Luglio 23rd, 2018 Riccardo Fucile
“INCASSO 6 MILIONI IN UNA LEGISLATURA DAI PARLAMENTARI? LE FINALITA’ SONO CHIARE”
“Oggi grazie alla Rete e alle tecnologie, esistono strumenti di partecipazione decisamente più democratici ed efficaci in termini di rappresentatività popolare di qualunque modello di governo novecentesco. Il superamento della democrazia rappresentativa e’ inevitabile”.
Lo sostiene, intervistato da La Verità , Davide Casaleggio che precisa: “il Parlamento ci sarebbe e ci sarebbe con il suo primitivo e più alto compito: garantire che il volere dei cittadini venga tradotto in atti concreti e coerenti. Tra qualche lustro è possibile che non sarà più necessario nemmeno in questa forma”.
Un democrazia diretta che “è già una realtà grazie a Rousseau che per il momento è adottato dal M5S ma potrebbe essere adottato in molti altri ambiti”.
La parte più interessante dell’intervista, firmata da Mario Giordano, è però quella in cui si parla di Rousseau:
Quali sono i rapporti tra Associazione Rousseau e Casaleggio Assodati?
«L’unico rapporto oggi riguarda la mia persona, dal momento che sono presidente di entrambe».
Anche la sede è la stessa
«Le persone che collaborano a Rousseau sono distribuite in tutta Italia e qualcuna anche all’estero. Per legge un’associazione deve avere una sede fisica, un indirizzo e un numero di telefono. Quindi formalmente la sede è dove ho l’ufficio, essendone il presidente. Questo è un tipico esempio di quello che dicevo poco fa: la Rete consente a persone che si trovano in luoghi molto distanti tra loro di collaborare a un unico progetto. La legge, però, ci impone di indicare luoghi fisici. Vecchi schemi applicati a nuovi modelli».
I parlamentari 5 stelle devono versare ogni mese 300 euro all’Associazione Rousseau. I parlamentari 5 stelle sono 331. Cid significa che ogni mese nelle casse della Associazione Rousseau entrano 99.300 euro. Cioè 1.191.600 euro l’anno. Quasi 6 milioni nella legislatura. Ho sbagliato i calcoli?
«Questo è un altro punto che ci differenzia. Sinceramente non comprendo come sia possibile che i partiti in Italia chiedano contributi ai loro eletti in Parlamento fino a io volte tanto dopo aver tra l’altro incassato decine di milioni di euro di finanziamenti pubblici. È di venerdì scorso la notizia che Pietro Grasso è stato condannato a versare al Pd oltre 83.000 euro di contributi non pagati al partito. Nel Movimento dichiariamo sempre in modo trasparente gli impegni dei nostri eletti e le finalità delle raccolte fondi».
(da “NextQuotidiano“)
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Luglio 23rd, 2018 Riccardo Fucile
CHISSA’ COME SONO CONTENTI I NO TAV DELLA VALLE CHE HANNO VOTATO M5S FIDANDOSI DELLE PROMESSE
La Tav è “un’opera che abbiamo ereditato; quando è nata, se ci fosse stato il M5s al governo,
non sarebbe mai stata concepita in questa maniera, così impattante, così costosa”.
Lo ha affermato il ministro delle Infrastrutture Danilo Toninelli a Radio1.
Il ministro ha condannato “fermamente le proteste incivili soprattutto perchè limitano l’espressione delle proteste civili”. “Il nostro obiettivo — ha proseguito il ministro — sarà quello di migliorarla, così come scritto nel contratto di governo. Non vogliamo fare nessun tipo di danno economico all’Italia ma vogliamo migliorare un’opera che è nata molto male”.
Ora, è evidente a tutti che se Toninelli vuole migliorare la TAV significa che vuole farla, al contrario di quello che chiedevano al MoVimento 5 Stelle i NO TAV, alcuni dei quali invitavano a scegliere il M5S proprio per la sua posizione sull’opera: nel febbraio scorso Alberto Perino, ex portavoce dei No Tav, fu protagonista di una polemica con Nicoletta Dosio, esponente in vista dei No TAV che si era candidata con Potere al Popolo.
Nel suo intervento al Salone polivalente di Bussoleno Perino disse che la scelta di Nicoletta era “inutile”: « In politica bisogna fare attenzione: mi dispiace che in Valle ci siano delle persone No Tav che sono in un’altra lista. Ci va la capacità politica di capire che certe posizioni non sono utili, possono essere ideologiche e di speranza, ma è grave se alla fine tolgono delle possibilità di riuscire a fare ciò che hanno fatto i 5 stelle in questi anni».
E ancora: « Starei malissimo se dopo il 4 marzo dovessimo notare che i voti che potrebbero essere mancati a qualcuno di nostri candidati, siano andati persi in un’altra lista, che sarà anche No Tav ma senza portare a nulla » .
È una prospettiva che il Bovè della Valsusa definiva « drammatica » , dopo aver fatto un endorsement totale a favore dei Pentastellati. « Dobbiamo votare e far votare i 5 stelle, gli unici in Parlamento che sono contro il Tav. Chi non lo fa – avverte – poi non si lamenti ».
Chissà oggi come la pensa.
(da “NextQuotidiano”)
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Luglio 23rd, 2018 Riccardo Fucile
UN IMPONENTE CORTEO DI ASSOCIAZIONI UMANITARIE METTE ALL’ANGOLO I RAZZISTI E CHI LI PROTEGGE
Decine di migliaia di persone sono scese in piazza a Monaco di Baviera per protestare contro la politica anti-immigrati e la svolta populista di destra dell’Unione cristiano-sociale (Csu) del Ministro degli interni Horst Seehofer e del governatore regionale Markus Sà¶der.
Indetta da oltre 150 organizzazioni politiche e associazioni umanitarie, la manifestazione è partita dalla centralissima Goetheplatz per concludersi alla Kà¶nigsplatz dove si svolge il comizio finale.
Sotto una pioggia battente oltre 30 mila persone sono sfilate per ore per le vie del centro storico del capoluogo bavarese esprimendo il loro sdegno nei confronti dei toni sempre più polemici scelti dal discusso ministro degli Interni in tema di politica migratoria.
Sfidando apertamente la stessa cancelliera Angela Merkel e sposando le tesi del suo collega italiano Matteo Salvini o del primo ministro austriaco Sebastian Kurz, Horst Seehofer aveva annunciato nelle settimane scorse una serie di misure restrittive per bloccare l’ingresso in Germania profughi secondari provenienti da altri Paesi dell’Unione europea intensificando i controlli alle frontiere e allestendo „centri di transito“ per migranti illegali.
«La Csu si sta spostando sempre di più su posizioni di estrema destra e anti-democratiche tentando così di copiare l’esempio della destra populista dell’Alternative fà¼r Deutschland», spiega Thomas Lechner, presidente dell’associazione Diritti Umani e Democrazia.
«A scendere in piazza è oggi la maggioranza silenziosa dei tedeschi, stufa dei toni sempre più apertamente razzisti e autoritari dei politici».
«Non vogliamo che la Germania di Seehofer diventi come l’Ungheria di Orban», si poteva leggere su di uno dei tanti striscioni portati dai manifestanti.
Un altro portava la scritta: «Make racists afraid again» (fa che i razzisti abbiano di nuovo paura).
Alla manifestazione contro la politica migratoria della Csu hanno aderito anche le chiese, il partito socialdemocratico, i Verdi, i sindacati Dgb, il rinomato teatro di Monaco Kammerspiele e il capitano della nave ong Lifeline Claus-Peter Reisch.
(da Globalist)
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Luglio 22nd, 2018 Riccardo Fucile
LA DENUNCIA PER OMICIDIO COLPOSO E OMISSIONE DI SOCCORSO RIGUARDA OVVIAMENTE IN PRIMIS I COMANDANTI DEL MERCANTILE E DELLA MOTOVEDETTA LIBICA, MA RIGUARDA ANCHE “CHIUNQUE ABBIA RESPONSABILITA’ DIRETTE O INDIRETTE O SIA COINVOLTO A QUALUNQUE TITOLO NELL’EVENTO”, SARA’ IL MAGISTRATO A INDAGARE
Poveri razzistelli frustrati: se leggete i commenti al tweet di Proactiva Open Arms c’è la
schiuma della fogna italica, feccia che andrebbe denunciata per gli insulti rivolti a chi sacrifica il proprio tempo per aiutare il prossimo, invece che seminare odio e fare il tifo per i criminali libici.
Peccato che le loro conoscenze di diritto siano pari alla loro umanità , ovvero prossima allo zero.
La precisazione di Open Arms
Veniamo ai fatti, ovvero il comunicato della Ong:
“Visto quanto riportato oggi su diversi organi di stampa, ci preme precisare che nessuna denuncia eÌ€ stata presentata nei confronti del Governo italiano neÌ della sua Guardia Costiera”.
Open Arms precisa ancora che “in relazione ai fatti avvenuti durante l’intervento di salvataggio compiuto il 17 luglio 2018, il direttore e fondatore di Proactiva Open Arms, Oscar Camps, e molti dei volontari presenti a bordo della Open Arms durante l’ultima missione, hanno presentato presso la Procura di Palma di Maiorca, una denuncia contro: il Capitano della motovedetta libica 648 ”RAS AL-JADAR” MMSI 642124567, membro della Guardia Costiera libica e il comandante di eventuali altre imbarcazioni libiche intervenute in quelle stesse ore, per omissione di soccorso e per avere causato la morte di due persone”.
Altra denuncia, scrive la Ong nella nota, ha riguardato “il Capitano del mercantile ”TRIADES”, IMO n°9350082, battente bandiera panamense, per omissione di soccorso e omicidio colposo” e ” chiunque abbia responsabilitaÌ€ dirette o indirette o sia stato coinvolto a qualunque titolo nell’aver determinato gli esiti di quell’evento drammatico”. “Saranno ora le autorità Ì€ giudiziarie spagnole a valutare, in base agli elementi da noi forniti, in che modo dare seguito alla denuncia presentata”, conclude Open Arms.
Da qui l’esultanza dei razzistelli in quanto la Ong “non denuncia più il governo italiano”.
Peccato che le cose giuridicamente non siano cosi’ per i motivi che andiamo a spiegare.
1) La denuncia riguarda i due principali soggetti di cui Open Arms ha la registrazione della conversazione intercorsa, in cui il comandante del mercantile avverte la Guardia Costiera libica di aver avvistato un barcone in emergenza e i militari libici dicono che ci pensano loro al soccorso, invitando il mercantile ad allontanarsi.
La Open Arms non si fida e si dirige sul luogo del naufragio e scopre il gommone bucato dai libici, i due cadaveri e trae in salvo Josefa stremata.
a) il mercantile in base alla legge vigente aveva l’obbligo di intervenire vista l’urgenza della situazione
b) la Guardia costiera libica o non è intervenuta o se è intervenuta ha bucato un gommone con una persona ancora viva e senza recuperare i due cadaveri.
c) chi ha demandato i soccorsi alla Guardia Costiera libica in acque che non sono certificate dagli organismi preposti come “zona Sar libica” ?
Il governo italiano che quindi ha rinunciato a intervenire direttamente con mezzi adeguati e ha allontanato le Ong che avrebbero potuto prestare tempestivo soccorso. E’ infatti il centro di intervento italiano che deve coordinare i soccorsi come da impegni internazionali certificati.
Ricordiamo che la denuncia non a caso riguarda “chiunque abbia responsabilitaÌ€ dirette o indirette o sia stato coinvolto a qualunque titolo nell’aver determinato gli esiti di quell’evento drammatico”.
2) Il post di Salvini e lo sbarco negato a Lampedusa
Una volta recuperati i due corpi e salvata Josefa, Open Arms chiede di poter attraccare con urgenza a Lampedusa e resta in vana attesa per ore.
Salvini come suo costume aveva scritto che “Open Arms l’Italia la vedrà in cartolina e che nessun porto italiano accoglierà la nave” (ora finge di dimenticarsene)
Quindi di fatto, a fronte di una emergenza, nega la possibilità di accogliere sia Josefa che i due morti nel naufragio, tanto che si scatena l’indignazione di molti media.
Solo quando il caso sta per esplodere in mano al governo italiano per i riflessi internazionali che sta suscitando, arriva una parziale marcia indietro: il governo pare disposto ad accogliere Josefa ma non i due cadaveri (probabilmente nel timore dell’effetto mediatico di funerali in Italia).
Salvini è alle corde, pressato dagli alleati, e alla fine propone lo sbarco sia di Josefa che dei due cadaveri ma non a Lampedusa, con una scusa ridicola: “Lampedusa non ha celle frigorifere”.
Come se non esistessero elicotteri che da Lampedusa in 30 minuti non possano trasferirli in qualsiasi altra località della Sicilia in appositi contenitori refrigerati.
In compenso propone, caso strano, come sbarco Catania, nota per una procura che da un anno indaga sulle Ong senza alcuna conclusione giudiziaria.
Quindi non è vero che “l’Italia si è immediatamente resa disponibile”, tanto è vero che Open Arms alla fine ha rivolto la prua verso la Spagna che “tempestivamente” si è dichiarata pronta ad accoglierla.
Se questo comportamento può o meno configurare “l’omissione di soccorso” lo deciderà la magistratura spagnola che, ripetiamo, dovrà accertare gli atti di “chiunque abbia responsabilitaÌ€ dirette o indirette o sia stato coinvolto a qualunque titolo nell’aver determinato gli esiti di quell’evento drammatico”.
E qui la catena del soccorso italiano potrebbe venire chiamato in causa.
3) Se si arrivererà a una inchiesta giudiziaria, verranno per la prima volta chiarite le responsabilità della Guardia Costiera libica.
Se Josefa testimonierà un comportamento illecito dei libici, sanzionato da una sentenza, Salvini non potrà più attaccare la Ong ma dovrà ammettere di aver delegato a dei criminali il soccorso in mare.
E di fronte al mondo l’Italia sarà il Paese che affida il respingimento nei lager e l’affogamento di madri e bambini a degli incapaci (nella migliore delle ipotesi) o a dei delinquenti (nella peggiore)
In ogni caso qualcuno ha poco da ridere.
Anche nell’ex Jugoslavia qualcuno rideva e si è trovato con le manette ai polsi.
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Luglio 22nd, 2018 Riccardo Fucile
POI AMMETTE: “NON SIAMO ADDESTRATI PER IL SOCCORSO IN MARE”… FONTI MILITARI AL “FATTO”: “I LIBICI AFFONDANO I BARCONI CON ANCORA LA GENTE A BORDO”
“Non siamo preparati alle operazioni di primo soccorso in mare”. L’ufficiale della Guardia costiera libica — in una conversazione che proteggiamo con l’anonimato — ammette un drammatico limite nei loro interventi in mare.
Un limite che collega al ritrovamento, il 17 luglio scorso, di due cadaveri e una superstite a circa 80 miglia dalla costa libica.
Il militare parla letteralmente di first aid, primo soccorso, quando fornisce la sua versione sul salvataggio dei migranti poi recuperati dalla nave Open Arms della ong spagnola Proactiva.
Il Fatto ha incrociato la sua testimonianza con altre fonti che confermano: “Accade spesso che sulle motovedette libiche non vi siano medici a bordo. Sì, non sono adeguatamente preparati per prestare un primo soccorso medico”.
È un altro elemento sul quale è necessario fare chiarezza e intervenire, dopo quello che il Fatto ha rivelato ieri, ovvero che i militari libici, per convincere i migranti a lasciare le imbarcazioni e salire sulle loro motovedette, spesso distruggono i gommoni con la gente ancora a bordo.
Torniamo alle parole dell’ufficiale libico. “Non siamo attrezzati per un primo soccorso medico — spiega — e inoltre, se troviamo un cadavere in mare, lo lasciamo in acqua, non possiamo portarlo a terra dove potrebbe restare per giorni e giorni”.
Il riferimento è ai cadaveri della donna e del bambino ritrovati poi dall’equipaggio di Open Arms.
Il militare sostiene che al momento del salvataggio erano già morti, che qualcuno abbia provato a verificare se fossero vivi, ma sia per la donna sia per il bambino non c’era più nulla da fare.
E Josefa, la donna camerunense di 40 anni, che i volontari spagnoli hanno trovato aggrappata al relitto del barcone? “Era buio — conclude l’uomo — deve essere sfuggita alla vista dell’equipaggio della motovedetta”.
Ammesso che la donna e il bambino fossero già morti, almeno di Josefa si può dire che è viva soltanto grazie all’intervento provvidenziale della Ong spagnola.
Oggi possiamo aggiungere che, a differenza delle Ong, le motovedette libiche viaggiano spesso senza medici a bordo e non sono attrezzate per un primo soccorso sanitario.
Il dato si aggiunge alle rivelazioni di più fonti militari, altamente qualificate, che raccontano l’abitudine dei libici di affondare le imbarcazioni con i migranti ancora a bordo per convincerli a salire sulle loro motovedette.
“Il ministro della Difesa Elisabetta Trenta — spiegano fonti del suo dicastero — sta verificando la notizia: se fosse confermata sarebbe gravissimo”.
Fonti del ministero delle Infrastrutture, dicastero guidato da Danilo Toninelli (M5S), spiegano: “Dalla Guardia costiera italiana fanno sapere che a Roma queste procedure non risultano”.
Sulla vicenda interviene Nicola Fratoianni di Liberi e Uguali, segretario di Sinistra italiana: “Ecco qua, ora cari Matteo Salvini e Danilo Toninelli, che fate? Denunciate Il Fatto Quotidiano? Andate alla ricerca delle fonti militari italiane che evidentemente schifate dalle pratiche libiche iniziano a raccontare la verità ?”.
Il Fatto, ovviamente, proteggerà le sue fonti con l’anonimato e conferma la notizia in attesa che il governo decida di fare chiarezza.
(da “il Fatto Quotidiano”)
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Luglio 22nd, 2018 Riccardo Fucile
I DATI DEL RAPPORTO INFOSFERA SVELANO COME UN’ASSOCIAZIONE A DELINQUERE (SU CUI NESSUNO INDAGA) STIA CONDIZIONANDO LA POLITICA
Poche notizie affidabili sul web e un’incapacità della maggior parte delle persone di
riconoscere una bufala su internet.
Nonostante un uso quotidiano della rete che ha provocato un aumento dei malori legati “all’overdose di web”.
Sono questi, in estrema sintesi, i dati allarmanti che emergono dal rapporto Infosfera sull’universo mediatico italiano.
Lo studio è stato realizzato dal gruppo di ricerca sui mezzi di comunicazione di massa dell’Università Orsola Benincasa guidato da Umberto Costantini, docente di Teoria e tecniche delle analisi di mercato ed Eugenio Iorio, docente di Social media marketing.
Per l’87% degli italiani i social network non offrono più opportunità di apprendere notizie credibili e l’82% degli italiani non è in grado di riconoscere una fake news, una bufala sul web.
La ricerca completa, giunta alla sua seconda edizione, è pubblicata integralmente sul sito web dell’ateneo napoletano.
E’ stata realizzata in collaborazione con i ricercatori dell’Associazione Italiana della Comunicazione pubblica e istituzionale, del Centro studi democrazie digitali e della Fondazione Italiani – Organismo di Ricerca coinvolgendo un campione d’indagine superiore ai 1500 cittadini italiani, quindi con un errore statistico minimo che si attesta intorno al 2,5%
Il rapporto Infosfera, che è stato presentato alla presenza del Commissario Agcom, Mario Morcellini, raccoglie i dati sulla percezione del sistema mediatico, con particolare attenzione al livello di credibilità , fiducia ed influenza delle fonti di informazione.
Viene così disegnato il nuovo assetto dello spazio pubblico prodotto dai fenomeni della mediatizzazione, della disintermediazione, dell’information overload, della polarizzazione e della sottrazione di tempo e di attenzione.
L’overdose di web
Dalla ricerca emerge l’assoluta dipendenza degli italiani da internet. Il 95% del campione utilizza quotidianamente la rete, quasi il 70% lo fa per più di tre ore al giorno e il 32% per più di cinque ore. La metà di questi tempi è impiegata sui social network. E crescono così i malanni da “overdose di web”. Stati d’ansia (8,68%), insonnia (16,84%), confusione e frustrazione (6,38%), dolori di stomaco e mal di testa (8,36%) e dimenticanze (9,93%).
I social media e i dispositivi digitali stanno ormai rimodulando le facoltà mentali dell’individuo, il pensiero profondo, l’attenzione e la memoria. Il 69,34% degli italiani registra e memorizza le informazioni di cui ha bisogno sul telefono.
Il 79,93% ritiene di essere in grado di trovare facilmente le notizie di cui ha bisogno e tende a fare un largo uso di free media piuttosto che di media a pagamento.
“È innegabile – ha spiegato Eugenio Iorio, coordinatore scientifico della ricerca – che si tratti di dati inquietanti perchè in un’infosfera cosiÌ€ configurata i cittadini/utenti, sprovvisti dei piuÌ€ elementari strumenti di analisi e di critica della realtaÌ€ e privi di qualsiasi strumento di difesa, tendono ad avere una visione distorta della realtà , una visione sempre più prossima a quella desiderata dai manipolatori delle loro capacità cognitive”.
(da agenzie)
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Luglio 22nd, 2018 Riccardo Fucile
MA AI SOVRANISTI SEDICENTI “SOCIALI” QUESTA COSA OVVIAMENTE NON FREGA UNA MAZZA… DA 4000 SONO STATI RIDOTTI A 1945, COSI’ I CONTROLLI NON SI POSSONO FARE
I numeri senza l’interpretazione perdono di valore.
Così accadrebbe se si leggessero in modo semplicistico i dati del lavoro nero dal 2010 al 2017 elaborati dall’Ispettorato nazionale del lavoro per la Nuvola del lavoro.
I lavoratori in nero nel 2010 erano 57.186 e l’anno scorso 38.775. Ma questa non è una notizia.
Contestualmente sono diminuite le ispezioni, i cosiddetti accessi ispettivi, dai 148.694 del 2010 ai 142.357 nel 2017.
Ma anche questa non è una notizia completa.
Nel 2017 di quei 142.357, 20.117 sono accertamenti non ispettivi ma amministrativo-contabili, cioè verifiche, ad esempio, sugli ammortizzatori sociali.
La cifra che riconsegna una giusta formulazione alla lettura dei numeri è quella del numero degli ispettori, 4.000 nel 2010 fino ai 1.945 nel 2017, come unità adibite alle ispezioni.
Lo stesso Ispettorato nazionale del lavoro conferma che «è opportuno mettere in correlazione la graduale diminuzione degli accessi ispettivi registrata nel decennio in corso con il costante decremento del personale ispettivo in forza. A causa del blocco del turn-over nel settore pubblico, la consistenza della forza ispettiva è in continua diminuzione, a seguito di numerosi pensionamenti senza nuove assunzioni e a causa della necessità , presso diverse sedi, di utilizzare il personale ispettivo anche in attività diverse dalla vigilanza ma necessarie al funzionamento delle strutture e alla erogazione dei diversi servizi di competenza».
Marco Bentivogli, segretario nazionale Fim-Cisl, racconta che, quando sono stati aboliti i voucher dal governo in carica, moltissimi giovani e meno giovani sono stati contattati dai datori di lavoro con un dictat: “da domani stai a casa”.
«Ora che non ci sono i voucher, soprattutto i giovani sono arruolati in nero. La soluzione non si limita al voucher, ma è necessaria una possibilità contrattuale semplice. La complicazione del sistema fiscale e la riduzione delle ispezioni porta a un aumento del lavoro nero. Perchè? Il lavoro nero si può riconoscere in tre tipologie: lo spicchio criminale, il lavoro che ha difficoltà di emersione per motivi economici e l’emersione del lavoro irregolare per mancanza di strumenti semplici».
L’Ispettorato nazionale del lavoro suggerisce un legame tra il lavoro sommerso e la flessibilità , o meglio ancora, semplicità contrattuale:
«La progressiva contrazione del numero dei lavoratori in nero identificati nel corso dell’attività di vigilanza va senz’altro ricollegata, da una parte, alla flessione occupazionale legata alla crisi economica, che ha inevitabilmente interessato anche il mercato del lavoro sommerso e, dall’altra, al notevole incremento che hanno avuto le forme contrattuali di lavoro flessibile — in particolare intermittente e accessorio — che in alcune aree territoriali ed in alcuni settori ha comportato una consistente riduzione di fenomeni di lavoro nero “tout court».
Bentivogli riconosce nelle nuove tecnologie, come la blockchain, la possibilità di «avere quelle garanzie che nel passato erano necessariamente legate a una figura terza. L’esigenza di gestire l’attivazione o disattivazione di un contratto in funzione di alcune condizioni molto semplici, senza burocrazia, cancellerebbe molti alibi».
Non si può dire che siano diminuiti i lavoratori in nero, data la forte riduzione degli ispettori. Ma si può certamente dire che le ispezioni sono una tutela per chi lavora e che, al fianco di esse, sono necessarie nuove formule contrattuali che semplifichino i rapporti di lavoro. Si deve agire su più fronti. Sono ambiti che meritano l’attenzione della politica perchè l’economia e l’occupazione abbiano lo spazio che meritano.
(da “il Corriere della Sera”)
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Luglio 22nd, 2018 Riccardo Fucile
I SOVRANISTI HANNO TROVATO UN NUOVO EROE
“Ieri è stato un susseguirsi di telefonate violente e volgari e non poche minacce di morte e di
danni al locale, che pertanto oggi resterà chiuso. Per non parlare della violenza sui social. Stamattina ci siamo ritrovati uno striscione omofobo e razzista di Forza Nuova di fronte il nostro locale, che è stato poi rimosso da noi stessi”.
Dopo la vicenda dello scontrino omofobo nel ristorante la Locanda Rigatoni a San Giovanni, i gestori hanno provveduto al licenziamento del cameriere responsabile del grave episodio.
La conseguenza del provvedimento nei confronti del dipendente ha suscitato la reazione del gruppo di estrema destra Forza Nuova che ha pensato bene di prendere le difese del cameriere, giustificando quindi il vile gesto condannato da più parti di scrivere “Pecorino no, Froci sì” su uno scontrino fiscale. Così questa mattina uno striscione con su scritto “Licenziato dalla vostra omofollia” è stato lasciato appeso davanti al ristorante.
“La vicenda dello scontrino ci offende come imprenditori – hanno dichiarato dalla direzione della Locanda Rigatoni – come lavoratori e come cittadini. Le conseguenze di un atto inqualificabile di una persona che è stata prontamente allontanata, stanno coinvolgendo le famiglie nostre e dei nostri lavoratori. Rinnoviamo la nostre scuse alla coppia coinvolta in questa spiacevolissima vicenda e la richiesta di un confronto e di un percorso condiviso con la comunità LGBT, in modo tale che episodi vergognosi come quello capitato non possano e non debbano più ripetersi”.
E il Gay center insiste: “Ringraziamo le migliaia di persone che civilmente hanno esposto la propria protesta sul web e se ci sono state delle minacce di morte fatte al ristorante, invitiamo i proprietari a fare le denunce del caso”
(da “La Repubblica”)
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Luglio 22nd, 2018 Riccardo Fucile
COME MAI NON HA MAI PRESENTATO LE PROVE CHE AVEVA ANNUNCIATO 5 GIORNI FA?… LA DENUNCIA DI OPEN ARMS VERSO L’AUDENCIA NATIONAL (TRIBUNALE NAZIONALE SPAGNOLO CHE NON E’ CONDIZIONABILE DA QUALCHE MANINA AMICA)
La denuncia per omicidio colposo e omissione di soccorso contro le autorità di Italia e Libia è stata presentata alle autorità di Palma di Maiorca.
E, secondo le leggi spagnole potrebbero far partire una vera e propria inchiesta anche con – eventuali – incriminazioni.
Per questo il caso potrebbe finire all’Audiencia Nacional. Ossia in un tribunale nazionale che potrebbe decidere di acquisire dati e testimonianze e affidare l’incarico alla polizia giudiziaria
Ma il caso, oltre che giudiziario, è soprattutto politico e le accuse di Open Arms al governo italiano a guida Salvini.
“Vogliono eliminarci perchè oggi siamo gli unici testimoni di ciò che accade nel Mediterraneo centrale”, ha detto Oscar Camps, dopo aver presentato la denuncia. “Josefa è l’unica sopravvissuta. Abbiamo trovato solo due corpi, ma potevano essercene di più, non lo so. Spero che l’Audiencia Nacional (il tribunale nazionale, ndr) voglia indagare la guardia costiera libica e ciò che hanno fatto gli italiani. Questo è il risultato delle politiche europee: l’Italia ha chiuso i suoi porti e persegue la nostra organizzazione”.
Nel frattempo, dopo le accuse di Open Arms e del deputato Erasmo Palazzotto, da Viminale solo silenzio: le prove inconfutabili che avrebbe dimostrato che la storia di Josefa era solo una fake news non sono mai arrivate.
Ed è chiaro il motivo: fake news erano le smentite del Viminale.
(da Globalist)
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