Novembre 15th, 2018 Riccardo Fucile
“IL GOVERNO VUOLE AUMENTARE I PENSIONATI… “DAL SECONDO ANNO COSTERA’ IL DOPPIO DEL PREVISTO”
L’introduzione di quota 100 per anticipare l’accesso alla pensione rischia di non essere strutturale, perchè le risorse accantonate dal governo potrebbero essere insufficienti.
È l’allarme lanciato dal presidente dell’Inps Tito Boeri secondo cui “mancano risorse per il 2020 e il 2021”.
“Secondo tutte le nostre simulazioni -ha spiegato Boeri a margine di un evento organizzato dalla Fondazione Umberto Veronesi all’Università Bocconi di Milano -, costa in alcuni casi un terzo in più e in altri casi addirittura due volte in più rispetto al primo anno”.
“Eppure – ha ricordato il presidente Inps, nella legge di bilancio, è previsto che la dotazione del fondo che paga quelle pensioni è praticamente la stessa e vari di poche centinaia di milioni: 6,7 miliardi nel 2019 e 7 miliardi nel 2020 e 2021”.
“È doveroso – ha aggiunto – dare le giuste informazioni a tutti gli italiani, se noi permettiamo di andare in pensione prima, come ad esempio un requisito di 38 più 62, e il primo anno prevediamo delle finestre che di fatto ritardano l’uscita verso la pensione, inevitabilmente il secondo anno questa misura costerà di più che nel primo”.
Boeri ha quindi espresso le sue critiche sull’idea sostenuta dal governo che consentire di anticipare il pensionamento possa avvantaggiare i giovani nell’ingresso nel mercato del lavoro. “Il governo si è posto come obiettivo quello di aumentare i pensionati”, ha detto. “Quando si chiede perchè si vogliono aumentare i pensionati, ci viene detto che serve per incrementare il tasso di occupazione dei giovani, ma se questo è l’obiettivo allora bisogna abbassare le tasse sul lavoro e creare occupazione e non capisco cosa c’entrino le pensioni”.
(da agenzie)
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Novembre 15th, 2018 Riccardo Fucile
LA RUSSIA CONDANNATA PER VIOLAZIONE DEI DIRITTI POLITICI DELL’OPPOSITORE DI PUTIN… E’ IL MODELLO DEI SOVRANISTI
Arrestato più volte Alexei Navalny, oppositore del presidente Vladimir Putin, dal 2011 e
fino a pochi giorni fa ha trascorso 172 giorni di carcere. Si era presentato alle elezioni per la poltrona di sindaco di Mosca e non è ancora riusciuto a registrare il suo partito Russia Futura.
Oggi la Corte europea per i diritti umani ha condannato la Russia per i ripetuti arresti eseguiti per fini politici.
Nella sentenza emessa la Corte di Strasburgo ha quindi ordinato alle autorità russe di consentire lo svolgimento di dimostrazioni pacifiche. In precedenza la Corte aveva già chiesto di versare 63mila euro a Navalny a titolo di risarcimento. Il 15 ottobre scorso Navalny è stato scarcerato dopo aver scontato 50 giorni per manifestazione non autorizzata.
In particolare, secondo la Corte, due dei sette arresti subiti tra il 2012 e il 2014 dall’attivista politico, 42 anni, avvocato, non solo sono stati politicamente motivati ma hanno perseguito lo scopo di “sopprimere quel pluralismo politico che fa parte di un’effettiva democrazia governata dallo stato di diritto“.
La Russia è stata quindi condannata per aver violato — con gli arresti, le detenzioni e le multe inflitte all’oppositore — diversi diritti di Navalny, a cui ora Mosca dovrà versare 50mila euro per danni morali.
Nella sentenza odierna i giudici della Corte europea dei diritti umani hanno inoltre stabilito che Mosca dovrà introdurre un meccanismo affinchè le autorità diano il giusto valore al diritto di manifestare pacificamente e mostrino la necessaria tolleranza verso manifestazioni non autorizzate.
(da agenzie)
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Novembre 15th, 2018 Riccardo Fucile
“HO I BONIFICI DEI VERSAMENTI FATTI AL M5S E ORA PASSO ALLE QUERELE”…E ANCHE PAOLA NUGNES LO PUBBLICA ALLA FACCIA DEI DIFFAMATORI GRILLINI
Gregorio De Falco non ci sta a passare per traditore o avido e in un’intervista al Corriere della Sera respinge le insinuazioni da macchina del fango che il MoVimento 5 Stelle ha posto in atto sulla sua persona dopo il voto in commissione sul condono per Ischia.
E così, mentre l’altra protagonista del voto Paola Nugnes pubblica su Facebook i bonifici delle donazioni effettuate, l’ex capitano dice che anche lui ha pagato tutto e quindi le insinuazioni di Di Maio & Co. cadono.
Prima però ci tiene a difendere la sua posizione su Ischia:
«Chiedevo semplicemente perchè le domande di condono del ’97 vengano trattate in base alla legge dell’85 e non a quella del ’94. Non trovo razionale questo. «Se insistono li querelerò Grillo diceva no ai capibastone» ritorno al futuro».
Ci spieghi meglio.
«Se definisco le domande pendenti con una norma che non è naturale ma è precedente, faccio una novazione dell’ordinamento. E quindi creo un nuovo condono».
Lei è di Ischia.
«Che è un’isola bellissima. E non si capisce perchè se ne parli nel decreto su Genova. Ogni volta che si fa un condono, si crea l’aspettativa per il successivo».
Dicono che non vuole pagare i soldi agli alluvionati.
«Adesso basta però. Li ho appena pagati. Se continuano così non potrò più stare zitto, mi dovrò difendere in giudizio».
E’ la macchina del fango
«E una vera schifezza, non ha simmetria e funzionalità ».
Buffagni dice: «Diceva “torni a bordo”. Se non si trova bene torni a casa».
«Ancora con questa storia? Che noia. Ma Buffagni chi?».
La Fattori parla di «terrorismo psicologico». E conclude: «A riveder le stelle».
«D’accordo, serve coerenza con le nostre stelle».
È in arrivo l’espulsione?
«E arrivata via stampa. Siamo alle sentenze senza neanche il processo».
(da “NextQuotidiano”)
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Novembre 15th, 2018 Riccardo Fucile
I SOLDATI DELLA SETTIMA BRIGATA CONQUISTANO L’AEROPORTO INTERNAZIONALE… CONTINUA LA GUERRA TRA BANDE
A poche ore dalla conferenza di Palermo, a Tripoli sono ripresi gli scontri militari che a
settembre avevano potato la “Settima Brigata” di Tarhuna fino alla periferia meridionale della capitale libica.
Con un’avanzata improvvisa i soldati della città a circa 200 chilometri da Tripoli sono avanzati verso il vecchio aeroporto internazionale, chiuso da anni ma appena ristrutturato anche col lavoro di una ditta italiana.
Secondo alcune fonti i miliziani di Tarhuna sarebbero appoggiati dalla brigata di Salah Badi, un deputato di Misurata diventato capo milizia, considerato da mesi un “cane sciolto” ma molto vicino agli islamisti armati e soprattutto vicinissimo alla Turchia.
I soldati della Settima Brigata hanno dichiarato “zona militare” l’area attorno all’aeroporto e hanno creato posti di blocco sulla “aeroport road”; secondo una fonte libica, in serata si sarebbero ritirati dall’interno dell’aeroporto per limitarsi a presidiare i loro posti di blocco.
Ma le forze ritirate sarebbero pronte a una nuova avanzata verso le caserme e le installazioni militari che erano state conquistate fra agosto e settembre nella battaglia che poi venne congelata dal cessate-il fuoco mediato dall’Onu.
L’aeroporto attorno a cui si combatte non è quello “urbano” di Mitiga, che in questi ultimi mesi ha funzionato anche come hub per i collegamenti internazionali. Mitiga è praticamente dentro Tripoli ed è difeso massicciamente da due delle milizie più potenti di Tripoli, quella del salafita Abdel Rauf Kara e quella dell’ex capitano di polizia Hajtam Tajuri.
Sia Tajuri che Kara hanno nei loro arsenali carri armati e “tecniche” con armi controcarro montate sui cassoni, per cui un loro intervento significherebbe riportare la guerra nelle strade di Tripoli.
L’Ansa da Roma ha chiesto un parere a Jamal Zubia, un ex capo ufficio stampa del governo libico quando il premier era il filo-islamista Khalifa al Ghweil. Zubia (che è stato in carcere per alcuni mesi con il nuovo governo di Serraj) dice che questo attacco “era ampiamente atteso dopo che la conferenza per la Libia di Palermo ha scioccato le forze anti-corruzione”.
La Settima brigata, quando alla fine di agosto aveva attaccato Tripoli, lo aveva fatto lanciando lo slogan “contro le milizie della corruzione”: nel mirino della Settima c’erano proprio Tajuri e Kara, assieme alle altre 2 milizie più importanti che controllano Tripoli e quindi controllano i finanziamenti del governo Serraj.
Per Zubia “la conferenza di Palermo ha deluso le forze del 17 Febbraio”, ovvero i miliziani ispirati dalla data della rivoluzione anti-Gheddafi del 2011.
Per Zubia è stato un errore “non aver mai menzionato il disarmo dei criminali della corruzione nella capitale”.
Una interpretazione che gira fra alcuni analisti libici è che però l’attacco della Settima Brigata (composta per buona parte anche da ex gheddafiani) possa essere stata una reazione al fatto che alla riunione di ieri mattina fra Haftar e Serraj erano presenti Egitto e Russia, ma non il Qatar e anzi la Turchia per protesta aveva abbandonato il vertice di Palermo.
Secondo un analista “questa è la vera protesta della Turchia: hanno visto che Haftar stava guadagnando terreno politicamente, sostenuto dai loro avversari egiziani e con la copertura della Russia e dell’Italia. I turchi possono tranquillamente aver favorito chi ha voluto lanciare un segnale militare sul terreno”.
(da agenzie)
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Novembre 15th, 2018 Riccardo Fucile
SI ALLARGA IL DISSENSO CONTRO IL GOVERNO RAZZISTA, NEL M5S NON TUTTI VOGLIONO FINIRE SERVI DELLA LEGA PER MANTENERE LO STIPENDIO A DI MAIO E COMPAGNI DI MERENDE
Ci sono 15 senatori grillini che potrebbero spostare gli equilibri a Palazzo Madama e mandare il governo in minoranza o costringerlo a chiedere l’aiuto di Fratelli d’Italia o Forza Italia.
L’area del dissenso rispetto alle scelte di Salvini e Di Maio si sta rapidamente allargando e il condono per Ischia, come il Decreto Sicurezza, sono stati la punta di un iceberg che prima o poi potrebbe impattare sul Titanic.
I 15 senatori grillini che possono far cadere il governo non sembrano essere, per ora, coalizzati o coordinati al loro interno nè hanno deciso di andare all’attacco, anzi: per ora sono ancora sulla difensiva, anche perchè la macchina del fango del MoVimento 5 Stelle funziona a pieno regime.
Il gruppo si compone dei cinque ribelli del Decreto Sicurezza più altri dieci che hanno mostrato maldipancia pubblici su altri provvedimenti del governo, in particolare per la storia della concimazione con i fanghi alla diossina anch’essa presente nel decreto Genova.
Uno dei cinque è già con un piede di fuori: già stasera, dicono i retroscena, se il Decreto Genova verrà approvato così com’è e senza problemi per il condono per Ischia, Gregorio De Falco verrà cacciato con un post sul Blog delle Stelle, per direttissima e senza aspettare le controdeduzioni all’istruttoria dei probiviri.
Subito dietro di lui, sotto stretta osservazione, ci sono Elena Fattori — che ieri si è improvvisamente accorta del terrorismo psicologico nel M5S: ben svegliata! — Paola Nugnes, che ieri ha pubblicato i bonifici delle donazioni per zittire chi la accusava e la insultava e tende a parlare da quasi ex, seguita da Matteo Mantero, che l’altroieri si è allineato giusto in tempo votando secondo le indicazioni del governo su Ischia e Virginia La Mura, che si è limitata ad uscire dall’aula come i suoi colleghi senza peraltro proferire parola con i giornali.
Sono facce di un malessere che si appende a storie e ragioni diverse, che i vertici traducono ferocemente con “tradimento”e per la peggiore delle ragioni (“Pensano ai soldi”).
Dopo l’annunciata espulsione di De Falco (nonostante la pistola fumante rischi di cadere), per questi quattro si profila una sospensione dal gruppo M5S, con la promessa di poter rientrare in poco tempo (un mese?) in caso di “buona condotta”.
Ma una volta che cacci o sospendi non puoi mai sapere come andrà a finire.
Anche perchè dietro di loro si ammassa una piccola truppa di altri ribelli, con motivazioni differenti e per niente omogenea, che il Messaggero definisce “i malpancisti”: Saverio De Bonis, Donatella Agostinelli, Lillo Ciampolillo, Gisella Naturale, Fabrizio Trentacoste, Gianni Marilotti, Bianca Granato, Sabrina Ricciardi, Laura Angrisani, Sergio Romagnoli.
Alcuni di loro hanno prima firmato e poi fatto marcia indietro sugli emendamenti dell’opposizione sullo smaltimento dei fanghi in agricoltura.
Sono dissensi dormienti che potrebbero spuntare fuori alla prima occasione utile. Dunque? Occorre aspettare e avere pazienza. E mettersi l’anima in pace.
Anche perchè l’onda potrebbe crescere sempre di più. «Sembrano i quelli di
E’ di ieri il lancio di agenzia che parla di «allargamento del gruppo degli ortodossi». Anche i senatori Bogo Deledda, Turco e Vaccaro hanno deciso di non partecipare al voto sugli emendamenti.
Il MoVimento 5 Stelle ha fatto la guerra ai propri dissidenti quando era all’opposizione nella scorsa legislatura e il gruppo poteva godere delle virtù della compattezza.
Adesso che è al governo rischia di giocarsi i numeri o di dover aprire a Fratelli d’Italia o ai fuoriusciti di Forza Italia che potrebbero nel frattempo transitare nella Lega. Portando un governo di destra ancora più a destra.
(da “NextQuotidiano”)
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Novembre 15th, 2018 Riccardo Fucile
NON HA RISPETTO NEANCHE DI 43 MORTI, NON C’E’ NULLA DA FESTEGGIARE SE NON UN CRIMINALE CONDONO
A tre mesi dal crollo del ponte Morandi, è legge il decreto su Genova e altre emergenze. Il
testo è stato approvato in via definitiva dal Senato con 167 voti favorevoli, 49 contrari e 53 astensioni. Il provvedimento era passato alla Camera il primo novembre, dopo una seduta notturna.
Dopo il voto il ministro dei Trasporti e Infrastrutture Danilo Toninelli, presente in aula, alza il pugno in segno di vittoria, scatenando la vibrante protesta delle opposizioni.
Nell’emiciclo scoppia la bagarre, al punto che la presidente Elisabetta Casellati è costretta a sospendere la seduta.
La seduta poi riprende: Casellati rimprovera i senatori Pd che protestano tenendo in alto il fascicolo del provvedimento e Toninelli per “atteggiamenti poco commendevoli”.
La capogruppo di Forza Italia Bernini invita il ministro a “non presentarsi più” in aula. Mentre il capogruppo dem Andrea Marcucci prima rimprovera Casellati di non “aver mai ripreso Toninelli”, che durante le dichiarazioni di voto si distrae al cellulare e mastica la gomma, e poi le chiede di “chiudere con dignità la seduta di oggi, con un minuto di silenzio per il morti di Genova”.
Richiesta che viene accolta da Casellati.
Quanto ai dissidenti del M5s, il senatore Gregorio De Falco non è in aula durante la votazione. Matteo Renzi, nella dichiarazione di voto del Pd, sottolinea: “Votiamo contro perchè avete gettato fango sulle opposizioni”.
(da agenzie)
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Novembre 15th, 2018 Riccardo Fucile
FIBRILLAZIONE DELLA NOMENKLATURA CINQUESTELLE, I DISSIDENTI SONO DIVENTATI OTTO
La vetta più alta della giornata si tocca quando prende la parola Massimo Margiotta, senatore lucano del Pd. Che declama in maniera stentorea: “Solo a parlare di condono mi viene da vomitare”.
I senatori del Movimento 5 Stelle scattano. C’è un’escalation di fischi, urla e “buhhhh”, il momento più agitato dello scontro in aula.
Ma ecco che Margiotta si calma, si guarda intorno, aspetta.
Poi con tono di voce piatto completa la frase: “Sono le parole del ministro dell’Ambiente Sergio Costa”.
Nell’altra metà dell’emiciclo cala un silenzio imbarazzato. Il tasto dolente è stato toccato. Perchè sul condono di Ischia, uno dei tanti articoli del decreto emergenze, i pentastellati faticano a esaltarsi. Quando prende la parola Vito Crimi a nome del governo, i battimani sono incerti e stentati.
C’è un problema politico, e uno molto più pratico di tenuta della maggioranza. Martedì, in commissione, il voto contrario di Gregorio De Falco e l’astensione di Paola Nugnes hanno contribuito a mandare sotto i gialloverdi.
E si teme anche per la norma che consente un aumento delle sostanze tossiche nei fanghi sversati. Il clima è elettrico. I membri dell’esecutivo eletti a Palazzo Madama precettati.
Ci sono i ministri Gian Marco Centinaio, Danilo Toninelli, Giulia Bongiorno, Barbara Lezzi e Erika Stefani. I sottosegretari Maurizio Santangelo e Andrea Cioffi. È pura psicosi.
Bongiorno, Centinaio, Lezzi, Stefani e Toninelli corrono nell’emiciclo, nonostante formalmente siano in missione (come solitamente avviene per i membri del governo)
La grande paura dei numeri si risolve in una bolla di sapone.
Gli emendamenti passano tutti congruenti al parere del governo. Ma per la prima volta nella storia della legislatura le lucine che si illuminano sui banchi della maggioranza non sono uniformi.
Ecco che De Falco e Lello Ciampolillo votano con il Pd su Ischia, ripetutamente. La Nugnes tiene convintamente le braccia conserte, Elena Fattori, insieme ad altri tre colleghi, è lontana dall’aula.
Una mano ai gialloverdi arriva anche da Forza Italia, divisa sul tema, che lascia libertà di voto ai propri senatori.
Qualche minuto dopo succede anche con i fanghi: il senatore Saverio De Bonis, sempre 5Stelle, guida una fronda, che originariamente era di undici senatori poi, nel corso delle ore, si è assottigliata. Ora ne conta cinque.
Numeri piccoli, ma complessivamente pesanti. Espellere cinque, sei, sette, forse otto senatori è un prezzo che Luigi Di Maio non può permettersi di pagare.
Quando martedì notte il capo politico del Movimento 5 stelle ha riunito una sorta di gabinetto di guerra, immediatamente dopo il pollice verso in commissione, il dato sembrava tratto: espulsione per i reietti.
Il vicepremier ha iniziato a maneggiare la questione con cura. Riunendo ministri e capigruppo per dare il segnale di una collegialità nelle decisioni, poi investendo della responsabilità il capogruppo Stefano Patuanelli.
Come a dire: sono decisioni che riguardano le dinamiche del Senato e il regolamento interno. I guanti di velluto sono stati infilati perchè la materia è delicata. Ne va dell’affidabilità del Movimento. E dei numeri della maggioranza.
E pian piano, con il passare delle ore, il motore ha iniziato a diminuire i giri.
Incrociamo Patuanelli di corsa nella splendida galleria dei busti di Palazzo Madama. Incrocia Danilo Toninelli, si stringono la mano, sorridono. Quando gli si chiede che provvedimenti verranno presi con chi ha votato in difformità è tanto laconico quanto chiaro: “Mi pare che siano stati voti senza nessuna valenza politica”.
Le porte sbattute in faccia non sono previste all’orizzonte. Ma la questione è più ampia.
Il ragionamento è chiaro: da un lato cacciare chiunque esprima un voto dissonante sarebbe una follia. Dall’altro non fare nulla darebbe la stura a qualunque tipo di fronda. Che oggi nei numeri è contenibile, domani chissà .
Il primo provvedimento, che potrebbe essere preso già nei prossimi giorni, è una sistemazione delle presenze in commissione, in modo tale da spostare i pasionari da quelle in cui i numeri sono più risicati.
Al momento, fatti salvi alcuni casi “recidivi”, non si vede all’orizzonte una fronda organizzata. Tanti mal di pancia sì, che si concretizzano in micro battaglie, punture di spillo ora innocue, ora dolorose per Di Maio e per la tenuta del governo.
Come non farlo diventare una malattia endemica sarà la grande questione dei prossimi giorni.
(da “Huffingtonpost”)
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