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INTERVISTA A MYRTA MERLINO: “LA POLITICA? ORMAI CONTA SOLO ONESTA’, MA MANCA LA COMPETENZA ED E’ STATA SDOGANATA L’IGNORANZA”

Novembre 19th, 2018 Riccardo Fucile

LA GIORNALISTA DE LA7 PARLA DI CARRIERA, DI POLITICA E DEL PAESE

Raggiungere Myrta Merlino è complesso e divertente. Per parlare con lei passi da una serie di collaboratori (molto gentili), che fanno intuire una cosa: è maniacale — per sua stessa definizione — nella preparazione delle puntate, ma con discreta probabilità  anche nella gestione del tempo.
Ed è un tempo, quello di questa donna biondissima e napoletanissima, una laurea in scienze politiche e una notevole esperienza in giornalismo economico, scandito con estrema precisione.
La routine, naturalmente, sta tutta intorno a “L’aria che tira” il programma che conduce su La7 con cadenza quotidiana.
“La mattina — mi spiega — mi sveglio prestissimo, leggo i giornali, subito dopo facciamo la riunione di redazione, quindi trucco e parrucco, poi vado in onda. Segue un’altra riunione per cucinare quello che proporremo per il giorno dopo. Non spengo mai il telefono. Il tempo mi sfugge. Ho tre figli, c’è la vita privata, il lavoro…”.
Il passo successivo, insomma, è l’esaurimento.
Tenere ogni giorno una diretta di due ore e mezza è avere sempre i nervi tesi. Il mio schema di gioco, per cui gli autori mi odiano, è faticosissimo. L’ambizione è fare ogni mattina una prima serata. Abbiamo sempre ospiti molto importanti. Per dimostrare che al mattino non sono a casa solo persone simil-lobotomizzate. Ci sono persone che cercano un’offerta intelligente.
L’offerta crea la domanda. Almeno così direbbe Jean Baptiste Say.
Se prendi il tuo pubblico sul serio, lo vai a trovare. Riceviamo email e proposte da giovani pensionati, ragazzi, disoccupati, studenti. Una volta un ragazzo mi ha scritto: “sei come una droga, per colpa tua ho rischiato di non laurearmi”. Ma è anche un ciclo continuo. Finita la puntata, dobbiamo costruire il giorno dopo. Abbiamo sempre due forni: uno legato alla diretta, e uno invece su cui lavoriamo per avere dei temi strutturati. Il tutto con un elemento importante, che da un lato è interessante, ma anche molto vincolante.
Quale?
Il budget. Fisso e deciso in partenza. Se vogliamo fare di più dobbiamo avere più idee, non più soldi. E così aguzziamo l’ingegno, ci inventiamo nuovi modi di raccontare, lavoriamo con la realtà  aumentata, mettiamo i personaggi in 3D.
Tutto però è iniziato con una finestra di 24 minuti.
Era un esperimento suicida che La7 considerava una follia. Invece si è rivelato una mossa giusta. Oggi provo a fare un grande romanzo del Paese: grandi interviste, storie che ci colpiscono, un po’ di tutto. Due ore al giorno, per tutti i giorni, per tutto l’anno è una grande sfida. Fare un racconto televisivamente ricco e avvincente è molto complesso.
Dunque il talk è vivissimo.
Se il talk fosse morto, io avrei già  chiuso. Penso che il problema sia linguaggio. Noi lavoriamo con i social, cercando le reazioni. L’aria che tira è una porta aperta sul Paese. Ho provato a fare un programma empatico. Ho smollato molti freni inibitori.
Quali?
Ho buttato a mare quello che ero. Prima ero molto più inibita. Ho abbandonato la scuola di Gianni Minoli, e sono diventata più Myrta. Dico quello che provo, quello che sento. E lo faccio in diretta. Questo può essere criticato, ma mi rende vicino ai miei telespettatori. “Sei esattamente identica a come ti vedo in TV” mi ha detto una signora qualche giorno fa. Un inaspettato regalo.
Torniamo alla prima Myrta, quella che scriveva di economia su importanti quotidiani. Che ambizioni aveva?
Ero molto rigida. Molto economista. Avevo l’ambizione di intervistare i grandi dell’economia. Ho avuto rapporti con personaggi anche internazionali importanti. Ma poi è cambiato tutto.
In che modo?
Ho messo da parte quel mondo per la vita reale. La mia formazione è rimasta nell’impostazione seria di come vengono trattate le informazioni, nell’andare a caccia di numeri, ma adesso guardo la gente.
Mi racconta come è iniziato questo cambiamento?
Arrivo a La7 chiamata da Barnabei e Stella per fare “Effetto domino”. Era un programma che andava in onda tardi, poi Giovanni Stella, che veniva chiamato er canaro, un tipo ruspante ma molto intelligente, mi disse: “abbiamo un problema la mattina, che deve essere accesa. E poi tu la mattina sei perfetta. Tira fuori la tua napoletanità . Facci divertire”. Così ho capito che dovevo smollare. Provare a fare da ponte fra il mondo dell’èlite, della politica e dell’economia, e quello delle persone reali.
A quale categoria si sente di appartenere di più?
Vede, io la sofferenza delle persone l’ho scoperta con il lavoro. Sono nata di buona famiglia, ho avuto una vita comoda e tranquilla. Ma oggi stando dentro il racconto del quotidiano, e prendendomi sulle spalle delle questioni, ho cercato di aiutare tanta gente per davvero. Il malessere di questo Paese lo avverto sulla mia pelle.
Qual è il malessere oggi?
Ce ne sono tanti. Se le elezioni sono andate così il 4 marzo è perchè ci sono sofferenze che sono state sottovalutate. Ci sono un sacco di persone, me compresa, che immaginavano il futuro come un posto che poteva essere solo migliore. All’improvviso abbiamo scoperto esattamente l’opposto. L’idea che hai lavorato tutta la vita e tuo figlio starà  peggio di te non è semplice da comprendere. Un sacco di gente, oggi, si sente abbandonata.
C’è chi questa convinzione l’ha cavalcata.
Certo, Matteo Renzi. Ha fatto anche bene. In un paese depresso e raggomitolato su stesso ha sottolineato le grandi opportunità . Lui ci crede davvero, lo spiega con grande passione. Il problema sono quelli che le opportunità  non le vedono. Gente che chiede comprensione.
C’è stata un’escalation?
C’è stato un rallentamento complessivo molto forte nel Paese. Questo ha tolto la spinta, non solo su quello che capita, ma anche su quello che potrebbe capitare. Tutte le certezze sono venute meno. E questa roba qui è stata vista poco e male dalla politica italiana.
Da chi nello specifico?
Da chi governava.
E chi invece l’ha notata?
I populisti, che hanno capito cosa accadeva. Negli ultimi anni ovunque andassi trovavo un Matteo Salvini in felpa. Adesso per averlo è diventato complicato. Molte sue idee non mi piacciono e non so se risolverà  i problemi meglio degli altri, aspettiamo e vedremo, ma la presenza sul territorio ha pagato.
Non vede nessun rischio?
Quando prometti prometti prometti, poi arriva il momento in cui devi mantenere. Lo stesso per i Cinque Stelle. La realtà  è cocciuta e ti presenta il conto. Adesso mi preoccupano le risposte.
Perchè?
C’è un problema di competenze. Emerge l’idea che l’unica cosa importante sia essere onesti. L’idea: io sono come te, io ti capisco. Ma per trovare soluzioni complesse a temi complessi ci vogliono delle competenze.
Ci vuole una classe dirigente.
Questo è un problema: al momento siamo in alto mare. La Lega ha fatto scouting fra amministratori locali, gente che ha governo. Per i Cinque Stelle è più complicato. Rispettare chi sa di più dovrebbe essere un valore condiviso. Questo sdoganamento/apologia dell’ignoranza non mi convince affatto. Una cosa è avere un approccio e una visione politica, un’altra è saper fare le cose.
Mi faccia un esempio concreto.
Il punto non è fare gli sgomberi. Il punto è: se non sei in grado di rimandarli nel loro Paese, cosa abbiamo risolto? Non voglio entrare nel tema umanitario, ma sessanta persone che non stanno più al BaoBab, ma stanno in giro per Roma, rendono più sicura la mia città ?
Me lo dica lei.
Non credo. Quando le cose non succederanno verrà  presentato il conto a tutti i leader. Ho l’idea che il governo abbia un’opposizione più dura di quella che si trova in Parlamento.
Quale?
La realtà .

(da “Huffingtonpost“)

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INSULTI RAZZISTI PER TUTTA LA PARTITA AL BABY CALCIATORE: LUI REAGISCE E VIENE ESPULSO

Novembre 19th, 2018 Riccardo Fucile

HA SBAGLIATO, DOVEVA ASPETTARLI SOTTO CASA

Per tutta la partita gli avversari lo hanno coperto di insulti razzisti.
Lui ha reagito, e a quel punto sono arrivate l’espulsione e le 5 giornate di squalifica, ma anche le scuse (immaginiamo quanto sincere) degli antagonisti.
È quanto successo a un 15enne calciatore del Bibbiena, formazione Allievi B del team casentinese, durante l’ultima partita di campionato.
A raccontare l’episodio è La Nazione, che riporta anche la presa di posizione della squadra baby-calciatore di origini senegalesi: “Il ragazzo ha sbagliato ma va tenuto conto anche delle provocazioni”.
Il riferimento è alla tentata aggressione operata dal ragazzo a fine partita, ai danni di uno dei calciatori avversari che lo avevano insultato sul rettangolo verde.
Un tentativo di farsi giustizia da solo, quello del classe 2003, che non è piaciuto all’arbitro, e che ha lasciato interdetto l’allenatore della squadra avversaria, l’Arezzo Football Academy, come raccontano i dirigenti del Bibbiena.
“Si è reso conto di quanto accaduto e a fine partita ha mandato i ragazzi che avevano pronunciato quelle frasi nel nostro spogliatoio per chiedere scusa – spiega Alberto Larghi, allenatore degli Allievi B del Bibbiena – sotto questo punto di vista nulla da dire al tecnico e alla società  amaranto. Più che allenatori, io e il mio collega dell’Arezzo Football Academy, a questi livelli siamo degli istruttori che dobbiamo aiutare i ragazzi a diventare uomini”.
L’episodio sembra chiuso qui, ma poi ecco arrivare la stangata da parte della giustizia sportiva. Cinque giornate di stop, contro le quali però la società  casentinese ha già  annunciato di non voler presentare ricorso.
“Cosa ho detto al mio giocatore? Che anche lui ha commesso un errore – risponde Alberto Larghi – ho scritto un sms a tutti i miei ragazzi dicendo loro che avevamo vinto in campo ma perso la partita più importante, quella del comportamento. Anche se ci sono state delle offese una reazione del genere non può essere giustificata. Non si può pensare di risolvere ogni discussione ricorrendo all’uso della forza sul campo di calcio o nella vita quotidiana. Così si passa dalla parte del torto”.
Il tecnico dell’Arezzo Football Academy dopo aver condannato l’episodio ha imposto ai suoi ragazzi di visionare alcuni documentari e film perchè “spesso i ragazzi parlano senza sapere e oltre ad una punizione serve riflettere per comprendere e costruire una morale”.
Punti di vista che non cambieranno di una virgola l’atteggimento che sta dilagando in Italia: facile fare le scuse dopo, quando te le impone l’allenatore.
Il ragazzo ha sbagliato ad agire negli spogliatoi, dove c’erano testimoni.

(da agenzie)

argomento: Razzismo | Commenta »

BOERI AVVERTE: “SU QUOTA 100 I CONTI NON TORNANO, L’INPS RISCHIA L’ASSALTO”

Novembre 19th, 2018 Riccardo Fucile

“I CONTI SONO SBAGLIATI, AUMENTERA’ LA SPESA, BASTA DELIGITTIMARE LE ISTITUZIONI”

“I conti non tornano”. Lo dice con chiarezza Tito Boeri, presidente dell’Inps che al Corriere della Sera spiega i rischi della riforma delle pensioni che il Governo ha intenzione di portare a termine.
Le simulazioni fatte, sottolinea, mettono in evidenza un inevitabile aumento della spesa. Boeri lancia poi un allarme: il governo ha fatto promesse molto impegnative sulla previdenza e l’Inps rischia l’assalto. I suoi dipendenti subiscono troppo spesso aggressioni.
Si legge sul quotidiano:
“Quello che il governo deciderà , noi ci metteremo pancia a terra a realizzarlo. Come sempre. Ma spetta all’Inps segnalare per tempo potenziali violazioni del patto intergenerazionale di cui è garante: le persone mi fermano per strada e mi chiedono se le loro pensioni verranno pagate. Quando i chiarimenti sulle intenzioni effettive del governo non ci vengono dati nelle sedi istituzionali, siamo costretti a chiederli pubblicamente. Perchè dobbiamo essere messi nelle condizioni di prepararci e ragguagliare i cittadini. “Non vogliamo fare da parafulmine per reazioni a promesse non mantenute. I nostri dipendenti negli uffici territoriali subiscono quotidianamente aggressioni al punto che, Salvini lo sa bene, abbiamo dovuto chiedere di rafforzare la sorveglianza davanti alle sedi”.
La cifra prevista nel disegno di legge di Bilancio per la previdenza, sostiene il presidente dell’Inps, è insufficiente e inevitabilmente la spesa aumenterà .
Un dato, questo, che secondo Boeri pare evidente già  dall’analisi delle simulazioni che l’Istituto ha fatto.
Boeri torna poi sulla sua posizione di presidente dell’Inps e sul suo futuro dice:
“Se il presidente del Consiglio mi convocasse e mi dicesse che non c’è più fiducia in me, non aspetterei un minuto di più. Lascerei. Ma non posso farlo per un tweet . E trovo pericolosa per la nostra democrazia la delegittimazione sistematica di organi in dipendenti, autorità  di controllo, regolatori o pareri tecnici”.

(da “Huffingtonpost”)

argomento: Pensioni | Commenta »

“CON QUESTO SPREAD PRESTITI ALLE FAMIGLIE A RISCHIO”: L’AVVISO DELL’ABI

Novembre 19th, 2018 Riccardo Fucile

SECONDO L’ASSOCIAZIONE BANCARIA SE NON SI RIDUCE IL DIFFERENZIALE SI AVRA’ UN AUMENTO DEL COSTO DEI FINANZIAMENTI A FAMIGLIE E IMPRESE (CHE   POTRANNO RINGRAZIARE SALVINI E DI MAIO)

Uno spread Btp Bund a “300 punti non è coerente con i fondamentali dell’economia” e occorre ridurlo altrimenti “si avrà  un impatto sul patrimonio delle banche, un aumento del costo della raccolta e quindi dei finanziamenti a famiglie e imprese oltre a una loro riduzione” che fino a ora non si è “ancora verificata” grazie anche alle misure Bce.
È quanto afferma l’Abi in un seminario secondo cui ogni 100 punti di spread si erodono, in media, 35 punti base del patrimonio delle banche.
Un effetto spread che, come spiegato dal vicedirettore generale dell’Associazione Bancaria Italiana Gianfranco Torriero, frenerebbe dunque la crescita italiana.
L’Abi, tramite il suo presidente Patuelli, si è poi espressa anche sulla norma anti-spread approvata dalla commisione finanza nei giorni scorsi, che dà  facoltà  alle banche e assicurazioni non quotate di non aderire ai principi contabili internazionali, evitando così di prezzare i titoli di stato al valore di mercato.
La norma, ha già  provocato i dubbi e le critiche di diversi osservatori, secondo i quali il bilancio rischia così di non essere trasparente per i risparmiatori mentre le banche che vi faranno ricorso potrebbero vedersi chiuso o più costoso l’accesso ai mercati. “Aspettiamo la fine dell’iter legislativo – ha spiegato Patuelli – siamo interessati all’omogeneizzazione delle regole europee e faremo un’analisi comparata di quanto avviene negli altri paesi al riguardo”.

(da “Huffingtonpost”)

argomento: denuncia | Commenta »

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