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LE TOLGONO LA SCORTA SENZA MOTIVO

Luglio 3rd, 2018 Riccardo Fucile

LA FILOSOFA DONATELLA DI CESARE MINACCIATA DAGLI ANTISEMITI PER I SUOI STUDI SULL’OLOCAUSTO

“Mi è stata tolta la scorta improvvisamente e senza motivo”. Parola di Donatella Di Cesare, insegnante di Filosofia teoretica all’Università  La Sapienza.
In un’intervista a The Post Internazionale, la studiosa di Olocausto, minacciata da gruppi antisemiti, parla della sua vita sotto scorta, condizione a cui è costretta fin dal 2015. “Mi viene tolta la scorta proprio con il nuovo governo. A me non piace fare supposizioni che non sono basate sui fatti”.
“Quando ti viene assegnata la scorta”, spiega la docente, “l’intelligence non è obbligata a fornire le motivazioni che sono alla base di tale decisione. Sulla base delle informazioni in loro possesso si valuta. Certamente io avevo avuto diverse minacce”.
Per il suo lavoro, Di Cesare ha ricevuto minacce da gruppi di estrema destra.
Non sono una persona che ha paura, per me posso benissimo circolare senza scorta, non l’ho chiesta io. Ma sì, ho subito minacce di vario genere da gruppi di estrema destra, con una certa continuità . Sono state una costante
“Negli ultimi mesi ho constatato un’escalation di odio, di rancore, soprattutto nel web”, afferma ancora la studiosa che commenta anche la dichiarazione del ministro dell’Interno Salvini sulla scorta allo scrittore Roberto Saviano.
A me sembra che ci sia un clima in cui gli intellettuali, le persone che parlano e cercano di riflettere, di far pensare, di fermare questa marea di odio, vengono colpiti. Mi sembra che sia l’esperienza di tutti.
C’è qualche collegamento tra il fatto che le sia stata tolta la scorta e il nuovo governo? Di Cesare non si sbilancia ma afferma: “Non posso fare illazioni, certamente la coincidenza è un po’ strana e inquietante. Mi viene tolta la scorta proprio con il nuovo governo. A me non piace fare supposizioni che non sono basate sui fatti. Mi baso solo su questa circostanza”.

(da “Huffingtonpost“)

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“IL MARE DAVANTI ALLA LIBIA E’ UN MATTATOIO, SIAMO UFFICIALMENTE ANNEGATORI”

Luglio 3rd, 2018 Riccardo Fucile

ABBIAMO AFFIDATO I SALVATAGGI A UNA GUARDIA COSTIERA CHE E’ PROCESSATA PER CRIMINI CONTRO L’UMANITA’ DAL TRIBUINALE INTERNAZIONALE DELL’AJA… NON HANNO NEANCHE I SALVAGENTI DA LANCIARE A CHI STA PER AFFOGARE: CHI AFFIDA A LORO IL LAVORO SPORCO DOPO AVER CACCIATO LE ONG ATTREZZATE E’ UN DELINQUENTE

Scrive oggi Erri De Luca su Twitter con la sua estrema lucidità . “Il mare davanti alla Libia è un mattatoio. Vietati i salvataggi e i salvatori di annegati, siamo ufficialmente annegatori”.
Siamo ufficialmente annegatori.
La Guardia Costiera Libica, a cui l’Italia e l’Europa affidano il compito di salvare le vite dei migranti che si imbarcano nei viaggi della speranza per attraversare il Mediterraneo, è “al collasso”. “Non abbiamo salvagenti per salvare tutti”
L’sos di Tripoli raccolto dal Times: “Solo tre navi funzionanti ma senza carburante e senza giubbotti”. E il numero degli interventi aumenta giorno dopo giorno
Nei giorni scorsi la stessa Guardia costiera tramite il suo portavoce, l’ammiraglio Ayoub Qassem, ha lanciato un allarme: abbiamo capacità  deboli, è il senso del messaggio, mancano motovedette e pezzi di ricambio.
A disposizione appena tre imbarcazioni funzionanti, che peraltro sarebbero spesso costrette in porto dalla mancanza di carburante
Ma a parte le carenze, c’è dell’altro.
Nei giorni scorsi, l’Onu ha sanzionato sei trafficanti di esseri umani accusati di gestire la rotta dei migranti che dall’Africa, via Libia, porta all’Italia. Uno di questi, Abd al Rahman al Milad, era il capo della Guardia costiera di Zawiya, che viene finanziata anche con i fondi del nostro paese e dell’Unione europea.
“La stessa Guardia costiera che media internazionali e ong accusano di violenze e maltrattamenti proprio nelle operazioni di soccorso. E a cui   il responsabile degli Interni del governo Conte, Matteo Salvini,   ha inviato i Come riportsuoi ringraziamenti, “da ministro e da papà ”, per aver riportato in Libia 820 migranti salpati alla volta dell’Italia”, scrive Europa Today che cita un articolo del Daily Mail: “che ha riportato in auge le accuse mosse negli scorsi mesi ai metodi “poco umani” usati dalla Guardia costiera libica nei salvataggi.
Un video della ong Sea Watch del dicembre scorso ha mostrato come alcuni ufficiali libici tratterebbero le persone soccorse: colpi di bastone ai migranti appena recuperati, minacce e persino un uomo lasciato cadere in acqua e abbandonato.
Secondo le accuse della stessa ong, a causa di questi metodi, la Guardia costiera di Tripoli avrebbe causato la morte di decine di migranti”.
C’è di più per chi non ha memoria. A luglio dell’anno scorso la la Corte penale internazionale dell’Aja aprì un’inchiesta.
Ci sono documenti, filmati, testimonianze, rapporti d’intelligence che accusano i guardacoste di Tripoli, recentemente riforniti da mezzi navali italiani, di «crimini contro l’umanità ».
L’ultimo episodio acquisito nel fascicolo d’indagine è del giugno 2017 , quando un pattugliatore libico aprì il fuoco, ad altezza d’uomo, contro un vecchio peschereccio carico di migranti. Nel corso della sparatoria, il natante della Guardia costiera di Tripoli, tentò di speronare la nave di una organizzazione umanitaria tedesca intervenuta per soccorrere i migranti.
Siamo ufficialmente annegatori.

(da Globalist)

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LE FREGNACCE DI DI MAIO SULLE ONG E L’IPOCRISIA SUI MIGRANTI “SALVATI” DAI LIBICI

Luglio 3rd, 2018 Riccardo Fucile

AD AGORA’ LO SPROLOQUIO DI UN BUGIARDO COMPLICE DEI RAZZISTI CHE NON CONOSCE NEANCHE LE NORME INTERNAZIONALI … SOLO ODIO VERSO LE ONG PERCHE’ COMPOSTE DA UOMINI VERI E NON QUARAQUAQUA

Oggi ad Agorà  il ministro della Dignità  Luigi Di Maio è tornato a spiegarci la sua visione del mondo sui migranti e sul ruolo delle Ong.
A gennaio, in piena campagna elettorale, Di Maio era arrivato a negare di aver mai detto che le navi delle Ong erano dei taxi del mare. Era una menzogna, perchè davvero Di Maio ha detto che le Organizzazioni non governative che operano nel Mediterraneo centrale erano in combutta con gli scafisti.
A dimostrazione che quella raccontata a gennaio era una balla a fini elettorali Di Maio lo ha ripetuto oggi.
Tant’è che ad un certo punto dell’intervista il vicepremier ricorda (e rivendica) di quando si era «espresso contro le Ong un anno e mezzo fa» per spiegare che anche all’epoca Roberto Fico aveva criticato le sue posizioni e che quindi non c’è nulla di nuovo nei commenti a titolo personale del presidente della Camera.
Quello che conta è che «il governo è compatto sulla linea di bloccare alle Ong l’accesso ai porti».
Non a quelle Ong che non rispettano il codice di condotta imposto da Minniti — come sostiene invece Marco Travaglio — ma a tutte le Ong.
Luigi Di Maio lo dice chiaramente: «noi abbiamo chiuso i porti a navi che non stanno rispettando le regole nel Mediterraneo, che sono quelle delle Organizzazioni non governative».
Quali regole non stanno rispettando le Ong come la Aquarius, che addirittura era intervenuta su richiesta della Guardia Costiera italiana e che aveva caricato a bordo migranti soccorsi dalla nostra Guardia Costiera? Di Maio non lo dice
Ma Di Maio dice anche altre cose interessanti, ad esempio ammette che la Libia non è in grado di coordinare i soccorsi da sè (non ha un RCC) quando dice che «quando c’è bisogno di intervenire coordinando la guardia costiera libica lo stiamo facendo».
E del resto come fa il governo libico, che non controlla nemmeno tutto il territorio del paese (e buona parte della costa), a gestire una zona SAR?
È una domanda alla quale fino ad ora nessuno ha dato risposta.
Ma niente paura, perchè «ieri sera in Consiglio dei ministri abbiamo approvato un decreto che fornisce circa 20 nuove motovedette alla guardia costiera libica per pattugliare le coste».
A parte che Salvini ne aveva annunciate una dozzina, nel comunicato stampa del governo non è specificato quante unità  saranno cedute alla Libia, non lo sanno neanche loro, insomma.
Ma perchè è così importante che i libici abbiano le loro motovedette?
La risposta la dà  direttamente Di Maio: «i salvataggi li fanno direttamente i libici che sono gli unici a poter riportare quelle persone sulle coste libiche perchè se lo facciamo noi con le nostre navi è respingimento e non si può fare per i trattati internazionali. Se lo fa una nave con bandiera libica si può fare. E lì ci sono le organizzazioni non governative come l’UNHCR che aspettano (o come in questo caso sono rappresentanti dell’Onu) le motovedette libiche che riportano i migranti sulla spiaggia».
Insomma se lo facciamo noi con le navi della Marina o della Guardia Costiera — che intervengono in acque internazionali — è un respingimento in mare.
E non si può fare perchè espone le persone a bordo dei gommoni (tra loro potrebbero esserci dei rifugiati) al rischio di subire trattamenti inumani e degradanti.
Da parte di chi? Delle autorità  libiche, ad esempio, ma anche di quelle dei paesi di provenienza dove potrebbero essere mandati indietro.
Di Maio ha ricordato della famosa inchiesta del procuratore di Catania Zuccaro. Non ha ricordato però di quella nei confronti di ProActiva, che è stata archiviata dalla procura di Ragusa e nemmeno di quelle nei confronti di SeaWatch e Jugen Rettet, entrambe archiviate dalla procura di Palermo.
Non lo fa perchè dagli atti dei Pm emergono due cose: che non ci sono prove di un coinvolgimento delle Ong nelle attività  degli scafisti e che le Ong hanno agito rispettando le leggi italiane (su richiesta dell’IRMCC di Roma) e internazionali.
Ma Di Maio fa di peggio, spiega che c’è «un problema di regole nel Mediterraneo perchè se la guardia costiera libica dice alle Ong “dateci indietro i migranti che li riportiamo in Libia” e loro si ostinano a voler andare verso i porti italiani o verso altri porti, questo è un problema».
Di quali regole stiamo parlando? Perchè la guardia costiera libica non ha alcuna giurisdizione in acque internazionali, ovvero dove avviene la stragrande maggioranza dei salvataggi.
Certo, ogni tanto la guardia costiera libica non arriva in tempo (perchè non è in grado di gestire la zona SAR “di sua competenza”) e muore qualcuno.
Ma per Di Maio «non bisogna utilizzare i morti per questa polemica. I morti in mare ci sono stati sempre, purtroppo. Non è che adesso ci vengono a dire che tutto a un tratto sono iniziati i naufragi».
Ed è vero, di morti in mare ce ne sono stati già  altre volte, ma è il rapporto tra arrivi e numero di morti che è preoccupante. Nel giugno del 2017 arrivarono oltre 23mila persone e ne morirono 529. Nel giugno del 2018 ne sono arrivate tremila e ne sono morte oltre 500.
C’è un’altra cosa che Di Maio avrebbe capito se avesse letto la richiesta di archiviazione della procura di Palermo.
Il ministro della Dignità  (degli italiani) dice che «c’è una differenza tra salvataggio e traghettamento» perchè «il traghettamento è quando ti metti in prossimità  della costa, con un drone vedi dove stanno arrivando i migranti — come funzionano queste organizzazioni — e poi senti lo scafista e ti fai portare i migranti sulla nave».
Ora a parte che questa dinamica non è mai stata dimostrata ci sono dei punti poco chiari nella ricostruzione di Di Maio.
Il primo è che le Ong intervengono su coordinamento del MRCC di Roma che riceve la chiamata di soccorso.
Il secondo è che Di Maio dice che le Ong usano un drone per individuare i barconi ma al tempo stesso sono in contatto telefonico con gli scafisti, delle due l’una.
Il terzo è che le navi delle Ong stanno al di fuori del limite delle acque territoriali, quindi non sono “in prossimità  della costa”.
Che differenza c’è tra “traghettamento” e salvataggio?
Il salvataggio — spiega il vicepremier — «è quando un’imbarcazione lancia il mayday perchè è in difficoltà  perchè sta rischiando di per affondare e intervengono le navi della guardia costiera libica o a volte della guardia costiera italiana».
La procura di Palermo però dà  un’altra definizione e spiega che le persone a bordo dei gommoni sono in pericolo (a causa del sovraffollamento dei gommoni e per la presenza a bordo di donne e minori) e quindi l’intervento degli operatori di soccorso (a maggior ragione se coordinati dal MRCC di Roma) era legittimo «anche se le condizioni meteorologiche non dovessero rappresentare, al momento del salvataggio, un problema».
Da come presenta i fatti Di Maio sembra invece che solo le navi della guardia costiera compiano operazioni di salvataggio.
Ma non è così perchè anche le operazioni delle Ong sono coordinate dalla Guardia Costiera italiana e sono operazioni di salvataggio a tutti gli effetti.
In tutto questo Di Maio sorvola sul fatto che in Libia sono documentate — anche dagli operatori dell’UNHCR che lavorano all’interno dei centri di detenzione — le violazioni dei diritti umani perpetrate ai danni dei migranti .
Il vicepremier però invece che rispondere alla domanda se sia umano o meno rimandare (o fare in modo che vengano rimandati) i migranti in Libia si rifugia nel più classico degli “e allora le amministrazioni precedenti??” ricordando come quando venne deciso di rovesciare il regime dittatoriale di Gheddafi nessuno abbia battuto ciglio.
Di Maio però non dice — o forse non sa — che anche prima della guerra del 2011 le condizioni dei migranti nei campi di concentramento libici erano tutt’altro che buone. Anzi, le torture e le violenze erano all’ordine del giorno.
L’unica differenza è che lo Stato italiano aveva degli accordi con Gheddafi affinchè trattenesse i migranti all’interno dei campi di detenzione.
Ma probabilmente è tutta la visione della politica estera di Di Maio che avrebbe bisogno di un’aggiustatina, perchè conclude dicendo che sul tema dell’immigrazione “cadono anche i governi più solidi”.
Il riferimento è alla Germania e alla crisi di governo. È superfluo ricordare come il governo tedesco non sia ancora caduto e come la coalizione imbastita dalla Merkel (ci sono voluti sei mesi) sia tutt’altro che solida.
Diverso è il caso del governo spagnolo di Rajoy, quello sì è caduto, ma per problemi che nulla hanno a che fare con i migranti.

(da “NextQuotidiano”)

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QUANDO SALVINI E MELONI DICEVANO: NELLO SPORT “PRIMA GLI ITALIANI”

Luglio 3rd, 2018 Riccardo Fucile

IERI HANNO DOVUTO FAR FINTA DI GIOIRE PER IL SUCCESSO DELLE RAGAZZE DELLA STAFFETTA, MA VERBA VOLANT, SCRIPTA MANENT

Qualcuno forse si sarà  sorpreso nel leggere le parole di apprezzamento di Salvini nei confronti delle staffettiste della 4 x 400 che hanno vinto la medaglia d’oro ai giochi del Meditterraneo di Tarragona.
Del resto i loro cognomi rendono subito evidente come le quattro campionesse non siano “etnicamente italiane”.
Ciononostante Maria Benedicta Chigbolu, Ayomide Folorunso, Raphaela Lukudo e la campionessa europea Libania Grenot sono italiane a tutti gli effetti.
Salvini si è tratto d’impaccio con un prevedibile parallelismo (lo stesso ha scritto Giorgia Meloni) tra il sovranismo patriottico del “prima gli italiani” con il patriottismo sportivo delle italiane che sono arrivate prima (di tanti “italiani di nascita”).
Il post di Salvini è stato addirittura pinnato sulla pagina, ovvero messo in evidenza.
A dimostrazione che il ministro degli Interni non ce l’ha con tutti gli stranieri e gli immigrati ma solo con quelli clandestini.
Primo problema: quelle ragazze non sono straniere, a prescindere dal colore della pelle sono proprio italiane, come Salvini e i suoi elettori (due non sono nemmeno “immigrate” essendo nate in Italia).
Secondo problema, qualche tempo fa Salvini sugli sportivi “stranieri” la pensava diversamente.
Novembre 2017, la Nazionale maschile di calcio viene eliminata dalla Svezia e non andrà  ai mondiali.
Matteo Salvini non si trattiene e spiega che la debacle degli azzurri di Ventura aveva radici profonde e straniere. La colpa per il leader della Lega era del fatto che c’erano troppi stranieri in campo in Serie A.
Bisogna fermare l’invasione (che per Salvini è ovunque) e dare più spazio ai ragazzi italiani, anche sui campi da calcio.
Ora non serve essere un appassionato di calcio per capire che gli unici stranieri in campo nella partita contro la Svezia erano appunto gli svedesi.
Il fatto che nel campionato italiano di Serie A ci siano molti giocatori stranieri è irrilevante. Per qualificarsi ad un mondiale di calcio sono sufficienti 22 italiani bravi a giocare a calcio (e un bravo allenatore). Senza contare che nelle categorie inferiori gli italiani sono la maggioranza.
Ma c’è anche un altro problema. Secondo Salvini (e Giorgia Meloni che anche all’epoca gli andò dietro a ruota) il problema era l’infornata di stranieri nelle giovanili e nei campetti di periferia.
Come è facile immaginare però non tutti i giovani stranieri che giocano nelle squadre di calcio italiane arrivano direttamente dall’estero. E se arrivano non vengono clandestinamente ed in ogni caso contribuiscono a far cresce le squadre (i club) del nostro Paese.
Ma a parte i ragazzi che vengono chiamati dai selezionatori dei club sui campi da calcio italiani giocano tanti bambini e ragazzini figli di stranieri che non sono cittadini italiani (il motivo Salvini lo sa bene).
Anche due delle quattro staffettiste sono state a lungo straniere in Italia, si sono allenate sui campi di atletica italiani a “discapito” degli italiani.
Fino a che non hanno ottenuto la cittadinanza Ayomide Folorunso e Raphaela Lukudo non erano certo considerate “i nostri giovani” da cui ripartire per rendere grande lo sport italiano.
Fino a qualche anno fa due delle atlete che ci hanno fatto vincere la medaglia d’oro erano delle immigrate che avrebbero potuto benissimo essere accusate da Meloni e da Salvini di essere la causa del declino dello sport italico (pensate, qualche tempo fa qualcuno ha addirittura denunciato una studentessa di colore per “vilipendio alla bandiera”).
Facile ora essere patriottici per Meloni e Salvini. E chissà  quanti ragazzi “stranieri” ma regolarmente residenti in Italia si sono sentiti considerati atleti di serie B, addirittura colpevoli di rubare i successi ai “nostri ragazzi”.

(da “NextQuotidiano”)

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SALVINI COMBATTE LA MAFIA TUFFANDOSI IN PISCINA CON 20 FOTOGRAFI A RIPRENDERLO MENTRE ANNASPA PER 10 METRI

Luglio 3rd, 2018 Riccardo Fucile

DOPO CHE IERI ERA USCITA LA SUA FOTO CON IL BOSS MAFIOSO AUTORE DI 72 OMICIDI OGGI CHI GLI CURA L’IMMAGINE HA CONSIGLIATO AL FIGHETTO PADANO DI INTERPRETARE IL RUOLO DELL’ANTIMAFIA PER COMPENSARE GLI EFFETTI NEGATIVI

In un video del Tirreno, si vede Matteo Salvini concedersi un tuffo in piscina in un bene confiscato alla mafia a Suvignano, in provincia di Siena.
Certo, fa caldo, ma le persone normali si ritagliano una mezzora di privacy e ammesso che sappiano la differenza tra stare a galla e nuotare si concedono un bagno senza scocciatori intorno.
Il video del Tirreno evidenzia la sceneggiata padana: Salvini che procede verso la piscina con venti foto-operatori convocati per l’occasione che si contendono i bordi della location, il ministro che scende incerto la scaletta, prima mette i piedi a bagno e poi si immerge e procede con stile “molto libero” per ben dieci metri, arriva sulla sponda e si ferma .
Il motivo della farsa va ricercato nella foto apparsa ieri che lo ritrae in un ristorante con Salvatore Annacondia detto “Manomozza”, un boss pentito autore di 72 omicidi (per sua stessa ammissione).
Quindi oggi doveva interpretare la parte dell’antimafia (ruolo peraltro per cui è pagato come ministro dell’Interno) e quale migliore location di un’azienda di Suvignano, nel comune di Monteroni d’Arbia, in provincia di Siena, confiscata a un imprenditore di Cosa Nostra nel 2007 (con annessa piscina)?
Dichiarazioni roboanti contro la mafia (“Dobbiamo lasciare questi signori in mutande, perchè l’unico modo di combattere la mafia è sequestrargli tutto”) poi un tuffo in piscina e amici come prima.
Anche oggi lo spot è servito dai maggiordomi di regime.

(da agenzie)

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LOTTA ALLA MAFIA: QUEI SEGNALI AMBIGUI DEL GOVERNO LEGA-M5S, SOLO ANNUNCI E PROCLAMI

Luglio 3rd, 2018 Riccardo Fucile

DICHIARAZIONI CONTRO I GIORNALISTI SOTTO SCORTA E DI NINO DI MATTEO SI SONO DIMENTICATI

Per alcuni siciliani, come per alcuni calabresi, più che le parole conta capire cosa c’è dietro. Possono discuterne per giorni interi.
Per i mafiosi, poi, interpretare i segni o le azioni, fatte o mancate, è un’autentica ossessione, soprattutto da quando l’intreccio di interessi con i politici è diventato più stretto.
I segnali che usano per comunicare tra loro sono comunque i più difficili da comprendere dall’esterno.
Dunque, questo governo che messaggi manda contro la mafia? E cosa farà  di concreto per combattere i boss?
Occorre fare un passo indietro e partire dalla kermesse di Ivrea del 7 aprile scorso, quando il Movimento 5 Stelle ha organizzato un meeting per ricordare Gianroberto Casaleggio, il Fondatore.
Ospite e oratore il magistrato Nino Di Matteo. Mentre parlava tra gli applausi scroscianti e chiedeva si facesse chiarezza sulle stragi del ’92 e del ’93 (per quest’ultima è ancora indagato a Firenze Silvio Berlusconi), Davide Casaleggio, l’imperatore del Movimento, in un angolo era concentrato a mostrare la cover del proprio telefonino ai suoi più fidi collaboratori.
Poi, ogni tanto, si lasciava andare a un battito di mani destinato all’ospite che tanto infiammava la platea degli attivisti grillini.
In quella occasione pubblica Casaleggio jr è apparso più interessato alla psicologa Maria Rita Parsi e ai suoi video sui bambini, rispetto al pm antimafia che i militanti del Movimento portavano in palmo di mano.
Non era interessante la sostanza dell’azione giudiziaria di Nino Di Matteo. L’importante era mostrare.
Così durante la campagna elettorale il nome del magistrato del processo alla trattativa Stato-mafia è stato fatto circolare come potenziale ministro della Giustizia. Ma quando il governo si è formato dopo l’accordo con la Lega, in via Arenula è arrivato Alfonso Bonafede e allora Di Matteo è stato candidato ad altro, la guida del Dipartimento dell’amministrazione penitenziaria (Dap), un ruolo importante e operativo.
Un punto sensibile per comprendere umori e azioni dei clan criminali.
La notizia di un probabile arrivo al Dap di Di Matteo è stata accolta con malumore da tutti i detenuti mafiosi che hanno iniziato a lamentarsi, prevedendo nuove strette carcerarie.
E così, dal carcere dell’Aquila a quello di Novara, dove si trovano pericolosi capimafia, gli agenti del Gruppo operativo mobile della Polizia penitenziaria hanno registrato decine di conversazioni che riguardavano Di Matteo e i timori per una gestione rigorosa delle carceri. Un segnale positivo per la legalità .
Note di servizio sono state inviate alla Procura nazionale antimafia. Uno dei boss dice: «Zio Carme’, questi ci vogliono di nuovo chiudere come i topi, qui c’è scritto che vogliono fare a Di Matteo capo delle carceri, chisti su pazzi».
O ancora: «Questi riaprono la Pianosa… dobbiamo chiedere aiuto alla magistratura di sorveglianza».
Insomma l’azione concreta che il Movimento annuncia di mettere in atto contro i boss mette paura ai capimafia. Una paura concreta.
Cosa fa il neo ministro della Giustizia? Nomina al vertice del Dap un altro magistrato, il procuratore aggiunto di Potenza, Francesco Basentini. Sicuramente un bravo magistrato. E così gli animi dei mafiosi si sono tranquillizzati. Tutto come prima. Un gesto, un segnale.
Bonafede, contrariamente a quello che è stato propagandato dal Movimento contro la mafia, si sta servendo al Dap delle stesse persone che hanno smantellato l’alta sicurezza nelle carceri.
E fra i movimenti ipotizzati c’è anche quello di spostare l’attuale vice capo Dap a direttore generale detenuti.
C’è pure la polemica tra Anm e il Guardasigilli sul decreto legge che sospende fino al 30 settembre i termini processuali e di prescrizione e i processi penali senza detenuti a Bari a causa della inagibilità  del Tribunale.
Per il presidente dell’Anm, Francesco Minisci «la sospensione dei termini è un accessorio rispetto al tema principale».
Un altro segnale di questo governo è anche quello lanciato la scorsa settimana dal ministro dell’Interno, Matteo Salvini, parlando di Roberto Saviano e della valutazione della sua scorta .
Puntare il dito – soprattutto se lo fa un uomo delle istituzioni – contro chi è impegnato a denunciare le mafie, chi ne svela la potenza e le collusioni, rischia di fare il gioco delle cosche. Rischia di essere loro complice ed esporre a seri pericoli una persona perchè il messaggio che passa è di aver isolato il loro nemico, di averlo abbandonato.
E si rimane esterrefatti a leggere le dichiarazioni del Guardasigilli Bonafede, dopo le esternazioni di Salvini: «Non commento. Non è il ministro della Giustizia quello competente in materia. Non ho gli elementi per valutare e non commento questa dichiarazione perchè l’ha fatta il ministro dell’Interno e lui è competente a fare le dichiarazioni».
Eh no, ministro Bonafede, quello che le viene chiesto non è un giudizio tecnico sulla scorta, ma un giudizio politico, sociale.
Come ha ricordato nei giorni scorsi Liana Milella sul suo blog : «Chi è responsabile di un ministero dove ha lavorato Giovanni Falcone, dove c’è la sua immagine lungo le scale che portano alla stanza del ministro, non può tacere».
E anche questo è un segnale, che purtroppo non va contro le mafie.
Cosa vale quello che si è visto nell’aula del Senato, la standing ovation, con tanto di coro, per il presidente del Consiglio, quando Giuseppe Conte ha parlato di lotta alla mafia e di aggressione alla sua economia. I senatori di Lega e M5s sono scattati in piedi scandendo lo slogan «fuori la mafia dallo Stato».
E poi? Il ministro Salvini durante un comizio a Viterbo ha parlato dei Casamonica indicandoli come un clan mafioso. Ci potrebbe pure stare. Anche se – volendo restare nell’ambito giudiziario – gli affiliati a questa famiglia criminale non sono mai stati processati e quindi mai condannati per mafia.
A questo punto, se si resta nell’ambito romano, è interessante conoscere il pensiero del ministro Salvini sul clan che invece ha influenzato attraverso il metodo mafioso, nell’ultimo decennio, l’economia di gran parte della Capitale, la politica della città  e l’ha fatta da padrona. Parlo del clan di Massimo Carminati, l’uomo nero, e di mafia Capitale.
Visto che il responsabile del Viminale si lancia giustamente contro i Casamonica come mai non dice nulla sul clan del Cecato? Non lo ha fatto in passato, potrebbe approfittare adesso che i giudici delle misure di prevenzione di Roma hanno ordinato la confisca del tesoro di Carminati e compagni per un valore di circa 35 milioni di euro. Chissà  come potrebbero prenderla una sua dichiarazione gli amici della destra romana.
Però adesso che Salvini dice di rafforzare l’agenzia dei beni confiscati può essere l’occasione per assegnare subito i beni sottratti al “mondo di mezzo”.

(da “L’Espresso”)

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SALVINI REGALA A TRIPOLI LE MOTOVEDETTE DI MINNITI: PEGGIO DEI BARI, LE 12 UNITA’ NAVALI RICICLATE NON SONO FARINA DEL SUO SACCO

Luglio 3rd, 2018 Riccardo Fucile

RESTA LA VERGOGNA DI FAR PAGARE AI CONTRIBUENTI ITALIANI 2,5 MILIONI   PER FARE UN PRESENTE AI CRIMINALI LIBICI

Roma cede “a titolo gratuito” a Tripoli dieci motovedette della Guardia costiera e due unità  della Gdf.
Il Consiglio dei ministri ha dato il via libera all’invio di 12 unità  navali e a un programma di addestramento del personale per il loro utilizzo.
Un impegno economico, ha precisato il ministro dei Trasporti e delle Infrastrutture Danilo Toninelli, “che sfiora 1,5 milioni, a fronte di un costo complessivo del provvedimento pari a circa 2,5 milioni”.
Alla Libia saranno date “a titolo gratuito” 10 motovedette “Classe 500” della Guardia costiera e due unità  costiere “Classe Corrubia” della Guardia di Finanza.
Assieme alle navi, l’Italia fornirà  un pacchetto di assistenza tecnica ai mezzi e di preparazione del personale
Le “Classe 500” sono delle piccole vedette costiere che in Italia sono state usate da Carabinieri e Guardia Costiera, e saranno utili di sicuro soprattutto per il pattugliamento lungo le coste libiche.
Hanno una autonomia di 200 miglia e una velocità  massima di 35 nodi, vengono utilizzate in un raggio di azione di una ventina di miglia dalla costa e hanno un equipaggio composto da tre persone.
Le “Corrubia” sono invece piccoli pattugliatori di 27 metri che possono raggiungere i 43 nodi e hanno un’autonomia di 800 miglia. Con un equipaggio di 14 persone, queste navi possono operare anche a parecchie miglia dalle coste.
Assieme alle navi arriverà  un programma di formazione dei marinai libici. Addestramento che si svolgerà  sia in Italia sia in Libia e partirà  entro una decina di giorni. Le vedette invece dovrebbero essere trasferite tutte nel porto militare di Augusta, da dove poi saranno trasportate con una nave della Marina militare fino a Tripoli.
In serata è arrivata anche la fotografia su Twitter, con tanto di posa propagandistica e ulteriore dettaglio sull’operazione: «Difesa dei confini, dalle parole ai fatti — scrive il ministro dell’Interno -. 12 unità  navali oggi donate dal Governo italiano alla Guardia costiera libica: per pattugliare, soccorrere, proteggere».
Ma la cosa ha risvolti umoristici, in quanto non si tratta di una “iniziativa” che questo governo dovrebbe accreditarsi, in quanto le «donazioni» fatte alla Libia rientravano già  in un piano molto più vasto realizzato dal suo predecessore Marco Minniti.
Già  nello scorso anno, infatti, si parlò di una operazione ampia — costata anche 800 milioni di euro e che già  scatenò fortissimi dubbi — che prevedeva la cessione alla Libia di imbarcazioni, ma anche di ambulanze, jeep, automobili, telefoni satellitari, mute da sub, bombole per l’ossigeno, binocoli diurni e notturni.
Tuttavia, Salvini sembra volersi appropriare di questa iniziativa. Non solo scorretta dal punto di vista della sostanza ma, a questo punto, anche della forma.
Ricordiamo che la Guardia Costiera libica e incriminata dall’Onu per corruzione e collusioni con gli scafisti.
E che i mezzi regalati dall’Italia non servono a “salvare” gente in procinto di annegare, visto che a bordo lo spazio è ristretto.

(da agenzie)

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IL VERGOGNOSO CONDONO TOMBALE DI LEGA E M5S CON SCONTI AGLI EVASORI DALL’82% AL 96%

Luglio 3rd, 2018 Riccardo Fucile

UNO SCHIAFFO AGLI ONESTI CHE HANNO SEMPRE PAGATO

16 milioni di contribuenti che avrebbero la possibilità  di chiudere tutti i conti in sospeso con il fisco, portando a casa sconti dal 70 al 94% sugli importi dovuti per una lite tributaria pendente.
E sconti dall’82 al 96%, a seconda delle condizioni economiche di chi è chiamato a versare.
La Stampa pubblica oggi un’infografica che fa i calcoli del piano sul fisco proposto dalla Lega e accettato dal MoVimento 5 Stelle nel provvedimento che propagandisticamente viene indicato come “pace fiscale”.
In partenza si parla di una pax fiscale monstre, dalle dimensioni di 40 miliardi di euro. Ed è un condono in piena regola visto che le due ultime rottamazioni si erano limitate ad abbuonare le spese per interessi e sanzioni, senza intaccare però gli importi dovuti per le imposte non pagate.
Ad elaborare per il quotidiano gli effetti della nuova sanatoria è lo Studio del tributarista Gianluca Timpone, autore del libro «Dammi tregua» sul difficile rapporto degli italiani con il fisco, da poco in libreria.
Oggi un imprenditore che debba 115mila euro di Irap (ma la sanatoria vale anche per Iva e Ires), con interessi e sanzioni si troverebbe a versare oltre 194mila euro.
La nuova sanatoria azzererebbe interessi e sanzioni, scontando l’imposta del 50% nel caso il contribuente abbia perso al primo grado di giudizio, per un risparmio complessivo del 70,4%. In caso di vittoria si pagherebbe solo il 30% di Irap con un risparmio di oltre l’82%.
Solo il 10% sarebbe dovuto infine da chi ha ottenuto un giudizio favorevole in appello con una riduzione complessiva dell’importo del 94%.
Altrettanto appetitosa la rottamazione ter delle cartelle esattoriali, con azzeramento di interessi e sanzioni, oltre che con sconti progressivi sull’imposta dovuta a seconda delle condizioni economiche del contribuente:
Un professionista senza partita Iva oggi con una cartella per mancato versamento di 75mila euro di Irpef, andrebbe a pagare 91mila e 822 euro, grazie all’azzeramento degli oltre 20mila euro di sanzioni. Un risparmio del 19% che lieviterebbe all’82%, grazie al fatto che con la nuova rottamazione si pagherebbe solo il 25% dell’Irpef dovuta, mentre salterebbero gli interessi di mancata iscrizione a ruolo e l’aggio di riscossione dovuto all’Agenzia delle Entrate scenderebbe da 6.407 a 1.125 euro.
Con un reddito Isee inferiore a 50mila euro (per intenderci uno stipendio lordo da 35mila e un introito da affitto di 800 euro mensili) l’Irpef dovuta sarebbe solo del 15%, portando così il risparmio all’89%.
Solo il 6% dell’imposta dovrebbero pagare infine i contribuenti “con oggettive difficoltà  economiche”. Ossia in base alla legge “anti-suicidi” (la n.3 del 2012) coloro che abbiano accumulato debiti per cause a loro non imputabili, come la perdita del lavoro.
Fuori dal condono rimarrà  solo chi si è visto recapitare cartelle esattoriali superiori ai 100mila euro e chi ha aderito alle due precedenti rottamazioni.

(da “NextQuotidiano”)

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SONDAGGIO: IL 28% DEGLI ELETTORI M5S E’ DELUSO

Luglio 3rd, 2018 Riccardo Fucile

CRITICI, DELUSI E IN USCITA VERSO L’ASTENSIONE

Il Messaggero pubblica oggi i risultati di un sondaggio SWG sugli elettori del MoVimento 5 Stelle che dipinge il 28% di quelli che hanno scelto i grillini nel segreto delle urne il 4 marzo 2018 come critico, deluso o in uscita.
Tra gli elettori la stragrande maggioranza (ovvero il 72% del totale) approva la scelta di essersi alleati con la Lega e aver dato vita al governo gialloverde presieduto dal professor Conte.
Ma c’è un 28% di elettori che è attualmente critico e in uscita; di questi, il 9% è sì in uscita ma per approdare su sponde più estreme come quelle della Lega (che i sondaggi danno al 31%, primo partito e sopra i grillini sorpassati dal Salvinismo).
Il 10% invece è indeciso mentre il 7% ha già  deciso che non tornerà  a votare.
Infine, un 2% ha cambiato completamente idea rispetto al 4 marzo e ha deciso che adesso voterà  per il Partito Democratico: una percentuale infinitesimale.
D’altro canto anche all’interno del partito c’è maretta: le varie anime pentastellate oscillano tra la protesta nei confronti della linea leghista sui morti in mare (rappresentata dalla corrente di Roberto Fico) e le lamentele dei cani sciolti che magari avrebbero voluto maggiori spazi nella scelta dei rappresentanti M5S nelle istituzioni.
Le divisioni nel M5S però sono sempre esistite, salvo quando il fischio del Padrone ha richiamato tutti all’ordine: lì tutti hanno sempre perso la voce.

(da “NextQuotidiano”)

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