Gennaio 24th, 2019 Riccardo Fucile
SE NEGHERA’ LA POSSIBILITA’ DI PROCESSARE UN IMPUTATO PER UN REATO GRAVE COME IL SEQUESTRO DI PERSONA AGGRAVATO SCEGLIERA’ DI GARANTIRE DI FATTO L’IMPUNITA’ ALLA KASTA E PERDERA’ ALTRI CONSENSI PUR DI CONSERVARE LA POLTRONA
Cosa può succedere dopo l’autorizzazione a procedere chiesta dal Tribunale dei Ministri nei confronti del ministro dell’Interno Matteo Salvini?
Il Senato della Repubblica dovrà decidere con un voto se Salvini dovrà essere processato da un tribunale ordinario per i reati individuati, ovvero il sequestro di persona aggravata.
E qui si aprono i giochi con un solo protagonista vero, il MoVimento 5 Stelle. Che sull’autorizzazione a procedere per Salvini si gioca la faccia.
Questa è infatti attualmente la situazione dei numeri a Palazzo Madama.
Possiamo già da questo momento presupporre che il centrodestra si schiererà compatto per il no all’autorizzazione a procedere, un po’ per l’allergia ai giudici di qualcuno (Forza Italia), un po’ perchè Meloni non può certo votare contro quello che avrebbe fatto anche lei se fosse stata nei panni di Salvini.
Il centrodestra unito si compone di 137 senatori e la maggioranza assoluta, compresi i senatori a vita, ammonta a 161 voti.
I senatori del MoVimento 5 Stelle sono 109 e quindi è evidente che la loro scelta, da una parte o dall’altra, sarà decisiva per il risultato finale.
Ci sono però altri dettagli da notare.
Nel suo discorso su Facebook di poco fa Salvini ha detto che con il suo voto il Senato deciderà se lui deve continuare a fare il ministro o meno.
Ovvero, secondo la traduzione più ovvia dal politichese, questo significa che se sarà sconfitto nel voto Salvini si dimetterà da ministro. E quindi, viene da dire, a rischio a quel punto c’è l’intero governo.
Ecco quindi che la situazione del MoVimento 5 Stelle è più complessa di quella che sembrerebbe.
Perchè se i grillini dicono sì all’autorizzazione a procedere, rischiano di porre a rischio il destino del governo e, giocoforza, anche quello della legislatura.
Chi si è seduto da poco sulle poltrone dell’esecutivo, che deve compiere ancora un anno di vita, dovrebbe accomodarsi fuori dalle segrete stanze. Chi si è seduto da poco in parlamento, pure. Chi c’era dalla scorsa legislatura incapperebbe nella regola dei due mandati e dovrebbe addirittura andarsene a casa. Una prospettiva piuttosto terrorizzante.
Quindi il M5S avrebbe più convenienza a votare no all’autorizzazione a procedere, “salvando” Salvini — che avendo dalla sua anche i voti del centrodestra andrebbe incontro a una vittoria schiacciante — per salvare sè stesso.
Dall’altra parte però non è che non ci sia nulla.
Quella nei confronti di Salvini non sarebbe una sentenza ma un’autorizzazione a subire un processo dove non è detto che il ministro venga automaticamente condannato.
Il M5S invece con il suo voto sì che scriverebbe una sentenza, perchè se il Senato nega l’autorizzazione a procedere il ministro non sarà mai processato.
In pratica il M5S garantirebbe a Salvini l’impunità , direbbe il M5S. C’è di più.
È altamente probabile che una serie di intellettuali e personalità che hanno sempre garantito appoggio a Salvini, come ad esempio Marco Travaglio, si schierino, prima del voto, per l’ok all’autorizzazione a procedere.
Il M5S dovrebbe fare il contrario di ciò che gli consigliano.
Ancora: tra i grillini ci sono, soprattutto in Senato, alcuni eletti dissenzienti (Paola Nugnes, Elena Fattori, Matteo Mantero) che si schiereranno per l’ok all’autorizzazione a procedere.
C’è di più: molti attivisti ed elettori grillini non hanno mai apprezzato l’alleanza con Salvini, ma l’hanno mandata giù in nome della realpolitik.
La decisione di salvare Salvini potrebbe fargli cambiare definitivamente idea a ridosso delle elezioni europee.
Il M5S si trova quindi a dover prendere una decisione che non è il suo forte, perchè giocoforza scontenterà qualcuno.
Sul voto per Salvini il M5S si gioca la faccia. E rischia di perderla qualunque decisione prenda.
(da “NextQuotidiano”)
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Gennaio 24th, 2019 Riccardo Fucile
LO STAFF COMUNICAZIONE DEL M5S RITIRA IL POST DOPO CHE SUL WEB SI ERA SCATENATA LA SATIRA SULLA GAFFE
Alle volte usare le immagini stock, foto “neutre” pensate per la pubblicità per fare
comunicazione non è una buona idea.
Ne sanno qualcosa Beatrice Lorenzin, Corvelva e Virginia Raggi.
Ieri il costosissimo staff della comunicazione a 5 Stelle ha pubblicato su Facebook e su Twitter la foto di una giovane coppia di sposi che sorride felice perchè ha appena preso il Reddito di Cittadinanza.
Pensate, lui è disoccupato (nonostante la laurea) mentre lei con la sua laurea ha trovato lavoro alla pizzeria sotto casa per 600 euro al mese.
Ma ora grazie al RdC troveranno la dignità , lei potrà continuare a servire capricciose e margherite mentre lui finalmente troverà un lavoro da 780 euro al mese. Non è fantastico? No, non lo è perchè quella foto che per il M5S racconta la speranza invece è l’emblema dello sfruttamento e del precariato.
Dal momento che il caso dei due giovani sposini laureati “due cuori, un RdC e una capanna” è totalmente irrealistico il MoVimento 5 Stelle ha pensato bene di rimuovere il post. Ma non il racconto della storia “di successo”.
C’è però dell’altro. Perchè una reverse search sull’immagine ci rivela che quella foto è stata usata in una miriade di occasioni.
Dalla clinica cilena che propone cure per la fertilità e dispensa consigli su come migliorare il rapporto di coppia in caso che uno dei due partner sia sterile fino a quella odontoiatrica che propone un pacchetto promozionale per impianto con dente più perno a soli mille euro (quasi due Redditi di Cittadinanza).
C’è poi la pubblicità delle supposte all’olio di Tea Tree che alleviano i sintomi della secchezza vaginale probabilmente provocata dall’appuntamento al buio con il tipo che su Tinder aveva la foto con la Ferrari e il Rolex ma che in realtà è un disoccupato che vive con i genitori e quindi manco prende il RdC.
La foto è stata utilizzata anche da un negozio online colombiano che vende prodotti tecnologici, per la casa o per la cura della persona.
Non manca infine, visto che siamo in tema di affitti pagati grazie al Reddito di Cittadinanza, la pubblicità dell’agenzia immobiliare messicana che recita più o meno così: «non può che essere felice sempre colui che sa essere felice di tutto».
Che sia questo il vero messaggio universale del RdC in salsa 5 Stelle?
Imparate ad accontentarvi di quello che avete perchè un domani potrebbe capitarvi di dover accettare una proposta di lavoro a 300 chilometri da casa e allora dovrete decidere se cambiare città e costringere vostra moglie a mollare il lavoro da cameriera oppure se perdere il sussidio e tornare a vivere con 600 euro al mese.
(da “NextQuotidiano”)
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Gennaio 24th, 2019 Riccardo Fucile
NON E’ MAI ESISTITO UN ATTO FORMALE DI CHIUSURA PERCHE’ SAREBBE ILLEGITTIMO E CHI LO FIRMA VA SOTTO PROCESSO… PALERMO E NAPOLI SI OFFRONO DI ACCOGLIERE LA NAVE: “NAPOLI NON SARA’ MAI COMPLICE DI CRIMINI CONTRO L’UMANITA'”
La Sea Watch 3, nave olandese dell’omonima Ong, è al sesto giorno di navigazione in mare con a bordo i 47 migranti salvati dopo il naufragio di un gommone in avaria.
Si sta dirigendo verso l’Italia per sfuggire alla tempesta in arrivo: “Sul nostro mare si sta abbattendo un ciclone mediterraneo, fenomeno meteo piuttosto raro con onde di 7 metri, pioggia e vento gelido. SeaWatch sta navigando in questa tempesta cercando un riparo”, scrive su Twitter la Ong tedesca, motivando così gli spostamenti della nave nelle ultime ore.
Il portavoce dell’organizzazione, Ruben Neugebauer, ha spiegato all’agenzia tedesca Dpa: “Ci stiamo dirigendo verso la Sicilia orientale. È l’unico posto in cui saremo un po’ più al riparo dal maltempo”. P
er Matteo Salvini è “l’ennesima provocazione” e i porti italiani “sono chiusi”, mentre Luigi Di Maio invita a fare rotta “verso Marsiglia”.
Ma il senatore Gregorio De Falco e il presidente di A Buon Diritto Luigi Manconi sottolineano che “non c’è alcuna chiusura. C’è un ministro che sostiene che lo siano, ma in base a una sua pretesa politica. Nessun atto formale, nessuna misura di Governo e nessun provvedimento del Consiglio dei Ministri ha stabilito questo”. Quindi la Sea Watch “può attraccare“.
Il senatore De Falco e Manconi scrivono in una nota: “la situazione descritta dal comandante della Sea Watch” potrebbe portarlo a ritenere la sua nave “in condizioni di potenziale pericolo, e anche in base a questo, oltre che per la presenza a bordo di minori e di molte persone in condizione d’ipotermia, chiedere e ottenere dalla Capitaneria di Porto il consenso all’attracco, come dovuto, al più presto”.
Il fronte dei sindaci — “Il porto di Napoli è aperto. Noi siamo pronti a ospitare donne e uomini che rischiano di morire in mezzo al mare. Napoli non sarà mai complice di crimini contro l’umanità . Anzi saremo testimoni quando un giorno si processeranno nei tribunali le persone responsabili di questi atti indegni e criminali non solo del nostro Paese ma anche di altri governi occidentali”, ha detto il sindaco di Napoli, Luigi de Magistris, dando la disponibilità a fornire un porto alla nave Sea Watch 3. “Questi Governi disumani agiscono violando il diritto internazionale”, ha aggiunto.
“Palermo è pronta ad accogliere queste persone insieme a chi li ha salvati da morte certa”, ha scritto il sindaco Leoluca Orlando in una lettera al comandante della nave Sea Watch.
“Di fronte alle ennesime tragedie del mare causate da politiche criminali e criminogene dell’Europa e dell’Italia e di fronte all’impegno umano e civile di chi salva vite umane, chiediamo — ha aggiunto Orlando — con urgenza che nel rispetto della Costituzione italiana e del diritto internazionale, sia garantito al più presto un approdo sicuro a questi naufraghi”.
(da “Il Fatto Quotidiano“)
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Gennaio 24th, 2019 Riccardo Fucile
VIOLATE NORME INTERNAZIONALI E NAZIONALI… “LE SCELTE POLITICHE NON POSSONO RIDURRE GLI OBBLIGHI DI GARANTIRE IL SOCCORSO E LO SBARCO”
I giudici di Catania non usano mezzi termini sul caso Diciotti: “E’ convincimento di questo
tribunale che la condotta in esame abbia determinato plurime violazioni di norme internazionali e nazionali, connotandosi per ciò solo di quella indubbia illegittimità integrante il reato ipotizzato”.
Sequestro di persona aggravato, previsto dall’articolo 605 del codice penale (“comma I, II n.2 e III”). “Va sgomberato il campo da un possibile equivoco – scrive il collegio del tribunale dei ministri presieduto da Nicola La Mantia, giudici a latere Sandra Levanti e Paolo Corda – va ribadito come questo tribunale intenda censurare non già un ‘atto politico’ dell’Esecutivo, bensì lo strumentale ed illegittimo utilizzo di una potestà amministrativa”.
E’ in cinquanta pagine l’atto d’accusa nei confronti del titolare del Viminale. La procura di Catania ha chiesto l’autorizzazione a procedere alla giunta del Senato, che adesso dovrà decidere
“Il ministro ha agito fuori delle finalità proprie dell’esercizio del potere conferitogli dalle legge — dice il tribunale di Catania – in quanto le scelte politiche o i mutevoli indirizzi impartiti a livello ministeriale non possono ridurre la portata degli obblighi degli Stati di garantire nel modo più sollecito il soccorso e lo sbarco dei migranti in un luogo sicuro (Safe of safety) obblighi derivanti da Convenzioni internazionali che costituiscono una precisa limitazione alla potestà legislativa dello Stato in base agli articoli 10, 11 e 117 della Costituzione”.
Il tribunale di Catania ha deliberato il 7 dicembre e depositato il provvedimento il 22 gennaio. Poi, il fascicolo – il numero 12551/18 – è passato alla procura presieduta da Carmelo Zuccaro, che ha avviato la procedura prevista dalla legge, per la richiesta di autorizzazione a procedere, arrivata questa mattina.
Le “motivazioni politiche
Nel provvedimento, che ripercorre l’indagine avviata dal procuratore di Agrigento Luigi Patronaggio, il tribunale prende in considerazione le “ragioni politiche che hanno indotto il ministro Salvini a non autorizzare lo sbarco dei migranti presenti sulla nave Diciotti fino al 25 agosto”.
Posto che, si legge ancora nel documento arrivato oggi al Senato “l’unica vera ragione che ha indotto il ministro dell’Interno a non autorizzare tempestivamente lo sbarco è da rinvenire nella sua ‘decisione politica’ di attendere l’esito della riunione che si sarebbe tenuta in data 24 agosto a livello europeo per parlare del caso Diciotti”.
I giudici si sono chiesti se le “motivazioni politiche” potessero essere una “scriminante nell’esercizio di un diritto o dell’adempimento di un dovere di cui all’articolo 51 del codice penale, che costituisce un elemento negativo del reato”.
Un dovere per far fronte a un “interesse generale”.
La conclusione del ragionamento dei magistrati è netta: “Nel caso di specie, va osservato come lo sbarco di 177 cittadini stranieri non regolari non potesse costituire un problema cogente di ‘ordine pubblico’ per diverse ragioni, ed in particolare: in concomitanza con il ‘caso Diciotti’, si era assistito ad altri numerosi sbarchi dove i migranti soccorsi non avevano ricevuto lo stesso trattamento; nessuno dei soggetti ascoltati da questo tribunale ha riferito (come avvenuto invece per altri sbarchi) di informazioni sulla possibile presenza, tra i soggetti socccorsi, di ‘persone pericolose’ per la sicurezza e l’ordine pubblico nazionale”.
“Dunque — ribadice il tribunale a proposito del Pos, il porto di approdo — la decisione del ministro non è stata adottata per problemi di ordine pubblicio in senso stretto, bensì per la volontà meramente politica — ‘estranea’ alla procedura amministrativa prescritta dalla normativa per il rilascio del Pos (in base alla quale l’indicazione del Pos è un atto dovuto, residuando una limitata discrezionalità sul quomodo collegata a ‘ragioni tecniche’ insussistenti nel caso di specie) — di affrontare il problema della gestione dei flussi migratori invocando, in base a un principio di solidarietà , la ripartizione dei migranti a livello europeo tra tutti gli Stati membri”. Ma le scelte politiche “non possono ridurre la portata degli obblighi degli Stati di garantire nel modo più sollecito il soccorso e lo sbarco dei migranti (…)”.
Le violazion
Il provvedimento inviato al Senato ricorda che anche la “stessa Corte Costituzionale, in diverse circostanze, ha avuto modo di evidenziare che la discrezionalità nella gestione dei flussi migratori incontra chiari limiti, sotto il profilo della conformità alla Costituzione e del bilanciamento di interessi di rilievo costituzionale, nella ragionevolezza, nelle norme di trattati internazionali che vincolano gli Stati contraenti e, soprattutto, nel diritto inviolabile della libertà personale (articolo 13 della Costituzione), trattandosi di un bene che non può subire attenuazioni rispetto agli stranieri in vista della tutela di altri beni costituzionalmente tutelati”.
“L’inviolabilità del diritto alla libertà personale è riconosciuta anche dall’articolo 5 della Convenzione per la Salvaguardia dei diritti dell’Uomo e delle libertà fondamentali”.
Per queste motivazionali “non è ravvisabile la scriminante ipotizzata – conclude il tribunale – in quando la decisione del ministro ha costituito esplicita violazione delle Convenzioni internazionali in ordine alle modalità di accoglienza dei migranti soccorsi in mare, e al contempo, non sussistevano profili di ordine pubblico di interesse preminente e tali che giustificassero la protratta permanenza dei migranti a bordo della Diciotti”.
(da agenzie)
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Gennaio 24th, 2019 Riccardo Fucile
NON SI PUO’ CONSENTIRE CHE UN SEQUESTRATORE REITERI IL REATO, ERA NECESSARIO IL MANDATO DI ARRESTO, COME RICHIESTO IN CASI ANALOGHI… E ORA VEDIAMO SE IL PARTITO DELL’ONESTA’ IMPEDIRA’ L’APERTURA DI UN REGOLARE PROCESSO O SE DIFENDERA’ UN SEQUESTRATORE DI PERSONA
Ora sarà il Senato della Repubblica a decidere se Matteo Salvini deve andare a processo.
Con un voto Palazzo Madama deciderà se concedere l’autorizzazione a procedere nei confronti del ministro dell’Interno per il caso Diciotti. E Salvini, che ne è consapevole, ha detto che il Senato deciderà se lui deve “continuare a fare il ministro”, legando il destino politico della sua carica (e dell’intero governo?) a un voto e ricattando così politicamente il MoVimento 5 Stelle.
In realtà però l’autorizzazione a procedere servirà ad aprire un processo ordinario, dai tempi tipici della giustizia italiana.
Quella di Salvini è quindi una forzatura politica. Il Tribunale dei Ministri è legittimato dall’articolo 96 della Costituzione: “Il Presidente del Consiglio dei Ministri ed i Ministri, anche se cessati dalla carica, sono sottoposti, per i reati commessi nell’esercizio delle loro funzioni, alla giurisdizione ordinaria, previa autorizzazione del Senato della Repubblica o della Camera dei deputati, secondo le norme stabilite con legge costituzionale”.
Istituito nel 1989, il collegio giudicante è composto da tre membri effettivi e tre supplenti, estratti a sorte tra tutti i magistrati dei tribunali del distretto che abbiano da almeno cinque anni la qualifica.
Le denunce per i reati commessi dai ministri sono trasmesse al procuratore della Repubblica presso il tribunale del distretto competente e il tribunale dei ministri, dopo aver ricevuto gli atti, ha 90 giorni di tempo per decidere se archiviare o chiedere l’autorizzazione a procedere nei confronti del ministro sotto indagine. Il procuratore dovrebbe solo trasmettere gli atti al tribunale dei ministri, mentre Zuccaro ha chiesto l’archiviazione.
La camera competente può negare l’autorizzazione qualora reputi che l’inquisito abbia agito per la tutela di un interesse di Stato.
Questo significa che a breve il Senato della Repubblica dovrà riunirsi per decidere se Salvini deve essere mandato a processo o meno.
Possiamo già da oggi immaginare che Forza Italia e Fratelli d’Italia non voteranno contro Salvini, quindi sarà decisivo l’atteggiamento del MoVimento 5 Stelle.
Se il M5S dovesse propendere per il no all’autorizzazione, i giochi sarebbero fatti.
Se il M5S dovesse invece decidere per il sì, ci sarà una conta all’ultimo voto con in palio ben più che il processo a Salvini: l’intero governo.
Una volta ottenuta l’autorizzazione a procedere, il giudizio di primo grado spetta al Tribunale ordinario del capoluogo del distretto di corte d’appello competente per il territorio.
(da “NextQuotidiano”)
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Gennaio 24th, 2019 Riccardo Fucile
LA CORTE DEI CONTI DEVE PROCEDERE A FARSI RESTITUIRE IL MALTOLTO
Gli italiani ancora non si sono accorti di quanto sia costata l’ennesima bravata del ministro
dell’Interno.
Se Salvini avesse fatto sbarcare subito i migranti l’Italia avrebbe risparmiato più di 100 mila euro
E non è finita qui perchè c’è anche da calcolare quanto ha pagato lo Stato italiano, ovvero i cittadini, per il blocco della Diciotti.
Andiamo con ordine. Sappiamo che le navi della classe della Diciotti hanno un costo operativo orario (quando sono in navigazione) pari a 740,15 euro.
L’operazione di salvataggio della Diciotti è iniziata il 15 agosto e si è conclusa con l’approdo al porto di Catania il 21 agosto.
La nave è quindi rimasta in navigazione per sette giorni (168 ore) prima di ricevere l’ok per l’attracco dal Viminale. In totale in quel lasso di tempo l’Italia ha speso 124.345 euro.
La nave poi è rimasta ferma al porto di Catania, con i generatori accesi e quindi
consumando carburante, per altri tre giorni, fino a che Salvini non ha deciso di dare l’ok allo sbarco dei 150 migranti che erano ancora a bordo.
Avvenire calcola che anche in porto la Diciotti abbia mantenuto gli stessi costi operativi e che quindi l’idea del ministro dell’Interno salga a circa 177 mila euro.
Non sapendo quanto costi effettivamente tenere in funzione la Diciotti in porto e immaginando che i costi operativi in navigazione siano superiori possiamo in ogni caso supporre che i tre giorni di permanenza a Catania non siano costati meno di ventimila euro (ipotizzando che costino meno della metà di quelli in navigazione).
A queste vanno aggiunte le spese per acqua, vitto e beni di prima necessità . Si tratta di 10 euro al giorno a persona, ovvero 15.000 euro.
Siamo già intorno a cifre che vanno dai 190 mila ai 160mila euro. Il che diviso per il numero dei migranti fa all’incirca cento euro al giorno.
Come è noto lo Stato dà 35 euro al giorno ai centri d’accoglienza (ovvero meno della metà ). Vanno poi aggiunte le spese per l’equipaggio, che è stato costretto a continuare ad occuparsi dei migranti invece che poter svolgere altri incarichi operativi (e che sicuramente avranno diritto agli straordinari).
Ci sono poi i costi dell’assistenza medica e sanitaria a bordo. Quanto sarebbe invece costata una normale accoglienza, quella garantita fino ad ora a migranti e richiedenti asilo? Appena 52.500 euro, ovvero quasi un quinto in meno dell’operazione Diciotti di Salvini.
A questo aggiungete il fatto che la maggioranza dei migranti della Diciotti è stata accolta in Italia, e che quindi tutto questo spreco di soldi pubblici non è servito proprio a nulla. Anzi: è servito solo alla campagna elettorale permanente del Segretario della Lega, quel partito che deve ancora allo Stato 49 milioni di euro.
(da “NextQuotidiano”)
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Gennaio 24th, 2019 Riccardo Fucile
IL BULLO FA IL GRADASSO PERCHE’ QUESTO SENATO LO SALVERA’, MA VERRA’ IL GIORNO DEL GIUDIZIO ANCHE PER LUI… E ORA SI IMPEDISCA A UN SEQUESTRATORE DI INFANGARE LE DIVISE DELLE FORZE DELL’ORDINE
Il tribunale dei ministri di Catania ha chiesto l’autorizzazione a procedere contro Matteo Salvini per il reato di sequestro di persona per il caso della nave Diciotti.
Diversamente da quanto sollecitato dalla Procura guidata da Carmelo Zuccaro, i tre giudici che hanno esaminato il fascicolo proveniente da Palermo ( che si era spogliato dell’inchiesta per competenza territoriale) ritengono che ci siano elementi per procedere contro il ministro dell’Interno per il trattenimento a bordo dei 174 migranti soccorsi questa estate dalla nave Diciotti poi sbarcata a Catania.
Il tribunale dei ministri composto da Nicola La Mantia, Paolo Corda e Sandra Levanti, ritiene che Salvini abbia abusato dei suoi poteri.
Salvini commenta in diretta Facebook: “Ci riprovano. Rischio da 3 a 15 anni di carcere per aver bloccato gli sbarchi dei clandestini in Italia. Non ho parole. Paura? Zero. Continuo e continuerò a lavorare per difendere i confini del mio Paese e la sicurezza degli italiani. Io non mollo. Ora la parola passa al Senato e ai senatori che dovranno dire si o no, libero o innocente, a processo o no.Sono sicuro del voto dei senatori della Lega. Vedremo come voteranno tutti gli altri senatori, se ci sarà una maggioranza in Senato.”
La svolta nell’inchiesta del procuratore Patronaggio e dell’aggiunto Salvatore Vella è arrivata dopo un’ispezione effettuata nei giorni scorsi a bordo della Diciotti — con l’audizione del comandante e dei membri dell’equipaggio il magistrato è volato a Roma dove ha sentito due funzionari del Viminale: Gerarda Pantalone e Bruno Corda, rispettivamente capo e vice del dipartimento per le Libertà Civili e l’immigrazione, che ha ricevuto dalla Guardia costiera la richiesta fatta dalla Diciotti di avere indicazioni sul porto da raggiungere.
Sono stati ascoltati anche i funzionari che hanno smistato l’ordine di vietare lo sbarco dopo l’attracco a Catania, personale del ministero dei Trasporti e ufficiali della Guardia costiera.
Tutti hanno detto di essersi attenuti alle indicazioni dei superiori. L’autorizzazione nonostante quattro richieste non è arrivata per 9 giorni. Salvini era fuori Roma, ma avrebbe impartito direttive via social e via telefono.
Sarebbe stato il suo capo di gabinetto, Matteo Piantedosi, a trovare l’escamotage per tenere sotto sequestro i migranti, secondo l’ipotesi della procura. L’attracco a Catania, autorizzato dal ministro alle Infrastrutture, è stato formalmente inquadrato come «scalo tecnico», che non prevedeva lo sbarco.
Al centro dell’inchiesta il protocollo operativo del 2015 elaborato dal Comando generale delle Capitanerie di porto, in cui viene indicato il ruolo del Viminale nella comunicazione del Place of Safety. Un protocollo che, per l’accusa, sarebbe stato forzato. Il fatto che la normativa internazionale non indichi un termine entro cui comunicare il porto sicuro, ma preveda solo che l’indicazione venga data con rapidità , sarebbe stato sfruttato per consentire la situazione di stallo.
(da agenzie)
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Gennaio 24th, 2019 Riccardo Fucile
OLIVIERO TOSCANI: “LE SUE DIVISE SONO IL SEGNO DI CHI SI IMMEDESIMA IN COSE CHE NON SAPRA’ MAI FARE”
Tra Oliviero Toscani e il vicepremier Matteo Salvini non scorre buon sangue e, proprio nelle
ultime ore, si sta consumando l’ultimo episodio.
Il fotografo, infatti, è tornato a dire la sua sul ministro dell’Interno Matteo Salvini, in diretta su Tg Zero di Radio Capital.
Questa volta l’oggetto della discussione sono state le divise delle forze dell’ordine che ormai caratterizzano le uscite pubbliche di Salvini.
“Matteo Salvini indossa le divise. Ha dei complessi da travestito. Si traveste per immedesimarsi in cose che non saprà mai fare. Per lui è più importante apparire che essere. Per lui tutti i giorni è Carnevale.”
Queste le parole pronunciate dal fotografo, che poi ha ipotizzato la necessità di “una guerra partigiana contro chi è al governo in questo momento. Ormai nel 2019 dobbiamo iniziare a capire cosa è il futuro e questo governo non ha visione del futuro”.
Già nei mesi passati, tra Toscani e Salvini c’era stata maretta. In particolare, ricordiamo la diatriba inerente una campagna pubblicitaria realizzata dal fotografo, in cui comparivano foto di migranti in richiamo al concetto di accoglienza ed integrazione. Salvini aveva definito “squallida” quella scelta artistica, mentre Toscani aveva affermato: “Salvini secondo voi è da prendere sul serio? Ormai ha preso il posto di Crozza. Crozza ormai non ha più lavoro, poveretto, bisognerà fare qualcosa perchè c’è Salvini che gli sta portando via lo spazio”.
(da agenzie)
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Gennaio 24th, 2019 Riccardo Fucile
EN MARCHE SALE AL 23,5%, LE PEN CALA AL 20,5%, REPUBBLICANI 12,5%, COMUNISTI 9,5%, VERDI 9%, SOCIALISTI 6%… E SE SI PRESENTASSERO ANCHE I GILET GIALLI, PER LE PEN E MELANCHON SAREBBE UN BAGNO DI SANGUE
Qualche analista politico dovrà rivedere le sue teorie: il partito presidenziale La Re’publique En Marche e gli alleati centristi del Modem risultano al primo posto davanti al Rassemblement National di Marine Le Pen in un ultimo sondaggio in vista delle elezioni europee di maggio.
Secondo lo studio realizzato dall’istituto Elabe per Bfm-Tv, la lista maggioritaria del presidente Emmanuel Macron guadagna 4 punti rispetto al precedente sondaggio, con 23,5% dei favori.
Secondo, il Rassemblement National di Marine Le Pen, con il 20,5% dei favori, stesso livello di due mesi fa.
E molto dietro i Re’publicains (12,5%), France insoumise (9,5%) di Jean-Luc Me’lenchon, Europe-Ecologie-Les Verts (9%) e partito socialista (6%)
Ancora fuori dal rilevamento i Gilet Gialli la cui presenza potrebbe portare via voti a Le Pen e Me’lencho
Il 15 gennaio scorso, il presidente francese in crisi ha lanciato un ‘Grande dibattito nazionale’ per sedare le proteste dei gilet gialli e trovare una soluzione condivisa alle loro numerose rivendicazioni.
In meno di 5 giorni, ha già dibattuto con oltre 1000 sindaci incontrati in provincia.
Una ‘maratona che intende continuare nei prossimi giorni e settimane. Anche perchè, osservano a Parigi, l’iniziativa sembra portare i suoi frutti.
Secondo uno studio Ifop pubblicato domenica, la popolarita’ del capo dello Stato ha ripreso colore, con una progressione di 4 punti, al 27%.
E secondo un altro sondaggio Ifop, la Re’publique En Marche ha guadagnato 5 punti in vista delle europee di maggio (al 23%), tornando davanti al Rassemblement National di Marine Le Pen che cala invece di 3 punti (21%).
(da agenzie)
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