Luglio 10th, 2018 Riccardo Fucile
“LA POLITICA ECONOMICA DEVE TENDERE AL CALO DEL DEBITO PER RIDURRE LA PRESSIONE FISCALE, ALTRIMENTI DERIVA SUDAMERICANA”
Le crisi sono costate alle banche “circa 12 miliardi per i salvataggi e per nuovi fondi europei e nazionali di garanzia”, ma la tenuta del sistema è stata garantita da “addirittura 70 miliardi di aumenti di capitale e ancor più colossali cntinui prudenziali accantonamenti”: in occasione dell’Assemblea Annuale, il presidente dell’Abi Antonio Patuelli rivendica i risultati ottenuti, a cominciare dal forte calo delle sofferenze, che, “al netto degli accantonamenti, sono ridotte a circa 50 miliardi rispetto al picco del 2015”, e dei crediti deteriorati netti, 135 miliardi rispetto ai 200 di giugno 2015.
Mette in guardia dai rischi “strategici” dell’Italia dal non partecipare maggiormente all’Ue, scelta che potrebbe porci nei “gorghi di un nazionalismo mediterraneo molto simile a quelli sudamericani”.
E chiede anche gli strumenti perchè in futuro banche e risparmiatori non debbano sopportare un peso così gravoso: “L’Unione Bancaria deve consentire ai sistemi nazionali di garanzia dei depositi di poter effettuare interventi preventivi per le banche in crisi, per evitare danni maggiori”.
E anche una maggiore razionalizzazione dei costi per gli interventi: “Chiediamo che le norme dispongano che ciascuna banca debba contribuire ai Fondi di garanzia di cui può teoricamente usufruire e non ad altri”.
Sì all’Europa e all’Unione bancaria con regole uguali per tutti. Patuelli, da sempre deciso sostenitore dell’Unione Europea e dell’Unione bancaria, sottolinea come in questo momento occorra “una nuova spinta per un’Unione bancaria con regole identiche, con Testi unici di diritto bancario, finanziario, fallimentare e penale dell’economia e con coerenza fra regole contabili e prudenziali.
Occorre superare le contraddizioni a cui sono soggette le banche che debbono operare come banche d’Europa, con la Vigilanza unica, e contemporaneamente come banche con ancora nazionali e diversi diritti bancari, finanziari, fallimentari, penali dell’economia e soggette alla concorrenza dei diritti tributari”.
L’Unione passa anche per la semplice applicazione di regole di buon senso, osserva Patuelli: “L’Europa vince tutta insieme come quando riduce gli assorbimenti patrimoniali a fronte dei prestiti a diverse categorie di imprese e realizza i bonifici istantanei che consentono, in massimi dieci secondi, di trasferire denaro tracciato nell’area unica dei pagamenti in Euro”.
Meglio prevenire che correggere. Ma l’Unione bancaria deve anche permettere alle banche in ciascun Paese di agire in maniera razionale, e tempestiva, per evitare i costi esorbitanti sostenuti nelle ultime crisi. “Le crisi bancarie si sono sviluppate in Italia più tardi rispetto al resto dell’Occidente e sono state affrontate, il più delle volte, con le nuove regole dell’Unione Bancaria nata il 4 Novembre 2014, purtroppo senza norme transitorie”.
I risultati sono stati vissuti sulla pelle dei risparmiatori, per il futuro occorre agire in un altro modo: “Chiediamo che le norme dispongano che ciascuna banca debba contribuire ai Fondi di garanzia di cui può teoricamente usufruire e non ad altri”.
Rischio Argentina? “La scelta strategica deve essere di partecipare maggiormente all’Unione Europea impegnando di più l’Italia nelle responsabilità comuni, anche con un portafoglio economico nella prossima Commissione Europea. – sostiene Patuelli – Altrimenti l’economia italiana potrebbe finire nei gorghi di un nazionalismo mediterraneo molto simile a quelli sudamericani. In questa primavera, in Argentina, il tasso di sconto ha perfino raggiunto il 40%. Con la lira italiana, negli anni Ottanta, il tasso di sconto fu anche del 19%”.
Lo spread: gli aumenti pesano. Le banche italiane “proseguono i grandi sforzi e progressi” per la ripresa e l’opera di riduzione dei crediti deteriorati, passati in due anni da 200 a 135 miliardi ma “ogni aumento dello spread impatta su Stato, banche, imprese e famiglie rallentando la ripresa”, afferma Patuelli.
No a norme Ue sui titoli di Stato. Patuelli torna a chiedere che la Ue eviti l’imposizione “di un assorbimento patrimoniale sulle banche per il possesso di titoli pubblici che sono riserve di liquidità bancaria”. Lo afferma il presidente Abi Antonio Patuelli all’assemblea dell’associazione rilevando come “i conflitti fra gli Stati in questi campi metterebbero in difficoltà gli stati che hanno più debiti”. Patuelli ha inoltre sottolineato come i “numeri dei ‘tettì dei crediti deteriorati debbono essere motivati in modo trasparente” e non “debbono soffocare la ripresa”
L’Italia: razionalizzazione e innovazione. Patuelli rivendica anche il successo di un consistente piano di riduzione dei costi e degli sportelli: “A dicembre 2017 l’Italia ha visto ridurre a circa 27 mila il numero di sportelli bancari, con tendenza a ulteriori diminuzioni, mentre crescono, con varie denominazioni, gli uffici finanziari. I canali distributivi sono sempre più concorrenti per le libere e responsabili scelte di risparmiatori e investitori”. A questo, sottolinea, si è giutni in accordo con i sindacati, di cui si apprezzano “rispetto reciproco e costruttività “, nel comune obiettivo di definire “insieme i percorsi delle ristrutturazioni basati sempre su scelte volontarie, rifiutando l’indifferenza sociale”.
(da agenzie)
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Luglio 10th, 2018 Riccardo Fucile
BITONCI DICHIARA 131.885 EURO, LA MELONI 98.421 EURO, DI BATTISTA 113.471, CINQUE VOLTE IL REDDITO MEDIO DEGLI ITALIANI: DEVOLVETE AI POVERI LA DIFFERENZA, IPOCRITI!
Le magliette rosse chiamate a raccolta da don Luigi Ciotti di Libera hanno tormentato il riposo di
molti deputati, senatori ed ex parlamentari che se la sono presa con i radical chic col Rolex e l’attico a New York che pontificano sulla povertà dei migranti, sull’apertura dei porti e sull’accoglienza.
La maggior parte dei manifestanti non ha nè un Rolex nè un attico a New York (e di sicuro non li ha il promotore dell’iniziativa), ma per i politici di Lega, MoVimento 5 Stelle e Fratelli d’Italia le “magliette rosse” sono tutti comunisti col Rolex.
Obiettivi preferiti delle critiche Gad Lerner (colpevole del reato di Rolex) e Roberto Saviano (colpevole del crimine di attico a New York).
Il senatore della Lega Stefano Borghesi ha imbracciato Twitter per stigmatizzare chi veste firmato e al polso ha un orologio da qualche migliaio di euro: la tipica vita del radical chic, chiosa, che predica bene e razzola male.
Naturalmente non c’è alcun nesso tra l’avere un orologio costoso e difendere i diritti dei migranti, uno su tutti quello di non morire annegati in mare da bambini o di non essere picchiati o violentate nei centri di detenzione in Libia.
Poi per curiosità si va a guardare l’ultima dichiarazione dei redditi di Borghesi e si scopre che, come quasi tutti i deputati (la scorsa legislatura venne eletto alla Camera), ha dichiarato un reddito complessivo di 100 mila euro (96 mila euro di imponibile). Niente male rispetto ai 70 mila euro di imponibile dichiarati nel 2013, al suo arrivo a Montecitorio.
L’ex sindaco di Padova e di Cittadella, già senatore della Repubblica e ora sottosegretario al Ministero dell’Economia Massimo Bitonci (anche lui della Lega) ha proposto di schedare tutti i partecipanti alla manifestazione delle magliette rosse di Padova inviando i loro nominativi al ministro dell’Interno Salvini in modo da trasferire i migranti ospitati nei centri d’accoglienza della zona direttamente a casa dei buonisti #RadicalChic.
Poco importa che quelle persone paghino le tasse anche affinchè lo Stato si faccia carico dell’accoglienza. Con quelle stesse tasse viene anche pagato lo stipendio del sottosegretario che nel 2014, quando era senatore, aveva dichiarato un reddito imponibile pari a 131.855 euro.
Giorgia Meloni dice no al Rolex ma si alla borsa Vuitton
Ma ad aver sfruttato maggiormente la storia dei radical chic con le magliette rosse è stata Giorgia Meloni. La leader di Fratelli d’Italia ha costruito sulla battaglia contro i radical chic la comunicazione politica di diversi giorni, con cambi d’abito, magliette rosse, azzurre, orologi e appelli a pensare prima agli italiani.
La Meloni ha proposto di indossare una maglietta azzurra per i 5 milioni di italiani sotto la soglia di povertà . Chissà magari un giorno vorrà ospitarne a casa un paio. Ma nessuno glielo chiederà .
Perchè il doppio standard non si applica ai sovranisti. Loro possono accusare i buonisti di non voler accogliere i rifugiati a casa loro (incredibilmente c’è chi l’ha fatto); nessuno di loro però è in prima linea ad aiutare gli italiani poveri.
Anzi, la Meloni (che è alla quarta legislatura parlamentare) è stata fotografata spesso in Aula quando era ministra mentre sfoggiava una borsa di Louis Vuitton (che non costa meno del Rolex) salvo poi proporre un boicottaggio proprio verso la maison francese quando la Francia decise di imporre l’embargo su alcuni prodotti agricoli pugliesi a causa della Xylella.
All’ultima dichiarazione dei redditi disponibile sul sito della Camera (quella relativa all’anno 2017) la Meloni ha dichiarato un reddito imponibile pari a 98.421 euro.
Si dirà : non sono certo guadagni milionari (anche se in lire sarebbero poco meno di 190 milioni all’anno). Ed è vero, sicuramente non sono gli stipendi di un calciatore. Ma bisogna mettere le cose in prospettiva.
Nel 2017 il reddito medio degli italiani è stato pari a 20.940 euro, quasi cinque volte di meno quello dichiarato dai politici che oggi fanno la morale su un Rolex.
Il 45% degli italiani, durante lo stesso periodo in cui la Meloni ha guadagnato 98 mila euro ha dichiarato meno di 15 mila euro.
Alcuni di loro probabilmente erano in piazza con la maglietta rossa, ma senza Rolex. Dal momento che solo il 5,3% dei contribuenti ha dichiarato più di 50.000 euro è evidente che i politici sono tra i pochi privilegiati, proprio come i radical chic.
Giusto per mettere in prospettiva le cose, le persone che hanno dichiarato più di 300 mila euro sono state circa 35.000 (ovvero 0,1% del totale dei contribuenti)
Tutti i crimini dei buonisti secondo Di Battista
Nella rassegna di chi si oppone al pensiero unico buonista non poteva mancare l’ex deputato M5S Alessandro Di Battista attualmente impegnato in una lunga vacanza per ritemprarsi dalle fatiche (e dalle privazioni) della vita parlamentare. Il turista della democrazia, attualmente in Messico, fa un lungo elenco delle colpe delle magliette rosse. Tutti, nessuno escluso, sono colpevoli di aver approvato la decisione di Napolitano di bombardare la Libia (anche se la decisione fu del governo Berlusconi, con dentro la Lega) e che dopo hanno fatto soldi sui migranti.
L’elenco continua. Quelli con la maglietta rossa sono colpevoli di vestirsi elegantemente (non come il descamisados Dibba quando andava nei salotti buoni della TV) che con il mignolino alzato si scandalizzano ma che rimangono carnefici. Le magliette rosse organizzano festini tra lussuose mura domestiche (ad esempio la villa di Grillo che viene affittata a 15 mila euro a settimana?) addirittura alimentando il mercato della droga che — dalle parti dove è ora — è una delle ragioni della fuga della povera gente. Poco importa che magari non ci sia nessuno tra le magliette rosse a pippare bamba dalle chiappe di una stripper; Di Battista ha costruito il nemico perfetto.
Poi uno si ferma a riflettere e si ricorda che Di Battista è lo stesso che quello che voleva Gino Strada presidente della Repubblica, che magari ha votato contro il reato di clandestinità (ma Salvini dice che per i clandestini la pacchia è strafinita).
Quello che nel 2017 ha dichiarato un reddito pari 113.471 euro e che spendeva quasi duemila euro al mese tra pranzi e spesa al supermercato (ma si faceva fotografare mentre mangiava la focaccia seduto sui gradini del Palazzo).
Di Battista se la prende con i buonisti che non dicono nulla contro Israele (ma che ne sa lui?) e nel frattempo il suo partito sta al governo con uno che approva le azioni israeliane.
Già , è proprio quel Di Battista, quello che aveva promesso di abbandonare il MoVimento 5 Stelle se si fosse alleato con la Lega, a fare la morale agli altri.
(da “NextQuotidiano”)
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Luglio 10th, 2018 Riccardo Fucile
IL VIMINALE AVEVA NEGATO L’ATTRACCO PERSINO ALLA NOSTRA GUARDIA COSTIERA: SALVINI VA INCRIMINATO, MATTARELLA SVEGLIATI O CI PENSERANNO GLI ITALIANI A USARE LA LEGITTIMA DIFESA CONTRO LA FOGNA RAZZISTA
Un presunta (e legittima) protesta da parte dei 66 migranti a bordo della Vos Thalassa sarebbe all’origine del trasferimento sulla nave Diciotti delle persone soccorse in mare dal cargo commerciale, a cui era stato negato dal Viminale l’approdo in Italia.
Questa la ricostruzione del ministero dei Trasporti, che spiega perchè la nave della Guardia costiera sia intervenuta stanotte.
Secondo quanto scritto anche su Twitter dal ministro Danilo Toninelli, i 67 “facinorosi” (tra loro 3 donne e 6 minori) si sarebbero “ammutinati” nei confronti dell’equipaggio della Vos Thalassa all’annuncio dell’arrivo della marina libica che li avrebbe riportati in Africa.
Protesta legittima perchè le convenzioni internazionali vietano i respingimenti in Libia e la Guardia costiera libica è collusa coi criminali come da inchiesta Onu e sentenze della magistratura di Palermo.
E va detto chiaro e tondo che chi voleva vietare persino alla nostra Guardia Costiera di attraccare il Italia è indegno di rivestire il ruolo di ministro e va incriminato in base alla legge vigente.
Pochi minuti prima dell’intervento del ministero dei Trasporti, Salvini aveva ribadito che, anche se ormai a bordo della nave della guardia costiera, i 66 migranti soccorsi ieri dalla nave Vos Thalassa non sarebbero comunque sbarcati in Italia.
“Accertate le buone condizioni di salute dell’equipaggio – continua la Guardia costiera – la nave Vos Thalassa ha potuto riprendere la navigazione per ritornare alle proprie ordinarie mansioni commerciali. Il personale della nave Diciotti ha già adottato le prime azioni volte al riconoscimento dei migranti e ad individuare i responsabili dei disordini a bordo”
“Avrebbe dovuto lasciarli alle motovedette libiche che erano state allertate” (i criminali amici di Salvini) la motivazione con la quale ieri sera il Viminale ha motivato la decisione di non concedere alla nave che svolge servizio di sorveglianza della piattaforma petrolifera Farwah l’approdo in un porto italiano.
Una decisione senza precedenti arrivata a pochi minuti di distanza dalla dichiarazione di Luigi Di Maio che ieri sera, intervistato da La7, aveva detto: “I nostri porti sono aperti. Stiamo autorizzando pescherecci, cargo e navi militari a salvare le persone in mare e a venire nei nostri porti. Le uniche a cui abbiamo detto no sono le Ong”.
Nella notte, la decisione di autorizzare il trasbordo dalla Vos Thalassa, una delle navi commerciali che spesso è stata chiamata a soccorrere migranti per la sua posizione di vicinanza alle acque Sar libiche, alla nave Diciotti della Guardia costiera. Questa mattina il Viminale aveva fatto sapere che i migranti non verranno sbarcati in Italia. Un annuncio che lascia perplessi visto che, per il diritto internazionale, i migranti sono ormai su suolo italiano e il loro respingimento è vietato.
(da agenzie)
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Luglio 9th, 2018 Riccardo Fucile
SALVINI RIDIMENSIONATO DA TRENTA E MOAVERO
Linea Salvini ‘revisited’. Per la prima volta, nei 38 giorni di vita del governo legastellato, la linea del
ministro degli Interni viene corretta dagli alleati.
“A Innsbruck chiederò la chiusura dei porti italiani alle navi delle missioni internazionali” europee, aveva detto il vicepremier leghista parlando del vertice informale dei ministri degli Interni Ue in programma nella cittadina austriaca dopodomani.
Non è così, non ci si sfila dalle missioni internazionali: la prima a insorgere è stata il ministro della Difesa Elisabetta Trenta, poi il ministro degli Esteri Enzo Moavero Milanesi, i due dicasteri competenti in materia, e anche il vicepremier Luigi Di Maio. Ma è dal vertice di oggi a tre a Palazzo Chigi tra il premier Giuseppe Conte e i due vice Salvini e Di Maio che viene sancita la correzione.
Ora a Innsbruck l’Italia ci va per chiedere il rafforzamento del controllo delle frontiere esterne dell’Ue e per “isolare Macron”, dicono fonti di governo sottolineando che questa è la posizione di tutto l’esecutivo, non solo di Salvini e dei suoi alleati sovranisti europei.
Ma anche di questo Salvini e Conte dovranno ridiscutere: è addirittura necessario un nuovo vertice mercoledì, prima della partenza del ministro degli Interni per l’Austria.
Sulle missioni internazionali, il titolare del Viminale – con tutto il governo – dovrà aspettare il vertice informale dei capi di Stato europei a settembre a Salisburgo.
E’ quella una delle prime sedi deputate in vista per rivedere le regole delle missioni internazionali europee nel Mediterraneo: la Themis, che non prevede lo sbarco necessariamente in Italia, e la Eunavformed Sophia, che invece prevede l’attracco in Italia delle navi che si trovano a salvare migranti in mare.
“E’ imminente una revisione del mandato strategico” dell’operazione Sophia, dice una portavoce della Commissione europea Natasha Bertaud. Ma “la decisione deve essere presa all’unanimità dai ministri degli Esteri dell’Ue” come per tutte le missioni di politica estera e di sicurezza, ha spiegato un’altra portavoce Maja Kocijancic.
Quindi, la questione non è semplice. E di certo Salvini ora è costretto a rinunciare all’idea di affrontarla a Innsbruck.
I porti italiani restano chiusi alle ong, linea decisa dal ministro un mese fa, con tutto il governo che si è accodato.
Sulle missioni internazionali invece non ha funzionato. Linea corretta.
Se ne è parlato al vertice con Conte e Di Maio a Palazzo Chigi, dopo che lo stesso vicepremier pentastellato aveva dichiarato che “l’obiettivo è cambiare le regole di ingaggio delle missioni”, non chiudere i porti. Non si può fare, ci sono delle regole: per le missioni militari vengono rispettate.
Cosa rimane? Salvini va a Innsbruck con un “nostro documento”, dice.
Ma prima di partire sarà necessario un altro vertice con Conte per stabilire i dettagli della linea italiana. Quello di oggi non è bastato.
Anche perchè in agenda a Innsbruck Salvini ha in programma un bilaterale con il suo omologo tedesco Horst Seehofer, mercoledì pomeriggio, e un trilaterale con lo stesso Seehofer e il ministro degli Interni austriaco Herbert Kickl giovedì mattina prima del vertice Ue.
Il punto è che anche il collega francese Gerard Collomb ha chiesto di incontrare Salvini giovedì mattina: ma questo bilaterale non è ancora finito nell’agenda del ministro italiano.
Perchè l’obiettivo di Salvini per il vertice di Innsbruck è isolare Macron, giudicato come il meno sensibile alla richiesta italiana di rafforzare il controllo delle frontiere esterne a sud dell’Ue.
Il leader leghista conta sull’asse con Seehofer e Kickl, l’ormai noto ‘asse dei volenterosi’ tra Germania, Austria e Italia che punta più che altro a intascare tutto un bottino politico alle europee dell’anno prossimo.
Ma questo significa annullare le conclusioni del consiglio europeo dello scorso 28 e 29 giugno, quelle intese su “base volontaria” per l’apertura in Europa di nuovi centri di rimpatrio salutate da tutto il governo – Conte e pure lo stesso Salvini – come una vittoria italiana.
Così non è stato: lo si è capito da come Macron si è sfilato (“No a nuovi centri in Francia”) a poche ore dalla firma dell’intesa. Ma la prova del buco nell’acqua ci sarà a Innsbruck.
Perchè al vertice austriaco si discuterà sulla base di un documento che parla di centri di rimpatrio nei paesi terzi: fuori dall’Ue.
E’ la proposta originaria italiana, marginalizzata dall’attivismo di Merkel (dietro le quinte) e Macron (protagonista) al vertice di Bruxelles.
Se a Innsbruck Salvini riuscirà nel suo intento di isolare il presidente francese, l’Italia si ritroverà nell’asse dei volenterosi con i nazionalisti austriaci e tedeschi, con il governo Kurz – per intenderci – e con Seehofer, l’avversario interno della Merkel.
Sempre che questo porti qualcosa al Belpaese.
Perchè gli interessi dei volenterosi non sempre coincidono. O forse coincidono solo nell’obiettivo di conquistare la maggioranza al Parlamento europeo l’anno prossimo con una coalizione di sovranisti e un Ppe ‘orbanizzato’ o ‘kurzizzato’.
Resta sul tavolo la minaccia austriaca di chiudere il Brennero. Soprattutto perchè resta sul tavolo l’interesse di Seehofer di chiudere accordi per respingere i migranti già registrati in altri paesi europei.
La catena del sovranismo insomma non va lontano, trova dei muri: inevitabile.
(da “Huffingtonpost”)
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Luglio 9th, 2018 Riccardo Fucile
NEL MIRINO IL RECENTE TRASFERIMENTO DI 10 MILIONI DA UNA BANCA DEL LUSSEMBURGO ALLA SPARKASSE DI BOLZANO, SEGNALATO DALLE AUTORITA’ BANCARIE DEL GRANDUCATO COME RICONDUCIBILE A CONTO DELLA LEGA
Bankitalia al fianco della procura di Genova nelle indagini sul presunto trasferimento illecito all’estero di parte dei 49 milioni di euro della truffa Bossi-Belsito.
I pubblici ministeri genovesi hanno nominato come consulenti gli ispettori della Uif, Unità di informazione finanziaria, per ricostruire se i soldi trasferiti in un fondo fiduciario lussemburghese dalla banca Sparkasse siano riconducibili al Carroccio o siano dell’istituto di credito.
Secondo quanto ricostruito dagli investigatori, la Sparkasse aveva trasferito in Lussemburgo in un fondo fiduciario 10 milioni di euro.
Subito dopo le elezioni del 4 marzo, l’autorità lussemburghese (di fatto simile a Bankitalia) ha bloccato per dieci giorni il trasferimento di tre milioni di euro dal Granducato all’Italia e contestualmente informato i colleghi italiani sul sospetto dell’operazione che potrebbe essere riconducibile ai conti della Lega.
Dell’operazione viene anche informata la magistratura genovese che già a gennaio aveva aperto una inchiesta per riciclaggio dopo l’esposto dell’ex revisore contabile Stefano Aldovisi.
Gli ispettori della Uif dovranno adesso analizzare tutto il materiale informatico e cartaceo acquisito con le perquisizioni dello scorso giugno per ricostruire i passaggi. La Sparkasse ha sempre sostenuto che quei 10 milioni di euro fossero solo dell’istituto bancario e che il trasferimento fosse legato a ordinarie operazioni di investimento.
Il sospetto degli investigatori delle fiamme gialle è che invece quei soldi siano della Lega.
Nel frattempo gli uomini delle fiamme gialle stanno esaminando l’intreccio di società , associazioni e fiduciarie che sono state create durante il processo a Bossi e Belsito per la maxi truffa ai danni dello Stato: nel mirino degli inquirenti ci sono almeno una quindicina di «satelliti» di cui si dovrà capire se abbiano ottenuto soldi dal partito o per il partito o se siano soggetti autonomi.
(da “il Secolo XIX”)
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Luglio 9th, 2018 Riccardo Fucile
FINALMENTE UN MAGISTRATO CHE RICORDA CHE ESISTONO LEGGI, NON SOLO CAZZARI RAZZISTI… DITELO AI MAGISTRATI SICILIANI CHE NON MUOVONO UN DITO CONTRO LA CHIUSURA ILLEGITTIMA DEI PORTI
“Non si può respingere in mare gli immigrati e non vagliare la loro richiesta di status di rifugiato
politico. Se per assurdo un barcone di immigrati attraccasse ai Murazzi sul Po, nessuno potrebbe vietare alle persone a bordo di scendere. Se accadesse, tale comportamento sarebbe oggetto di una nostra indagine”.
Così il procuratore capo di Torino, Armando Spataro, che oggi pomeriggio ha presentato le nuove direttive “per un più efficace contrasto dei reati motivati da ragioni di odio e discriminazione etnico-religiosa e per la più rapida trattazione degli affari dell’immigrazione, nel rispetto dei diritti fondamentali delle persone”.
I reati commessi per finalità di discriminazione o di odio etnico, nazionale, razziale o religioso saranno trattatati come prioritari con conseguente rapidità nell’effettuazione di tutte le indagini necessarie alla individuazione dei responsabili.
Ad occuparsi di questi reati sarà un pool di magistrati che eviteranno, si legge nel documento presentato dal procuratore generale Francesco Saluzzo e dal procuratore capo Armando Spataro, “di richiedere l’archiviazione per particolare tenuità del fatto”, potranno inoltre “promuovere l’azione penale” e “svolgeranno personalmente le funzioni di pm in dibattimento”.
A questo proposito, la procura ha anche invitato Questura, Carabinieri, Gdf e Polizia municipale a valutare “la possibile adozione di direttive o misure organizzative idonee a implementare l’efficacia e l’immediatezza degli accertamenti finalizzati all’identificazione dei responsabili dei reati”.
“Questa esigenza – ha spiegato Spataro – è nata dall’aver constatato nell’ultimo periodo una crescita di questo tipo di reati, minacce, aggressioni, scritte e manifesti che imbrattano i muri spesso accompagnata dalla passività delle persone presenti. Non tocca a noi magistrati intervenire nelle analisi di tipo sociale e politico mentre è vostro compito dare risposta a questo tipo di reati, odiosi e insopportabili”
Sulla stessa linea, il procuratore genera le Saluzzo, che presentando le nuove direttive ha osservato: “Sono malamente impressionato per i comportamenti odiosi che si sono manifestati in quest’ultimo periodo, che incitano all’odio razziale nei confronti di soggetti stranieri provenienti soprattutto dall’Africa e dal Medio Oriente. Come se si dovesse comunicare alla gente che è arrivato il momento di passare al contrattacco. Questi comportamenti sono reati che devono essere perseguiti”.
La decisione arriva in un periodo nel quale aumentano in modo preoccupante gli episodi che recano sullo sfondo un clima di intolleranza xenofoba e religiosa e pochi giorni dopo la denuncia di una cronista di Repubblica che ha assistito a un’aggressione verbale di un uomo contro una donna con il capo coperto da un velo che viaggiava in metropolitana.
Il procuratore di Torino Spataro ha spiegato che la convenzione di Ginevra del 1951 sui rifugiati prevede il diritto al non respingimento.
Ma cosa sono le leggi di fronte alla propaganda razzista?
(da agenzie)
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Luglio 9th, 2018 Riccardo Fucile
NON SOPPORTO I ROLEX, NON VADO A CAPALBIO E SCRIVO QUELLO CHE CAZZO MI PARE
Vi danno fastidio anche le piccole innocue cose che hanno soltanto un significato solidale.
Io non ho messo la maglietta rossa perchè non ce l’ho (ho soltanto una blusa garibaldina che comprai nei 150 anni dell’Impresa ma non mi pareva il caso).
Il Rolex non ce l’ho e non me lo sarei comprato neppure se mi fossero avanzati i soldi, perchè lo trovo pacchiano, il mio orologio è uno swatch da 50 euro a cui ogni tanto cambio la pasticca.
A Capalbio non ci sono mai andato, quando vado da quelle parti mi fermo a Orbetello o ad Ansedonia a trovare il mio amico Bruno.
Aggiungo anche che ora mi sto rompendo il cazzo perchè manco il diritto alla protesta ci volete riconoscere.
E poi a chi mi chiama “radical chic” soltanto perchè ho letto qualche (alcune migliaia…. ) libro più di lui, o perchè ne ho scritti più di quanto lui ne abbia letti, mi sento libero di dire: vai pure a cagare!
(da Globalist)
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Luglio 9th, 2018 Riccardo Fucile
SMETTILA DI COLLEGARTI AD INTERNET PER FARE IL PALADINO DELLA MORALE UNIVERSALE, L’IPOCRITA SEI TU
“Ehi tu che indossi una maglietta rossa sei lo stesso lacchè di Napolitano, colui che convinse il
governo a dare via libera ai bombardamenti in Libia”.
Parole di Alessandro Di Battista, ex parlamentare 5 stelle, il quale — probabilmente allarmato dalle possibili conseguenze politiche dell’iniziativa lanciata da Don Ciotti in solidarietà dei piccoli migranti annegati — sulla sua pagina Facebook (quella per intenderci che lo vede tra i più seguiti esponenti 5 stelle) ha pensato bene di ergersi a paladino della morale universale e criticare, con toni accesi, coloro che hanno manifestato con il prete antimafia: “Ci sono tante bravissime persone che oggi indossano una maglietta rossa ma c’è un mucchio di gente ipocrita che ha deciso di sposare quella solidarietà pelosa ottima alleata del sistema e della reiterazione delle ingiustizie”, chiosa ‘Dibba’.
Caro Alessandro, io conosco “un mucchio di gente” molto più coerente di te che ha sposato l’iniziativa di Don Ciotti e che si batte da sempre contro le ingiustizie, le disuguaglianze e per la tutela dei diritti dei più deboli.
“Un mucchio di gente” che sabato indossava la maglietta rossa. “Un mucchio di gente” grazie alla quale vedo ancora un barlume di speranza.
Tra di loro ci sono molte di quelle persone per bene che (come fece un tempo il sottoscritto) si avvicinarono al Movimento 5 stelle, credendo di aver trovato in quell’espressione politica — non solo nei proclami ma anche nei fatti — la risposta alle ingiustizie, alla politica fatta di inciuci, al potere della casta, ai governi sostenuti dalle banche, ai partiti di sinistra che si atteggiano a partiti di destra e viceversa, alla politica di destra della Lega. L’alleata del tuo Movimento.
Il tuo ultimo post e le tue continue interferenze dall’estero, sono sempre più cariche di opportunismo e di populismo.
E te lo dice uno che sposò gli ideali dei 5 stelle tra i quali “onestà , onestà ” e “Ehi tu, Dibba” te lo ricordi ancora “nessuno resti indietro”?
Perchè, con quel “Ehi tu” usato in maniera spregiativa, da politico scafato, hai scelto la via più breve per deludere gran parte del tuo elettorato.
Quell’elettorato che, come dice un amico, non è ancora stato lobotomizzato dalle false notizie che ci propina la rete, e che “partecipa”, “sceglie” e che, prima o poi, ti “cambia”.
Ehi tu, Dibba, ti ho ascoltato ed elogiato, quando smontavi la Lega in cinque minuti al grido “Ladri, nostri nemici” e quando ci regalasti quell’ultima perla: “Salvini, al Colle sembrava Dudù, il cane di Berlusconi”.
Poi però, pochi giorni dopo, ti ho visto (ahimè) folgorato sulla via di Damasco, complice la nascita del governo Lega—cinquestelle, cambiare idea optando per il silenzio.
Ehi tu, Dibba, lo voglio dire a te, a colui che ha fatto dei suoi comizi e dirette su Facebook il proprio cavallo di battaglia.
Ma ti rendi conto di quanti danni provoca un post come quello che hai scritto?
E le responsabilità che hai quando scrivi, anche se il tuo incarico politico è in stand-by?
Sei partito, moglie e prole al seguito, per la tua avventura in America.
Che tu pubblichi con Mondadori (qualcuno ti ha fatto notare una scelta incoerente) a me non dà affatto fastidio.
Che tu scriva reportage per il Fatto e ti goda la vacanza in America (come è giusto che sia) a me fa piacere.
Che tu abbia delle opinioni politiche, per quanto ormai io le ritenga volubili come il tempo, e le voglia esprimere liberamente, a me non dà fastidio.
Però io, caro Dibba, sono anche tra quel “mucchio di gente” che ogni tanto vorrebbe vederti staccare la spina e leggere solo i tuoi reportage dall’estero (conosco tanti bravi giornalisti che pagherebbero per avere la tua stessa opportunità ).
Vorrei, insomma, che la smettessi di collegarti a Internet solo per darci lezioni di morale e populismo.
(da “il Fatto Quotidiano”)
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Luglio 9th, 2018 Riccardo Fucile
LA SEQUELA DI BALLE DI SALVINI SMENTITE DAI FATTI E DAI DATI REALI
Emergenza, invasione, sostituzione etnica. Tre concetti che il ministro dell’Interno Matteo Salvini ha spesso utilizzato per descrivere il fenomeno dell’immigrazione. Quando il presidente dell’Inps ha spiegato — dati alla mano — che per sostenere il sistema previdenziale servono più immigrati regolari che versino i contributi Salvini non ha risposto nel merito.
La scorsa settimana il ministro ha chiesto una stretta sui permessi di protezione umanitaria, troppi secondo il titolare del Viminale, quelli concessi a chi non ne ha realmente diritto. Ma in realtà le domande accolte nel biennio 2016-2017 sono meno di quarantamila.ù
E il problema in fondo è tutto qui, tra la percezione e la realtà .
Già qualche anno fa una ricerca condotta dall’istituto Ipsos Mori aveva rivelato come gli italiani (ma anche i cittadini di altri paesi europei) sovrastimassero la presenza di immigrati sul territorio nazionale.
Un anno fa la Commissione della Camera dei Deputati “Jo Cox” su fenomeni di odio, intolleranza, xenofobia, e razzismo aveva pubblicato la sua relazione finale dal titolo “La piramide dell’odio in Italia” che confermava come per la maggioranza degli italiani il 30% degli abitanti della Penisola fosse di origine straniera.
In realtà gli immigrati residenti in Italia rappresentano appena l’8% della popolazione totale.
Qualche giorno fa i docenti dell’Università di Harvard Alberto Alesina, Armando Miano e Stefanie Stantcheva hanno pubblicato una ricerca dal titolo Immigration and redistribution nella quale hanno analizzato le più comuni percezioni errate e pregiudizi riguardo gli stranieri.
Non solo rispetto al loro numero ma anche sul fatto che siano distanti da “noi” dal punto di vista culturale e religioso, più poveri, con un livello di educazione inferiore oppure maggiormente dipendenti dai sussidi statali (come ad esempio la storia dei 35 euro al giorno ma anche quella delle case popolari date in prevalenza agli immigrati). Al questionario hanno risposto 22.500 persone provenienti da Francia, Germania, Italia, Svezia, Regno Unito e Stati Uniti.
Tutti i partecipanti al sondaggio erano “nativi” ovvero cittadini “originari” di quei paesi. La definizione di immigrato usata dai ricercatori è la stessa di Boeri; ovvero una persona nata all’estero ma che vive legalmente all’interno del paese.
Nuovamente emerge il dato con il quale ormai abbiamo imparato ad avere una certa familiarità .
In Italia, ma anche negli altri cinque paesi, i residenti “nativi” tendono a percepire una maggiore presenza di immigrati rispetto al dato reale ritenendo in particolare che gli immigrati regolari provenienti dal Medio Orienti e dal Nord Africa rappresentino la quota predominante.
Sottostimando così la presenza di stranieri regolari provenienti da paesi occidentali.
In particolare in Italia (ma anche in Regno Unito e Germania) viene sovrastimata la presenza di immigrati di religione musulmana e invece a sottostimare la diffusione tra gli immigrati della religione dominante, vale a dire il cristianesimo.
È proprio su questo genere di percezioni sbagliate che la propaganda politica dei partiti che parlano di “invasione” musulmana o di un’eccessiva presenza di “africani” in Italia riesce fare maggior presa.
In tutti i paesi i cittadini “nativi” ritengono che la gran parte dei lavoratori immigrati sia disoccupato (in Italia il dato viene sopravvalutato del 35%) e che gli immigrati ricevano pertanto maggiori aiuti da parte dello Stato rispetto a chi invece è nato nel paese.
Il falso dato sulla disoccupazione viene legato, dai partiti politici, ad una maggiore predisposizione a delinquere. Quando invece ci sono diversi studi che mostrano come la presenza di immigrati (di nuovo, regolari) non causi un aumento del tasso di criminalità . Anzi, come avevamo spiegato tempo fa, la regolarizzazione del cittadino straniero gli consente di uscire dall’illegalità e quindi rende meno “attrattivo” il percorso criminale.
Come spiega Alesina sul Corriere della Sera di oggi «i partiti anti immigrazione hanno tutto l’interesse a fomentare questa disinformazione» circa la presenza degli immigrati.
Ma come ci si può accorgere difficilmente la Lega (o altri) forniscono dati a suffragio delle loro tesi. Vale per la presunta invasione in atto denunciata a più riprese da Salvini come per i rapporti tra Ong e trafficanti di esseri umani denunciati (ma mai provati) da Luigi Di Maio e dal MoVimento 5 Stelle.
Il gioco è appunto quello di appellarsi alle percezioni e alle sensazioni della gente e della cittadinanza. Vale per l’immigrazione così come per l’emergenza sicurezza che dovrebbe spingere il Parlamento a modificare la legge sulla legittima difesa.
In un certo senso anche il dibattito sui vaccini è falsato dal fatto che i partiti politici populisti abbiano forzata mente stabilito un’equiparazione tra percezione (i genitori che ritengono spesso in base a ragionamenti per analogia che i vaccini siano pericolosi per la salute) e realtà dei fatti (i dati scientifici che dimostrano come i vaccini siano più sicuri di altri farmaci).
(da “NextQuotidiano”)
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