Maggio 26th, 2018 Riccardo Fucile
L’IMPATTO SU FAMIGLIE E IMPRESE POTREBBE ARRIVARE A 14 MILIARDI DI EURO
Quanto ci costa l’aumento dello spread?
Mentre la crescita del differenziale di rendimento tra i BTP e i bund si è fermata ieri a 204,8 dopo aver toccato i 217 (100 in più in un mese), ieri Moody’s ha cominciato ad avvertire che l’Italia è a rischio downgrade e il supporto della Banca d’Italia pesa sempre di meno con il QE agli sgoccioli, calato dal picco degli 80 miliardi mensili agli attuali 30 miliardi di tutti gli asset acquistati.
In questo quadro è necessario ricordare che il rating a livello d’investimento è un requisito irrinunciabile per usare i titoli di Stato come collaterale presso le operazioni di rifinanziamento della BCE.
Ma qual è la soglia di allarme? Dino Pesole sul Sole 24 Ore spiega:
Nel caso in cui — stima l’Ufficio Parlamentare di Bilancio — si verificasse uno shock di 100 punti base su tutta la curva dei rendimenti (a partire da gennaio 2018 e per tutto il periodo di previsione del Def, quindi fino al 2020), la spesa per interessi crescerebbe di circa 1,8 miliardi nel primo anno, 4,5 miliardi nel secondo e 6,6 miliardi nel 2020. Di conseguenza, il fabbisogno crescerebbe di 0,1, 0,3 e 0,4 punti di Pil.
Non è difficile prevedere quel che accadrebbe nel caso in cui lo spread crescesse di 200 punti base, e così via. Scenario da incubo se si ritornasse ai valori del 2011, con lo spread a 575 punti base.
A conclusioni non molto differenti perviene Carlo Cottarelli. Se per ogni punto percentuale (100 punti base) di aumento dei tassi si producesse un incremento di pari dimensione del costo medio di finanziamento per imprese e cittadini, si avrebbe ogni anno un costo aggiuntivo di 1,8-2,8 miliardi.
Nello scenario peggiore (spread di 500 punti base) l’impatto su famiglie e imprese sarebbe compreso tra 9,1 e 14,1 miliardi di euro di interessi aggiuntivi.
Quindi il rischio è che quando il governo si insedierà (se ci riuscirà ) anche le promesse elettorali dovranno fare i conti con gli interessi. E con l’oste.
(da “NextQuotidiano”)
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Maggio 26th, 2018 Riccardo Fucile
“IL PROGRAMMA DI GOVERNO PREVEDE MISURE DI SPESA COSTOSE SENZA CHE SIA INDICATO COME FINANZIARLE”… UN EVENTUALE DECLASSAMENTO GRAVERA’ SUI BILANCI FAMILIARI DEGLI ITALIANI
L’agenzia Moody’s ha messo sotto osservazione il rating dell’Italia ‘Baa2’ per un possibile
downgrade.
Nella sua analisi Moody’s mette in evidenza da una parte “il significativo rischio di un indebolimento materiale della forza di bilancio in Italia, dati i piani della nuova coalizione di governo”, dall’altra “il rischio che si blocchi ogni sforzo per le riforme strutturali e che le riforme attuate, come quella del sistema pensionistico del 2011, siano capovolte”.
Moody’s utilizzerà il periodo di revisione per valutare l’impatto della piattaforma di politica fiscale ed economica del nuovo governo sul profilo di credito dell’Italia, con particolare attenzione agli effetti sulle traiettorie del deficit e del debito nei prossimi anni.
La revisione consentirà inoltre a Moody’s di valutare ulteriormente se il nuovo governo intende continuare a perseguire riforme strutturali che promuovano la crescita, o al contrario di invertire riforme precedenti, come quella delle pensioni del 2011, nonchè altre iniziative di politica economica nei prossimi mesi che potrebbe avere un’incidenza sul potenziale di crescita del paese negli anni a venire”.
“Lungi dall’offrire la prospettiva di un ulteriore consolidamento fiscale — si legge in un passaggio chiave dell’analisi — il ‘contratto’ per il governo firmato” da M5S e Lega “include misure fiscali e di spesa potenzialmente costose, senza che vi siano proposte chiare sul come finanziarle”.
Per Moody’s “anche se alcune delle proposte originarie della coalizione sono state modificate nel testo finale, queste andando avanti portano lo stesso a una piu’ debole e non a una più forte posizione di bilancio”.
La revisione consentira’ a Moody’s, si legge ancora, “di fare chiarezza sui piani del nuovo governo e in particolare sulla portata degli impegni di bilancio e di spesa, soprattutto riguardo alle proposte di ‘flat tax’ e di ‘reddito di cittadinanza’, nonche’ alle fonti di copertura e alla tempistica per la loro attuazione.
Le parti hanno inoltre dichiarato la loro intenzione di evitare l’aumento dell’Iva per il prossimo anno, che comporterebbe — spiega l’analisi — un aumento delle entrate pari a circa lo 0,7% del Pil“.
Disavanzi di bilancio più elevati ostacolerebbero “qualsiasi riduzione dell’elevatissimo rapporto debito/Pil dell’Italia superiore al 130% del Pil”. Nell’ultima revisione l’agenzia di rating ha anche osservato che “le prospettive dell’Italia potrebbero essere stabilizzate con l’implementazione di un programma più ambizioso di riforme strutturali”, il che porterebbe a una crescita “più sostenuta” dell’economia italiana.
Viceversa, “l’incapacità di presentare un programma di riforme strutturali credibili” eserciterà “pressioni al ribasso” sul rating.
(da agenzie)
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Maggio 26th, 2018 Riccardo Fucile
MEDICI SENZA FRONTIERE DENUNCIA UN’ALTRA STRAGE DI PROFUGHI A MISURATA MENTRE CONTINUA IL REGOLAMENTO DI CONTI TRA LE BANDE DI CRIMINALI A CUI ABBIAMO APPALTATO IL RESPINGIMENTO DI ESSERI UMANI
Le milizie della «Brigata 301» hanno annunciato all’alba di aver circondato tutte le sedi del governo di accordo nazionale di Tripoli, controllate in precedenza dalla Guardia presidenziale.
Il ministero dell’Interno di Tripoli ha ribattuto che le sue Guardie sono ancora attive e che si occupano loro della sicurezza delle sedi delle istituzioni.
Secondo l’emittente emiratina Sky News Arabic – che di solito appoggia le posizioni del generale Khalifa Haftar – i ribelli hanno preso il controllo anche della sede della tv statale.
I miliziani apparterebbero a brigate dell’area di Tarhouna, da sempre fedele all’ex dittatore Muammar Gheddafi.
Il sospetto che si siano alleate con l’uomo forte della Cirenaica, Haftar, per tentare un colpo contro il governo di Fayez al-Serraj, l’unico riconosciuto dall’Onu e appoggiato da Italia, Stati Uniti e Gran Bretagna.
Intanto una nuova strage di migranti in Libia è stata denunciata dalla ong Medici senza frontiere. Almeno 15 sono stati uccisi e altri 25 sono rimasti feriti durante il tentativo di fuga da una prigione gestita da trafficanti a Bani Walid, a sud di Misurata. I feriti sono stati curati in un ospedale supportato dalla ong e secondo i sopravvissuti hanno raccontato il massacro.
Dove si trova la struttura
Un centinaio di migranti ha cercato di lasciare la struttura, “un lager”, nella notte tra mercoledì e giovedì. I trafficanti hanno aperto il fuoco sui fuggitivi. Almeno quaranta persone, la maggior parte donne, sono rimaste bloccate nel centro. L’Alto commissariato per i rifugiati ha confermato nel centro c’erano almeno 140 persone, provenienti da Eritrea, Etiopia e Somalia. Alcune persone erano detenute da tre anni.
I sopravvissuti sono stati trasferiti in una struttura di sicurezza a Bani Walid. La mattina seguente, il 24 maggio, sono stati trasferiti in centri di detenzioni a Tripoli. Le èquipe mediche di MSF a Tripoli stanno fornendo consultazioni mediche e 14 pazienti con gravi ferite da arma da fuoco e fratture multiple sono stati trasferiti in ospedale.
(da agenzie)
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Maggio 26th, 2018 Riccardo Fucile
OLTRE 1200 I GRUPPI DI ODIO RAZZISTA MONITORATI NEGLI USA, IL FENOMENO E’ ORMAI RADICATO ANCHE IN EUROPA… OVVIAMENTE L’ITALIA NON FA UNA MAZZA, IN ATTESA CHE LA GENTE SI DIFENDA DA SOLA DALLA FECCIA RAZZISTA
La storia inquietante ha per protagonista un ragazzo di 13 anni, che alla fermata dello scuolabus a
Houston, in Texas, il 14 maggio viene avvicinato da una grossa auto dalle portiere fiammanti con cinque adolescenti a bordo e un adulto alla guida, che lo costringono a salire. Z
avion Parker a casa quel pomeriggio non torna, e dal su cellulare partono alla mamma messaggi con scritto «Noi lo ammazziamo».
I ragazzi erano accompagnati da un autista bianco maschio adulto con i capelli arancioni, che portava un tatuaggio con la scritta «Odio i neri».
Parker viene sequestrato, portato in un edificio deserto, dove viene aggredito e derubato di giacca, scarpe, telefono e chiavi.
Una volta preso il telefono, i sequestratori iniziano a mandare messaggi a sua madre, Michelle Lee, con contenuti minacciosi. «Lo impiccheremo. Lo troverai al mattino». La donna racconta tutto ai poliziotti.
Il sequestro dura qualche ora, poi quando gli aguzzini fanno per andare in un’altra stanza, la stanza in cui tenevano le pistole, ma Parker riesce a fuggire.
Il primo a vederlo è una donna, Camecia Carmouche. Sta guidando lungo la strada e nota un ragazzino che corre con una maglietta strappata e senza scarpe. «La sua faccia era gonfia – racconta in un video diffuso su Twitter -. Aveva dei graffi».
Le indagini sono in corso. La madre di Parker si fa voce di un crescente razzismo sempre più diffuso in America: «Il motivo per cui l’hanno preso è perchè dicevano che era nero, meritava di morire», racconta la donna.
LA MINACCIA DEI SUPREMATISTI BIANCHI
Il mondo del «White power», quello dei suprematisti bianchi, diffusi in Europa e negli Stati Uniti, gruppi che si rifanno all’ideologia «ariana» e sostengono la supremazia della razza bianca, veicolando idee e programmi islamofobi e, in molti casi, antisemiti, ha visto espandere la sua inquietante presenza negli ultimi anni.
Conta su oltre 1000 siti on line, e sarebbero 1120 i gruppi razzisti, che indottrinano e addestrano, per una «caccia al nero», per la «sopravvivenza della razza bianca» su afroamericani, ispanici, arabi o ebrei.
L’Fbi si affida ai governi locali e monitora questi gruppi attraverso i crimini di matrice razziale commessi: nell’era Obama, dal 2009, le aggressioni ai neri negli Usa hanno registrato un calo.
Poi nel 2016 ha ricominciato a salire. Il numero dei gruppi di odio è aumentato del 17% dal 2014, sono quasi mille le organizzazioni monitorate. L’osservatorio sull’estremismo, la Lega antidiffamazione (ADL), annovera 34 omicidi per estremismo nel 2017, che è stato il quinto anno con più alto tasso di crimini per la violenza estremista dal 1970.
Il dipartimento di Giustizia degli Stati Uniti, nel rapporto dello scorso settembre e con dati che si riferiscono al 2015, fotografa la percezione delle vittime dei reati d’odio: il 48% sono abusi e violenze a sfondo razziale, il 30% legati al genere, il 22% all’orientamento sessuale, il 16 alla religione, il 15% sono soprusi contro persone disabili.
(da “La Stampa”)
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Maggio 25th, 2018 Riccardo Fucile
IL VETO SU SAVONA NON SOLO E’ LEGITTIMO MA EVITA CHE LO SPREAD ESPLODA E GLI ITALIANI SI RITROVINO DERUBATI DEI PROPRI RISPARMI
Tre parole compaiono in serata sul profilo Facebook di Matteo Salvini: “Sono davvero arrabbiato”. E Luigi Di Maio aggiunge il suo like, condividendone il senso. Nessuna parola filtra invece dal Quirinale, dopo che il premier incaricato Giuseppe Conte ha terminato il suo colloquio “informale” di un’ora con Mattarella, a conferma della delicatezza estrema della situazione.
La sostanza politica di quel che sta accadendo è questa: non un classico negoziato, con le sue effervescenze, attorno a un nome della compagine di governo, in una casella sia pur importante come l’Economia, su cui il capo dello Stato, che ha il potere di “nomina”, esprime le sue perplessità che, normalmente, vengono recepite, indicando un altro nome, come accaduto svariate volte nella storia dell’Italia repubblicana. §
Ma una forte tensione, diciamo le cose come stanno, di “sistema”.
Politica. Economica. Istituzionale, con i due partner di governo che “sfidano” la presidenza della Repubblica, mettendo in discussione le sue prerogative stabilite dalla Costituzione.
È questo che sta accadendo in una giornata in cui lo spread riapre formalmente la crisi italiana. E, per prima volta da dopo il voto, supera la soglia psicologica dei 200 punti base, raggiungendo quota 217, col crollo della borsa di Milano.
Ecco il motivo per cui il premier incaricato sale al Colle, in un clima di preoccupazione, a borse chiuse.
E, formalmente, senza una lista dei ministri da sottoporre all’attenzione del capo dello Stato.
Parliamoci chiaro: se il Quirinale avesse dato il via libera all’indicazione di Paolo Savona come ministro dell’Economia a borse aperte il crollo sarebbe stato catastrofico.
Perchè i mercati non sono quattro complottardi che manovrano spread e governi, ma il metro del “rischio Italia”, su un programma economico spericolato teso a mettere in discussione la stessa permanenza del paese nell’euro.
L’effervescenza, con lo spread a 180, è iniziata alla prima pubblicazione della prima bozza di programma che prevedeva la richiesta alla Bce la cancellazione del debito, proseguita nelle bozze definitive che prevedevano spesa in deficit senza coperture, poi il picco quando si è avvicinata la nomina di Paolo Savona, il teorico del “piano B”: un programma in extra-deficit, a costo di far impennare lo spread, con quel che comporta in termini di costi sociali per il paese, fino a mettere in contro l’uscita dall’euro.
Ecco il punto.
Ed è per questo che, prima di salire al Colle, il premier incaricato ha fatto un ultimo tentativo con Matteo Salvini per verificare la possibilità di indicare un altro nome, anche in quota Lega, che non fosse Paolo Savona.
Perchè, per dirne uno, su Giancarlo Giorgetti sarebbero tutti d’accordo, dall’M5s al Quirinale.
Ma non il leader del suo stesso partito che, più o meno, ha risposto: “O Savona o morte”. Una intransigenza che alimenta dubbi, anche tra i Cinque stelle, sulle reali intenzioni del leader leghista di fare il governo o di utilizzare la questione per far saltare il tavolo e tornare al voto anticipato.
Sospetto ancor più evidente in serata, con le parole di fuoco su facebook e umori belligeranti lasciati trapelare alle agenzie di stampa che annunciano l’assoluta indisponibilità a indicare un altro nome perchè “non andremo mai a Bruxelles col cappello in mano”.
Torna lo spettro del ritorno al voto, in un clima infernale, con Salvini (chissà i Cinque Stelle) pronto a fare della “rottura istituzionale” col Colle il primo atto della campagna elettorale, scaricando su Mattarella la “colpa” di non aver consentito la nascita del primo governo che non fosse “schiavo dell’Europa, dei mercati, della Merkel”.
Paolo Savona, a questo punto, è diventato un simbolo di questo ennesimo capitolo della crisi italiana.
Perchè, a questo punto, il capo dello Stato non può cedere rispetto alla difesa e al rispetto delle sue prerogative.
Perchè non di un puntiglio procedurale si tratta, ma di una legittima difesa dell’interesse nazionale visto come i mercati stanno “prezzando” il rischio Italia.
Il rischio che salti tutto è concreto, perchè sembra assai difficile che Conte, nella giornata di sabato, possa tornare al Colle con la lista dei ministri chiusa. Anzi è impossibile perchè Salvini, senza aver discusso più di tanto con i Cinque Stelle, ha rimesso all’ordine del giorno il ritorno al voto, forte dei sondaggi che lo danno in crescita e sicuro di lucrare consensi con la “spallata populista” al Quirinale.
E già si ragiona attorno all’eventualità che domenica o lunedì, se non cambierà nulla come sembra, il professor Conte possa tornare al Colle per rimettere il mandato.
(da “Huffingtonpost”)
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Maggio 25th, 2018 Riccardo Fucile
SERVE IL VECCHIETTO CHE E’ STATO PER UNA VITA AL SERVIZIO DELLE BANCHE PER GUIDARE LA RIVOLUZIONE SUI CARRI DI CARNEVALE… CHE VADA AI GIARDINETTI CHE AL MASSIMO FA DANNI ALLE AIUOLE
Su Paolo Savona rischia di cadere il governo giallo-verde, ancora prima di nascere. 
E’ ancora sul nome del ministro dell’Economia che si incarta la trattativa quando sembrava si fosse arrivati al rush finale.
Mentre il premier incaricato Giuseppe Conte sale al Quirinale a riferire a Sergio Mattarella in un irrituale colloquio informale, Matteo Salvini manda i suoi in giro a precisare che se Savona non sarà il ministro del Tesoro, questo governo non nasce. “O Savona o morte”, è il succo.
Nello specifico viene riferito in maniera neanche troppo velata: “Senza Savona come ministro, Conte dovrà cercarsi un’altra maggioranza perchè la Lega non lo voterà “.
E il M5s non ci mette bocca, è d’accordo: “La casella dell’Economia la decide Salvini, altrimenti crolla tutto lo schema dei ministeri, anche i nostri…”, fanno sapere fonti pentastellate.
Il riferimento è alla bozza di governo che il premier Conte ha discusso stamane con Salvini e Luigi Di Maio in un colloquio alla Camera, dopo il faccia a faccia in Bankitalia con il governatore Ignazio Visco. U
no schema dal quale stava anche emergendo un accordo tra Lega e Cinquestelle sul superministero ‘Sviluppo economico e Lavoro’ chiesto da Di Maio, che alla fine con ogni probabilità non sarà accorpato, quindi non sarà assegnato tutto a Di Maio ma comunque a due ministri del M5s. Il Movimento poi incasserebbe anche il ministero degli Esteri.
Ma questo castello rischia di crollare sul nome di Paolo Savona.
Su di lui è in corso un vero e proprio braccio di ferro con il Quirinale. Anche se fonti ben informate rilevano che lo scontro non è sul nome, ma sul profilo anti euro e sul metodo.
Mattarella non avrebbe gradito i diktat piovuti dalle due forze politiche, in particolare da Salvini.
Lo si intuiva bene dalle informazioni trapelate ieri dal Colle, tese evidentemente a denunciare una gestione che punta a togliere parola al capo del Stato sulla scelta dei ministri, una ‘parola’ che invece gli è assegnata da Costituzione.
Ecco perchè lo scontro è ad altissimo livello ormai. Ne va delle funzioni della presidenza della Repubblica, dell’istituzione, oltre che di Mattarella in quanto presidente attuale.
Un’urgenza di salvaguardia delle istituzioni che lascerebbe passare in secondo piano la nascita dello stesso governo.
“O Savona o morte…”, trapela dalla Lega. E su questo il leader leghista è disposto anche a sacrificare la nascita del nuovo governo per chiedere il voto anticipato.
Voto anticipato che in queste condizioni ai grillini inizia invece a far paura.
Anche perchè non ne hanno azzeccata una finora.
(da “Huffingtonpost”)
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Maggio 25th, 2018 Riccardo Fucile
PERDITE IN CONTO CAPITALE PER CHI HA INVESTITO SUI TITOLI DI STATO, RIALZO DEGLI INTERESSI SUI MUTUI INDICIZZATI, IMPATTO SU BANCHE E ASSICURAZIONI CHE HANNO TITOLI DEL NOSTRO DEBITO… E QUALCHE DEMENTE AUSPICA DI ARRIVARE A 600 PUNTI DI SPREAD
Spread, l’impatto sui Btp
Difficilmente chi quindici giorni fa ha investito 50mila euro in un Btp decennale aveva intenzione di dismettere a breve. Ma se pressato dal bisogno lo facesse oggi riceverebbe poco più di 47mila euro, perdendo quasi il 6%.
Quello che preoccupa dell’innalzamento dello spread tra il decennale italiano e quello tedesco non è tanto il livello assoluto quanto la rapidità con cui il divario tra i tassi si sta ampliando.
Un conto è se si tratta di una fiammata dovuta al timore dei mercati sulle politiche del governo che sta per insediarsi e sui costi con copertura incerta dei provvedimenti annunciati, un altro se il divario si attestasse sui livelli attuali o addirittura ai ampliasse.
Secondo uno studio di Unimpresa le Finanze dovranno emettere entro la fine del 2019 nuovi titoli del debito per 423 miliardi di euro. Un solo punto in più rispetto a quanto pagato fino ad aprile significa dover trovare altri 4,2 miliardi di euro
L’impatto sulle banche
Sempre secondo Unimpresa, dei quasi 2.290 miliardi di debito statale di fine 2017 poco meno di un terzo era detenuto da fondi e istituzioni straniere, ovvero dai soggetti che oggi stanno vendendo.
Banca d’Italia è al 15,45%, fondi di investimento e assicurazioni detengono il 19,9%, le famiglie e le imprese sono a poco più del 5% con 120 miliardi circa. Il problema principale però è quello delle banche italiane, che hanno ancora in pancia oltre 300 miliardi di titoli.
Una loro forte svalutazione avrebbe un effetto sistemico paragonabile a quello avuto dall’esplodere della crisi di Npl (i crediti in sofferenza) che solo ora è in via di risoluzione e porterebbe con sè inevitabilmente un aumento dei costi del credito a famiglie e imprese.
Non solo, le aziende pagheranno di più i fidi e quelle che si finanziano con emissioni obbligazionarie finiranno per dover riconoscere rendimenti più elevati ai sottoscrittori appesantendo i bilanci.
L’impatto sui mutui indicizzati
Per chi ha già in corso un mutuo a tasso fisso l’aumento della spread non avrà nessuna conseguenza. Qualche motivo di preoccupazione in più invece dovrebbe averla chi sta pagando un mutuo indicizzato.
Nella stragrande maggioranza dei casi i finanziamenti a tasso variabile sono ancorati al tasso interbancario Euribor a uno o tre mesi, i cui valori sono fermi sottozero ormai da quasi due anni.
Ma se il problema dell’Italia creasse un contagio a livello europeo e i parametri cominciassero a salire l’aumento della rata sarebbe sensibile. Ipotizziamo un mutuo da 150mila euro a 20 anni stipulato un anno fa a Euribor 3 mesi più 1,6%.
Finora la rata è rimasta ferma a 708 euro, ma l’incremento di un punto dell’interbancario dall’attuale -0,33% a +0,67% porterebbe il costo mensile a 828 euro; una crescita di due punti a +1,67% addirittura a 947 euro. Ricordiamo che nell’autunno 2008 l’Euribor a tre mesi ha toccato il 5,5%.
I costi per un nuovo mutuo
Per chi invece deve avviare un mutuo il discorso cambia. I costi iniziali appaiono destinati a lievitare, in dipendenza dall’andamento dell’Euribor per il tasso variabile, ma, se la situazione dello spread dovesse perdurate, sono probabili incrementi anche per i nuovi finanziamenti a tasso fisso.
Le banche italiane negli ultimi mesi hanno praticato una politica che potremmo definire “discount” sui mutui a tasso fisso, perchè lo spread sul parametro di riferimento, l’Eurirs, in media si attesta sui cinquanta centesimi di punto, mentre per i variabili vengono applicati almeno settanta centesimi in più.
Se a parametri inalterati le banche decidessero di applicare ai fissi lo stesso spread degli indicizzati un mutuo a 20 anni da 150mila euro si offerto al 2,05% e con una rata da 762 euro finirebbe per costare 813 euro al mese.
Sono da attendersi incrementi nei costi anche nel credito al consumo e nei prestiti personali.
L’impatto sul mercato immobiliare
Il mercato immobiliare ha tutto da perdere da un incremento dello spread dei titoli di Stato. Innanzitutto perchè sarà più difficile ottenere un mutuo, ma anche perchè, con l’innalzamento dei redditi obbligazionari, verrebbe meno la forte componente di investimento che oggi interessa il business del mattone.
Oggi una casa in una grande città rende infatti, se affittata regolarmente, attorno al 2,5%, una performance di tutto rispetto se i Btp decennali stanno attorno all’1%, ma assai meno se le cedole rendono quanto l’affitto.
Si potrebbe anche sostenere che il mattone potrebbe invece guadagnare appeal come bene rifugio. Ci sono però due aspetti da considerare. Il primo è la storia dell’ultimo decennio, che ha insegnato come con gli immobili si possano perdere molti soldi se si deve ricavarne liquidità .
Il secondo è che la necessità di trovare coperture possa costringere l’Esecutivo a una strada relativamente semplice: aumentare le imposte immobiliari.
(da “Il Corriere della Sera”)
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Maggio 25th, 2018 Riccardo Fucile
IL DIFFERENZIALE TORNA AI MASSIMI DA QUATTRO ANNI, SI AMPLIA LA FORBICE PERSINO CON I TITOLI SPAGNOLI
Un’altra giornata di tensione per i titoli di Stato italiani con lo spread che nel pomeriggio schizza
fino a quota 215, oltre 20 punti sopra l’apertura, per poi riscendere in area 205 alla fine della seduta.
Gli investitori non sembrano rassicurati dai passi in avanti per la formazione del nuovo governo, con l’incarico affidato da Sergio Mattarella al professor Giuseppe Conte, che ieri ha avviato già le proprie consultazioni.
ll differenziale tra Btp e Bund tedeschi torna così ai massimi da quattro anni, con il rendimento dei decennali italiani sfiora che supera il 2,5% (anche in questo caso ritracciando nel finale).
Significativa anche la forbice che si è ormai aperta rispetto alla Spagna: i Btp rendono 100 punti base in più dei Bonos, una distanza che non si vedeva dal 2011. E questo nonostante anche il debito madrileno sia sotto pressione per le difficoltà del premier Rajoy legate allo scandalo tangenti e fondi neri.
Giù Piazza Affari, in controtendenza rispetto agli altri listini europei, tutti in positivo. Milano termina in calo dell’1,54%.
In sofferenza tutto il comparto bancario, con Banco Bpm e Ubi a fare capofila alle vendite.
(da agenzie)
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Maggio 25th, 2018 Riccardo Fucile
IL CAPOGRUPPO FERRARA PUBBLICA UNA FOTO FASULLA SPACCIANDOLA PER SCATTATA A ROMA
Il consigliere comunale e capogruppo del Movimento 5 Stelle in Campidoglio Paolo Ferrara ha pubblicato immagini della Spagna che risalgono al 2016 facendo riferimento all’installazione a Roma di strisce pedonali luminose a led.
La fotografia è falsa.
“Siamo passati dalla cresta sulla vernice che si scoloriva ai lavori per la messa in sicurezza con strisce pedonali luminose. Un nuovo sistema di segnaletica orizzontale a led che consentirà la sicurezza dell’attraversamento. Succede anche questo a Roma sotto gli occhi dei tromboni”, scrive su Twitter Paolo Ferrara postando una fotografia che ritrae i nuovi rivoluzionari attraversamenti.
Peccato che la fotografia sia stata scattata in Spagna.
Attacca il presidente della commissione Trasparenza in Campidoglio Marco Palumbo, Partito democratico: “Le immagini delle strisce pedonali postate dal capogruppo del M5S Paolo Ferrara sulla sua pagina Facebook ufficiale relative alle nuove zebre luminose in via di installazione a Roma capitale, sono “taroccate”. Ferrara tarocca foto e pubblica immagini della Spagna che risalgono al 2016 spacciandole per odierne di Roma. Una abitudine che lo vede recidivo: avvocato del popolo intervieni a difesa dei creduloni che su Facebook lo plaudono”.
La fotografia, infatti, è stata presa da un articolo pubblicato da La Stampa e che racconta la storia della città di Cambrils in Catalogna, la prima in Europa ad installare, per l’appunto, le strisce pedonali luminose.
Nulla che riguardi opere poste in essere a Roma.
Per ora c’e solo un annuncio dell’assessora alla Città in movimento, Linda Meleo che “partirà la sperimentazione delle strisce pedonali a led, un nuovo sistema che consentirà una migliore visibilità dell’attraversamento pedonale. I lavori tra via dell’Amba Aradam e Porta Metronia”
Qualcosa in divenire e non certo ancora posta in essere
(da agenzie)
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