Destra di Popolo.net

CROTONE, 400 LICENZIAMENTI AL CALL CENTER, LAVORATORI INFEROCITI: “COLPA DEL DECRETO DIGNITA'”

Gennaio 15th, 2019 Riccardo Fucile

COME ERA PREVEDIBILE: ALLA SCADENZA DEI 24 MESI I LAVORATORI PRECARI NON VENGONO STABILIZZATI MA LICENZIATI

L’accusa viene direttamente dai lavoratori: le 400 persone alle quali non è stato rinnovato il contratto a tempo determinato puntano il dito su uno dei cardini della politica del governo gialloverde, il decreto Dignità .
“Meglio precari che disoccupati”. Questa è la protesta degli ex dipendenti della Abramo Customer Care di Crotone che questa mattina hanno tenuto un sit-in nel piazzale dell’azienda per protestare proprio contro il mancato rinnovo dei contratti da parte del call center.
Una decisione che l’azienda del gruppo Abramo ha motivato con le norme previste dal decreto Dignità  in base alle quali i lavoratori assunti con contratti a tempo determinato dopo un periodo di 24 mesi devono essere stabilizzati.
Per Fabio Tomaino, segretario provinciale della Uil, “questa norma ha portato un prezzo troppo caro per il sito di Crotone, dove sono previsti 400 esuberi. Senza polemica adesso ci aspettiamo dai rappresentanti istituzionali del territorio, dai parlamentari ai politici locali, l’istituzione di un tavolo di crisi a livello nazionale alla presenza di azienda e sindacato per trovare una soluzione che deve impegnare tutti: il governo e, se ci sono i margini economici, anche l’azienda stessa”.
“Il decreto che si prefiggeva di dare più dignità  ai precari invece li ha resi solo disoccupati – ha affermato Rita Lorenzano, segretario provinciale Cisl donne – tutto questo avviene nel silenzio generale della politica. Non si può parlare di mancanze dell’azienda, perchè come tutte le aziende, sta facendo quello che la legge consente di fare: dall’utilizzo degli stagisti alle agenzie interinali”.
“Il problema – prosegue Lorenzano – è a monte: il decreto doveva essere collegato a incentivi che permettessero alle aziende di trasformare i contratti a tempo determinato in indeterminato. Vorremmo che Di Maio, che gira tutta Italia, vedesse l’effetto devastante che il suo decreto sta facendo nel mondo dei call center e qui a Crotone dove non ci sono altre opportunità  di lavoro”.

(da agenzie)

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ALTRO CLOCHARD MORTO PER IL FREDDO A ROMA: E’ LA DECIMA VITTIMA

Gennaio 15th, 2019 Riccardo Fucile

AVANTI COSI’ IL GOVERNO HA RISOLTO IL PROBLEMA DEI POVERI… L’ALLARME DELLA CROCE ROSSA DI FRONTE ALL’IGNAVIA DELLE ISTITUZIONI

Il corpo di un senza fissa dimora è stato trovato stamattina nel Parco della resistenza a Roma. Era riverso a terra nei pressi del suo giaciglio di fortuna.
L’uomo sarebbe morto verosimilmente nella notte per il freddo. Non sono stati riscontrati segni di violenza.
Sul posto i carabinieri della stazione Aventino e del Nucleo Operativo per della Roma Centro.
È il decimo senzatetto morto a Roma da quando è iniziato l’inverno.
Ieri mattina un altro clochard è stato trovato senza vita in un’area verde alle spalle di una edicola nella Capitale. Anche in quel caso si ipotizza un decesso per cause naturali legato al freddo.
Lo scorso due gennaio invece aveva perso la vita a causa del freddo Beniamino, un polacco di 50 anni, il corpo era su una panchina di piazza Lotto, a Tor Marancia. Mentre risale al 30 dicembre il decesso di Davide, “il clochard colto” trovato morto, molto probabilmente anche lui stroncato dal freddo, in via Peano, in zona Marconi
Il 4 gennaio un senzatetto è stato trovato morto, sempre sulle sponde del Tevere, anche in questo caso si ipotizza che sia stato stroncato dall’ondata di gelo che in quei giorni aveva colpito la Capitale.
Nella notte del 7 gennaio in corso d’Italia, in pieno centro un’auto pirata ha falciato e ucciso Nereo, un senzatetto che viveva in zona. La sua morte ha suscitato una forte ondata di commozione e una gara di solidarietà  per adottare Lilla, il suo inseparabile cane.   L’8 gennaio, un’altra persona senza fissa dimora è stata trovata cadavere sotto ponte Sublicio, a Testaccio, col suo giaciglio andato in fiamme.
“È urgente trovare soluzioni a partire da quella che la nostra città  si doti di altre strutture di ricovero permanenti. In assenza di quelle soluzioni strutturali che sono necessarie e che continuiamo a sollecitare da tempo, in queste ore va affrontata quella che appare una vera e propria emergenza. La situazione che troviamo nelle strade, monitorata anche dai volontari della Croce Rossa che cercano di fare il possibile per portare aiuto, è drammatica.O si prende atto che quella delle persone senza dimora è una situazione da risolvere e gli si dà  priorità  cercando le risorse e le soluzioni o rischiamo di fare, soprattutto quando fa freddo di notte una tragica conta delle vittime, nonostante gli sforzi fatti per affrontare l’emergenza freddo”, ha commentato Debora Diodati, Presidente della Croce Rossa di Roma
Lo scorso giovedì ha suscitato polemiche lo sgombero di un piccolo accampamento di clochard a San Lorenzo, con i residenti che hanno raccontato che i vigili e operatori Ama hanno buttato via anche le coperte dei senzatetto.

(da agenzie)

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POLONIA, VEGLIE DI PREGHIERA PER IL SINDACO UCCISO A DANZICA

Gennaio 15th, 2019 Riccardo Fucile

DONALD TUSK: “DIFENDEREMO DANZICA, LA POLONIA E L’EUROPA DA QUESTA ONDATA DI ODIO E DI DISPREZZO, TE LO PROMETTO”

Fino a tarda notte, e nonostante una temperatura polare, migliaia di persone hanno vegliato in silenzio il loro sindaco assassinato domenica sera durante un evento di beneficenza.
E stamattina, sotto il vecchio municipio, un’imponente torre medievale di mattoni rossi, già  ardeva un centinaio di ceri.
La città  governata a lungo da Pawel Adamowicz è sotto shock. Per le strade tutti parlano a bassa voce, ovunque le bandiere sono a mezz’asta mentre a ogni ora la campane delle chiese suonano a stormo.
Intanto, manifestazioni spontanee sono state organizzate anche nel centro a Varsavia, a Cracovia, a Katowice.
Nella capitale, la manifestazione s’è tenuta sotto il Palazzo della cultura, nel cuore della città , è stata iniziata con un minuto di silenzio e l’inno nazionale cantato sottovoce.
Il sindaco Rafal Trzaskowski ha annunciato il lutto nazionale di tre giorni per rendere omaggio al collega morto. E anche a Katowice, in silenzio, sono state accese le candele per commemorare Pawlowicz.
“Difenderemo Danzica, la Polonia e l’Europa da quest’ondata di odio e di disprezzo, te lo prometto”, ha detto il presidente del Consiglio europeo ed ex premier polacco, Donald Tusk, rivolgendosi all’amico di vecchia data.
Molto amato dalla città  che amministrava da vent’anni, per sei mandati consecutivi, e noto per le sue idee liberali e per l’opposizione al partito sovranista e conservatore di governo PiS, Diritto e giustizia, è stato ucciso da un 27enne, Stefan Wilmont, che era da poco uscito dal carcere dopo una condanna per rapina.
Wilmont ha detto di essersi voluto vendicare per le torture subìte durante un suo precedente arresto, avvenuto quando il partito cui faceva parte Adamowicz governava il Paese. Farneticazioni, dicono i polacchi.
È stato il quotidiano d’opposizione Gazeta Wyborcza a parlare per primo di delitto politico, maturato nel «clima di odio e di ostilità » che segna la politica polacca.
Il giornale fa riferimento al partito di governo del presidente Kaczynski, con cui pochi giorni fa il vice-premier Salvini ha stretto un patto elettorale per le europee del prossimo maggio
Adamowicz, 54 anni, padre di due figlie adolescenti e sindaco di Danzica dal 1998 era ormai fuori dal partito Piattaforma civica
Il suo omicidio, ossia quello di uno dei politici più popolari del Paese, che si spendeva per una città  aperta e solidale, contro la chiusura del governo attuale, ha scosso non solo la Polonia ma tutta Europa.
L’annuncio della morte è arrivato alle 14.40 di ieri, dal ministero della Sanità  polacco. Nel policlinico universitario in cui è stato ricoverato subito dopo, i medici lo avevano sottoposto a un intervento di 5 ore, ma Adamowicz non ce l’ha fatta.
Il suo grande cuore non ha resistito ai tre colpi inferti con una lama lunga 15 centimetri. L’assalto è avvenuto davanti agli occhi di migliaia di persone, volontari e seguaci della Fondazione Wosp (Grande orchestra caritative di Natale) di Jurek Owsiak, durante un evento per raccogliere fondi destinati a opere sanitarie. Il pubblico ha ascoltato il saluto del sindaco e poi ha assistito al brutale assassinio. Dopo il suo folle gesto,Stefan Wilmont, non è scappato ma ha continuato a girare sul palcoscenico brandendo il coltello insanguinato, per poi strappare il microfono ad un organizzatore e urlare: “Mi chiamo Stefan, e Adamowicz doveva morire”.

(da agenzie)

argomento: denuncia | Commenta »

BONAFEDE NON E’ SECONDINO A NESSUNO

Gennaio 15th, 2019 Riccardo Fucile

PER IMITARE SALVINI, ANCHE LUI INDOSSA LA DIVISA DELLA PENITENZIARIA, IRONIA SUI SOCIAL

Dopo Matteo Salvini, che non perde occasione per indossare le divise della polizia o dei vigili del fuoco, ora è il turno del collega di Governo, il ministro della Giustizia Alfonso Bonafede.
Il Guardasigilli ha infatti indossato il giubbotto della Polizia penitenziaria, riportata su Facebook da un profilo della stessa Polizia penitenziaria. Subito è cominciata l’ironia attraverso ai social.
Pippo Civati commenta: “Non è secondino a nessuno”. Il blog mangino brioches scrive su Twitter: “Quando finalmente anche a te hanno comprato un costume come quello del cuginetto”.
C’è poi Marlon Brandy che sempre su Twitter commenta: “Siccome Salvini indossa sempre il pigiama della Polizia, il grillino Bonafede non ha voluto restare indietro e ha indossato la sottana della Penitenziaria. Come i bambini gelosi dei costumi altrui, a Carnevale”.

(da “Huffingtonpost”)

argomento: Politica | Commenta »

IL FRATELLO DI BATTISTI: “SE CESARE PARLASSE FAREBBE CROLLARE LA POLITICA, SONO TUTTI COMPROMESSI”

Gennaio 15th, 2019 Riccardo Fucile

“E’ UNA VITTIMA DEI PENTITI, NON HA UCCISO NESSUNO”… “PERCHE’ SALVINI NON CHIEDE L’ESTRADIZIONE DEI FASCISTI RESPONSABILI DI OMICIDIO CHE SI SONO RIFUGIATI IN BRASILE?”… “TORREGIANI SA CHE IL COLPO DI PISTOLA CHE L’HA COLPITO E’ STATO SPARATO DA SUO PADRE”

Se Cesare Battisti parlasse “farebbe crollare la politica, non hanno mai voluto che parlasse perchè sono tutti compromessi”. A dirlo al Messaggero è Vincenzo, il fratello del terrorista rientrato ieri in Italia dopo la cattura in Bolivia.
“Volete saperlo – afferma -? Mio fratello è una vittima. Sì, una vittima. È stato sempre condannato in contumacia perchè i suoi amici pentiti lo hanno accusato, compreso Pietro Mutti che va facendo il signore in giro per il mondo pagato dallo Stato. Siccome Cesare era latitante, diamo la colpa a Battisti e via. L’arresto – aggiunge – è un’ ingiustizia, non è colpevole, lo stanno accusando di quello che non ha commesso è stato sempre tirato in ballo in contumacia dai pentiti, da tutti”.
Secondo Vincenzo Battisti, Cesare non ha commesso reati: “No, e quello che mi dà  più fastidio è che hanno sempre rotto a mio fratello, mentre i fascisti che hanno ammazzato e stanno in Brasile nessuno li cerca, perchè non cercano pure quelli? Il signor Salvini andasse pure a cercare gli amici suoi”.
“Cesare – continua – mi ha giurato che non ha ammazzato mai nessuno, non s’è mai potuto difendere, ma tutti hanno scaricato su di lui per salvarsi. Anche Torreggiani, che si trova in quelle condizioni non per Cesare ma perchè ha sparato il padre. Lui prima ha detto che mio fratello non c’era, poi ha cambiato versione ma se è in carrozzella, e mi dispiace, è perchè la pallottola è partita al padre”.

(da “Huffingtonpost”)

argomento: Giustizia | Commenta »

LA FIGURACCIA DI BONAFEDE SULLA NORMA SALVA-LEGHISTI

Gennaio 15th, 2019 Riccardo Fucile

NEGA CHE SIA UNA NORMA CHE SALVA IL LEGHISTA RIXI: INFATTI IERI GLI AVVOCATI DEL LEGHISTA HANNO GIA’ CHIESTO CHE SIA APPLICATA

“Questa norma non salva nessuno e mi rifiuto di accettare la logica ‘ad personam’ in cui è stato impantanato per anni il dibattito sulla giustizia: a me interessano i cittadini. Mi rifiuto di accettare provocazioni”: è stato chiarissimo ieri Alfonso Bonafede in conferenza stampa a Palazzo Chigi quando ha risposto a una domanda sulla norma salva-leghisti nella legge anticorruzione.
E infatti proprio ieri i difensori di due imputati nel processo per le cosiddette ‘Spese pazze’ a carico di alcuni ex e attuali consiglieri di Regione Liguria tra cui l’attuale viceministro Edoardo Rixi hanno iniziato, seppure in via subordinata a una assoluzione, a chiedere la riformulazione del reato da peculato a indebita percezione di erogazioni o fondi pubblici.
Certo, una richiesta non vuol dire un accoglimento. Ma la tempestività  della mossa degli avvocati ci fornisce la certezza che le intenzioni di chi ha presentato l’emendamento fossero esattamente quelle.
Tanto più che a novembre un altro tentativo era stato fatto con il medesimo obiettivo: la modifica del reato di peculato per mandare in soffitta i processi dei consiglieri regionali per spese pazze.
A muoversi per primi sono stati gli avvocati Pietro Bogliolo e Andrea Corradino durante il processo sulle spese pazze in regione Liguria sostenute con i fondi dei gruppi regionali nel periodo compreso tra il 2010 e il 2012 e che vede tra i 23 imputati il viceministro della Lega Edoardo Rixi per il quale il procuratore aggiunto Francesco Pinto ha chiesto la condanna a 3 anni e 4 mesi.
Le difese ne hanno solo accennato, ma ne parleranno sicuramente in sede di controrepliche quando la modifica dell’articolo 316 ter sarà  effettivamente in vigore.
E anche Alessandro Vaccaro, difensore di Matteo Rosso (FdI), ha già  avvertito la Corte di essere intenzionato a sollevare la questione, forte di una recente pronuncia della Corte d’Appello di Milano, in parte però rovesciata dalla Cassazione.
La modifica introdotta è stata da un emendamento che dagli atti della Camera risulta a firma di Gian Luca Vinci, Roberto Turri, Luca Paolini, Gianluca Cantalamessa, Fabio Massimo Boniardi, Manfredi Potenti, Anna Rita Tateo, Ingrid Bisa, Riccardo Marchetti e Flavio Di Muro, tutti leghisti.
Prima della modifica, il vecchio articolo diceva: “Chiunque mediante l’utilizzo o la presentazione di dichiarazioni o di documenti falsi o attestanti cose non vere, ovvero mediante l’omissione di informazioni dovute, consegue indebitamente, per sè o per altri, contributi, finanziamenti…”.
Adesso recita così: “La pena è della reclusione da uno a quattro anni se il fatto è commesso da un pubblico ufficiale o da un incaricato di un pubblico servizio con abuso della sua qualità  o dei suoi poteri”.
Con la modifica quelle figure di pubblico ufficiale (come i consiglieri regionali) che prima non erano citate, ora rientrano a chiare lettere nel 316 ter, un articolo che, aldilà  dei tecnicismi giuridici, rappresenta, rispetto al peculato, un utilizzo illecito di soldi pubblici ritenuto meno grave.
Adesso toccherà  agli avvocati sollevare la questione nei processi scorsi, tenendo ben presente che il codice penale stabilisce che il subentro di nuove leggi fa sì che venga applicata «quella le cui disposizioni sono più favorevoli al reo».

(da “NextQuotidiano”)

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BEPPE GRILLO CONTESTATO AD OXFORD: DAGLI STUDENTI CORI E GRIDA DI “BUFFONE”

Gennaio 15th, 2019 Riccardo Fucile

LE CRITICHE SU VACCINI E DEMOCRAZIA INTERNA AL M5S… LUI REPLICA: “NON SIETE CORTESI”

Beppe Grillo è stato contestato durante la sua performance a Oxford davanti agli studenti riunitisi all’Oxford Union.
Lo riporta un articolo pubblicato sul Corriere della sera.
Finisce tra le contestazioni degli studenti la performance di Beppe Grillo alla Oxford Union, la storica società  di dibattiti legata all’ateneo britannico: un coro di «buu!» saluta la fine dell’esibizione, c’è chi grida «buffone!», «mettiamo fine a questa farsa!» mentre lui tenta di sdrammatizzare mormorando «non siete cortesi…».
E non lo sono stati i ragazzi dell’università  inglese, che hanno affrontato più volte di petto Grillo.
La situazione si è scaldata quando è cominciato il dibattito alla fine del monologo di Grillo
Dibattito introdotto dallo studente 21enne presidente della Oxford Union: il quale ha provato a fare domande politiche a Grillo, chiedendogli delle attuali responsabilità  come forza di governo: ma lui ha svicolato, lanciandosi in altri spezzoni di monologo. Al che il giovane presidente ha provato a insistere, rifacendo la domanda (come fanno gli intervistatori inglesi): ma non c’è stato verso.
A questo punto le facce dei ragazzi in sala viravano fra l’attonito e il divertito.
Ma la temperatura si è alzata quando a Grillo è stata contestata la posizione sui vaccini: lui ha detto di non essere contro, ma solo di mettere in questione l’obbligatorietà .
Al che il conduttore del dibattito lo ha sfidato apertamente ed è partito un folto applauso.
Lo stesso è accaduto quando lo hanno contestato sulla democrazia interna ai Cinque Stelle e quando un giovane ha esclamato «la politica è una professione seria» è partito un altro battimani, che ha accompagnato anche la difesa della democrazia rappresentativa fatta da un altro studente.
Ma l’applauso più sentito lo ha strappato il riferimento al fascismo fatto da una ragazza. «Siete tosti», ha chiosato Grillo. «Sei patetico!», ha gridato un’altra.

(da agenzie)

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“DIEGO FUSARO MI HA TRUFFATO”: L’ACCUSA DI GAETANO CAMPOLO, FONDATORE DI HOME RESTAURANT HOTEL

Gennaio 15th, 2019 Riccardo Fucile

PER LANCIARE IL BRAND “CALABRESI IN MOVIMENTO”, IL FILOSOFO SOVRANISTA AVREBBE INCASSATO LA CONSULENZA SENZA ONORARE L’IMPEGNO

Diego Fusaro è ancora il Presidente onorario di Calabresi in Movimento, il soggetto politico fondato dal fondatore di Home Restaurant Hotel Gaetano Campolo? Avevamo lasciato il nostro turboeroe del sovranismo a tessere le lodi delle Calabrie e della terra dei pitagorici e ce lo ritroviamo un paio di giorni fa a comunicare, sul suo profilo Facebook, di «non avere NIENTE a che fare con il gruppo, lista o quel che è dei “Calabresi in Movimento”». Cos’è successo?
A spiegarci il retroscena è proprio Campolo che dopo essere intervenuto nei commenti al post del filosofo di Spotorno ha deciso di raccontare tutta la sua verità  sul raggiro di cui ritiene di essere stato vittima.
Tutto inizia, spiega il CEO di Home Restaurant Hotel, quando ha deciso di contattare Fusaro per lanciare il brand Calabresi in Movimento: «Fusaro doveva essere, in quanto influencer, una sorta di testimonial delle nostre battaglie sul DDL home restaurant», la legge presentata durante la scorsa legislatura per disciplinare l’attività  di ristorazione in abitazione privata e affossata da PD e M5S nel 2017 e bocciata dall’Antitrust perchè discrimina i nuovi operatori.
Ecco quindi che Campolo, per dare visibilità  al movimento ha deciso di invitare Fusaro a partecipare al convegno di presentazione di Calabresi in Movimento il 30 e il 31 ottobre scorso.
Evento durante il quale è stato insignito della carica di Presidente Onorario. Il tutto ha un costo «per quei due giorni ho pagato a Fusaro un cachet di 1.500 euro più le spese. Per “comodità ” e su sua proposta il pagamento è avvenuto in contanti» precisa Campolo.
Ma la presenza del filosofo che combatte la globalizzazione in Calabria faceva parte di una strategia di marketing più ampia.   Fusaro aveva infatti proposto, sempre dietro compenso, di pubblicare due articoli su Calabresi in Movimento.
Uno è effettivamente stato pubblicato su Affari Italiani (la deontologia prevede che la pubblicità  sia ben distinta dai contenuti giornalistici nei quotidiani), il secondo   — che Campolo considerava molto importanti al fine di far meglio conoscere la situazione della sua App — avrebbe dovuto uscire sul Fatto Quotidiano.
Fusaro non ha specificato se l’articolo sarebbe stato pubblicato sull’edizione cartacea o sul Fattoquotidiano.it «ma mi sarebbe andato bene anche sul blog del Fatto» continua Campolo.
Costo di questa “consulenza professionale” (questa la dicitura nella fattura del 4 ottobre emessa da Fusaro)? Mille euro più Iva.
Denaro regolarmente pagato da Campolo e che in sostanza è servito a coprire le spese per l’articolo su Affari Italiani e alcuni video dove il filosofo parlava della Calabria. Fusaro aveva proposto anche un piano mensile di “consulenze filosofiche” sempre alla modica cifra di 1.000 euro «ma nonostante i miei numerosi solleciti, via WhatsApp e telefonicamente Fusaro non ha mai pubblicato l’articolo sul Fatto Quotidiano e quindi abbiamo deciso di interrompere la collaborazione».
Secondo Campolo quella ai suoi danni è stata una vera propria truffa, perchè l’accordo prevedeva che dietro il pagamento di 1200 euro (Iva inclusa) il turbofilosofo avrebbe dovuto dedicare due articoli a Calabresi in Movimento quando invece ne ha pubblicato solo uno.
«A livello di brand mi conviene, per quella cifra a me andava bene anche sul Blog perchè l’importante era essere presente nel database del Fatto Quotidiano», dice ancora Campolo.
Ma Fusaro non ha pubblicato nulla sul Fatto e Campolo è furioso: ha pagato per un servizio che non ha ottenuto. «Se io ti pago per una consulenza e questa consulenza prevede questo tu dal giorno dopo devi iniziare a farlo», dice, anche perchè su WhatsApp a Campolo Fusaro scriveva cose come «il pezzo sul Fatto sarà  una bomba» oppure «il pezzo uscirà  dopo la conferenza stampa».
Non c’è però alcun contratto, solo accordi verbali e messaggini su WhatsApp purtroppo Campolo ha fatto «il backup e ho perso tutta la cronologia sul cellulare» ma assicura che tutto è documentabile non appena accederà  tramite computer.
«Il Professore Diego Fusaro non solo mi deve soldi ma deve anche scusa visto che mi ha liquidato ieri con un post Facebook».
Ma non potrebbe trattarsi della riproposizione della lotta di classe tra il marxista Fusaro e il padrone e imprenditore Campolo? Non è che quello di Fusaro è stato un esproprio proletario, un atto rivoluzionario di un intellettuale rivoluzionario?
In fondo proprio qualche giorno fa su La7 Fusaro citava Brecht ribadendo che rapinare una banca è ben poca cosa rispetto a fondarne una.
Campolo non ci sta, perchè «se io oggi vado in Spagna per Fusaro e il suo compare Marx la colpa è anche di Fusaro che ho pagato e non mi ha dato i servizi, i servizi sono di sostegno mediatico».
Eh sì, perchè visto che in Italia le lobby, i politici e la massoneria gli mettono i bastoni tra le ruote (secondo lui…) Campolo sta pensando di accettare “un’offerta milionaria” di alcuni investitori spagnoli e delocalizzare i suoi servizi nel paese iberico.
Ecco quindi il colmo del turbosovranista, che con le sue azioni invece che porre un argine alle trame dei pedagoghi del mondialismo finisce proprio per spingere un onesto imprenditore nelle grinfie del padronato turbocapitalistico.

(da “NextQuotidiano”)

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OPEN ARMS: “IL TEMPO IN CUI CI TERRETE BLOCCATI IN PORTO LO CONTEREMO IN MORTI”

Gennaio 15th, 2019 Riccardo Fucile

L’INTERNAZIONALE DEGLI AFFOGATORI VUOLE IMPEDIRE CHE LA NAVE DELLA ONG RIPRENDA IL MARE… VOGLIONO CHE I PROFUGHI VENGANO STUPRATI NEI LAGER LIBICI O CHE AFFOGHINO PER FAR FELICI I RAZZISTI BEN PASCIUTI

La denuncia è molto chiara e precisa: “Il tempo in cui l’#OpenArms rimarrà  bloccata in porto non lo conteremo in giorni, lo conteremo in morti. Di fronte a questa decisione codarda, gridiamo forte e chiaro: #FreeOpenArms”
Ma che è accaduto?
Nei giorni scorsi la capitaneria di porto di Barcellona ha negato all’imbarcazione il permesso di lasciare il porto per raggiungere il Mediterraneo centrale perchè: “Italia e Malta, hanno dichiarato i loro porti chiusi, violando le convenzioni internazionali che regolano il soccorso in mare e non assicurando all’Ong le necessarie condizioni di sicurezza”
Secondo l’Ong “l’imbarcazione è costretta a rimanere in mare per diversi giorni, attraversando il Mediterraneo, e a sbarcare le persone salvate in un porto molto lontano dal luogo del soccorso”, azione che per la Spagna “viola i procedimenti relativi alle operazioni di salvataggio regolati della normativa internazionale”
Il permesso di lasciare il porto sarà  negato a Open Arms finchè “non verrà  garantito un accordo di sbarco dei naufraghi con le autorità  delle zone Sar competenti (Italia e Malta).
“Se dunque gli Stati non rispettano i loro obblighi di soccorso – sottolinea Open Arms in una nota – nemmeno noi dobbiamo proteggere la vita dei naufraghi in mare”.
“Per l’ennesima volta, anzichè denunciare la violazione delle convenzioni internazionali, si sceglie di eliminare i testimoni scomodi dei naufragi e di nascondere la verità  sulle morti nel Mediterraneo. Le politiche scellerate dell’Europa continuano a violare i più elementari diritti delle persone, primo tra tutti quello alla vita. Per questo – rivela l’Ong – abbiamo presentato ricorso all’atto di fermo e continueremo a batterci per poter tornare quanto prima a operare in mare”.

(da Globalist)

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