Luglio 20th, 2018 Riccardo Fucile
LA LIBIA SMASCHERA IL BLUFF DI SALVINI: TANTE CHIACCHIERE E IN MANO UN PUGNO DI MOSCHE
“Siamo assolutamente contrari all’idea che l’Europa ci chieda ufficialmente di collocare (in Libia, ndr) immigrati illegali che l’Ue non vuole accogliere”. Il premier libico Fayez al-Sarraj gela l’Ue. Ma soprattutto gela l’Italia e nello specifico Matteo Salvini.
Solo la settimana scorsa, al vertice Ue dei ministri dell’Interno a Innsbruck, il leader leghista immaginava di definire la Libia ‘porto sicuro’, dall’oggi al domani, per rispedire lì i migranti soccorsi nel Mediterraneo.
Le parole pronunciate dal premier libico in un’intervista al quotidiano tedesco Bild gelano Salvini, che infatti le accoglie con un ‘no comment’.
Di fatto, al-Sarraj piazza una pietra tombale sul piano italiano sull’immigrazione presentato da Giuseppe Conte al mini-vertice europeo, prima del Consiglio Ue.
Era una proposta in dieci pagine. Prevedeva la realizzazione di centri controllati per migranti in paesi extra Ue, per smistare in loco chi ha diritto all’asilo e chi invece deve essere rimpatriato.
Un piano fallito qualche giorno dopo, al Consiglio Europeo di fine giugno, sotto le insistenze del francese Emmanuel Macron che è riuscito a imporre la sua visione: centri nei paesi Ue che li vogliano, su base volontaria.
Fallita anche questa opzione, almeno finora.
Ma le parole di al-Sarraj mandano in tilt tutti i progetti di Salvini, certo di poter rispedire i migranti in Libia, convinto degli esiti dei suoi colloqui lì a Tripoli.
Ci è anche stato, il 25 giugno scorso. E’ tornato gonfio di accuse contro la Francia “più interessata agli interessi economici in Libia che ai diritti umani”. Ma non ha portato a casa nulla di ciò che invece racconta.
Chiusa la via libica, resta quella europea, sempre ostica.
A un mese e mezzo dalla nascita del governo Conte, l’Italia resta stretta nella morsa tra nord e sud. Nessuno vuole cooperare sui migranti.
Lo stesso al-Sarraj si lamenta del fatto che “noi libici siamo ancora molto soli quando si tratta di salvare queste persone. Non c’è ancora supporto sufficiente per la nostra Guardia costiera”.
E si dice “sorpreso che, mentre nessuno in Europa vuole più accogliere i migranti, a noi chiedono di riprenderne altre centinaia di migliaia”. E’ una richiesta di nuovi fondi, la sua? Ufficialmente no: “Non saremo d’accordo anche a qualsiasi intesa con fondi Ue”, stabilisce il premier libico, l’unico riconosciuto dalla comunità internazionale.
L’altro è il generale Haftar, che governa la Cirenaica e che è più vicino a Egitto e Francia: se al-Serraj dice no, figurarsi Haftar.
Resta la Commissione europea, l’unico organismo che – come già è successo con i governi Renzi e Gentiloni – dimostra vicinanza alle richieste italiane.
Nel 2015 il presidente Jean Claude Juncker ci provò con il piano sulle relocations: fallito per l’ostilità dei paesi dell’est e il blocco di Visegrad, gli alleati sovranisti che Salvini continua a curare malgrado non lo stiano aiutando sull’immigrazione, il tema sul quale il leader leghista ha deciso di giocarsi la carriera politica.
Ora la Commissione Ue dice di volerci riprovare. O almeno è questo ciò che Juncker scrive a Conte.
In una lettera di risposta a quella inviata dal premier italiano, Juncker promette che la Commissione “continuerà a lavorare ininterrottamente tutta l’estate, da un lato per sostenere gli sforzi degli Stati membri, dall’altro per preparare le proposte legislative da presentare in settembre per rafforzare la guardia di frontiera e costiera europea e rendere più efficace la politica di rimpatrio”.
Si dice d’accordo con l’idea del governo di Roma di istituire una cellula di crisi coordinata dalla Commissione con il compito di coordinare, in caso di emergenza, azioni condivise. Ma qui finisce la parte positiva.
Perchè tutti i meccanismi ipotizzati da Juncker restano su base volontaria.
Un criterio che – paradossalmente – l’Italia per prima non contesta: si metterebbero a rischio le intese di Salvini con i nazionalisti di ogni dove in Europa.
E infatti Conte commenta positivamente la risposta di Juncker, sorvolando su dettagli eppure fondamentali. “L’Ue riconosce che il problema è europeo”, scrive il premier su Facebook.
Peccato che nella stessa lettera Juncker metta in chiaro che le soluzioni “ad hoc” messe in atto da quando l’Italia ha deciso di chiudere i porti alle ong e – a seconda dei casi – anche alle navi della guardia costiera italiana, “non rappresentano un modo di procedere sostenibile e soddisfacente”.
Insomma non si può procedere a casaccio, di volta in volta. “Dovremmo invece cercare metodi più prevedibili che si basino sul sostegno europeo, sia dal punto di vista finanziario, sia in termini di sostegno operativo da parte delle agenzie dell’Ue, evitando contemporaneamente ogni fattore di attrazione”, scrive il presidente dell’organismo europeo con sede a Palazzo Berlaymont.
E soprattutto Juncker sottolinea che “non va però dimenticato che l’Ue non ha competenza per determinare il luogo/porto sicuro da usare per gli sbarchi in seguito a un’operazione di ricerca e salvataggio in mare. Sono già in corso discussioni tecniche sulle misure concrete volte a dare seguito a questi accordi”.
Dunque il nodo sbarchi resta. Eppure Conte ringrazia Bruxelles. Salvini invece oggi tace gelato dalle chiusure libiche.
Del tema immigrazione si tornerà a discutere a Ginevra il 30 luglio, al vertice dei paesi Mediterranei. Una data che coincide con una sorta di ultimatum che Salvini ha lanciato a Innsbruck: “A fine luglio tirerò le somme di come si è comportata l’Ue”.
C’è poco da tirare finora, se non le decine di migranti alla fine accolti dalla Francia, Germania, Malta, Spagna, Portogallo e Irlanda, i paesi che si sono detti disponibili a sciogliere l’impasse delle navi bloccate nel Mediterraneo da Salvini. Soluzioni una tantum, che non fanno la regola, lo dice pure Juncker.
La prossima settimana intanto “la Commissione dovrebbe presentare una “concept note” sui centri controllati, dove trasferire i migranti salvati in mare e da dove poi rimpatriare i migranti illegali e ridistribuire i richiedenti asilo verso altri Stati membri. Il tutto sempre su base volontaria.
E siamo punto e a capo: stretti tra nord e sud, senza alleati veri, appollaiati su un’emergenza che si svela sempre più come propaganda.
(da “Huffingtonpost“)
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Luglio 20th, 2018 Riccardo Fucile
“L’EUROPA NON ACCOGLIE I PROFUGHI E CHIEDE A NOI DI PRENDERNE CENTINAIA DI MIGLIAIA?”
La Libia è “assolutamente contraria” all’idea Ue di realizzazione nel Paese strutture dove
accogliere i migranti illegali che l’Unione europea non vuole.
Lo ha detto in un’intervista al quotidiano tedesco Bild il premier libico Fayez al-Sarraj aggiungendo che “non faremo neanche accordi con l’Ue per prendere i migranti in cambio di soldi”.
Al-Sarraj si dice “molto stupito” per il fatto che in Europa nessuno voglia più accogliere i migranti ma “chiedano a noi” di prenderne centinaia di migliaia.
Il premier libico è tornato anche a respingere le accuse rivolte alla guardia costiera dalla Ong Open Arms e a battere cassa: “abbiamo bisogno di supporto logistico e finanziario”.
(da agenzie)
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Luglio 20th, 2018 Riccardo Fucile
MESSO IN ATTO IL SOLITO SISTEMA: BOMBARDANO DI SEGNALAZIONI FB PER METTERE A TACERE CHI DISSENTE… PUBBLICARE FOTO DI BUCHE PER FB E’ “BULLISMO”
Quella di “Roma fa schifo” era una pagina facebook che raccoglieva immagini e video della Città Eterna allo scopo di denunciarne il degrado.
La pagina, che contava 170mila iscritti, è stata però chiusa su decisione del social network dopo la pubblicazione di un video girato in una metropolitana di Roma in cui alcuni passeggeri se la prendono con altri (che, si sente dire, “guadagnano 2mila euro al giorno”) che accusano di essere degli scippatori, apostrofandoli come “zingari di me…” mentre si sentono urla e pianti di ragazzine o ragazzini e altri augurano la morte alle persone accusate.
La pagina è stata nel frattempo riaperta sotto Roma fa schifo 2, mentre il blog ha raccontato la sua versione dei fatti in un lungo post nel quale hanno anche fatto sapere che l’accusa in base alla quale Facebook ha chiuso la pagina è quella di bullismo.
Il blog, che è gestito da Massimiliano Tonelli, responsabile dei contenuti al Gambero Rosso, ha anche scritto che “non c’è nessun altro media che davvero disvela la verità sulla capitale d’Italia” e che “una squadra organizzatissima” ha inviato segnalazioni a Facebook per far chiudere la pagina:
Da alcuni mesi o anni a questa parte la situazione è diventata incontrollabile. Forse a causa del nostro ruolo che mette davvero, ogni giorno, con una immensa visibilità , in difficoltà l’amministrazione della città di Roma; forse perchè non c’è nessun altro media che davvero disvela la verità sulla capitale d’Italia; forse per l’abitudine — che non deve piacere ai potenti — che hanno molti giornali a pescare tra le nostre chiavi di lettura per costruire i propri contenuti; forse a causa di chissà cosa ma una squadra organizzatissima di persone, sistematicamente, invia contro di noi segnalazioni a Facebook.
Si tratta di persone esperte, sanno dove Facebook è fallace: tutti i segnalatori di quel video sapevano alla perfezione (bastava leggere) che il nostro auspicio era evitare un linciaggio, non fomentarlo, eppure hanno segnalato in massa lo stesso.
Le informazioni che devono o non devono essere disponibili ai cittadini vengono decise in questo modo, da queste locuste, da questi gruppi organizzati e — è facile ipotizzarlo — al servizio di una parte politica.
Su Twitter l’account di Roma fa schifo se l’è presa anche con la pagina satirica Roma fai schifo, che rifà il verso a quella di Tonelli additando Oslo ad esempio da seguire per la città e prendendosela in forma ironica con “i poveri” che “generano la povertà ” e quindi il degrado.
Al netto di segnalazioni a raffica e complotti politici — è vero che nei gruppi chiusi e in altre realtà ci sono utenti che incitano a segnalare profili, pagine e contenuti considerati “illegali” o scorretti, ma Facebook ha sempre dichiarato che il numero di segnalazioni non ha alcuna influenza sulla decisione di rimuovere un contenuto — i video in cui si insulta o si augura la morte ad altre persone vengono regolarmente cancellati dal social network anche se è vero che la moderazione del social network è alquanto irrazionale (come del resto è la maggior parte degli utenti, quindi uno pari): ieri ha bloccato il professore universitario Fabio Sabatini perchè aveva pubblicato sul suo profilo le immagini della ong Open Arms sul bimbo vittima di un naufragio, salvo poi scusarsi quando il caso è finito sui giornali (una situazione che si ripete periodicamente con Facebook).
Anche nel 2014 la pagina FB di Roma fa schifo era stata cancellata ed è stata ripristinata dopo che il caso è finito sui giornali.
(da “NextQuotidiano”)
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Luglio 20th, 2018 Riccardo Fucile
SULLO SCONTRINO: “CARBONARA CLASSICA, NO PECORINO, SI’ FROCIO”… VITTIME DUE RAGAZZI, INDIVIDUATO IL CAMERIERE ITALIANO
A denunciare l’accaduto il sito BitchyF, con due ragazzi gratuitamente offesi in un ristorante in
zona San Giovanni in Laterano.
Una volta chiesto il conto, infatti, sullo scontrino hanno trovato la scritta “Carbonara classica, no pecorino, sì frocio”.
Uno dei due giovani aveva gentilemnte chiesto al cameriere di poter togliere il formaggio dal suo piatto, nel momento stesso in cui l’aveva ordinato, ricevendo in cambio un cordiale rifiuto.
Cambiata portata, la cena è proseguita senza apparenti problemi, fino all’arrivo del conto. Con amara sorpresa.
“Chiedo al mio amico di parlare con il cameriere, perchè io ero troppo agitato. Il cameriere ci ride in faccia e dice che sarà stato uno sbaglio del computer e che può capitare. Ovviamente il mio amico gli dice che non è divertente e che è molto offensiva come cosa. Il cameriere sembra non interessarsi alla cosa e ci liquida dicendo ‘sarà stato un errore di battitura’. Io ero davvero agitato e scosso e gli ho detto: “Guarda nessuno sta ridendo, sei una persona infantile, nessuno si è mai permesso di trattarmi in questo modo nella mia vita”. Dopo il mio sfogo arriva anche la proprietaria che chiede quale sia il problema. Il cameriere continua con la storia dell’errore del computer“.
La discussione è inevitabilmente proseguita, con la proprietaria che ha offerto ai ragazzi prima un amaro e a seguire direttamente la cena, senza però trovare un vero colpevole.
“A quel punto come se non bastasse arriva un’altra cameriera e inizio a rispiegare l’accaduto. Dopo circa 30 minuti di discussione la proprietaria ci dice ‘mi prendo io la responsabilità , vi offro la cena, questo è tutto quello che posso fare’. Io la ringrazio, ma le faccio presente che non volevo una cena offerta, ma che la verità venisse fuori e che il fatto era abbastanza grave. Dopo è tornato il cameriere, che con una faccia tosta ci dice che gli abbiamo fatto fare una figuraccia davanti a tutta la clientela. Si stava lamentando, lui. A quel punto l’altra cameriera ha preso le nostre parti, lei è stata l’unica che ci ha difesi. Il cameriere infatti continuava a guardarci ridendo”.
Negli ultimi mesi sono accaduti episodi analoghi, puntualmente scoperti e giustamente denunciati.
(da Globalist)
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Luglio 20th, 2018 Riccardo Fucile
QUALCHE ANNO FA AVEVA SCRITTO CHE RENZI ANDAVA FUCILATO ALLA SCHIENA
Aldo Grandi, direttore della Gazzetta di Lucca, è stato sospeso per tre mesi dall’esercizio della professione giornalistica dall’Ordine dei Giornalisti per aver augurato la morte a Laura Boldrini.
Il provvedimento è stato pubblicato sulla stessa Gazzetta.
Qualche anno fa lo stesso Grandi era finito al centro delle polemiche perchè aveva scritto che Matteo Renzi — all’epoca ancora Presidente del Consiglio — era un «ex boy-scout traditore da mettere al muro e fucilare nella schiena».
In un editoriale dal titolo “Laura Boldrini un male incurabile” Grandi se la prese quindi con la presidente della Camera. Colpevole, a suo dire, “di aver fatto entrare cani e porci con la conseguenza che, ormai, ovunque regnano degrado e anarchia”. Laura Boldrini avrebbe distrutto “la nostra identità nazionale, culturale, storica, religiosa, financo sessuale”.
Ed era proprio la Presidente della Camera, secondo Grandi, alla guida di quei politici che “ci hanno fatto invadere da milioni di persone con altre culture, religioni, usanze, abitudini, costumi che non soltanto non vogliono integrarsi, ma che, se possibile, vorrebbero (dis)integrarci e lo hanno fatto senza nemmeno chiederci il permesso”.
(da “NextQuotidiano”)
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Luglio 20th, 2018 Riccardo Fucile
LA GIOVANE ASSESSORA IN ROTTA DI COLLISIONE CON LA LEGA … ANIMO LIBERAL, ATTENTA AI DIRITTI CIVILI E CONTRARIA A FORME DI RAZZISMO: HA RESISTITO FIN TROPPO
“Chi ha seguito la mia attività politica e amministrativa lo sa: spesso ho infranto veti,
calpestato interessi speciali ed è vero, ho fatto arrabbiare qualcuno ma ho provato sempre a perseguire l’interesse generale. Ma oggi più che mai comprendo quanto mi veniva spesso detto: per mantenere determinati ruoli, bisogna dimostrarsi flessibili. Accettare e affrontare alcune dinamiche che fanno parte delle regole del gioco.Ho provato a farlo, ma in questo, evidentemente, non sono risultata efficace. Questo non significa che mi senta migliore o peggiore di altri politici o amministratori. Mi sento semplicemente diversa e probabilmente inadatta a questo contesto politico. Sono felice, gratificata e grata per l’opportunità . Ma il mio compito, in questa Giunta, è finito. Per il resto, io mi fermo qui. Tornerò a essere un politico “di passione”, e non di professione, come scriveva Max Weber. Grazie alle tante persone che mi stanno scrivendo in queste ore, a chi ha scelto di darmi fiducia. E’ anche per voi che ho preso questa decisione. ”
Elisa Serafini, ormai ex assessore alla Cultura del Comune di Genova, questa mattina ha affidato a un messaggio via Facebook il perchè delle dimissioni presentate ieri.
Serafini non entra nel merito delle questioni che sono state ipotizzate per il suo addio ma parla di valori come ‘coerenza’, ‘coscienza’ e ‘verità ‘.
Allora è il caso di fornire qualche spiegazione.
Elisa è stata eletta nella lista del Sindaco Bucci, fuori dalla spartizione tra Lega, Forza Italia e Fdi, è di area liberale ed europeista, non è nè razzista nè omofoba, ha dei valori di riferimento a cui non rinuncia per una poltrona.
Tanto per scendere nel dettaglio: Elisa era favorevole a dare il patrocinio del Comune al GayPride come scegno di civiltà , era contraria alla squallida delibera per vietare l’apertura di nuovi negozi etnici, aveva manifestato dissenso quando un assessore di Fdi si era fatto “scortare” da militanti neonazisti al cimitero di Staglieno per rendere omaggio ai caduti della Rsi, era per l’apertura dei locali della movida e contraria alle politiche da bunker e coprifuoco di un certo becerume “benpensante”.
Senza contare che aveva partecipato alla “marcia per l’Europa” del 13 maggio, a Milano, organizzato dal Comitato Ventotene (di area forzista e radicale), guidando con tanto di megafono l’allegro corteo e suscitando le ire dei leghisti.
Una persona con cui puoi anche avere una visione diversa in alcune iniziative culturali, ma sicuramente non abituata alla corte dei miracolati leghisti e relative ruote di scorta della Giunta Bucci.
Elisa hai resistito fin troppo, grazie per il segnale che hai dato a chi non ha ancora portato il cervello all’ammasso.
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Luglio 20th, 2018 Riccardo Fucile
I TABULATI PARLAMENTARI SBUGIARDANO CLAMOROSAMENTE LA MELONI: VOTO’ A FAVORE DELLA MOZIONE CICCHITTO-REGUZZONI CHE CHIEDEVA L’INTERVENTO MILITARE ITALIANO ACCANTO AI FRANCESI
Qualche giorno fa Giorgia Meloni, che sta vivendo un periodo di arbitrario oscuramento a causa dell’interventismo del ministro Salvini sulle questioni a lei care, ha deciso che era cosa buona e giusta andare all’attacco del presidente francese Emmanuel Macron.
La Francia dice che l’Italia è “irresponsabile”? Allora la Meloni ci butta il carico da undici: «Irresponsabile semmai è chi nel 2011 è andato a bombardare la Libia per interessi economici».
Vale a dire la Francia (poco importa per lei che Macron non fosse presidente all’epoca).
La leader di Fratelli d’Italia lo aveva detto già un mese fa durante una conferenza stampa alla Camera. Lo ha ribadito il 16 luglio a “Liguria D’Autore” a Montemarcello.
Dal palco della rassegna è tornata a punzecchiare la Francia, colpevole a suo dire di aver voluto l’intervento militare ONU in Libia unicamente per salvaguardare i propri interessi economici.
Sono in molti nel centrodestra a prendersela con i francesi additandoli come colpevoli della caduta di Gheddafi e quindi della crisi migratoria successiva.
Altri invece preferiscono dare la colpa a “Re Giorgio” Napolitano, quasi che sia stato l’allora Presidente della Repubblica a volere — da solo — che l’Italia appoggiasse l’intervento in Libia.
La storia però ci racconta un’altra versione dei fatti.
Quella andata in scena alla Camera il 24 luglio 2011 (al governo c’erano ancora Berlusconi, la Meloni e la Lega) quando l’Aula approvò la mozione presentata dal deputato del Fabrizio Cicchitto (Popolo della Libertà ) e Marco Reguzzoni (Lega Nord).
Mozione nella quale si affermava che «la partecipazione dell’Italia all’intervento internazionale non poteva mancare» in ragione della «reciproca fedeltà e fondamentale comunanza di principi che lega l’Italia ai nostri alleati storici impegnati sullo stesso fronte, dal rispetto che essa nutre nei confronti dei consessi multilaterali di cui fa parte, dalle particolari condizioni geografiche, storiche, economiche e politiche che vedono un primario interesse del nostro Paese nel tutelare la stabilità dell’area mediterranea».
Nella mozione leggiamo che il primo punto a favore della risoluzione ONU che sanciva la liceità di un intervento militare per deporre Gheddafi c’era la constatazione del fatto che l’Italia «riceve il 25 per cento del petrolio e il 14 per cento del gas naturale di cui ha bisogno dalla Libia».
Si chiedeva quindi al governo di adoperarsi nelle opportune sedi internazionali affinchè venissero riattivati quanto prima, non appena le circostanze e le decisioni del Consiglio di sicurezza dell’ONU lo avessero reso possibile «gli accordi bilaterali, in particolare quelli in materia energetica, stipulati dall’Italia con la Libia».
Insomma anche all’Italia premeva mantenere i rapporti economici con la Libia.
Quando l’Italia appoggiò l’intervento militare per difendere i propri interessi economici (e Meloni votò sì)
Non solo. Si chiedeva anche l’attuazione di un embargo sulle esportazioni di armi (proprio quello che ora Salvini giudica inutile) e si impegnava il governo a «ottenere dai partners europei e dalla Commissione un apporto di mezzi, anche finanziari, per condividere l’onere della gestione degli sbarchi di immigrati» nonchè «ad attivarsi nelle sedi proprie affinchè l’Europa si doti al più presto di un «sistema unico di asilo», che fin da subito preveda un sistema di burden sharing teso a redistribuire la presenza degli immigrati tra i paesi membri e fornisca una maggiore assistenza nelle operazioni di riconoscimento e identificazione di coloro che si dirigono verso le coste italiane». Insomma già nel 2011 si parlava di una modifica del sistema di asilo.
La mozione Cicchitto fu la prima ad essere votata quel giorno.
Giorgia Meloni, che oggi se la prende con chi andò a bombardare la Libia per difendere i propri interessi economici votò a favore.
E che gli interessi economici italiani fossero in cima alla lista delle preoccupazioni lo dimostra l’intervento del leghista Reguzzoni: «Quali sono questi motivi di preoccupazione? Sono fondamentalmente quattro: gli equilibri internazionali, il rischio profughi e l’emergenza umanitaria che si possono venire a creare, l’aumento del numero dei clandestini e le questioni dell’energia e del petrolio».
Anche Cicchitto ribadì che uno dei punti a favore dell’Intervento «consiste nel tutelare anche gli interessi economici dell’Italia. Se lo fa la Francia non capisco perchè non dobbiamo farlo noi».
Insomma la Francia è andata in Libia a bombardare per difendere i suoi interessi economici, come dice la Meloni. Il punto è che anche l’intervento italiano fu deciso in base alla difesa degli interessi economici nazionali.
L’unica differenza era che probabilmente i francesi alle elementari avevano studiato meglio la geografia, intuendo che avrebbero potuto salvaguardare i propri interessi senza farsi carico dell’arrivo dei migranti.
Lo stesso giorno l’onorevole Meloni votò contro alla proposta di risoluzione avanzata dal deputato Radicale Matteo Mecacci che avrebbe impegnato il governo a «mettere in atto tutte le misure necessarie al fine di fornire assistenza a tutti coloro che fuggono via mare verso l’Italia coordinando coi partner europei eventuali distribuzioni straordinarie anche in altri Stati membri dell’Unione europea in deroga alla Convenzione di Dublino del 1990».
La seconda mozione, che ottenne il voto favorevole della Meloni, era quella presentata dall’onorevole Franceschini (Partito Democratico) che impegnava il governo alla concessione di basi militare per l’intervento in Libia.
(da “NextQuotidiano”)
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Luglio 20th, 2018 Riccardo Fucile
IL DECRETO DIGNITA’ EQUIPARA UNA FAMIGLIA CHE HA UN ANZIANO DA ASSISTERE A UNA AZIENDA: LA DENUNCIA DELLE ASSOCIAZIONI
Gli aumenti contributivi previsti dal decreto dignità per i rinnovi dei contratti a termine
potrebbero pesare sulle famiglie che si affidano alle cure di badanti, babysitter e colf fino a 160 euro in più l’anno.
È il calcolo di Assindatcolf, Associazione Nazionale dei Datori di Lavoro Domestico citato oggi dal Corriere della Sera
L’associazione chiede per questo di escludere il comparto dalla norma che prevede un aumento dello 0,5% in occasione di ciascun rinnovo del contratto a tempo determinato, anche in somministrazione.
L’associazione ha chiesto che la disposizione si applichi solo a chi fruisce anche di agevolazioni e non a chi assume domestici.
Il Corriere racconta che quando in passato ci sono stati incentivi per i contratti stabili, ad esempio con il Jobs act ma anche adesso per le assunzioni degli under 35, il lavoro domestico è sempre stato escluso.
E quindi le famiglie, a differenza delle imprese, non hanno avuto sconti sui contributi da pagare.
Adesso che si vuole rendere meno vantaggioso l’utilizzo dei contratti a termine, le famiglie vengono considerate imprese a tutti gli effetti.
E sono quindi chiamate a fare la loro parte pagando qualcosa in più.
Una mossa in contraddizione con il contratto di governo firmato da Lega e Movimento 5 Stelle che, sia pure in termini generici, parla di «agevolazioni» per le baby sitter e provvedimenti per aiutare le famiglie con anziani a carico che hanno in casa colf e badanti.
(da “NextQuotidiano”)
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Luglio 20th, 2018 Riccardo Fucile
L’IMMAGINE CHE RAFFIGURA DONNE DI DIVERSA CULTURA CHE SI TENGONO PER MANO: UNA LEZIONE DI CIVILTA’ DA UN PAESINO DEL COSENTINO
Sei cartelli all’ingresso del Paese con su scritto “Qui nessuno è straniero”, una scritta accompagnata dalla raffigurazione di quattro donne di diverse tradizioni culturali che si tengono per mano.
Sono i cartelli installati dall’amministrazione comunale all’ingresso del Paese di Acquaformosa, in provincia di Cosenza, un messaggio per ribadire che, in questa epoca di muri e fili spinati, qui tutti sono i benvenuti e nessuno è straniero.
Non è un comune qualsiasi, Acquaformosa. Arrampicato sulle montagne del Pollino, è diventato noto alle cronache nazionali grazie all’accoglienza di circa cento profughi che hanno salvato il paesino dall’inesorabile spopolamento causato dall’invecchiamento della popolazione.
Grazie all’arrivo dei migranti, e dei loro figli, la scuola del paese è rimasta aperta, le case vuote sono state affittate dall’associazione che gestisce l’accoglienza e abitate dai migranti, l’economia del borgo si è rimessa in moto.
Acquaformosa è famoso anche per le sue origini, che si perdono nella tradizione arbreshe, gli albanesi d’Italia, sbarcati qui nel 1.400 ma le cui tradizioni resistono intatte in tutto il paese, dove cartelli, piazze e vie portano scritte in doppia lingua. Anche i nuovi cartelloni all’ingresso del paese hanno la scritta sia in italiano che in albanese.
“I disegni dei cartelloni — ha spiegato il vicesindaco Giovanni Mannoccio, promotore dell’iniziativa — sono il frutto di un concorso tra le scuole di cinque paesi della zona, tutti di tradizione arbreshe, un progetto finanziato dal nostro comune e da Unar. Lo slogan ‘Qui nessuno è straniero’ vuole rivendicare il nostro ruolo nell’accoglienza dei migranti, vuole rappresentare un simbolo di resistenza rispetto alle nuove politiche del Governo. In questa estate, chiunque si sentirà a disagio per le politiche di respingimento, potrà venire da noi e trovare accoglienza e partecipazione”.
(da Globalist)
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