Luglio 1st, 2018 Riccardo Fucile
BASTA CON IL GIOCO DELLE PARTI PER TENERSI BUONO L’ELETTORATO: CHI NON E’ D’ACCORDO CON CHI VUOLE AFFOGARE ESSERI UMANI VOTI CONTRO IL GOVERNO RAZZISTA
Luigi Di Maio è intervenuto per dire che quelle del presidente della Camera sui porti e le ONG sono
dichiarazioni a titolo personale: la sensazione diffusa è che Roberto Fico e il leader del MoVimento 5 Stelle stiano all’interno di un gioco delle parti e che le parole dello stesso Fico servissero semplicemente a fornire un’alternativa di propaganda a un partito in difficoltà nei sondaggi a causa dell’attivismo leghista.
Fico infatti ieri ha mostrato la faccia “buona” del MoVimento 5 Stelle a Pozzallo, dove il governo è tornato a dare un orrido spettacolo di sè negando per quattro giorni alla nave Alexander Maersk l’approdo in porto dopo che la Guardia Costiera italiana l’aveva mandata a salvare naufraghi in mare: «Io i porti non li chiuderei, bisogna essere solidali con chi emigra», dichiara ai microfoni dei giornalisti, «dell’immigrazione si deve parlare con intelligenza e cuore» e, ancora, le Ong «fanno un lavoro straordinario».
Nella risposta al presidente della Camera infatti il M5S ha dimostrato la disponibilità più totale a coglionare anche l’istituzione, sostenendo di non aver mai chiuso i porti ma di aver soltanto vietato alle ONG di entrarci.
Il che, lo capisce anche un deficiente, è la stessa cosa ma è anche quanto sostenuto dal ministro M5S Danilo Toninelli alla Camera, mentre Fico presiedeva senza però dire nulla al compagno di partito.
La sensazione, per una volta, è infatti che nel M5S ci sia davvero una minoranza di contrari all’atteggiamento del governo Conte nei confronti delle ONG e che Fico sia il loro portasilenzi.
Già , portasilenzi e non portavoce perchè quello che concretamente fanno quelli della corrente Fico è scrivere status pieni di allusioni o passivo-aggressivi su Facebook minacciando chissà quali cataclismi salvo poi mettersi a cuccia e buoni quando la Voce del Padrone si fa sentire sul serio.
Certo, c’è da capirli: se davvero dicessero quello che pensano rischiano di essere cacciati dal Partito delle Libertà a cui sono iscritti.
E il coraggio, diceva Don Abbondio, uno non se lo può mica dare.
Ma proprio perchè di sceneggiata si tratta, sarebbe bello che questi signori almeno se la risparmiassero, giusto per non fornire all’opinione pubblica la sensazione di volerla fregare con le loro lacrime appena accennate che escono da un occhio, mentre con l’altro controllano che il Padrone non li guardi.
(da “NextQuotidiano”)
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Luglio 1st, 2018 Riccardo Fucile
“CHIUDERE I PORTI? SOLO UNO SPOT, POI VOGLIO VEDERE COSA SUCCEDE”
“Sarò minoritario, mi accuseranno di essere del Pd, ma non me ne frega niente. Ma io non ci sto alla demonizzazione delle ong”.
In un intervento nel corso della trasmissione Tagadà , Enrico Mentana ha detto la sua sulla questione migranti.
“A questo punto, allora, dobbiamo essere coerenti: la Caritas non dovrebbe entrare nei porti e papa Francesco sbagliò ad andare a Lampedusa”, ha continuato il direttore del Tg La 7, “È ovvio che l’Italia non possa sostenere da sola l’accoglienza dei migranti, ma non è pensabile che si debba fare campagna elettorale permanente in modo ribaldo contro chi vive quasi esclusivamente dell’aiuto delle sottoscrizioni di persone comuni e non di Soros e delle grandi multinazionali. Ci sono persone che per spirito caritatevole e di solidarietà danno dei soldi alle ong”.
Mentana ha poi espresso un pensiero sul governo e i suoi protagonisti: “Di Maio è un mezzofondista. La scelta dei suoi dicasteri è tale per cui non può avere risultati immediati, ma deve lavorare su un progetto profondo e su tempi più lunghi, ben sapendo di avere un suffragio più ampio di quello di Salvini. La base di consenso del M5s, stando al 4 marzo, è il doppio di quello della Lega. Conte, invece, tecnicamente non si è comportato male: non perde l’aplomb, nè il senso delle cose. Poi magari paga la sua inesperienza politica, ma non mi pare, come è stato detto ingenerosamente, che sia stato messo lì nella vigna a far da palo, come diceva la poesia del Giusti. È ovvio che dei tre il cannibale, il mattatore è Salvini, perchè ha scelto il dicastero che gli consente di applicare subito le sue parole d’ordine, come la chiusura dei porti, anche se poi voglio vedere cosa succede”.
(da “Huffingtonpost”)
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Luglio 1st, 2018 Riccardo Fucile
LE MOTIVAZIONI DELL’ULTIMO PROCESSO SULL’ATTENTATO IN CUI MORIRONO PAOLO BORSELLINO E I CINQUE AGENTI DI SCORTA
“Uno dei più gravi depistaggi della storia giudiziaria italiana” con protagonisti uomini dello istituzioni.
La corte d’assise di Caltanissetta che 14 mesi fa concluse l’ultimo processo sulla strage di via d’Amelio non fa sconti.
E in una motivazione lunga 1865 pagine, depositata nel tardo pomeriggio di sabato, punta il dito contro i servitori infedeli dello Stato che imbeccarono piccoli criminali, assurti a gole profonde di Cosa nostra, costruendo una falsa verità sugli autori dell’attentato al giudice Borsellino.
Che sarebbe stata una sentenza importante lo si era compreso dalla complessità del dispositivo che, il 20 aprile del 2017, condannò all’ergastolo per strage Salvino Madonia e Vittorio Tutino e a 10 anni per calunnia Francesco Andriotta e Calogero Pulci, finti collaboratori di giustizia usati per mettere su una ricostruzione a tavolino delle fasi esecutive della strage costata l’ergastolo a sette innocenti.
Per Vincenzo Scarantino, il più discusso dei falsi pentiti, protagonista di rocambolesche ritrattazioni nel corso di vent’anni di processi, i giudici dichiararono la prescrizione concedendogli l’attenuante prevista per chi viene indotto a commettere il reato da altri.
Ed è a questi “altri” che la corte si riferisce nelle motivazioni della sentenza.
A quegli investigatori mossi da “un proposito criminoso”, a chi “esercitò in modo distorto i poteri”.
La corte d’assise di Caltanissetta, dunque, usa parole durissime verso chi condusse le indagini: il riferimento è al gruppo che indagava sulle stragi del ’92 guidato da Arnaldo la Barbera, funzionario di polizia poi morto.
Sarebbero stati loro a indirizzare l’inchiesta e a costringere Scarantino a raccontare una falsa versione della fase esecutiva dell’attentato.
Sarebbero stati loro a compiere “una serie di forzature, tradottesi anche in indebite suggestioni e nell’agevolazione di una impropria circolarità tra i diversi contributi dichiarativi, tutti radicalmente difformi dalla realtà se non per la esposizione di un nucleo comune di informazioni del quale è rimasta occulta la vera fonte”.
Ma quali erano le finalità di uno dei più clamoroso depistaggi della storia giudiziaria del Paese? si chiedono i giudici.
La corte tenta di avanzare delle ipotesi: come la copertura della presenza di fonti rimaste occulte, “che viene evidenziata – scrivono i magistrati – dalla trasmissione ai finti collaboratori di giustizia di informazioni estranee al loro patrimonio conoscitivo ed in seguito rivelatesi oggettivamente rispondenti alla realtà “, e, sospetto ancor più inquietante, “l’occultamento della responsabilità di altri soggetti per la strage, nel quadro di una convergenza di interessi tra Cosa Nostra e altri centri di potere che percepivano come un pericolo l’opera del magistrato”.
I magistrati dedicano, poi, parte della motivazione all’agenda rossa del giudice Paolo Borsellino, il diario che il il magistrato custodiva nella borsa, sparito dal luogo dell’attentato.
La Barbera, secondo la corte, ebbe un “ruolo fondamentale nella costruzione delle false collaborazioni con la giustizia ed è stato altresì intensamente coinvolto nella sparizione dell’agenda rossa, come è evidenziato dalla sua reazione, connotata da una inaudita aggressività , nei confronti di Lucia Borsellino, impegnata in una coraggiosa opera di ricerca della verità sulla morte del padre”.
La Barbera è morto, l’inchiesta sulla scomparsa dell’agenda rossa è stata archiviata, ma a Caltanissetta, forze a maggior ragione dopo questa sentenza, si continuerà a indagare.
Non si sono accontentati delle verità ormai passate in giudicato i pm della Procura Stefano Luciani e Gabriele Paci che, anche grazie alle rivelazioni del pentito Gaspare Spatuzza, hanno riaperto le indagini sulla strage scoprendo il depistaggio. E una nuova inchiesta è già in fase avanzata e riguarda i poliziotti che facevano parte del pool di La Barbera.
(da agenzie)
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Luglio 1st, 2018 Riccardo Fucile
LE RIVELAZIONI DEL FINANCIAL TIMES…TANTO VALEVA FORNIRGLI GLI AURICOLARI COME AMBRA AI TEMPI DI BONCOMPAGNI
A distanza di qualche giorno dal pauroso successo ottenuto da Giuseppe Conte al Consiglio Europeo sull’immigrazione emergono ulteriori dettagli sulla bella figura fatta dal nostro presidente del Consiglio.
Il primo dettaglio lo racconta oggi la Stampa e riguarda l’interessante filo diretto chissà con chi tenuto dal premier durante lo svolgimento della riunione.
Racconta infatti il quotidiano torinese che giovedì sera a un certo punto della serata Conte si è alzato ed è andato a telefonare. Un dettaglio immortalato anche da alcune fotografie. Ma non è successo soltanto una volta, anzi:
Chi era nella stanza assicura che la scena si è ripetuta «diverse volte, in particolare durante la notte, nei momenti in cui la trattativa si è fatta più serrata».
In alcuni casi — rivelano le stesse fonti — Conte ha fatto «due telefonate consecutive».
Per pura casualità , due è anche il numero dei suoi vicepremier. Dopo aver giocato il «jolly» (la minaccia del veto), forse il premier-avvocato ha deciso di utilizzare anche l’aiuto da casa
Lo stesso dettaglio è riportato dal Financial Times, con un diplomatico UE che precisa di non sapere se Giuseppe Conte avesse due telefoni, ma di sicuro il premier italiano ha fatto due telefonate.
Entrambi i quotidiani pensano che Conte dovesse relazionare sui dettagli del vertice sia l’alleato maggiore (il MoVimento 5 Stelle) che quello minore (la Lega).
Ma c’è anche altro. Durante la conferenza stampa conclusiva Conte si è vantato di aver “bullizzato” gli altri leader europei e di aver ripetutamente posto dei veti sul documento finale per ottenere cambiamenti significativi: «Confesso — affermava con soddisfazione — che a un certo punto ho bloccato anche il documento (sull’eurozona, ndr) perchè c’era un passaggio che non ci stava bene».
Ma nessuno ha spiegato dove fosse il punto e quale fosse il successo ottenuto dal premier.
Il Financial Times, racconta però oggi Repubblica, ha confrontato però le diverse versioni interlocutorie del documento con quella finale ed è giunto alla conclusione:
Un giornalista del quotidiano finanziario Financial Times si è così preso la briga di confrontare le richieste italiane con la versione finale del documento approvato dall’Eurosummit di venerdì mattina. In discussione la creazione di un salvadanaio per garantire i correntisti europei in caso di crisi bancarie e la creazione del Fondo monetario Ue per eventuali nuovi salvataggi in stile Grecia.
Due iniziative alle quali l’Italia non si oppone, ma che nel lavoro fin qui svolto presentano clausole che preoccupano Roma. Così, per lasciare al ministro dell’Economia Giovanni Tria la possibilità di disinnescarle nei futuri incontri dell’Eurogruppo, il premier chiedeva di eliminare dal testo due volte l’aggettivo “tutti” davanti al sostantivo “elementi”.
In sostanza, nella bozza si affermava che i ministri delle Finanze nei prossimi mesi andranno avanti sulla base di «tutti gli elementi» sul tavolo, incontrando la contrarietà di Conte.
Anche se ha bloccato i lavori, il premier non è riuscito a far saltare l’aggettivo incriminato, ottenendo semplicemente di farlo precedere dal verbo «lavorando».
Il che concede a Tria un vantaggio negoziale impercettibile (andranno avanti «lavorando su tutti gli elementi»).
«Praticamente non c’è differenza», notava una fonte diplomatica europea interpellata dal cronista di Ft.
Nel frattempo, però, l’Italia ha accettato le raccomandazioni della UE che impongono una manovra correttiva per rientrare da cinque miliardi per il 2018.
Proprio quella che il giorno dopo il M5S annunciava e la Lega smentiva.
Bello, no?
(da “NextQuotidiano”)
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