Luglio 30th, 2018 Riccardo Fucile
L’EPISODIO IN UN UFFICIO PUBBLICO DI MONCALIERI… URGE TRATTAMENTO SANITARIO OBBLIGATORIO PER I RAZZISTI
In coda in un ufficio pubblico, squilla il telefono di un giovane arabo: è una preghiera musulmana. E una donna italiano lo aggredisce: “Quella suoneria è vietata, esci di qui e torna al tuo paese”
Arriva da Facebook, da Laura Pompeo assessore comunale, la denuncia di un altro episodio di intollerenza a Moncalieri di Moncalieri: “Sono in coda alla Soris da oltre tre ore – spiega Pompeo – La gente chiacchiera, i bambini giocano, i cellulari squillano. Parte la suoneria del telefono di un giovane uomo arabo. E’ una preghiera musulmana. Una donna italiana di mezz’età , in un crescendo di volume e di protervia, gli urla di cambiare suoneria, di uscire da questo ufficio pubblico, di ritornare nel suo Paese. Il ragazzo, molto educatamente, cerca di spiegare. La donna è una furia. Molti gli stranieri (solo gli stranieri), di diversa provenienza, che intervengono a sua difesa, irritati e spaventati dalle parole razziste e intolleranti, dal tono violento della donna. Provo a spiegarle che l’uomo non è andato contro nessuna legge, come lei invece sostiene. Se sai che avrai solo e sempre posti in fondo e in piedi, perdi fiducia nel sistema e nel prossimo. Se aggiungi a questo, il fatto che – anche a livello istituzionale – sono stati sdoganati parole e comportamenti terribili e inumani… e’ davvero la barbarie”
(da agenzie)
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Luglio 30th, 2018 Riccardo Fucile
IL PRESIDENTE DELLA REGIONE VENETO SI SMARCA DALLA LINEA DI SALVINI E PARLA APERTAMENTE DI ATTI RAZZISTI: “BASTA INSULTI E RAID CONTRO CHI HA UN COLORE DIVERSO, SOLIDARIETA’ A UNA NOSTRA ATLETA”
Il presidente della Regione Veneto Luca Zaia interviene su caso di Daisy Osakue, 22enne
lanciatrice del disco e azzurra della nazionale di atletica leggera, colpita in pieno volto da un uovo lanciato da un’auto in corsa mentre camminava da sola.
«È stato colpito un immigrato regolare che peraltro corre per il nostro paese e ha l’unica colpa di avere la pelle di colore diverso», sottolinea Zaia che prosegue: «Piena solidarietà alla donna e all’atleta Daisy – prosegue Zaia – e un “no” totale al razzismo, agli insulti e ai raid soltanto contro chi ha la pelle nera. Daisy è una cittadina nel pieno dei suoi diritti ed è stata colpita unicamente perchè ha un colore diverso. Ha quindi diritto ad avere la solidarietà di tutti i cittadini».
Il governatore non minimizza come Salvini ma anzi parla chiaramente di “razzismo”.
Dopotutto non è la prima volta, negli ultimi giorni, che Zaia si trova su posizioni diverse da quelle del leader della Lega. Alcuni giorni fa, ad esempio, aveva criticato il decreto dignità contro il quale avevano già protestato, con una lettera, 600 imprenditori del nord-est.
Insomma la base del Carroccio preferirebbe, forse, che il governo e Salvini si occupassero di altro. Evitando di continuare a giocare con la politica della paura che, alla lunga, genera mostri.
(da “il Gazzettino”)
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Luglio 30th, 2018 Riccardo Fucile
DA FICO A FIORAMONTI, DA SPADAFORA A APPENDINO DICONO BASTA ALLA DERIVA RAZZISTA…ANCHE FORZA ITALIA CHIEDE DI “ESTIRPARE ALLA RADICE L’ODIO RAZZISTA”
Dopo l’aggressione all’atleta di lancio del disco Daisy Osakue, colpita con delle uova a Moncalieri, in provincia di Torino, si apre lo scontro tra i politici sugli episodi di violenza contro persone straniere o di colore che si sono verificati in Italia nell’ultimo periodo.
E nel M5S sono molte le prese dfi posizione contro la linea Di Maio, ormai succube di Salvini pur di non perdere la poltrona
Fico: “Il razzismo va combattuto senza esitare”
Per il presidente della Camera, Roberto Fico ogni episodio di razzismo va combattuto, anche se è un caso isolato. “Se ci sono in questo momento episodi di razzismo, il razzismo va sempre combattuto, in ogni caso, senza esitare mai un solo secondo” ha affermato a margine di un convegno a Montecitorio.
Gli fa eco il sottosegretario M5S Vincenzo Spadafora che esorta a non tacere sulla vicenda: “La notizia dell’ennesima violenza di stampo razzista non può lasciarci in silenzio. Allo stesso modo sarebbe semplicistico pensare che tutto ciò accada solo adesso – ha affermato – Tutti noi, a partire dal mondo politico, abbiamo la responsabilità di creare un argine a questi inaccettabili quanto vili episodi. Dobbiamo farlo, in primis, smettendo di soffiare sul fuoco attraverso slogan e spauracchi, che appartengono a periodi bui della nostra democrazia”.
Prima di lui sono intervenuti i capigruppo del Movimento 5 Stelle al Senato e alla Camera, Stefano Patuanelli e Francesco D’Uva: “L’aggressione dell’atleta azzurra Daisy Osakue avvenuta a Moncalieri è un atto indegno che condanniamo con fermezza, chi lo ha compiuto deve provare vergogna di fronte a tutto il nostro Paese. L’Italia rifiuta, si indigna e punisce questi gesti inqualificabili. Vogliamo che questa persona, che ha lanciato un uovo contro una donna per strada, venga individuata e punita quanto prima. Gli inquirenti ci diranno qual è il movente, ma in ogni caso un fatto del genere non deve succedere. Mai. Alla nostra campionessa Daisy tutta la solidarietà e la vicinanza del M5S”.
La sindaca di Torino, Chiara Appendino, auspica che i responsabili dell’aggressione siano individuati e augura a Daisy buona guarigione: “Mi auguro che gli inquirenti individuino i responsabili il prima possibile e capiscano se dietro questa aggressione vi siano moventi che la renderebbero, se possibile, ancora più grave. Nel frattempo – ha aggiunto – a nome mio e di tutta la Città , le auguro una pronta guarigione e che possa arrivare a rappresentare l’Italia in piena forma agli europei di Berlino del 9 agosto”.
Il capogruppo di Forza Italia alla Camera, Anna Maria Bernini, affida a Facebook la sua riflessione sulla vicenda: “Se due indizi fanno una prova, abbiamo ormai la certezza che in Italia si è scatenata una campagna di odio che ha pochi precedenti in un paese come il nostro. Gli episodi di violenza legati all’intolleranza sono ormai cronaca quotidiana”, scrive e definisce Daisy “campionessa di un’Italia, come scrive l’Istat, avvitata ormai in una spirale di rancore sociale che tutte le forze responsabili del Paese, a cominciare dai movimenti politici, hanno l’obbligo di combattere con determinazione.
La vicepresidente della Camera e deputata di Forza Italia Mara Carfagna chiede di “estirpare alla radice l’odio razziale”, anche perchè “se le istituzioni non presidiano il limite, il nostro Paese rischia l’imbarbarimento e la deriva”.
(da agenzie)
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Luglio 30th, 2018 Riccardo Fucile
UNA SOLUZIONE CI SAREBBE: METTERLI IN CELLA INSIEME
Salvini, di fronte alle accuse di razzismo, snocciola cifre del Viminale ad uso del suo elettorato,
spesso non complete.
Non a caso i dati della ricerca di Antigone sulle carceri italiani dimostra l’opposto della sua tesi: aumentano i detenuti italiani, calano quelli stranieri (gli stranieri non europei sono 13.490, ossia il 22,9%).
Ma stiamo per una volta al suo gioco e ammettiamo che il 28% dei detenuti sia di origine straniera (Europa compresa).
La matematica dice che quindi il 72% è composta da italiani.
Ma gli italiani (almeno per ora) votano ancora e i sondaggi dicono che un terzo degli italiani voterebbe Lega.
Un terzo del 72% fa esattamente il 24%: è questa la percentuale quindi di elettori di Salvini ospiti delle patrie galere, appena qualche punto in meno dei “criminali stranieri”, addirittura un paio di punti in più dei “negher” tanto cari al Carroccio.
Ovviamente sono in proporzione rappresentati in analoga percentuale gli elettori del “partito degli honesti”, in misura minore quelli del Pd e via a scalare.
Ci possono essere piccole differenze, ma questo è il senso delle statistiche quando si lavora “per categorie”.
Quale potrebbe essere la soluzione?
Magari mettere nella stessa celle un numero analogo di “negher” e di “sovranisti” potrebbe essere un’idea non malvagia.
Da cosa nasce cosa.
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Luglio 30th, 2018 Riccardo Fucile
ALTRO CASO DI RAZZISMO IN ABRUZZO, I CARABINIERI INDAGANO PER RISALIRE ALL’AUTORE DELL’INSULTO CHE RISCHIA IL LICENZIAMENTO… GRAZIE AI POLITICI ISTIGATORI ALL’ODIO SI E’ SCOPERCHIATA LA FOGNA
Ibrahima Diop, 39 anni, è nato in Senegal ma vive in Italia dal 2000. Ha trovato lavoro a Roseto, in Abruzzo, si è prefettamente integrato nella cittadina, ha pure trovato moglie, un’italiana, e ha preso la cittadinanza.
“Un esempio di perfetta integrazione” dicono gli amici abruzzesi. In diciott’anni non ha mai ricevuto offese, nè tantomeno minacce: “Certo, ogni tanto qualche battutaccia, ma niente di grave” racconta.
Fino a qualche giorno fa, quando è andato all’ufficio della Asl per delle semplici informazioni.
“Dovevo rinnovare il libretto sanitario, volevo sapere soltanto quali fossero i documenti da portare agli uffici dell’azienda sanitaria locale. Tutto poteva pensare, tranne che un solerte impiegato lo insultasse al grido: “Che vuoi? Vattene. Questo non è l’ufficio del veterinario…”.
Ibrahima ci è rimasto malissimo, ne ha parlato a casa e alla fine ha deciso di sporgere denuncia: “Mai come in quel momento mi sono sentito umiliato, è giusto che chi ha sbagliato paghi”.
E così è andato al comando dei carabinieri e ha raccontato tutto e la sua storia è stata subito ripresa e rilanciata su Twitter da diversi utenti. Tantissimi attestati di solidarietà , qualche commento becero come sempre, ma subito rintuzzato da altri post.
Ibrahima non conosce il nome dell’uomo che lo ha insultato: “Avrà avuto 50-60 anni, alto, capelli grigi, occhiali”.
Gli altri dettagli li ha rivelati ai carabinieri che stanno effettuando le indagini per risalire all’autore delle offese razziste. Che non solo avrà guai penali ma, probabilmente, rischia pure di perdere il lavoro
(da agenzie)
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Luglio 30th, 2018 Riccardo Fucile
IL RAPPORTO SEMESTRALE DI ANTIGONE: I DETENUTI EXTRAEUROPEI SONO SCESI AL 22,9%… IL 44,6% PER CONDANNE INFERIORI A UN ANNO
58.759 i detenuti nelle carceri italiane, 672 in più negli ultimi cinque mesi. E’ il bilancio
dell’Associazione Antigone che pubblica un aggiornamento sulle condizioni di detenzione nella prima metà dell’anno.
Dai numeri emerge che ci sono 8.127 detenuti in più rispetto alla capienza regolamentare: al sovraffollamento, sottolinea Antigone, non si risponde con nuove costruzioni, ma “diversificando il sistema sanzionatorio e non puntando solo sul carcere quale unica pena”.
Il 33,4% dei detenuti è in custodia cautelare. Di questi la metà , non ha avuto neanche un primo provvedimento di condanna.
Mentre sono 21.807 i detenuti che devono scontare una pena inferiore ai 3 anni e che potrebbero dunque, in parte, usufruire di una misura alternativa alla detenzione.
Dal 2008 ad oggi, a fronte del raddoppio della presenza di stranieri in Italia, da 3 a 6 milioni tra regolari e irregolari, quelli detenuti sono calati da 21.562 a 19.868.
Il dato evidenzia dunque che “non c’è un’emergenza stranieri e non c’è un’emergenza sicurezza connessa agli stranieri”.
Con il raddoppio della popolazione, i detenuti infatti sarebbero dovuti raddoppiare, sottolinea l’Associazione: “Invece no. Ogni diversa interpretazione e ogni allarme sono pura mistificazione”.
Gli stranieri non europei sono 13.490, ossia il 22,9%.
E’ straniero il 44.64% dei detenuti cui è stata inflitta una pena inferiore a un anno (e dunque per reati di scarsa gravità ) e solo il 5,6% degli ergastolani (che sono complessivamente 1.726).
Considerando i reati più gravi, come ad esempio la criminalità organizzata, il 98,75% dei detenuti condannati per tali delitti è italiano e solo l’1,25% è straniero.
Inoltre, gli stranieri costituiscono il 37,3% dei detenuti per violazione della legge sulle droghe, i quali sono complessivamente 20.525.
In diversi penitenziari del Paese si riscontrano ancora carenze per adeguate condizioni di vita del detenuto. Nel 33 % delle carceri, si legge nel rapporto, non funziona a norma il riscaldamento d’inverno e nel 26,7% dei casi non vi è acqua calda in alcune celle.
Nel 63,3% delle carceri ci sono celle senza doccia, al contrario di quanto prevede la legge e nel 53,3% vi sono celle in cui le finestre presentano schermature che riducono l’ingresso di aria luce naturale.
Nel 75,9% dei casi, inoltre, mancano luoghi di culto per i detenuti non cattolici, mentre “la radicalizzazione – osserva Antigone – si combatte riconoscendo i diritti religiosi”.
Nell’10% delle carceri visitate, per detenuti di fede islamica non è previsto tutto l’anno un menù rispettoso dei loro precetti e nel 13,3% non entra alcun ministro di culto diverso dal cappellano cattolico.
Per quanto riguarda il lavoro dei detenuti, la media di coloro che lavorano alle dipendenze dell’amministrazione è pari al 33,4%. Un dato che però include anche quelli che lavorano per poche ore alla settimana o al mese. La percentuale dei reclusi che lavorano per ditte private o soggetti esterni è pari al 3% e ci sono regioni, come la Sicilia, “dove tutto è fermo”, emerge dal dossier.
“Preoccupante”, secondo Antigone, è la percentuale dei detenuti coinvolti in corsi di formazione professionale, che nelle carceri visitate è pari al 4,8%. La percentuale dei detenuti che frequentano attività educative e scolastiche si attesta al 20%. Quanto alle comunicazioni, nel 90% delle carceri visitate non è possibile effettuare colloqui via Skype con i familiari e un “limitato accesso ad Internet” è ammesso solo nel 6,7% degli istituti di pena.
Sono inoltre 17.205 i permessi premio concessi nel primo semestre del 2018: in media poco più di un permesso ogni tre detenuti. “Per troppi la pena si sconta tutta in carcere – afferma Antigone – e rapporti con l’esterno sono del tutto esigui. Tutto ciò contribuisce a innalzare i tassi di recidiva”.
Un istituto sul quale, secondo Antigone si deve investire è quello della messa alla prova, mutuata dalla giustizia minorile e dal 2014 possibile anche per i maggiorenni: è stata prevista per i reati puniti con pena non superiore a quattro anni; il giudice predispone un programma che contempla lavori di pubblica utilità , attività di volontariato e di mediazione penale con la vittima del reato. Negli ultimi quindici mesi il ricorso alla messa alla prova è aumentato notevolmente, passando da 9.598 a 13.785 imputati messi alla prova.
Antigone segnala una serie di esperienze, attive dal 2017, per lavori di pubblica utilità ai fini della messa alla prova con Legambiente e l’Ente Nazionale Protezione Animali, l’Unione Italiana Ciechi ed Ipovedenti, la Lega Italiana Lotta ai Tumori e con il Fondo Ambiente Italiano. “Così – commenta Antigone – si creano occasioni virtuose di impegno sociale e lavorativo”.
(da agenzie)
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Luglio 30th, 2018 Riccardo Fucile
ORA CAMPANELLA AMMETTE: “SONO STATO LEGGERO, DOVEVO FARE PIU’ ATTENZIONE”… LA MELONI NON HA NULLA DA DIRE?
Laura Boldrini ex presidente della Camera annuncia che querelerà per diffamazione Alberto Campanella, avvocato e capogruppo in consiglio comunale a Genova di Fratelli d’Italia che in un post aveva definito “Boldracca” Laura Boldrini in un commento.
Ecco come l’ex presidente della Camera sulla sua pagina FAcebook annuncia la querela:
Questo individuo in cerca di visibilità è un avvocato, capogruppo del partito di Giorgia Meloni al Comune di Genova, tale Alberto Campanella. Uno che storpia il nome di un’avversaria politica in modo volgare non ha argomenti ed evidentemente deve avere qualche problema con il genere femminile.In ogni caso per lui nessuna eccezione: sarà querelato. Molti haters, molte querele!”
Oggi in un’intervista a Repubblica Campanella aveva detto di avere scritto quella frase “perchè sono stato leggero, avrei dovuto fare più attenzione”.
(da agenzie)
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Luglio 30th, 2018 Riccardo Fucile
“IN CITTA’ ABBIAMO 10.000 IMMIGRATI CHE LAVORANO, C’E’ INTEGRAZIONE”
“Se dovesse essere confermato quanto emerso dalle prime ricostruzioni, sarebbe un fatto
gravissimo. I cittadini devono limitarsi a denunciare i reati, non devono farsi giustizia da soli”. A parlare dopo la morte del cittadino marocchino di 43 anni è il sindaco di Aprilia, Antonio Terra.
L’uomo, creduto un ladro, è stato inseguito e pestato a morte nella notte tra sabato e domenica. Sul terribile episodio indagano i carabinieri che hanno denunciato due uomini di 40 anni, entrambi di Aprilia, per omicidio preterintenzionale.
Una morte dopo un inseguimento e con molte circostanze che solo l’autopsia potrà chiarire. E che arriva dopo le parole del presidente Sergio Mattarella sul “far west” e gli altri episodi di razzismo e di spari contro gli stranieri in varie regioni italiane
“La giustizia privata, il far west – ha detto il sindaco Terra – non porta da nessuna parte. Qui ad Aprilia abbiamo circa 10mila cittadini tra comunitari ed extracomunitari. In gran parte sono rumeni, la comunità nordafricana è invece piccola. Gli indiani sono invece circa 1800. Molti lavorano nelle campagne. Ad Aprilia c’è un buon livello di integrazione, i bambini frequentano le scuole e solo l’altro giorno avevamo organizzato nel parco principale della città il Festival del cous cous”.
Il sindaco ha poi ricostruito quanto accaduto. “Tre cittadini di Aprilia, uno è un metronotte, si sono messi all’inseguimento di una macchina, una Megane con targa rumena, che avevano visto transitare nella strada nella quale abitano, ma nella notte tra sabato e domenica, quando è successo il fatto, non c’era stato nessun furto”.
(da Globalist)
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Luglio 30th, 2018 Riccardo Fucile
PARLA IL PAPA’ DELL’ATLETA AGGREDITA A MONCALIERI: “SIAMO QUI DA 24 ANNI, QUI SONO NATI I MIEI FIGLI, SONO PREOCCUPATO”
“Siamo arrivati dalla Nigeria 24 anni fa. È capitato di essere vittime di episodi razzisti verbali, ma non ci faccio caso. Le persone parlano, non bisogna darci troppo peso”. Così Iredia Osakue, il papà di Daisy, la giovane atleta della Nazionale italiana vittima di un’aggressione ieri notte a Moncalieri.
“Daisy è nata in Italia, come i suoi fratelli di 14 e 8 anni – aggiunge il padre -. Da adesso in poi farò attenzione che non tornino a casa dopo le 20. Fortunatamente mia figlia sta bene: se la ferita fosse stata più grave, la sua carriera sarebbe finita e avrebbe dovuto rinunciare a questa gara molto importante”.
Daisy è una promessa dell’atletica italiana, primatista azzurra under 23 nel lancio del disco. La misura di 59,72 che ha ottenuto lo scorso aprile gareggiando negli Stati Uniti, con la squadra dell’università in cui studia (Angelo State, in Texas), è la quarta miglior prestazione italiana di sempre nel disco donne.
L’anno scorso invece, in occasione del suo esordio nella nazionale maggiore agli Europei a squadra di Lilla, aveva ottenuto con 57,49, la settima miglior prestazione di sempre a livello italiano.
L’azzurra, che gareggia anche nel peso e fino al 2011, da cadetta, anche sugli ostacoli, è figlia di due atleti nigeriani emigrati in Italia. Il papà aveva gareggiato nel judo e la mamma era una giocatrice di pallamano. Ora nemmeno loro sanno spiegarsi l’accaduto.
(da Globalist)
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