Luglio 14th, 2018 Riccardo Fucile
IL PREMIER NON NE PUO’ PIU’ DELLE GAFFES DEL PORTAVOCE … RITENUTE “POCO ISTITUZIONALI” LE FOTO DI CASALINO AL MARE CON IL SUO FIDANZATO CUBANO
Giuseppe Conte vuole cacciare Rocco Casalino? Ne parla oggi Repubblica in un articolo a firma di Maria Berlinguer, che prende spunto dalle minacce del portavoce del presidente del Consiglio al giornalista del Foglio Salvatore Merlo, al quale Casalino l’altroieri durante la festa dei 5 Stelle per i vitalizi ha chiesto provocatoriamente quando chiuderà il suo giornale:
E a quanto pare anche a palazzo Chigi Giuseppe Conte vive con insofferenza il suo ingombrante portavoce e le sue gaffe. È di queste ore il servizio fotografico del settimanale Chi che ritrae Casalino in relax a Ponza con il fidanzato cubano, Marco. Scatti per nulla compromettenti e tuttavia poco istituzionali per l’uomo che cura l’immagine di palazzo Chigi.
Del resto i rapporti tra l’avvocato Conte e l’esuberante Casalino non sarebbero idilliaci. La relazione è partita male. Da subito.
A giugno, al suo primo G7 in Canada, Casalino ha portato via quasi di peso il neo premier per non permettergli di rispondere alle domande dei cronisti, facendogli fare una brutta figura planetaria.
Nel pezzo si parla anche della reazione non eccellente di Conte nei confronti delle foto sue e del compagno cubano al mare, pubblicate da Chi, il cui direttore Alfonso Signorini sarebbe stato rimbrottato dalla segreteria del premier dopo l’uscita degli scatti:
E a Conte non sarebbero piaciute neanche le lamentele del suo addetto stampa per l’ufficio striminzito che occupa a palazzo Chigi.
Caratteri troppo diversi per andare d’accordo. Indizi che potrebbero portare presto a un divorzio consensuale?
A chi lo ha interpellato sul suo futuro in queste ore, chiedendogli se fosse tentato di lasciare Conte magari per tornare a seguire Luigi Di Maio, Casalino ha replicato serafico: «Resto a palazzo Chigi al 100 per cento».
A parte la smentita di Casalino, pare francamente difficile che Giuseppe Conte abbia l’autorità per cacciare Casalino dal ruolo di suo portavoce.
È più probabile il contrario, semmai.
(da “NextQuotidiano”)
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Luglio 14th, 2018 Riccardo Fucile
UNO DEI MILITARI DELLA MARINA DI ALLORA: “SPERO CHE NESSUN MIO COLLEGA DEBBA ESEGUIRE QUELL’ORDINE INFAME COME DOVETTI FARE IO”
Riportare i migranti in Libia su navi militari italiane, una delle due opzioni annunciate da Salvini
(l’altra è trasportarli fino a Malta), non è un caso inedito.
C’è stato un precedente, nel maggio 2009, quando al governo c’era Silvio Berlusconi e al Viminale Roberto Maroni.
Allora furono due motovedette della Guardia costiera e della Guardia di finanza a riaccompagnare a Tripoli i 200 profughi, tra cui 40 donne e 3 bambini, soccorsi nel Canale di Sicilia.
Maroni definì l’operazione “un successo”. Ma l’Italia fu condannata dalla Corte europea dei diritti dell’uomo “per la sua politica di respingimenti.
Uno dei marinai a bordo delle motovedette italiane, con la garanzia dell’anonimato, si sfogò con Repubblica definendosi disgustato dall’aver eseguito “quell’ordine infame”. Contattato oggi, dopo la presa di posizione di Salvini e la discussione in corso all’interno del governo, lo stesso marinaio dice: “Spero che quel maledetto ordine che l’8 maggio 2009 fui costretto ad eseguire non venga dato oggi a un altro mio collega. Era allora, ed è tuttora, un ordine infame”
(da agenzie)
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Luglio 14th, 2018 Riccardo Fucile
SALVINI FESTEGGIA LA RIAPERTURA DELL’OLD FASHION, CHIUSO DOPO L’AGGRESSIONE A BETTARINI…IL QUESTORE NE AVEVA DISPOSTO LA CHIUSURA PER TRENTA GIORNI, CASO STRANO HA GIA’ RIAPERTO
Viale Alemagna, due sere fa, il 12 luglio. Per nottambuli e affezionati della movida milanese, la data è da non perdere: riapre l’Old fashion cafè.
E riapre in anticipo, dopo che il Questore Marcello Cardona ne aveva decretato la chiusura per 30 giorni a partire dal 2 luglio scorso.
Motivo: il tentato omicidio ai danni di Niccolò Bettarini, figlio dell’ex calciatore e di Simona Ventura.
Nelle motivazioni di via Fatebenefratelli si legge: “Grave episodio di violenza, persona ricoverata in codice rosso”. L’aggressione, va detto, non avviene all’interno del locale, ma fuori, a circa 300 metri davanti a un chiosco di bevande.
Il titolare, Roberto Cominardi, fa ricorso al Tar. Il tribunale amministrativo concede una sospensiva, ovvero congela il provvedimento fino al 25 luglio, data in cui si riunirà il collegio per vagliare la nuova documentazione portata dalla Questura. Contenziosi amministrativi a parte, giovedì il locale riapre. Arrivano in molti, volti noti e no. Poi a serata iniziata, ecco le auto della scorta. Scende Matteo Salvini. Anche il capo del Viminale non vuole mancare all’occasione.
Maglietta nera e jeans, il ministro dell’Interno si fa immortalare con gli avventori e fuori dal locale con lo stesso Roberto Cominardi.
La foto viene scattata ben oltre la mezzanotte del 12 luglio. Mancano due minuti all’una di ieri. Salvini la giornata di giovedì l’ha passata per buona parte a Innsbruck dove si è tenuta una riunione informale tra i ministri dell’Interno dell’Unione.
Sul tavolo, la questione immigrazione. Questione che giovedì, in Italia, ha registrato l’ennesimo picco di drammaticità con la nave Diciotti lasciata in rada davanti al porto di Trapani per ore e proprio perchè Matteo Salvini si opponeva al suo ingresso in porto. Sulla nave anche coloro che avrebbero minacciato l’equipaggio della Vos Thalassa, prima imbarcazione a intervenire per salvare le persone.
Presunti episodi di violenza che hanno consigliato di trasbordare i 67 migranti sulla Diciotti della Guardia costiera italiana. Come si sa, poi, la situazione è stata sbloccata anche grazie all’intervento del presidente della Repubblica.
Insomma, tante grane e non di poco conto per Matteo Salvini che nonostante tutto, dopo la giornata cruciale passata in Austria e dopo aver ribadito via social il suo no allo sbarco, rientrato a Milano ha deciso di fare serata anche lui, tra la sorpresa dei tanti avventori. Roberto Cominardi ha chiosato così: “Salvini è passato da noi per bere qualcosa come fa spesso quando si trova a Milano”. Un habituè, dunque.
Un po’ di svago per allentare la tensione. Arrivo con tutta la scorta e all’insaputa della stessa Questura di Milano, come confermato ieri al Fatto Quotidiano. “Non ne sappiamo nulla”, questa in sintesi la risposta di via Fatebenefratelli.
E del resto la presenza del referente di governo della polizia di Stato non pare esattamente una mossa azzeccata soprattutto perchè la decisione di chiudere il locale arriva dal Questore.
E anche alla luce di quello che è successo fuori dall’Old fashion la mattina del primo luglio, quando diverse persone (quattro identificate e arrestate) hanno aggredito Bettarini. Da lì la decisione di mettere i sigilli al locale. Locale storico e va detto, tra quelli all’avanguardia in fatto di controlli per la sicurezza.
Nonostante questo, la decisione di Cardona è irrevocabile e segue una linea precisa. Dal 2017 a oggi, il Questore ha fatto chiudere 152 locali. Una scelta forte che punta da un lato al controllo del territorio e dall’altro alla prevenzione. Il Tar poi ha deciso per la sospensiva, il locale può riaprire perchè vanno tutelati anche gli interessi dei titolari. Una vittoria. Celebrata con la presenza del ministro.
Il quale, forse, non conosce i personaggi di quell’aggressione. Uno, in particolare, di 24 anni, non indicato come l’accoltellatore, oltre ad aver subito un Daspo per lo stadio, ha un passione per l’ultradestra e ha rilevato un bar in zona Affori da un militante di CasaPound, candidato non eletto nel municipio 9.
Anche per questo Salvini avrebbe dovuto avvertire la Questura prima di presentarsi all’Old fashion, soprattutto nel giorno di riapertura dopo la chiusura voluta dal Questore. Una scelta, spiega in tono polemico qualcuno all’interno della polizia, forse voluta vista la vicinanza di Cardona all’ex ministro Marco Minniti.
(da “Il Fatto Quotidiano”)
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Luglio 14th, 2018 Riccardo Fucile
NELLA FINALE EUROPEA DEL 2000, LA DIRETTA DA RADIO PADANIA PER GUFARE CONTRO L’ITALIA E L’ESULTANZA SENZA FRENI PER IL GOL DI TREZEGUET… E ORA E’ L’IDOLO DI COGLIONI DELLA SEDICENTE DESTRA NAZIONALISTA
Luca Pagni su Repubblica oggi parla dell’intenzione del ministro degli Interni Matteo Salvini di
tifare per la Croazia nella finale dei Mondiali 2018 in Russia: un annuncio che al quotidiano ricorda quando Salvini faceva… l’esatto contrario, ovvero dai microfoni di Radio Padania tifava Francia contro l’Italia per ragioni di leghismo:
Pure col pallone, il ministro dell’Interno dimostra di cambiare posizione in campo a seconda delle opportunità del momento.
L’altro giorno ha dichiarato che andrà a Mosca per la finale della Coppa del mondo dove farà il tifo per la Croazia. Non solo per unirsi al coro dei sovranisti che hanno fatto della nazionale di Zagabria un nuovo simbolo delle politiche nazionaliste da contrapporre all’Unione europea
Salvini tiferà Croazia anche per proseguire la sua polemica a distanza con il presidente Emanuel Macron: «A me vanno bene tutte, tranne la Francia… Già la simpatia era bassa, ma di recente si è ridotta ancora di più», ha avuto modo di dichiarare. Ma è proprio vero che mai dire mai.
In un’altra finale, 17 anni fa, Salvini non ha avuto problemi a tifare Francia e a esultare senza freni al gol vincente di David Trezeguet che diede ai transalpini la vittoria nel Campionato europeo.
La partita era Francia-Italia finale degli Europei del 2000, quella con Zoff in panchina che diede le dimissioni dopo le critiche di Berlusconi:
Ma allora, la finalista per la quale non avrebbe mai gioito era l’Italia, arrivata a 30 secondi dalla vittoria finale e poi beffata dai francesi ai supplementari. Salvini all’epoca era direttore di Radio Padania e organizzò una diretta per gufare contro gli Azzurri, con tanto di telefonate degli ascoltatori, per dileggiare i giocatori allora allenati da Dino Zoff.
Peccato che l’Italia non abbia partecipato ai Mondiali in Russia: sarebbe stato interessante vedere Salvini, da sovranista, tifare Italia.
(da “NextQuotidiano”)
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Luglio 14th, 2018 Riccardo Fucile
HA PREFERITO CHE LA RESPONSABILITA’ RICADESSE SUL COLLE PER POI POTERLA VENDERE AI CAZZARI CHE ANCORA GLI CREDONO SUI SOCIAL
Il governo ha fretta di voltare pagina. Pur di chiudere il «caso Diciotti», Di Maio e Salvini sono pronti a riconoscere che l’intervento di Mattarella è stato di aiuto, ha consentito di sbloccare una situazione da cui gli stessi protagonisti non sapevano come uscire.
La versione che 24 ore dopo si raccoglie dalle parti del Viminale è quasi spiazzante. Pare infatti che il ministro dell’Interno, nelle stesse ore in cui Mattarella chiamava il premier per sollecitare una soluzione, avesse già deciso di dare il via libera allo sbarco dei 67 migranti.
Si era reso conto di combattere da solo contro i mulini a vento rappresentati, ai propri occhi, dai colleghi della Difesa e delle Infrastrutture, per non parlare dei pm di Trapani. E c’era il rischio per lui di essere indagato per sequestro di persona.
Se nessuno fosse sceso dalla nave con le manette ai polsi, l’effetto propaganda sarebbe stato pari a zero, anzi mediaticamente un boomerang.
Per fortuna, dicono nel giro leghista, il Quirinale ha imposto la sua visione umanitaria, togliendo Salvini dall’imbarazzo di una retromarcia. Addirittura il ministro si è consentito il lusso di criticare Mattarella («stupore» per il suo intervento), salvo poi ridimensionare tutto in attesa del prossimo barcone.
Di questi giochi tattici sul Colle nessuno si scandalizza. Lassù hanno imparato a convivere con la doppia natura del vice-premier. In privato, Jekyll-Salvini è gentile, amichevole, confidenziale al punto che nell’ultimo pranzo di governo al Quirinale (racconta con il sorriso sulle labbra un ministro di peso) Matteo ha passato tutto il tempo a chattare sul telefonino, incurante della conversazione, un po’ come usava un altro Matteo prima di lui. Salvo trasformarsi pubblicamente in un Mr.Hyde che tenta di far indossare al Presidente la maglietta rossa dell’accoglienza ai migranti, presentandolo come un capofila. Nella realtà , tiene a sottolineare chi lo conosce, Mattarella ha posto una questione istituzionale che va molto oltre l’accoglienza delle donne e dei bambini trattenuti a bordo.
Nella telefonata al premier, intorno alle 18 di mercoledì, il Presidente ha chiesto come fosse possibile che a una nave militare italiana venisse impedito di attraccare in un porto nazionale, in base a quali norme e su disposizione di chi.
Senza chiamare in causa Salvini, Mattarella ha preteso rispetto per la Procura di Trapani e, in futuro, per tutte le Procure cui spetterà di decidere su eventuali arresti. Ha sollecitato un po’ d’ordine tra i poteri coinvolti nella vicenda, in quanto ognuno deve stare al proprio posto senza invasioni di campo. E soprattutto, Mattarella ha esortato Conte a esercitare senza indugio la leadership connaturata al ruolo, lasciando all’interlocutore la sensazione che, in caso contrario, il Colle avrebbe pubblicamente manifestato un vivo disappunto.
Un’ora più tardi, stando ad autorevoli ricostruzioni, Conte si è rifatto vivo per assicurare che i migranti sarebbero sbarcati di lì a poco, la controversia si era risolta con sua personale soddisfazione mista a sollievo.
Lo scambio di telefonate doveva restare segreto perchè rientra nella cosiddetta «moral suasion» presidenziale, che tanto più risulta efficace quanto meno filtra all’esterno. Tuttavia qualcuno ha ritenuto che convenisse scaricare sul Colle la responsabilità dello sbarco, in modo da creare un alibi ai campioni della fermezza.
Cosicchè il segreto è durato al massimo un paio d’ore. Su chi possa essere la «talpa», sul Colle si sono fatti un’idea. Però non lo diranno mai.
(da “La Stampa”)
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Luglio 13th, 2018 Riccardo Fucile
UNA REGOLA OBBLIGA LA LEGA ORIGINARIA A ESPELLERLO… HA CREATO UNA SECONDA LEGA CON STATUTO QUASI IDENTICO PER INCASSARE FONDI DEL 2 X 1000 PER SFUGGIRE AL SEQUESTRO
Lega contro Lega. Salvini contro Salvini. 
Da una parte il segretario del Carroccio, quello che lotta da anni per l’indipendenza della Padania.
Dall’altra il leader di un partito personale, che sostiene il sovranismo dei popoli e la creazione di un’Italia federale.
In mezzo: migliaia di militanti, elettori, simpatizzanti. Ma soprattutto i soldi.
Quelli della vecchia Lega messi sotto sequestro dalla magistratura di Genova, i 49 milioni frutto della truffa ai danni dello Stato.
E quelli che continuano ad affluire nelle casse del partito grazie alle donazioni di sostenitori e parlamentari.
È questa la paradossale situazione creata negli scorsi mesi dal ministro degli Interni con la fondazione della “Lega per Salvini Premier”.
Un’iniziativa che potrebbe causare l’espulsione dello stesso Salvini dalla Lega Nord.
Il divieto è spiegato chiaramente nello statuto del Carroccio.
Si legge infatti all’articolo 33: «La qualifica di Associato Ordinario Militante è incompatibile con l’iscrizione o l’adesione a qualsiasi altro Partito o Movimento Politico, associazione segreta, occulta o massonica, a liste civiche non autorizzate dall’organo competente. Il verificarsi di tale incompatibilità è motivo di espulsione dalla Lega Nord».
In altre parole, chi è iscritto alla Lega non può aderire ad altri movimenti politici, pena l’esclusione.
Una norma approvata dal consiglio federale del Carroccio nell’ottobre del 2015, quando Matteo Salvini era già il segretario del partito.
Colpisce dunque scoprire che esattamente due anni dopo lo stesso Salvini abbia dato vita a una nuova creatura, la “Lega per Salvini Premier”, che vede come segretario federale proprio Salvini e come tesoriere Giulio Centemero, deputato e al contempo amministratore dei soldi del vecchio Carroccio.
Possibile che la creazione di questo nuovo partito non sia stata autorizzata dalla Lega Nord? «Non che io ricordi», dice a L’Espresso un membro del consiglio federale che preferisce rimanere anonimo.
La fonte spiega che l’organo esecutivo del partito «ha autorizzato solo il passaggio e il cambio di gruppo di Roberto Calderoli al Senato. Null’altro. Tantomeno la costituzione di un nuovo movimento. Avrei trovato quantomeno singolare una scelta di questo tipo».
Anche perchè, se fosse vero quanto dice la fonte interna al Carroccio, Salvini avrebbe violato la regola da lui stesso approvata, e cioè quella che impedisce a un militante della Lega Nord di aderire ad altri movimenti politici.
La stessa norma che nel marzo del 2015 è costata l’espulsione dal partito a Flavio Tosi, l’ex sindaco di Verona reo di aver dato vita alla fondazione “Ricostruiamo il Paese” e cacciato per questo da Salvini con la frase «un militante della Lega può essere iscritto solo alla Lega e non ad altri movimenti».
Grazie alla semisconosciuta Lega per Salvini Premier il vicepremier sta incassando i soldi del 2 per 1000, unico brandello di finanziamento pubblico rimasto dopo l’abolizione dei rimborsi elettorali.
Un escamotage per evitare il sequestro disposto dal tribunale di Genova.
Intanto prosegue il processo d’Appello sui rimborsi elettorali contro Bossi e Belsito. Al fianco dell’accusa, le parti civili Camera e Senato.
Istituzioni difese dall’avvocatura dello Stato, che già in primo grado avevano ottenuto il riconoscimento del danno.
E presentato una memoria in cui spiega perchè vanno sequestrati i 49 milioni di euro.
(da “L’Espresso”)
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Luglio 13th, 2018 Riccardo Fucile
I DELINQUENTI CHE HANNO IMPEDITO L’INTERVENTO DELLE ONG NE RISPONDERANNO
Nell’ultimo mese, oltre 600 persone, tra cui neonati e bambini, sono annegate nel tentativo di
attraversare il Mediterraneo, di cui almeno 410 in acque internazionali tra Malta, Italia e Libia.
Il dato rappresenta la metà dei morti in mare del 2018 (dati Ufficio migrazione delle Nazioni Unite, Oim).
Il motivo? Non c’erano navi di soccorso delle organizzazioni non governative attive nelle operazioni di ricerca e soccorso a causa alla decisione del ministro degli Interni italiano di fermare le navi, negando loro l’attracco nei porti del Paese, a partire dalla Aquarius (gestita da Medici senza frontiere e Sos Mèditerranèe).
“Le decisioni politiche dell’Europa nelle ultime settimane hanno avuto conseguenze letali — ha detto Karline Kleijer, responsabile delle emergenze per Msf — È stata presa la decisione a sangue freddo di lasciare annegare uomini, donne e bambini nel Mediterraneo. È vergognoso e inaccettabile”.
E ha aggiunto: “Invece di ostacolare deliberatamente un’assistenza medica e umanitaria salvavita a persone in pericolo, i governi europei devono attivare un sistema dedicato di ricerca e soccorso nel Mediterraneo centrale”.
“Si sta avvicinando il periodo di picco delle partenze e salvare vite deve essere la priorità più urgente”, sottolineano le due ong.
“Deve esserci un sistema adeguatamente equipaggiato e pienamente operativo per salvare vite umane nel Mediterraneo. Fino a quando questo sistema non sarà attivo, le navi di soccorso umanitarie hanno un ruolo vitale per fornire assistenza alle persone in mare e prevenire morti inutili. Le ong dovrebbero poter utilizzare i porti sicuri più vicini per le operazioni di soccorso, compresi sbarchi e rifornimenti”.
Le persone continuano a fuggire dalla Libia indipendentemente dalla presenza di navi di soccorso: “Violenza, povertà e conflitti continuano a spingere le persone a rischiare la propria vita e quella dei propri bambini”.
Msf e Sos Mèditerranèe accusa i governi europei di “essere consapevoli dei livelli di violenza e sfruttamento subiti da rifugiati, richiedenti asilo e migranti in Libia” e nonostante questo di “essere determinati a impedire alle persone di raggiungere l’Europa, a qualunque costo”.
Inoltre, aggiungono: “Le persone soccorse in acque internazionali nel Mediterraneo non devono essere riportate in Libia, devono essere condotte in un porto sicuro, come previsto dal diritto internazionale e marittimo”.
“La decisione politica di chiudere i porti allo sbarco delle persone soccorse in mare e la totale confusione creata nel Mediterraneo centrale hanno aumentato la mortalità sulla rotta migratoria più letale del mondo — ha detto Sophie Beau, vicepresidente di Sos Mèditerranèe —. L’Europa ha la responsabilità di queste morti sulla propria coscienza. I governi europei devono reagire immediatamente e garantire che il diritto internazionale marittimo e umanitario, che prescrive l’obbligo del soccorso in mare, sia pienamente rispettato”.
(da agenzie)
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Luglio 13th, 2018 Riccardo Fucile
IL LEGALE DELL’ASSOCIAZIONE: “NESSUNA NAVE EUROPEA PUO’ FAR RIPORTARE LE PERSONE IN LIBIA, C’E’ L’OBBLIGO DEL NON RESPINGIMENTO”
Il governo italiano sta compiendo atti in netta violazione degli obblighi internazionali e lo sta facendo per numeri ridicoli.
Lo ha detto Marco Bertotto, il responsabile advocacy di Medici senza Frontiere in Italia. La Ong, che si trova assieme ad altre organizzazioni umanitarie sul molo di Trapani, aveva diffuso un appello, prima dell’intervento del presidente della Repubblica Sergio Mattarella, a far scendere quanto prima i 67 migranti dalla nave Diciotti.
“E’ una situazione paradossale – ha detto Bertotto in un’intervista a la Stampa – gente che era in mare da quattro giorni, donne, bambini, e che si è ritrovata in una situazione di stallo. Un braccio di ferro fatto sulla pelle delle persone. In passato era accaduto che c’erano state esigenze di effettuare accertamenti in corso di salvataggio, ma si era fatto con scorrevolezza e certezza delle posizioni da parte delle autorità italiane. Cosa che ora non c’è più”.
Il responsabile advocacy di Medici senza Frontiere in Italia denuncia violazioni dal punto di vista del diritto internazionale. “Il capitano di una nave mercantile che viene messo nelle condizioni di dover aspettare che arrivi la Guardia costiera libica per rimpatriare i migranti in Libia è inaccettabile. C’è l’obbligo del non respingimento. E questa vicenda ci riporta indietro, a prima di sentenze della Corte europea che sono ormai assodate”.
L’Italia sta dunque favorendo i respingimenti.
“E’ così – ha aggiunto Bertotto – discutere ancora sul fatto che in Libia ci sia il ‘porto sicuro’ è una cosa che lascia stupiti. E che questo debba essere fatto con la responsabilità e la complicità delle autorità italiane è inaccettabile. Peraltro, solo pochi giorni fa la portavoce della Commissione è stata esplicita sui regolamenti Ue sugli obblighi degli Stati in questa materia e sul concetto di porto sicuro, e ha ribadito che nessuna nave europea può riportare in Libia le persone. Questo principio vale pure per l’Italia, che non può rendersi complice di respingimenti”.
Nel caso del Vos Thalassa “c’è stato un ridimensionamento dei fatti, sia da parte della polizia sia da parte degli armatori della nave. Gente che fugge da un inferno non può essere ricacciata nell’inferno. Peraltro, quel salvataggio è stato fatto in acque internazionali e se anche si trattasse di zona Sar libica, quello che è accaduto e sta accadendo non è consentito”.
(da agenzie)
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Luglio 13th, 2018 Riccardo Fucile
STORIE TERRIBILI DEI PROFUGHI SEQUESTRATI DA SALVINI A TRAPANI
Per convincere i genitori a dare altro denaro e proseguire il loro viaggio in Italia i trafficanti di
uomini in Libia hanno rapito il figlio e gli hanno tagliato un dito.
Col “trofeo” esibito per dimostrare di quali atrocità erano capaci sono andati dalla coppia che ha dato loro i soldi.
E’ una delle “ordinarie” storie di violenza raccontate dai profughi arrivati ieri a Trapani a bordo della nave della Guardia Costiera Diciotti.
I mediatori culturali e gli investigatori, con l’ausilio degli interpreti, stanno raccogliendo le testimonianze dolorose dei 67 migranti partiti dalla Libia, soccorsi in mare dal rimorchiatore Vos Thalassa e poi trasferiti sulla Diciotti.
Una donna cinquantenne ha invece riferito di essere stata violentata più volte dai libici prima della partenza.
La sua storia è stata confermata dai medici della Cisom di Malta e poi dai sanitari trapanesi che l’hanno visitata.
Drammatiche le parole di un giovane che ha raccontato di aver visto morire la moglie: sarebbe stata assassinata a colpi di pistola nel campo profughi dai trafficanti.
(da Globalist)
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