Luglio 27th, 2018 Riccardo Fucile
PERCHE’ SONO GIA’ SUL POSTO, A DIFFERENZA DEI RAZZISTI CHE NON FANNO UN CAZZO… DA GIORNI SONO PRESENTI MSF E CARITAS… TRANQUILLI SOVRANISTI, CONTINUATE PURE AD ABBRONZARVI
«Dove sono le Ong? Perchè invece di stare nel Mediterraneo non vanno in Grecia? Forse perchè
non fanno abbastanza business?». È questo il mantra che nelle ultime ore rimbomba sui social da parte di vari account e personaggi che ruotano attorno alla galassia “sovranista”.
«Le ONG sono impegnate a soccorrere africani davanti alla Libia» scrive ad esempio lo scrittore Maurizio Blondet; «Open Arms, Iuventa, Aquarius, Maos….dove siete?» twitta ironico il disegnatore Alfio Krancic; «Ma le ONG vengono pagate per traghettare clandestini in Europa, non cittadini europei verso la salvezza» si legge su Voxnews. P
reoccupati anche Fabrizio Bracconeri, l’ex alunno della 3c: «Ma MEDICI SENZA FRONTIERE erano in Grecia ad aiutare i feriti? Molti sono morti affogati per scappare feriti dalle fiamme!!! NO MONEY NO ONG!!» twitta dal suo account Bracconeri; «INFERNO IN GRECIA L’ITALIA INVIA CANADAIR. LE ONG VANNO IN GRECIA??.
Almeno 50 morti e centinaia di feriti. Migliaia di persone ancora da soccorrere ed evacuare. la Grecia richiede intervento della Protezione Civile dell’Unione europea. Salvini autorizza l’invio di alcuni Candair dall’Italia. Spero intervengano subito le ong con le loro navi pronte ad aiutare il prossimo…” scrive invece Igor Gelarda, consigliere comunale di Palermo per il Movimento 5 Stelle.
Premesso che non vi è ancora notizia di Ong specializzate nello spegnimento di incendi, i leoni da tastiera ignorano che proprio una delle Ong da loro invocata e attiva anche nei soccorsi nel Mediterraneo, Medici senza Frontiere, è da giorni al lavoro anche in Grecia per dare una mano di fronte all’emergenza.
«Martedì mattina Medici Senza Frontiere ha contattato il Centro Nazionale per le operazioni sanitarie (EKEPY) e la protezione civile greca, offrendo la propria disponibilità in caso di emergenze mediche e umanitarie da sostenere» spiegano dalla Ong all’Espresso.
MSF Grecia informa che la richiesta fatta dalle autorità è stata di sostegno per il centro sanitario di Rafina, uno dei centri più colpiti dalle devastazioni costate fino ad oggi oltre 80 morti. «Si tratta di fornire servizi medici e di salute mentale, nonchè la fornitura di farmaci e personale medico».
Per questo motivo una squadra di MFS, tra cui un medico, un infermiere e uno psicologo è al lavoro da mercoledì 25 luglio nella struttura. Allo stesso tempo, «I team stanno facendo una valutazione dei bisogni dell’area per fornire ulteriore assistenza medica e umanitaria alla popolazione colpita».
Attiva sul territorio anche Caritas Grecia che ha messo a disposizione un primo stock di generi di prima necessità (vestiti, medicine, cibo) e alcuni alloggi per chi è rimasto senza casa «Ogni ora che passa ci rendiamo sempre più conto di quanto sia drammatica la situazione, faremo tutto il possibile per tentare di alleviare le sofferenze di chi è stato colpito da questa tragedia, in particolare le famiglie più bisognose», ha dichiarato Maria Alverti, direttrice di Caritas Grecia.
I sovranisti di casa nostra possono stare tranquilli: mentre loro twittano indignati dalla spiaggia, ci sono volontari che aiutano le persone in difficoltà .
(da “l’Espresso”)
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Luglio 27th, 2018 Riccardo Fucile
“I TRE RICORRENTI POSSONO ADIRE VIE GIUDIZIARIE PER ACCERTARE SE SONO STATI LESI I LORO DIRITTI, IN QUEL CASO ARRIVEREBBE AUTOMATICAMENTE LA CONDANNA PER L’ITALIA E LA RAGGI”… E LA CORTE EUROPEA TIENE APERTO IL FASCICOLO
Dopo lo sgombero del Camping River ieri è arrivata la presa di posizione della Corte Europea dei Diritti dell’Uomo, a cui avevano fatto ricorso tre famiglie che abitavano nel campo assistite dall’Associazione 21 luglio.
La decisione della Corte di Strasburgo sui tre nomadi è arrivata ore dopo il loro sgombero dal Camping River.
La Corte ha spiegato che allo stato attuale non si può escludere che i tre nomadi possano proseguire la loro azione legale contro l’Italia e chiedere ai togati se i loro diritti siano stati o meno lesi.
In caso di violazione dei loro diritti l’Italia sarebbe condannata.
Per la Corte il caso resta dunque aperto in attesa che i tre dichiarino o di abbandonare o di proseguire nel ricorso.
L’Associazione 21 luglio scrive intanto su Facebook che la Corte Europea per i Diritti dell’Uomo ha “riconsiderato la richiesta alla luce delle informazioni fornite dalle parti in data 26 luglio 2018 e alla luce di queste di non prolungare la misura ad interim” (queste le parole adottate nella comunicazione della CEDU). Una misura che aveva perso di senso alla luce del mancato rispetto delle indicazioni fatte al Governo italiano di sospendere lo sgombero sino al 27 luglio 2018 e dell’offerta solo orale fatta dal Comune di Roma alla sola capofamiglia di un centro di accoglienza per l’intero nucleo famigliare senza separazione dello stesso. Offerta accettata e con riserva di verificare quanto “concordato” con il Comune poichè alcuna comunicazione formale è stata loro notificata in merito e per la quale è stato riferito di far accesso agli atti. Si chiude quindi la misura “ad interim”, relativa allo sgombero, ma si apre la violazione di altri articoli molto più gravi, tra cui il mancato rispetto della decisione della Corte.
(da “NextQuotidiano”)
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Luglio 27th, 2018 Riccardo Fucile
L’ART 21 DELLO STATUTO E IL CODICE ETICO PREVEDONO CHE UNA CONDANNA PENALE, ANCHE DI PRIMO GRADO, E’ INCOMPATIBILE CON UNA CARICA ELETTIVA
Il MoVimento 5 Stelle si è sempre presentato come il partito degli onesti, di quelli che hanno
messo il rispetto delle regole e della legalità sopra ogni cosa.
Lo ha ribadito qualche giorno fa anche il vicepremier Luigi Di Maio parlando dell’Ilva alla Camera spiegando che «il rispetto della legalità viene prima di un eventuale nuovo piano ambientale e occupazionale».
Per poter essere alfieri della legalità il partito di Grillo e Casaleggio si è dato così uno stringente e complesso sistema di regole, statuti e codici etici che consente ai parlamentare e agli eletti pentastellati di affermare la propria superiorità morale rispetto agli “altri”
Sarti, Lannutti e D’Ippolito, i tre parlamentari M5S condannati per diffamazione
Il problema è che spesso e volentieri questo sofisticato sistema di di codici e codicilli non serve a garantire l’assoluta onestà (in senso grillino) degli eletti.
Si veda ad esempio lo scandalo rimborsopoli. Ma se sulla questione dei rimborsi non c’erano fatti penalmente rilevanti diversa è la situazione quando i gruppi di Camera e Senato si trovano di fronte a casi di deputati e senatori condannati.
È il caso di Giulia Sarti, deputata riminese già coinvolta nella vicenda degli scontrini, del senatore Elio Lannutti e del deputato Giuseppe D’Ippolito.
Tutti e tre sono stati condannati per diffamazione, un reato contemplato dall’articolo 595 codice penale.
La Sarti è stata condannata per diffamazione nei confronti di Filippo Graziosi, giornalista del Resto del Carlino di Rimini, che su Facebook la deputata M5S aveva definito “sciacallo”.
Il presidente di Adusbef Lannutti è stato condannato dal tribunale di Terni a pagare 20.000 euro alla Banca d’Italia per diffamazione.
D’Ippolito infine è stato condannato — con il beneficio della sospensione condizionale della pena e della non menzione — a mesi quattro reclusione per la diffamazione nei confronti dell’ex senatore Pietro Aiello (NCD).
Il deputato a 5 Stelle aveva falsamente affermato che Aiello era stato rinviato a giudizio nel processo “Perseo”.
Sono tutte sentenze di primo grado, quindi non si tratta di condanne definitive
Cosa prevedono gli statuti dei gruppi di Camera e Senato
Eppure all’articolo 21 dello Statuto del gruppo parlamentare della Camera e del Senato è scritto che «il Presidente del Gruppo, sentito il Comitato Direttivo, nel caso in cui siano segnalate violazioni del presente Regolamento o del “Codice etico” ad esso allegato, può disporre, sulla base della gravità dell’atto o del fatto, il richiamo, la sospensione temporanea o l’espulsione dal Gruppo di un componente».
Lo Statuto rimanda quindi al Codice Etico che stabilisce che una condanna penale, anche solo di primo grado, è incompatibile con il mantenimento di una carica elettiva quale portavoce del MoVimento 5 Stelle.
Il Codice Etico però sancisce anche che è a discrezione degli Organi Associativi stabilire la gravità ai fini disciplinari «di fatti astrattamente riconducibili ai c.d. reati d’opinione nonchè di fattispecie in cui l’espressione di un pensiero».
Quindi Sarti, Lannutti e D’Ippolito sono salvi essendo stati condannati per diffamazione? Non proprio.
Perchè le regole del gruppo parlamentare sono volutamente più rigide. Lo Statuto infatti al comma 2 dell’articolo 21 aggiunge che «costituiscono, comunque, cause di sanzione» le «mancate dimissioni dalla propria carica in caso di condanna penale, ancorchè non definitiva».
Questo significa che indipendentemente da quanto scritto nel Codice Etico un parlamentare a 5 Stelle può essere sanzionato qualora non si dimettesse dalla carica in caso di condanna penale, anche se non definitiva.
Ed è esattamente il caso di Sarti, Lannutti e D’Ippolito.
Non risulta però che nei confronti dei tre parlamentari siano stati avviati procedimenti disciplinari che possono portare anche all’espulsione dai gruppi del M5S di Camera e Senato. E i tre parlamentari non hanno nemmeno annunciato la loro “autosospensione” dal gruppo parlamentare. Un modo tutto grillino per annunciare la propria incompatibilità con le regole interne.
E non è l’unico caso in cui, durante questa legislatura, il MoVimento 5 Stelle non ha dato corso alle sanzioni previste dallo Statuto.
Ad esempio il deputato-testimonial (sic!) Andrea Mura è stato espulso dal M5S e, in base a quanto scritto nel comma 5 del già citato articolo 21 dello Statuto del gruppo parlamentare, è obbligato a pagare entro dieci giorni la penale da 100 mila euro prevista per chi viene espulso (o si dimette per ragioni di dissenso politico) dal gruppo del MoVimento.
Ovviamente Mura, così come tanti altri eletti a 5 Stelle espulsi o che si sono allontanati dal partito, non dovrà pagare nulla. E continuerà a rimanere al suo posto, pagato dagli italiani, eletto con i voti del M5S, scelto personalmente da Di Maio.
(da “NextQuotidiano”)
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Luglio 27th, 2018 Riccardo Fucile
LA DENUNCIA DI SAVE THE CHIDREN NEL RAPPORTO “PICCOLI SCHIAVI INVISIBILI”
La tratta e lo sfruttamento di minori in Italia resta un fenomeno in larga parte sommerso, ma nonostante questo il numero delle vittime inserite in programmi di protezione nel 2017 è quasi raddoppiato rispetto all’anno precedente, passando da 111 a 200.
Per la quasi totalità dei casi (196) si tratta di ragazze, il 93% sono nigeriane, e il 46% dei casi è riconducibilea sfruttamento sessuale.
Ma tra i dati raccolti da Save the children nel rapporto “Piccoli schiavi invisibili”, redatto in occasione della Giornata internazionale contro la tratta di esseri umani (lunedì prossimo), uno dei fenomeni che desta piu’ sconcerto è quello del survival sex alla frontiera di Ventimiglia.
Riguarda le minorenni in transito provenienti per lo piu’ dal Corno d’Africa,che vengono indotte a prostituirsi per pagare i passeurs in cambio del passaggio oltre il confine, di cibo o di un posto dove dormire.
Una realtà della quale Save the children non fornisce numeri precisi, perchè parte del «flusso invisibile dei tanti migranti minori non accompagnati in transito alla frontiera nord italiana, i quali — spiega Raffaella Milano, direttrice dei programmi Italia-Europa dell’associazione — nel tentativo di ricongiungersi ai propri familiari o conoscenti in altri Paesi Europei privati della possibilità di percorrere vie sicure legali, sono fortemente esposti a gravissimi rischi di abusi e sfruttamento».
Ma il fenomeno dello sfruttamento investe tutto il territorio nazionale e in alcune zone chiave, come Abruzzo, Marche, Sardegna, Veneto e la città di Roma
Le unità del programma Vie d’Uscita dell’organizzazione, tra gennaio 2017 e marzo 2018 sono entrate in contatto con 1904 vittime, di cui 1744 neomaggiorenni (o sedicenti tali)e 160 minorenni.
In netta prevalenza si tratta di nigeriane (68%) seguite dalle rumene (29%). Un dato nettamente in crescita rispetto al periodo compreso tra maggio 2016 e marzo 2017 quando erano state contattate 1313 vittime.
Le evidenze raccolte da Save the children provano che spesso i trafficanti utilizzano i Centri di accoglienza straordinari (Cas) per reclutare le giovani e poi sfruttarle anche nelle vicinanze delle stesse strutture.
C’è poi il capitolo relativo ai bambini e adolescenti irreperibili, cioè quelli che hanno abbandonato le strutture di accoglienza in cui erano stati inseriti, in particolare nelle regioni del sud. Circostanza che espone i minori in transito a rischi notevoli.
Sono circa 4570 al maggio 2018 e la propensione all’abbandono risulta molto alta soprattutto tra le ragazze eritree (178) e somale 65.
(da Globalist)
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Luglio 27th, 2018 Riccardo Fucile
NUOVI ELEMENTI: IL FUCILE ERA STATO MODIFICATO PER AUMENTARNE LA POTENZA, IL SOGGETTO ERA ESPERTO ED E’ STATO AGGIUNTO PURE UN MIRINO
Marco Arezio, 59 anni, l’uomo che ha sparato «accidentalmente», sostiene lui, a una bambina
rom di 13 mesi dal terrazzino del suo appartamento in via Mario Lizzani a Torre Spaccata, aveva modificato il fucile ad aria compressa che ha utilizzato. Lo ha ammesso lui stesso davanti agli investigatori che indagano sul caso.
Racconta oggi Repubblica Roma
Il 59enne, ex dipendente del Senato, indagato per lesioni gravi, ha spiegato agli inquirenti di aver agito su una vite nella meccanica dell’arma che regola la compressione della molla. Una modifica artigianale che conferirebbe più potenza al fucile e quindi al piombino. Una manipolazione fatta dallo stesso Arezio che, per gli inquirenti, vuol dire molto.
Si tratta, evidentemente, di una persona con una certa dimestichezza nel maneggiare un fucile ad aria compressa. Inoltre, quando il colpo è partito, Arezio si è giustificato dicendo che stava facendo manutenzione.
In pratica, il 59enne, stava ripulendo un fucile modificato, con il colpo pronto, in terrazza e con la canna rivolta verso il basso in un parco pubblico frequentato da adulti e bambini.
L’arma, hanno scoperto i carabinieri, è stata comprata almeno un anno fa. Di certo, il suo fucile, originale, con una potenza di 7,5 joule ha una modesta capacità offensiva. E infatti la si può detenere senza il porto d’armi, è sufficiente la maggiore età .
«La potenza (7,5 joule) consente in media di poter tirare con precisione fino ad un massimo di 25 metri», spiegano gli esperti. E non è certo questa la distanza che c’è tra il suo terrazzino, al settimo piano, e il punto in cui è stata colpita la piccola Rom. Ma ci sarebbe almeno un centinaio metri, un dato però su cui deve ancora pronunciarsi il consulente nominato dalla pm Roberta Capponi.
Altro elemento importante è il mirino piazzato sopra il fucile. O forse sarebbe meglio parlare di un’ottica, un piccolo cannocchiale sistemato sopra l’arma che permette di puntare con maggiore precisione un bersaglio.
(da “NextQuotidiano”)
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Luglio 27th, 2018 Riccardo Fucile
“VOLEVO PRENDERE UN PICCIONE”… ESCALATION DI COLPI CONTRO GLI STRANIERI, MA GUAI A PARLARE DI RAZZISMO
Ha sparato un colpo dal terrazzo di casa. E ha ferito un operaio che lavorava su un ponteggio. L’episodio raccontato dal Giornale di Vicenza è avvenuto ieri a Cassola, nel Vicentino.
L’uomo colpito, di origine capoverdiana, lavora per una ditta di impianti elettrici. Era a circa 7 metri di altezza, sulla pedana mobile, quando ha udito un colpo e avvertito dolore alla schiena, che ha iniziato a sanguinare, ed è stato portato all’ospedale San Bassiano.
La dinamica dell’episodio ricorda quella che ha causato il ferimento della piccola bimba nomade a Roma, che ha suscitato l’indignazione del capo dello Stato Sergio Mattarella: “L’Italia non può somigliare a un far West, questa è barbarie”.
I carabinieri sono risaliti al punto dello sparo, il terrazzo di un’abitazione privata dove sono stati rinvenuti pallini di piombo.
Nella casa sono state trovate munizioni e una carabina, dalla quale è partito il colpo che ha ferito l’operaio. Lo sparatore è stato denunciato per lesioni personali aggravate ed esplosioni pericolose. L’indagato avrebbe sostenuto di aver voluto sparare a un piccione.
L’episodio è solo l’ultimo di una serie: sono sette nell’ultimo mese e mezzo, da Forlì a Caserta, i casi di immigrati colpiti in strada con armi ad aria compressa. Il primo avvenuto a Caserta, dove due ragazzi maliani sono stati feriti da una banda al grido “Salvini, Salvini”, passando per Roma e Latina, con due stranieri colpiti mentre aspettavano il bus alla fermata.
(da agenzie)
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Luglio 26th, 2018 Riccardo Fucile
LA DIRETTRICE MANTIENE LA PROMESSA DI ASSUNZIONE FATTA AL RAGAZZO CHE FINO AD ALLORA CHIEDEVA L’ELEMOSINA DAVANTI ALL’INGRESSO
Da ieri mattina Osahon Ewansiha è un dipendente del Prestofresco. 
Il 30 giugno scorso era diventato l’eroe della catena di supermercati con sede a Moretta, nel Cuneese, dopo aver sventato una rapina, l’ennesima nel punto vendita di via Mercadante, a Torino.
Per questo la procuratrice dell’azienda, Domenica Lauro, ha deciso di offrirgli un’occasione: un contratto di apprendistato di tre anni.
Iniziato ieri mattina, alle 8,15, nel supermercato di via Clementi, a due passi da dove, fino alla scorsa settimana, chiedeva l’elemosina con un cappellino in mano.
“Sono felicissimo – dice – Con questo lavoro inizia il mio futuro”.
Il giovane, arrivato tre anni fa dalla Nigeria, indossa la maglietta rossa con il logo del supermercato e per qualche giorno sarà l’ombra del più giovane dei dipendenti, che ha il compito di insegnargli il mestiere.
“Devo caricare gli scaffali, controllare le scadenze e lavorare in magazzino – racconta con un certo orgoglio – È il mio primo lavoro vero qui in Italia: non pensavo che il mio gesto, quel sabato mattina, avrebbe portato a tutto questo. Mi ha rivoluzionato la vita”.
Osahon, che ha 27 anni, si era lanciato dentro al supermercato per bloccare un rapinatore che, armato di coltello, aveva minacciato la cassiera.
I due avevano lottato: il ragazzo aveva schivato diversi fendenti e, alla fine, il bandito era stato costretto a a fuggire.
I carabinieri però lo hanno identificato e arrestato due settimane fa: italiano, 28 anni, si era costituito quando aveva capito di essere ormai braccato e aveva confessato quella e altre rapine.
Racconta Osahon: “Io chiedevo l’elemosina perchè, anche se non avevo niente, non volevo rubare. Per questo ho cercato di fermare quell’uomo. Ho guardato quella cassiera in pericolo e ho pensato alla mia famiglia in Nigeria”.
E anche adesso, mentre impara dove caricare pasta e pelati, pensa a chi è rimasto al suo paese d’origine: “Ora potrò mandare soldi a casa: anche i miei fratelli contano su di me”.
Per sè, invece, immagina una vita qui a Torino, nel quartiere popolare di Barriera di Milano: “L’Italia mi piace perchè ci sono leggi certe – sostiene – Se quel rapinatore fosse stato arrestato al mio paese, probabilmente, sarebbe tornato libero con una telefonata fatta alla persona giusta”.
Ora che non è più costretto a vivere con 150 euro al mese, Osahon ha iniziato a fare progetti: “Vorrei trovare un piccolo appartamento da affittare tutto per me. Oggi vivo con alcuni miei connazionali. E poi tra qualche anno vorrei prendere la patente”.
Il ragazzo venuto dalla Nigeria con un permesso per motivi umanitari, oggi, può immaginarsi un futuro diverso anche perchè la dirigente del supermercato ha fatto di tutto per mantenere la promessa di un mese fa, nonostante le polemiche che – immancabili – hanno preceduto la sua assunzione.
“Ho ricevuto delle mail, mi hanno accusato di falso buonismo – racconta la direttrice – ma non ci voglio dar peso. Ho 70 dipendenti e sono tutti italiani. Questo odio razziale non porta da nessuna parte”.
Così Domenica Lauro è andata dritta per la sua strada e ha fatto in modo che tutto il percorso di Osahon fosse trasparente. Ha aspettato che il ragazzo rinnovasse il suo permesso di soggiorno in questura a Caserta e lo ha fatto iscrivere al centro per l’impiego perchè i suoi documenti venissero certificati.
Quando Osahon avrà finito il periodo di affiancamento, la sua giornata lavorativa comincerà alle 7,30 con l’arrivo dei prodotti in magazzino.
Ma a un patto. “Oggi ha un contratto di 25 ore alla settimana perchè abbiamo un accordo, io e lui: oltre a lavorare deve imparare bene l’italiano”, spiega Lauro.
Quattro ore al supermercato e altrettante dietro ai banchi di scuola, con gli insegnanti del consorzio Abele.
“Quando avrà finito la scuola potremo anche valutare di aumentare le sue ore di lavoro”, spiega la dirigente, e Osahon sembra non avere alcuna intenzione di deluderla: “Parlo ancora troppo poco l’italiano per poter essere utile ai clienti – ammette lui – ma imparerò tutto quel che serve. Voglio memorizzare prodotti, marchi, prezzi e promozioni”.
(da “La Repubblica”)
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Luglio 26th, 2018 Riccardo Fucile
MEZZO GOVERNO IN CAMPO PER DISDIRE L’AEREO NEL DELIRIO DI OFFRIRE LO SCALPO DEL DITTATORE CADUTO… MA NESSUNO SI VERGOGNA DEI MILIONI PER LE MOTOVEDETTE REGALATE AI CRIMINALI LIBICI
Nell’hangar più grande di tutta Fiumicino si bolle dal caldo, ma Luigi Di Maio e Danilo Toninelli non sudano.
Preparano una grande operazione di propaganda studiata per mascherare le difficoltà e le critiche su piovono su nomine e provvedimenti del Governo.
Hanno la freschezza di chi sa di aver appena colto la rosa più bella del giardino dell’ex dittatore: a trenta metri c’è l’Air Force Renzi, il famigerato aereo che nella scorsa legislatura il Governo ha preso in leasing da Etihad.
I due ministri arrivano nei pressi dei giornalisti che li attendono, girano i tacchi e imboccano la scaletta che li porta a bordo. C’è un rumore assordante che si spande per il gigantesco capannone, proviene da una macchina refrigeratrice. “A bordo stamattina facevano 46 gradi, dovevamo rinfresca’”, spiega un addetto ai lavori.
Di Maio e Toninelli salgono, fanno una diretta Facebook ad uso e consumo del popolo della rete e delle redazioni che riprenderanno le parti salienti del monologo.
Nella carlinga la temperatura supera ancora abbondantemente i 30 gradi, ma ne escono immacolati e finalmente si sottopongono a qualche domanda dei giornalisti convocati al banchetto.
Non prima di aver riassunto in tre parole il senso di un’operazione di marketing politico-comunicativo messa in piedi quasi a sorpresa.
Sentite Di Maio: “Questo aereo è il simbolo dell’ancien regime, il simbolo di un regime che è caduto”. Forse un po’ troppo anche per lui, che stempera appena in tempo: “Non un regime dittatoriale, ma quello dell’arroganza di un potere mandato a casa dai cittadini”.
Vale la pena un attimo fermarsi, e capire il perchè di un’operazione che iperbolicamente sembra il disvelamento degli arazzi e degli ori dopo la presa del Palazzo d’Inverno, o l’esibizione catodica delle stanze del potere dopo la caduta di Saddam.
Il governo gialloverde ha “desecretato i documenti” (Toninelli dixit) relativi al leasing dell’apparecchio voluto da Matteo Renzi. E ha deciso di rescindere il contratto che lega lo Stato italiano con la compagnia degli Emirati Arabi.
Per questo il ministro delle Infrastrutture ha inviato una lettera ai commissari di Alitalia, mediatori dell’operazione, per procedere in tal senso (si parte venerdì con il primo incontro al Ministero, delegato al dossier il sottosegretario Armando Siri).
“Faremo risparmiare ai cittadini 108 milioni di euro”, ripetono all’unisono i due ministri pentastellati, esibendo lo scalpo dell’aereo.
Un messaggio facilmente veicolabile, perchè colpisce uno degli aspetti percettivamente più tracotanti di un’epoca, quella renziana, da una buona fetta della società ritenuta di per sè tale.
Così ecco la conferenza stampa convocata in fretta e furia. Appuntamento al terminal Voli di Stato di Fiumicino, pannelloni di legno alle pareti, scarsi o nulli segnali di tecnologia, una strana full immersion di qualche minuto in quello che potrebbe essere uno scalo internazionale del nord Africa a inizio anni Novanta.
Poi tutti su un pulmino, in direzione del guscio di plastica e acciaio che custodisce l’Airbus A340-500, all’estremità dell’aeroporto.
Talmente lontano che a un certo punto l’autista è costretto a fermare un collega e a chiedere indicazioni. All’arrivo c’è Paola Taverna che esibisce un sorriso infinito, lei che è stata la fustigatrice per eccellenza del fu premier per la vicenda, accompagnata dal capogruppo al Senato Stefano Patuanelli.
È un’operazione in pieno stile 5 stelle, ma si capisce da subito che è una mossa che vede coinvolto tutto il governo per cercare di spostare l’agenda dalle discussioni infinite sulla spartizione della Rai e delle Fs (e ancor prima di Cassa depositi e prestiti), sui dissidi tra i ministri, sulla lentezza del decreto Dignità , che procede pachidermicamente in Parlamento.
Si capisce perchè sul posto c’è Rocco Casalino, portavoce del premier Giuseppe Conte, e almeno quattro o cinque fra i giornalisti chiamati a recentemente a comporre il nutrito staff che gestisce la comunicazione di Palazzo Chigi.
Il Governo è deciso a spremere lo spremibile dalla vicenda, e ha aperto alcune linee di studio.
Quelle che condurrebbero dritti verso il tribunale. Da un lato per indebiti aiuti di Stato a una compagnia agonizzante come Alitalia. Dall’altro per danno erariale di chi ha firmato il contratto di leasing. È presto per definire i margini di procedibilità . Gli uffici competenti si sono posti come settembre la deadline per valutare il da farsi.
La questione è complessa. L’Air Force Renzi è stato affittato per 8 anni. 96 rate per un ammontare totale di 167 milioni di euro. 75 sono stati già versati (50 di rate più 25 per un’una tantum al momento della firma).
Gli uomini del premier forniscono dati che effettivamente raccontano di un’operazione senza molto senso: “Si deve considerare che è un tipo di apparecchio fuori produzione dal 2011, e che nel momento dell’acquisto valeva 27 milioni di euro. In più, al di là del costo totale, erano previsti i lavori di adattamento, visto che la configurazione interna è quella di un aereo di linea, per un massimale di 20 milioni di euro”.
I conti sono presto fatti. Basta sottrarre i 75 milioni già pagati ai 187 (167 + 20), ed ecco maturare un risparmio addirittura superiore a quello indicato dai due ministri, pari a 112 milioni di euro. Anche se a Palazzo Chigi non escludono di dover versare la penale per la rescissione anticipata del contratto (42 milioni di euro) per l’Airbus a340-500, mentre Toninelli è sicuro: “Non dovremmo farlo, l’articolo 24 del contratto di fornitura parla chiaro”.
I ministri accettano un paio di domande, strettamente relative alla vicenda, poi se ne vanno. Viene concesso un giro a bordo. Il mastodonte apre la sua pancia claustrofobica, fatta di corridoi non più larghi di un metro, una prima classe che più che dal 2011 sembra provenire dagli anni ’80, un’alternanza di ocra e marrone che intristisce il colpo d’occhio generale, stelle marine serigrafate alle paratie che nemmeno nel più sciatto dei due stelle della riviera romagnola.
“Finchè non ci installava dentro una Jacuzzi Renzi non lo voleva usare”, ironizza Di Maio andandosene. Ci fosse stata, forse lo scalpo da esibire avrebbe fatto più effetto. E giustificato il gran circo messo su per esibirlo.
(da “Huffingtonpost“)
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Luglio 26th, 2018 Riccardo Fucile
E ANCHE LO SGOMBERO E’ FALLITO PERCHE’ IN SERATA I ROM SONO RIENTRATI NEL CAMPO VISTO CHE IL COMUNE NON HA GARANTITO LORO ALCUN ALLOGGIO IN ALTERNATIVA
Ricostruiamo la vicenda.
Attraverso il ricorso alla Corte Europea per i diritti dell’Uomo, la stessa, ravvisando presunte gravi violazioni dei diritti umani, ha ordinato la sospensione dello sgombero di Camping River fino alla sera del 27 luglio.
Tale tempo era necessario alla Corte di ricevere la memoria da parte del Governo italiano (inviata ieri entro le 12,00) e la contro memoria di Associazione 21 luglio (inviata oggi alle ore 8,00).
Ricevuta la documentazione, la Corte si sarebbe riunita nella giornata di domani per pronunciarsi sullo sgombero di Camping River, decidendo eventuale ulteriore sospensione.
E’ evidente che il governo italiano e il Comune di Roma abbiamo deciso di rompere gli indugi, infischiandosene della sospensione, al fine di evitare il giudizio della Corte che già sapevano sarebbe stato negativo nei loro confronti.
“Prima di perdere la partita – si saranno detti ieri Salvini e Raggi – portiamo via il pallone”.
Questo il valore e il senso della parola “legalità ” oggi, a Roma.
Oggi è toccato a Camping River, domani toccherà a qualcun altro.
Nel frattempo la Raggi manda un comunicato (pubblicato dal Fatto Quotidiano) secondo cui ” la Corte Europea diritti dell’Uomo ha sancito che l’Italia può sgomberare i tre abitanti del Camping River che si erano rivolti a Strasburgo chiedendo di fermare l’evacuazione, perchè gli è stato offerto un alloggio alternativo nelle strutture della Croce Rossa. La Cedu ci dà ragione. Lo sgombero al Camping River è corretto”, esulta la sindaca Virginia Raggi.
Ma le cose non stanno così: il ricorso alla Corte Europea relativo a Camping River non è affatto chiuso.
Si è solo sospesa la misura “ad interim” relativa allo sgombero visto che lo stesso è stato già effettuato.
Il ricorso è ancora pendente e si apre invece la violazione ad altri articoli ben più gravi.
In serata il colpo di scena: diverse famiglie Rom sono rientrate nel River e hanno trovato ospitalità all’interno della pizzeria.
Il portavoce dell’ANR Zuinisi ha dichiarato che di fatto la chiusura del Camping River è nuovamente fallita.
(da agenzie)
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