera con Forza Nuova a Palermo, non è più accessibile.
Troppo odio, troppa violenza, palate di razzismo che il candidato forzanovista ha riversato fino all’ultimo sui suoi “nemici”.
Un’escalation da tastiera iniziata dopo l’aggressione a Massimo Ursino, il segretario provinciale palermitano di Fn, e che è culminata nell’ultimo tweet prima del cartellino rosso del social network.
Con vere e proprie minacce di morte. Iaccarino l’ha destinato (22.36 del 20 febbraio) a dei militanti di Potere al Popolo, da lui assurdamente associati al pestaggio del camerata.
“Il problema lo avrete voi tutti… quando comincerò ad uccidervi uno ad uno”, ha minacciato. Poi ha continuto con insulti razzisti e volgari promettendo di “arrostire su appositi roghi le “t…e comuniste”
Il tweet è stato segnalato sia a Twitter sia alla polizia postale.
Da lì la decisione di chiudere la pagina di Iaccarino.
Candidato alla Camera da Roberto Fiore, il militante neofascista negli ultimi giorni aveva preso di mira altri utenti del social network: a Oiza, una ragazza di colore, ha scritto: “A me sembra ridicolo che tu, negra, parli italiano… e magari hai anche il passaporto italiano… e che stai in Italia… e che abbia diritto di parola verso dei biancbianchi… e che forse sei stata a letto con uomini bianchi… pensa un po’! Punti di vista”.
Il teppismo online di Iaccarino, che ha riguardato anche gli ebrei, non ha risparmiato nemmeno quegli utenti che visitando la sua pagina lo invitavano a darsi una calmata e a dare un taglio ai post razzisti, sessisti e antisemiti.
Lui ha tirato dritto con le sue crociate, che giorni fa hanno preso di mira anche la presidente della Camera, Laura Boldrini.
(da agenzie)
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